Against the Day Synopsis (3.11 - 3.15)

pagine e parole — Inviato da nero @ 10:34

 
3.11
Kit arriva a Gottingen dove incontra Yashmeen Halfcourt, seconda donna dopo la Kovalevskaia a ottenere accesso a un'università di matematica. Yashmeen e Kit flirtano un poco, ma la pulzella vira presto le sue attenzioni a uno statistico tedesco, con il quale Kit ha un alterco sbruffonesco che si conclude con una sfida in campo neutro in teoria a pistole ma in pratica a equazioni.
Yashmeen racconta a Kit del TWIT e della situazione politica internazionale, ma Kit non registra particolare interesse nella cosa.
Nel corso del suo soggiorno Kit sposta la sua attenzione al Dipartimento di Meccanica Applicata, in particolare applicata a macchine volanti. Yashmeen prima di abbandonare Gottingen è all'origine del suggerimento che porterà Hilbert alla famigerata ipotesi Hilbert Polya circa le funzioni di Riemann.

3.12
Lew Basnight viene approcciato dall'Ispettore di Scotland Yard Vance Aychrome, il quale, mentre si sbafa quintali di colazione nella sede del TWIT a Chunxton Crescent, lo informa di recenti indagini da parte della polizia inglese circa l'attuale detentore della carta numero XII, l'appeso, nell'organizzazione dell'Icosadiade, tale Lamont Replevin, commerciante di cinafrusaglie dall'Asia Interna.
Costui pare sia entrato in possesso di una mappa per Shambala, per la quale la guerra tra inglesi e tedeschi è serratissima, una mappa visionabile solo attraverso un particolare apparecchio chiamato anamorfoscopio. Considerata l'impossibilità di Scotland Yard di intervenire in maniera legale, l'ispettore si chiede se Lew non potrebbe intervenire in maniera “informale” e recuperare la mappa.
Ovviamente il poliziotto ricorda anche a Lew il suo continuo intromettersi nella caccia da parte di Scotland Yard al bombarolo di Headingly, che sta rallentando i progressi dell'indagine enormemente.
Il Grand Cohen del TWIT informa Basnight della sua prossima dipartita dal ruolo a favore di un nuovo Grand Cohen, e in ogni caso lo spinge a intervenire su Lepland.
Lew Basnight si reca quindi nel negozio del membro dell'Icosadiade, vede la mappa e spacciandosi per un agente di una compagnia di assicurazioni riesce a convincerlo a fare alcune foto, tra cui una ritraente la mappa.

3.13
Kit entra un giorno nella Banca di Prussia e scopre che i suoi fondi sono stati tagliati dalla Vibe Corp. Per Kit è evidente il significato della cosa: la Vibe Corp ha deciso che i soldi non erano serviti a annientarlo e quindi sarebbero presto passati al piombo. Con questa convinzione incontra Humfried e Yashmeen con i quali si confida. Yashmeen confessa a Kit che deve rientrare controvoglia sotto l'egida del TWIT, soprattutto con la rivoluzione in russia e quindi la posizione delicata del suo padre adottivo.
Yashmeen confessa a Kit di essere anche in grado di attraversare diverse dimensioni, come la prima notte nella quale si sono incontrati, in cui lei è sparita nella parete di camera sua. Alla fine della discussione, Yashmeen propone a Kit un lavoro per il TWIT che gli offra la possibilità di andarsene da Gottingen e sfuggire ai piani omicidi della Vibe Corp.
L'urgenza della mossa si rivela a Kit quando il giorno dopo incrocia sulla sua strada Foley Walker, il compare di Scarsdale Vibe, il quale fa intendere molto chiaramente che le intenzioni della famiglia Vibe nei confronti dell'ultimo genito della famiglia Traverse erano più che mai chiare.
Kit dopo questo incontro viene coinvolto in una festa droghereccia dalla quale si allontana per portare Gottlob (un altro dei suoi amici matematici) all'ospedale. Proprio mentre sono per strada vengono assaliti da Foley che spara all'impazzata, almeno così pare a Kit. Si rifugiano in un ospedale e Kit viene internato per disintossicarsi, anche se il malato era Gottlob. Dall'ospedale psichiatrico viene salvato dalla TWIT che garantisce per lui e gli propone un viaggio a Shambala, alla ricerca di notizie del padre adottivo di Yashmeen Auberon Halfcourt. Il piano è quello di fingersi con Yashmeen una coppia in procinto di sposarsi in Svizzera, per poi dividersi e viaggiare sotto copertura l'uno verso l'Asia Centrale, e l'altra non si sa dove.
Prima di partire Yashmeen, Kit e Gunther (il fidanzato di Yashmeen) si concedono un giorno di ozio per salutarsi. Nei saluti Kit scopre che in realtà Gunther dal giorno del loro pseudo duello si è molto affezionato all'americano, e che anche lui dovrà partire alla volta del Messico per curare degli affari di famiglia in alcune piantagioni di caffé. Mentre stanno per lasciare il museo, vengono sorpresi da una voce fuori campo che sembra provenire da Dio.

3.14
In Messico pochi mesi (o anni) dopo Gunther incontra niente di meno che Frank Traverse, al quale chiede di supervisionare un suo carico di armi camuffate da macchinari per l'estrazione dell'argento destinati al sud. Frank è infatti tornato in Messico e insieme a Ewball Oust era ormai occupato a tempo pieno nel traffico transfrontaliero di armi.
Il trasporto di armi in questione viene curato da tale Eusebio Gomez, che si scopre essere null'altri che Wolfe Tone O'Rooney, amico di Reef Traverse, al quale Frank racconta di come per lui il conto con Sloat e Deuce sia chiuso dopo il suo omicidio del primo. Inoltre Frank confessa la speranza che Deuce venga ammazzato da qualcuno, non necessariamente da lui, magari da sua sorella rinnegata.
Un giorno, Frank e Ewball incrociano nel loro locale d'affari preferito Dwayne Provecho, che li aveva venduti all'epoca della loro esperienza carceraria a un rivoluzionario di professione in cambio della propria libertà. Ewball non ha dimenticato e nega qualsiasi possibile affare con Provecho, anzi iniziando i piani e i preparativi per ammazzarlo, mentre Frank decide di crederci un'altra volta  e accettare la sua proposta di affari.

3.15
Frank, dopo essere passato dal contatto di Provecho a Juarez viene spedito a El Paso, crocevia di ogni traffico in via di gentrification, con i saloon e i posti malfamati spinti in periferia, e i luoghi per signorini a occupare il centro.
L'appuntamento con il suo contatto qui per lo scambio di fucili è in una sala da the e si rivela essere niente meno che Estrella Briggs, la moglie di suo fratello Reef, e suo primo amore.
Stray è stata abbandonata da Reef e dopo un po' di stasi si è data ai traffici paralegali come prima faceva insieme al fratello di Frank. Quando viene a El Paso lascia il piccolo Jesse in compagnia di una famiglia nel nord del New Mexico, e scopriamo che il piccolo ha già imparato a usare la dinamite, per la gioia di tutta la famiglia.
Nel centro di El Paso assistiamo a un faccia a faccia che quasi finisce in Ok Corral tra Stray e Frank da un lato e Hatch e il suo vice della Law & Order League. Il tutto è interrotto da Ewball che alla fine ha deciso di venire a dare una mano al suo socio, nonostante le perplessità su Provecho. Dopo questo scontro virtuale, la consegna dei fucili va a buon fine e Stray e Frank si devono salutare un'altra volta.


Prossime presentazioni Monocromatica: Bologna e Bergamo

pagine e parole — Inviato da nero @ 11:29

Dopo il grande fasto della presentazione in quel di Settimo Milanese, le prossime presentazioni di Monocromatica sono previste per le gaudenti città di Bologna e Bergamo.

Giovedì sera primo marzo verso le 20.00 infatti il Betty&Books, sexy shop e creative lab di Bologna ospiterà la presentazione del libro con il titolo "Dal pink al noir". Il luogo si trova a Bologna, in via Rialto 23, e penso che le domande a cui ci sottoporranno le ragazze del luogo saranno molto interessanti. Magari prima o poi riesco anche ad avere abbastanza soldi per comprarmi l'oggetto che mi piace di più di tutto il negozio: uno splendido dildo in vetro! :)

Venerdì 2 marzo invece cena e presentazione a Bergamo, anzi più precisamente a Seriate (BG) allo Spazio Terzo Mondo, una libreria/enoteca/caffetteria in via Italia 73 nella ridente località della bergamasca. Anche qui siamo sicuri che continueremo il trend per cui a ogni presentazione o intervista le domande che arrivano sono sempre le più disparate, aiutandoti a esplorare insieme a chi lo ha letto il tuo stesso libro. La scrittura e la lettura sono attività complementari che raramente si concludono con la pubblicazione su supporto di cellulosa di un po' di inchiostro, ma che viaggiano parallelamente in molti altri mondi, uno per ogni paio di occhi e di mani che interagiscono con il tuo libro. 


