Q.E.D. le riforme drastiche all'italiana

movimenti tellurici, spalti e madonne — Inviato da nero @ 10:52

 

Bene, iniziamo ad aprire il vaso di Pandora, e ci accorgiamo che anche questa settimana, come tutte le volte, le riforme drastiche si fanno all'italiana, cioé cambiando tutto per non cambiare nulla, con il piano sotterraneo di ottenere con una scusa quello che non si è potuto ottenere ragionando limpidamente (controllo sociale maggiore, nuove avventure di cementificazione sempre ottima scusa per il riciclaggio, ecc. ecc.).

Le proposte che si stanno svelando dopo l'incontro di ieri tra governo, sbirri e FIGC, hanno il sapore del già visto e soprattutto dell'acclimatamento alla verve qualunquista à la Riotta (eh, sì, ci sta proprio sul gozzo). Cerchiamo di analizzarle una per una: la fonte è mista gazzetta, corriere, repubblica

1. DIVIETO STADIO PREVENTIVO, A PULIRE I BAGNI (nel decreto): cambia il famoso DASPO, l'interdizione dalla partita che finora colpiva chi si era reso colpevole di reati da stadio. Sarà svincolato da aspetti penali, basterà cioè una denuncia o un rapporto di polizia che segnali la pericolosità sociale. Così, l'interdizione riguarda anche i minori. Per evitare che la firma in questura tra primo e secondo tempo sia seguita da un viaggio allo stadio il Viminale pensa di impegnare i diffidati in lavori di pubblica utilità per tutta la partita: esempio citato da Amato, «pulire i bagni». La diffida salirà, dai tre anni fino ai possibili 10, come in Inghilterra.

Eccola lì, primo punto, prima stronzata colossale. Sui lavori socialmente utili possiamo pure essere d'accordo, ma su tutto il resto siamo alla follia. Sui dieci anni sfioriamo il ridicolo, basterebbe vedere cosa ha fatto un qualsiasi politico in dieci anni, o che ognuno guardasse la sua storia personale per rendersi conto di quanto sono lunghi dieci anni. Ma è soprattutto l'allargamento del DASPO alla cosiddetta pericolosità sociale che dovrebbe mettere tutti in allarme: che cosa vuol dire "basta un rapporto di polizia"? Che cosa si intende per "pericolosità sociale"? A nessuno viene in mente la psicopolizia? In pratica significa che tutti i soggetti politicizzati con una scusa o con un'altra verranno estromessi dallo stadio (e parlo pure in prima persona), anche se sono degli angioletti sugli spalti; inoltre si da tutto il potere decisionale in mano agli sbirri, che notoriamente usano il loro cervello con molto criterio su certe cose. 

2. ARRESTO IN DIFFERITA SALE A 48 ORE (dl): la polizia potrà arrestare in flagranza di reato differita fino a 48 ore chi è riconosciuto colpevole di un reato grazie a una foto o ad altri mezzi (riprese); cade la dizione «con altre prove», che aveva sollevato dubbi di costituzionalità.

Secondo colpo, seconda vaccata. A questo punto potremmo pure dire che è flagranza di reato pure stare sul cesso. Peraltro sono passate ben più di 48 ore e dei responsabili del delitto di Catania neanche l'ombra. C'erano 1500 poliziotti, 300 ultras catanesi, ma gli inquirenti non sono in grado di riconoscere nessuno. Gatta ci cova, o no? Al di là di questo inviterei tutti i giornalisti a farsi un giro circa gli scambi di persona, per poi  spiegarmi come verrà organizzato il contrappasso di questa norma, ovvero chi risarcisce chi viene arrestato ingiustamente? Chi paga? Faranno anche una norma che obbliga i solerti investigatori a pagare per chi si fa la casanza, come dire, a free? Viene il dubbio che quei nazisti degli ultras del Brescia abbiano drammaticamente ragione... A pagare saranno sempre gli stessi (anche quando i morti per mano delle ffoo sono dieci volte tanto che viceversa, non mi risulta infatti che nessuno si sia scandalizzato per la morte di Furlan, tanto per dirne uno che non è della mia parrocchia)


3. TRASFERTE PIÙ CONTROLLATE, NO BLOCCHI BIGLIETTI (dl): sarà vietato alla società ospitante di cedere a quella ospitata per la vendita blocchi di biglietti: i tifosi che vorranno andare in trasferta dovranno comprare singolarmente, e nominativamente, i tagliandi. In sostanza, niente più torpedoni di ultras.

