Poche ma buone nuove

movimenti tellurici, jet tech — Inviato da nero @ 10:20

 

C'è da dire che in giro non si muove quasi nulla nonostante il clima da regime ventennale che serpeggia tra le italiche genti e nelle italiche lande, ma quel poco che si muove ancora fa ben sperare e ogni tanto risveglia la voglia di cambiare ciò che sembra già predestinato a non cambiare mai. 

Oggi tanto per dirne una i ragazzi di Rho, nonostante e forse proprio perché vivono nel cuore della prossima immane culla di contraddizioni e schifezze dell'area milanese, hanno rioccupato un posto per svolgere le attività che li hanno visti protagonisti negli ultimi anni: la mobilitazione contro l'expo e contro il nuovo mostro ideologico del secondo polo fieristico della depressa Milano sopra tutto il resto. Per andare a trovarli basta andare a Pero, via D'Annunzio 25, sottopassaggio all'angolo con via Piave!

Nel frattempo è iniziata l'undicesima edizione dell'hachmeeting, la prima dall'epoca della prima edizione del 1998 a cui non sto partecipando. Fa un effetto strano, ma la scelta del periodo - lo spostamento da giugno a ottobre rende le cose economicamente e lavorativamente complicate da organizzare - nonché la fase che attraversa la mia vita mi hanno reso impossibile partecipare. Forse impossibile è un termine forte, ma diciamo che avrei dovuto mandare all'aria troppe cose per partecipare a un evento che ha necessità vitale di nuova linfa: non che non ci sia, i pischelli ci sono, tutto sta a vedere quanto e come hanno voglia di fare. Nonostante il mio notorio grumpismo voglio esprimere ottimismo, per cui se potete fatevi un giro da quelle parti :)


Google continua l'operazione 1985

jet tech — Inviato da nero @ 15:49

Era un po' che non ne parlavo. D'altronde accadono moltissime cose e ormai è un argomento in cui si dilettano un po' tutti, quindi risulta meno interessante per me, dato che è invece qualcosa che mi ha incuriosito diverso tempo addietro. Nell'ultimo aggiornamento parlavo di come le mosse di Mountain View confermassero la sensazione di molti, ovvero che il prossimo orizzonte strategico di Google sia la fornitura di servizi non solo di ricerca ma di operatività in senso generico a misura di individuo: la partecipazione all'asta sulla banda precedentemente assegnata alle televisioni analogiche è andata male o forse è andata perfettamente. Google non ha vinto nessuna delle aste, ma ha convinto l'FCC a inserire una clausola che rende le tecnologie che sfrutteranno tali bande accessibile anche a terzi (oltre alle TelCo vincitrici delle relative licenze). Non solo, ma Brin, Page e Schmidt stanno lavorando a tecnologie in grado si usare gli "spazi" elettromagnetici tra una banda e l'altra di questo ampio spettro. Le cose messe insieme non sono difficili da capire: Google dispone del più grande strumento di calcolo del pianeta, quello con maggiore spazio a disposizioni e con maggiori capacità di elaborazione. Non solo, ma dispone anche di un grandissimo credito e di un enorme quantità di ottimi cervelli messi a lavorare sui propri orizzonti. Fornire il miglior sistema di ricerca è stato il primo passo per mettere a disposizione tutta l'informazione del mondo di tutti (come dice la compagnia) oppure di dare forma al modo in cui le informazioni ci rappresentano la realtà (come dicono i maligni); il prossimo passo è quello di convincere milioni di persone a usare un solo computer (quello di Google) per fare tutto in maniera più efficiente, e di comprare solo dei terminali per l'accesso a breve termine dei propri materiali, una sorta di zainetto elettronico a fronte di un enorme studio condiviso da qualche parte (nei sotterranei di proprietà di una singola compagnia... ehm...). Non è male intrinsecamente, ma è un cambiamento di prospettiva notevole, che forse varrebbe la pena considerare con maggiore attenzione che non con un entusiasmo che ne celi i limiti. In ogni caso Google è sicuramente diversi passi avanti rispetto a ogni altra compagnia IT ed è l'unica società ad avere un rapporto paritario con le grandi TelCo nonostante la diversa potenza (forse solo Apple si avvicina a questo tipo di rapporto, e non a caso G e A presto si accoppieranno in una Santa Alleanza difficilmente interpretabile se non come il più importante fenomeno semiotico, sociale, culturale e neurologico prima ancora che economico del nuovo millennio). Qualcuno probabilmente ne sa più di me sulle prossime mosse, ma io azzardo: produzione conginuta di apparecchi Apple e Google per la massima usabilità e funzionalità; appoggio dati sulla "nuvola" informatica di Google; accessibilità 24/7 attraverso strumenti ampiamente diffusi e infrastrutture consolidate come quelle delle frequenze televisive; pervasività assoluta di una facile manipolazione delle informazioni a tutti i livelli della nostra vita. Fico, per alcuni versi, scary, molto scary, per altri. 


