Rigore regalato, vittoria meritata.

spalti e madonne — Inviato da nero @ 19:16

 

Lo striscione della curva che inaugura la partita "Dopo anni di stampa asservita, silenzio stampa tutta la vita" risulta profetico: infatti domani riprenderanno i caroselli che cercheranno di dare un'idea falsa di questa partita. Leggeremo migliaia di battute sul rigore inesistente dato all'Inter al 33esimo del primo tempo e nulla sul resto dell'operato di arbitro e guardalinee (soprattutto) che definire scandaloso è un complimento al termine scandalo. Tagliavento andrebbe sicuramente fermato, ma non tanto per il rigore a nostro favore, sulla cui azione è lontano e ingannato dal movimento a braccia larghe di Vannucchi, quanto per il resto della direzione di gara con cartellini buttati lì un po' a caso, si ha l'impressione più per compensare l'errore che non per dirigere correttamente la partita. Lo stesso fallo di Vieira ho molti dubbi che ci fosse, tantomeno che fosse da punire con l'ammonizione, anche se il francese non si ricorda di non giocare più nella juve e quindi di non potersi permettere di mandare a cagare l'arbitro. Sicuramente nel finale un tocco di mano volontario e un pestone a gioco fermo su Julio Cesar varrebbero l'espulsione di Pozzi, ma anche in questo caso Tagliavento tiene i cartellini nel taschino. Ma il vero danno della partita è il guardalinne lato Sud (non so chi fosse) che non vede che sul rigore Vannucchi prende la palla con il lato della testa, e segnala decine e decine di fuorigioco inesistenti contro l'Inter, di cui uno clamoroso a centrocampo in cui Cruz è tenuto in gioco da due giocatori lontani almeno dieci metri. Di tutto questo si dovrebbe parlare, e non del rigore in sé, certamente inesistente. Una partita giocata per l'ennesima volta in dieci che testimonia che la vittoria è meritata, nonostante l'errore arbitrale che dà ragione dell'1-0.
Mancini certamente ci mette del suo schierando la squadra a caso: parte con il rombo, poi non funziona e dopo dieci minuti sposta Jimenez ala destra (che ha sempre fatto cagare in quel ruolo) e Vieira ala sinistra (!!!!!!), un ruolo in cui in quindici anni di carriera non ha mia e dico mai giocato. Dietro prima mette Matrix e Burdisso centrali, poi arretra Zanetti terzino, poi mette Rivas terzino destro, poi lo sposta centrale, un vero delirio. La squadra macina male e portiamo a casa il risultato grazie a uno strepitoso Julio Cesar (migliore in campo e non solo per aver parato il rigore che poteva dare il pareggio alla squadra di brocchi gobbi e rossoneri di Malesani) e a un Ibra generoso quanto deciso a non andare in porta da solo. Partite così adombrano il buon ritmo che si stava prendendo, e speriamo che sia l'ultima, perché uscendo dallo stadio rimane solo l'amaro in bocca di non mettere a tacere i nostri detrattori.
Veniamo ai giocatori: di Julio abbiamo già detto, oltre al rigore, para due conclusioni di Pozzi e Buscé veramente velenose su cui è coperto, esce bene e con tempismo e non si fa mai sorprendere. La vera sorpresa del reparto è Tyson Rivas, che è molto meno brocco di quello che sembra, con due piedi molto migliori di Cordoba che mette in evidenza con un paio di lanci millimetrici per Ibra. Come terzino non vale niente, ma come centrale sembra dare i suoi frutti. Zanetti come terzino fa il suo ma ormai pare completamente addestrato al centrocampo, da cui fa anche un paio di discese con le quali potrebbe segnare se non avesse fatto voto di non tirare mai in porta penso dalla sera della finale di coppa Uefa. A sinistra Chivu come terzino mi piace, e Maxwell dimostra uno stato di forma decente, anche se dovrebbe imparare a passare la palla prima e non farci cagare addosso con quel tocco in più che può regalare all'avversario una ripartenza. Matrix sembra essere tornato sui suoi livelli e questo è una grande conquista.
A centrocampo Vieira è il fantasma di sé stesso, quando poi è spostato come ala sinistra scompare dal campo per riapparire nell'azione dell'espulsione: l'azione per me non è fallosa e tantomeno da giallo, ma il francese non capisce che dopo un giallo si sta muti e si riprende a giocare, regalandoci la terza partita su quattro in dieci uomini. Cambiasso gioca per quindici persone e se Julio non meritasse di essere l'uomo partita, lui sarebbe il successivo candidato. Fino a che resta in campo Stankovic fa vedere il meglio di sé con aperture di gran classe e tiri che ci fanno rimpiagere la sua presenza. Esce dopo meno di 50 minuti per un problema alla coscia: speriamo non sia grave, perché sarebbe una brutta tegola perderlo di nuovo. Jimenez è impalpabile e quando viene spostato laterale di destra se ne sancisce la definitiva scomparsa dal campo: è come Burdisso a centrocampo, Mancini non la vuole capire, ma Jimenez è un giocatore da una sola posizione: dietro le punte.
Davanti Ibra gioca per tre, anche se come sempre anziché tirare indugia cercando il compagno. Fino a che c'è Cruz la cosa funziona e nessuno teme nulla davanti. L'ingresso di Suazo al rientro da un lungo infortunio muscolare dovrebbe essere la mossa giusta: dare profondità alla squadra in inferiorità numerica con lanci lunghi e galoppate. In realtà l'honduregno non scatta mai, non fa salire la squadra e sbaglia delle palle gol incredibili: partite come queste fanno pendere il bilancio del suo acquisto verso il bidone anziché verso l'affare. Speriamo si rifaccia.
In questa giornata in cui ci conquistiamo con i denti e con il culo una vittoria, la Roma perde a Siena, come ogni volta che ha giocato fuori casa dopo aver accorciato il distacco dall'Inter (v. Empoli-Roma 2-2): forse la boria fa peggio alla Roma che non la stampa all'Inter. Chiudo con la previsione di un meritato e gaudente nuovo silenzio stampa, e con la speranza di un buon lavoro in settimana dei nerazzurri per prepararsi alle prossime partite: non siamo sicuramente al massimo e dobbiamo esserlo entro il 19 febbraio.