Questa è una delle poche cose ragionevole. Sottrae da mani troppo leste il business della gestione della trasferta e contemporaneamente fa sì che più gente possa andare a vedersi i match, organizzandosi con i propri soci o quant'altro. Certamente se vuoi colpire i gruppi organizzati di tifosi la misura coglie nel segno, e dirò che personalmente poter andare a vedere una trasferta senza dover stare nello spicchio dei nazisti non può che farmi piacere.

4. SICUREZZA E STADI, NIENTE PIÙ PREZZO DEL POLLO (dl): basta al cosiddetto 'prezzo del pollo', ovvero quelle società che per aggirare il limite dei 10.000 posti entro il quale adeguarsi al decreto Pisanu dichiarano agibilità per 9.999 spettatori: la soglia entro la quale lo stadio deve essere a norma sicurezza (tornelli) sarà 6.500-7000 posti.

La domanda sorge lecita: perché se ci sono solo 6.500 ultras non c'è problema, la situazione è gestibile? E soprattutto uno si chiede: ma ammettono così candidamente di essersi fatti prendere per il culo da decine di società di calcio? Vabbé sarà che la dignità viene da un'altra scuola di pensiero rispetto alla politica italiana

5. STOP AGEVOLAZIONI A TIFOSI CHE PROPAGANDANO VIOLENZA (dl): sarà fatto divieto ai club di offrire agevolazioni ad associazioni di tifosi non in regola, o che propagandino con ogni mezzo la violenza.

Eccolo, il barlume di saggezza, subito spento dal fraseggio ardito. Interrompere i rapporti tra società e gruppi di tifosi è una delle parti più sensate del progetto, ma collegarlo a "chi propaganda la violenza" è la ciliegina moralista sulla torta. Chi decide cosa vuol dire propagandare la violenza? Chi decide chi è IN e chi è OUT?

I rapporti tra gruppi ultras e società, le connivenze mafioso economiche sono note a chiunque vada allo stadio: gestione dei parcheggi, del merchandising, dei biglietti, delle contestazioni (Galliani e Lotito/Chinaglia docet, ma anche il nostro presidente, Moratti, non è andato tanto meglio). Annullarle mi pare un ottimo passo non soltanto per riportare i gruppi di tifosi a essere quello che sono, ma soprattutto a eliminare la figura del tifoso professionista (anche se a base criminale mediamente) che onestamente è priva di senso. No al calcio moderno vuol dire anche questo. 

6. BASTA CON LA MALA INFORMAZIONE (dl): è il punto più delicato del decreto, i tecnici già sanno che sarà difficile tradurlo. Ma ci sarà l'obbligo di mettere in campo un'informazione adeguata e persuasiva contro quella di alcuni organi locali (il pensiero è alle radio) fautori dell'idea «avversario=nemico».

Altro episodio da psicopolizia. Ancora non entra in testa a nessuno che il reato di opinione non è neanche novecentesco, ma addirittura una bolla temporale targata Ottocento.

7. PENE PIÙ SEVERE ED AGGRAVANTI (disegno di legge): saranno inasprite le pene per chi detiene o per chi lancia oggetti contundenti o violenti. L'incremento sarà modulato anche per rendere inattaccabile l'arresto in flagranza differita. Introdotta l'aggravante specifica del danno alle forze dell'ordine

Vabbé, questo era scontato. Anche qui sarebbe carino che si avesse anche una norma, come dice Gianni Mura, sugli "ultras tra le ffoo". Ma dubito che la vedremo mai, e soprattutto che la vedremo mai applicata (direi che il caso San Paolo DOCET). 

8. STRISCIONI AL BANDO (ddl): è solo un'ipotesi, sulle tracce della ricetta spagnola dove sono vietate anche bandiere. È un punto che divide gli esperti, si vedrà in queste ore se introdurre il divieto di esposizione di striscioni di qualsiasi tipo.

