Campioni solo in televisione, il campo è nerazzurro

spalti e madonne — Inviato da nero @ 19:33

Campioni d'inverno, record di punti, rossoneri a -25: quando spegni la tv, il milan non c'è più. In campo c'è solo una squadra, ma i milanisti sono noti per avere più culo che anima, infatti nel primo tempo un tiro su punzione, un gol. Cazzo. Per il resto c'è solo Inter, anche se in chiara tradizione interista smettiamo di giocare quando esce Jimenez, godendoci i soliti dieci minuti di terrore. Il pareggio sarebbe stata una ingiustizia cosmica, anzi Mondiale.

Dietro Maicon non può più essere definito, Cordoba potrebbe regalare di più a Inzaghi, Samuel non fa vedere il pallone a Kakà, e l'unica volta che il brasiliano lo vede quasi ci infilano, e il rigore non sarebbe stato così inventato. Pochi minuti dopo in compenso Kaladze gioca a pallavolo in area ma anche lì Morganti si tiene il fischietto in tasca. Maxwell a sinistra continua a non convincermi e non si capisce perché non ci poniamo il problema di avere un vero terzino dal punto di vista della fase difensiva.

A centrocampo siamo rovinati, ma Cuchu è immenso e si  intende perfettamente sia con il capitano che con Chivu. Jimenez dietro le punte spinge, tiene palla e serve. Unica pecca: egoismo su un contropiede che lascia senza palla Ibra smarcato e serve invece Cruz chiuso dai difensori rossoneri. Davanti Ibra dimostra di non essere in grado di fare la differenza nelle gare decisive, mentre Cruz non manca un colpo e mette dentro un gol incredibile.

Morganti arbitra di fede rossonera, ma non troppo (almeno non quanto mi aspettassi). Se noi avessimo fatto i falli dei milanisti avremmo finito in nove. Entrambe le squadre lamentano un rigore non fischiato. Noi lamentiamo parecchi falli in attacco decisamente inventati. In ogni caso la nostra superiorità è talmente palese da farci andare alle feste di natale e capodanno con un sorriso a 32 denti.  


La partita non l'ho vista ma mi fido!

spalti e madonne — Inviato da nero @ 00:20

Vagare per Milano al freddo per un'ora per trovare un locale che abbia preso la scheda La7 Più e scoprire che la Pay TV nello sport è una merda. Lo sapevo già, ma stasera ho avuto la conferma. E sapere che l'origine di questo male coincide con il presidente del Milan è solo motivo di gioia e rinnovo dell'astio. La partita quindi non l'ho vista, ma Valdanito è tornato al gol, Balottelli ne ha segnati due e uno annullato perché segnato alla Messi/Maradona (confermando così le indiscrezioni di Moratti che considererebbe Supermario la nostra alternativa a Pato con un risparmio netto di 40 milioni di euro) e abbiamo vinto 4-1 con addirittura una rete di Liz Solari. Dovrei odiare ancora di più la Pay TV ma mi accontento di sfogarmi sul blog. Per ora. 


D'altronde poi ormai l'antifascismo non è un valore fondante del nostro Paese

movimenti tellurici — Inviato da nero @ 16:41

 

Su repubblica.it leggo con tripudio - sono ironico - la notizia che la Corte di Cassazione ha rigettato l'uso dell'attenuante per le finalità di alto valore sociale e morale nel caso di una motivazione antifascista per un atto di violenza. Con questo tipo di passaggi si sancisce molto chiaramente - come nella sentenza in esame - che l'antifascismo non è più un valore fondante del nostro Paese e della nostra società, ma che è solo una opinione politica, valida come un'altra, per esempio quella fascista. Forse dopo sessantanni la storia italiana ha chiuso un altro ciclo ed è pronta ad altri anni di barbarie. Chiunque non si sdegni, li merita e ne merita anche le conseguenze. Perché si sappia, nel caso, a me potrete trovarmi in montagna.

PS: per chi non lo sapesse si fa riferimento a un fatto accaduto qualche anno fa a Milano. Il 25 aprile, Festa della Liberazione, alcuni militanti di Forza Nuova decisero di presentarsi in piazzale Loreto per deporre una corona di fiori in memoria del Duce martire. Alcuni attivisti di centri sociali e associazioni antifasciste si presentarono all'appuntamento e impedirono ai pelati di insultare la memoria storica della città, eccedendo con le cattive (il portatore della corona mi pare che finì con un braccio rotto). Le persone accusate delle lesioni a distanza di un annetto dall'episodio  vennero arrestate e tenute in carcere in via cautelare, grazie al tipico uso per nulla repressivo fatto delle misure cautelari preventive in Italia.

CASSAZIONE: NO ATTENUANTI PER AGGRESSIONE ANTIFASCISTA

Non ha diritto alle attenuanti chi viene condannato per un'aggressione ai danni di nostalgici dell'eta' mussoliniana. E' quanto emerge da una sentenza della Cassazione con la quale e' stata confermata la condanna inflitta dalla Corte d'appello di Milano ad un 52enne accusato di concorso in lesioni aggravate e porto abusivo di arma impropria, con riferimento ad un episodio avvenuto a piazzale Loreto, quando un gruppo di 5 persone che voleva deporre un mazzo di fiori in omaggio a Benito Mussolini era stato fermato da manifestanti di opposta fede politica. L'imputato si era rivolto alla Suprema Corte invocando, tra le altre cose, l'applicazione dell'attenuante in relazione al "ripudio del fascismo che informa la costituzione repubblicana", nonche' per il "carattere provocatorio" dell'iniziativa assunta dal gruppo di piazzale Loreto. Per i giudici della quinta sezione penale, pero', il ricorso e' "privo di fondamento": l'attenuante dei motivi di particolare valore morale e sociale (art.62, comma 1, c.p.) "puo' trovare applicazione - si legge nella sentenza n.46306 - soltanto quando la spinta a commettere il fatto valutato come illecito dall'ordinamento abbia tratto origine da valori comunemente avvertiti dalla coscienza collettiva: il che rimane escluso - spiegano gli 'ermellini' - ove i motivi abbiano carattere politico e, quindi, per loro stessa natura, non siano universalmente condivisi". Nello stesso modo, "non e' fondatamente invocabile - aggiungono i giudici di 'Palazzaccio' - l'attenuante della provocazione, in considerazione del fatto che la condotta denunciata come 'fatto ingiusto' non e' descritta come direttamente offensiva nei confronti dell'imputato o di persone a lui legate da particolari rapporti, bensi' di un sentimento diffuso, che si assume legato all'antifascismo immanente all'attuale assetto costituzionale e sociale e che per cio' stesso - conclude la Cassazione - e' prospettato come facente capo a un genere del tutto indeterminato di persone".