Hacker forzano i sistemi informatici del palazzo di giustizia di Genova

jet tech — Inviato da nero @ 14:32

 

Tutti i telegiornali aprono con come seconda notizia la seguente (notare che però sulle edizioni online dei quotidiani non vi è traccia della notizia, mentre le edizioni cartacee la mettono in ventesima pagina):

Hacker all’attacco del Palazzo di Giustizia di Genova. E’ quasi una certezza dopo che mercoledì, per la seconda volta nel giro di pochi mesi, circa 150 computer sono andati in tilt perché infettati. Un guasto telematico che sta paralizzando l'attività del «Palazzaccio» e sul quale ora la Procura ha deciso di vederci chiaro: ieri infatti il procuratore aggiunto Mario Morisani ha aperto un fascicolo contro ignoti. Reato ipotizzato: intromissione nei sistemi informatici.

La situazione appare decisamente seria, anche perché sono molti i file che rischiano di andare perduti, cancellando così il lavoro di mesi. Ieri mattina, in particolare, è stato esaminato dai tecnici il computer sul quale stanno lavorando i pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati, i magistrati impegnati ad ultimare la loro requisitoria sui fatti accaduti alla caserma di Bolzaneto nei giorni del G8 genovese. Il rischio paventato era che centinaia di pagine fossero andate distrutte, dai primi riscontri però sembra che almeno la maggior parte della requisitoria sia recuperabile. Sono in tilt i computer dei tribunali civile e penale, dei minori e di sorveglianza. Che cosa sia successo, perché tutti i computer accesi in quel momento si siano improvvisamente e simultaneamente spenti, non si sa, così come si ignora quale possa essere il virus colpevole del black out informatico. Di certo, il disagio a Palazzo di Giustizia è palpabile ed è una fortuna, dicono in molti, che il «collasso informatico» sia avvenuto in questi giorni, quando una buona parte di impiegati e magistrati, è ancora in ferie.

Il guasto ha comunque fatto cambiare, momentaneamente almeno, abitudini lavorative ormai consolidate: in molti uffici sono ricomparse le macchine per scrivere e biro, è successo ad un gip chiamato a convalidare alcuni arresti e che, dopo aver già registrato un interrogatorio sul computer, quando ha riaperto la macchina per chiedere il documento in questione ha visto comparire sul monitor la scritta «manca o è danneggiato il file di apertura». A Palazzo di Giustizia lo scorso agosto si erano verificati problemi nel sistema e anche in quell'occasione si era temuto un attacco esterno, un virus introdotto volontariamente. Invece fu poi accertato che i computer erano andati in tilt a causa di un surriscaldamento negli armadi contenenti i congegni.

Peccato che da quello che leggo la sensazione è che si tratti pià che altro di un virus: avranno il coraggio di ammettere l'errore o continueranno a dare suggestivamente la notizia per trarre in inganno gli ascoltatori, i lettori e i telespettatori poco attenti?  La solita informazione pressapochista e poco interessante. Tanto per lasciare tranquilla la procura: noi non c'entriamo nulla, anche perché nel caso avremmo fatto una bella pulizia del computer di pm che lavorano contro di noi... no?

 


Alle volte basta dormirci un po' su: kernel linux 2.6.23.9 e sony_acpi

jet tech — Inviato da nero @ 15:18

 

Ieri, dopo le disavventure con il simpaticissimo mondo dell'assistenza sanitaria pubblica - peraltro conclusosi oggi con un successo e il necessario appuntamento allo stomatologico - ho deciso di infittirmi per avere sul mio pc le prestazioni in termini di copia su disco che vedevo sui kernel debian precompilati. Io uso il mio kernel, ed esso non voleva saperne: spostava le cose su disco a una velocità 8 volte minore che i kernel debian, in maniera inspiegabile.

