Blackswift: arriva il mostro della primavera (in ritardo)

pagine e parole — Inviato da nero @ 10:47

 

Langue il blog per l'arrivo dell'estate (ma mi riprometto di fare faville dalla cina con furore tra luglio e agosto) e anche Blackswift ha qualche difficoltà nel dare continuità alle proprie potenzialità. Io e il mio socio siamo sempre in mille faccende affaccendati o forse non siamo capaci di decidere cosa fare da grandi e perseguirlo con la serietà con cui ci dedicavamo ad altre cose pro domo altrui (o forse pro domo pubblica, chi lo sa). In ogni caso tra il rusco e il brusco siamo riusciti a concludere la saga dei mostri, proprio mentre Wu Ming pubblica un racconto che è in tutto e per tutto analogo negli intenti e nello stile (tanto che la trama è simile a quella di uno dei tanti mostri abortiti nel corso dello scorso anno per poco tempo o per cialtroneria). Come ho scritto anche a WM1, la convergenza degli spunti manifesta la necessità di alcuni percorsi di azione e iniziativa politica e culturale. Sotto vi incollo la newsletter di Blackswift e vi invito a leggere Campagna, il nuovo mostro della primavera.

 

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BLACKSWIFT - LA REALITY FICTION E' IN TAVOLA
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Pre Scriptum
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Primavera - Estate
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"Con le tue finestre aperte sulla strada e gli occhi chiusi sulla gente
con la tua tranquillità, lucidità, soddisfazione permanente
la tua coda di ricambio
le tue nuvole in affitto
le tue rondini di guardia sopra il tetto".

Una canzone per l'estate, per un mostro di primavera. Nell'attesa di ricevere qualche segnale positivo per dare sfogo a due progetti che abbiamo appena terminato, siamo lieti di annunciare la conclusione della saga dei mostri. Il mostro della primavera è atipico. Come dire: se siete di quelli che stanno comodi in poltrona, che quando stanno bene loro gli altri si fottano, questo mostro è tutto per voi. Con i migliori auguri che si avveri, tra l'altro.
Del resto l'atmosfera si fa incandescente, il paese sprofonda e con esso le sue membra e i suoi scheletri. Ad un'estate torrida, seguirà un autunno tremendo. Ed è sempre più forte il desiderio di fuga. Mai come ora pensiamo che con il luogo in cui viviamo e in cui siamo nati lanciato in una folle rincorsa al passato, con la gente che ci circonda finalmente libera di dare sfogo alla parte più feroce e bestiale della nostra comune eredità genetica, sia necessario avere coraggio e sfoderare tutta la fantasia di cui siamo capaci per immaginare un'umanità diversa da quella che vediamo.
Ci aggiriamo per il mondo ad occhi aperti, cercando di capire cosa ne sarà di noi e di tutto ciò che ci circonda, divisi tra la speranza di vedere scomparire tutto per ricominciare da zero grazie a un'apocalittica tabula rasa, e la volontà di essere noi, tutti noi, i protagonisti di una improbabile inversione di tendenza.

"E non è colpa mia se esistono carnefici
se esiste l'imbecillità
se le panchine sono piene di gente che sta male.
Up patriots to arms, Engagez-Vous"

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Racconti e Romanzi
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Campagna
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1. Quando poi ferito cade

Guarda te, pensa Lino, se a sessant'anni mi tocca fare queste cose. E dire, continua, che se aspettavano ancora un po' trovavo anche il modo di raccattare qualcosa di fenomenale. Ma hanno deciso di fare tutto in un mese. E lui, che lo sapeva che sarebbe andata a finire così, aveva avuto meno tempo di quanto si sarebbe aspettato. In marzo, poi, mica facile. Che piove, fa spesso brutto tempo. Era stato fortunato, per il clima. Meno per la fretta con cui aveva dovuto gestire tutto. Non che se ad aprile fosse finita diversamente, avrebbe cambiato i suoi piani. Da quand'era che non partecipava a quella cosa lì? Da sempre, aveva sorriso tra sé e sé. Ma quando è troppo è troppo. Ansima e respira, perché gli ultimi gradini gli hanno spezzato il fiato e il suo polmone e mezzo. Sbuffa forte e il torace sale e scende con pesantezza. Però Lino è soddisfatto. Nel frattempo, mentre giastemma pensando a cosa farebbe se avesse anche solo vent'anni di meno, tira fuori cose da enormi sacchi di tela appoggiati a terra. Pavimento antica Genova, regalo dei sovrani, li chiamavano così, che andavano in quei posti a rinfrancarsi delle loro fatiche cittadine. Ma quali fatiche? Che lui li vedeva in porto, mentre camallava di tutto, quando arrivavano loro, i nobili, a imbarcarsi per chissà dove. Non gli sembrava gente che faticava, anzi. Va beh, pensa, meglio fare in fretta e preparare tutto al meglio.