 


Genova non è finita... e tre

movimenti tellurici, oscuro scrutare — Inviato da nero @ 16:26

 

L'articolo che è uscito oggi su nazione indiana era stato scritto nella settimana precedente la sentenza. Ovviamente ringrazio Gianni Biondillo e Nazione Indiana per lo spazio che offre a quello che accade nei processi genovesi e comprendo perfettamente la scarsità di tempo che a volte stravolge i tempi di pubblicazione. Il pezzo rimane valido, anche se l'epilogo lo conosciamo già, ma la necessità di prendere posizione e di scegliere nella vita, rimane un principio fondamentale a cui ci hanno abituato troppo spesso a sottrarci, diffondendo una cultura e una società della pavidità che mi fa sinceramente vomitare.

Genova non è finita - 3

Seguire i processi che riguardano i fatti del G8 di Genova del 2001 è un buon viatico per non dimenticare mai quanto ordinaria sia l’ingiustizia e quanto quotidiana sia la necessità di prendere posizione e di agire sui piccoli istanti che ogni giorno mettono su un piatto della bilancia la tua dignità e sull’altro l’opportunità. Ogni giorno a Genova capita che tu ti renda conto di quanto falsi siano i giornali, e prima ancora i giornalisti, di quanto repellente sia la logica teatrale e superficiale che gli attori di un tribunale interpretano nella loro vita - con alcune pregevoli e ammirevoli eccezioni - o di come la realtà venga distorta durante l’esercizio della cosiddetta giustizia.
So che i miei precedenti interventi su Nazione Indiana hanno cercato di essere meno estremisti e più democratici - come si ama dire oggi - ma esistono dei momenti, io penso, in cui una persona deve scegliere da che parte stare, perché è evidente a tutti che le cose non sono tutte equivalenti, che, come dice anche il Papa, il relativismo è un male incurabile della modernità, e un valore spesso abusato per giustificare ciò che non si ha il coraggio di indicare come sbagliato.

Non fraintendetemi: non è solo frustrazione e fastidio, esistono anche dei momenti di obiettivo tripudio. Quando dopo immani sforzi di mediazione e dopo aver ingoiato giganteschi rospi pur di garantire una partecipazione di massa di 80.000 persone che arrivano con ogni mezzo a Genova per dimostrarti che non l’hanno dimenticata, e che non hanno intenzione di dimenticarsi che poche persone - 25 per la precisione, ma presto sapremo esattamente quanti - sono nelle mire della magistratura come capro espiatorio da offrire alla storia per spiegare Genova, non puoi che gioire.
Non puoi che sorridere e guardare il fiume di persone scendere di nuovo nelle strade di Genova, e lasciarti confondere da quell’inebriante oppioide che è la speranza. Per un attimo pensi che anche i magistrati hanno occhi e cervello e cuore, addirittura lasci sorgere in te il dubbio che il buon senso per una volta abbia la meglio sulla ragione di stato e sulle necessità del potere e della Storia che lo rappresenta. Ti basta tornare in aula due giorni dopo per scoprire che non è così. Ti bastano le facce contratte in una smorfia di disgusto dei pm che chiedono 225 anni di carcere per 25 persone, o il viso rilassato a arrogante di chi difende macellai e aguzzini, ti bastano i dialoghi tra i primi e i secondi che senti di sfuggita fuori dalle aule di tribunale. Ti basta vedere due avvocati che si scannano insultandosi come fossero i peggiori nemici e poi si fumano una sigaretta insieme. Ti basta ascoltare un avvocato che difende un tuo fratello dare del delinquente a un altro tuo fratello, con la famosa logica che racconta che vendersi il proprio vicino di casa è un buon modo per allontanare la propria fine quanto basta per non farsi scrupoli di coscienza.
Perché forse voi non siete abituati a stare in tribunale e allora forse non vi rendete conto di quello che significa: ognuno in un’aula interpreta un ruolo, definito e definibile, che ha i suoi margini anche di eccesso, non solo di moderazione: come se quello che viene deciso da un tribunale non abbia in palio la vita di una o più persone, come se la storia non fosse piena di decisioni e assoluzioni e condanne che fanno ribollire il sangue. L’unico antidoto a tutto questo è quello che ha chi come me, con estremo cinismo o forse con medio realismo, non crede nella giustizia, non crede nei teatrini, e crede che a pochi di quelli che sono protagonisti in quelle aule freghi nulla del senso di quello che fanno.

Ma a voi forse interessa poco questo mio sfogo, anche se, a ben guardare un poco capire come funzionano alcuni dei luoghi determinanti per l’esercizio e il mantenimento del potere, non dovrebbe esservi completamente indifferente, se siete persone intelligenti. E se non siete persone intelligenti mi sono sbagliato e passate pure al prossimo articolo :)
Un breve aggiornamento sui processi è fondamentale. E’ giusto che voi sappiate due o tre cose: settimana prossima il processo più importante per Genova e per noi giungerà al termine. 25 persone verranno condannate o assolte dal reato di devastazione e saccheggio, un reato desueto e ripescato dalle cantine del diritto dai pm Canepa e Canciani per giustificare una richiesta di pena spropositata - 225 anni - e un’operazione terroristica contro la fondamentale libertà di manifestare il proprio pensiero e il proprio dissenso. I giudici Devoto, Gatti e Realini dovranno decidere se pavidamente accettare le scelte dei pm in cerca di visibilità e di libri di storia, o se, coraggiosamente, rispettare non tanto le mie posizioni estremiste, quanto la Costituzione e il buon senso. Basterebbe quello.
Nel frattempo l’unico poliziotto condannato per lesioni nei processi genovesi, l’ispettore della DIGOS di Milano Giuseppe De Rosa, è stato assolto al processo di appello. Era stato condannato a 20 mesi di reclusione per aver partecipato all’arresto illegale e al pestaggio di alcuni ragazzi sabato pomeriggio, tra i quali il minorenne con lo zigomo fuori dalla testa e la maglietta rossa che tutti dovremmo ricordare. La corte di appello lo ha assolto perché la sua identificazione non è certa, perché non basta il riconoscimento che un suo coimputato ha fatto per essere sicuri che quello che manganella nella foto sia proprio De Rosa. Provate a pensare se c’eravate voi al posto suo, quanto ci voleva per condannarvi, e avrete presto fatto i conti con l’emergenza democratica che il nostro sistema sta vivendo giorno dopo giorno.