La stronzata più grossa era nell'aria: ora mi si deve spiegare che cazzo c'entrano striscioni e bandiere con la commissione di un reato. Uno stadio senza boato, senza colori, tanto vale senza pubblico, che stadio è? Speriamo che i "tifosi buoni" si incazzino tanto quanto i "tifosi cattivi" e magari pure i giocatori. Come al solito si butta via il bambino con l'acqua sporca. La gazzetta spinge sul modello inglese che prevede che anche dire "cazzo" allo stadio sia reato, ma mi auguro che prevalga la comprensione dell'italica attitudine alla bestemmia profusa. Ci vorrebbe un ministro dell'interno veneto per capire.

9. BASTA DEROGHE, STADI A NORME O PORTE CHIUSE (ddl): l'indicazione di prassi è già immediata, l'ha fornita Amato annunciando che d'ora in poi se lo stadio non è a norma si gioca a porte chiuse. Ma nel ddl ci saranno «misure immediate per l'applicazione e l'adattamento del decreto Pisanu» in materia di stadi.

Certo, come no? Infatti già si parla del fatto che solo 5 squadre su tutta la serie A faranno le spese degli eventi di Catania (il "povero" Ruggeri ha ragione a lamentarsi, dato che a pagare sono guardacaso solo le piccole). A parte l'ovvia argomentazione che gli stadi vuoti non sono stadi, uno mi deve ancora far capire come stadi più sicuri DIMINUISCANO gli scontri ALL'ESTERNO dello stadio. Un mistero che la ministra Melandri (quanto sei caruccia, ma non capisci proprio una fava di sport, e tantomeno di calcio, e non è un atto di sessimo gratuito, purtroppo :( ) non è mica riuscita a spiegare, ripetendo solo il mantra del "gli stadi non a norma chiudono per sradicare la violenza": da un ministro ci aspetteremmo un po' di approfondimenti in più sul collegamento tra misure, motivi, ed effetti.

10. LA POLIZIA FUORI, GLI STEWARD DENTRO (ddl): sarà stabilito che l'ordine pubblico al di fuori degli impianti spetta, di norma, alle forze di pubblica sicurezza. Dentro, invece, ogni club dovrà avere una propria forza privata, i famosi steward, per controllare il pubblico. Sarà il Coni a formare e pagare l'istruzione di questi 'agenti'.

Quindi fuori ci scapperà un altro morto, con tanto di lutto nazionale. Mentre dentro questi stewart che poteri avranno? Come saranno scelti? Perché il dubbio che mi viene (comprovato dai primi esperimenti) è che i peggio nazisti invaghiti di una seppur molto succedanea forma di divisa diventino tutti da capi ultras a steward, con buona pace del clientelarismo e anche di chi sta nell'opposta fazione. Così quando allo stadio dirò nazista a qualcuno mi toccherà pure fare rissa con lo stewart, prendermi un bel DASPO, e regalare l'abbonamento. Non c'è che dire, un'ottima idea. Certo, il governo potrebbe stupirmi e regolamentare questa cosa degli stewart in maniera intelligente, dato che levare gli sbirri da dentro lo stadio è l'unica cosa giusta di questo pezzo di proposta: meno sbirri = meno tensioni; tifosi misti = meno derive ideologizzate. I nazisti quando li metti in mezzo alla gente normale diventano quasi delle persone con cui si può ragionare: provare per credere, quasi ti riesce di fargli venire dei dubbi.



11. E IN FUTURO STADI DI PROPRIETÀ (ddl): il disegno di legge stabilirà un principio per gli anni avvenire. Le società di calcio potranno solo avere stadi di proprietà o in concessione pluriennale.

Eccolo lì il vero obiettivo di tutti: anni che se ne parla, ma lo Stato e i Comuni da un lato non voglio perdere introiti importanti, e dall'altro le società non vogliono assumersi più di tante responsabilità anche se invece vorrebbero più introiti. Forse con la scusa di Catania si riuscirà finalmente a trovare un accordo: più introiti per tutti! Basta alzare il prezzo del biglietto e sottrarre ai precari e ai poveracci l'ennesimo pezzo di vita, tanto avranno sempre la televisione, di cosa si lamentano?