Campagna, il mostro della primavera è qui:
http://noswift.org/blog/racconti%20dalle%20cripte/campagna.html
Versione pdf: http://noswift.org/data/racconti%20dalle%20cripte/campagna.pdf
Versione rtf: http://noswift.org/data/racconti%20dalle%20cripte/campagna.rtf
Versione txt: http://noswift.org/data/racconti%20dalle%20cripte/campagna.txt

Gli altri mostri:
Luglio col bene che ti voglio (il mostro dell'estate)
http://noswift.org/blog/racconti%20dalle%20cripte/luglio_col_bene_che_ti_voglio.html
Settembre andiamo, è tempo di migrare (il mostro dell'autunno)
http://noswift.org/blog/racconti%20dalle%20cripte/settembre_andiamo.html
Freezer (il mostro dell'inverno)
http://noswift.org/blog/racconti%20dalle%20cripte/freezer.html

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Quanto ci piacciono gli acronimi
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Ci siamo fatti ammaliare e conquistare da alcune cose negli ultimi tempi.
In primo luogo tutta la discussione sorta intorno al saggio di Wu Ming sulla NIE (New Italian Epic) e su come questa fosse o meno collegata con la RF (Reality Fiction).
Bando agli acronimi, abbiamo anche scritto alcune cosette, sparse e poco organiche, ma sulle quali speriamo di tornare non tanto con riflessioni.
Quanto con fatti, parole, libri, progetti.
Tutto parte da qui:
http://www.carmillaonline.com/archives/cat_new_italian_epic.html

I nostri interventi:
http://nero.noblogs.org/post/2008/05/08/new-italian-epic-stella-del-mattino
http://beirut.noblogs.org/post/2008/05/10/rf-e-nie-i-miti-passati.-i-miti-presenti.
http://beirut.noblogs.org/post/2008/06/25/la-stella-del-mattino-in-china
Il blog di Stella del Mattino
http://www.wumingfoundation.com/italiano/stelladelmattino/index.php
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Newsletter aperiodica di Blackswift - Numero 04 - Estate 2008
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Per essere disiscritti, insultateci via mail (non troppo :)
Se invece non vedete l'ora di riceverne altre, fate lo stesso
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Cannes a Milano: sorpresine e no

cinema — Inviato da nero @ 19:28

Ultima giornata dedicata a Cannes. Il primo film è stato la Palma d'Oro Entre les Murs: un film sul mondo dell'istruzione, sulle sue difficoltà e sui problemi cruciali che presenta. Il film racconta perfettamente la realtà difficile della scuola di oggi (e di ieri), in cui ai problemi scolastici si sommano tutti gli altri, e in cui gli insegnanti devono intendere il loro ruolo con margini molto più ampi che quelli di semplici istruttori di materia specifica. La realtà è riportata molto bene, e questo lo posso testimoniare di persona. Il messaggio subliminale non è solo che l'istituzione scolastica è carente di gente che ci crede sul serio e di strumenti, ma soprattutto che ciò che le sta intorno è complicato, e che il paradigma culturale è ormai conclamato: mai scegliere, mai impegnarsi, mai assumersi una responsabilità. Nessuno lo fa nel film, neanche il prof che prende a cuore i suoi studenti, e infatti alla fine l'ultimo dialogo con i suoi studenti è con una ragazza di colore che ritiene di non aver imparato nulla nonostante tutto. Avrei apprezzato più coraggio nel prendere posizione e meno nel raccontare un punto di vista sulla realtà. Era un piccolo gradino ma importante. Il film è ben fatto e merita, ma forse la Palma d'Oro è un riconoscimento eccessivo (se penso che in concorso c'erano anche Un Conte de Noel e soprattutto Il Divo). Voto: 7,5

