Alle volte dice culo

spalti e madonne — Inviato da nero @ 23:28

 

L'Inter vista in campo a Marassi nella prima giornata di campionato è parente molto lontana da quella vista nel match di Supercoppa contro la Roma: se nella gara vinta ai rigori il primo tempo era sembrato potentissimo e la ripresa più "controllata", a Genova il pallino del match dal 30esimo del primo tempo lo prendono i blucerchiati, mentre i ragazzi non riescono a trovare ritmi e geometrie giuste. Il pareggio che ne esce è un risultato fin generoso nei confronti di un'Inter molto lontana dai desideri dei tifosi e anche dell'allenatore: avremo tirato in porta tre volte di cui una dopo controllo di braccio da parte di Ibra, mentre la Samp ha rischiato il raddoppio con Cassano e con un gran tiro da fuori area. C'è da ringraziare Totonno per aver sprecato il primo match point e Julio per i riflessi di reni. 

Gli automatismi dietro e a centrocampo tutto sommato funzionano e il problema non è certo lì nonostante la formazione rimaneggiata: Maicon e Maxwel sono delle certezze, e Cambiasso come centrale è una certezza, mentre Matrix fa una ottima partita di rientro. A centrocampo Deki, Muntari e Zanetti fanno una decentissima partita, anche se il neoacquisto è meno brillante rispetto alla partita contro la Roma, e soprattutto assaggia subito il metro di giudizio per i cartellini italiani. Il vero problema è davanti, dove le geometrie non riescono a vedersi e gli attaccanti nerazzurri non si trovano: Figo è veramente inguardabile, e Mancini non ha ancora azzeccato un pallone; Ibra da solo fa tutto quello che può e deve, e chi è entrato nel secondo tempo non ha migliorato la situazione. Balotelli è entrato con poca voglia e poca verve, cosa ingiustificabile per un ragazzo di 18 anni, e che sicuramente gli frutterà una bella lavata di capo da parte di Mourinho; Jimenez si conferma il giocatore più lento del mondo, qualcuno gli prescriva un velocizzatore di neuroni; Crespo ha inciso ben poco, ma non è che potesse fare molto se non viene rifornito di palloni. 

Certo parte del merito va dato anche alla Samp che ha fatto una gran partita, ma l'Inter quando esprime al meglio sé stessa non poteva certo vivere i doriani come un problema.  La cosa più preoccupante è l'ingiustificata e miope frenata di Moratti sull'arrivo di Quaresma che sembrava già fatto, e che spero sia solo formale e non sostanziale: certo Mustang è una scommessa, che potrebbe essere un pacco come altre scommesse, ma è una scommessa che Mourinho ha chiesto di fare, e che chiunque sano di mente gli darebbe la responsabilità di andare a verificare. Con tutti i soldi spesi da Moratti a caso, fare il pulciaro per uno dei due giocatori che il tuo nuovo stimatissimo allenatore ha richiesto dopo aver paccato sul primo è francamente incomprensibile (almeno per chi ha stima del Presidente, tra cui non posso essere annoverato). Speriamo prevalga qualcuno con più cervello in società. 

 


Il resto della notte

cinema, pagine e parole — Inviato da nero @ 09:38

Ieri io e blanca siamo andati a vedere uno dei film che non avevamo visto durante la rassegna milanese su Cannes, Il Resto della Notte, di Francesco Munzi. Il nostro amico Claudio l'ha molto apprezzato e viste le ultime inattese convergenze con i suoi gusti ci avevo quasi creduto anche io: purtroppo sono stato smentito. Il film è ben fatto, ma in sostanza lo trovo una reality fiction di destra, con appena appena una verve debole antirazzista almeno nella prima parte, un inno alla resa nei confronti della paura e della ferocia. 