Per favore pietà. Due proposte su undici appena sopra la soglia di dignità. Il livello di fattibilità ridicolo, il livello di identità con le misure precedenti abnorme. Il gattopardo non poteva che essere stato scritto e ambientato in Italia. Che due palle.

 


Against the Day Synopsis (2.17 - 2.18)

pagine e parole — Inviato da nero @ 10:46

2.17

Dally passa attraverso Chicago, colma di ricordi della White City e dell'Esposizione Universale, per approdare a New York. Qui incontra Katie (ah... memento Katje Borgesius! :) che l'aiuta a trovare un lavoro in un teatro di quarta categoria come finta vittima di una aggressione a tutto vantaggio dell'ingrifamento erotico di clienti cinesi.

Proprio sul lavoro Dally incontra R. Wilshire Vibe che la vuole ingaggiare per alcuni suoi lavori: in pratica la assume come ragazza porta cartelli tra un atto e l'altro delle sue esperienze nei peggiori teatri del mondo (gestiti da tale Con McVeety).

Dopo un po' Vibe la invita a un ballo e Katie decide di accompagnarla: è la prima esperienza di Dally in un grande magazzino (lo I. J. & K. Smokefoot's) e l'ipnosi è istantanea, fino a che Dally non intravede una donna che sembra sua madre.

Al ballo Dally viene travolta dalla mondanità: in particolare ha un intercorso con un giovane bellissimo e triste, che però a un certo punto scompare. Alla fine del ballo Dally incontra Luca Zombini e Erlys durante un loro numero, e viene invitata a rientrare nella famiglia.

La famiglia Zombini è molto numerosa e Dally viene accolta come se non fosse mai mancata. Il maestro Zombini cerca di istruire i suoi figli all'arte dell'illusionismo e scopriamo che sta sperimentando con l'uso di specchi fatti di spato islandese per trovare l'illusione perfetta, la separazione in due parti viventi di un'assistente: il trucco è già stato sperimentato, ma Zombini non ha mai trovato un modo per ricomporre le due metà ottenute dall'effetto della doppia rifrazione del cristallo miracoloso. Così, mentre i suoi figli si chiedono cosa stia succedendo dei gemelli artificiali sparsi in giro da loro padre, giunge la notizia di un ingaggio del circo Zombini a Venezia, dove c'è l'unica società nota per produrre gli specchi di spato islandese, l'Isola degli Specchi, che il mago spera aver qualche informazione su come ricomporre i simulacri generati dai suoi esperimenti.

Appena prima di imbarcarsi sulla Stupendica, la nave che porterà tutta la famiglia in Italia, Dally e Erlys finalmente si affrontano: Dally scopre di non essere figlia di Merle Rideout ma di un tipo di chicago, ma questo non le sembra una giustificazione sufficiente per il suo abbandono in tenera età da parte della madre. I figli di Zombini, totalmente incoscienti del clima di tensione irrompono nella stanza dove sta avvenendo lo scontro titanico, rimandando il secondo round a quando tutta la famiglia (Dally inclusa) saranno già in mezzo all'oceano.


2.18

Reef e Stray conducono una vita di coppia un po' complicata: spostandosi di città in città, di avventura improbabile (catturare e rivendere un branco di cammelli abbandonati nel deserto del Nevada) in avventura probabile (il figlio di nome Jesse). Una vita nomade che va bene a entrambi, per un po'.

Fino a quando Stray non coglie Reef nelle sue attività notturne: fare esplodere pezzi delle società minerarie qua e là con la dinamite. Il dado è tratto e la scenata inevitabile.

Reef allora decide di dover passare il testimone a Frank e si mette in viaggio per trovare il fratello. Proprio mentre sta passando di nuovo nei suoi natii monti del San Juan, un'esplosione lo sorprende dall'alto, nel mezzo di gennaio, provocando prevedibilmente una slavina. Il suo orecchio di dinamitardo riconosce subito la polvere nera degli ingegneri minerari rispetto alla sua amata fonte di esplosioni, e non ci vuole molto a capire che è stato vittima di un attentato.

