Ten years nerdcore

jet tech — Inviato da nero @ 19:28

 

Brevemente: il decimo hackmeeting è passato. E' stato molto frequentato, vivo, amichevole, con tanti seminari interessanti, tanto da destare i complimenti del fondatore di 2600 e di altri ospiti internazionali. Le giornate di Pisa confermano che il dispositivo hackmeeting funziona e procede, che sulla linea del tempo abbiamo uno strumento che può essere usato per coltivare intelligenze e possibilità. Starà a noi comprendere come risolvere le critiche di cui ho parlato nel precedente post.

Alcuni must: "chi ci pensa ai bambini?"; "il virus hoax"; "pepé"; il mercato del pesce delle magliette; scoprire nightolo interista e seguace di interistiorg; il prossimo merchandising ispirato a Asbesto che ricorda sempre più Totoro; ritrovare gli autistici; il banchetto a rullo continuo; rivedere molti e riscoprirsi legati da alcune cose; i litigi con le idiosincrasie di Zombi J; l'incasso :)

Ora scappo. A la prochaine. 


V'avemo purgato ancora

spalti e madonne — Inviato da nero @ 19:10

Quando leggo la formazione provo quello che hanno provato tutti gli interisti: terrore cieco. "Ecco Mancini si è cacato sotto un'altra volta, speriamo bene". In realtà la grande differenza è che questa volta i giocatori fanno quello che Mancini ha detto, sostanzialmente pressando bene a centrocampo e non facendo scendere in maniera incontrastata i laterali e i centrocampisti della Roma. La mossa funziona e la Roma non riesce a fare i dai e vai che contraddistinguono il suo gioco, mentre l'Inter aspetta come il drago che è la sua mascotte. 

Quando in contropiede Cesar si mangia il gol e Ibra incorna costringendo Giuly a fare l'errore di fermare la palla con la mano. Roma in dieci e rigore. Ibra quasi lo sbaglia (io non glieli farei tirare i rigori), ma siamo uno a zero. La Roma reagisce di orgoglio, ma alla forza fisica si somma quella psicologica e dilaghiamo. Crespo segna un gol da antologia e Cruz mette un sinistro sapidissimo in fondo al sacco. Il gol di Cordoba è la beffa finale, dopo la quale Spalletti porta Totti in panchina issando la bandiera bianca.

L'Inter è una squadra di signori e al contrario dei burini non infierisce segnando i dieci gol che poteva fare, ma smette di giocare negli ultimi 25 minuti. E' tutto vero, la Roma campione d'Italia in pectore dopo due giornate, è stata schiantata da un'Inter  più vicina a quella dell'anno scorso: "scolliniamo settembre", aveva detto Mancini.

Julio Cesar è ormai sicurissimo e salva la partita al primo minuto, facendosi trovare sempre pronto quando serve. Zanetti sta basso per non farsi sorprendere, mentre sale quando è certo di essere coperto; Samuel gioca una partita disumana e Totti non vede un pallone quando c'è l'argentino. Cordoba gioca una partita decente (incredibile) e Maxwell si ritrova, anche se noi lo faremmo giocare a centrocampo :)

A centrocampo Stankovic continua il periodo no, ma è compensato da un Figo e un Cuchu a livelli stellari. Dacourt è l'argine che avrebbe dovuto essere Burdisso a Valencia o in altri casi, mentre Cesar si improvvisa seconda punta per Ibra, che come dice Mughini vale per tre.

Se giochiamo così da qui alla fine del girone d'andata, non c'è storia. A casa tutti :) 


Dieci anni di hackmeeting: una critica politica per incitare a una nuova prospettiva

movimenti tellurici, jet tech — Inviato da nero @ 10:48

 

L'hackmeeting è arrivato al suo decimo anno di vita. Nel 1998 parlavamo di free software, di attitudine hacker, di privacy, di diritti digitali, di accesso e accessibilità, di apertura, di produzione cooperativa dal basso degli strumenti di comunicazione e di informazione. Nel 1998 ancora pochissime persone avevano idea di che cosa fosse un sito o un email, mentre le strutture autorganizzate avevano già fanzine, circuiti telematici, mailing list e un vero e proprio network digitale. L'attitudine hacker, la voglia di mettere le mani in pasta nelle cose e di trasformarle era facilmente mixabile con la voglia di una realtà diversa, l'istinto per l'insurrezione e la rivolta. L'hackmeeting è nato su queste basi, dallo sforzo di tutti gli smanettoni ante litteram che circolavano in Italia di trovarsi e ragionare insieme su tecnologie, politica, cultura digitale.