Vedere il film, come leggere l'ultimo fumetto del maestro Miguel Angel Martin, mi ha fatto pensare alle nostre ultime fatiche blackswiftiane. Io e il mio socio abbiamo in canna pronti alla prima stesura due lavori: il suo Shanghai Karma, già ottimo e per quanto mi riguarda solo in attesa di un editore oppure della nostra decisione di pubblicarlo online e sticazzi, inquadrato su temi molto interessanti e su un setting che offre ampi spazi per discussioni e ragionamenti (ovviamente 中国); il mio Concrete, il seguito ideale di Monocromatica, il cui tema centrale è la ferocia (come nel film e nel fumetto), ma che alla stesura attuale è assolutamente inadeguato e monco, nonché poco convincente. Oltre a tutto questo abbiamo in mente almeno tre altri lavori che devono essere affrontati nei prossimi mesi, sempre che ce la facciamo. 

I problemi principali per ora sono di varia natura: da un lato c'è una scelta editoriale da fare, ovvero visto che la Colorado Noir che ci aveva offerto spazio è temporaneamente (ma mi sa mica tanto) ferma, se vogliamo cercare altri editori cartacei e quali? Fare una autoproduzione? Cercare spazio in una piccola casa? Tentare la strada della stampa digitale e basta? Ovviamente ci piacerebbe una soluzione mista che collegasse una pubblicazione e soprattutto una decente distribuzione con un percorso online di approfondimento: il modello Manituana non può essere ignorato come sforzo e come prospettiva, anche se Wu Ming prendono il loro lavoro di scrittori più seriamente di noi (e ne hanno ben donde! :) 

Sul tavolo poi ci sono altri temi: come autori dobbiamo crescere, dobbiamo capire se riusciamo a lavorare seriamente e razionalmente su un testo, diversamente dall'impulsività con cui abbiamo affrontato tutto il progetto finora, altrimenti destinato a rimanere in un forse colpevole ma comprensibile semidilettantismo. Non vuol dire prendersi sul serio, che quello è più un errore per noi che una risorsa, ma vuol dire metterci un serio impegno. Non so se la differenza è palpabile. 

Ma tornando al film quello che mi ha indotto a pensare è che se da un lato il tema che a più riprese affrontiamo è centrale - quello della crudeltà e della ferocia, della sua pervasività e delle vie d'uscita - dall'altro il suo sviluppo è rischioso, la reality fiction tocca il cuore dell'interpretazione della realtà che ci circonda ed è un attimo scivolare in direzioni che non mi interessano e che non mi rappresentano. Il fumetto del maestro per esempio pende troppo verso un forse un po' speranzoso movimentismo che io non riesco più a valutare come una opzione credibile, mentre il film scivola quasi istantaneamente in un facile conformismo un po' qualunquista, in cui la soluzione è arrendersi al gioco delle parti. Incitare la gente ad ammazzarsi non è veramente una cosa di cui c'è bisogno, ci pensa già da sola, mi pare. Poi forse ho male interpretato io, ma forse anche Munzi non è mica riuscito a scrollare questo scivolone dalla pellicola. 

Questi sono un po' di pensieri in libertà, che spero potranno sollecitare anche un po' di discussione anche qui sul blog, mentre aspetto che il socio rientri in Italia e che troviamo il tempo per vederci e pianificare seriamente un po' di ragionamenti e un po' di prospettive. Tanto per non lasciarvi in balia dei nerazzurri... :)


Chiamale se vuoi impressioni

spalti e madonne — Inviato da nero @ 01:41

 

Mi rendo conto che scontenterò tutti inaugurando il blog dopo la pausa estiva con la prima prestazione stagionale nerazzurra, ma che ci posso fare se tifo Inter? Vi prometto che riprendo a postare anche di altro. 