Torna da Stray e le racconta l'accaduto, innescando un'altra scenata: Reef vuole andarsene e far perdere le sue tracce, dato che i proprietari delle miniere pensano che sia morto sotto la slavina “accidentale”; Stray vorrebbe andare con lui, ma Reef è determinato nel lasciarla indietro con il piccolo Jesse.

Così Reef prende le sembianze del signorile dandy-boy Thrapston Cheesely III, spostandosi a Denver, dove riesce a entrare nelle grazie di una inglese in gita nel selvaggio west, tale Ruperta Chirpingdon-Groin, vorace erofila. Con lei si sposta, tutto pagato, per gli stati uniti, fino ad arrivare a New Orleans.

Qui finiscono in un locale dei bassifondi dove si esibisce la band di Dope Breedlove and his Merry Coons, jazz delle origini e balli afro. L'inglese è sconvolta dalla sua tolleranza dei negri e lo abbandona al suo destino. Reef fa amicizia con la band che scopre essere composta di neri anarchici, proprio grazie a una conversazione che Dope Breedlove sta avendo in una pausa della band con un bianco a un tavolo.

“”E' il vostro stesso Benjamin Tucker che ha scritto della Land League”, stava dicendo un giovane con accento inconfondibilmente irlandese, “in termini così gloriosi, l'ha definita la cosa più prossima alla perfetta Organizzazione Anarchica”

“Se la frase non fosse una contraddizione in termini”, commentò “Dope” Breedlove.

“Si, ho notato la stessa cosa quando la tua band suona, la più incredibile coerenza sociale, come se condivideste lo stesso cervello.”

“Certo, ma non puoi mica chiamarla organizzazione quella”

“E come la chiami?”

“Jazz”.”

L'irlandese porta il nome di Wolfe Tone O'Rooney, insurrezionalista vagabondo, in tour per raccogliere fondi per la Land League irlandese, che confessa a Reef il suo desiderio di incontrare almeno una volta il famoso dinamitardo Kieselgur Kid. Reef ha un istante di esitazione e coglie nello sguardo dell'irlandese un istante di comprensione.

L'irlandese offre ospitalità a Reef in una specie di ranch/bettola chiamata Deux Espèces: qui Reef conosce lo specialista chimico dei vari diseredati che vivono nel ranch, Flaco, catalano, il quale esplica la sua linea di pensiero:

“Guardiamo al mondo, ai governi, come a una gamma di possibilità, alcuni con più libertà, altri con meno. E possiamo osservare come più repressivo è lo Stato e più la vita nei suoi confini assomiglia alla Morte. Se morire è la liberazione in una condizione di totale non libertà, allora lo Stato tende, al suo limite, verso la Morte. L'unico modo per affrontare seriamente il problema dello Stato è con l'opposto della Morte, anche noto come Chimica”.

Nei giorni e nelle settimane che seguono Flaco, Wolfe e Reef diventano un gruppo inseparabile di discussione anarchica, coinvolgendo nella cosa anche la banda di Dope Breedlove. Il tutto fino a che ognuno non incontra il suo destino: Wolfe finalmente trova il suo passaggio per il Messico, mentre Flaco vuole andare in Europa a fomentare l'insurrezione in tempo di guerra, coinvincendo Reef ad accompagnarlo.

“La notte prima della partenza di Wolfe, quest'ultimo insieme a Reef e Flaco stavano bevendo qualche bottiglia di birra locale, osservando l'arrivo della notte. “Senza peso come il velo di una vedova”, osservò l'irlandese. “E' la maledizione di noi vagabondi, la desolazione che sentiamo nel nostro cuore ogni sera al tramonto, con le lente anse del fiume che si intravedono in lontananza per mezzo minuto, mentre catturano l'ultimo raggio di sole, gravido di tutta la densità e le sorprese della città, delle sue possibilità innumerevoli per noi, di tutte quelle che non ci è permesso vivere... Non vi rendete conto? Siamo solo di passaggio... Siamo già fantasmi.””

 


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