Modern fantasy e storia

oscuro scrutare, cinema — Inviato da nero @ 23:54

La pellicola di Guillermo Del Toro manifesta due influenze molto forti: il fantasy moderno della generazione di Neil Gaiman (il mostro della seconda prova di Ofelia è una citazione lapalissiana del Corinzio di sanmaniana memoria, e tutti i personaggi fantastici del film sembrano usciti da The Dreaming o da Fables della DC Vertigo) e la storia spagnola (e messicana, che per alcuni versi sono molto simili (almeno in alcune fasi della guerra civile che ha dilaniato di due paesi in periodi storici molto differenti).

Il Labirinto del Fauno è un ottimo film, ben girato e con ottimi attori; la sceneggiatura tiene alta la tensione se si eccettua qualche caduta in corrispondenza della parti più smaccatamente fantasy che risultano un po' calate dall'alto (la scena finale e un po' il c'era una volta iniziale). Il contorno storico è molto accattivante (per lo meno per chi ama la storia dei movimenti di liberazione e di resistenza) e alla faccia di Pansa e soci che tanto spadroneggiano sui media di questi tempi, mette al posto giusto partigiani e fascisti, e i loro reciproci modi di agire. Il colonnello pur nella sua esagerazione grottesca del finale è un personaggio che calza a pennello tutto ciò per cui il fascismo è stato spazzato via, e i personaggi partigiani (in particolare Mercedes) hanno dei guizzi molto umani.

Tutto il soggetto lo sento molto vicino (sia per il meccanismo misto di fantasy, noir e realtà storica che mi ha preso la mano in Rapsodia Monocromatica, sia perché il prossimo romanzo che volevo mettermi a scrivere ha un meccanismo narrativo molto simile), e soprattutto la predisposizione ad avversare ogni forma di potere e di cieca obbedienza mi ha dato molta soddisfazione (soprattutto per l'effetto sui tamarri paradestroidi che frequentano le sale del centro nei giorni di festa).

Ho concluso la serata con un ottima conferma della tesi del film su soldati e gente in divisa, intervendo per placare un controllore ATM che stava quasi mettendo le mani addosso a un ragazzino che non voleva dargli il documento. Appena sono intervenuto sono comparsi tre simpatici finanzieri che hanno pensato di intimorirmi chiedendomi i documenti. Vedendo che non funzionava sono passati a minacciarmi di farmi restare per 24 ore in caserma in attesa di accertamenti, e vedendo che neanche questo funzionava hanno cercato di intavolare una polemica dialettica che ha portato me a scompisciarmi dal ridere, e loro a rosicare amaro fino a quando, dopo aver visto la mia sfilza di precedenti ma l'assenza di motivi per trattenermi, hanno dovuto mollarmi. Il momento migliore è stato potergli dire, in risposta alla domanda "con tutti quei precedenti contro di noi, avevo ragione a voler fare accertamenti....": "maresciallo, quei precedenti sono tutti ampiamente giustificati. Arrivederci". La faccia intesita del maresciallo è stata impagabile, e sarebbe bello che Della Porta e soci interessati alla percezione di sé delle forze dell'ordine ammettessero le turbe psichiche e la voglia di esercizio arbitrario del potere che anima indistintamente chi porta una divisa.

Voto complessivo: 7,5


Pynchon, McEwan e il plagio

pagine e parole — Inviato da nero @ 01:52

 

Rispondo per le rime al mio socio che, approfittando della mia vita troppo indaffarata, si permette di pubblicare notizie di T.P. senza il mio consenso :)

T.P. infatti ha partecipato in maniera del tutto inedita a una campagna che l'altro giorno ha visto diversi autori inviare un commento in sostegno di McEwan sotto attacco per l'uso di parti di un testo già edito nel suo ultimo romanzo Atonement. L'accusa è ovviamente quella di plagio, e la risposta è quella facilmente intuibile sia di necessaria accuratezza storica sia di continuità del plagio nell'arte e nella letteratura.

Evidentemente i critici di mezzo mondo, che peraltro stanno bersagliando da quasi un mese T.P. per il suo romanzo dai più definito incomprensibile e privo di valore (inutile far notare che L'arcobaleno della Gravità ha subito lo stesso trattamento dai baroni della penna che non scrive ma giudica), non hanno ancora capito nulla né dell'influenza del plagio nella costruzione di una cultura condivisa, né tantomeno di tutti i ragionamenti che sono alla base della libera circolazione dei saperi. D'altronde un mondo in cui i saperi circolano senza barriere è un mondo in cui i critici hanno ben poco lavoro da fare, senza la possibilità di individuare facilmente riferimenti, copie, originali e ramificazioni tra un lavoro e un altro. Tutti sanno che i peggiori conservatori sono i critici. Non ci stupiamo quindi delle critiche a McEwan, che speriamo bene se ne fotta ampiamente.

Viceversa Against the Day (il nuovo libro di T.P.) è uscito il 21 novembre, la mia copia è stata messa su una nave il 22 e dovrebbe arrivarmi a giorni. Oggi sono passato all'American Bookstore in Cairoli, tanto per farmi la mia scorpacciata di sbirri a difesa dell' "assediata" fiera degli oh-beh-oh-bej (600 uomini del reparto mobile per combattere gli abusivi, pietà!) e per vedere dal vivo la forma mastodontica e da "sacre scritture" del nuovo pynchoniano: non c'è che dire, un bel mattone bianco latte! :)

 


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