Parliamo della partita: il primo tempo dell'Inter mi ha impressionato, tanto che non ricordo nella mia vita un Inter tanto solida, disciplinata tatticamente, aggressiva e compatta. Finisce 1-0 ma sarebbe dovuto finire 4-0, con una Roma annichilita per 45 minuti e protagonista una sola fortuita occasione da gol dopo un pasticcio tra Burdisso e Stankovic a centrocampo. Nel secondo tempo la squadra è calata e la partita è diventata un po' meno bella ma più spumeggiante paradossalmente. Prendiamo un gol al secondo tiro in porta (non senza responsabilità di Julio, che però è ampiamente perdonato per il resto della partita) e questo galvanizza la Roma: l'Inter si disunisce un po' tatticamente e paga lasciando spazio ai giallorossi, ma riagguanta il vantaggio con la prima carambola che ci dice culo e grazie alla freddezza di Supermario. In compenso al 90esimo si infortuna Burdisso (quinto su sei difensori centrali in infermeria, tanto per fare capire come stiamo messi con la sorte...) e sul corner Vucinic sbuccia di testa e Stankovic devia con sfiga maxima in porta. I supplementari sono una sofferenza ma Supermario meriterebbe di mettere il secondo gol e chiudere la partita. Si stringe i denti e si va ai rigori, e finalmente dice culo anche a noi: Totti sbaglia, Zanetti no, e di capitano ne rimane uno solo, quello nerazzurro (al primo rigore in carriera). 

Veniamo ai singoli: Julio Cesar gioca una grande partita, e si porta a casa anche il merito di sventare un tiro ravvicinato di Okaka rimesso in gioco dal guardalinee per motivi misteriosi, nonché di aver parato il rigore di Juan; in questi casi il peccato veniale di non respingere il tiro di De Rossi che non è così angolato viene ampiamente perdonato. Maicon riesce a salire per 45 minuti, poi si assesta nelle retrovie per non scoprire il reparto; certo se entrasse il suo esterno destro dopo lo slalom San Siro gli avrebbe tributato l'ovazione che merita; gli espliciti sfottò nei confronti dei tifosi giallorossi a fine partita con la coppa in mano sono impagabili (spero di trovare il video :) Maxwell conferma le amnesie difensive e un po' di leziosità in fase di impostazione, e forse soffre per l'ordine mourinhano di tenersi basso; nonostante questo lo promuoviamo con riserva, serve più testa di così. Burdisso tiene banco in difesa senza troppe sbavature né momenti psycho, mentre Cambiasso soffre nel non potersi proiettare in avanti, e dopo i primi venti minuti in cui i romanisti lo puntano per farlo cadere in trappola si assesta e si conferma un grande leader; Rivas entra e fa il suo, nella scomodità di dover reggere l'urto dei supplementari.

A centrocampo tutto diverso dall'Inter di Mancini: Muntari in grande spolvero lanci, aggressione della palla, impostazione, proiezione offensiva e gol; se gioca sempre così non ci sarà nulla da rimpiangere. Zanetti dopo i primi venti minuti un po' molli, prende ritmo e diventa protagonista anche in attacco con tanto di slalom, cross e un tiro incredibilmente in porta, nonché il rigore decisivo, primo rigore in carriera pesantissimo. Stankovic fino a che gli reggono le gambe nella nuova posizione davanti alla difesa non l'ho mai visto così da anni: si vede che smettere di essere il cocco dell'allenatore fa bene alla grinta; soffre di vitello cronico e infatti sbaglia il rigore, ma averlo ritrovato è un piacere, forza Deki. Davanti c'è molto da mettere a punto: quando la squadra sale ci sono drappelli nerazzurri sui lati del campo vicino alla bandierina del calcio d'angolo, ma in mezzo all'area non c'è mai nessuno: forse è un problema. Come ali Mancini soffre la partita da ex, Figo il dover giocare più di 45 minuti, Jimenez si conferma l'ultima scelta possibile da intraprendere solo quando sono tutti morti, sepolti e non si può chiamare nessuno con più di 14 anni a giocare. Ibra è una nota molto positiva: gioca 120 minuti, anche se dopo i primi 60 cammina senza affondare, e solo la sfiga porta i suoi tiri a lambire i pali dalla parte sbagliata (quella esterna :). Balotelli si conferma la miglior scelta come ala, o come qualsiasi cosa: corre, sfodera cross, passaggi, tiri, punizioni e la giusta grinta; se ci fosse giustizia la testata di Mexes varrebbe almeno un paio di giornate e la manata di Cassetti un secondo giallo con conseguente espulsione.