Nonostante la moralis interruptus dei pm del processo contro i manifestanti, che si augurano che gli eccessi delle forze dell’ordine siano portati a processo e puniti, ma in sei anni si sono guardati bene dal fare alcunché, i processi contro i tutori dell’ordine per le torture di Bolzaneto e i massacri della Diaz vanno avanti, tra mille insidie, piccole scorrettezze e operazioni mediatiche. Seguire i giornali sul processo Diaz, per esempio, rende facile capire come sia tutta una questione di immagine, e che della salute delle 93 persone arrestate - di cui 61 ferite - non interessa a nessuno. Così alle indagini del pm per falsa testimonianza contro ex capo della polizia De Gennaro, ex questore di Genova Colucci e ex capo della DIGOS di Genova Mortola, corrispondono le operazioni speciose degli avvocati delle difese, con telefonate già ampiamente note di vicini di casa terrorizzati dai black bloc che mangiano un panino nella piazza poco sopra la Diaz passati alle radio come dispettuccio da bambino dell’asilo.
Ci vorrà ancora più di un anno per sapere come finiranno anche questi processi, nonostante un anno sia il margine ragionevole per vedere anni e anni di udienze svanire nel nulla con la scusa della prescrizione. E a quel punto, quale sarà la verità se un tribunale non ce la sancirà? Saremo costretti tutti, anche i paladini delle istituzioni a riscoprire il senso delle parole storia sociale e organizzazione dal basso? Speriamo di sì.

à la prochaine.


Una giornata di grande sportività

spalti e madonne — Inviato da nero @ 02:37

 

In una giornata di grande sportività, durante la quale a una squadra che doveva giocare in serie B è stato concesso digiocare e vincere la Champions League e il Mondiale per Club, grazie alla compiacenza di un sistema calcio duopolistico che ancora muove le sue fila (come dimostrano le intercettazioni targate 2007 dell'inchiesta di Narducci e Beatrice che addirittura tirano in mezzo le stesse corti giudicanti sportive, anche se nessuno approfondisce l'argomento), l'Inter con grande fair play illude il Cagliari di poter strappare dei punti alla capolista dal suo ultimo posto in classifica. Giochiamo 10 minuti in tutta la partita e facciamo i due gol necessari. Fine delle trasmissioni. Sempre all'insegna del fair play il Torino evita di vincere 4-0 con una Roma inguardabile e di relegare la Juve a un prestigioso secondo posto a parimerito a -8 dalla vetta. Imbarazzante.

Mancini riprova il tridente, come se anche i muri non avessero capito che in partite chiuse come quelle di campionato non funzioni, se non c'è un grande regista dietro - che all'Inter non c'è. Insiste fino a che non sblocchiamo il risultato, cosa scontata con l'ultima in classifica, e poi passa finalmente al 4-4-2. Misteri degli esperimenti del mancio.

Andando alle individualità: Julio Cesar non sa più come è fatto il pallone; Maicon si è innamorato troppo del pallone da quando gli dicono che è bravissimo; Cordoba è inguardabile come al solito, Samuel inpenetrabile come sempre; Maxwell ritorna su buoni livelli. A centrocampo Chivu lavora molto bene, Cambiasso macina, Zanetti controlla. Davanti Crespo è lontano dalla forma migliore, Suazo soffre a segnare al suo pubblico storico, Cruz continua a metterla incessantemente. Intano facciamo giocare altri minuti a Pelè (siamo l'unica squadra con O Rey in panca) e facciamo esordire il ventesimo giovane della fase Mancini, Balottelli, 17 anni. 

Ora testa all'ottavo di finale con la Reggina, e soprattutto al derby con il club più titolato del mondo. Sulle televisioni e sui giornali, si intende.

 


Genova, G8: in ogni caso nessun rimorso

movimenti tellurici — Inviato da nero @ 12:17

 

Il processo a 25 manifestanti è in dirittura d'arrivo: oggi la corte composta dal presidente Marco Devoto e dai giudici a latere Gatti e Realini, ha raccolto le memorie di pm e difese, e constatato che non vi erano repliche si è ritirata in camera di consiglio. Alle ore 17:00 è emerso con una sentenza estremamente politica nelle sue decisioni, che se è vero che sbertucciano la procura, d'altro canto ci condannano a 110 anni di galera. Leggete sotto il dettaglio delle condanne, e il commento di supportolegale.

SINTESI UDIENZA SENTENZA PROCESSO AI 25

Il tribunale composto da Devoto, Gatti e Realini ha emesso oggi la sentenza per il processo contro 25 manifestanti per i fatti del g8.

Di 25 manifestanti, una sola è l'assoluzione.
14 manifestanti sono stati condannati per danneggiamento per i fatti di via tolemaide: le pene partono da 5 mesi e arrivano a 2 anni e 6 mesi (solo uno è stato condannato a 5 anni per lesioni all'autista del defender Filippo Cavataio). Per loro il reato di devastazione e saccheggio è stato derubricato, e la resistenza alla carica dei carabinieri è stata scriminata come reazione ad atto arbitrario e di conseguenza non costituisce reato (in pratica la reazione alla carica dei carabinieri è stata considerata legittima, solo per tre imputati, ma non i danneggiamenti successivi).
10 manifestanti sono stati condannati per devastazione e saccheggio per i fatti del cosiddetto blocco nero: le pene vanno da 6 anni a 11 anni. Per 4 di loro sono stati chiesti anche 3 anni di libertà vigilata e interdizione permanente dai pubblici uffici (ovvero dopo aver scontato la pena dovranno scontare anche 3 anni di libertà vigilata).

Per il capitano Antonio Bruno, il tenente Paolo Faedda, il Primo Dirigente Angelo Gaggiano, il Primo Dirigente Mario Mondelli è stata chiesta la trasmissione degli atti per falsa testimonianza.

A parte il pagamento delle spese processuali e di alcune limitate provisionali, i danni patrimoniali sono stati lasciati a un successivo giudizio civile. La beffa finale è che in ogni caso sempre in sede civile saranno da determinare e pagare i danni non patrimoniali - anche noti come danni di immagine - alla Presidenza del Consiglio (e questi dovranno pagarli tutti i 24 condannati o quasi).
In pratica la tesi per cui a offendere l'immagine dell'Italia sono stati i manifestanti è stata accolta.

SUPPORTOLEGALE.ORG - COMUNICATO STAMPA
IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO

La sentenza del processo contro 25 manifestanti per gli scontri avvenuti durante le proteste contro il g8 a Genova, ha deciso qual è il prezzo che si deve pagare per esprimere le proprie idee e per opporsi allo stato di cose presenti: 110 anni di carcere. Il tribunale del presidente Devoto e dei giudici a latere Gatti e Realini, non ha avuto il coraggio di opporsi alla feroce ricostruzione della storia collettiva ad uso del potere che i pm Andrea Canciani e Anna Canepa gli ha richiesto di avvallare.
Anzi, ha fatto di peggio. Ha scelto di sentenziare che c'è un modo buono per esprimere il proprio dissenso e un modo cattivo, che ci sono forme
compatibili di protesta e forme che vanno punite alla stregua di un reato di guerra.
Per completare l'opera ha anche fornito una consolazione a fine processo per i difensori e gli "onesti cittadini", chiedendo la trasmissione degli atti per le false testimonianze di due carabinieri e due poliziotti, un contentino con cui non si allevia il peso della sentenza e il cui senso di carità a noi non interessa.

