Agonia Nerazzurra

spalti e madonne — Inviato da nero @ 02:47

Nonostante le parole di Mancini la forma della squadra non sembra per nulla buona, e ogni partita diventa un agonia. Poi, intendiamoci, in questa fase vale tutto, makumbe, omicidi, stragi, magheggi, guerra atomica, catenaccio, tutto, pur di portare a casa il risultato finale. Però la forma è piuttosto scadente. Portiamo a casa un pareggio che va molto stretto alla Lazio, che è in forma e gioca per novanta minuti contro i cinquanta-sessanta dell'Inter. Il problema principale al momento mi pare recuperare un centrocampo degno di questo nome, forse l'unica ricetta per ritrovare un po' di tranquillità. Il comparto difensivo funziona anche con i rincalzi, e davanti è necessario dare una sveglia (perché mettere dentro Suazo rientrato ieri pomeriggio dall'Honduras anziché un Balotelli con grande voglia di metterla?) e chiedere ai nostri attaccanti di fare due azioni ma di metterla in entrambe le occasioni. Il centrocampo (penso che l'Inter non abbia mai giocato due partite di fila con gli stessi quattro giocatori lì in mezzo) non filtra più un pallo né in fase difensiva, né in fase offensiva, con il risultato che davanti arrivano solo spioventi dalle retrovie o cavalcate dei laterali che ci lasciano scoperti (dato che in fascia a centrocampo schieriamo o terzini o cadaveri come Stankovic), mentre dietro passiamo decine di minuti sotto assedio, con il risultato che prima o poi un gol lo prendi, anche solo per questioni statistiche. Certo non aiuta la scarsa intelligenza della società che non è in grado manco di fare un incontro segreto sul futuro della squadra, né la magica combine media desiderosi di leccare il culo ai nuovi poteri e classe arbitrale debole e banderuola. Ma questo è il calcio italiano oggi, una merda in cui barcamenarsi in attesa di tempi migliori.

Venendo ai giocatori e alle scelte tecniche: la mia tesi è che se i giocatori sono fuori condizione o non hai la squadra al meglio il 4-4-2 offre qualche garanzia in più, anche perché nessuno ci deve neanche pensare a come posizionarsi in campo con un modulo consolidato. Invece Mancini anche in queste occasioni si fissa con il rombo, senza grandi risultati. A centrocampo Chivu fa il possibile per fare il play maker davanti alla difesa, nonostante le botte che prende da Behrami e Dabo per tutta la partita, mentre Maniche dietro le punte non si trova esattamente a suo agio, e si vede. Stankovic è un cadavere che gioca solo per incaponimento di Mancini e che ci fa rischiare moltissimo. Il suo assist a Maicon nell'azione del gol non copre il fatto che ogni volta che il nostro laterale brasiliano sale la fascia rimane sguarnita per l'incapacità di Deki di capire il concetto di copertura, nonché per la sua impossibilità di praticarla efficacemente. Zanetti a sinistra inizia a mostrarsi pesantemente affaticato, ma al suo cuore più di quanto sta facendo non si può chiedere. Quando entrano Vieira e Jimenez la manovra si rallenta ancora di più, anziché velocizzarsi per l'arrivo di nuove energie: Stankovic davanti alla difesa è inguardabile e Jimenez il giocatore con il pensiero di gioco più lento del mondo dopo forse i malati di SLA e i centrocampisti portoghesi che si muovono a ritmo di fado. Dietro Rivas è il miglior acquisto dell'estate in termini di rapporto aspettative/risultati, Burdisso senza Matrix fa meglio (forse ha bisogno come lo stesso Matrix di un giocatore veloce di fianco), Maxwell si affaccia in campo e Maicon è l'unico a sgroppare avanti e indietro (anche se perde molte più palle del solito). Su Julio Cesar c'è poco da dire, gli dobbiamo svariati punti di quelli che ci stanno tenendo ancora primi in classifica. Davanti la Beneamata continua la sua abulia: Ibra esce zoppo e non doveva giocare, ha paura a sfruttare il sinistro e per questo si mangia un gol fatto, mentre manca un assist largo per Crespo che fa torto al suo talento; Crespo è in riserva di ossigeno talvolta, ma recupera con l'intelligenza, essendo l'unico nostro attaccante in grado di capire il concetto di "movimento tattico". Suazo è brocco quando sta bene, figurarsi quando entra con solo 15 minuti di allenamento di scarico nelle gambe e il fuso orario: non si poteva buttare dentro Supermario con la sua grande voglia di farsi vedere e di segnare? Forse avrebbe dato una scossetta in più. In ogni caso per centrare l'obiettivo dobbiamo fare più di così, parecchio più di così. Speriamo almeno sia un'agonia a lieto fine... no? :)


Il Metaverso delle Parole

pagine e parole — Inviato da nero @ 14:04

Jasper Fforde sostiene che l'ultima idea originale sia stata usata per un libro nel 1884 - Flatland di Abbot - ma forse bisogna intendersi sul significato della parola ultima e della parola Ultima. Suppongo che lui volesse usare il termine con la minuscola, quello che lascia spazio alla "prossima" parola, dato che la sua serie incentrata su Thursday Next è certamente una delle idee più originali che la narrativa abbia visto negli ultimi anni (forse decenni). Pensavo che Gibson e Stephenson avessero messo la parola fine alla possibilità di trovare fantascienza di un certo livello, ma il ragazzo britannico figlio dell'ex capo della Banca d'Inghilterra mi ha smentito. E se a questo uniamo che ormai ho deciso che l'Ironia ha natali inglesi, potete ben immaginare quanto sia spassoso leggersi i quattro libri della saga. Tra l'altro, siccome non vi penso invasati come me che li ho fatti fuori al ritmo di uno al giorno, dovreste avere il tempo di comprare i primi tre editi da Marcos y Marcos in italiano e di aspettare la traduzione del quarto prevista per quest'anno: Il Caso Jane Eyre, Persi in un Buon Libro, Il Pozzo delle Trame Perdute, Qualcosa di Marcio.

La serie è un mix di ottime idee già balenate in vari luoghi mixate con una singola trovata geniale: l'ambientazione è Swindon, Inghilterra, negli anni tra il 1985 e il 1988 (non è un caso che siano gli anni successivi al 1984, spero che lo capiate da soli perché), in uno spazio-tempo diverso in cui la seconda guerra mondiale non è mai avvenuta, la guerra di crimea va avanti da 132 anni, il galles è una repubblica socialista, ed esistono gli hamburger di carne di cucciolo di foca. Forse questo è un dettaglio ma dovevo trovare un altro elemento per l'elenco. La protagonista della serie, Thursday Next, è un agente dei Detective Letterari che si occupano di dare la caccia a contraffazioni e intrusioni nella letteratura, ma lungo la serie si trasformerà in molto di più che questo. Infatti viaggerà nel tempo insieme a suo padre e suo figlio, membri di un'altra sezione delle Operazioni Speciali di cui i Detective Letterari sono solo un livello, la CronoGuardia, che viaggia avanti e indietro nel tempo per aggiustare il flusso dei mille piani paralleli di realtà ognuna con la loro timeline. Se qualcuno è abbastanza sveglio troverà in questa idea molto di uno dei fumetti di fantascienza più belli che siano mai stati pubblicati: Le Avventure di Luther Arkwright di Bryan Talbot. Guarda caso anche se Talbot è canadese il setting principale di Luther Arkwright è una Gran Bretagna dominata dai Cromwelliani. I libri della serie di Thursday Next si dipanano in una serie densissima di sottotrame nel tempo e nello spazio, con grande godimento da parte di chi le legge. Ma la trovata geniale è quella che costituisce il nucleo centrale dei due libri di mezzo: la protagonista a un certo punto infatti entra nel Mondo dei Libri, in cui tutte le trame vengono mantenute e alimentate, e in cui vivono tutti i personaggi, gli scenari e le trame che costituiscono i testi pubblicati di tutto il mondo e di tutti i tempi. Il Mondo dei Libri ha le sue regole, e Fforde lo costruisce in maniera estremamente precisa, rendendolo una dimensione parallela quanto e più importante di molta realtà. L'idea geniale è questa: alle dimensioni incrociate dello spazio e del tempo che vengono continuamente rimestate nella storia (come in molta parte della fantascienza) si aggiungono le dimensioni dell'irrealtà e dell'immaginazione che però costituiscono un mondo concreto a sé.