L'Inter di Mourinho si presenta molto meglio dell'Inter di Mancini dell'inizio dell'anno scorso. Il gioco è cambiato ma è già molto solido, anche se con qualche passaggio a vuoto. La condizione fisica molto meglio, e questo conta. Le geometrie della squadra sono nuove e veloci, con ripartenze mozzafiato e chiusure asfissianti dal centrocampo in giù, e sono curioso di vedere come sarà quando la condizione sarà al massimo, e gli interpreti tutti nei giusti ruoli. Ci uniamo a Mourinho nel rendere merito al Mancio per quello che ha fatto, ma da oggi inizia un'altra storia, ed era importante iniziare con il piede giusto. Mi sbilancio e dico che se giocamo come il primo tempo di questa partita sarà molto dura per chiunque. Ora testa al campionato dietro l'angolo: missione Genova, sponda ciclista, che vorrà certo fare un favore a Bobby gol e a suo modo vendicarlo. 


La mappa del nostro itinerario chinao

orient express, gulliver — Inviato da nero @ 15:38

 

Sono pigro, ho speso un po' di tempo a malapena a trasferire sul pc le quasi 2000 foto che ho fatto, ma non ho avuto la voglia di selezionarle ancora. Accontentatevi tanto per sapere che sono ancora vivo della mappetta con il nostro itinerario. Ci sarebbero molte cose politiche di cui parlare, ma tanto è agosto e nessuno legge, pensa, scrive, ha energie per ragionare. Tanto vale aspettare.

 


 


Olimpiadi libanesi

orient express, gulliver — Inviato da nero @ 14:32

 

Avevo scritto un articolo ma ho litigato con la form di noblogs. Per cui ora vi prendete la versione ridotta: io e Blanca tra 12 ore più o meno saliamo sull'aereo per rientrare in Italia; nel frattempo leggetevi il blog del mio socio per gustarvi la sapida rubrica Cazzate Olimpiche; quando rientro aggiorno il post su Pechino e metto su un po' di foto così i commentatori assidui del blog smettono di scassare le palle; il Manifesto si capisce perché chiuderà, dato che manda due inviati a Pechino, non gli da pagine ad hoc, in compenso dice di no a tutte le loro proposte di articolo salvo poi scoprire che due giorni dopo le stesse cose peggio le scrive Rampini e rosicare come  bestie. 

中国加油!奥运会加油!


中国 made easy 05: Beijing (北京)

orient express, gulliver — Inviato da nero @ 17:42

Pechino è Pechino, profuma di storia e di millenni, di racconti e di anfratti della memoria. E' un posto immenso, pieno di cose da vedere, da fare, da capire, una specie di Cina in miniatura da esplorare in altrettanto tempo. A Pechino siamo stati quasi dieci giorni, più di quelli necessari forse per una visita tour de force, meno di quelli che ci vorrebbero per assaporarla. Se volete fare un giro turistico serrato anche in 5-6 giorni ve la cavate (meno è un delitto), mentre se volete girare la città con il tempo anche per voi, 10 giorni sono ottimi.
Per dormire noi non abbiamo sperimentato direttamente soluzioni e l'ostello che abbiamo visto per la gita a Simatai e JingShanLing (per vedere dei pezzi della Grande Muraglia, 长成) non sembrava malaccio, anche se decisamente più caro che altrove. Ovviamente a Pechino in questo momento pre-Olimpico è tutto molto più costoso, ma in una città così enorme volendo si vive con pochissimo. Noi ci siamo attestati su una via di mezzo, complici i nostri vizi (la colazione) e il fatto che durante il nostro soggiorno passavamo molto tempo con i nostri soci e gli amici dei nostri soci, cosa che rende meno rigido il controllo delle casse.
Per mangiare non ci sono problemi: anche se durante il periodo olimpico una legge del Governo locale impedisce di mettere per strada qualsiasi bancarella per non arrecare danni al decoro (la Cina come Maroni!!!) potete trovare facilmente negozietti a conduzione familiare con notevoli prelibatezze. Se invece vi attestate sui ristoranti, mettete in conto di spendere in media il doppio di quanto spendete nel resto della Cina (Shanghai esclusa forse). Anche qui i consigli sono difficili da dare, perché siamo stati scorrazzati in lungo e in largo e non sempre ci siamo resi conto (soprattutto i primi giorni) di dove eravamo veramente.