Facciamo un saltino in avanti: tra il 1998 e il 2007 sono successe molte cose, molti progetti hanno segnato dei passaggi senza ritorno dell'evoluzione delle tecnologie di comunicazione e molti ancora si sono conclusi con una parabola spesso anche molto ripida. Gruppi spontanei di smanettoni politicizzati sono sorti un po' ovunque dando vita agli hacklab e a decine di campagne, di corsi e di seminari, mentre le energie di molte persone si focalizzavano in progetti di infrastrutture alternative e autonome come ecn.org, autistici.org/inventati.org, e soprattutto indymedia. E' stata una stagione di relazioni incredibili in cui per la prima volta dopo anni quello che dicevamo non è rimasto confinato nei nostri ghetti ma ha rotto gli argini, coinvolgendo centinaia di migliaia di persone.

Lentamente i nostri contenuti e i nostri cavalli di battaglia sono permeati nel linguaggio comune, nelle cognizioni ordinarie delle persone che ci circondano: la differenza tra l'essere raggiunti dal e il conquistare il contesto in cui ci si muove sta tutta nella dimensione delle sfumature e della prospettiva. Tutte politiche. Tutti sanno cos'è linux, tutti sanno cos'è il free software e la creative commons, il termine privacy è diventato di uso comune, e addirittura la crittazione non è una parola tabù relegata nei testi sacri degli hacker. E noi? La nostra proposta culturale e politica è cresciuta?

La drammatica risposta è no. Dopo una fase di grande distacco rispetto al mainstream, non siamo stati in grado di aggiornare la nostra agenda di intervento culturale e politico. Siamo rimasti schiacciati dal nostro orizzonte, non siamo riusciti a spostarlo in avanti alla stessa velocità della realtà.

Soprattutto quanto del portato non strettamente tecnologico è riuscito a permeare chi ci circonda? Tutti hanno imparato a usare un sistema UNIX (si fa per dire, ovviamente!), ma quanti al momento necessario saranno disponibili a cospirare con noi? Quanti staccheranno la spina nel momento in cui sarà necessario colpire un sistema che ci vede come virus da sfruttare per produrre le proteine giuste per le proprie cellule ordinate e disciplinate?

La valutazione sul nostro successo sta in queste domande: abbiamo portato anche gente molto giovane a transitare per l'hackmeeting, ma quanto hanno portato a casa del nostro modo di vedere la realtà? Poco.

E' naturale che le persone si inseriscano nel mondo reale, trovando reddito attraverso le competenze che hanno acquisito, ma il punto è quanto sono consapevoli del loro ruolo strategico, della loro forza contrattuale nella definizione della realtà? Quanto insieme al reddito hanno acquisito anche la mentalità del loro datore di lavoro o di etica? I nostri amici esperti di sicurezza informatica, di fronte a un ragazzino che gli sfonda il server, lo copriranno magari facendosi una risata, oppure correranno dalla polizia e dal proprio principale per denunciarlo? Il nostro limite sta tutto nelle risposte a queste domande. Che sono quasi sempre diverse da quello che ci piacerebbe che fossero.

La verità è che dei nostri discorsi è stato recepita solo la porzione compatibile con il mainstream (o che poteva essere resa tale con una attenta operazione di comunicazione/influenza), con il beneplacito di tutta la comunità, che non è stata quasi mai in grado di distinguere dove finiva la manovra tattica nostra e dove iniziava la controffensiva strategica dei nostri avversari culturali.