Il tribunale di Genova ha scelto di assecondare tutte quelle forze politiche, tutti quei benpensanti, tutti quegli avvocati, che - coscientemente - speravano che pochi, ancora meno dei 25 imputati, fossero condannati per poter tirare un sospiro di sollievo, per poter sapere dove puntare il proprio dito grondante morale e coscienza sporca. L'uso del reato di devastazione e saccheggio per condannare fatti avvenuti durante una manifestazione politica apre la strada a un'operazione pericolosa, che vorrebbe vedere le persone supine alle scelte di chi governa, inermi di fronte ai soprusi quotidiani di un sistema in piena emergenza democratica, prima ancora che economica. Nessuno di coloro che era a Genova nel 2001 e che ha costruito carriere sulle parole d'ordine di Genova, salvo poi tradirle con ogni voto e mezzo necessario, ha voluto schierarsi contro questa operazione assurda e strumentale: nessuno, o quasi, in tutto l'arco del centro sinistra al governo ha saputo dire che a Genova, tra coloro i quali oggi sono stati condannati ad anni di galera, avrebbe dovuto esserci tutti quanti hanno partecipato a quelle giornate.

La stessa cosa è stata portata avanti anche da molti dei movimenti, e molte delle persone che hanno cercato di sabotare i contenuti della manifestazione che solo tre settimane fa, il 17 novembre, ha riempito le strade di Genova: hanno voluto annebbiare le persone su chi fossero coloro che si battevano per un modello di vita e di società diverso, e chi difendeva il modello che viviamo sulla nostra pelle tutti i giorni; hanno voluto confondere le acque, forse perché anche la loro dignità è confusa. E allora decine di comunicati sulle possibili Commissioni Parlamentari, sulla Verità e sulla Giustizia, e troppe poche parole su 25 persone che stavano avviandosi a diventare capri espiatori di un potere che ha avuto paura.
Genova però non si cancella con il revisionismo a mezzo procura, né con le pelose scelte di comodo e gli scheletri nascosti negli armadi. Le 80.000 persone che lo scorso 17 novembre hanno sfilato per le vie di Genova, non chiedevano una Commissione Parlamentare, bensì che 25 persone non diventassero il paravento dietro cui seppellire un passaggio storico scomodo, che ha messo in discussione l'attuale sistema di vita e di società. Siamo convinti che quelle 80.000 persone ci ascoltano e non permetteranno a un'aula di tribunale di espropriare la propria memoria e devastare le vite di 24 persone.
A maggior ragione oggi, con una sentenza che cerca di schiacciarci e farci vergognare di quello che siamo stati e quello che abbiamo vissuto, di dipingere quei momenti di rivolta a tinte fosche anziché con la luce e la dignità che meriterebbero i momenti più genuini che esprimono la volontà popolare, noi diciamo che non ripudieremo nulla, che non chiederemo scusa di nulla, perché non c'è nulla di cui ci pentiamo o di cui sentiamo di dover parlare in termini diversi che del momento più alto della nostra vita politica.

Noi pensiamo che tutti coloro che erano a Genova dovrebbero gridare: in ogni caso nessun rimorso. Nessun rimorso per le strade occupate dalla rivolta, nessun rimorso per il terrore dei grandi asserragliati nella zona rossa, nessun rimorso per le barricate, per le vetrine spaccate, per le protezioni di gommapiuma, per gli scudi di plexiglas, per i vestiti neri, per le mani bianche, per le danze pink, nessun rimorso per la determinazione con cui abbiamo messo in discussione il potere per alcuni giorni.
Lo abbiamo detto il giorno dopo Genova, e in tutti questi anni: la memoria è un ingranaggio collettivo che non può essere sabotato. E per tutto quello che Genova è stata e ha significato noi non proveremo nessun rimorso. Oggi, come ieri e domani, ripeteremo ancora che la Storia siamo Noi. Oggi, come ieri e domani, diremo di nuovo: in ogni caso nessun rimorso.

SUPPORTOLEGALE
info@supportolegale.org


Strade e storielle sociali a genova

pagine e parole, storia e memoria, concrete — Inviato da nero @ 13:33

 

Segnalo, molto rapidamente che non ho moltissimo tempo, un bel lavoro che il  mio socio sta portando a termine sul suo blog, mentre siamo in sospeso sul resto dei nostro lavori narrativo-editoriali: prendi le vie famose per il g8, conoscine la storia, e raccontala a chi non la sa, con il giusto tocco di ironia che merita la realtà abbruttita che ci circonda fin troppo spesso. I due post [ uno e due ] sono molto divertenti, e forse potremmo impegnarci in due per farne qualcosa di più che una boutade.

I progetti di blackswift (molti) latitano nell'attesa di avere tempo e voglia di scrivere e leggere, cosa che sembra venire difficile a entrambi (me e il mio socio armeno), ma non temete, non cesseremo di stupirvi. Le strade, come già si può intuire dall'approccio di monocromatica, non sono neutre: i luoghi nascondono storie, soprattutto storie che si intrecciano con la cronologia ufficiale delle epoche dando uno spessore diverso a fatti che messi in sequenza riducono drasticamente il senso del processo storico. Forse fermarsi ogni tanto a raccontare come si vivono i luoghi delle proprie città basterebbe a tenere viva la loro anima.

 


Allenamento in Champions League

spalti e madonne — Inviato da nero @ 00:37

 

Andiamo ad Eindhoven da primi del girone e senza alcuna necessità se non quella di onorare l'impegno. Ci permettiamo di fare un allenamento in Champions League, e vinciamo nonostante l'unica nostra problematica sia quella di mettere minuti nelle gambe di Crespo, Matrix, Bolzoni e Rivas. Dietro Rivas e Matrix con ancora molta ruggine non da grandi sicurezze, a centrocampo Bolzoni fa il suo aiutato da Chivu e da un Solari in spolvero anche se lontano dal Solari che ci piacerebbe vedere (soprattutto per 3,5 milioni di euro a stagione). Davanti giochiamo con un tridente: Suazo-Crespo-Cruz. Si intendono bene e fanno vedere buone cose, anche se Crespo deve ancora scrollarsi di dosso i mesi di poca attività. Questo post è un po' come la partita: una formalità.