Intervista di blackswift a radio onda d'urto di brescia

pagine e parole — Inviato da nero @ 16:07

 

Oggi intervista [ qui trovate l'mp3 a 32 kbps ] su Radio Onda d'Urto di Brescia su Monocromatica di blackswift. Le domande di Irene e Kika, le intervistatrici ci portano a parlare di identità di genere, identità etniche e di una linea di lettura che ossera il libro dalla prospettiva della costruzione e decostruzione degli elementi identitari di ognuno di noi (e anche di una città). Prendendo a prestito uno dei leit motif dell'ultimo romanzo di Pynchon, la rifrazione e lo sdoppiamento di ogni persona nelle sue componenti identitarie e nel loro doppio è un elemento costante nella narrazione di un presente complesso come quello di Milano e delle persone che vi abitano. A seguire una trascrizione parziale dell'intervista con alcuni spunti che come al solito quando affrontati in una discussione riescono a emergere molto meglio che in una qualsiasi pappardella verbosa e un po' intellettualoide per iscritto. Se vi trovate qualcosa di interessante, sfruttiamo la magica tecnologia dei commenti per ragionarci insieme :)

 
Irene: "prima di parlare di questo libro, cos'è questo collettivo?"
BS: "più che un collettivo è una firma collettiva, nel senso che siamo due attivisti di milano che hanno scelto di pubblicare i propri materiali narrativi su un blog che si chiama blackswift.org. Il tutto è iniziato un po' come un blog che doveva essere una raccolta di racconti satirici sui movimenti e sulle situazioni che si vengono a verificare nella nostra vita normale, lavorativa e politica... e poi si è evoluto ospitando anche racconti che non erano solo satirici, ma che traevano spunto dalla realtà per costruire della letteratura di
genere, sostanzialmente"
Irene: "so che è inusuale iniziare dalla fine, ma partiamo dai ringraziamenti. illustraci i progetti con cui collabori?"
BS: "nei ringraziamenti ho messo le situazioni a cui partecipo perché sono quelle che poi mi offrono lo spunto per ragionare sulla realtà anche usando strumenti diversi come quello della narrativa e della fictioni in generale. In pratica ci sono i ringraziamenti a supportolegale, autistici e chainworkers che sono poi i collettivi a cui sia io che l'altro autore di blackswift partecipiamo. poi ovviamente ci sono stati i ringraziamenti alle persone che hanno incontrato online questo romanzo che era stato pubblicato appunto solo online per divertirsi scrivendo quella che noi chiamiamo reality fiction, cioè spunti a partire dal reale per offrire una prospettiva diversa su quello che si vede tutti i giorni e cercare di ragionarci in maniera diversa, e che ha deciso di pubblicarci"
Irene: "perché c'entra così tanto milano?"
BS: "beh diciamo che la vera protagonista del libro è milano, o meglio le persone, le vicende e gli spunti che milano può offrire, milano come altre città, poi io racconto milano perché è la città in cui sono nato, cresciuto e quella di cui più facilmente conosco alcuni scorci che ovviamente si conoscono solo vivendo intensamente una città. In generale io essendo un tipo abbastanza urbano traggo dalle città gli spunti più interessanti dal punto di vista dell'immaginazione"
Kika: "la cosa che mi ha colpito di più di questo libro di cui ho apprezzato di più la parte di strada... ho notato che tranne uno hanno tutti a che fare con l'identità sessuale... da subito una protagonista è una ragazza cinese che vive nei panni di un uomo perché nella comunità cinese le fa più comodo essere scambiata per uomo e non dover subire una serie di..."
BS: "non solo nella comunità cinese direi... è un problema un po' più diffuso"
Kika: "mi ha colpito... dicevamo c'è questa ragazza cinese che verrà beccata mentre si traveste, quindi proprio nella sua identità di donna, da un ragazzo
arabo e poi il ragazzo arabo farà anche lui una riflessione sull'identità sessuale. come è nato questo spunto bellissimo secondo me?"
BS: "è nata un po' per caratterizzare i personaggi e un po' perché insomma le identità di genere, come le identità etniche sono elementi forti di caratterizzazione delle persone, che però in realtà andando a cercare di valorizzare le percezioni delle persone e non gli stereotipi tutti gli elementi fortementi contraddittori, quando si guarda la vita reale e non il senso comune, in realtà sono sempre molto più sfumati di quello che potrebbe apparire... in ogni luogo identitario si cela quantomeno un suo doppio totalmente anti-identitario, per cui era comunque interessante fare emergere questo fatto, la dimensione dell'illusione dell'immaginazione di quello che puo' essere e alle volte non è o che non è ma che potrebbe essere e che uno può vivere come reale anche quando non lo è, è un po' l'aspetto più fantasy del romanzo, che forse... faccio autocritica, è fin troppo abbozzato... mi sarebbe piaciuto che si sviluppasse di più ma il romanzo mentre scrivi va anche un po' dove vuole lui, e quindi la parte noir ha preso il sopravvento."
Irene: "un passettino indietro per chi ci ascolta.... chi non ha letto il romanzo e ci sta ascoltando... milano non è solo lo sfondo ma anche il protagonista, ma di che si tratta il libro, un noir, un luogo una ricerca, di che si tratta i libro?"
BS: "il romanzo è nato come il tentativo di raccontare una storia che attraversasse milano usando il noir per sottolineare i chiaroscuri... io penso che la letteratura di genere abbia il grandissimo vantaggio di sottolineare il contrasto dei chiaroscuri... le parti più luminose emergono e allo stesso tempo le parti più oscure, le ombre sono molto più marcate... e questo è un meccanismo narrativo affascinante... è nato come volontà di raccontare milano attraverso le sue storie e la sua storia, usando dei personaggi che sono molto più tipici di quello che potrebbe sembrare nelle strade milanesi ma non solo milanesi, usando il noir per questa sua capacità di evidenziare i chiaroscuri... esiste questo elemento fantasy esoterico che nei piani originali del romanzo doveva essere molto più evidente, ma che poi come dicevo, nello sviluppo del romanzo, spesso la narrazione travalica le intenzioni dell'autore e bisogna un po' scegliere le cose che vanno lasciate da parte per dare un po' più di animo e corpo alla storia..."
Irene: "perché monocromatica? a me sembra invece pieno di colore, pieno di personaggi di storie.... è il colore del sangue?"
BS: "ti risponderò con una recensione che ha fatto un ragazzo che lavora con un
collettivo qui a baggio in periferia di milano, con il quale abbiamo fatto la prima presentazione sabato in un ambiente molto urbano molto divertente... nella recensione ha appunto detto che monocromatica... in origine si riferiva al colore di milano che tutti identificano come inequivocabilmente e irrimediabilmente con il grigio o meglio con tutti i toni dal bianco al nero..."
Irene: "non a caso le prime battute sono piazzale loreto, la parola di milano è grigio"...
BS: "se uno va in piazzale loreto a settembre che è il periodo in cui è ambientato il romanzo, vi assicuro che è bianco e grigio e basta"
Irene: "io ieri sono andata a milano con un'acqua della madonna ma l'ho trovata tutto fuorché grigia..."
BS: "ma quelli sono i gusti... io la trovo grigia ma a me piace... tornando alla recensione... diceva che su sfondo grigio si muovono personaggi, e vicende molto colorate... fa un po' parte di quel gioco di doppi e di rifrazioni che può essere venuto bene o male, ma che era uno spunto interessante per scrivere un libro...."
Kika: "comunque in questo sfondo di una milano con sprazzi anche di diverse epoche storiche con l'elemento conduttore del sangue, del sacrificio, del santificare i luoghi con delle azioni, si muove questo terzetto un po' strano una ragazza cinese, un ragazzo arabo e un africano... un personaggio più anziano più saggio... e poi questo killer assurdo che è l'unico personaggio di cui noi sentiamo i pensieri più diffusamente che è italiano... quando ho visto che non c'era tizio e caio sulla copertina ma uno pseudonimo collettivo, mi sono domandato se foste entrambi italiani, perché mi sono chiesta come è stato muovere dei personaggi stranieri e l'unico personaggio italiano che è poi la nazionalità di entrambe, l'unico italiano un bastardo killer cuore di pietra, invece i protagonisti a cui ti affezioni sono tutti stranieri... avete un'esperienza forte che vi ha consentito di dare pensieri e sentimeni a persone migranti?"
BS: "essendo persone che vivono la strada e i luoghi della città quotidianamente, perché poi quando gestisci i posti in cui la marginalità la fa abbastanza da padrone... venendo entrambi da zone periferiche e non centrale il rapporto con i migranti sono abbastanza quotidiani... diciamo che ad esempio il personaggio africano è un personaggio che incontriamo tutti i giorni e che è identico solo che anziché essere quello che è nella nostra vita è uno sciamano... però fa parte di quella reality fiction che descrivevamo... come anche il personaggio arabo... non penso sia stato facile né perfetto anche
perché per tutto questo gioco di doppi su cui abbiamo voluto impostare almeno una delle linee di lettura del libro, il modo di parlare e di pensare dei personaggi è molto italiano, approfittando del fatto che tutti i personaggi sono in italia da molti anni e sono molto giovani... e se uno parla con i migranti di seconda o terza generazione si renderà conto che il loro modo di pensare e parlare non è molto diverso da quello di chi è nato e cresciuto in famiglie tutte italiane... per cui usando questo espediente siamo riusciti a
rappresentare questi personaggi a cavallo tra la loro identità culturale originaria e la loro vita presente in una città che per quanto variegata e multietnica, vivente di mille culture, ha comunque delle specificità che sono quelle delle città italiane... non è riuscito perfettamente ma penso che sia un buon risultato perché c'era la volontà di rappresentare non un quadro etnico ma una dimensione di passaggio come un po' tutto un rito di passaggio è poi la storia del libro...."
Kika: "beh sappiamo che ci sta la licenza poetica sulla lingua... altrimenti si corre il rischio di cadere un po'...."
BS: "per rispondere alla critica farò il prossimo libro con i dialoghi in lingua originale, così qualcuno sarà contento, ma mi sa che la maggior parte no...."
Kika: "lettori stranieri?"
BS: "è un po' difficile, perché essendo in italiano è difficile... io l'ho mandato a un po' di amici e amiche stranieri che leggiucchiano l'italiano, ma non è facile in italiano avere lettori stranieri... obiettivamente... poi un giorno decideranno di tradurlo e sarà tutta da ridere..."
Kika: "perché c'è un punto finale su una rinuncia molto forte.... e mi chiedevose vi eravate confrontati... si parla di omosessualità poi presso certe culture... dipende dal periodo... ma diciamo che al momento in certe culture non è visto di buon occhio... volevo sapere se ne avevate parlato..."
BS: "non penso che nessuno dei personaggi a cui ci siamo ispirato abbia una attitudine alla lettura sufficientemente sviluppata per leggere il nostro libro... noi ci proviamo... poi bisogna vedere se riusciamo ad avere una discussione con loro anche accesa... la provocazione è parte integrante della scrittura... sennò non ci si diverte..."
Kika: "ultima cosa, ma colorado noir vi ha fatto davvero una bella copertina..."
BS: "devo dire di sì, azzeccando anche un simbolo molto preciso, ma quando ho parlato con il grafico ho scoperto che era per caso... eheh"
[...]
Kika: "non sono riuscito a trovarla sul sito com'era il finale originale..."