Ovviamente questa critica è feroce e ingenerosa, e nessuno si stupirà che sia io a farla, con la mia fama di stronzo cosmico: abbiamo fatto tantissimo in questi dieci anni, cose che nessuno si sarebbe aspettato potessimo fare (tanto per dirne una, avere un sito di informazione con più contatti del maggiore quotidiano online :), ma come dice il saggio se si cade da più in alto ci si fa più male. E soprattutto incensarsi non serve a individuare prospettive interessanti, ma solo a compiacersi (cosa che ognuno di noi può fare agilmente nel suo intimo ogni giorno).

A onor del vero ci sono anche una serie di ragioni che prescindevano da noi (almeno in parte) e che hanno contribuito a questi nostri limiti: il contesto politico in cui ci siamo mossi è stato incapace di evolvere e di crescere, confermando la natura conservatrice di gran parte della sinistra extra-istituzionale (e istituzionale). Ci si è fermati sempre a un passo dall'osare il balzo oltre il nostro stesso margine ideologico. E nessuno è stato in grado di passare il testimone a una nuova generazione contemporaneamente anagrafica e politica. Ci sono dei pischelli che ci accompagnano, ma sono figli della nostra stessa generazione politica, e ne scontano sia le sconfitte che le amarezze.

Ricominciamo da zero: l'occasione di una cifra tonda ci offre la possibilità di ripensare dal nulla il tipo di intervento su tecnologie e comunicazione che ci porti a non ripetere gli stessi errori e a non incontrare gli stessi ostacoli. Abbiamo chiuso la sinusoide della nostra fase. Ora ne inizia un'altra, tutta da inventare e in cui sono ancora tutte da decidere le cose importanti e le prospettive. Non ci facciamo sfuggire l'occasione. 


Siamo tornati

spalti e madonne — Inviato da nero @ 01:11

Si inizia a rivedere l'Inter che abbiamo conosciuto lo scorso anno, psicologicamente e fisicamente. Il comparto difensivo ha maggiore equilibrio (forse grazie a un grande Samuel che compensa gli svarioni di Cordoba). Il centrocampo è più stabile grazie a un ritrovato Cambiasso, un Cesar diligente, un Figo in gran rispolvero e un Dacourt che fino al 70esimo ha recuperato milioni di palloni e impostato addirittura. In attacco Ibra è un caso a parte (nel senso a parte dalla realtà) e ne parliamo dopo, mentre Crespo era in serata no, dato che sbaglia tutti i movimenti senza palla e non sembra mai entrare in partita, recupererà!

Il primo tempo è impeccabile anche se fatichiamo a trovare la porta per la troppa staticità delle punte. La Samp gioca un anticalcio fenomenale nel rendere impossibile parlare di football. Nel secondo tempo partiamo un po' più tranquilli ma con la certezza di chi non può che vincere la partita. I doriani arrivano a tirare in porta la prima volta in tutta la partita a dieci minuti dalla fine su calcio d'angolo.

Ibrahimovic vive un momento di grazia assoluta, all'insegna del "la tocco piano" appena intravede la porta ci spara dei missili terra aria che non sono definibili altrimenti. Sei gol in cinque partita (quanti ne aveva fatti in tutta la sua seconda stagione da gobbo), e classe da vendere. Momento della foca: un doriano gli tira un pestone nel fianco e lui per ripicca recupera il pallo e lo deride per cinque minuti. Ho temuto che gli spaccassero la gamba. Momento dello slavo: si prende un giallo gratis. Il giorno che imparerà che dopo l'irrisione dell'avversario, lo si salta si va in porta e si segna, sarà la fine di ogni competizione. Quando esce dal campo standing ovation.

Nota veramente positiva: Tagliavento dall'inizio della partita sceglie l'arbitraggio all'inglese, lasciando correre il gioco e la sua fisicità. Ci piace e mantiene questa attitudine per tutta la partita che scorre via liscia. Una volta tanto non abbiamo di che lamentarci (anche le due punizioni a due in area che avrebbe dovuto fischiare sono una per parte e non fanno danno).  