Alle volte basta dormirci un po' su: kernel linux 2.6.23.9 e sony_acpi

jet tech — Inviato da nero @ 15:18

 

Ieri, dopo le disavventure con il simpaticissimo mondo dell'assistenza sanitaria pubblica - peraltro conclusosi oggi con un successo e il necessario appuntamento allo stomatologico - ho deciso di infittirmi per avere sul mio pc le prestazioni in termini di copia su disco che vedevo sui kernel debian precompilati. Io uso il mio kernel, ed esso non voleva saperne: spostava le cose su disco a una velocità 8 volte minore che i kernel debian, in maniera inspiegabile.

Sfruttando il mio uso di una unstable mi sono installato il kernel 2.6.23-1-686, ho copiato il suo .config e l'ho schiaffato dentro la dir dei sorgenti del kernel 2.6.23.9 (ultima versione buona). A questo punto ho anche editato un minimo il .config: ho levato un botto di moduli per schede di rete o audio che non centrano con il mio pc e via dicendo. Non ho toccato nulla della parte riguardante i dischi (a dire il vero una prima volta si, ma vabbé) e ho levato il supporto degli initrd. Risultato: due o tre compilazioni in cui il kernel non ne voleva sapere di partire, e poi di partire e darmi i risultati sperati con la velocità di scrittura su dischi sata. Ieri notte ci ho bestemmiato sopra fino all'una.

Poi stamattina ho riaperto il pc, ho messo il .config del kernel debian nella directory dei sorgenti del kernel 2.6.23.9, ho corretto solo il nome della local versione e il processore usato (avere un kernel per pentium I mi pareva brutto), ho lanciato make-kpkg clean e poi "make-kpkg --initrd kernel_image". Dopo un quarto d'ora di cui dieci minuti a compilare moduli che non mi serviranno mai, ho rebootato e funzionava tutto alla perfezione. Poi ho pensato bene di passare il resto della mattinata a cercare di eliminare i moduli inutili non riuscendo mai a ottenere il risultato che mi ponevo: vorrà dire che mi terrò un kernel 2.6.23.9 più grasso del previsto.

Poi mi è venuto in mente perché avevo cominciato a pacioccare: con i kernel debian e con i nuovi kernel il supporto sony-laptop è incluso nel kernel. Ovvero senza dover compilare il modulo esterno a parte sony_acpi il sistema di gestione delle risorse di linux dovrebbe vedere i comandi per gli hotkeys del vaio e altre cosucce. Indagando in rete sono riuscito a trovare dove sony_laptop.ko infila i file relativi al controllo di tutto ciò, ma avevo il problema che il wrapper che mi consentiva di controllare l'azione dei vari hotkeys sui file in /proc di sony_acpi.ko non funzionavano più. Allora mi sono messo e ho corretto il codice del wrapper fsfn, sostituendo alle varie occorrenze di "/proc/acpi/sony/brightness" i valori corretti ("/sys/devices/platform/sony-laptop/brightness" e "/sys/class/backlight/sony/brightness"). Ho compilato il nuovo wrapper e ho dovuto correggere il file /etc/fsfn.conf per leggere il device di input giusto (nel mio caso /dev/event/input0) relativo alla tastiera. Che fatica, ma ora funziona tutto!

In pratica: scaricate il sorgente di fsfn, editate acpihandler.c con i valori corretti, correggete anche lo script di inizializzazione da piazzare in /etc/init.d/ (che deve controllare l'esistenza dei file creati da sony_laptop.ko e non di quelli creati da sony_acpi.ko), compilate e settate correttamente i valori di /etc/fsfn.conf. Non è proprio immediato ma poi gli hotkeys relativi a luminosità dello schermo e volumi funzionano perfettamente :) 


Ecco quando Milano deve esplodere

movimenti tellurici, concrete — Inviato da nero @ 11:07

 

Sotto pressione del vice sindaco De Corato e del consigliere leghista Salvini, due elementi la cui caratura intellettuale non varrebbe neanche la pena di discutere, il sindaco Moratti si appresta ad approvare un'ordinanza sulla linea di quelle dei comuni veneti: ordinanze razziste che cercano di sancire a livello formale oltre che sostanziale l'equazione povero = criminale. Se Milano non esplode adesso, non vi è alcuna speranza di credere nel buon senso delle persone che vi abitano. Se Milano non esplode adesso tutti diventiamo giustamente dei nemici, non più persone da convincere. 


Una giornata con la sanità pubblica

conscienza, concrete — Inviato da nero @ 18:14

 

A scanso di equivoci premetto che io sono e sarò un perenne sostenitore della sanità pubblica, che ogni suo taglio o modifica dagli anni 70 ad oggi sono stati solo dei peggioramenti per le classi meno abbienti, in particolare negli ultimi anni, e che estendo questo mio approccio a ogni servizio che dovrebbe essere pubblico per definizione. Questo per evitare che questa mia frustrazione con la burocrazia italiana faccia trarre le conseguenze sbagliate. Andiamo a cominciare...

Ore 8.30: come indicato dal mio dentista, un argentino esule molto simpatico, mi reco allo stomatologico che riceve per prendere appuntamenti come assistenza sanitaria pubblica dalle otto e mezza alle nove e mezza, e dalle dodici alle tredici. Arrivo e sbaglio portone. Aspetto dieci minuti il portinaio che sta fumando una sigaretta con il parcheggiatore, e solo allora mi può comunicare che devo andare 50 metri più avanti. La giornata è lunga e sono ancora troppo rincoglionito per sbraitare. Arrivo al portone giusto, entro e inaspettatamente non c'è nessuno allo sportello: zero fila zero. Arrivo subito e chiedo alla signora bionda dietro il verto: "dovrei estrarre un dente del giudizio con la mutua...". "Ce l'ha l'impegnativa?" "No, ho chiamato due giorni fa e non mi hanno detto nulla dell'impegnativa, mi hanno solo detto di venire qui..." "No, serve l'impegnativa del suo medico della mutua. Anzi due impegnative, una per la visita e una per l'estrazione vera e propria, se le faccia fare entrambe". "Ok".

Mi allontano sentendomi preso per il culo. Controllo online al volo e scopro che la mia ASL è in via Farini 9. So qual è! Ci ho fatto le analisi del sangue 4 anni fa, l'ultima volta che sono stato dal medico. Perché nel frattempo ho cambiato residenza e non ho mai più scelto il mio nuovo dottore, quindi adesso devo pure fare questo. Prendo il tram, scendo in porta venezia, prendo il passante, i cui tabelloni sono indicati al contrario, per cui mi trovo su un treno a Dateo. Scendo bestemmiando silenziosamente e salgo sul treno opposto che mi porta in Farini.