BS: "era ancora più metafisico di così... nel senso che mancava una scena che raccordasse un po' tutto con la parte storica, che quindi era totalmente implicita nel suo rapporto con la storia del libro... Sandrone mi ha detto, devi renderlo più intelleggibile perché non si capisce un cazzo..."
[...]


Strane mappe

pagine e parole, atlas — Inviato da nero @ 12:49

 

Mi è gioco forza segnalare il blog che ho recuperato da un articolo postato da Bruce Sterling e dedicato interamente a mappe fantastiche o in ogni caso curiose. Considerata la mia ormai nota mania per mappe  e storie direi che non potrei fare a meno di proporvi il link. Peraltro considerato che la mappa di oggi riguarda proprio Jonathan Swift, che per chi non lo avesse capito è uno degli elementi alla base del gioco di parole per lo pseudonimo che io e il mio socio abbiamo scelto per pubblicare racconti e romanzi. 


Muti

spalti e madonne — Inviato da nero @ 02:10

Finalmente speriamo che i 5 gol rifilati in scioltezza al catania servano a zittire tutti gli uccelli del malaugurio che questa settimana hanno ritrovato la voce grazie a un pareggio. Con il Catania sul neutro triste di Cesena giochiamo la partita al contrario di quella contro il Valencia: la squadra entra nel primo tempo messa un po' a caso sia in termini di posizione dei giocatori che in termini di voglia. Al 44' sull'ennesimo calcio piazzato infiliamo il primo gol: a parte che la share dell'Inter su calci d'angolo e palle ferme si aggira attorno a quella dell'aeronautica inglese durante la seconda guerra mondiale, è l'intervallo a segnare un cambio di ritmo.

Al contrario di mercoledì i nerazzurri risparmiano forze e nel secondo tempo escono liquidando gli avversari con una facilità imbarazzante. Prendiamo due gol su due errori di Cordoba che stentiamo a riconoscere per queste sue incertezze. Solari che nel primo tempo era sembrato il solito sconclusionato (nonostante il fresco taglio di capelli) è emerso e ha fatto girare montagne di palloni, Ibra si è svegliato dal semitorpore tirando fuori stop da 40 metri di esterno con passaggio nel volgere di un istante, triangolazioni impossibili, magie in ogni angolo dell'area avversaria, e un gol che lo porta su nella classifica marcatori. Cruz dopo una sessantina di minuti vince la paura e si gioca i primi contrasti da quando è rientrato: peccato per la traversa, sarebbe stata una doppietta bellissima e meritata; Stankovic è ancora un po' imballato ma rischia di metterla dentro pure lui; Grosso e Samuel, fino al momento ognuno del rispettivo gol sarebbero da mettere alla gogna, ma dopo il gol si trasformano da rospi in principi e tutto procede a meraviglia.

Insomma soffro il primo tempo temendo che la squadra abbia subito un contraccolpo psicologico con tutte le polemiche. Scopro un secondo tempo che mi lascia a bocca aperta. Speriamo di continuare così.

 


La magia della periferia

movimenti tellurici, pagine e parole — Inviato da nero @ 12:37

Ieri verso le otto e mezza di sera partiamo dall'Isola alla volta di Settimo Milanese, profonda periferia ovest di Milano, in fondo a via Forze Armate, oltre il paese unito a Milano solo dal punto di vista amministrativo di Baggio, luogo natio di alcune delle più rivoltose eresie che hanno scosso la città nei secoli in cui la religione era l'unica scusa politica per una guerra, o quasi.

Le vie appena oltre il dedalo di Baggio sono lunghe, nebbiose e umide, cosparse di capannoni che sembrano essere solo una decorazione in onore della Milano faber ammirabile dalle corsie trafficate della tangenziale. Portano i nomi di inventori e sperimentatori, che si diramano dall'unica via che porta il nome originale da qualche secolo, via Cusago, che prende il nome dal posto a cui conduceva (e conduce).

Il capannone di via fratelli Wright è messo a disposizione da un comune amico che produce stufe e quando arriviamo ospita le band che musicheranno la serata. Il buffet è già stato assaltato, ma l'atmosfera è piacevole, familiare, assolutamente priva di formalità e convenzioni. The CaT si aggira spacciando recensioni del libro decisamente lusinghiere, io e il mio socio ci intratteniamo con i cw presenti sparando cazzate. Vedo gente che non vedevo da anni, dai tempi in cui BredaOccupata era il crocevia di tutta la scena milanese, volenti o nolenti, con cui parlo del libro, di Milano, di calcio, di politica e della situazione demenziale e deprimente in cui le persone che vivono nella città si inabissano, supine ad accettare ogni sopruso e ogni schifezza mascherata adeguatamente da una campagna stampa o da qualche attempata scusa dal sapore medioevale.

Iniziano a suonare le band, un sound molto leggero e piacevole. Gli attori del laboratorio teatrale si avvicinano al microfono e cominciano a leggere dei brani del libro. Devo dire che il riassunto della piacevolezza della serata sta nel Sant'Ambrogio Swing, in cui il capitolo in cui Sant'Ambrogio in punto di morte rivive tutto il suo contributo alla storia di Milano, nei suo chiaroscuri, nelle sue contraddizioni, nel sangue versato, viene accostato a questo sound leggero anziché ai gregoriani con cui l'ho sempre associato nella mia mente.

Come abbiamo chiosato con il mio socio, blanca e hellas alla fine della serata, ogni momento surreale è un germe di potenziale sovversione, e quindi apprezzabile in sé e per sé, di questi tempi malati di poca propensione a cambiare le carte in tavola solo per il gusto di farlo.

 

 


Against the Day Synopsis (3.8 - 3.10)

pagine e parole — Inviato da nero @ 12:26

 

3.8

La ciurma della Inconvenience viene inviata a Bruxelles per portare i suoi omaggi alla commemorazione del Generale Boulanger. Il porto più vicino dove concedere licenza alla ciurma risulta poi essere Ostend, dove si sta tenendo la Conferenza Mondiale dei Quaternionisti in esilio. La ciurma è entusiasta di incontrare i buffi studiosi, che non vedono dai tempi di Candlebrow.

Scopriamo che durante un'avventura nei Carpazi Pugnax è diventato un cane vampiro, e che l'unico che riesce a comunicarci senza problemi è il mistico Miles Blundell, che dopo la loro missione al centro dei deserti asiatici si è fatto più e più meditabondo e perso in una missione di Rivelazione che agli altri è preclusa.

La ciurma sembra sempre più invisibile ai terrestri, come se la meraviglia che desta la loro nave volante non sia più quella di una volta, scatenando la malinconia di tutto l'equipaggio e in particolare del Capitano Randolph St. Cosmo.

A Ostend Miles riconosce uno dei Trespassers, i fantasmi che dal futuro si incarnano in persone nel presente della ciurma alla ricerca di risorse e possibilità ormai esaurite nel loro tempo. Miles Blundell organizza un incontro a suo rischio e pericolo con River Thorn, e vi si reca armato di ukulele (strumento per il quale i due condividono una passione). L'incontro avviene nei pressi di Ypres.

Il Trespasser cerca di convincere nuovamente Miles che la ciurma dell'Inconvenience deve lavorare perché il futuro possa ritornare nel passato, in particolare River vuole sapere quanto l'equipaggio e gli abitanti del passato sappiano di quello che avverrà nel luogo in cui sono, anche se ovviamente non può rivelarglielo.