Affinità e divergenze...

movimenti tellurici — Inviato da nero @ 11:51

Molti racconteranno un'altra versione del primo incontro in un ciclo che vedrà la banda di cw affrontare sempre più impervi (in quanto surrettiziamente vicini) nemici, ma quella che leggete nel post del compagno rozzoblu è come l'abbiamo vissuta noi, anche se ha dimenticato il lancio di volantini per l'abolizione della schiavitù del lavoro e l'inno all'internazionale cantato da tutto il quartiere isola in sedici lingue diverse.

A breve arriveranno anche valutazioni più opportune, ma vogliamo lasciarvi il dubbio su dove sia la verità e dove il sogno :) 

Intanto potete trovare l'audio completo qui: intelligence precaria 


Mangiatevi sta mmerda!

movimenti tellurici, kitchen — Inviato da nero @ 13:50

Ieri a Milano si inaugurava la mostra di Vivienne Westwood guru della moda con il vizietto di scopiazzare le sue idee dove nascono, ovvero dalle parti dei movimenti controculturali (per dirla con un eufemismo). Il creattivismo di Serpica Naro e delle sue militanti ha colpito ancora presentandosi all'inaugurazione e riuscendo a intortare senza colpo ferire l'orgoglio di Westwood, Sgarbi e soci. Devo dire che il buon Vittorio recupera sempre più punti, e pensare che l'ho sempre detestato. Gustatevi il report di blanquita e il video montato da espanz: imperdibile


Giovedì 27 settembre, Blackswift a Brescia

pagine e parole — Inviato da nero @ 11:22

 

Giovedì 27 settembre Blackswift presenzia a Brescia, ore 20.00 presso il caffé letterario di vicolo Beccaria 10. Si parlerà di Monocromatica, ma anche dei più recenti Novecento e Uno, dei mostri delle quattro stagioni (in arrivo novità) e della necessità di ricostruire un'opzione culturale diversa da quella dominante. Ci vediamo lì! 


Quasi suicidio a Livorno

spalti e madonne — Inviato da nero @ 19:14

 

C'è chi la vede male - "abbiamo perso due punti utili e ci siamo fatti fottere due punti che meritavamo", "trefoloni non dovrebbe arbitrare mai più nella sua vita", "sembriamo uan fotocopia a due colori della squadra dell'anno scorso" - e chi la vede bene - "abbiamo dimostrato che solo noi possiamo perdere il campionato", "stiamo recuperando anche Adriano": io personalmente sono incazzato come un caimano. Al Picchi di Livorno l'Inter meritava di vincere 3-1 già nel primo tempo, e solo un connubio di sfiga (non ho mai visto un'azione dell'Inter con cinque tiri consecutivi nello specchio della porta respinti sulla linea, una volta anche di mano), Trefoloni (oltre al rigore dato al Livorno ce n'era un altro, ma ce n'erano tre per noi; inoltre Galante poteva essere fuori per somma di ammonizioni già nel primo tempo, e pure Pavan è stato graziato non si capisce bene perché), Mancini (Jimenez dentro al posto di Maxwell ha sbalestrato completametne l'equilibrio di gioco e solo dopo l'entrata in campo dell'inguardabile cileno abbiamo sofferto veramente per qualche minuto), e imbecillità dei nostri giocatori (Cordoba dovrebbe essere messo fuori rosa per gli errori che ci sono costati i due pareggi di questo inizio campionato, Maicon dovrebbe essere pesantemente multato perché il suo gesto idiota ci priverà del suo apporto fondamentale con la Roma, come l'anno scorso al derby, Jimenez dovrebbe essere mandato in campo solo quando avrà capito che lui non è un fuoriclasse ma un buon panchinaro) ci ha tolto quello che ci meritavamo.

