Monocromatica, prima recensione

Prima recensione: XL (febbraio 2007, pag. 181)

Prima recensione: XL (febbraio 2007, pag. 181)
2.16
Kit realizza la vera natura di Yale, quella di fabbrica di uomini dell'estabilishment. Lui ovviamente pensava che fabbricasse scienziati, ma evidentemente ci vuole un po' per accettare la realtà.
Gibbs, il suo professore, muore verso aprile e lui inizia a pensare a come levarsi dall'impiccio in cui si è infilato, finalmente chiedendosi come diavolo ha fatto a voler essere parte dell'estabilishment così tanto quando era più giovane.
La sua ritrosia a diventare l'erede di Scarsdale genera sempre più frizioni con il suo finanziatore, che inizia a pensare di doverlo eliminare più concretamente di come abbia fatto finora (sul modello del padre).
Un giorno viene convocato dal professor Vanderjuice, che gli consegna la lettera (già aperta e di vecchia data) in cui Lake lo avvisa della morte per cause non esattamente naturali di suo padre Webb. E' la goccia che fa comprendere il meccanismo a Kit, il meccanismo di neutralizzazione che il sistema ha attuato contro la sua famiglia, considerata un nemico: qualcuno è stato comprato, qualcuno disperso, qualcuno neutralizzato, qualcuno ammazzato.
Kit si chiede perché nessuno, nemmeno Colfax, il suo compagno di stanza, gli abbia parlato di suo padre, gli abbia anche solo chiesto scusa del ritardo con cui gliel'abbiano comunicato.
Mentre Kit pensa a quello che deve fare a questo punto, il professor Vanderjuice lo invita per una passeggiata, mentre osservano la nuova torre costruita su Long Island da Tesla, che il professor Vanderjuice ammette essere stato pagato per sabotare ormai dieci anni addietro, senza mai averlo effettivamente fatto.
Da qui il discorso si fa parallelo su Kit:
“ “Prima forse potresti convincerti che non gli devi”, gli dice il professore, “beh... nulla”.
“Certo. In Colorado la gente viene ammazzata ogni giorno per questo tipo di convinzione. Si chiama barare”.
Il professore fece un respiro profondo, una o due volte, come se dovesse liberarsi di un grande peso prima di parlare: “Prendi in considerazione la possibilità che forze senza nome stiano al momento corrompendoti. E' la loro politica incontrovertibile. Coloro che non possono essere feriti, possono essere corrotti. Di solito tutto quello che serve sono i soldi, perché queste forze ne hanno così tanti che nessuno ha delle remore morali nel prenderne un po'. I loro bersagli diventano ricchi, che male c'é?”
“E se i soldi non funzionano...”
“Beh, allora bisogna darsi da fare con il lento e malvagio mestiere che è diventato la loro specialità, lento, malvagio e silenzioso, portato avanti per anni. A un certo punto, avendo usato i soldi per per tempo, la stessa condizione priva di anima si viene a verificare nel soggetto... In un certo senso i soldi, essendo stati invece investiti altrove, hanno portato un tasso di interessi anche migliore...” [...]”
Il professor Vanderjuice consiglia quindi a Kit se non altro di levarsi di torno, di sfuggire in questo modo un po' subdolo al giogo dei Vibe, proponendosi di scrivergli una lettera di raccomandazione per Gottingen, dove potrebbe studiare con i successori di Hertz.
Dopodiché Kit e Vanderjuice e Colfax vanno a trovare Tesla a Long Island, il quale si ricorda benissimo di Kit dandogli credito per aver corretto il suo esperimento a Colorado Springs e il quale gli racconta di come la scienza sia in realtà fatto di epifanie e di intuizioni, almeno per lui. La rivelazione non stupisce Kit, che sente un'improvvisa solidarietà con lo scienziato serbo.
Mentre tornano a New York, Colfax svela a Kit di essere stato per anni il suo “guardiano”, di aver fatto rapporto ogni giorno sul suo comportamento, come forma di cautela. Colfax spiega a Kit anche che ormai i Vibe sanno che lui vuole sottrarsi alla loro tutela, e che quindi prima o poi decideranno di chiudere la partita, e che se vuole un consiglio gli conviene farsi dare i soldi per andare in Germania facendo finta che sia una cosa per il bene dei Vibe, dandosi poi alla macchia.
Kit allora va a incontrare Scarsdale Vibe e Foley, il suo socio, cercando di convincerlo che il viaggio a Gottingen è fondamentale per la sua formazione e per le possibilità che questa porti un qualsiasi vantaggio alla Vibe Corp. Scarsdale fa finta di crederci, in effetti valutando che in Germania in ogni caso Kit sia fuori dalle palle.