River dipinge il mondo come all'orlo della discesa negli Inferi che saranno le due guerre mondiali (anche se Miles non può saperlo). Miles, mentre River si arrabbia e cerca di mostrargli il suo punto circa la fine della Storia come la ciurma la conosce, si rende conto che in realtà i Trespassers non sono una manifestazione materiale, ma una isteria ectoplasmica priva di poteri soprannaturali. Non c'è trucco senza inganno, e Miles capisce che tutte le loro promesse sono fasulle e che il loro gioco si regge su un complesso meccanismo psicologico e niente più. La rivelazione è terribile.

Chick Counterfly confessa a Miles che al loro primo incontro con Mr Ace a Candlebrow lui aveva percepito in forma irrazionale e intuitiva che era tutto falso, che la promessa di eterna giovinezza e la loro stessa vita era tutta un'illusione, ma che non aveva avuto il coraggio di dirlo a Darby, Lindsay e Randolph. Miles lo rimprovera, ma comprende che Chick spera che nel suo misticismo lui trovi un modo per confessare questa verità terribile al resto dell'equipaggio.

 

3.9

La Conferenza Mondiale dei Quaternionisti in realtà è teatro di una ben più complessa ricerca: quella per una fantomatica arma quaternionica di incredibile potenza, che si suppone agire sul vettore w dell'equazione Hamiltoniana, ovvero “un arma basata sul tempo, perché no? L'unica forza che nessuno sa come sconfiggere, revertire, resistere. Uccide qualsiasi forma di vita presto o tardi. Con un arma temporale diventeresti la persona più temuta della storia”

“Preferirei essere amato”

“Sei ancora giovane”.

Sarà alla fine Piet Woevre a conquistare la famigerata arma, attraverso un suo contatto, tale Edouard Gavaert. Una volta nelle sue mani, Woevre viene posseduto dal desiderio di esercitare il potere di distruzione totale dell'arma.

Nel frattempo Kit comincia una storia d'amore e di passione con Umeki, la studiosa quaternionica giapponese, che sboccia in tutta la sua forza erotica un giorno in cui lei gli si presenta in camera nuda (se si trascura il particolare del cappello da cowboy, che forse è anche all'origine dell'erezione di Kit, come già dimostrato dagli eventi nella stanza di Pléiade).

Kit e Umeki un giorno mentre passeggiano incontrano proprio Pléiade Lafrisée e Piet Woevre, e ne nasce uno scambio equivoco in cui tutti sospettano di tutti, e in cui soprattutto Kit acquisisce la consapevolezza del fatto che il suo tentato omicidio per mezzo di maionese sia stato materialmente organizzato dal boero, sotto l'attenta regia della francese.

La Convenzione Mondiale dei Quaternionisti si conclude il 16 ottobre, giorno dell'anniversario della scoperta dei Quaternioni. Nelle feste di addio, un po' tutti i partecipanti sono nella stanza sbagliata e gli uffici di de Decker (i servizi segreti) decidono di procedere a una serie di operazioni, inviando tra gli altri agenti anche Woevre.

Nel momento in cui Kit vede Woevre, pensa di essere in pericolo di vita e inizia a nascondersi nelle stanze nel Grand Hotel. Root pensando che Kit voglia sottrarsi al pagamento di un debito, lo insegue. Umeki pensando che di mezzo ci sia qualche altra donna, si mette a inseguire sia Root che Kit. Pino e Rocco, pensando al sequestro del loro siluro si mettono in salvo, mentre Eugénie, Policarpe, Denis, Fatou pensando che sia giunto il momento per l'operazione contro i Giovani Congo si danno alla fuga dalle finestre. Tutto questo continua fino a sera, con Kit che cerca di rimanere nei posti con luce e gente, fino a che Rocco e Pino non gli propongono un passaggio in siluro fino a Bruges o Ghent. Durante il viaggio però si infilano in un canale laterale dove guarda caso Kit si trova faccia a faccia con Woevre che tenta di usare contro di lui e contro una nave volante che finalmente si manifesta nel cielo e di cui lui aveva intravisto le ombre da giorni, l'arma quaternionica, scoprendo però che è al di sopra delle sue possibilità. Woevre, terrorizzato dall'arma la cede a Kit.

Kit porta l'arma a Umeki, che l'analizza e scopre essere composta di due specchi di spato islandese in grado di produrre quattro possibili combinazioni dei due raggi ordinari e straordinari risultanti da una luce che colpisce i due specchi. Le quattro combinazioni corrispondono ai quattro vettori di un Quaternione e attraverso una gemma di spato islandese perfettamente icosaedrica possono essere tarati in potenza. L'arma in sostanza è in grado di concentrare l'energia cinetica e temporale terrestre attraverso l'uso dello spato islandese.

Kit realizza che l'arma deve essere messa fuori dalla portata delle Potenze terrestri, e capisce che deve realizzare questa missione senza Umeki, la quale quindi decide di abbandonare l'Europa e di tornare in Giappone. L'addio si consuma alla stazione di Ostend.

 

3.10

Una volta arrivata a Venezia, Dahlia decide che la città delle ombre è il luogo dove vuole vivere per sempre. Il tour della famiglia Zombini è un successo a Trieste e la prima serata fa da volano a ingaggi per settimane.

Luca Zombini in quel di Venezia va a visitare la fabbrica di specchi sull'Isola degli Specchi e parla con il loro responsabile dell'Ufficio Vendite, Vincenzo Miserere. Prima degli affari si intrattengono parlando della famiglia Zombini, e scopriamo attraverso il professor Svegli dell'Università di Pisa, che si sta applicando a scartabellare gli archivi genealogici dellIsola degli Specchi, che uno Zombini è stato anche ingegnere presso l'Isola, scappando con un paramorfico, un prototipo del medesimo specchio che Zombini il Misterioso ha ordinato alla società proprio l'anno prima.

Luca Zombini espone a Vincenzo Miserere il problema de La Doppiatrice, lo specchio da loro prodotto che consente il trucco della duplicazione di una persona ma non consente poi di ricongiungere i due duplicati.

Per dirimere il mistero e trovare una soluzione Miserere convoca l'ingegnere che ha prodotto La Doppiatrice, Ettore Sananzolo. Questi spiega a Luca che in realtà lo specchio è una versione in quattro dimensioni (spazio+tempo) della cabina di Maskelyne, un trucco vecchio di quarant'anni basato su uno specchio posto a 45 gradi all'interno di una cabina che permette a chi entra nell'angusto spazio di nascondersi dietro lo specchio e “sparire”. L'unico problema è che La Doppiatrice permette questo trucco su quattro dimensioni, creando due versioni dell'ospite della cabina leggermente sfasate nel tempo. Per correggere l'errore l'unico modo è riportare le due versioni nella cabina e ricongiungerle. Luca Zombini si rende conto che è una soluzione impraticabile, e si accontenta degli accorgimenti ottici necessari a evitare il ripetersi dell'errore che Sananzolo gli promette.

“You've set my mind at rest”, murmured Luca, “I don't know how to thank you.”

“Montey?” Ettore suggested.

La sera stessa Erlys, che si sta dilettando nella telepatia materna, inchioda Dally chiedendole cosa vuole fare. La risposta non è una novità e Erlys capisce che la decisione di Dally di fermarsi a Venezia è lo scotto che deve pagare per averla abbandonata tanti anni prima. Quando la famiglia Zombini abbandona Venezia, Dally rimane nella città veneta, con qualche soldo in un conto e qualche paia di occhi che la tengono sotto controllo come favore personale a Zombini il Misterioso.

Dally a Venezia si guadagna da vivere con piccoli giochi di prestigio, dormendo per strada travestita da ragazzo e odiando i turisti che vituperano e violentano la città di cui si è innamorata. Tra i pittori che infestano i fondaci della città Dally fa amicizia con tale Hunter Penallow, che le parla in maniera bislacca dello spazio e del tempo come faceva il suo padre adottivo Merle. Hunter le chiede di posare, soprattutto dopo aver scoperto il suo essere una donna e non un ragazzo di strada. Dally si accorda sul compenso e riesce a convincere Hunter a diventare il suo agente.

Mano a mano che lo conosce Dally si rende conto che Hunter è reduce da una guerra che nessuno ha conosciuto a parte lui, svuotato emozionalmente dalla sua esperienza. In realtà sembra che Hunter provenga in un certo senso dal futuro, da una guerra che non si è ancora vista ma che lui ha già vissuto. Nelle sue discussioni con Hunter entra in gioco di tutto: dai letti in ferro delle vecchie pensioni da due soldi di Venezia che potrebbero potenziare la capacità di ricettività ai sogni, fino alle cose che i pittori veneziani del cinquecento erano in grado di vedere, ombre e spiriti, fino a una parabola sulla gioventù di un Gesù teppista che usa i suoi miracoli per fare macello in tutta la città di Nazareth, fino a che non viene illuminato.