Julio Cesar è sicuro come ormai ci ha abituato, anche se onestamente il Livorno tira in porta due volte nel primo tempo (di cui una nel minuto extra concesso da Trefoloni senza motivo) e due nel secondo tempo (una incornata su cui Julio fa un miracolo e un tiro da fuori che avrebbe comunque preso il palo esterno). Dietro Maicon spacca sulla fascia come nei suoi momenti migliori, Burdisso si affanna a rimediare le stronzate di un Cordoba sempre più imbarazzante e tenuto in rosa solo per l'imposizione dall'alto del patron, mentre Maxwell sembra ancora non avere più di mezza partita nelle gambe. In un centrocampo in linea si sente di brutto l'assenza di un uomo che imposti il gioco dopo l'interdizione (una volta era il miglior Cambiasso, che comunque è in crescita, o Vieira, che continua a fare il cazzo che vuole nei confronti della società che lo strapaga, o Veron, ceduto con mai abbastanza rimpianto): Cesar si rivela per ora il miglior e più economico acquisto, Stankovic conferma che senza un uomo con le palle di fianco non riesce a essere determinante, Zanetti ci mette sempre quantità ed è quello che può fare, Jimenez dimostra di essere un acquisto inutile per l'Inter e per il suo gioco, Figo paga pegno per le sue intemperanze da super star della minchia e viene lasciato in panca quando ci avrebbe fatto molto comodo. 

La vera nota lieta è l'attacco: Ibra è sempre più continuo, Adriano incredibilmente si sta riprendendo (e questo dimostra che dovremo dare uno dei cinque milioni di euro annui del brasiliano alla madre per tenerlo al guinzaglio) e meritava almeno un gol oggi, Cruz è ancora lontano dalla sua forma dell'anno scorso (che gli abbia fatto male il rinnovo di contratto). Il terzo gol di Ibra era irregolare, ma in una partita in cui le decisioni arbitrali sono state sostanzialmente a caso, potevano anche lasciarglielo e nessuno avrebbe potuto lamentarsi. 

Dal punto di vista tattico il 4-4-2 ha pagato e dopo aver preso un gol per colpa di un Cordoba da calcinculo abbiamo dominato tutto il primo tempo. Dopo 15 minuti Mancini fa una delle sue mosse inspiegabili: Maxwell è stanco e necessita un cambio dietro, ma perché mettere Jimenez e portare la squadra sul rombo che in questo periodo non ci sta facendo giocare per un cazzo? Capisco che Figo debba scontare la sua pena, e Solari dopo Istanbul  pure, ma forse pensare di mettere Dacourt e spostare Zanetti a sinistra era un'idea migliore e che non avrebbe sconvolto il gioco che stava dando risultati. Se poi pensiamo che Jimenez ha causato il rigore per il Livorno si capisce come si sia rivelata la mossa sbagliata della giornata. Il cambio Cruz-Adriano ci può stare ma l'argentino avrebbe dovuto servire per fare salire di più la squadra, mentre non è riuscito a farsi vedere neanche sui calci piazzati, forse un goleador d'istinto come Crespo una ventina di minuti li reggeva meglio e ci metteva la zampata. 

Alla fine sono incazzato e non riesco neanche a trovare un singolo colpevole con cui sfogarmi. Mi tocca pure ringraziare la gran partita della Juve che non solo evita la minifuga dei burini boriosi romanisti, ma che dimostra loro che non sono invincibili, cosa peraltro che sapevamo tutti, tranno dalle partidi Trigoria. Rallegrarmi per un risultato dei gobbi è forse la cosa più irritante. Se poi penso che gli diamo il vantaggio di giocare senza Maicon mi verrebbe voglia di andare a tirare due pietre sotto casa del difensore brasiliano più forte del mondo.

 


Cous cous di pesce e verdure

kitchen — Inviato da nero @ 20:21

Ingredienti:

  • due melanzane lunghe
  • un peperone giallo
  • 6-8 pomodori freschi o 10-12 pomodorini
  • una cipolla
  • due carote
  • olio
  • sale
  • prezzemolo
  • due filetti di pesce (a scelta, in questo caso persico dorato o pesce d'acqua dolce)
  • cous-cous
  • un filo di burro
  • pan grattato
  • pepe bianco e nero
  • vino bianco
  • pinoli

Preparazione delle verdure

Tagliare in pezzi molto piccoli metà cipolla  e metterla a soffriggere in una padella con un po' d'olio. Tagliare in pezzi medio-piccoli le melanzane, i peperoni (avendo cura di eliminarne la parte centrale con i semi), i pomodori e le carote. Aggiungere le carote al soffritto e lasciar cuocere due-cinque minuti a fuoco medio. Aggiungere il resto delle verdure, sale e pepe e lasciare cuocere a fuoco basso per 40-50 minuti.

