La grammatica di Benni

pagine e parole — Inviato da nero @ 12:45

 

Il primo libro che ho letto di Stefano Benni è stato un volume bianco e rosso, edito Feltrinelli, che avevo scovato nell'armadio che nella terza g delle medie George Sand di Affori racchiudeva la biblioteca. Era Terra, forse in assoluto il suo libro più bello, tuttora ineguagliato. Il secondo libro che ho letto è stato il Bar Sotto il Mare, trafugato a mio zio, forse il secondo miglior libro dell'autore bolognese. 

Gli appassionati di Benni dividono le sue opere in tre periodi: i primordi d'oro, che vanno appunto dalla fine degli anni settanta al 1989, racconti e romanzi di grandissimo valore narrativo, oltre che formativo, di un autore ancora non diventato un best seller, ma amato da milioni di persone. Poi c'è la fase della maturità, i romanzi tra Baol, La Compagnia dei Celestini, Elianto,  e a essere generosi Bar Sport Duemila e L'Ultima Lacrima: questa fase sarà matura ma è molto meno fresca e l'ironia è più forzata, meno briosa, ma il tutto rimane piacevole. Benni a questo punto è un autore affermato, conosciuto, invitato. L'ultima fase di Benni è iniziata con il nuovo millennio e penso che tutti coloro che lo amano possano tranquillamente affermare che fa cagare: poco spirito, storielle prive di spessore e di spunti per ragionare, troppo fiaba e poco critica della realtà. 

Sono felice di dire che questo libro apre spero la controfase a Spiriti, Saltatempo e schifezze varie. La Grammatica di Dio è una raccolta di racconti abbastanza sagaci, tetri nei momenti giusti, dolci quando meno te lo aspetti. Mi ha ricordato il Bar Sotto il Mare, anche se siamo lontani da quel capolavoro, e soprattutto in alcuni racconti mi ha strappato un cambio di umore verso quella malinconia scanzonata che Benni ha sempre saputo evocarmi tra una risata e l'altra. Consigliato a tutti, nella speranza che l'autore ritrovi nella vecchiaia il vecchio smalto di quando non aveva nulla da perdere e tutto da godere.

Voto: 7


Una vittoria, molte preoccupazioni, una chicca

spalti e madonne — Inviato da nero @ 02:07

 

Una partita piuttosto brutta, come brutte e tignose sono state quasi tutte le partite di questa giornata di campionato, ma che riusciamo a portare a casa, nonostante tutto. Il primo tempo è inguardabile, con un solo tiro in porta, di Izco, al 35esimo. Il secondo tempo è caotico e non bello, ma il Catania abbassa il ritmo e il Mancio punta sul tridente. Il risultato promuove la scelta, con un gol in posizione irregolare di Cambiasso e il raddoppio regolarissimo di Suazo (non me la menate, che non sono certo gli episodi più dubbi della giornata), ma parecchie ombre si scorgono all'orizzonte.

Dietro Julio Cesar è praticamente senza voto, le fasce sono presidiate da quattro terzini e la carenza di spinta si fa sentire: da quando esce Jimenez per Pelé, a destra ci sono Burdisso-Zanetti, a sinistra Maxwell-Chivu. La coppia centrale Cordoba-Matrix al momento è incredibilmente meno determinata e determinante di Samuel+unoqualsiasi, e a centrocampo anche Cambiasso uno e trino non può fare argine da solo. Infatti sulla mediana non esiste né filtro né impostazione e il duo Cruz-Ibra sta davanti ad aspettare spioventi e cercare di fare il miracolo. 

A un certo punto il Mancio decide di provare il tutto per tutto, toglie un Chivu  opaco per un Suazo alla ricerca del gol in un tridente. Complice la riduzione del ritmo degli avversari, iniziamo a giocare un po' di più e il Catania soffre, fino a che non li infiliamo. Il secondo gol chiude la partita e per giustizia graziamo Polito altre volte. Se non si guardano i tabellini in cui contano come tiri anche quelli sugli spalti, il Catania ha tirato una volta sola, noi almeno 7-8. Fine della discussione.

Le preoccupazioni sono relative allo stato generale della squadra: dopo la pausa si pensava a un richiamo di preparazione e quindi a qualche partita sulle gambe, per poi rodare la formazione tipo in vista della Champions e dello scontro diretto. In realtà delle partite post pausa abbiamo giocato bene solo le due partite con la Juve in Coppa Italia, mentre in campionato abbiamo giocato tra il male e il così-così. La formazione non è mai stata la stessa, tra infortuni, ricadute e cartellini improvvidi, e si vede, perché il gioco non ha nessuna fluidità. Spero in qualche miracolo di società e staff tecnico in questi prossimi dieci giorni, ma ho la sensazione che soffriremo di brutto. Speriamo per il meglio.

La chicca è che devo iniziare a ripensare la mia poca propensione per il Mancio, dato che dopo la stoccata sulle vedove, oggi mi ha dato la più grande soddisfazione degli ultimi anni di media sportivi: dire in diretta a un controcampo infarcito di rossoneri a tessere peana alla squadra del Presidente Silvio, che il motivo per cui si parla sempre in determinati modi del Milan e in altri dell'Inter ha una forte relazione con  chi paga gli stipendi dei collaboratori e redattori della trasmissione. Impagabile, e purtroppo troppo vero non solo nello sport. Grazie Mancio.


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