Una buona parte del libro ruota attorno all'importanza della percezione della parola, della capacità di ogni lettore di rendere vivo ciò che legge e di renderlo diverso ogni volta che viene ripercorso alla luce di un nuovo pezzo della propria vita. Quando ci divertivamo con un po' di gente a ragionare su queste cose e a pubblicare una fanzine, o suonare free form, il punto era tutto qui: dimostrare come le parole, i lemmi per essere più precisi (dato che possiamo applicare la cosa alle parole per qualcosa di scritto ma anche ai suoni per qualcosa di ascoltato) fossero mattoncini che possono essere composti in milioni di modi, anche casuali a volte, ma che attraverso la coscienza di chi li cerca, li ascolta, li vede, li legge essi diventino vivi. Devo dire che con l'età sono diventato un po' meno radicale e sono disposto ad accettare che prendere i mattoncini che compongono la nostra espressività e buttarli a caso raramente genera qualcosa di immediatamente godibile, e che il contributo che alcuni sanno dare all'espressione di ciò che di più complesso si cela negli esseri umani possa essere molto rilevante nella scelta di come disporre questi mattoncini. Nonostante questo i libri di Fforde spiegano l'importanza della percezione delle cose, la sua importanza anche superiore all'intenzione di chi ha disposto una cosa perché fosse percepita, in maniera semplice e diretta, riportando al centro di tutta l'esperienza di ciò che viviamo e di ciò che esprimiamo/rappresentiamo l'essere umano, l'individuo che percepisce/esperisce la realtà e la sua rappresentazione (che è poi una realtà a sé stante e parallela a quella "vera").

Vi ho già svelato troppo e non mi addentrerò nei mille episodi che costellano i libri e che li rendono veramente spassosi, ma vorrei cercare di spiegarvi perché oltre ad essere costruiti su un'idea estremamente geniale, i libri di Thursday Next sono anche dei capolavori della fantascienza di questi anni, da mettere sullo stesso scaffale di Snow Crash o Neuromante. I libri di Fforde come tutta la fantascienza migliore non parla del futuro, ma parla del presente, e in termini neanche troppo velati e difficili da intuire: lo fa con ironia e con intelligenza, senza fare sconti, ma andando a fondo di quello che ci accade intorno, di quello che significa per la natura umana e quanto quest'ultima vi sia coinvolta. I libri di Fforde quando li finisci dopo aver finito di sorridere e di invidiare la sua capacità di far quadrare così tante sottotrame e così tanti spunti fantastici, ti costringono a pensare, a tradurre quello che hai letto in quello che vedi e a non ignorarlo. Un esempio che vi ho fatto proprio in questi giorni è il link del mio post su google che richiama la multinazionale che nella serie cerca di impadronirsi del mondo intero per ricostruirlo a propria immagine e somiglianza (per chi ha familiarità con i giochi di ruolo della White Wolf una buona approssimazione è la Tecnocrazia di Mage The Awakening). Le parole di Fforde scavano in profondità nella corteccia del nostro cervello disabituato a ragionare, ed è forse per questo che amo così tanto lo strumento dell'Ironia (anche se non è mai stato il mio forte in effetti): dopo i Monty Pyton, dopo Douglas Adams, l'Inghilterra ci regala anche Fforde. Altri luoghi possono accaparrarsi altre qualità. E non potete non prendere in considerazione che i libri di Thursday Next trasudano l'amore sviscerato per la parola scritta, e capirete bene che chi legge queste mie stupidaggini sui ciò che leggo non potrà fare a meno di tuffarsi nella serie. Non temete, dopo le prime pagine, non vorrete che arrivare in fondo.


La dignità della polizia italiana: una valutazione delle dichiarazioni spontanee di Giovanni Luperi al processo Diaz

movimenti tellurici, oscuro scrutare — Inviato da nero @ 17:56

Le avvisaglie si avevano avute già ieri con le dichiarazioni spontanee dei capisquadra, con agenti di polizia con servizio pluriennale che imbastiscono storielle su presunti corpi speciali dei black block che sono usciti non visti da nessuno e da nessun apparecchio audio-video e misteriose apparizioni delle ferite sugli occupanti della diaz probabilmente per un fenomeno mistico  simile a quello delle stimmate di Padre Pio.   Ma le dichiarazioni di oggi di Giovanni Luperi sono ampiamente al di là di quello che ci saremmo aspettati.

Giovanni Luperi
all'epoca del g8 di genova nel 2001 era Consigliere Ministeriale Aggiunto in missione alla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, mentre ora è stato promosso a un non ben specificato compito alla Presidenza del Consiglio - anche se da quello che ne sapevo io era interno alla struttura che sono diventati i servizi segreti dopo l'ultima ennesima ristrutturazione. Ho studiato un po' l'organigramma della polizia italiana, ma quando si arriva a un certo livello apicale è difficile distinguere chi sia il superiore di chi, questo perché quando uno arriva a un determinato livello è difficile fargli accettare di essere subordinato a qualcuno che non sia il padre eterno. Per ovviare a questo kafkiano problemino, di solito si procede a nominare la gente nei ruoli più disparati che sono null'altro che giri di parole per dire: altissimo livello della polizia italiana destinato a compiti superiori e di fatto senza sovraordinazione che non sia politica. Il ruolo di Luperi del 2001 significava questo, nonostante oggi in aula al processo per i fatti della  Diaz  che lo vede imputato abbia speso una buona mezz'oretta a girare intorno alla struttura della Polizia di Stato per spiegare che lui ormai è un poliziotto che fa analisi e raccoglie informazioni e che in ogni caso è subordinato ai direttori delle due principali direzioni del DCPP (la struttura che ha raccolto le varie eredità dell'UCIGOS e di altre branche dei servizi informativi della Polizia di Stato, e considerate che la modifica dell'organigramma della PS è in costante evoluzione): in pratica è tra le dieci persone più importanti nella Polizia di Stato - non saprei collocarlo con più precisione - ma vuole farsi passare per un agente scelto qualsiasi, a cui nessuno dice nulla, a cui nessuno chiede nulla e che non sente di avere alcun ruolo durante una operazione evidentemente importante (considerata la presenza di Dirigenti Generali e Prefetti come se piovessero).

E' francamente un po'  allibente sentire Giovanni Luperi che dice che durante la riunione con tutti i più alti in grado della PS in cui si decide dell'operazione lui non si rende conto di nulla perché "esce a sciacquarsi la faccia", "gioca a cambiare la suoneria del telefonino di Fiorentino", o "fuma una sigaretta". Vi ricordate la canzone di Elio che usava come scusa per non parlare dei problemi con la tipa "ho un gomito che fa contatto con il piede"? Beh non ci andiamo molto lontani. Nella descrizione di Luperi poi lui semplicemente per dovere accompagna il prefetto La Barbera: da questo punto in poi il suo interrogatorio è un indecoroso scarica barile su altri imputati, possibilmente defunti e quindi in condizione di non controbattere. In pratica il capo di tutto sarebbe il prefetto La Barbera (pace all'anima sua), in subordine Berrettoni che doveva essere lì al suo posto, ma non c'è; della perquisizione sarebbero responsabili i dirigenti locali della DIGOS e della mobile che li dovevano guidare lì e che erano i più alti in grado con funzioni di polizia giudiziaria (che lui si guarda bene dal fare nelle sue parole, e più va avanti e più uno si chiede perché prenda lo stipendio); dei pestaggi sono responsabili gli agenti del Reparto Mobile e in particolare Canterini che li nega in sua presenza più volte, anche se erano giustificati secondo Luperi dalle aggressioni subite e che gli avevano raccontato sul posto (tipo Nucera); infine delle Molotov che lui non sa da dove vengano e perché finiscano in mano proprio a lui che è un povero agente scelto che non conta nulla, sono responsabili "coloro che illegalmente le portarono lì" (Troiani, Burgio, Di Bernardini, per chi non avesse seguito il processo, ovvero altri poliziotti). Onestamente ci saremmo aspettati qualcosa di meglio per giustificare tutto quello che è successo che patetiche scuse e una specie di grottesco gioco "ce l'hai" con i morti e i propri subordinati (quantomeno gerarchicamente se non funzionalmente come amerebbe dire il Dirigente).