Preparazione del pesce

Preparare un soffritto di cipolla e olio in una padella dal bordo alto. Aggiungere il filetto di pesce lavato e tagliato in pezzi di grandezza media (5x5 cm al minimo). Aggiungere pepe bianco e sale (poco sale) da entrambi i lati del pesce. Lasciare sfrigolare il pesce per 5 minuti a fuoco medio-basso. Aggiungere mezzo bicchiere di vino bianco e lasciare cuocere il tutto per 20 minuti a fuoco basso avendo cura di girare il tutto ogni tanto. Se non avete pronto il cous cous spegnete e attendete l'ultimo momento per effettuare l'ultima fase della preparazione del pesce.

Preparare un  impasto fatto con pinoli battuti, pan grattato, prezzemolo, sale (compensate la salatura del pesce) e pepe bianco. Quando il pesce è quasi pronto (o un paio di minuti dopo averlo messo a riscaldare) aggiungete l'impasto a pioggia sulla padella e lasciate cuocere a fuoco medio-basso per altri 5-10 minuti (a seconda di come vi piace). Il pesce è pronto

Preparazione del cous cous

Mettete a bollire circa 300 ml di acqua, sale grosso e tre-quattro cucchiai d'olio. A ebollizione spegnere il fuoco e mettere dentro 300g di cous cous, girando il tutto per circa 3-4 minuti. Riaccedere il fornello e rimettere la pentola sul fuoco, aggiungere una noce di burro e con una forchetta far saltare il cous cous gonfiandolo per circa 7-8 minuti. 

Servite un po' di cous cous, con un po' di pesce in umido e un po' di verdure.

Tnx to alissa & mater


Crostata alla marmellata di more

kitchen — Inviato da nero @ 20:00

 

Ingredienti:

  • 300 g di farina 00 (setacciata se volete, ma non è obbligatorio)
  • 150 g di burro (a temperatura ambiente)
  • mezza bustina di lievito vanigliato (più per alleggerire la pasta che altro)
  • una scorza di limone grattuggiata
  • 150 g di zucchero (circa 6 cucchiai)
  • un tuorlo d'uovo (anche due, dipende dai gusti)
  • un pizzico di sale
  • un po' di pan grattato
  • un vasetto di marmellata fresca

Preparazione

Da un lato preparate la camicia per la tortiera passandola con il burro e poi spargendovi un velo di pan grattato. In alternativa potete usare la carta da forno, ma è molto meno elite! :)

Per la pasta frolla preparate la fontana con la farina e poi metteci al centro burro, uovo, zucchero, sale, lievito, scorza di limone. Impastate subito il burro e gli altri ingredienti con un po' di farina, aggiungendovi la restante mano a mano. La pasta frolla deve avere una consistenza morbida ma fragile (non la impastate troppo). Tenetene metà circa da parte e con la restante fate il letto della crostata sul fondo della tortiera. Con la metà che avete tenuto da parte formate delle strisce di pasta frolla con cui potete formare il bordo della crostata. Deponete la marmellata in maniera uniforme sul letto di pasta frolla, e con l'ultima parte di impasto fate delle striscioline e disponetele sopra la marmellata a formare un reticolo regolare. 

Infornate a 190° (a metà tra fuoco alto e fuoco medio per chi è sfigato come me e non ha il forno con i led o anche solo le tacche termometrizzate) per circa 20-25 minuti. Alle volte anche di più ma tenete d'occhio il tutto che rischiate che si bruci la vostra splendida crostata.

Tnx to blanca, domenica, anna, my sister (per la marmellata di more fatta in casa)


Tanto per dare da parlare ai mediaservi...

spalti e madonne — Inviato da nero @ 22:40

 

Cominciamo dalle cose fondamentali: dovevamo perdere almeno due a zero; cantalejo non è un arbitro, ma un coglione.