A un certo punto Hunter Penallow decide di passare a dipingere notturni, sostenendo di trovare una luce incredibile nelle notti veneziane. Questo si adatta perfettamente alla vita di Dally che ultimamente ha trovato le notti veneziane per nulla salubri e preferisce lavorare di notte e trovare un posto dove dormire di giorno. Nelle notti veneziane Dally conosce l'aspetto oscuro di Venezia, le decine di criminali che cercando di coinvolgere ragazzi e ragazze in una vita di malaffare, in maniera sottile e difficile da respingere, un regalo qui e là fino a che la tua vita diventa una loro proprietà.

A un certo punto Dally si rende conto che con l'arrivo dell'inverno avrà bisogno di un posto migliore dove dormire, e decide di chiedere una mano a Hunter. Hunter la mette in contatto con tale Principessa Spongiatosta che decide di ospitarla nella sua casa vicino a Piazza San Marco.

Proprio mentre abita presso Ca' Spongiatosta, Bria ripassa da Venezia prima di ricongiungersi a Le Havre con il resto della famiglia per rientrare negli Stati Uniti. Bria si è fatta donna e si dedica agli uomini, ai loro regali e alla bella vita, in barba all'attitudine un po' protettiva del padre di famiglia. Le due sorelle ritrovate si scambiano battute e racconti, prima di lasciarsi ognuna diretta verso la propria vita.

Hunter un giorno invita Dally a una gita sul mare. Sulla nave oltre al pittore e alla ragazza, c'è un giovane pittore anarchico di nome Andrea Tancredi, recentemente convertito al Divisionismo e infatuato delle idee e delle opere del gruppo che si sta coagulando intorno a Marinetti e al suo Futurismo.

Tancredi prevede un futuro per Venezia completamente edificato, elettrificato, di autostrade e auto, un grande sogno futurista e moderno, che fa venire voglia a Dally di ucciderlo seduta stante.

Hunter racconta a Dally di essere arrivato a Venezia per caso, dopo aver vissuto quella guerra che nessuno conosce, e di aver ritrovato nelle visioni pittoriche di Tancredi il veicolo con cui è riuscito a fuggire anni fa (o anni dopo) dalla città devastata e in fiamme.

Questo convince Dally a visitare lo studio di Tancredi e i suoi Studi Preliminari per una Macchina Infernale, per descrivere la quale Tancredi si lancia in ragionamenti metafisici e complessi, che lasciano sia Dally che Hunter un po' perplessi, che hanno a che fare con il Tempo, il Futuro, e la capacità della macchina infernale di sottrarsi allo spazio del divino per entrare nel regno del diabolico e dell'assenza di Dio. Non tanto pittura quanto una discussione dialettica sul futuro e il moderno.

La successiva volta che Dally va a visitare Tancredi, questi le mostra anche un'altra serie di dipinti che rappresentano varie visioni di Venezia attraverso gradi di nebbia e foschia, una sequenza di emersione della città attraverso il suono, unica guida in una città perennemente avvolta dalle ombre.

E' in questo momento che Dally desidera che Tancredi la baci senza aspettare neanche un secondo di più.


Pubblicata la seconda parte del racconto lungo ispirato ai fatti di Catania

Stasera dopo immense traversie delle ultime due settimane io e il mio socio siamo riusciti a far uscire i capitoli dal 5 all'8 del racconto lungo ispirato ai fatti di Catania, Novecento e uno. Speriamo la loro ironia faccia sorridere anche voi.

Vi aspettiamo comunque domani sera in quel di Baggio per la serata di presentazione di Monocromatica organizzata da virgolaz


Support the WINDers struggle!

movimenti tellurici — Inviato da nero @ 18:10

Support the WINDers struggle!E' uscita la newsletter di cospirazione precaria, da cui cito testualmente la mobilitazione dei 275 dipendenti WIND che si stanno muovendo benissimo e in barba ai tentativi di addomesticazione del sindacato (CISL in testa). Chiunque stia leggendo è pregato di rilanciare il messaggio! 

Alimenta la catena di San Precario
contribuisci a spezzare le catene della precarietà

Nei primi giorni di questo caldo gennaio 2007 Wind/Infostrada ha comunicato, prima informalmente e poi ufficialmente, di voler esternalizzare alcuni servizi e, conseguentemente, i 275 dipendenti del call center di Sesto San Giovanni ( Mi ).

Ciò che accade in Wind è anche un tuo problema. E' un problema di noi tutti/e Ti chiediamo, quindi, che tu sia o meno un cliente Wind, di partecipare alle due azioni di supporto:

ACTION 1 -> MAIL STRIKE
Compila il form e intasagli la mail.

ACTION 2 -> CALL STRIKE
chiama, chiama e richiama ancora il 156.
Non gioire se prendi la linea, gioisci se trovi occupato !

Partecipa alle azioni

Hai un blog/sito? Adotta un banner!

 
Per approfondimenti puoi leggere i seguenti articoli:

Wind: perchè 275 lavoratori via in un soffio?

Esternalizzazioni alla Wind: i come e i perchè in un'intervista

Wind, spensieratezza ed evasione nelle esternalizzazioni

Wind: un po' di numeri...del 2006

Visita il loro Blog

 


Peccato di suberbia

spalti e madonne — Inviato da nero @ 00:34

 

La champions league aspetta al varco l'Inter dei record in campionato e tutti gli occhi sono puntati sui nerazzurri: la squadra entra in campo e sembra concentrata. Ne esce un primo tempo di autorità in cui controlliamo molto bene il campo e in cui dopo un palo clamoroso riusciamo a mettere il pallone in rete con Cambiasso (in fuorigioco). Sprechiamo decine di palloni incluso un gol fatto con Crespo in tuffo dopo un perfetto taglio in diagonale che mette fuori incredibilmente. Sul finire del primo tempo le prime avvisaglie di non cedere al peccato della superbia: un tiro dei valenciani esce di pochissimo a lato.

La squadra è messa bene in campo e aggredisce gli spagnoli che sono venuti a Milano a giocare di rimessa e di unfair play (palle non restituite, gente che si butta a terra per interrompere le azioni, ecc. ecc.). La superbia continua: Figo è troppo lezioso, Crespo non punge abbastanza, Ibra giochicchia troppo pieno di sé, Stankovic sbaglia palloni facilissimi. Il Valencia ci insegna l'umiltà una prima volta con una punizione su cui Julio Cesar schiera la barriera a zona (o forse a bizona) e prende un gol che fa sembrare Ronaldinho il più misero Villa.

Ci diamo una scossa e mettiamo dentro il secondo pallone con uno scambio splendido Cruz-Maicon. Ma la superbia ci attanaglia e riprendiamo a giochicchiare anziché mettere dentro due-tre palle gol nette. Al 41esimo lezione finale: Silva ci infila su un rimpallo nella mischia seguita al calcio d'angolo... Imcolpevole Julio Cesar, molto più colpevole una squadra che pensava di avere in tasca la partita (e in effetti l'aveva).

A poco vale recriminare sull'arbitraggio scandaloso di Hansen che non riconoscerebbe un fallo neanche se glielo segnalassero con i cartelloni luminosi. Ora quello che tutti i tifosi nerazzurri si attendono è una prova di carattere: vincere di nuovo in campionato e poi affrontare la settimana di passione con il ritorno a Valencia e il derby con la testa e non con un sorriso troppo leggero. Paradossalmente meglio un 2 a 2 che vincere con un gol di scarto: almeno non potremo giochicchiare al Mestalla, ma dovremo andare lì e vincere, ORA. 


Against the Day Synopsis (3.4 - 3.7)

pagine e parole — Inviato da nero @ 17:04

3.4

Deuce Kindred e Lake Traverse viaggiano per molto tempo, in fuga dalla paranoia di Deuce di essere seguito da qualcuno che lo ucciderà presto. Nei loro viaggi passano anche dalla famiglia di Deuce, nella zona di Cairo, Illinois (per un attimo sembra anhce che Deuce sia ebreo, ma forse è solo un gioco di riferimenti del testo).

Il loro matrimonio è stato felice per pochi giorni, poi è diventato una sorta di partita a poker, con il segreto di pulcinella di Deuce da un lato del tavolo (il suo omicidio del padre di Lake) e il perdono di Lake dall'altro. Il discorso della sua ammissione di colpa salta fuori ogni tot, con battute e mezze frasi.

A un certo punto della loro vita, Lake e Deuce si stabiliscono nella cittadina di Wall of Death, Missouri, dove vengono scambiati per il vice sceriffo e moglie che erano attesi quel giorno e che mai erano arrivati a quella cittadina persa nel nulla, mettendosi al servizio dello sceriffo della città Eugene Boilster.

In questa veste dopo giorni e giorni di lenta quotidianità, al telegrafo dell'ufficio dello sceriffo arriva la notizia della morte di Sloat Fresno. Deuce va in escandescenze e parte abbandonando Lake alla ricerca dell'assassino del suo compare, o comunque di qualcuno da uccidere per vendicarsi o anche solo stare meglio. La stessa notte Lake pensa di essere stata visitata dal fantasma di Sloat quando mentre dorme ha una specie di riflesso rettale, proprio la stessa sensazione di quando faceva amplessi a tre con il defunto e il suo ormai lontano maritino.

Nel periodo di assenza di Deuce, Lake fa amicizia con la moglie dello sceriffo Tace Boilster, alla quale confessa tutta la loro storia, chiedendo consiglio. Tace non la biasima, e anzi, materna comprende il suo odio per Webb e il surrogato di vendetta che il matrimonio con il suo assassino costituisce in qualche modo.