Sfruttando il mio uso di una unstable mi sono installato il kernel 2.6.23-1-686, ho copiato il suo .config e l'ho schiaffato dentro la dir dei sorgenti del kernel 2.6.23.9 (ultima versione buona). A questo punto ho anche editato un minimo il .config: ho levato un botto di moduli per schede di rete o audio che non centrano con il mio pc e via dicendo. Non ho toccato nulla della parte riguardante i dischi (a dire il vero una prima volta si, ma vabbé) e ho levato il supporto degli initrd. Risultato: due o tre compilazioni in cui il kernel non ne voleva sapere di partire, e poi di partire e darmi i risultati sperati con la velocità di scrittura su dischi sata. Ieri notte ci ho bestemmiato sopra fino all'una.

Poi stamattina ho riaperto il pc, ho messo il .config del kernel debian nella directory dei sorgenti del kernel 2.6.23.9, ho corretto solo il nome della local versione e il processore usato (avere un kernel per pentium I mi pareva brutto), ho lanciato make-kpkg clean e poi "make-kpkg --initrd kernel_image". Dopo un quarto d'ora di cui dieci minuti a compilare moduli che non mi serviranno mai, ho rebootato e funzionava tutto alla perfezione. Poi ho pensato bene di passare il resto della mattinata a cercare di eliminare i moduli inutili non riuscendo mai a ottenere il risultato che mi ponevo: vorrà dire che mi terrò un kernel 2.6.23.9 più grasso del previsto.

Poi mi è venuto in mente perché avevo cominciato a pacioccare: con i kernel debian e con i nuovi kernel il supporto sony-laptop è incluso nel kernel. Ovvero senza dover compilare il modulo esterno a parte sony_acpi il sistema di gestione delle risorse di linux dovrebbe vedere i comandi per gli hotkeys del vaio e altre cosucce. Indagando in rete sono riuscito a trovare dove sony_laptop.ko infila i file relativi al controllo di tutto ciò, ma avevo il problema che il wrapper che mi consentiva di controllare l'azione dei vari hotkeys sui file in /proc di sony_acpi.ko non funzionavano più. Allora mi sono messo e ho corretto il codice del wrapper fsfn, sostituendo alle varie occorrenze di "/proc/acpi/sony/brightness" i valori corretti ("/sys/devices/platform/sony-laptop/brightness" e "/sys/class/backlight/sony/brightness"). Ho compilato il nuovo wrapper e ho dovuto correggere il file /etc/fsfn.conf per leggere il device di input giusto (nel mio caso /dev/event/input0) relativo alla tastiera. Che fatica, ma ora funziona tutto!

In pratica: scaricate il sorgente di fsfn, editate acpihandler.c con i valori corretti, correggete anche lo script di inizializzazione da piazzare in /etc/init.d/ (che deve controllare l'esistenza dei file creati da sony_laptop.ko e non di quelli creati da sony_acpi.ko), compilate e settate correttamente i valori di /etc/fsfn.conf. Non è proprio immediato ma poi gli hotkeys relativi a luminosità dello schermo e volumi funzionano perfettamente :) 


Ten years nerdcore

jet tech — Inviato da nero @ 19:28

 

Brevemente: il decimo hackmeeting è passato. E' stato molto frequentato, vivo, amichevole, con tanti seminari interessanti, tanto da destare i complimenti del fondatore di 2600 e di altri ospiti internazionali. Le giornate di Pisa confermano che il dispositivo hackmeeting funziona e procede, che sulla linea del tempo abbiamo uno strumento che può essere usato per coltivare intelligenze e possibilità. Starà a noi comprendere come risolvere le critiche di cui ho parlato nel precedente post.

Alcuni must: "chi ci pensa ai bambini?"; "il virus hoax"; "pepé"; il mercato del pesce delle magliette; scoprire nightolo interista e seguace di interistiorg; il prossimo merchandising ispirato a Asbesto che ricorda sempre più Totoro; ritrovare gli autistici; il banchetto a rullo continuo; rivedere molti e riscoprirsi legati da alcune cose; i litigi con le idiosincrasie di Zombi J; l'incasso :)

Ora scappo. A la prochaine. 