Veniamo al turismo. Per quanto riguarda i templi e le mete da visitare sicuramente le tappe obbligatorie sono (in ordine di importanza): piazza Tienanmen (天安门广场) e la Città Proibita (zijincheng, 紫禁成), la Grande Muraglia (che vedremo domani, ma ci sentiamo di sbilanciarci), il Palazzo d'Estate (Yiheyuan, 颐和园), il Tempio Celeste (tiantan gongyuan, 天坛公圆) e il Tempio del Lama (yonghegong, 雍和宫) a pari merito. Sono tutte mete ultranote e senza aver visto le quali difficilmente verrete creduti come sinofili in vacanza.
Piazza Tienanmen è immensa e densa di ricordi e di storia: le due porte che la racchiudono, la Porta della Pace Celeste appunto, e la Porta Qianmen (Anteriore) sono molto belle e non è necessario che vi facciate ladrare degli yuan per salirvi. Gustatevele nella loro immensità dal basso. In questo momento la piazza è un po' ingombra di troiate legate alle Olimpiadi e al gusto estetico dubbio cinese, ma non perde il suo fascino. Nella piazza potrete visitare il Mausoleo a Mao Zedong (apre mar-dom dalle 8 alle 12, non portatevi nulla perché sennò non entrate a meno di non cercarvi sul lato Est della piazza il guardaroba; piuttosto presentatevi verso le 11.45 all'ingresso senza nulla e entrerete in un battibaleno), il Monumento agli Eroi del Popolo che è il mio preferito per sobrietà e maestosità, e osservare sia il Palazzo dell'Assemblea del Popolo che il Museo Nazionale. Dietro di voi vi sorveglierà il ritratto del Grande Timoniere, oltrepassato il quale potrete perdervi per ore nella Città Proibita: il biglietto potete insistendo farvelo fare come studenti alla metà, ma è consigliata l'audioguida a 40 元 con 100 元 di deposito per avere qualche informazione su cosa state vedendo e soprattutto per non perdervi. La Città Proibita necessiterebbe di almeno una giornata con previsione di pasti per essere visitata con calma, ma correndo come forsennati in 4 ore ce la potete fare se non fa troppo caldo e non vi viene un colpo apoplettico. Il consiglio che mi sentirei di dare è di dedicare un giorno intero dalla mattina alla sera a piazza e Città Proibita, non penso che ve ne pentirete. Dal lato opposto della piazza rispetto alla Città Proibita, oltre la Porta Anteriore un tempo c'era una delle vie più belle di Pechino, Qianmen Dajie, che pullulava dei negozi e delle case più antiche della Città, ma che è stata spianata per farne una specie di Corso Vittorio Emanuele finto e vuoto: peccato. Intorno però gli hutong e le vie pullulano ancora di vita e di umanità, per cui anche saltando la perla fasulla, potreste trovare molte cose interessanti, relax e cibo ottimo.
Il Palazzo d'Estate si trova lontano dal centro, parecchio lontano dal centro, tanto che per arrivarci non potrete evitarvi un taxi, a meno di non voler affrontare una vasca notevole in autobus. Noi ce la siamo risparmiata perché in questi giorni olimpici prendere i bus a Pechino è un po' un macello: ci sono lavori dappertutto e trovare le cazzo di fermate è un rebus non indifferente, reso ancora più improbo dal caldo umido e devastante. Il Palazzo d'Estate merita una seconda giornata in sé: anche qui il consiglio è di arrivarci presto, con del cibo al seguito, per mangiare nel parco e godervi le sue varie parti. Dall'alto del Padiglione dell'Incenso del Buddha godrete di una meravigliosa vista di tutta Pechino e nel Giardino della Virtù potrete ascoltare una riedizione moderna delle opere che ascoltavano gli Imperatori in villeggiatura: niente male! TUtto il parco merita, è ben curato e rilassante, ma se non avete particolari ambizioni vi consigliamo di prendere il biglietto di solo ingresso (15 yuan) e quello per il Padiglione (20 yuan), risparmierete 30 yuan circa sul biglietto totale e vi perderete l'opera, ma non è detto che vi interessi. Se invece siete in vena di spese il pedalò è una figata che vi permetterà di visitare molto più in fretta i vari siti del Palazzo, ma non vi godrete il verde.
Non molto lontano da piazza Tiananmen (relativamente alle distanze pechinesi, quindi parliamo comunque di una decina di chilometri :) è il Parco del Tempio Celeste: è un parco bellissimo che può occuparvi dalle due ore alle giornata intera, dove sono ospitati il Tempio del Cielo, il Muro dell'Eco e l'Altare Circolare, oltre a una serie di strutture minori. Anche qui almeno mezza giornata vi consentirà di godervi la frescura verdeggiante del parco e le sue attrazoni turistiche. In alternativa potete associarci (o lasciarlo come abbiamo fatto noi per uan giornata dedicata a tutti i templi possibili) il Tempio del Lama: quest'ultima meta molto nota non è molto grande e visitarla necessita di non più di un paio di ore dilungandosi, ma il tempio vale la pena. Particolarmente belle sono le sue strutture e le statue, dato che era una residenza dell'Imperatore prima di essere un luogo di culto e che è sopravvissuto alla furia iconoclasta per il favore di Zhou Enlai.