Ah, dimenticavo il modo in cui racconta gli eventi. Passi che debba raccontare un sacco di balle per salvarsi la carriera, lui che ben prima di altri aveva individuato i membri delle nuove BR-PCC (con tutta sta gente che ha fatto cose contro le BR non si capisce come questi possano aver fatto due omicidi, o sono dei maghi o la polizia italiana è un branco di dementi), ma che si permetta di fare ipotesi fantasiose circa la gente che ha rischiato di lasciarci la pelle nella Diaz per "rimettere sulla bilancia" la situazione (come dice lo stesso Luperi, lapsus freudiano forse) è veramente al di là del bene e del male: "io quando sono entrato nell'atrio ho visto una quarantina di persone e un sacco di operatori che andavano e venivano, di sangue non ne ho visto, non escludo che le pozze che si vedono in tanti documenti video possano essersi creato quando le persone sono state portate dai piani superiori o fossero celate sotto le persone sedute che io avevo visto". Ovvio, no? D'altronde ci eravamo dimenticati di dire che l'operazione alla Diaz l'ha diretta Babbo Natale a cui si sa tutti i poliziotti di buon cuore, compreso il Capo della Polizia, sono subordinati. Ci saremmo aspettati una misura un po' più ampia della dignità della Polizia Italiana che questa volgare dimostrazione di pochezza e di viltà. Con tutta franchezza, nonostante il fatto che siamo e saremo sempre dall'altra parte della barricata: abbiamo diritto ad avversari più degni di così. <g>


Processo Diaz: settimana densa di parole da leggere e ascoltare

movimenti tellurici, oscuro scrutare — Inviato da nero @ 18:02

 

Questa settimana i processi nei confronti delle forze dell'ordine per fatti collegati al g8 vivranno giorni abbastanza importanti e interessanti. Sul fronte del processo Bolzaneto, conclusa l'arringa dei pm con la richiesta di 76 anni di carcere per 44 imputati e concluse le arringhe dei difensori di parte civile (le vittime per semplificare), arriva il momento del responsabile civile (lo Stato che dovrà dire come e quanto farà fronte ai risarcimenti) e degli avvocati della difesa: proprio questi ci forniranno l'ottimo spettacolo di sgusciare tra prove evidenti alla ricerca di una via d'uscita per i loro assistiti, se non dai fatti almeno dal processo (i cavilli sono sempre in agguato).

Nel processo per i fatti della Diaz invece assisteremo alla conclusione dell'istruttoria (salvo imprevisti e qualche altro testo settimana prossima): tra mercoledì e giovedì infatti oltre agli ultimi testi dovrebbero presentarsi a rendere spontanee dichiarazioni (dopo anni di assenza dall'aula di tribunale che li vede protagonisti) alcuni imputati tra cui certamente i capi squadra (difesi dal candidato della Fiamma Tricolore avvocato Porciani) e soprattutto Giovanni Luperi, uno dei due imputati più alti in grado coinvolti nel processo (l'altro è il "benemerito" e benvoluto dalla sinistra Francesco Gratteri), che ha preannunciato che parlerà per circa due ore. Chi era lì e chi ha a cuore la memoria di Genova potrebbe decidere di fare un salto giovedì 27 marzo per il suo piccolo show (dovevate vedere la faccia di Di Bugno quando il presidente della corte gli ha detto che non avrebbe avuto un'udienza tutta per lui, il dr Luperi... gli toccherà dividere le telecamere con qualcuno... eheh!)

UPDATE 26 MARZO: Mercoledì sono venuti a rendere dichiarazioni spontanee i capisquadra Ledoti, Zaccaria, Stranieri e Cenni. Le loro parole le trovate su supportolegale, qui vi faccio una sintesi. Ledoti sembra Pieraccioni agente del reparto mobile con l'accento del centro sud, arriva ancora zoppicando e accentua la cosa quando si allontana dal banco degli imputati dicendo che dopo la diaz si è fatto refertare una distorsione al ginocchio; ovviamente lui è un buon samaritano che non tocca nessuno, ma che anzi viene aggredito e nonostante questo salva una povera giovane scortandola fino al piano terra, ma non nota nulla di altro pur essendo tra i primi dentro la scuola. Stranieri è un marcantonio di due metri per centotrenta chili, fa veramente brutto, ed è un po' ridicolo sentirlo raccontare di come sia stato aggredito e sia rimasto contuso, dato che io anche armato contro di lui a mani nude probabilmente non gli farei nulla; ovviamente si accorge di qualche collutazione ma nulla di che. Zaccaria sembra uscito da Il Padrino Parte Terza, e racconta anche lui la solita solfa, solo che tutti i particolari sono sballati, sarà confusione o solo amore? Il peggiore è Cenni: questo come introduzione fa tutta una tirata sulla sua carriera in cui ha fatto da scorta anche ad Arafat quando aveva un mandato di cattura internazionale sulla testa e all'onorevole Berlinguer, e poi racconta il suo arrivo in cui lui per una serie fortuita di circostanze arriva dopo l'ingresso di tutti, trova i suoi uomini tutti contusi, e poi accompagna i primi arrestati regalando loro dell'acqua da brav'uomo qual e'. Oltrettutto è un medium: mentre arriva per ultimo vede dal retro della scuola allontanarsi una trentina di ragazzi incappucciati e vestiti di nero, con dei caschi che non si muovevano a caso, ma con ordine, quasi marciando. Strano che tra tutti i presenti e tutti quelli che hanno sorvolato, visto, raccontato, ripensato a quella notte, questo plotone di gente altamente addestrata non lo ricordi nessuno. Saranno un po' come le molotov? Domani è il gran giorno, attendete le panzane che ci rifilerà Luperi...