Barbarie o civiltà?

movimenti tellurici, oscuro scrutare — Inviato da nero @ 13:48

Ieri a Cosenza, nonostante sia il luogo meno raggiungibile d'Italia dopo il Gennargentu e nonostante la scarsa disponibilità alla mobilitazione delle persone in media, c'erano 15-20 mila persone a manifestare la propria solidarietà per un processo assurdo e costruito sul nulla cosmico. Un buon risultato, di cui chi si è sbattuto per organizzare il corteo può andare orgoglioso. Come nel caso del 17 novembre a Genova dal punto di vista giudiziario sposterà poco, ma dal punto di vista politico - se non fossimo in piena emergenza democratica -  conterebbe qualcosa.

Approfittando del tour irlandese del mio socio, lo precedo nel pubblicare un suo articolo su Il Manifesto, che fa un po' il punto sui processi e cerca di riproporre un ragionamento che insieme avevamo già sviluppato nei periodi migliori dal punto di vista della riflessione dell'esperienza di Reload, ormai conclusa. Infatti potete leggere i prodromi di questi ragionamenti nel reader di Chainworkers - una cui versione aggiornata e ragionata dovrebbe uscire tra marzo e aprile per Agenzia X con il titolo "Il Libro di San Precario" - e in alcuni dei folder che costituiscono una delle parti più interessanti della vita collettiva di Reload, in cui si spargeva ai quattro venti e distribuiva online e in tutto il quartiere briciole di ragionamento con cui risvegliare le persone che ci incrociavano. Valgono la pena di un occhiata.

 

Un movimento alla sbarra
Dal G8 del 2001 a oggi sono numerosi i casi in cui la magistratura ha cercato di trasformare le lotte politiche in azioni puramente delinquenziali
Simone Pieranni