Il secondo film francese invece merita poche righe di commento. La frontière de l'Aube è manierista, intimista e intellettuale nel senso più puzzone del termine. Una citazione mal nata della Nouvelle Vague che se quarant'anni fa apriva un periodo di intensa riflessione e riscoperta di valori e esseri umani e politica, oggi sembra una sbiadita e ridicola copia. Voto: 4 (ma solo perché sono andato via a metà film, altrimenti arrivavo certamente al 2).

Infine il film da cui mi aspettavo di più oggi: Waltz with Bashir, un'animazione israeliana su Sabra e Shatila che aveva destato molto scandalo soprattutto in patria. Forse perché gli israeliani non sono abituati a sentirsi dare dei nazisti, anche quando se lo meritano. Perché il film in sé è ben fatto (anche se l'animazione è un po' approssimativa) con tratti del disegno e musiche superlative, e offre una ricostruzione storica tutto sommato attendibile. Ma non affonda il colpo. Punta il dito, ma poi sembra tutto sommato offrire una scappatoia assolutoria ai giovani soldati israeliani lanciati crudelmente in troppo orrore. Troppo comodo così, almeno per quanto mi riguarda. Voto: 6,5


Cannes a Milano: esistenzialismo e pacchi

cinema — Inviato da nero @ 20:39

 

Oggi durante la rassegna di Cannes a Milano c'erano i due film argentini della Quizaine (Liverpool e Salamandra): due pacchi assoluti, che non fanno onore a una terra ricca di intelligenze e di cultura. Tecnicamente insulsi, narrativamente inutili, contenutisticamente irritanti. Non c'è altro da dire che: perché? Voto complessivo per i due: 4.

Viceversa Un conte de Noel di Desplechin è stato per me una sorpresa. Negli ultimi anni i film con protagonista Catherine Deneuve mi hanno sempre fatto rimpiangere un suo ritiro a vita privata, e quindi sono arrivato in sala molto scettico. Invece ho trovato un film di due ore e mezzo che però scorre liscio come l'olio, con attori di altissimo livello, una sceneggiatura fantastica che racconta una saga familiare ed esistenziale profondamente e senza scadere nel patetico, nonostante sia molto facile. Se a questo si somma un'ottima colonna sonora e la voglia del regista di dimostrare con quanta naturalezza può gestire diversi registri narrativi e cinematografici ne viene fuori un film di grandissima qualità, che avrebbe meritato il premio per la sceneggiatura, andato invece per necessità di concorso al film dei fratelli Dardenne. Voto: 8

Le Silence de Lorna appunto è stata una piccola delusione. Il premio per la miglior sceneggiatura non lo merita e resto dell'idea che gli sia stato dato per non lasciare i pregiati fratelli  a bocca asciutta. Il film è tecnicamente ben fatto, non c'è discussione, ma è un po' neutro. Il tema di fondo della tratta degli esseri umani rimane tinteggiato molto sfumato, mentre la trama del piccolo noir resta in primo piano molto prepotentemente: peccato. Inoltre il finale lascia molti nodi un po' aperti, e quindi lo spettatore è portato a interrogarsi sulle altre piccole imperfezioni di sceneggiatura. Proprio per questo il premio per me non è meritato. In ogni caso è un bel film. Voto: 7


Corsa indietro nel tempo

movimenti tellurici — Inviato da nero @ 20:29

 