Google continua l'operazione 1985

jet tech — Inviato da nero @ 15:49

Era un po' che non ne parlavo. D'altronde accadono moltissime cose e ormai è un argomento in cui si dilettano un po' tutti, quindi risulta meno interessante per me, dato che è invece qualcosa che mi ha incuriosito diverso tempo addietro. Nell'ultimo aggiornamento parlavo di come le mosse di Mountain View confermassero la sensazione di molti, ovvero che il prossimo orizzonte strategico di Google sia la fornitura di servizi non solo di ricerca ma di operatività in senso generico a misura di individuo: la partecipazione all'asta sulla banda precedentemente assegnata alle televisioni analogiche è andata male o forse è andata perfettamente. Google non ha vinto nessuna delle aste, ma ha convinto l'FCC a inserire una clausola che rende le tecnologie che sfrutteranno tali bande accessibile anche a terzi (oltre alle TelCo vincitrici delle relative licenze). Non solo, ma Brin, Page e Schmidt stanno lavorando a tecnologie in grado si usare gli "spazi" elettromagnetici tra una banda e l'altra di questo ampio spettro. Le cose messe insieme non sono difficili da capire: Google dispone del più grande strumento di calcolo del pianeta, quello con maggiore spazio a disposizioni e con maggiori capacità di elaborazione. Non solo, ma dispone anche di un grandissimo credito e di un enorme quantità di ottimi cervelli messi a lavorare sui propri orizzonti. Fornire il miglior sistema di ricerca è stato il primo passo per mettere a disposizione tutta l'informazione del mondo di tutti (come dice la compagnia) oppure di dare forma al modo in cui le informazioni ci rappresentano la realtà (come dicono i maligni); il prossimo passo è quello di convincere milioni di persone a usare un solo computer (quello di Google) per fare tutto in maniera più efficiente, e di comprare solo dei terminali per l'accesso a breve termine dei propri materiali, una sorta di zainetto elettronico a fronte di un enorme studio condiviso da qualche parte (nei sotterranei di proprietà di una singola compagnia... ehm...). Non è male intrinsecamente, ma è un cambiamento di prospettiva notevole, che forse varrebbe la pena considerare con maggiore attenzione che non con un entusiasmo che ne celi i limiti. In ogni caso Google è sicuramente diversi passi avanti rispetto a ogni altra compagnia IT ed è l'unica società ad avere un rapporto paritario con le grandi TelCo nonostante la diversa potenza (forse solo Apple si avvicina a questo tipo di rapporto, e non a caso G e A presto si accoppieranno in una Santa Alleanza difficilmente interpretabile se non come il più importante fenomeno semiotico, sociale, culturale e neurologico prima ancora che economico del nuovo millennio). Qualcuno probabilmente ne sa più di me sulle prossime mosse, ma io azzardo: produzione conginuta di apparecchi Apple e Google per la massima usabilità e funzionalità; appoggio dati sulla "nuvola" informatica di Google; accessibilità 24/7 attraverso strumenti ampiamente diffusi e infrastrutture consolidate come quelle delle frequenze televisive; pervasività assoluta di una facile manipolazione delle informazioni a tutti i livelli della nostra vita. Fico, per alcuni versi, scary, molto scary, per altri. 


Parola all'America

cinema — Inviato da nero @ 15:19

 

I fratelli Coen, nella mia mente, si associano immediatamente ad altri autori che sembrano dare la parola direttamente all'America attraverso i loro personaggi, come se le figure che animano le loro opere siano tutte una diversa sfaccettatura antropomorfica di un concetto primordiale di America. I loro film, di cui amo in particolare Il Grande Lebowski e Fargo ovviamente, ti fanno trottare attraverso la trama e l'ironia ma quando aprono bocca e diaframma della ripresa sai che ognuno di essi da voce all'America, non a una America, ma alla stessa caleidoscopica entità. Tanto per citare qualcuno che mi dà la stessa idea riprendo Warren Ellis e soprattutto Garth Ennis: se dovessi capire gli Stati Uniti d'America senza farmi venire l'esaurimento nervoso per l'astio che gli Americani Medi riescono a ispirarmi nella loro interazione quotidiana con il mondo e con gli altri esseri umani non-statunitensi, io partirei dalle opere di questi autori: Preacher, Transmetropolitan, e i film citati dei fratelli.

No Country for Old Men è esattamente questo: una narrazione per interposte dramatis personae di che cosa è l'America oggi, di cosa prova, di cosa ha paura, di cosa non capisce. Questo in sé vale il film, ma c'è altro: la fotografia è obiettivamente di qualità superiore e quelli che tanto hanno tessuto le lodi della buona ma non eccelsa fotografia di Into the Wild dovrebbero andare a guardare la pellicola per capire la differenza. Grande recitazione al solito dei protagonisti, su tutti Javier Bardem (Oscar) e Tommy Lee Jones (il quale di fatto incarna l'archetipo dell'Americano), e grandissima trama e dialoghi, con ogni finale scontato che viene demolito nei cinque minuti successivi a quelli che ti aspetti. Notevole sotto tutti i punti di vista, e Oscar per una volta meritati (d'altronde se essi rappresentato il Premio Americano per antonomasia, non potevano non cogliere i propri riferimenti in questo film).

Voto: 8


Ladri e parameci

spalti e madonne — Inviato da nero @ 01:33

 

L'Inter subisce una tutto sommato immeritata prima sconfitta casalinga proprio con i tanto odiati gobbi. Come tifoso sentire i loro supporter (che non ci dovevano essere ma come per magia si sono materializzati nel settore ospiti, miracoli dell'Osservatorio) che cantano "vincete senza la juve" mi ha fatto ribollire il sangue. Soprattutto dopo che la partita è stata viziata dai tanti errori sottoporta dell'Inter che con quattro punte su cinque a turno in campo non hanno saputo far gonfiare la rete se non con un centrocampista (Maniche) e soprattutto da un gol in fuorigioco di Camoranesi che anche Ceccarini avrebbe visto. Ladri d'altronde si nasce, non si diventa, direbbe Totò. La partita è tutta qui: primo tempo misurato che l'Inter potrebbe chiudre in vantaggio se non fosse per i milioni di errori sottoporta, un secondo tempo all'arrembaggio della Juve contro una Beneamata poco tonica e con la volontà di reazione di un paramecio bollito.

Veniamo alle pagelline: Julio Cesar fa la sua solita gran partita e nulla può sui due gol; Maicon è evidentemente spompo, ma generosamente ci prova, con scarsi risultati in verità; la coppia centrale dell'Inter è praticamente la Casa degli Orrori, con Materazzi ombra del giocatore che fu e Burdisso psicolabile (affetto oggi dalla sindorme "Inter 100 e lode" che vuole il giocatore intervistato a sky autore di una prova orrida) ci costa il raddoppio e per poco anche qualcosa di più, forse Mancini potrebbe far giocare Rivas che almeno dimostra di crederci; Maxwell è recuperato e si becca un bel sei. A centrocampo siamo sotto schiaffo da mesi, quindi non ci facciamo più caso: Chivu fa un'altra prova maiuscola, Zanetti ci mette tutto il cuore che ha, però Stankovic è un cadavere che non si capisce perché giochi, e Jimenez fa quello che può. Davanti Ibra non sta bene e si vede, e contro la Juve non combina mai un cazzo, e Cruz non è in forma: uno si chiede perché non far giocare Balotelli piuttosto che questi cadaveri. Poi qualcuno ci spiegherà perché siamo così spompi.

L'Inter nel girone di ritorno ha collezionato due sconfitte e tre pareggi, uno score non proprio entusiasmante. La forma fisica è scarsa ma in lieve crescita, la tattica è in balia dei giocatori, il morale e la determinazione tutta da verificare. Ora la Roma è a quattro punti e ci sono ancora otto partite, e come si dice dall'inizio dell'anno questo Campionato lo possiamo perdere solo per nostra volontà. Adesso è il momento in cui dimostrare se siamo una squadra di parameci o di uomini: noi tifosi non possiamo che urlare e crederci, ma sono i giocatori che devono fare andare la palla e buttarla oltre la linea di porta. Poi a fine anno si faranno i conti, con tutto e tutti.