Segue una discussione tra Foley e Scarsdale sulla natura del conflitto di classe (fantastica).
“Un osso duro da masticare, il ragazzo, difficile capire cosa gli passi per la testa”, disse Foley, “Spero che non sia un altro Rosso fino al midollo come il suo vecchio.”
“Il nostro compito non sarebbe meno nitido. Ci sono centinaia di questi ascessi che stanno spurgando pus nel corpo della nostra Repubblica”, un tono oratoriale prendeva corpo nella voce di Scarsdale, “che devono essere rimossi, ovunque essi si trovino. Non c'è altra opzione. I peccati del vecchio Traverse sono documentati e una volta che sono stati scoperti, non c'era più nulla da fare per lui, era irrecuperabile. Dovremmo farci problemi morali nella lotta di classe nel prendere di mira i nostri nemici? Sei stato in questo gioco abbastanza a lungo da sapere quanto siano potenti le ali dalle quali noi siamo protetti, quanto immuni siamo dagli sforzi di questi mocciosi Rossi di violare i nostri nomi. A meno che, Walker, non mi sia sfuggito qualcosa e tu stia sviluppando qualche punto debole...”
“Cosa ci è successo Foley? Eravamo splendidi”.
“Il tempo passa, ma cosa ci dobbiamo fare?”
“Troppo facile. Il tempo non basta a spiegare la furia che mi sento crescere dentro, il desiderio di ammazzare ogni singolo fottuto socialista o qualsiasi cosa ci sia a sinistra di esso, senza alcuna pietà.”
“Mi pare ragionevole. Non che le nostre mani non siano sporche di sangue.”
[...]”Ci credevo talmente tanto. Anche sapendo che la mia progenie era dannata, volevo che l'eugenetica fosse sbagliata in qualche cosa. E allo stesso tempo volevo disperatamente appropriarmi della progenie dei miei nemici, che pensavo incontaminata. Volevo una promessa, una speranza senza limiti.”
“Che attitudine cristiana, da parte tua.”
“Foley, sono impaziente con i discorsi sulla religione come qualsiasi altro peccatore, ma che peso incredibile essere obbligati ad amarli, pur sapendo che essi sono l'anticristo, e che la nostra unica salvezza sarebbe di sbarazzarci di loro senza indugi”.
L'umore di Foley non era per nulla favorito dal fatto che quella mattina si fosse svegliato con il ricorrente incubo della Guerra Civile: nell'incubo lo scontro era limitato a un area non più grande di un campo sportivo, anche se innumerevoli migliaia di persone vi erano state confinate. Tutto era scuro, grigio, fumoso, marroncino. A un certo punto cominciava un lungo scambio di artiglieria, proveniente da ben più in là dei confini misteriosi del campo. Foley si sentiva oppresso dall'imminenza della fine, di un certo impegno suicida di fanteria a cui nessuno poteva sottrarsi. [...]
“Non ho avuto la mia guerra allora”, disse Scarsdale, “ma fa nulla. Ero troppo giovane per soppesare che cosa ci fosse in gioco. La mia guerra civile doveva ancora cominciare. Ed ora vi siamo in mezzo, senza vederne la fine. L'Invasione di Chicago, le battaglie di Homestead, quella di Coeur d'Alene, le catene di San Juan. Questi comunardi parlano mille lingue straniere, i loro eserciti sono i maledetti sindacati, la loro artiglieria è la dinamite, assassinano i nostri grandi uomini e bombardano le nostre città, il loro obiettivo è quello di spogliarci dei nostri sudati guadagni, di dividerli e suddividere tra le loro orde le nostre terre e le nostre case, di abbattere noi, le nostre vite, tutto ciò che amiamo, fino a che essi diventeranno come noi. Cristo, ma chi ci ordina di amarli? Che prova dello spirito è questa? Che velo di oscurità è stato gettato sulla nostra intelligenza, tale da non farci più riconoscere l'opera del maligno?”
“Sono stanco, Foley, ho combattuto troppo a lungo in queste acque ingrate, sono una nave senza capitano persa in una tempesta che non terminerà, mai. Il futuro appartiene alle masse asiatiche, ai bruti slavi, o addirittura, Dio ci salvi, alla genia nera dell'interminabile Africa. Non possiamo resistere, soccomberemo a questa marea... Dov'è il nostro Cristo, il nostro Agnello... Dov'è la Terra Promessa?”
Foley preoccupato per il vecchio Vibe, provò a dire: “Nelle nostre preghiere...”