Milano, Roma, Bologna, Firenze, Genova e Torino. Ma anche Nuoro, Benevento, Brescia, Caserta, Lecce, Catania, Cosenza, Rovereto, Cecina. Precariato, G8, antifascismo, anarchici, blocchi stradali. Metropoli e provincia, lotte sociali e iniziative. Dal 2001 quasi tutto è unito da un unico elemento: il tentativo e la necessità di difendersi nei molti processi che - dal G8 genovese in avanti, fino ad oggi - hanno tenuto occupato gran parte del movimento, così ampio e composito, fino al luglio 2001. Per questo forte, attraente e portatore di novità. L'esatta collocazione storica del G8 genovese - così come le sue conseguenze - deve ancora essere inquadrata in modo organico e storico. Sicuramente, nella vita quotidiana di spazi sociali, militanti, attivisti, ha segnato uno spartiacque, un decisivo momento di passaggio, sia per quanto riguarda le mobilitazioni di massa, e la loro eterogeneità, sia per la criminalizzazione, via via crescente, delle lotte sociali e dei suoi protagonisti.
L'impatto emotivo e giudiziario seguito a Genova ha dato vita a numeri da capogiro, una sfilza di nuovi reati prodromici al blocco totale circa la possibilità di contestazione dello status quo, un impegno costante e stancante per gli attivisti e le organizzazioni: difendersi, mantenere intatta la memoria storica e rilanciare le grandi battaglie sociali. Un compito arduo, con numeri di partecipanti via via in diminuzione, con la fine dell'esistenza di molti spazi sociali (a Milano il dato è macroscopico) e la progressiva atomizzazione dell'attivismo (basti pensare alla crisi di Indymedia e al trionfo dei blog di movimento): impegni continui su più fronti giudiziari, a confondersi e insistere con le nuove tecnologie di controllo sociale, sempre più distribuito, unitamente alla militarizzazione del territorio e alla riduzione delle lotte sociali a mero e semplice gestione dell'ordine pubblico. La repressione è soprattutto questo: processi, accuse, reati, che mirano a criminalizzare ogni tentativo di opposizione, rilancio e memoria storica o difesa dei propri diritti, vedi Acerra, le lotte No Tav e le recenti gestioni dell'emergenza rifiuti. Non contano i colori politici, le appartenenze: a Genova, e da Genova, nasce una nuova strategia repressiva. Viene tirato fuori, dopo molto tempo, il delitto di devastazione e saccheggio. Dal 2001 è stato utilizzato oltre che a Genova, a Milano e a Torino. Un reato che prevede pene altissime e che riduce le lotte sociali ad azioni delinquenziali fuori tempo massimo e soprattutto, quasi, comuni. Un passaggio ideologico decisamente interessante, dopo anni e anni di reati associativi appioppati, e accade ancora, come niente fosse. Un reato che segna un cambiamento generale in tema di controllo sociale: chi si oppone allo status quo, è un devastatore, un saccheggiatore, un delinquente, un barbaro, un incivile, un corpo non da estirpare in quanto antitetico, ma da isolare in quanto aberrante. Un reato fortemente ideologico. Devastazione e saccheggio, ma non solo, basti pensare alla difese dai fascisti che diventano, per le procure, rapine, violenze private, resistenze. I filoni, si parla di circa novemila persone sotto processo solo nella stagione berlusconianafino al 2005, cui poi si sono aggiunti i sindaci sceriffi e legalisti di sinistra, interessano tutti i gangli attraverso i quali il movimento tentò di esprimersi nel luglio 2001: contrapposizione alle politiche liberiste, lotte sociali riguardanti il tema della precarietà (e con esso il diritto alla casa, ai servizi, al reddito), le lotte anti repressive degli anarchici, le lotte dei migranti.
Per gli anarchici, sempre bastonati, non si è trattato di un'inversione di tendenza: da sempre l'intelligence italiana, prima della prima repubblica, durante e dopo, ha mirato a loro in ogni situazione di difficoltà. Per loro il trattamento è sempre lo stesso. L'operazione più vistosa è stata la cosiddetta Operazione Cervantes: il 27 luglio 2004 furono perquisite un centinaio di persone, di cui 34 indagate per «associazione sovversiva, terrorismo ed eversione dell'ordine democratico» (270/270bis), mentre 4 furono gli arresti. L'indagine era finalizzata all'individuazione degli autori degli attentati all'istituto scolastico Cervantes e a una caserma di Roma nel 2003 e al tribunale di Viterbo nel gennaio 2004.
Nel filone repressivo post G8, non manca la criminalizzazione di chiunque si occupi di precarietà (lavorativa, sociale, di esistenza): ecco i processi contro gli attivisti della MayDay del 2004 a Milano, il processo per l'esproprio proletario del 6 novembre a Roma, gli innumerevoli processi per azioni contro la guerra, il reddito, i migranti e la casa (Bologna, Roma e Firenze ultimamente con le condanne a 7 anni per chi manifestò al consolato Usa del 13 maggio 1999). Anche in questo caso le mosse delle varie procure, sembrano inserirsi nel solco ideologico delle nuove tecniche repressive: disconoscere il primato politico delle varie forme di opposizione, per sancirne la resa giudiziaria delinquenziale e tramutare ogni affaire politico in ordine pubblico, il controllo in militarizzazione, la quiete sociale con la delazione, per favorire forme sperimentali - basti pensare alla prossima introduzione degli steward negli stadi - in cui ciascuno è controllore degli altri e via via di sé stesso, consentendo il trionfo dell'atomizzazione e della morte sociale.


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