La Sindrome di Frankenstein
Non ce n'è, sta nel nostro DNA, è più forte di noi: se c'è un cadavere in campo, noi abbiamo il potere taumaturgico di rianimarlo. Se poi è una squadra di cadaveri e disabili, ancora meglio. Il primo derby dell'era Mourinho lo perdiamo e per questo dobbiamo solo prendercela con noi stessi. I nerazzurri scendono in campo con troppa poca cattiveria - come già accaduto con Catania e Lecce - e lasciano giocare un Milan non irresistibile, ma neanche ultimo dei pezzenti. Neanche dopo il gol - viziato dal fuorigioco di Kakà anche se i media di tutto il mondo si affanneranno a smentirlo - l'Inter mostra maggiore determinazione a ribaltare le sorti della partita. Non so se siano gli schemi da assimilare, una scelta tecnico-tattica (bella scelta del cazzo, se così fosse), ma l'Inter non riesce a dare l'impressione di forza che tutti sanno potrebbe manifestare: e ne paga lo scotto. Se a tutto questo sommiamo la solita direzione di gara con due pesi e due misure, il fatto che di fronte non hai la Pro Patria e anche la solita dose di sfiga sottoporta, il risultato è quello che è. Nessuno mi convincerà che il Milan ha meritato di vincere una partita che ha dominato abbastanza a centrocampo, ma in cui ha tirato in porta 4 volte, né che meritavamo più del doppio dei gialli dei rossoneri e addirittura due espulsioni, o che la gomitata subita da Adriano in area a parti inverse non sarebbe stato rigore con espulsione. Ma questi sono alibi in una serata in cui il derby non l'hanno vinto i rossoneri, ma glielo abbiamo lasciato vincere noi. Speriamo che le lezioni per lo Special One si limitino qui: vorrei vedere l'Inter vincere sempre, in particolare le gare decisive, in modo da trasformare questa sera in una vittoria di Pirro per i merdosi cugini. La prova d'appello è tra due giornate: Roma-Inter.
Venendo agli interpreti. JC fa un'ottima prestazione, incolpevole sul gol, le sue 3 parate in tutta la partita sono determinanti se si vuole ma contate. Maicon rimane basso per contenere il duo Kakà-Ronaldinho, e la sua spinta si sente che manca, ma fa quelllo che gli dice l'allenatore. Chivu è ancora sottotono, ma non si può certo dire che il risultato sia colpa sua. Dei due centrali, Matrix è un po' psicolabile ma si contiene abbastanza, fino a che non è in panchina e si fa espellere dal voglioso De Marco, lasciando la squadra senza centrali difensivi per la prossima partita. Burdisso è il peggiore in campo: il gol ce l'ha sulla coscienza, se per il primo fallo valesse lo stesso metro che per i rossoneri i casi sarebbero due, o Milan in 9 o Inter in 11, ma sul secondo fallo è proprio un coglione. A centrocampo tutti si comportano bene, ma sono 3 contro 4 e si sente: forse in queste gare un centrocampo a 4 si potrebbe anche arrischiare. Davanti mancano ancora gli schemi: Ibra fa il possibile e l'impossibile, Mancini fa quel che può ma ha imbarazzanti amnesie, Quaresma si sveglia al 30esimo della ripresa, troppo tardi per servire. Cruz e Adriano cambiano la gara e forse si poteva rischiarli un po' prima. Stankovic entra e da una frustata, ma sono quasi certo che senza l'espulsione di Burdisso sarebbe entrato Mario a dare aria al gioco: prima o poi capiremo perché sta facendo panca dura, va bene voler insegnare l'umiltà al ragazzo ma in questa partita ci serviva come il pane.
Adesso rimangono solo rabbia e rimpianti, ma i conti si faranno alla fine, come è giusto che sia. Ma nessun interista sentiva il bisogno di rinfrancare i cugini gratis.

























































