Finite le mete turistiche obbligatorie possiamo consigliarvi alcune mete secondarie (sempre legate al turismo classico). Noi in un giorno ci siamo sparati sei templi ed è forse un po' eccessivo, ma abbiamo dimostrato che anche con un caldo infernale si può fare. Secondo me con un po' di determinazione si può fare anche di meglio :) In ogni caso se voleste ripetere il nostro itinerario del giorno tempioso dovreste fare così: Tempio del Lama e a seguire Tempio di Confucio e Collegio Imperiale, che si trovano a 100 metri. Sono entrambi molto belli e piacevoli, e molto meno affollati di Yonghegong. Dopo questa zona trasferimento verso la Moschea di Niujie (via della Vacca), Niujie Libai Si (牛街礼拜寺), veramente incantevole e ancora utilizzata: la scena con il chinao musulmano che dava i veli a Blanca per coprirsi cosce e spalle è stata imperdibile, come lo è il minareto a forma di Torre della Campana di un tempio buddhista! Dopo la Moschea potrete andare a piedi in 5 minuti al Tempio Fayuan (Fayuan Si, 法源寺) costruito nel VII secolo e ancora in uso. Noi siamo arrivati verso le 16 e stavano pregando senza curarsi di noi turisti, ed è stato molto bello aggirarsi nel tempio quando non è una struttura per gli stranieri, ma per chi ne gode normalmente. Dopo il Tempio Fayuan, prendete un taxi e per una decina di RMB potete arrivare al Tempio della Nuvola Bianca, Baiyun Si (白云寺), un tempio molto ampio di fede taoista, in cui sono custodite statue molto belle in bronzo di divinità e immortali vari. Anche qui siamo arrivati in chiusura ed era tutto molto più naturale che non nelle ore principali delal giornata. Se siete temerari a questo giro potrete aggiungere il Tempio Dongyue e il Tempio della Campana, ma noi non ce l'abbiamo fatta.