Bolzaneto, la coscienza sporca e il cinismo

movimenti tellurici, oscuro scrutare — Inviato da nero @ 11:11

 Riprendo brevemente un intervento del mio socio, secondo me perfettamente centrato, tanto che avrei voluto scriverne io prima, su Bolzaneto e la campagna sulla sentenza del processo che sta occupando la sinistra (o cosiddetta tale) e i suoi media, in particolare La Repubblica e L'Unità. Sintetizzo l'intervento del mio socio: dopo anni in cui tutti se ne sono fottuti del processo Diaz e del processo Bolzaneto, promuovendo tutti i protagonisti e ignorando le vittime, lasciando pm e magistratura nel marasma più completo, e cercando di non far coinvolgere la fazione della PS più vicina o più lontana al politico in voga al momento, il PD e i media ad esso collegati in piena campagna elettorale scoprono che Bolzaneto è stato un atto gravissimo. Questo perché porta voti da sinistra, ma anche perché prepara bene il terreno alla "necessaria" conclusione del processo Diaz, ben più grave considerato che coinvolge tutti gli apici della Polizia italiana: condannare gli esecutori materiali dei pestaggi e non toccare i Super Sbirri. Perché le mele marce, si sa, ci sono dappertutto, tra i manifestanti come tra i poliziotti, e questa è la loro verità su Genova, quella che vorrebbero sancire definitivamente con la famosa Commissione Parlamentare, quella che deve passare nei libri di storia (sempre che ci arrivi al posto di Berlusconi come statista di fine millennio): non sia mai che nei libri di storia Genova passi come il momento in cui la foglia di fico sulla natura delle forze dell'ordine italiane come agenti dei poteri forti e tutt'altro che limpidi è caduta, o come il momento in cui diverse migliaia di persone si sono rotte le palle di accettare passivamente i palazzi. No, Genova è la storia di una grande manifestazione e delle mele marce che rovinano la politica con i loro "estremismi", con la loro "irragionevolezza". Per cementare questa operazione oggi Repubblica è riuscita a riesumare dal sarcofago addirittura Amato, sì proprio il Dottor Sottile, che non le manda a dire e spiega per filo e per segno la strategia. C'è molto da imparare su come si concludono i pezzi di storia, ma noi italiani siamo abituati a non imparare mai.  


Contro tutto e tutti

spalti e madonne — Inviato da nero @ 01:20

 

La partita la decide l'arbitro Rocchi, guardando con sagacia alla nostra prossima sfida con i mai puliti gobbi: ai primi due falli di Pelé caccia il ragazzino portoghese e ci lascia in dieci per 60 minuti, sfiancandoci per bene in vista della sfida di sabato. Non è altrettanto rigoroso con Sculli e Juric che meritavano tanto quanto di finire anzitempo la partita. Il Genoa ci attacca per 60 minuti e merita il goal, ma noi non avremmo mai meritato di perdere questa partita se l'arbitraggio fosse stato onesto. In ogni caso, ci pensa Behrami e mi fa concludere la serata sorridendo dopo aver progettato diversi attentati alla sede dell'AIA. Di tecnica e tattica e rendimento dei singoli giocatori non si può parlare dopo una serata così. Giochiamo contro tutto e contro tutti, spesso anche contro noi stessi, ma per ora siamo ancora primi.  


Coming Soon: un'analisi delle motivazioni della sentenza dei 25

movimenti tellurici, oscuro scrutare — Inviato da nero @ 13:23

Il 14 marzo sono state pubblicate le motivazioni della sentenza di condanna per 24 dei 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio per gli scontri accaduti durante le manifestazioni contro il g8 nel luglio 2001 a Genova. Il tomo sono quasi 700 pagine e la sua lettura non è banale, per cui serve un po' di tempo per rifletterci. A occhio e croce quello che risulta più evidente è una volontà di ricostruzione dei fatti molto approfondita (pericoloso considerato che un processo non conosce tutto quanto è avvenuto nelle strade di Genova di quei giorni, ma da questa parzialità ne trae delle conclusioni) e l'appoggio a un concetto di concorso sinceramente spaventoso (e analogo a quello usato per condannare 15 persone per i fatti dell'11 marzo 2006 a Milano). Datemi qualche giorno e spero di poter andare più nei dettagli: intanto se volete fare da voi, le motivazioni le trovate su supportolegale.org (ripulite dai nomi degli imputati ovviamente, ma non servono per capire di cosa si parla). 


Eroine

pagine e parole — Inviato da nero @ 13:14

 

Dopo Un Lavoro Sporco il libro di Eileen Favorite, Il Bosco delle Storie Perdute, era l'altro titolo della Elliotedizioni che mi intrigava: decisamente meno interessante del libro di Christopher Moore, il libro dell'esordiente che si pavoneggia in quarta di copertina come partecipante e insegnante di corsi di scrittura creativa (sic!) parte da uno spunto estremamente interessante: un bed and breakfast in un bosco dell'Illinois dove compaiono eroine di opere letterarie nel bel mezzo delle loro avventure. La relazione di queste creature fantastiche incarnate con la tenutaria e sua figlia sono il centro della trama, che spazia da momenti veramente ben scritti a passaggi troppo sorvolati. Devo dire che ho apprezzato molto la parte centrale sull'istituzione psichiatrica e il sistema sanitario statunitense che in una cinquantina di pagine spiega meglio di qualunque campagna perché entrambe le questioni siano una schifezza che le società moderne si sono inventate per motivi tuttaltro collegati che risolve il problema delle malattie mentali o della necessità di cure delle persone. Alcune vicende a cavallo tra letteratura e realtà sono molto belle, soprattutto quella di Madame Bovary devo dire, e il personaggio principale del libro, la figlia della tenutaria Penny, è ben descritto e con tratti evidentemente autobiografici. Lascia un po' con l'amaro in bocca la conclusione affrettata e poco comprensibile: il libro scorreva bene e 50-100 pagine in più non avrebbero ucciso nessuno. Adesso seguo questo trend e mi cimento con gli investigatori letterari di Jasper Fforde come consigliato dal prode ppn. 


Scacciapensieri

spalti e madonne — Inviato da nero @ 19:30

L'Inter vince meritatamente la sfida con un Palermo senza carattere e senza grandi qualità. Il primo tempo vede una buona Inter, non al massimo fisicamente e con molta anarchia tattica, ma in grado di chiudere in vantaggio. Il secondo tempo entriamo un po' molli e in attesa di colpire il Palermo che deve pareggiare, ma ci manca il cinismo giusto sotto porta. Questo complice la stanchezza e una difesa totalmente fuori fase ci fanno rischiare di buttare via dei punti inutilmente proprio nel finale di gara.

Quello che salta agli occhi dell'Inter in questo momento è: fisicamente stiamo meglio di febbraio, ma peggio che nella prima parte del campionato, soprattutto il centrocampo sembra stare molto meglio di prima, e in una fase come questo è fondamentale; la difesa è rinunciataria e rattoppata, e afflitta da alcune scelte manciniane un po' discutibili (Burdisso peggiore in campo con il Liverpool confermato, e Rivas tra i migliori in campo panchinato); i giocatori sembrano concentrati a sprazzi e la squadra è tatticamente indisciplinata (Maicon che vaga a centrocampo, Chivu che non si allarga mai, Cruz che gioca a centrocampo e non in profondità, e via dicendo); poco cinismo sotto porta (valanghe di occasioni sprecate).

Dietro Julio Cesar ha gravi responsabilità sul gol, ma per il resto si comporta bene come al solito, Maicon sembra avere la sindrome di Adriano con poco fiato e scarsa voglia, mentre Matrix e Burdisso sono la coppia centrale degli orrori, che ti fanno temere di finire in 9 la partita ogni momento. Chivu a sinistra non è a suo agio e sta anche sotto per la spalla, ma gli svarioni sono molti. Il centrocampo è il luogo dove stiamo meglio, Vieira gioca la sua miglior partita della stagione e rischia di fare una doppietta (che avrebbe meritato), Cambiasso e Zanetti danno tutto quello che hanno, mentre Jimenez è ancora troppo troppo lento nelle giocate. Davanti Cruz e Ibra sprecano troppo e soprattutto lo svedese gioca con una fasciatura sospetta al ginocchio sinistro che non fa presagire nulla di buono. Crespo entra troppo tardi per lasciare il segno ma ne avrebbe tutte le possibilità. Lo salviamo con la condizionale sperando che torni il killer letale che conosciamo. Intanto tiriamo il fiato e guardiamo avanti.