Entro nella struttura di via Farini 9 e non trovo neanche mezzo sportello informazioni. Allora vado in fondo alle  sale degli ambulatori e vedo gli sportelli della prenotazione delle visite. Prendo il mio numerino, sono solo una decina di persone, manco tanto. Non è il posto giusto dove chiedere informazioni ma qualcosa dovrò pur fare... Dopo una ventina di minuti arriva il mio turno: "Scusi, sono un po' in imbarazzo a non sapere come fare, ma devo scegliere il mio medico della mutua..." "Non deve farlo qui, ma all'ASL! Vada in via Livigno al 3, non il 2 eh! che è un altro poliambulatorio..." "Ok"

Scendo e decido che vado a piedi, tanto se prendo i mezzi ci metto lo stesso tempo che ne devo cambiare due per fare un chilometro di strada. Salgo il ponte di Farini, via Valtellina, giro in via Jenner e arrivo all'alba delle 10 e 20 all'ASL. Nello stanzino i quattro sportelli lavorano a pieno regime, ma ci sono 60 persone davanti a me. E alle 11.00 devo andare dal dentista per fare il resto del lavoro. Cazzo. Non farò mai in tempo.

Esco e mi fiondo dall'argentino odontoiatra: sta in corso Como e nel giro di mezzoretta sono lì. Sto altri 30 minuti sotto i ferri, e poi torno a casa. Comunque mi da appuntamento a mercoledì per finire il lavoro. Cazzo. Speravo di svoltare oggi, invece nisba.

Torno a casa, guardo due mail al pc, e devo riuscire per tornare alla ASL di via Livigno, i sui sportelli riaprono alle 13:30. Sono lì alle 13:45 pronto a tutto, dopo aver perso l'82 clamorosamente sfilata a un palmo dal mio naso. Entro e non c'è nessuno. Lo sapevo che il mondo mi odia. Mi siedo e parlo con la signora dietro il vetro: "Ecco la mia card sanitaria, devo scegliere il medico della mutua, vorrei il dr. xxxx" - mi ero premunito leggendo l'elenco dei medici e scegliendolo in anticipo. "Lei dove abita?" "via xxxx" "ma è afferente alla ASL di via Doria 52 quarto piano!" "senta devo solo scegliere il medico della mutua, sono in ballo dalle 8.30, potrei diventare idrofobo, anche se non ce l'ho con lei in particolare." "Va beh, per questa volta facciamo qui" - allora è tutto centralizzato perché mi stressate le palle? - "però si ricordi che deve andare all'altra ASL.... E poi, lei è emigrato nel 2004?" "Scusi?" "Eh qui dice che è emigrato e che non ha più scelto il medico" "Ho cambiato casa, ma che ve ne frega a voi di dove sono andato?" "Eh, magari ha preso la residenza all'estero" "Eh no, comunque devo solo scegliere il medico, così oggi ci posso andare, riceve alle 16:00" "Autocertifichi che non ha preso residenza e che la sua attuale residenza è in via xxxx". Lo faccio. Finalmente ho il mio medico della mutua. Sono le 14:30. "Ok, grazie".

Mentre vado a fare il resto delle cose che avrei dovuto fare oggi, provo a chiamare il mio nuovo medico curante, che ovviamente siccome riceve alle 16:00, fino alle 15:59:59 non risponde. Quando mi risponde spiego il mio problema: "Salve, ho scelto oggi il dr. xxxx come medico della mutua, e ho bisogno di una impegnativa, anzi due, per estrarre il dente del giudizio..." "Eh ma la mutua non le passa più le visite odontoiatriche" "In che senso scusi?" "Eh, ho qua davanti una circolare della ASL che mi dice che le visite odontoiatriche non vengono più passate dalla mutua" "Beh, ma oggi allo stomatologico mi hanno detto che serviva l'impegnativa!" "Eh, non so cosa dirle, venga qua." "Ok, lei mi faccia ste due impegnative, poi al limite le butto via, ma almeno domani posso litigare con loro e non con lei" "Ok, era solo per spiegarle" "Ok, anche io, però capisce che per prendere un appuntamento per togliermi un dente ci ho messo un giorno" "Eh, e io cosa c'entro?" "Nulla, però mi faccia le impegnative che tanto a lei non costa nulla no?" "No, però non le servono" "Ho capito, ma me lo faccia dire dallo stomatologico" "Va bene, contento lei... venga qui che gliele faccio" "ok"

Vado dal dr. xxxx, mi faccio fare le impegnative dopo mezz'ora di anticamera tra vecchietti in pensione che cercano di farsi prescrivere cose impossibili e insensate. La signora segretaria del dottore mi ripete tutta la tiritera, e io le rispiego quello che mi serve. Alla fine alle 17:20 esco con le mie due impegnative. Domani ore 8.30 si torna allo stomatologico, sperando di non ricominciare tutto da capo e di avere un appuntamento per una visita prima del 2009. Uff... che fatica...

 


Ogni tanto un barlume di ragione

movimenti tellurici — Inviato da nero @ 13:24

 

Ogni tanto anche nella giustizia italiana esiste un barlume di buon senso: il processo a venti persone per alcuni scontri verificatisi in due cortei a Torino si è concluso con il rigetto delle accuse di devastazione e saccheggio e la loro derubricazione a danneggiamento e resistenza. Nella mia vita mai mi sarei aspettato di rallegrarmi per una condanna, ma nel clima di terrorismo giudiziario che le procure di mezza italia hanno instaurato con precisi mandanti e obiettivi politici, una derubricazione è ampiamente da considerarsi una vittoria. Ovviamente la speranza è che in appello il tutto diventi sentenza di assoluzione, ma per il momento giochiamo a sperare che anche a Genova si mostri lo stesso buon senso. 


Venti minuti possono bastare

spalti e madonne — Inviato da nero @ 19:22

 

Entriamo un po' molli e distratti, in una formazione inedita contro un Torino che vorrebbe almeno fare bella figura: rombo con Burdisso vertice basso, Cambiasso vertice alto, un desaparecido Cesar a sinistra e Zanetti a destra, Ibra prima punta e Cruz seconda punta. Non funziona e nel giro di dieci minuti Mancini corregge in corsa il rombo in 4-4-2 spostando a centrocampo Chivu e Burdisso come terzino. Ancora non funziona e l'Inter stenta anche se il Torino è praticamente imbelle. 

Nella ripresa Jimenez rileva Cesar e si torna al rombo con il Mago dietro le punte e Cambiasso vertice basso, Chivu e Zanetti laterali: tutto funziona meglio e in meno di un quarto d'ora chiudiamo la partita. Poi è solo melina per evitare di seppellire i granata con dieci gol.