Dopo le leggi razziali e quindi dopo aver riportato l'orologio al 1938, le notizie di oggi ci recano la lieta novella di un ennesimo passo indietro. Con il DDL che prevede l'uso dell'esercito come forza di polizia penso infatti che ci potremmo collocare all'inizio degli anni 30. Devo controllare l'anno esatto, ma penso risalga a quell'epoca il precedente se non collegato ad emergenze nazionali come i vespri siciliani. Ovviamente nessuno troverà strano che dei signori in tuta mimetica con fucili mitragliatori si aggirino per le strade di una moderna democrazia alla soglia del 2010, ma se avessero un minimo di intelligenza e cultura storica si preoccuperebbero. D'altronde quando descrivono i paesi distrutti da guerre civili e da un economia da terzo mondo la prima cosa che balza agli occhi è la confusione nell'uso della forza e nei suoi protagonisti. Strano che adesso nessuno lo noti, no? Non vi preoccupate: il prossimo passo è l'istituzionalizzazione delle ronde come forme di polizia dal basso (nessuna analogia con le squadracce e le camice brune, non vi fate abbindolare dai "comunisti"!!!). Poi manca solo il partito unico.

Nel frattempo, tra un passo indietro delle lancette e l'altro, il governo Berlusconi e i suoi alleati hanno trovato il tempo di fare milioni di DL, DDL, decreti e decretini sulle vere emergenze del popolo italiano, quelle becere e nazional populiste fomentate dai giornali di cui sono proprietari confindustria e lo stesso governo (un'altra strana analogia con il passato) e non certo l'economia o il welfare.
 Ma non solo: con il necessario decreto sulle intercettazioni riprende l'antico vizietto delle leggi ad personam cancellando con un colpo di spugna i propri processi, quelli passati e futuri, eventuali problemi per tutti coloro che fanno parte della gestione della cosa pubblica fino ad arrivare al processo all'ex capo della polizia Gianni De Gennaro per istigazione alla falsa testimonianza. Certo io difendo la privacy e la tutela dall'intercettazione selvaggia, come anche dall'esposizione dei nomi delle persone. Ma per me chi fa parte della vita pubblica di una democrazia non dovrebbe temere la pubblicità della propria vita, ma forse sono io che la vedo stranamente e che ho un concetto arcano di "responsabilità". In ogni caso non temete: per un pluriomicida romeno le intercettazioni si potranno fare, ma per un mafioso no, per un rapinatore albanese sì, ma per un politico corrotto si devono trovare altre prove. Quali? Andate a chiederlo ai magistrati, non certo al governo in carica, mica potranno fare e disfare tutto loro!

Voto: 3 (a scendere, per l'Italia)


Cannes a Milano: due noir e un pacco

cinema — Inviato da nero @ 00:28

 

Oggi giornata già più interessante per quanto riguarda il festival. Il primo film che ho visto è il polacco a produzione francese Quattro Notti con Anna: un film drammatico psicologico molto nero, fatto di difficoltà di comunicazione e di grande solitudine, nei paesaggi, nelle immagini, nelle balbettate parole e negli sguardi degli attori. Un po' duro da raccogliere al volo, ma valido nella sua realizzazione. Voto: 6,5.

Il secondo film è un po' un rebus. Ti aspetti che decolli da un momento all'altro e invece resta sempre lì, come un aeroplano perennemente lanciato sulla pista. Molte promesse e poche concretizzazioni in Dernier Maquis, che ti strappa qualche sorriso, ma è troppo poco per dare un senso a tutta la pellicola. Forse il regista voleva fare un film lungo il doppio ed è rimasto a corto di fondi, ma questo non depone a suo favore. Voto: 5/6.

L'ultimo film che ho visto è sicuramente uno dei migliori per ora che ho avuto modo di gustare nella rassegna. Non a caso gli è stato dato il premio come miglior regia. Les Trois Singes è un film turco molto noir, con una sceneggiatura tutto sommato facile (lui finisce in galera per coprire l'altro, lei va a chiedere dei soldi per il figlio di lui all'altro con cui comincia una storia, il figlio scopre tutto, lui quando esce si rende conto di tutto, e poi la storia si chiude in maniera ciclica), ma con molti altri elementi di pregio. Gli attori sono molto bravi e la fotografia è superlativa, roba da mozzare il fiato. La regia è pregevole e molte inquadrature sono piacevolmente nuove. A mio modesto avviso la camera fissa all'inizio e alcuni cambi di piano sono veramente validi. Consigliato vivamente. Voto: 7++


Cannes a Milano: storie semplici, storie vere

cinema — Inviato da nero @ 09:35

 

Seconda giornata della rassegna dedicata al festival di Cannes a Milano, secondo giorno con soli due film che ho ritenuto valere la pena di essere visti. Per ora il livello delle pellicole è decente, ma il loro numero un po' sconcertante. Non riesco a capire se ci fosse poca roba al festival o se l'organizzazione milanese della rassegna non sia riuscita a portarne un buon numero come gli altri anni. Lo sapremo solo vivendo.