“Risparmiami queste cazzate Foley, quello che dobbiamo fare è cominciare ad ucciderli in numeri significativi, perché null'altro ha funzionato. Tutto queste palle, “eguaglianza”, “negoziazione” sono state una facciata crudele, crudele per entrambe le parti. Quando il popolo del Signore è in pericolo, sai quello che si deve fare.”
“Colpire”.
“Colpire duro e spesso”.
“Spero che non ci senta nessuno”
“Dio ci sta ascoltando. Per quanto riguarda gli uomini, non ho nessuna remora circa quello che dobbiamo fare.”
Amen.
2.12
Lake e Mayva gestiscono un locale a Telluride, sole. Deuce Kindred e Sloat Fresno ci capitano, e Deuce e Lake si innamorano immediatamente. Deuce evita di dire alla sua bella di essere l'assassino di suo padre, e Lake evita di credere alle voci del paese, fino a quando è Mayva a confrontarla con la realtà: di fronte all'ennesima scelta Lake sceglie di sposare l'assassino di suo padre, e Mayva sceglie di andarsene piuttosto che condividere il tetto con la figlia rinnegata.
Il matrimonio è felice e la sposa vergine (nonostante i lavori di dubbia reputazione svolti in precedenza) si scopre una discreta fanatica del sesso, finendo in un menage a trois perfettamente consapevole con i due inseparabili soci Deuce e Sloat, in particolare la posizione preferita di Lake è quella di un rapporto a pecorina (anale o meno è irrilevante) con un rapporto orale in contemporanea.
Il tutto continua fino a che un giorno Deuce e Sloat abbandonano Lake, come era prevedibile, lasciandola a rimuginare sulle sue scelte.
2.13
Frank dopo essersi lasciato con Reef nelle ore successive alla sepoltura di Webb ripara a Golden, da cui però si sposta in fretta, convinto di non essere più al sicuro (dato che chi ha “fatto” Webb non presumerà certo di lasciare altri indietro con qualche grano di sovversione nel sangue).
Tutte le offerte che gli arrivano per lavorare come ingegnere minerario sono della Vibe Corporation, e Frank è determinato a non accettarle. Per questo si specializza in metalli diversi da oro e argento, sperando di poter evitare l'elemosina dell'assassino di suo padre.
Frank si innamora di Wren Provenance, un'antropologa fresca di laurea, che ha conosciuto a Denver, occasione nella quale lei lo ha trascinato nelle case chiuse di Market Street dando libero sfogo alla sua curiosità antropologica per la bisessualità e le forme estreme di erotismo.
Wren è arrivata dalle parti di Denver per cercare il luogo di origine degli Aztechi, la famigerata Aztlàn, situata dalle parti di Four Corners. Nei canyon Wren trova i resti di moltissime ossa umane, migliaia di persone improvvisamente fuggite dalle loro case e nel giro di una generazione rintanatesi in caverne e anfratti, immagini di creature alate e dalla testa di serpenti nei loro pittogrammi, ossa spezzate da cui è stato succhiato il midollo indice di ampio cannibalismo. Nella descrizione della insanità del luogo di scavo, da cui Wren esce scossa, si respira l'aria di possibili creature altre che aleggiano nella storia dell'umanità.
Quando la storia è avviata viene troncata dalla notizia che qualcuno cerca Frank, un emissario di Wells direttamente da Telluride: contro ogni logica Frank decide di tornare nella città natia, puzzolente di telluridio e di sangue, un luogo in cui lo scontro tra i padroni delle miniere e i minatori è più crudo e feroce che in tutto il resto del Colorado.
2.14
Frank prende quindi il treno per Telluride, che oltre ai vari rilievi naturali, offre anche appena prima della sua città natale, un pazzo che grida a ogni treno “To-Hell-You-Ride! Attenti, signore e signori! Informate il conducente, Avvisate l'ingegnere! Non è troppo tardi per tornare indietro!”
Appena sceso dal treno, Frank si rende conto di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato: la città è pattugliata dalla Guardia Nazionale, e vede la presenza per nulla ben augurante di Hair-Trigger Bob Meldrum, famigerato pistolero dal grilletto facile e dalla vasta sordità (cosa che lo rende ancora più pericoloso dato che nel dubbio di aver sentito o meno una provocazione, spara).
Il giorno dopo il suo arrivo cerca di arrivare alla sua intervista con il Capitano Wells, ma questo prevede un preludente incontro con Ellmore Disco, un impresario di dubbie origini nazionali che smista gli incontri per il Capitano. Disco prende in simpatia Frank e lo porta con sé a mangiare da Lupita, la sua amante messicana da chili devastante. A pranzo viene a sapere che in città è arrivata anche La Blanca, la moglie di Hair-Trigger Bob, quasi sempre all'origine di una sparatoria di gelosia, nota per cavalcare un mitologico cavallo bianco in grado di scalare pareti verticali di montagna.