A Dirty Job (but someone's gotta do it!)

pagine e parole — Inviato da nero @ 14:11

 

Non conoscevo né Christopher Moore né la Elliot Edizioni, ma ultimamente notavo i libri di questa casa editrice nata nel 2007 sul banco delle novità: le copertine sono ben curate e non troppo costosi i libri (la rilegatura incollata non è il massimo, ma d'altronde da qualche parte bisogna risparmiare). Un Lavoro Sporco e Il Bosco delle Storie Perdute mi hanno incuriosito e ho deciso di vedere che cosa propone la Elliot nel catalogo: poche cose per ora ma buone, altamente raccomandabile.
Christopher Moore invece ho scoperto essere un autore molto sapido (come direbbe qualcuno di mia conoscenza che fa l'avvocato di professione e il finto sportivo di hobby), con un grande gusto per la battuta pronta e per gli accostamenti irriverenti. HO dato un'occhiata ad altri titoli della sua bibliografia e penso che leggerò anche altre cose a sua firma. La quarta di copertina nel dare una definizione dell'autore ci prende abbastanza: un incontro tra Stephen King e i Monty Python. E scusate se è poco.
A Dirty Job è un horror/fantasy di grande godibilità che parte da un'idea estremamente interessante e non banale, anche se costituisce un classico del genere: che forma ha la Morte, con la M maiuscola? Come funziona? C'è da dire che di horror decenti in giro se ne vedono veramente pochi e io quando ho voglia di un brivido mi devo rassegnare a riprendere cose con minimo 20 anni sulle spalle, ma devo dire che Chris Moore ha grande talento. La trama scorre via veloce (forse un po' compressa dalla metà del libro in poi, lasciandoti la voglia che l'autore si fosse preso più tempo), ma forse è meglio così, perché un horror sarcastico di 1200 pagine potrebbe essere indigesto, mentre le 400 del libro si reggono bene. Chris mi dà l'idea di un tipo con mille idee, che a un certo punto deve per forza passare da una all'altra, e quindi chiudere quello che sta scrivendo per pensare alla prossima cosa. Forse sarebbe valsa la pena di farne una mini serie per dare più spazio ai fenomenali personaggi del libro: il mio preferito manco a dirlo è Verde Menta :)
Moore ha talento per trasferirti le emozioni dei personaggi, per strutturarli e renderteli familiari, qualcosa che a me devo dire non riesce granché bene, e i dialoghi nel testo sono fantastici. Devo dire che l'ho apprezzato molto e che lo consiglierei a tutti. Adesso vedrò di trovare qualcos'altro di suo e di leggiucchiare un po' meglio. Unica pecca: la traduzione è buona ma la redazione meno, dato che ci sono tre-quattro frasi che proprio sembrano essere sfuggite (sono praticamente prive di senso o un modo di dire è tradotto male), ma è un peccato veniale facilmente perdonabile.

Voto: 7,5


Bolzaneto: la normalità del male

movimenti tellurici, oscuro scrutare — Inviato da nero @ 14:26

Martedì 11 marzo 2008 i pubblici ministeri Petruzziello e Ranieri Miniati hanno letto le loro richieste di pena per i 45 imputati per i fatti di Bolzaneto: le condanne ammontano a qualcosa come 76 anni complessivi, ma solo per 15 degli imputati la pena supera la soglia della condizionale (ventiquattro mesi) e solo per 8 di questi quella dell'indulto (tre anni). Per i restanti trenta le condanne sono di circa un anno (o meno) a testa, anche considerata la peculiarità delle condizioni che si sono verificate a Bolzaneto - hanno detto i pm. Il problema è che non c'è nulla di straordinario in Bolzaneto, se non il fatto che ciò che è accaduto sia sostanzialmente di dominio pubblico.

La caserma del VI Reparto Mobile di Genova a Bolzaneto nel luglio 2001 era uno dei due luoghi adibiti a ricevere i fermati e gli arrestati per poi trasferirli ai carceri di destinazione (o rilasciarli nel caso dei primi). L'altro luogo era Forte San Giuliano, una caserma dei Carabinieri. A Bolzaneto per l'occasione si costruì una palazzina in cui le forze dell'ordine operanti in ordine pubblico dovevano portare i fermati, consegnarli agli uomini della Digos e della squadra mobile presenti, con i quali dovevano redigere gli atti relativi al fermo o all'arresto. Gli arrestati poi dovevano essere "passati" alla polizia penitenziaria, immatricolati, visitati e trasportati (o tradotti come si dice in gergo) nei carceri di Alessandria, Pavia, Voghera, Vercelli.
In realtà - come ormai tutti sanno - a Bolzaneto sin dall'arrivo le persone venivano sottoposte a una sorta di contrappasso violento e umiliante, una specie di vendetta, in cui le forze dell'ordine si autoqualificavano di fatto come avversari dei manifestanti. Questa è la prima inversione che spesso si cerca di fomentare per sminuire i fatti della caserma: nessuno delle persone in stato di "ristretta libertà" ha dato luogo a episodi di resistenza o di violenza, e quindi la decisione vigliacca e vile di esercitare la violenza anziché di svolgere il proprio compito ha una sola origine ben definita. Le persone venivano accerchiate, insultate, minacciate e picchiate nel cortile, poi venivano minacciate e percosse negli uffici della Digos e della squadra mobile, al fine di far loro firmare dei verbali redatti in italiano anche per gli stranieri. Ogni volta che le persone venivano spostate dalle celle di sicurezza all'ufficio trattazione atti e viceversa, dovevano passare in mezzo a due ali di agenti che continuavano a menare calci, pugni, sgambetti, insulti, sputi. Nelle celle di sicurezza le persone non potevano stare sedute, ma dovevano stare in piedi con la faccia al muro, le braccia alzate e le gambe divaricate, tanto che molti hanno avuto malori e conseguenze anche a medio-lungo termine per la posizioen imposta. Senza contare gli episodi di violenza fisica e verbale gratuiti. A questo punto i fermati venivano rilasciati, non dopo essere stati fotosegnalati dalla scientifica (dove però non avviene nessun episodio di violenza), mentre gli arrestati passavano nelle mani della Polizia Penitenziaria, dove il trattamento nelle celle continuava: divieto di andare in bagno o l'accompagnamento con pestaggi e umiliazioni; violenze gratuite; minacce e intimidazioni continue. Dalle celle gli arrestati venivano immatricolati senza consentire loro di avvisare i familiari o i propri consolati, poi vengono perquisiti e visitati nella stessa stanza, dove agenti e medici li trattano con violenza e scherno. Poi tornano alle celle e infine tradotti ai carceri, alcuni dopo oltre 30 ore di permanenza nella struttura temporanea senza cibo e acqua. Per molti l'arrivo in carcere è praticamente una liberazione.

Per tutto questo i pm avrebbero voluto usare il reato di tortura, che però in Italia non esiste, nonostante il nostro paese sia firmatario della convenzione delle Nazioni Unite sulla tortura del 1989, che impegna i paesi firmatari a tradurre in disposizioni di legge il contenuto della convenzione: a venti anni di distanza nessuna legislatura è stata in grado di portare a termine questo compito. Al di là di questa carenza i pm hanno deciso di individuare e punire con pene più severe il cosiddetto livello apicale, ovverosia i capi dell'ufficio trattazione atti, i capi del sito di bolzaneto, dell'infermeria, del servizio di traduzione, dei servizi di vigilanza alle celle: in pratica hanno ritenuto che il loro ruolo di responsabilità e garanzia fosse più importante e quindi da punire con più fermezza. Da questo livello hanno deciso di escludere il responsabile formale del sito, il magistrato Alfonso Sabella che pure vi era passato e che aveva a maggior ragione un ruolo di garanzia nei confronti di chi transitava in quei siti. Ma la solidarietà di casta non conosce confini. Viceversa hanno ritenuto che i livelli intermedi e gli agenti che effettivamente sono stati i protagonisti dei trattamenti fossero responsabili solo di episodi da inserire in un clima di impunità da attribuire ai loro dirigenti. Eccezioni sono ovviamente gli agenti individuati e riconosciuti con chiarezza come protagonisti di singoli atti di particolare crudeltà: ad esempio Pigozzi che prende a due a due le dita della mano di un arrestato, AG, e le divarica fino a strappargli la mano. Il risultato finale sono una richiesta di pene (da notare che spesso i tribunali comminano pene inferiori alle richieste del pm) di circa 76 anni, una sola assoluzione, ventinove posizioni in vista di prescrizione e comunque entro i termini della condizionale, quindici posizioni con pene un po' più cospicue.