Dopo una decina di giorni Deuce torna a casa, cambiato per sempre, e soprattutto inseguito dal fantasma di Sloat, che non lascia dormire neanche Lake.

Dai discorsi con Tace, scopriamo che Lake vuole in un certo senso redimere Deuce, almeno parte di lei lo vuole, vuole credere che il suo uccidere Webb sia stato un errore, un tragico errore e che Deuce in fondo è una persona buona.

A un certo punto della vita di coppia di Deuce e Lake diventa però chiaro a tutti e due che lei sa che lui sa che lei sa, e tutto diventa più lineare, tanto da trasformare Deuce, perseguitato dal senso di colpa, in un agnellino che cerca solo di farsi perdonare da Lake e dalla vita, scatenando però la furia di Lake che vede in questo un comportamento senza dignità.

Dopo anni di vita spericolata, Deuce entra nel mondo della vita ordinaria, e la coppia cerca di fare un figlio, senza riuscirci, sottoponenendosi a cure di ogni tipo e subendo i peggiori pettegolezzi, salvo da Tace e Eugene che li appoggiano e consolano amorevolmente.

Tutto questo fino a che un certo giorno Deuce non confessa a Lake che avere un figlio per lui sarebbe in un certo senso una compensazione per l'omicidio di Webb: Lake va su tutte le furie, capendo che la loro vita di coppia, tutto il loro amore, gli anni spesi e anche il desiderio di prole è solo un modo per fare pace con il proprio senso di colpa. Nel pieno del litigio, Deuce racconta a Lake di come l'abbandono di Lake sia stata la mazzata finale per il vecchio Traverse, che ormai era una carcassa umana a cui lui e Sloat hanno solo dato il colpo di grazia, e che mentre lo ammazzavano lui non faceva altro che parlare di lei, chiamandola Child of the Storm.

E' la goccia che fa traboccare il vaso e Lake lo colpisce mandandolo a sbattere per terra su qualche spigolo. Sta per finirlo con una grossa pentola di piombo ma ci ripensa e decide di infierire con un ferro da cucina non molto pesante, mandando Deuce al tappeto ma senza ucciderlo, per la grande delusione di Tace che accorre sulla scena, la quale cinicamente nota che forse Lake non è meglio di Deuce, dato che l'ha protetto dalla vendetta dei suoi fratelli con la sua presenza fino a oggi. 

3.5

Un breve capitolo in cui ritroviamo Nigel e Neville, ormai sulla strada della dipendenza da oppio, e soprattutto Cyprian Latewood, matematico in erba in compagnia di Reginald “Ratty” McHugh, al momento tra i favoriti del professor Renfrew (uno dei due rappresentanti della carta del Diavolo nella società segreta dell'Icosadiade, tra le cui principali attività c'è quella di intelligence su chiunque incontri nella convinzione di un suo futuro e imminente impiego in qualche servizio segreto).

Cyprian Latewood, come tutta la società bene di Cambridge e Londra, subisce il fascino carnale di Yashmeen Halfcourt, protetta del Grand Cohen della società segreta TWIT, la quale però è di inclinazioni saffiche. In realtà Cyprian è in rapporti intimi con la giovin pulzella, di cui è perdutamente innamorato.

Yashmeen Halfcourt sviluppa sempre più un interesse nelle funzioni Zeta di Riemann, che la porterà a partire per Gottingen per meglio studiarle, anche a fronte della noia mortale della vita di intrighi farlocchi e senza senso delle società segrete inglesi.

 

3.6

Nel viaggio transoceanico sulla Stupendica Dally e sua madre Erlys si stanno finalmente riappacificando: viviamo in un flashback l'incontro tra Erlys e Merle, il loro rapporto neutro e corretto, ma privo di passione, fino all'arrivo di Luca Zombini, per il quale Erlys prende una cotta mostruosa che dura tuttora.

Erlys fa notare a Dally un giovane che la fissa dall'inizio del viaggio durante i pasti nella hall della prima classe, spingendola a presentarsi. Il giovane non è altri che Kit Traverse, in viaggio verso Gottingen e lontano dalla sua storia familiare, che gli ripiomba addosso quando riconosce in Dally la giovane donna con cui ha chiacchierato durante una serata organizzata da R. Wilshire Vibe, nonché una recente conoscenza di suo fratello Frank. Dally si innamora alla Seconda Vista di Kit, che però decide di evitarla per non travolgerla nelle sue vicissitudini targate Vibe e Traverse.

Nel frattempo il compagno di viaggio di Kit, Root Tubsmith, scopre che la Stupendica è in realtà una nave dall'identità doppia: la sua seconda natura è infatti quella di essere l'incrociatore austriaco S.M.S. Emperor Maximilian. Proprio mentre Root e Kit stanno esplorando la dimensione militare della nave, nel profondo della sala macchine, conoscono il marinaio O.I.C. Bodine e il suo capitano austriaco. Mentre Kit è ancora in compagnia di Bodine, dal telegrafo di bordo arriva l'annuncio dell'inizio delle ostilità in Europa che segnano l'inizio della Prima Guerra Mondiale. La Stupendica si sdoppia nella S.M.S. Emperor Maximilian, i passeggeri ostaggi della nuova identità militare della nave, che salpa alla volta del Marocco. Kit viene di fatto incorporato nell'equipaggio di guerra della nave, senza riuscire a tornare sopra coperta, mentre Dally lo cerca disperatamente.

Sotto coperta, tra le altre cose, Kit incontra qualche famiglia di Lubeck sequestrata all'insaputa di tutti salvo il Capitano, per essere sbarcata in Africa e giustificare in quanto intervento coloniale l'interesse austriaco nell'area in vista del conflitto bellico mondiale ormai cominciato. Una volta arrivati presso la costa marocchina, i civili presenti sulla S.M.S. Emperor Maximilian vengono fatti sbarcare, incluso Kit che decide di abbandonare il suo futuro nella marina asburgica.

Una volta a terra Kit si fa assumere nell'equipaggio di un peschereccio, il Formalaut, la cui ciurma lo guarda con sospetto fino a che nei pressi di Agadir, altrimenti nota come Cadice, la nave si imbatte in un banco di pesci infinito: la nave viene stipata di carico ittico fino all'ultimo centimetro disponibile, e la ciurma guarda Kit come se fosse Gesù. "Giona al contrario", dirà il capitano, rieccheggiando la discussione avuta da Kit con un ebreo prima di imbarcarsi circa la leggenda del viaggio di Giona oltre le Colonne d'Ercole, il cui approdo è identificato sia a Cadice che a Massa, 500 chilometri più a Sud: "Come se lo stretto di Gibilterra agisse come unione metafisica tra mondi differenti. A quei tempi passare in quella stretta apertura tra continenti verso il vasto, incerto territorio oceanico significava abbandonare il mondo conosciuto, e forse anche le sue convenzioni circa l'essere in un solo luogo alla volta... Una volta attraversato lo stretto la nave di Giona ha preso due vie contemporaneamente? O era il pesce gigante che aveva il potere della bilocazione? Due pesci, due Giona, due Agadir?"

Allo stesso modo scopriamo che la Stupendica ha continuato il suo viaggio senza il suo doppio militare e con tutti i passeggeri, fino a Venezia e poi Trieste. Nel resto del viaggio Dally cerca Kit, ma anche Root ricorda solo di essere stato con lui nella stiva e poi di averlo perso di vista. Dally nella sua ricerca di Kit sviluppa anche il potere del viaggio astrale, che la porta a sondare la costa alla ricerca del suo innamorato. Fino a quando la Stupendica arriva al suo porto a Trieste e per un attimo Dally torna in sé chiedendosi: "che diavolo è questo posto?". 

3.7

Kit a bordo della Formalaut approda a Ostend, in Belgio, da cui spera di poter arrivare a Gottingen in qualche modo. Una volta arrivato negli hotel del centro si guarda in uno specchio e si rende conto di essere un relitto umano, con in tasca solo la misera paga di marinaio della Formalaut. Decide quindi di giocarsela al casinò per poter raggiungere la cifra sufficiente a pagarsi un biglietto per la Germania.

Trasferitosi in una zona più prossima al porto e alla diga che separa Ostend dalle acque che la sormontano, Kit scopre che è in corso una Conferenza Mondiale dei Quaternionisti, che hanno letteralmente invaso la città. In un osteria conosce Barry Nebulay, dell'Università di Dublino, che lo invita a stare con lui e altri della sua medesima fede matematica a Grand Hotel de la Nouvelle Digue, dove ormai i proprietari hanno smesso di chiedersi chi stia effettivamente pagando il conto della stanza e chi sia solo di pasaggio.

Qui Kit prende una stanza con una cellula di nichilisti belgi, Eugénie, Faout, Denis e Policarpe, il cui gruppo porta il nome di Giovane Congo, ispirandosi al fatto che l'onda nera africana per i belgi di Ostend è una minaccia tanto concreta e perenne come quella dell'acqua che bussa alle porte della città al di là della diga. Il gruppo spera nell'aiuto di Kit, in quanto Americano, per uccidere Leopold, Re del Belgio, la loro perenne ossessione.