Veniamo al dettaglio: con l'alibi della difesa in superemergenza, tutti si aspettano la tragedia dall'esordiente Rivas, ma non sarà così. La verità è che l'Inter non c'è ancora e non si capisce perché. Julio Cesar dovremmo farlo santo dato che ha parato qualsiasi cosa. A sinistra la fascia Maxwell-Solari è inguardabile, e quando loro scendono sono sempre dolori. Tra l'altro vorrei capire come cazzo è possibile che Maxwell che non ha fatto la Coppa America sia conciato come una pezza da piedi: altro malato brasiliano? Rivas e Samuel dietro hanno fatto il possibile, anche se Rivas non dovrebbe mai fare neanche un passaggio, dato che ha due pezzi di piombo non lavorato al posto dei piedi. A destra Zanetti contiene senza sbavare. A centrocampo Cambiasso e Dacourt girano a vuoto, e Stankovic che dovrebbe fare da volano tra metà campo e attacco non si è neanhe vito scendere in campo. Davanti Ibra fa i giochini senza pungere, e Suazo non ha fatto un movimento giusto, peggio di Adriano. Una tragedia. Quando entra Figo non fa la differenza, mentre Crespo quasi fa il miracolo di un pareggio, Jimenez lasciamo perdere.

Problemi? La condizione di stanchezza generalizzata e l'assenza mentale della squadra; il numero assurdo di palloni persi in ogni parte del campo; ignoranza tattica diffusa; zero grinta; giocatori di una incostanza che a confronto un maniaco depressivo è una persona equilibrata a cui affidare una centrale nucleare.

Unica consolazione: io metterei la firma per sucarmi le polemiche di queste partite come l'anno scorso, chiudere il girone qualificato e il girone di andata del campionato a +12 dalla seconda. magari, ma prima vediamo di farlo, e poi potrò sbausciare. Per ora mi incazzo, non tanto per il risultato, quanto per l'assenza di gioco. Così tutti i falchetti staranno lì a scassarci le palle. Ragazzi, SVEGLIA!

 


Repost: la sinistra e l'ordine pubblico

oscuro scrutare — Inviato da nero @ 14:42

 

In questi giorni con poco tempo e poca testa per scrivere e leggere, non mi pare una cattiva idea riportare all'attenzione degli sventurati che leggiucchiano questo blog un brano dei De Caro tratto da un libro molto  interessante edito da Odradek. Il pezzo è di qualche anno fa ma il tempo gli ha solo portato conferme. 

La Sventurata Rispose. La sinistra e l'ordine pubblico : parte 1 , parte 2, parte 3, parte 4, parte 5 e parte 6 


Venezia a Milano, otto: il vero leone d'oro

cinema — Inviato da nero @ 13:24

 

Dopo un giorno di riposo a mente fresca mi affaccio all'Anteo per vedere l'unico vero capolavoro di questo festival: La Graine et le Mulet. Il film di  Abdel Kechiche è una storia di quotidiana fatica e orgoglio, una storia senza eroi e senza retorica sull'ipocrisia delle nostre società, sulla vita e sul lavoro, che insegna il senso della parola dignità. Due ore e mezza che non pesano e che ci guidano con sicurezza attraverso la vita che potrebbe essere anche la nostra e che ci fanno riscoprire un sentimento che dovremmo ricordarci più spesso: l'odio di classe. Questo festival ha premiato i kolossal cinesi e hollywoodiani (che piacciono anche a me, ci mancherebbe), ma dopo aver visto questo film la sensazione è che il premio sia stato assegnato più per compiacere alcune industrie cinematografiche che fanno girare l'economia, una nascente e una morente come quella cinese e quella americana, che non per il vero valore del film. Per ora l'unico film americano che meriterebbe un premio a un festival di cinema e non al botteghino è quello di Todd Haynes. Intanto il nostro personale Leone D'Oro lo avremmo dato a questo regista tunisino di grande talento. Voto: 9.