La notte dopo aver visitato i bar locali torna alla sua stanza, e proprio mentre si sta per addormentare, fa irruzione Hair-Trigger Bob alla ricerca di qualche scagnozzo dagli occhi a mandorla da crivellare di colpi in quanto sospettato di farsela con sua moglie. Fortunatamente Frank ha a portata di mano la sua calibro 38 e la sua ironia, con le quali convince Bob di non essere il suo uomo, estorcendogli anzi una confessione su come viva un complesso di inferiorità nei confronti del mito di Butch Cassidy: “come si fa a essere il più cattivo quando alla fine non sei mai abbastanza cattivo per essere peggio di Butch Cassidy? e che avrà fatto mai?”
Dopo l'approccio vagamente aggressivo Frank invita Bob a bere qualcosa, chiedendo anche a lui se il Capitano Wells è in città, ricevendo in cambio uno sghignazzo: “con tutti i dinamitardi che lo vogliono far saltare per aria, pensi che direi al primo venuto se il Capitano è in città?”
In compenso Bob suggerisce a Frank di parlare con Merle Rideout, che fa l'alchimista per le mine e che potrebbe avere più tempo (se è preso bene) del Capitano per ascoltare le proposte di un giovane ingegnere.
Frank riesce a incrociare Merle nel saloon e a farsi dare un appuntamento per il giorno dopo su al laboratorio, proprio nell'istante in cui entrano tre figuri armati di macchine kodak con flash: la delegazione giapponese!
Le orecchie di Bob cominciano a fumare come fosse in un cartone animato e Merle si offre di fare da traduttore per avvisare gli incauti del destino a suon di piombo che li aspetta. Appena questi lo capiscono avviano le macchine fotografiche accecando la metà del saloon, e spargendo una nebbia fitta che disorienta l'altra metà.
A questo punto le cose iniziano a volare per tutto il saloon, e si sentono molte bestemmie, prevalentemente in giapponese. Quando il fumo si dirada, Merle Rideout sta parlando con un membro della delegazione giapponese che sostiene di essere a Telluride per indagare i segreti dello spirito nazionale americano, un oggetto che Merle sostiene non esistere. I giapponesi si offendono per l'atteggiamento irrispettoso di Merle e se ne vanno, ma l'alchimista spiega a Frank che secondo lui sono a Telluride solo per spionaggio industriale, per copiare le sue tecniche di laboratorio. Di Hair-Trigger Bob nessuna traccia, se non quella di un confronto con Butch Cassidy.
2.15
Frank si avvia a visitare Merle Rideout e sua figlia Dahlia (detta Dally) ormai fattasi donna, non prima di aver appreso da Ellmore Disco che Hair-Trigger Bob è sulle sue tracce, ingaggiato evidentemente dai padroni delle miniere (niente di personale, ci mancherebbe! :)
Scopre che Merle era un amico di suo padre e gli confida la sua ricerca di Deuce e Sloat (stupendosi del fatto che il suo travestimento in città è durato 2 giorni....
Merle gli fornisce due foto, ma irrompe sulla scena Dally che avvisa Frank che è tempo di levarsi di torno (per il suo bene), aiutandolo nell'impresa di passare tra un turno e l'altro nei tunnel abbandonati delle miniere (nei quali si annida una vera e propria società parallela di creature in tutto e per tutto simili agli umani, ma che secondo Merle nulla hanno di umano :)
Merle si nasconde in un'intercapedine nel bordello Silver Orchid, dove Dally ha appreso quello che sa sul sesso e sul genere maschile (iniziativa formativa targata Merle Rideout). L'alchimista gli suggerisce di andare a beccare il dr. Emmers sulla costa est, che ha messo a punto un procedimento per estrarre oro dall'argento (mischiato ad acidi e pestato per molte ore), lasciando però i due materiali ben distinguibili alla luce rifratta da un cristallo di spato islandese.
Merle confessa a Frank che la zecca americana è invasa da lingotti di oro impuro prodotto con questo processo e che la esposizione pubblica della cosa farebbe crollare tutta l'economia mondiale e il suo standard basato su oro che oro non è (tradotto: è questo il personale piano anarchico di Merle).
