Confine di Stato

pagine e parole — Inviato da nero @ 22:11

 

Simone Sarasso ha una faccia simpatica, e ho anche l'impressione di conoscerlo, anche se potrebbe tranquillamente essere che la soglia di affidabilità della mia abilità fisiognomica stia ormai definitivamente tramontando. Le influenze culturali che denuncia nei suoi ringraziamenti e nel suo libro sono affini alle mie, e quindi è inevitabile che legga il suo lavoro alla luce di quanto ha divertito me: Wu Ming, Garth Ennis (anche se io devo dire che al suo nome avrei da accostare una decina di altri nomi, almeno quattro dei quali proprio nello stesso ambito di evoluzione del medium fumetto, Grant Morrison, Neil Gaiman, Alan Moore, Frank Miller), e via elencando. Confine di Stato è un'opera di reality fiction storica, e per questo mi è piaciuto. Lo stile fumettistico si sente molto e quindi può piacere o meno, ma in generale non stona. Devo dire che la prima parte del romanzo è più godibile perché nella realtà storica vengono inseriti molti personaggi e molti incastri plausibili, possibili, addirittura probabili, ma non necessari, che arricchiscono il tessuto di lettura. Nella parte centrale soprattutto, dedicata a tutta la vicenda piazza Fontana, mi pare rimanga troppo aderente alla reality e poco disinvolto nella fiction che serve per dare la chiave di lettura. Forse è un mattone un po' troppo pesante da manipolare con leggerezza, in effetti. Ho anche apprezzato il non indulgere più di tanto nella mania del Grande Vecchio di decataldiana matrice, e l'uso della grafica insieme alla parola, che forse avrei sfruttato di più considerato il talento di Simone come illustratore.
In ogni caso il libro si legge con piacere fino alla fine, nell'attesa dei prossimi capitoli della saga. Intanto se volete potete fare come me: spizzatevi il progetto di graphic novel online United We Stand, che ha per protagonista l'autore e altri suoi soci

Voto: 6/7
 


L'Inter non c'è. Ripassate settimana prossima

spalti e madonne — Inviato da nero @ 00:27

 

La prima sconfitta in campionato, la prima sconfitta esterna dopo quasi due campionati arrivano tutte lo stesso giorno: di fronte alla squadra i cui capitali e le cui influenze sono marcate dalla stessa fiduciaria che stava dietro alla GEA, cosa che spiega ampiamente i trasferimenti tra Brescia e Napoli di giocatori già nel mirino Inter, ma che lascia piu' amareggiati per questo che per il risultato stesso. Infatti potete stare certi che settimana prossima i partenopei si faranno fare 4 gol dalla Rometta, tanto per confermare da che parte soffia il vento. La sconfitta arriva al termine di una serie di gare in cui la condizione dei nerazzurri è sembrata molto carente, dopo due pareggi di cui uno acciuffato al novantesimo, con una squadra e un allenatore che sembrano in vago stato confusionale. La speranza e' che questo sia il fondo da cui risalire e non la melma in cui incastrarsi: ma questo dipende solo da giocatori, tecnico e società. Adesso partirà la grancassa mediatica su questa vicenda ma bisogna restare calmi: noi non abbiamo mai dato per scontato questo campionato come altri hanno voluto fare credere per imbonirci, e se non perdiamo la testa sei punti di vantaggio sono una bella dote da gestire.

Veniamo alla gara. Mancini è chiaramente in stato confusionale: con un Napoli con un centrocampo a 5 in pratica fa giocare l'Inter con un 4-3-3 che non usa mai, con Suazo incapace di offendere anche sé stesso, Balotelli a sinistra fuori posizione (è una prima punta) e Figo largo a destra. Il centrocampo che dovrebbe reggere l'urto è composto da Maniche, Pelé e Vieira: solo il francese arriva alla sufficienza; degli altri due meglio non parlare neanche. Dietro Matrix continua la serie di partite che lo riportano al giocatore pericoloso per sé stesso e per gli altri che era tre anni fa, e rischia di fare l'autogol più ridicolo della storia della serie A. In compenso Rivas è diligente e serio, Chivu spinge molto di più e Maicon ha consumato le suole a furia di correre. Julio Cesar commette una sciocchezza sul gol, ma è anche vero che salva la porta nerazzurra un tale numero di volte che sarebbe ingeneroso addossargli la colpa di una sconfitta che grava su altre spalle. Mancini verso il 25esimo capisce che è meglio passare al 4-4-2 ma la squadra pare uscita da una anestesia totale: l'innesto di Crespo è tardivo, e ci si mette pure l'infortunio di Chivu (poi vorrei vedere quale squadra in serie A conta infortuni quanto la Beneamata); Jimenez entra e non cambia una virgola neanche nell'arrembaggio finale anzi.

Il vero problema di questa partita non è il risultato (ovvio a nessuno piace perdere, ma succede a tutti prima o poi), ma che lascia aperte più domande che risposte. Le risposte però dovrebbero essere prese in considerazione: Maniche non viene mai schierata perché è una sola che non è in grado di fare un singolo passaggio giusto; Pelé quando è in serata no è meglio tirarlo fuori al quinto minuto; Suazo deve essere inserito in una trattativa al più presto; Jimenez non ha palle (nei due minuti finali durante l'arrembaggio calcia il calcio d'angolo che poteva essere una ottima occasione in bocca a Giannelli Gianello, poi l'ultima palla della partita sui suoi piedi si spegne in un girotondo che fa sfumare l'ultimo tentativo). Le domande sono più complesse: lo stato di forma pietoso a cosa è dovuto? l'abulia in attacco a cosa è dovuta? Come cazzo è possibile avere un numero di infortuni così alto? La situazione difficile che attraversiamo è psicologica o fisica? L'assenza di gioco è legata alle assenze o a una carenza un po' più strutturale? Come reagirà la Beneamata?

Noi tifosi abbiamo l'obbligo di essere vicini alla squadra, nonostante l'incazzatura e la delusione, perché come per lo spogliatoio il disfattismo e il nervosismo fa solo il gioco di vecchi e nuovi gobbi, e di vecchi e nuovi boriosi. Con la testa e la determinazione abbiamo ancora tutto nelle nostre mani. Ripeto: una sconfitta ci può stare, per capire che si hanno dei limiti e usarla come trampolino per ripigliarsi. Ora lascio lo spazio ai commenti di quelli che ci stanno rincorrendo da due anni e che non vedevano l'ora di questo momento. Spero vi possiate divertire per molto poco.


Powered by LifeType