L'ultimo film della rassegna a onorare le mie pupille è Atonement, altro filmone da botteghino di una qualità decisamente superiore agli altri prodotti di hollywood di questa edizione del festival di Venezia. Il film è una storia vera e potrà essere per sempre citato nei corsi di scrittura e sceneggiatura come "il film dove vi spiegano il perché dei lieti fini". Ben diretto e ben sceneggiato, il suo punto di forza è sicuramente la musica e la coreografia. Gli attori servivano belli e relativamente espressivi, anche perché chiedere a Keira Knightley più di una espressione è un'impresa improba. Molto brave tutte le Briony Tallis. Voto: 7.


Cresciamo

spalti e madonne — Inviato da nero @ 18:17

Partita concreta, con un Inter in crescita che guarda per la formazione verso la trasferta di Istanbul mercoledì. I nerazzurri mi sembrano al 70 per cento, con un primo tempo al 100 per 100 e un secondo tempo un po' di contenimento. Dietro Cordoba fa una buona partita con una solita amnesia, Burdisso come centrale si dimostra affidabile, Maicon e Maxwell spingono adeguatamente. A centrocampo Dacourt tanta quantità ma troppo poca qualità, sbaglia tutti gli appoggi ma recupera milioni di palloni; Cambiasso è ancora opaco, mentre Cesar da un lato e Figo dietro le punto incantano. Nel secondo tempo tutti e quattro sono spompi e avrebbero bisogno di ossigeno, e le vaccate di Cesar in tutto quello che va oltre lo stop vengono compensate da un gran gol. Davanti Adriano sembra sulla via della redenzione anche grazie alla scelta di Mancini di arretrarlo: certo se imparasse a fare un movimento diverso dello stop con allargamento della palla sul sinistro eviterebbe di essere prevedibile, tantopiù se lo fa con la velocità di un bradipo perplesso. In ogni caso si muove bene e all'ultimo minuto penso abbia fratturato entrambi i polsi di Bizzarri con un missile terra aria da un metro e mezzo. Crespo è tornato e si vede: è sempre lì e quando serve la mette. Ibra entra per fare la foca e far respirare la squadra e Stankovic per dare un po' di organizzazione a centrocampo: ci riescono perfettamente ed è la tranquillità che apportano a darci il due a zero. Ibra all'85esimo cade male e rimane a terra, mentre su San Siro cala un silenzio di tomba: tutti i tifosi perdono almeno cinque anni di vita insultandolo con uno sbuffo liberatorio quando si rialza ghignando: bastardo! La squadra è molto concreta e in crescita, con l'obiettivo di fare il massimo prima della pausa per le partite delle nazionali e poi non fermarsi più. 

Tip of the day: "mettete un cuba in mezzo all'area così Adriano non sparisce sulla fascia ma punta l'uomo". 


Venezia a Milano, sei: ipocrisie e verità

cinema — Inviato da nero @ 19:49

 

In the Valley of Elah è stato presentato dalla critica come la migliore autocritica statunitense sull'Iraq: se questa è la migliore mi chiedo come sia la peggiore. Il film è un thriller condito da un po' di guerra e un po' di politica patriottica. Niente del modello americano viene messo in discussione e ogni cosa che ne mostra una crepa non viene indagata ma semplicemente annotata. Il top dell'autocritica è appendere la bandiera a stelle e strisce al contrario. Ci chiediamo se il regista crede davvero che tutto il male della guerra in Iraq sia che i poveri soldatini arruolatisi sono costretti a investire un bambino perdendo la ragione. La guerra è una cosa seria, troppo seria per prendersi in giro. Poi per carità a Hollywood i film li fanno bene. Voto: 5,5.

Viceversa il taiwanese La Maggior Distanza Possibile (titolo ispirato a un poema classico cinese che ne costituisce anche la sigla finale) è un buon film: indagine attraverso i suoni e i paesaggi dei sentimenti e del loro ruolo nella vita. La poesia delle emozioni ti guida verso il luogo più lontano che si rivela essere un passaggio per ciò che ti è più caro, mentre l'approccio razionale (rappresentato dal parodistico personaggio dello psicologo) naufraga miseramente. Ho sorriso al comparire su un piccolo schermo televisivo delle immagini di Wong Kar-Wai, un omaggio a un regista che l'autore di questo film considera evidentemente la sua principale fonte d'ispirazione. Voto: 7.


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