I Giovani Congo fanno amicizia con due Italiani, Rocco e Pino, in Belgio per realizzare il prototipo del Siluro Dirigibile a Lenta Corsa, un missile subacqueo di cui hanno rubato i piani di progettazione a Fiume, e con il quale vogliono far saltare in aria lo yacht reale Alberta e i suoi regali passeggeri. I due italiani, nonostante siano ossessionati dal fatto di essere seguiti da spie (donne) entrano in confidenza con Eugénie e Fatou, con le quali cominciano un affaire amoroso.

Intanto al Grand Hotel de la Grande Digue Kit viene introdotto alla matematica giapponese Umeki Tsurigane dell'Università Imperiale di Tokio, la quale gli chiede di accompagnarla nel Gran Salon dell'albergo, dal quale svanisce un secondo dopo che vi sono entrati. Nel salone sono in corso discussioni di ogni sorta, inclusa una nella quale i Quaternionisti sono paragonati agli anarchici (anche in quanto a sconfitte storiche per idealismo) mentre i seguaci di Gibbs-Heaviside sono paragonati ai vittoriosi (o presto vittoriosi) bolscevichi.

Nel salone Kit ritrova Root Tubsmith, e deduce di essere tornato sincrono con il mondo della Stupendica. Kit chiede in prestito dei vestiti puliti a Root, per poi recarsi al Casinò con l'amico di viaggio, il quale ritiene di poter sbancare il luogo attraverso l'applicazione di un campo di sua invenzione come la Probabilistica Quaternionica, o anche solo attraverso il puro culo.

Kit non riesce a trovare una faccia simmetrica in tutto il casinò fino a che non incontra una donna della specie sphinxe Khnopffienne, affascinante e vestita in modo estravagante, dagli occhi di una tonalità ambra pallido che se fossero incastonati nelle orbite di un cane ti comunicherebbero subito che non ti trovi davvero davanti a un cane ma a qualcosa di un altro pianeta.

La donna si presenta come Pléiade Lafrisée, conseuilleuse, ma il loro incontro è interrotto da Root che ritorna colmo di fiches e li coinvolge nel suo progetto di sbancamento del casinò, lasciando lievemente di stucco Pléiade. Quando hanno vinto a sufficienza, la donna li invita tutti a cena, tutti intendendo tutti i quaternionisti presenti. Durante la cena Pléiade indaga su cosa sia un Quaternione, incorrendo nelle risate generali:

" "La personalità di Cambridge nota con il nome di Bertie ('Mad Dog') Russell ha osservato che la maggior parte degli argomenti hegeliani alla fine si risolvono con la parola 'è'. In questo senso la questione circa cosa 'sia' un Quaternione si risolve nel fatto che noi lo incontriamo in più di una guisa. Un vettore quoziente. Una maniera di mappare numeri complessi su tre assi anziché due. Una lista di istruzioni per trasformare un vettore in un altro."

"E considerata soggettivamente", aggiunge il Dr. V. Ganesh Rao dell'Università di Calcutta, "un atto per diventare pià alto o più basso, allo stesso tempo girando su seé stessi, tra assi le cui unità vettoriali sono non familiari e confortanti ma la totalmente inquietante radice quadrata di meno uno. Se lei fosse un vettore, signorina, comincerebbe nel mondo reale, cambierebbe la sua altezza entrando in un sistema di riferimento immaginario, ruoterebbe in diverse direzioni, per tornare nel mondo reale come una persona nuova. O come un vettore." "

A questo segue una dimostrazione di una nuova tecnica Yoga Quaternionista, attraverso la quale il Dr Ganesh si trasla nelle cucine cambiato in una nuova persona, più alta e bionda. Il dottore è però costretto ad ammettere che solo alcuni maestri si dice siano in grado di rendere il tutto reversibile, e che per lui quindi questa tecnica risulta una sorta di reincarnazione a basso costo, con il vantaggio aggiunto di escludere tutta la questione karmica dall'equazione.

Pléiade viene richiamata da un impegno, e abbandona la cena per recaris a incontrare tale Piet Woevre dei servizi segreti belgi, ex poliziotto della Force Publique, transitato dal Congo per rifinire la propria brutalità per approdare alla polizia politica. Questi sta studiando i Quaternionisti come possibili anarchici, e chiede a Pléiade di distrarre per un'oretta Kit. Pléiade, legata a Woevre da un rapporto sado masochistico raffinato, invita Kit la notte successiva nella sua suite. Kit durante l'incontro rimane sconcertato dalla sparizione di Pléiade in un'altra dimensione mentre consuma con lui dell'assenzio mischiato a champagne, anche se gli sorge il dubbio che il tutto sia un effetto della sostanza stessa. Quando torna nella sua stanza al Grand Hotel scopre che il suo sacco a pelo è sparito, portato via dalla polizia politica, che però non ha degnato di uno sguardo i Giovani Congo che vivono con lui.

Dopo questo incontro, Kit incontra Pléiade Lafrisée in un café-restaurant, una specie di museo dedicato alla maionnese, preparata in ogni forma. Pléiade chiede a Kit quanto ne sappia di maionese, e alla sua risposta "Più o meno fino a 'Aux armes, citoyens' " (che in realtà è La Marsigliese), si dilunga in un ex cursus storico sulla nascita della Maionese alla corte di Luigi XV per opera di Richelieu, corte che per inciso è molto simile secondo Pléiade a quella di Leopold in Belgio.

Alla fine del discorso Pléiade, notando la sua erezione dovuta in grossa parte al cappello che la donna indossa, dato che Kit si scopre essere un feticista in materia, invita Kit a un rendez-vous presso la Mayonaise Works, lo stabilimento che produce tutta la maionese del Belgio, dove ad attenderlo troverà una carrozza che lo scorterà a casa sua.

Kit va all'appuntamento nonostante non si fidi di Pléiade, e si aggira per la fabbrica completamente automatizzata sentendo crescere dentro di sé il panico. Arrivato in una stanza cade e scopre di essere vittima di un attentato, con la mayonese che sale rapidamente di livello nella stanza fino a riempirla. Riesce a fuggire sfondando una finestra con un calcio e venendo riversato da un torrente di salsa gialla nel canale al lato degli stabilimenti, dove incontra Rocco e Pino che provano il loro prototipo di torpedine. I due italiani lo accompagnano al Grand Hotel de la Nouvelle Digue, salvandogli la pelle.


Monocromatica, quarta recensione

pagine e parole — Inviato da nero @ 18:16

Per dovere di cronaca segnaliamo anche la recensione su cremonaonline (non ho idea di come sia avvenuto).
 

2/2/2007
Blckwift - Monocromatica

R.S.BLACKSWIFT - MONOCROMATICA (COLORADO PAG.250 - 15,00 EURO)
Milano sembra essere diventata la città preferita dagli scrittori per ambientare romanzi noir, una metropoli che offre la sua complessità e il suo carattere cosmopolita a fare da sfondo per storie intricate, dove a prevalere sono il mistero, ma soprattutto la complessità dei personaggi. Quali i quattro che sono protagonisti di «Monocromatica», scritto da R.S.Blackswift, pseudonimo dietro il quale si celano, citiamo la schematica scheda che accompagna il libro, «due attivisti dell' underground milanese». Il cuore del racconto è un libro che, scritto in una lingua che non esiste, è la chiave per trovare un luogo di Milano che sarebbe dotato di poteri soprannaturali. Già: una parola! A parte il fatto che bisogna decifrare il contenuto di un libro che sembra non potere essere letto, poi ci si mette anche un assassino stanco di uccidere e il più è fatto.Alla ricerca della soluzione e, quindi, del luogo dove tutto sembra essere possibile per chi lo scopra, ci si mettono in tanti. Ma per quattro di loro, che vivono Milano quotidianamente, la caccia alla chiave del mistero è ancora più complicata. È un piccolo campionario di stranezze ed emarginazione quello di cui i quattro fanno parte. C'è un ragazzo arabo che, in Italia da anni, non ne può più di un Paese che sembra respingerlo. E sogna di tornare a casa, a guardare il deserto, ma come fare se di soldi non ne hai? Ma lui, che pure ha davanti agli occhi l' esempio di tanti suoi quasi connazionali che galleggiano nel liquame dell' illegalità, invece non vuole cadere in quel turbine di malaffare. Poi c'è una ragazza cinese che comprime la sua femminilità e vive travestendosi da uomo e recapita pacchi e plichi girando per una città ostile che le ricorda i raggelanti racconti che, a Shanghai, le faceva la nonna. Poi c'è uno sciamano africano, che ha il potere di andare indietro nel tempo, a scavare nella memoria di chi lo incontra. E infine c'è un esperto di informatica, una scienza di oggi, che si trova a doversi confrontare con un mistero che viene da lontano, da molto lontano nel tempo. «Monocromatica» , contrariamente ad altri libri noir di recente fattura e di grana grossa, è scritto con polso sicuro, e piacerà agli amanti del romanzo d' azione italiano. E piacerà anche a chi conosce e ama Milano, perchè le avventure che racconta sfrecciano veloci tra le strade di questa complessa e comunque affascinante metropoli.