Tulpan è una storia di vita kazakha, con una giusta punta di ironia e con la poesia che i paesaggi kazakhi sanno ispirare. A me è piaciuto, nella sua semplicità e nella sua non complicatezza: la ricerca da parte di un ragazzo kazakho  di ritrovare sé stesso nelle radici della sua cultura, senza fronzoli e con tanto desiderio. Il paesaggio aiuta nel fascino, ma anche il resto è ben fatto. Premiato giustamente. Voto: 7

Un Lavoro da Uomo è un film finlandese. Erede di anni di Kaurismaki mi aspettavo molti silenzi e ironie un po' sconcertanti. Le ho trovate, ma ho trovato una commedia noir decisamente ben girata e originale. Qualche caduta di tono, ma non troppe, e una buona tenuta dell'attenzione dello spettatore. Il finale può lasciare perplessi, ma io l'ho trovato abbastanza coerente con il resto del film. Anche questo un film tutto sommato godibile anche se non di livello eccelso. Voto: 7.


Cannes a Milano: un folletto urbano e un docufilm perfetto per questi periodi oscuri

cinema — Inviato da nero @ 20:45

 

Il programma della rassegna di quest'anno dedicata a Cannes 2008 a Milano si presenta più scarno degli altri anni: spulciando le sinossi e decidendo cosa andare a vedere mi sono ritrovato gran parte degli 8 giorni con non più di due film validi da andare a vedere. Solo il sabato e la domenica saranno con i consueti 4-5 film. Peraltro significativo è anche il fatto che per riempire il programma gli organizzatori hanno scelto di inserire tra gli altri anche 7-8 film d'essai (uno di sorrentino, uno di haynes, uno di kitano, uno di fassbinder, ecc.). Speriamo la qualità sia alta, almeno.

Oggi sono andato a vedere solo due film, anche se almeno un altro paio mi solleticavano, ma non sempre c'è il tempo. The Pleasure of Being Robbed è la storia di una ninfa urbana che si diletta nel sottrarre le cose agli altri, per usarle e scoprirle, più che per gretta avidità. Il film sembra una canzone dei Flaming Lips, ed è divertente (forse l'ultima scena onirica è un po' semplicistica e naif, più del resto del film). Scorre bene e ha qualche inquadratura interessante. Non di più, ma neanche di meno. Voto 6,5 (per incoraggiamento).

Il secondo film è un docufilm tratto dai veri colloqui di un centro di assistenza a donne, famiglie e minori con problemi legati alla loro sessualità e alla gravidanza. In tempi oscurantisti come questi Les Bureaux de Dieu è una boccata d'ossigeno. E' ben fatto e godibile, nonostante le due ore (forse qualche decina di minuti in meno bastavano), e l'ultima intervista è la migliore in assoluto. Sono certo però che se non fosse stato francese a Cannes non se lo sarebbero inculato neanche di striscio, ma questo è certamente un mio pregiudizio. Voto: 6,5.


Il Divo Giulio e l'Antico Testamento

cinema — Inviato da nero @ 11:11

 