Tutti soddisfatti? Direi di no, per almeno due motivi importanti (e una miriade di motivi più triviali): in primo luogo queste condanne equivalgono a meno della metà degli anni di carcere chiesti ed ottenuti per le 25 persone accusate di aver partecipato agli scontri della giornata, e l'atteggiamento dei pm nei confronti degli imputati è stato improntato a un garantismo e una prudenza esasperati, tali che se non vi era prova certa del fatto e dell'identificazione di un imputato come autore di quel fatto, si sono pronunciati sempre e comunque per l'assoluzione (fermo restando l'ottimo lavoro svolto dai pm nel clima di difficoltà che un processo contro le forze dell'ordine rappresenta sempre). Non che nessuno sia interessato al fatto che queste persone passino mille anni in carcere, ma una condanna più dura in un caso come questo dove siamo alle porte della prescrizione sarebbe stato un segnale più forte da parte della procura rispetto a quanto è avvenuto e quanto avviene tutti i giorni (vedi sotto). E' facile capire come chiunque sia passato da Bolzaneto e non abbia denunciato quello che vi avveniva lo faccia in malafede e si renda corresponsabile di ciò che è accaduto. Mettete nell'equazione i campi dove tenevano i desaparecidos in Argentina al posto di Bolzaneto e vedrete che i conti tornano. Ma la giustizia si fa garante dell'onere della prova della commissione di un reato solo quando questo reato è esercitato da chi sta tra i ranghi del potere: infatti per le 25 persone accusate degli scontri di piazza, non vi è stato alcuno scrupolo né nell'individuare i singoli reati commessi, né nello scegliere un capo d'accusa che avesse senso: servivano pene esemplari, e si è usato il reato necessario, anche a dispetto della realtà. La conclusione amara a cui uno deve giungere è che è meglio torturare come sottoposto centinaia di persone, che non spaccare due vetrine o lanciare quattro sassi: nel primo caso prendi 10 mesi e sei libero, nel secondo prendi 10 anni di galera.

Il secondo punto problematico è la motivazione per le pene contenute richieste per gli esecutori materiali: secondo i pm le condizioni della caserma di Bolzaneto sono state eccezionali, nella commistione di diverse forze dell'ordine, nella poca chiarezza degli ordini, nella concitazione di quei giorni. Questa straordinarietà ha convinto i procuratori a non chiedere la recidività delle condotte e a chiedere in prima persona l'applicazione della sospensione con la condizionale della pena. Il problema è che quanto è avvenuto a Bolzaneto non è per nulla eccezionale, ma è la prova vivente di quanto avviene tutti i giorni in moltissimi luoghi del paese, nelle caserme, nei centri di permanenza temporanea, nei carceri e alle volte (si vedano i casi recenti di Aldrovandri e di Sandri per citarne due) anche nelle strade. Bolzaneto è la rappresentazione dell'anima nera di una buona parte delle forze dell'ordine, della sensazione di chi veste una divisa di essere al di sopra della legge e di poter esercitare arbitrariamente il proprio potere su tutto e su tutti, in particolare su coloro che sono detenuti (o comunque "ristretti" nella loro libertà come i migranti in un CPT o i fermati in una cella di sicurezza della questura). L'arroganza e la prepotenza di moltissimi (non tutti, ci mancherebbe, non facciamo della facile demagogia) membri delle forze dell'ordine è un dato di fatto, e qualificare Bolzaneto come eccezione forse non rende un grande servizio alla possibilità che tutto questo cambi. Ma la strada perché le persone si interessino veramente di come funziona il mondo che le circonda e di come si esercitano il potere del controllo e della repressione è ancora molto lunga. Bolzaneto in questo senso è un'occasione persa, alla ricerca di infilare tutto sotto il tappeto considerandolo come un episodio terribile ma isolato. Il male è molto più ordinario di quello che piace pensare.

Maggiori Informazioni: supportolegale.org

Questo articolo è stato pubblicato originariamente su carmillaonline   e precaria.org


La dura legge del gol

spalti e madonne — Inviato da nero @ 01:20

 

L'Inter non è pronta per l'Europa: non lo è fisicamente, non lo è psicologicamente, non lo è politicamente (a buon intenditor poche parole). I nerazzurri escono di nuovo agli ottavi di finale di Champions League, almeno meritatamente questa volta di fronte a una squadra di gran carattere come il Liverpool. Usciamo a testa tutto sommato alta, anche se vuota in alcuni casi. In campo i tifosi volevano 11 leoni e hanno visto 10 uomini - con i loro pregi e difetti - e un solo leone, il Capitano, Javier Zanetti. Lo stadio per una volta è davvero una bolgia e i ragazzi non possono certo lamentarsi del fatto che il popolo nerazzurro non abbia risposto all'appello, ma questo non basta a trasformarli in quelli che abbiamo visto fino a dicembre. Il tono fisico è abbastanza preoccupante, e la maledizione degli infortuni che Mancini attribuisce a Combi - responsabile di sicuro dei tempi di recupero tripli dei nerazzurri rispetto alle altre squadre, ma non certo del tono fisico generale dei giocatori. Forse di questo Mancini deve incolpare i preparatori atletici, che però fanno parte del suo clan: il richiamo a Dubai ha fatto più danni che altro, e l'aver giocato 9 partite in 10 uomini non può essere un alibi. Anche quest'anno arriviamo a marzo decisamente spompi, e questo problema deve essere una priorità da risolvere per la società se vuole puntare a restare in alto a lungo.

Nonostante i proclami iniziali Benitez gioca coperto e si affida alle ripartenze e al piede caldo di Fernando Torres. Mancini saggiamente non sbilancia troppo la squadra, ma neanche troppo poco: quando attacchiamo siamo praticamente un 3-5-2, quando difendiamo un 4-1-3-2. La scelta funziona e per tutto il primo tempo noi avanziamo e loro proteggono la loro metà campo, ripartono e vengono intercettati dalla nostra difesa. Cruz e Ibra però non la riescono a mettere dentro, in alcuni casi per pura sfiga (il cross di Maicon che batte sul tacco di Cruz e rimane incastrato sotto l'ascella di Reyna) in altri per grossolani errori che non ci si aspetta dalle due punte nerazzurre (il tiro di Cruz fuori di un metro da solo davanti al portiere e con di fianco l'accorrente Stankovic). A metà del primo tempo Mancini avrebbe dovuto già individuare un errorino tattico che poteva essere importante: la difesa del Liverpool fa acqua, sia quando scendiamo sulle fasce, ma soprattutto al centro. Doveva imporre un gioco più verticale ed evitare di tagliare il campo da destra a sinistra e viceversa tre volte prima di affondare. E poi, uno mi deve spiegare perché cazzo non tiriamo mai da fuori area. Il primo tempo si chiude sullo 0-0 e i giochi per noi si fanno più difficili, ma il gioco della squadra tutto sommato lascia fiduciosi di potersela almeno giocare.

E qui Mancini commette il suo secondo peccato (per nulla veniale), un errore strategico che a mio avviso ci costa buona parte della partita: Vieira è in apnea e Stankovic è un cadavere che cammina privo di fantasia e non in grado di aprire il gioco per Ibra e Cruz come servirebbe. Luis Figo un tempo nelle gambe ce l'ha, e l'esperienza pure: anche a Valencia l'allenatore aspettò troppo a buttarlo nella mischia e non riuscimmo a sbloccare la situazione. Questa volta fa di peggio, perché aspetta il gol di Torres prima di chiedere a Figo di entrare, che lo manda a cagare seduta stante, sbagliando, ma è facile capire perché lo abbia fatto. Uno dei due centrocampisti spompi doveva uscire nell'intervallo per giocarsi il tutto per tutto. A questo errore manciniano (quando imparerai?) si somma l'asineria burdissiana: dopo un primo intervento assassino a centrocampo costatogli il giallo (fin troppo generoso), ne fa un secondo e si fa espellere. Nascondersi dietro l'alibi della asimmetria di giudizio degli arbitri durante le partite dell'Inter sarebbe troppo comodo: non è possibile che a farsi cacciare fuori siano sempre gli stessi (Burdisso, Vieira, Matrix), anche concedendo un metro un po' stretto degli arbitri nei loro confronti evidentemente hanno un problema a limitare la propria irruenza, e questa cosa non può essere tollerata a lungo in una squadra che vuole ambire a determinati traguardi.