 


Manituana coming

pagine e parole — Inviato da nero @ 11:50

Beh, la classe non è acqua, e Wu Ming lo dimostra ampiamente. Il 20 marzo esce il nuovo romanzo degli autori che personalmente rappresentano l'unico vero talento narrativo innovativo italiano o quasi, e oggi esce il sito che fa da compendio al libro: un gioiellino di approccio a più livelli con i lettori e la narrazione.

Il tema del libro così a occhio e croce è estremamente stimolante, in tempi di guerra come quelli in cui viviamo, e intuisco che avrà a che fare con quello che l'America avrebbe potuto essere e che non è: in un certo senso mi fa sorridere perché mi sembra un tentativo speculare a quello che fa proprio in questi giorni nelle sale il film Bobby (ovviamente usando un periodo diverso e soprattutto una prospettiva tutta diversa e vomitevolmente nostalgico socialdemocratica).

Il periodo tra il 600 e il 700 negli Stati Uniti è un periodo estremamente ricco di contraddizioni, di conflitti, di possibilità, e non stupisce che Wu Ming vi si voglia cimentare (per alcuni aspetti è analogo al periodo in Europa in cui il dilagare delle eresie e delle riforme religiose si accompagnò alla nascita di un diverso modo di intendere gli esseri umani e la società tra 500 e 600, guarda caso periodo in cui gli autori hanno ambientato l'insuperato Q). E' un periodo difficile, soprattutto è difficile rendere le atmosfere: in questo il sito sembra essere un necessario ampliamento anche e soprattutto sensoriale per arricchire la narrazione.

Come al solito in me destano una sconfinata ammirazione per l'impegno che mettono nella produzione culturale e per la qualità delle cose che producono. D'altronde spesso vado ancora a rileggermi Q e il suo specchio contemporaneo Nemici dello Stato, un'operazione di duplice interpretazione e narrazione della realtà in cui viviamo che è purtroppo tuttora attualissima. Sono contento di poter annoverare almeno uno dei WM tra i miei amici e tra le persone con cui ogni tanto riesco a prendermi un cappuccino parlando di cose interessanti, e aspetto il 20 marzo (sperando di aver finito il magico mondo di parole prodotto per l'ennessima volta da Pynchon) per potermi perdere nella lettura di quello che sarà un altro pezzo di letteratura (di cui abbiamo sempre più e comunque bisogno).

 

 


Monocromatica, terza recensione direttamente da Baggio

pagine e parole — Inviato da nero @ 16:22

 

Oggi sul sito di virgolaz, compare la recensione del libro che, devo dire, mi lusinga non poco. La riporto integralmente qua, e sotto metto un paio di commenti miei.

Tutti i colori del grigio in un noir: Monocromatica (Blackswift)

Sono partito nella lettura di Monocromatica pensando di fare un piacere ad un amico scrittore di noir in erba. Volevo presentare il suo primo lavoro “ufficiale” nel quadro delle nostre iniziative laboratoriali musicopatiche, avendo almeno letto l’opera (eccheccazz!).

Pian piano mi sono reso conto che ero di fronte a qualcosa di più.

Non avrei infatti mai immaginato di apprezzare al punto a cui sono arrivato questo tentativo (ben riuscito) di tarare sullo sfondo della tonalità “Grigio Milano” (.. e qualcuno poi mi spiegherà perché il “rosso” se lo sia beccato d’ufficio la leghista “Magenta”) la monocromia dominante contrapposta a un multicolore di storie migranti, relazioni umane, pulsioni individuali e sociali. La principale sensazione che si ha nella lettura infatti é l’esistenza di personaggi colorati che si muovono su un allestimento a tinte sfuocate di bianco e nero.

La metafora del colore propone senza mediazioni la ricerca del ribaltamento prospettico dell’esistente. Tre migranti di diversa provenienza e un killer all’italiana attraversano con indifferenza e ironia l’asfittico ambiente de la “Gran Milan”; quello stesso che li identifica quotidianamente come ombre, sottolineandone così l’omologazione, l’assenza di presidi solidali e, in alcuni casi, umani.

Croce e delizia dell’intera narrazione è la componente “movimentista”.

Delizia perché è oramai difficile trovare tanta autenticità “militante” nei racconti dei principali autori di questo filone che pure provengono dallo stesso sottobosco radicale. Certo, come dice Blackswift: “se stessi lontano per 10 anni dal movimento anch’io parlerei come loro”. C’è comunque del vero e proprio subliminalismo comunicativo nella rappresentazione dei protagonisti, che si smarcano dalla concezione più classica del migrante compresa quella MissionariGesuiticoAntagonista (con rispetto parlando).

Croce perché la pressione sociologica incide sul ritmo del racconto che in alcune circostanze diventa un vero e proprio monologo fuori campo (come direbbe Bruna Miorelli “.. e fate parlare i personaggi!”… “cazzo”, aggiungo io) a tratti didascalico e a brevi tratti autoreferenziale, benché mai criptico o settario (e oggi come oggi, a leggere le mailing list di movimento, la cosa non è per niente scontata).

Chi si aspetta una apologia del qualunquismo critico sulla nostra Città (e sui “milanesi”) resterà –fortunatamente- deluso. Non è Milano quella sotto accusa, ma chi l’ha ridotta nella impersonale capitale della affarismo finanziario mafioso sotto l’egida dei potentati religiosi e non che si sono succeduti nei secoli.
La Città in sé viene invece riscoperta attraverso una parabola millenaria attraverso una stimolante e solida ricostruzione storica in flash back a più riprese che ne riporta alla luce i chiaroscuri secolari in una proiezione assolutamente critica, originale e graffiante (splendida la “vera” rappresentazione del Santo Patrono Ambrogio).

Curioso e probabilmente incompiuto l’aspetto esoterico (per un fedele discepolo di Bulgakov é quasi un’offesa) che offre comunque qualche embrionale spunto di interesse, ancorché non sempre raccordato con il resto del racconto (soprattutto a quello storico al quale sembra sistematicamente alludere, senza mai intrecciarvisi con sufficiente potenza).

Un finale simpatico e intercambiabile (ma lo scoprirete solo leggendo) anch’esso fuori dai binari della giallistica noir e dalla logica del “colpevole” che lascia in bocca un sapore diverso da quello metallico della legittima rabbia degli oppressi, offrendo ancora una volta una chiosa non demagogica e tutt’altro che monocromatica.

Promosso a pieni voti.

The CaT

 


 

La recensione mi lusinga perché, come sempre quando si parla di parole e immagini,  osserva Monocromatica da una prospettiva completamente diversa dalla mia, attribuendogli significati e ricchezze che per me erano solo in parte quello che si poteva cogliere nel libro. La dimensione potentissima della narrazione è proprio questa capacità di scatenare il soggettivo e di trascendere l'autore, cosa che è tuttaltro che spiacevole

Ad esempio l'impronta movimentista, che The CaT individua così forte io pensavo non fosse abbastanza marcata (e ho anzi litigato non poco con Sandrone per non togliere gli ultimi remark rimasti); viceversa mi ritrovo molto nella lettura della dimensione urbana/umana della vicenda.

Concordo anche io che l'aspetto esoterico sia un po' abbozzato, ma d'altronde sono partito con l'idea di scrivere un fantasy urbano di odierna generazione, sono approdato a un  noir che ha come protagonista una città, la mia. Era ovvio che gli aspetti più esoterico-fantastici facessero le spese degli aspetti più narrativi... La cosa che mi lascia un po' perplesso è che il filo conduttore degli episodi storici, per quanto tenue e con una conclusione forse ancora molto metafisica (come mi disse Sandrone dopo una prima lettura), non risulti un po' più facile da seguire. Ma il responso di chi legge è sempre inoppugnabile e vorrà dire che mi toccherà pensarci meglio al prossimo (che ancora non so quale e come sarà, ma almeno un altro libro su Milano penso che sia in cantiere).

Concludo ringraziando le periferie milanesi anche per questa magia, sperando che a chi ci vive il libro piaccia di più che a quelli che stanno troppo tempo in un ufficio in centro :)

 

 


Prima presentazione di Monocromatica a Baggio

movimenti tellurici, pagine e parole — Inviato da nero @ 12:27

 

Nel contesto delle più spinte periferie urbane avverrà la prima presentazione del romanzo Monocromatica, scritto a firma collettiva Blackswift dal sottoscritto e dal suo socio. I giovani (si fa per dire) e intraprendenti attivisti baggesi avevano previsto di realizzare la serata al Barrios, ma la ristrutturazione del luogo li ha obbligati a cercare in fretta e furia un nuovo luogo dove assiepare tutti gli eventi della densa serata: dalla lettura di alcuni brani del libro da parte del laboratorio teatrale baggese, fino a una mostra fotografica ispirata al libro e a una recensione. Ovviamente per i meandri del capannone industriale ci aggireremo anche noi, in forma pseudo-anonima.

La serata ha anche la funzione di autofinanziare il Punto San Precario Evolution che sta facendo sfracelli di datori di lavoro e grandi imprese in questo scorcio d'annata (e non solo).

Per il programma completo potete dare un'occhiata su virgolaz.it (c'è anche una pseudo neuro locandina). Per i più pigri il tutto è sabato 24 febbraio 2007 a partire dalle ore 21.00 (penso di aver desunto); sulla strada per arrivare al capannone sono un po' vaghi ma adesso li sollecito :)

 


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