Nel frattempo Frank viene introdotto a tale Doc Turnstone che lo informa del matrimonio tra sua sorella e Deuce Kindred, notizia che risveglia gli istinti omicidi di Frank (ovviamente trasformando Lake nell'obiettivo primario di suddetti istinti).
Per Frank non ha più senso restare a Telluride. Decide quindi di partire verso Est, accompagnato da Dally, per la quale è arrivato il momento di lasciare la casa paterna alla ricerca della madre accasatasi con il Misterioso Zombini a New York. Prima di andarsene Frank passa a salutare la tomba di suo padre, approfittandone per scambiare quattro chiacchere con il suo fantasma che però non lo aiuta molto nonostante la sua presente onniscienza.
Sapendo che vi mancano tanto, vi offro un sunto dell'odierna udienza del processo per i fatti della notte del 21 luglio 2001 presso il plesso scolastico Diaz-Pertini-Pascoli. Certo non sarò all'altezza delle sintesi anonime finora pubblicate, ma spero di farmi valere.
Oggi in aula si presentano il Primo Dirigente Piccolotti (quello che ordina le cariche su corso italia sabato pomeriggio durante il corteo internazionale) e il generale Donnini (responsabile della logistica della ps a genova, soprattutto per quanto riguarda i reparti mobili).
Piccolotti va giu' a muso duro sulla vicenda, ricordando perfettamente le bottiglie molotov mostrate in fotografia e come essere vennero rinvenute sul lungomare dal vice questore aggiunto Guaglione, che le passò poi al generale Donnini. Si sofferma anche a lungo sulle modalità di redazione della relazione, che coinvolgono una strana pressione da parte di Guaglione per inserire le molotov e il loro passaggio nelle mani del generale. Evidentemente Piccolotti ha deciso di scambiare tranquillità per chiarezza sulle molotov, dato che il suo racconto di una questura calma e deserta nella sera del 21, mentre in realtà si tengono due riunioni con tutti i vertici della polizia italiana è a dir poco surreale. Ma direi che quello che potevamo portare a casa del teste lo abbiamo portato a casa.
Durante l'audizione del generale Donnini, che evidentemente non è contento di come sta andando il processo (con gli uomini del reparto sempre più all'asta e i dirigenti non del reparto promossi a destra e a manca), racconta pronti via tutto quello che ci sono voluti due interrogatori per tirargli fuori con le pinze: verso le sei arriva a punta vagno, prende il sacchetto con le bottiglie da Guaglione, lo mette in un magnum di fianco al quale ricorda Burgio. Burgio con il magnum lo riaccompagna dalla questura in fiera ad ora di cena (e non solo, ma ce lo dirà Burgio) dove deve lavorare ancora per fornire prima 30 uomini per i pattuglioni, tra cui Troiani alle dipendenze di Calderozzi (lo ripete circa cinque volte per essere sicuro che la corte lo senta), e poi per mobilitare il VII nucleo per l'operazione Diaz. Anche lui si rende un po' ridicolo, ma d'altronde in interrogatorio aveva già riportato le parole di Canterini la mattina dopo l'irruzione: "noi non c'entriamo nulla", gli disse il primo dirigente con aria candida. Il vero neo della deposizione sono le decine di telefonate con Troiani che Donnini non ricorda e che suggerirebbero una conoscenza più approfondita del generale del ruolo di Troiani di quanto si voglia lasciar credere. Do ut des.
L'avvocato Corini della difesa verso la fine dell'audizione del generale sembra rendersi conto che la loro strategia sta inabissandosi (l'evento della sparizione dei reperti molotov ha messo il tribunale in uno stato d'animo alquanto poco paziente con le difese dei solerti quanto discutibili tutori dell'ordine, senza contare le domande veramente esplosive dell'avvocato Di Bugno tipo "lei le molotov le ha viste solo in fotografia, no?" sigh!), e con un colpo di reni si lancia nell'invettiva scatenando una bagarre con il sempre pronto pm Zucca. Ma questa volta non attacca e per dimostrarlo il presidente, a conclusione degli esami e dei controesami fischia il rigore: mostra a Donnini, che ha descritto con molta dovizia di particolari il sacchetto in cui erano contenute le molotov rinvenute su corso Italia, il video con Luperi, Gratteri e compagnia cantante intorno al famoso sacchetto azzurro. Il silenzio cala nell'aula. O la va o la spacca. Donnini guarda e dice: "il sacchetto sembra proprio quello". La sala fa ohhhhhhhhh. Gli avvocati della difesa fanno due domande per cercare di mostrare di aver incassato bene il colpo, ma chi ha letto le trascrizioni sa che non è stata una buona giornata per loro.
al prossimo rastrellamento... ops perquisizione...
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