In dieci comunque l'Inter se la gioca ancora, sacrificandosi, e incitata da tutto lo stadio. Ibra fallisce un gol clamoroso, e la dura legge del gol ci punisce: abbiamo sbagliato troppe occasioni limpide perché Torres non ci punisca con un destro imparabile. Sotto di un gol, è finita. Riusciamo a non prendere 7 gol come hanno fatto altri, per chiudere dignitosamente la partita, ma di fronte alla sconfitta le gambe non ci provano neanche più. Il Liverpool merita di passare il turno, più per demerito nostro che non per qualità eccelsa del suo gioco, ma almeno quest'anno potremo consolarci pensando di non essere usciti meritando invece di passare il turno come gli scorsi due anni.

Veniamo all'analisi dei giocatori: Julio Cesar si conferma uno dei migliori al mondo, e ci mette le pezze quando può, con un paio di interventi strepitosi e una uscita kamikaze da brividi; dietro il migliore è Rivas, che non trema e nei suoi limiti riesce sempre a chiudere sugli attaccanti inglesi; è pure vero che il gol è sua responsabilità dato che non esce sull'uomo prima che questo sia al limite, ma non gli si può chiedere di colmare il gap di classe che c'è tra lui e Torres. Chivu difende con grinta (ricordiamo che gioca con una spalla lussata) e imposta con autorità, dimostrando che dovremmo scendere in verticale più spesso, e nel secondo tempo corre come un disperato a chiudere quanto il Liverpool parte in contropiede. Burdisso ha sulle spalle una buona partita, ma se l'anno scorso gli dobbiamo una mega rissa, quest'anno gli dobbiamo il dubbio primato di giocare anche metà del ritorno in dieci uomini, proprio quando c'era più bisogno di spingere. Da sanzionare. Maicon è un uomo: scopriamo che il colosso può avere anche lui la cacarella. Infatti non spinge come potrebbe, anche se almeno in difesa non svariona. E' pur vero che dal suo piede partono le migliori azioni del primo tempo che se le punte avessero concretizzato avrebbero garantito un secco 2-0.
A centrocampo Vieira ormai è da pensionare con ricerca di un valido sostituto: lento e in apnea dopo dieci minuti di partita, non riesce più a smistare i palloni come un tempo. Stankovic è l'ombra del suo cadavere: solo l'amore sconfinato di Mancini consente che giochi ancora titolare. Cambiasso ha sbagliato i tacchetti, ma non li ha cambiati all'intervallo. Prova di quantità e generosità del cuchu, che però con le sue scivolate vanifica alcuni sforzi offensivi e in un paio di casi fa cagare addosso i tifosi spalancando il contropiede avversario. Zanetti è immenso: si sa che non ha caratteristiche tecniche eccelse, ma è l'unico che ci mette l'anima, fino in fondo, e che parte diretto verso la porta avversaria seminando il panico, con Ibra che gli resta accanto o arretrato vanificando i suoi sforzi. L'unico leone visto in campo è lui, e forse è questo il motivo per cui porta la fascia di capitano nonostante la sua mitezza: se gli altri dieci avessero giocato con il suo cuore avremmo vinto 10-1.
Davanti Mancini schiera Cruz che non gioca da un mese una partita, si suppone per avere uno che torna e che copre, al contrario di Crespo che è una palma al centro dell'area piccola. Il jardinero che nella prima parte della stagione non ha mai perdonato, pecca di egoismo due volte nel primo tempo, mancando un gol che sarebbe stato decisivo. Ibra invece si trova sul piedone la palla dell'1-0 in 10 contro 11, pur non avendo brillato, ma la spreca tirando a lato anziché servire Cruz da solo al centro dell'area piccola: un peccato di egoismo anche questo che però segna la partita. Se all'andata diceva di chiedere a Matrix come fosse andato il match, oggi tocca a lui sentirsi rivolgere la sarcastica domanda. A 27 anni inizio a pensare che non sia in grado di decidere le partite vere, ma solo di offrire grandissime prestazioni quando psicologicamente tutto il collettivo è una macchina da guerra. Dovremo trovare qualcun altro che lo affianchi quando c'è da non avere paura di niente.

Ora comincerà il fuoco incrociato: quando domini da due anni in Italia e fai un passo falso, le iene sono tutte lì. D'altronde tutti sognamo di cagare in testa al primo della classe, è un istinto umano (bieco ma quanto mai concreto). I ragazzi devono stamparsi in testa una scena che non ho mai visto a San Siro: il pubblico che fischia gli ultimi minuti e i cambi, mugugnando, ma che quando la partita sta per finire intona un coro a pieni polmoni; i giocatori sotto gli sguardi incazzati come caimani di 80.000 persone vanno sotto la curva ad applaudire, e tutto lo stadio li abbraccia. I ragazzi devono farsi una bella dormita, domani mattina sciacquarsi la faccia con l'acqua gelida, evitare di leggere i giornali, guardarsi tutti negli occhi e guardare avanti. Ci sono un campionato da giocare fino in fondo e una coppa Italia (terzo obiettivo stagionale, seppur vituperato da tutti quando a vincerlo siamo noi). Lo sfregio più grande a quell'abbraccio a fine partita sarebbe non concentrarsi su quanto di buono si è fatto e si può ancora fare. Con l'Europa l'appuntamento è l'anno prossimo.

Update: leggo solo ora le dichiarazioni che avrebbe rilasciato Mancini. La cosa era nell'aria, ma di teste vuote e ossa rotte avevamo già fatto il pieno. Non mi pareva necessario dirlo dopo questa partita e con la necessità di sostenere psicologicamente la squadra per le ultime giornate di campionato. Finalmente - molti penseranno - il masochismo interista è tornato a galla. Tutto il terreno che aveva conquistato in tre anni dalle mie parti (ci ho messo molto ad apprezzarlo) è vanificato da questa uscita da vera e propria testa di cazzo. Grazie per pensare sempre prima alla squadra...

Update a mente fredda: breve analisi delle dichiarazioni di Mancini
Ci sono varie ipotesi sul loro senso. Potrebbero essere una semplice vigliaccata: io me ne vado, e quindi me ne lavo le mani, la patata bollente la passo a qualcun altro. Nonostante tutto, fatico a credere che sia questo il senso delle parole del tecnico. Mi pare più verosimile che siano una delle due cose: un modo per scuotere i giocatori (se lo spogliatoio crede in lui farà di tutto per vincere e per convincerlo a restare), o un modo per mettere alle strette la società e concerdergli almeno parte di quello che lui vuole in termini di management della squadra (i nodi principali sono chiaramente la programmazione del mercato sia sul fronte cessioni che sul fronte acquisti). Non so come finirà, ma a me come tifoso lascia il senso che quello che ho fatto la notte dell'11 marzo 2008 non sia vissuto come importante, in una società che ancora fatica a capire come si lavora nel calcio moderno. E ho il timore che i vantaggi di un allenatore più forte con la stessa dirigenza, non valgano la candela di dover ricominciare a costruire un ciclo quando eravamo a metà del guado. Ma d'altronde, se non facessimo qualche follia, non saremmo l'Inter. Saremmo qualcos'altro e io non l'amerei così tanto :)


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