Passando a un po' di valutazioni ad personam: in porta Julio non corre rischi e non si preoccupa, c'è quando serve. La difesa vede rientrare Matrix che fa un ottima partita per sessanta minuti, mentre Maicon scorrazza a destra vittima della maledizione di "Inter 100 e lode" (chi fa l'intervista in settimana gioca sottotono la domenica). Cordoba provoca i soliti terrori nei tifosi, ma poi segna e fa un paio di recuperi incredibili, e tutti lo perdonano. Burdisso a centrocampo fa cagare, non so se Mancini lo capirà mai, mentre terzino sinistro non fa male, di sicuro ha due piedi che sono incapaci di impostare. Chivu io lo vedo bene dietro o in mediana sulla fascia, di centrali ne abbiamo abbastanza.

A centrocampo senza qualcuno a inventare gioco il rombo non è la soluzione adatta, ma appena Cambiasso o Jimenez salgono in cattedra passa la paura. In momenti di incertezza schemi più regolari sono tranquilli e lineari. Cesar ancora non si è ripreso (o forse erano solo un caso le partite di inizio campionato), e Pelè entrato a rilevare Matrix gioca con tranquillità ma evidenzia una preoccupante velocità ridotta nello scatto che per un ventenne non è il massimo. Zanetti fa la solita partita di mestiere e quantità, e non vi è altro da dire.

Davanti Cruz dietro Ibra non convince, ma forse il Mancio lo fa giocare così visto che tutti chiedono di provarlo al contrario dietro due punte: il solito bastian contrario. Il Genio ancora  riesce a farsi ammonire saltando il Cagliari e preparandosi al derby, mentre Cruz nonostante una scarsa prestazione la mette. Il gol di Jimenez è sicuramente il migliore dei quattro e mi costa dirlo visto che avevo tanto vituperato il cileno. 

Ora testa a Cagliari e in mezzo facciamo esordire un po' di gente ad Eindhoven.  


Genova: il processo ai 25 è finito

 

Oggi il primo processo sui fatti del g8 2001 a genova è praticamente arrivato alla sua conclusione. Neanche a dirlo, il primo che vedrà una sentenza (mancano ancora l'udienza del 14 dicembre per repliche e controrepliche e l'udienza in cui si leggerà la sentenza che sarà la settimana successiva) è il processo contro 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio. Ci sono volute 150 udienze circa, quasi 200 testimoni (che poi l'accusa non ha quasi usato), migliaia di ore di lavoro: il processo si chiude sulle parole di alcuni imputati e sul ghigno del pm Andrea Canciani mentre i nostri compagni parlano con il cuore in mano della propria vita. Come ultimo sgarro il pm ha voluto consegnare la memoria di accusa non all'inizio durante la sua discussione, ma alla fine dopo averla corretta per bene durante le arringhe dei difensori: un'ultima scorrettezza formale per avere l'ultima parola, o l'ultimo sorriso di sbieco. Quando ho cominciato a lavorare su questo processo nel 2004 pensavo che sarebbe durato una vita, invece sono passati tre anni e vorrei che ne mancassero almeno tanti quanti ne servono per la prescrizione. Qualunque sarà la decisione del tribunale, i pm avranno la soddisfazione di poter dire di aver dato vita a un processo storico e storicamente temo ingiusto. Sotto potete leggere le dichiarazioni di VV, uno degli imputati, che mi paiono molto belle e condivisibili. Avrei voluto che si facessero all'inizio del processo, sarebbe stato tutto molto più politico e intenso, anche se non so se avrebbe cambiato qualcosa. 

Innanzitutto vorrei fare una breve premessa: in quanto anarchico, ritengo i concetti borghesi di colpevolezza o innocenza totalmente privi di significato.
La decisione di voler dibattere in un processo di “azioni criminose” che si vogliono imputare a me e ad altre persone, e soprattutto l’esprimere qui le idee che caratterizzano il mio modo di essere e di percepire le cose, potrebbe essere oggetto di valutazioni sbagliate: è necessario quindi precisare da parte mia che lo spirito con cui rilascio questa dichiarazione, dopo anni di spettacolarizzazione mediatica dei fatti di cui si dibatte qui dentro,è quello in cui anche la voce di qualche imputato si faccia sentire. Con questo breve intervento comunque non cerco né scappatoie né giustificazioni: per me sarebbe assurdo anche il fatto che la corte decida che sia legittimo rivoltarsi non spetta ad essa.

Rileggere dei fatti accaduti sotto una certa ottica, con un certo tipo di linguaggio (quelli della burocrazia dei tribunali per intenderci) non equivale solo a considerarli parzialmente, ma significa distorcerne la portata, la loro collocazione storica, sociale e politica, significa stravolgerli completamente da tutto il contesto in cui si sono verificati.

Quello che mi si contesta in questo processo, il reato di devastazione e saccheggio, implica secondo il linguaggio del codice penale che “una pluralità di persone si impossessa indiscriminatamente di una quantità considerevole di oggetti per portare la devastazione”: per questo tipo di reati si chiedono condanne molto alte, e questo nonostante non si tratti di azioni particolarmente odiose o crimini efferati.
Mi sono sempre assunto la piena responsabilità e le eventuali conseguenze delle mie azioni, compresa la mia presenza nella giornata di mobilitazione contro il g8 del 20 luglio 2001, anzi sono onorato di aver partecipato da uomo libero ad un’azione radicale collettiva, senza nessuna struttura egemone al di sopra di me.
E non ero solo, con me c’erano centinaia di migliaia di persone, ognuno che con i propri poveri mezzi, si è adoperato per opporsi a un ordinamento mondiale basato sull’ economia capitalista, che oggi si definisce neoliberista…la famigerata globalizzazione economica, che si erge sulla fame di miliardi di persone,avvelena il pianeta, spinge le masse all’esilio per poi deportarle ed incarcerarle, inventa guerre, massacra intere popolazioni: questo è ciò che definisco devastazione e saccheggio.

Con quell’enorme esperimento a cielo aperto fatto su Genova (nei mesi precedenti e nelle giornate in cui si tenne quella kermesse di devastatori e saccheggiatori di livello planetario) che qualche ritardatario si ostina ancora a chiamare gestione della piazza, è stato posto uno spartiacque temporale: da Genova in poi niente più sarebbe stato come prima, né nelle piazze né tanto meno nei processi a seguito di eventuali disordini.
Si apre la strada con sentenze di questo tipo ad un modus operandi che diventerà prassi naturale in casi simili, cioè colpire nel mucchio dei manifestanti per intimorire chiunque si azzardi a partecipare cortei, marce, dimostrazioni…non credo sia fuori luogo luogo parlare di misure preventive di terrorismo psicologico.