Il Divo conferma quello che scrivevo a proposito di Gomorra: i talenti in italia ci sono, in ambito cinematografico, ma spesso è il coraggio a mancare, dato che si preferiscono polpettoni di qualità indigeribile della combriccola di Greggio, De Sica, Boldi e company, a film di fattura e proposizione eccellenti. Il Divo è prima di tutto un film molto ben fatto: teatrale e ieratico, corale e frastagliato, complesso - come dice il protagonista stesso interpretato da un insuperabile Toni Servillo - e profondamente legato alla storia politica italiana. Non è solo un film ben fatto: è un film molto coraggioso. Parla di un personaggio vivo e ancora molto potente, e lo fa senza sconti. Parla del potere, di come logora e di come non ammetta tentennamenti, parla di un Giulio Andreotti in versione IHVH dell'Antico Testamento, disposto alle crudeltà più assolute per assicurare un bene maggiore e futuro. Il potere non logora chi non ce l'ha, il potere assorbe chi ce l'ha, lo trasforma, agisce sulla mente degli uomini in forme feroci. Il Divo parla di una verità assoluta: la storia non è fatta di parole gentili, è fatta di epica, di scelte gravi, di violenza, di spietata determinazione nel realizzare un progetto. La storia è fatta di scelte, di complesse rappresentazioni della realtà, e non si può sempre ridurre tutto a uno schemino facile da digerire e giustificatorio di prese di posizioni leggere e poco interessanti.  La composizione narrativa del film mi ricorda il libro di Sarasso e la sua più recente graphic novel United We Stand, e si inserisce perfettamente nel ragionamento wumingiano sulla New Italian Epic, dando ragione delle finalità e dei motivi di quanto scritto da WM1. Devo dire che io l'ho apprezzato addirittura più di Gomorra, anche se probabilmente sconta la difficoltà di rappresentare i cunicoli della politica italiana e della sua storia: ho idea che un giovane italiota non capirà molto di vicende che presuppongono un interesse per ciò che accade nel tuo paese e circa chi prende le decisioni e perché. E' un film molto speranzoso del livello di intelligenza medio della meglio gioventù, e per questo lo ringrazio, pur restando scettico come e più del Divo. 

Voto: 9 (come Gomorra, ma meriterebbe anche di più; ma sopra il 9 uno deve ponderare bene i voti :)


San precario CFC: un segno indelebile nella storia

movimenti tellurici, spalti e madonne — Inviato da nero @ 11:02

 

La San Precario Cricket and Football Club lascia un segno indelebile nella storia del Torneo dei Centri Sociali e delle Associazioni Antirazziste: con lo 0-8 patito nella terza partita del gironcino chiudiamo a 0 punti e -17 di differenza reti, quasi certamente il peggior risultato della storia del torneo per una formazione. Con questo non solo vinciamo il cucchiaio di legno, ma anche una imperitura nomination negli annali di questa prestigiosa competizione. D'altronde nessuno capirà la generosità del nostro gesto: con il pesante passivo, come al solito immeritato, consentiamo alla squadra di giovani migranti del Comitato Inquilini di Calvairate di passare agli ottavi di finale del torneo. Le buone azioni passano sempre inosservate, ma la nostra coscienza è pulita.

Certo eravamo entrati in campo convinti di dover vincere con il maggior scarto di reti possibile, ma un arbitraggio dubbio e l'aggressività degli avversari, nonché la nostra solita assenza di riserve, di ossigeno e di gioco, hanno messo subito la partita in discesa per gli avversari. C'è poco da dire sulla partita, se non che un risultato così clamoroso non può essere certo frutto del campo ma di loschi complotti alle nostre spalle. Ma guardiamo i lati positivi: quest'anno siamo sempre stati ALMENO in 11 e abbiamo finalmente una divisa sociale ufficiale; inoltre abbiamo varato una piccola mailing list che ci consentirà di raccattare i giocatori e allenarci in vista delle sfide dell'anno prossimo. Allora sì che si vedrà di che pasta è fatta la San Precario CFC. Hasta la victoria! Talvez!


Un sogno non può morire: Zoncolan a noi, a settembre però!

spalti e madonne — Inviato da nero @ 09:51

 

Per mesi abbiamo aspettato questo momento. All'inizio dell'anno un losco figuro che tifa Triestina (oltre a Monza e Milan, vai a capire i tifosi multisquadra...) ci disse: se Granoche fa 20 gol io mi faccio lo Zoncolan in bici. Granoche, prima di rompersi il crociato, è arrivato a 23, e ci apprestiamo tutti insieme a salire sulla vetta seguendo e precedendo il nostro eroe in bici il 21 giugno a settembre però. Partecipate anche voi all'avventura!