Se invece del turismo classico non ve ne sbatte una fava, potete fare un itinerario differente e molto edonistico: partite con l'andare alla Factory 798, un ex unità produttiva occupata da artisti e adesso rilevata dallo Stato come complesso di gallerie. Il posto è ricco di spunti interessanti, café, baretti, ristorantini, parchetti, gallerie, eposizioni, librerie e chi più ne ha più ne metta. Ognuno dei cinque settori è grande due isolati e meriterebbe un giorno di visita per essere gustato appieno, con chiacchiere con gli artisti e con i curiosi. Una volta esausti dal 798, a cui potete arrivare in taxi se non volete piangere in cinese, potete riprendere un taxi per andare verso gli hutong pechinesi intorno al Lama Temple e alla fermata di Beixingqiao della metropolitana. Da lì a piedi seguendo per Gulou Dajie potrete incrociare Nanluoguxiang, una delle hutong più note della città: lei e la sua gemella settentrionale Beiluoguxiang ospitano decine e decine di baretti e negozietti fantastici dove potrete passare ore e ore a cazzeggiare o a fare shopping. Infine a sera portatevi nella piazza tra la Torre della Campana e la Torre del Tamburo, dove troverete i baretti con musica dal vivo più carini e interessanti del circondario!.

Se lo shopping è invece ciò che vi interessa non possiamo non citarvi alcuni posticini niente male, dove anche noi abbiamo fatto incetta di mercanzie: in primo luogo il mercatino di Panjiayuan, il sabato e la domenica dall'alba alle 16. Ci arrivate con la metro fino a Guomao e poi a piedi dritto per 100-200 metri e poi girando a destra. Il posto è incredibile, soprattutto per cianfrusaglie, dipinti, stampe, mobilia, antiquariato, oggettistica varia, mentre non sperate di trovarci vestiario o altre cose simili: siate spietati nella contrattazione, perché loro lo saranno con voi (qui il 30% o il 40% sono un buon obiettivo, ma potete fare anche di meglio). Noi abbiamo fatto ottimi affari. Sempre continuando nello shopping feroce dovete provare Silk Street, un inferno di negozietti nella parte orientale della città, in piena city (v. Lonely Planet), e soprattutto il Mercato delle Perle, dove essere spietati nella contrattazione non basterà e vi toccherà picchiarvi con i commessi in camicia turchese per fargli capire che non vi devono tenere per il braccio sennò li menate (o le menate): il Mercato delle Perle, Hong Qiao Shichang, è famoso e lo trovate sulla Lonely, ma sta tra le fermate di Ciqikou e Tiantandongmen della metrò, a 500 metri a sud dell'una o a Nord dell'altra.  Per finire con lo shopping due negozi singoli: una piccola boutique di una ragazza a destra dell'entrata del Lama Temple, dai prezzi non esosi né economici, ma dalla simpatia estrema, in cui ci siamo goduti la sua piccola macchina da cucire, e un posto dove trovare buoni the a buon mercato (prezzi dalla metà a un terzo del resto dei posti che abbiamo trovato in Cina), in una traversa di Qianmen Dajie molto ampia e frequentata che potete raggiungere prendendo la via parallela Qianmen Xidajie fino a incrociare la via che è pedonale. In questa via, una ex hutong, abbiamo trovato un grosso negozio di te, verso Qianmen Dajie, che faceva ottimi prezzi e in cui ci hanno trattato benissimo con ampi assaggi e simpatia. Tutto consigliato.

Ovviamente noi abbiamo visto pochissimo di quello che si sarebbe potuto vedere, ma non basta una vita per conoscere a fondo Pechino. Almeno con questo post speriamo di dare qualche idea di priorità a chi non c'è mai stato e conosce quello che vuole vedere di una città: i must, le mete turistiche, i parchi, i luoghi alternativi o alternativoidi, lo shopping. Presto ci risentiamo dall'Italia. Troppo presto, ma tant'è.


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