Non starò qui a dibattere invece sul concetto di violenza, su chi la perpetra e su chi da essa si deve difendere e via dicendo: questo non per assumere atteggiamenti ambigui riguardo l’utilizzo o meno di certi mezzi nella lotta di classe, ma perché reputo questa sede non adatta per affrontare un dibattito che è patrimonio del movimento antagonista al quale appartengo.

Due parole in merito al processo alle forze di polizia.

Si prova con il processo alle cosiddette forze dell’ordine a dare un senso di equità…i pubblici ministeri hanno voluto paragonare ad una guerra fra bande le violenze tra polizia e manifestanti: senza troppi giri di parole dico solo che io non mi sognerei mai di infierire vigliaccamente su persone ammanettate, inginocchiate, denudate, o in palese atteggiamento inoffensivo col preciso intento di umiliare nel corpo e nella mente…
Sono ormai abituato a sentirmi paragonare a provocatore, infiltrato ecc ed è dura, ma essere paragonato ad un torturatore in divisa no… questa affermazione è a dir poco rivoltante!
È degna di chi l’ ha formulata.

E poi allestire un processo a poliziotti e carabinieri, giusto per ricordare che siamo in democrazia significa ridurre il tutto ad un pugno di svitati violenti da una parte, e dall’altra a casi di eccessivo zelo nell’applicazione del codice. Questo, oltre ad essere sinonimo di miseria intellettuale, indica la debolezza delle ragioni per cui sprecarsi al fine di preservare l’attuale ordinamento sociale.

Dal mio punto di vista processare la polizia parallelamente ai manifestanti significa investire le cosiddette forze dell’ordine di un ruolo troppo importante nella vicenda; significa togliere importanza ai gesti compiuti dalla gente che è scesa in strada per esprimere ciò che pensa di questa società, relegando tutti quanti nel proprio ruolo storico di vittime di un potere onnipotente. Carlo Giuliani, così come tanti altri miei compagni, ha perso la vita per aver espresso tutto ciò col coraggio e con la dignità che contraddistingue da sempre i non sottomessi a questo stato di cose e finché i rapporti tra le persone saranno regolati da organi esterni rappresentanti di una stretta minoranza sociale, non sarà l’ultimo.
E siccome sono disilluso ed attribuisco il giusto significato al termine democrazia, l’idea che un rappresentante dell’ordine costituito venga processato per aver compiuto il proprio dovere mi fa sinceramente sorridere. Lo stato processa lo stato direbbe qualcuno a ragione.

Sicuramente ci saranno delle condanne e non le vivrò di certo come segnale di indulgenza o di accanimento nei nostri confronti da parte della corte. Esse andranno valutate, in qualsiasi caso, come un attacco a tutti coloro che in un modo o nell’altro avranno sempre da mettere in gioco la propria esistenza al fine di stravolgere l’esistente nel migliore dei modi possibile.


L'effetto dei moralizzatori sul calcio e sulla società

spalti e madonne — Inviato da nero @ 01:21

 

L'effetto principale di Lotito il moralizzatore sulla Lazie è quella di metterla nella condizione di rischiare la serie B se continua il percorso in coppa. L'augurio più grande che si possa fare ai tifosi lazieli è  quello di mollare la coppa e salvare il campionato. In campo stasera nel recupero di serie A si è vista una sola squadra e ha una maglia a striscie nero azzurre. Il risultato è signorile come al solito, non c'è bisogno di umiliare gli avversari per dimostrare di essere i più forti.

Julio Cesar quando viene chiamato in causa c'è: ormai è a livelli altissimi come specialista nel ruolo, e sta imparando anche le uscite, al contrario di Ballotta che sul secondo gol ha più di una responsabilità dato che Maicon arriva come un disco volante solitario in mezzo all'area piccola. Maicon corre sempre, anche se a furia di lodarne le doti di dribbling lo stiamo convincendo a indulgervi troppo: il gol corona una stagione da grande campione, e ci manca poco che i due assist che scodella per Crespo mandino in gol il rientrante Valdanito. Come centrali Samuel è semplicemente insuperabile, mentre Burdisso nonostante qualche incertezza si conferma un grandissimo difensore a disposizione della squadra. A sinistra Maxwell non consoce il termine "posizione esterna" come già in altre partite e continuo a non vederlo bene in quel ruolo, ma Mancini figurarsi se ascolta un picio come me. Quando Matrix entra al posto di Pelé, Mancini infatti insiste nel posizionare Burdisso a centrocampo come già a Valencia e contro la Roma in Coppa Italia, dimostrando a volte troppa testardaggine. Matrix però così mette in mostra ottimo affiatamento con Samuel e grandi tagli senza palla: sta tornando e punta dritto al derby.

A centrocampo Mancini schiera il rombo con l'onnipresente Cambiasso che sta inanellando una serie di prestazioni indefinibili, une e trine. Ci mancano 3 centrocampisti titolari, ma Cambiasso vale tre, quindi siamo pari, no? No, però è una grande sensazione vederlo giocare con questa autorevolezza. Il suo stato di grazia consente a Zanetti di amministrare palloni con grandi recuperi - a 34 anni si fa almeno un paio di volte 80 metri di campo per chiudere su Pandev impeccabilmente - e a Pelè di fare un esordio morbido in cui deve limitarsi ad appoggiare la palla a Cuchu o Maicon: il ragazzino ha dei numeri e quando due volte prova la conclusione da fuori San Siro applaude. La nord lo premia nonostante la tremarella con un coro di tutto cuore. Il vero dramma è che quando entra Solari fa capire a tutti che nella rastrelliera di partenza l'argentino sta dietro anche al portoghese: mi si stringe il cuore. 

Davanti Jimenez dietro le punte regge il gioco e quasi segna due gol incredibili (uno in palleggio avrebbe meritato di più che un sinistro alto). Ibra è in giornata di grazia e oltre al gol su rigore rischia più volte di infilare Ballotta. Il momento topico si ha quando si fa mezzo campo palleggiando e seminando difensori lungo il percorso: il gol sarebbe stato un pezzo di antologia. Anche Suazo è ormai inserito e inizia ad avere grande affiatamento con Ibra e gli altri partner del settore avanzato della squadra. Lo scatto rimane fenomentale e anche la capacità di scrollarsi di dosso gli avversari con rapidi movimenti. Se continua così ci darà grandi soddisfazioni, come quella che ci da rivedere Valdanito in campo, e un suo gol sarebbe stato il coronamento di una serata già eccellente.

 


1 2  Successivo»

Powered by LifeType