Tutte le informazioni sul blog che segue l'impresa!


Sempre a proposito di leggi razziali a Milano

movimenti tellurici, oscuro scrutare — Inviato da nero @ 09:44

 

Sempre a proposito di leggi razziali a Milano, oggi ho ricevuto una mail che mi segnala come siano in atto le nuove misure del prefetto relativamente ai campi nomadi: da stamattina polizia e carabinieri stanno provvedendo a fotografare, identificare e schedare tutti i presenti nei campi milanesi. Sono sicuro che la gran parte delle persone non ci vedranno niente di strano in tutto questo, anzi che gioiranno, come dimostrano le occhiate di schifo complice che si scambiano le signore impomatate sulla metrò quando entra l'ennesimo rom a suonare una tarantella con l'armonica. Io invece ci vedo qualcosa di strano, anzi di schifoso: se al posto di schedare i rom passassero da casa vostra a chiedervi di farvi una foto e di segnare dove state e con chi state, sono sicuro che non vi sembrerebbe tanto normale. Chi abita in un campo rom non è diverso da me e da voi, è un cittadino europeo (nella maggioranza dei casi), spesso addirittura italiano, ha un documento d'identità valido, e non c'è nessun motivo per cui debba essere schedato, se non un pregiudizio e la necessità di soddisfare la canea mediatico-popolare. Ma questo tipo di soddisfazioni non sono mai un buon preludio. E' aberrante che l'unico a scrivere cose intelligenti in proposito sia Gad Lerner. Forse perché la sua storia gli ha insegnato come cominciano i periodi bui per la democrazia e l'umanità in generale.

 


Gomorra

movimenti tellurici, cinema — Inviato da nero @ 09:57

 

L'altra sera sono riuscito ad andare al cinema. Finalmente dopo giorni di incasinamenti vari. In attesa di vedere anche Il Divo, per cui nutro grandi aspettative, ho visto Gomorra di Garrone. Il libro non l'ho ancora letto (mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa), ma forse è un bene, perché mi consente di valutare il film per quello che offre e per quello che è, indipendentemente dal confronto con l'opera originale. Il film, diciamolo subito, è un gran film: vero, crudo, duro, senza sconti (se non per nomi e vicende che nel libro mi risultano più esplicite). Il film dimostra che i buoni registi ci sono in Italia, che si possono fare ottimi lavori con UN dipendente per settore della produzione (non ci sono 80 truccatori, ma uno; e così costumisti, sound designer, fotografi, ecc), e soprattutto che la carenza nel panorama italiota sta da tutt'altra parte. In Italia quello che manca è il coraggio di raccontare e soprattutto il talento per farlo: sono i soggetti e gli sceneggiatori decenti che fanno difetto al cinema italiano, nonché i soldi, ma se questo secondo problema si può minimizzare, il primo è una specie di aut aut per la qualità delle immagini in movimento che hanno dato tanto lustro al Bel Paese. Uscendo dal cinema con blanca ci siamo chiesti, leggendo che la pellicola era stata finanziata dal Ministero dei Beni Culturali: con tutti i limiti del governo di centro sinistra, oggi l'avrebbero finanziato un film così? La risposta ce l'ha data il giorno dopo Luca Barbareschi, neo deputato di FI, candidato anche a ruoli importanti poi tramontati nella partita a scacchi di Berlusconi con i suoi ingombranti alleati: "Gomorra non è un buon film, esporta solo quello che non funziona dell'Italia". Quindi, no, non l'avrebbero finanziato, perché dell'Italia bisogna raccontare gli spaghetti, le belle donne, le spiaggie, e il fascino dei suoi luoghi. Tutto il resto, tutta l'Italia vera che sta nella merda fino al collo anche se non lo sa, non bisogna metterla in piazza, perché si sa, è tutta una grande famiglia i cui panni vanno lavati in casa. Le parole di Barbareschi spiegano molto di come siamo messi. Almeno siamo riusciti per un piccolo frammento di tempo e di spazio a raccontare la verità, e a poter essere orgogliosi di un prodotto italiano coraggioso e ben fatto.

Voto: 9


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