Dieci anni di hackmeeting: una critica politica per incitare a una nuova prospettiva

movimenti tellurici, jet tech — Inviato da nero @ 10:48

 

L'hackmeeting è arrivato al suo decimo anno di vita. Nel 1998 parlavamo di free software, di attitudine hacker, di privacy, di diritti digitali, di accesso e accessibilità, di apertura, di produzione cooperativa dal basso degli strumenti di comunicazione e di informazione. Nel 1998 ancora pochissime persone avevano idea di che cosa fosse un sito o un email, mentre le strutture autorganizzate avevano già fanzine, circuiti telematici, mailing list e un vero e proprio network digitale. L'attitudine hacker, la voglia di mettere le mani in pasta nelle cose e di trasformarle era facilmente mixabile con la voglia di una realtà diversa, l'istinto per l'insurrezione e la rivolta. L'hackmeeting è nato su queste basi, dallo sforzo di tutti gli smanettoni ante litteram che circolavano in Italia di trovarsi e ragionare insieme su tecnologie, politica, cultura digitale.

Facciamo un saltino in avanti: tra il 1998 e il 2007 sono successe molte cose, molti progetti hanno segnato dei passaggi senza ritorno dell'evoluzione delle tecnologie di comunicazione e molti ancora si sono conclusi con una parabola spesso anche molto ripida. Gruppi spontanei di smanettoni politicizzati sono sorti un po' ovunque dando vita agli hacklab e a decine di campagne, di corsi e di seminari, mentre le energie di molte persone si focalizzavano in progetti di infrastrutture alternative e autonome come ecn.org, autistici.org/inventati.org, e soprattutto indymedia. E' stata una stagione di relazioni incredibili in cui per la prima volta dopo anni quello che dicevamo non è rimasto confinato nei nostri ghetti ma ha rotto gli argini, coinvolgendo centinaia di migliaia di persone.

Lentamente i nostri contenuti e i nostri cavalli di battaglia sono permeati nel linguaggio comune, nelle cognizioni ordinarie delle persone che ci circondano: la differenza tra l'essere raggiunti dal e il conquistare il contesto in cui ci si muove sta tutta nella dimensione delle sfumature e della prospettiva. Tutte politiche. Tutti sanno cos'è linux, tutti sanno cos'è il free software e la creative commons, il termine privacy è diventato di uso comune, e addirittura la crittazione non è una parola tabù relegata nei testi sacri degli hacker. E noi? La nostra proposta culturale e politica è cresciuta?

La drammatica risposta è no. Dopo una fase di grande distacco rispetto al mainstream, non siamo stati in grado di aggiornare la nostra agenda di intervento culturale e politico. Siamo rimasti schiacciati dal nostro orizzonte, non siamo riusciti a spostarlo in avanti alla stessa velocità della realtà.

Soprattutto quanto del portato non strettamente tecnologico è riuscito a permeare chi ci circonda? Tutti hanno imparato a usare un sistema UNIX (si fa per dire, ovviamente!), ma quanti al momento necessario saranno disponibili a cospirare con noi? Quanti staccheranno la spina nel momento in cui sarà necessario colpire un sistema che ci vede come virus da sfruttare per produrre le proteine giuste per le proprie cellule ordinate e disciplinate?

La valutazione sul nostro successo sta in queste domande: abbiamo portato anche gente molto giovane a transitare per l'hackmeeting, ma quanto hanno portato a casa del nostro modo di vedere la realtà? Poco.

E' naturale che le persone si inseriscano nel mondo reale, trovando reddito attraverso le competenze che hanno acquisito, ma il punto è quanto sono consapevoli del loro ruolo strategico, della loro forza contrattuale nella definizione della realtà? Quanto insieme al reddito hanno acquisito anche la mentalità del loro datore di lavoro o di etica? I nostri amici esperti di sicurezza informatica, di fronte a un ragazzino che gli sfonda il server, lo copriranno magari facendosi una risata, oppure correranno dalla polizia e dal proprio principale per denunciarlo? Il nostro limite sta tutto nelle risposte a queste domande. Che sono quasi sempre diverse da quello che ci piacerebbe che fossero.

La verità è che dei nostri discorsi è stato recepita solo la porzione compatibile con il mainstream (o che poteva essere resa tale con una attenta operazione di comunicazione/influenza), con il beneplacito di tutta la comunità, che non è stata quasi mai in grado di distinguere dove finiva la manovra tattica nostra e dove iniziava la controffensiva strategica dei nostri avversari culturali.

Ovviamente questa critica è feroce e ingenerosa, e nessuno si stupirà che sia io a farla, con la mia fama di stronzo cosmico: abbiamo fatto tantissimo in questi dieci anni, cose che nessuno si sarebbe aspettato potessimo fare (tanto per dirne una, avere un sito di informazione con più contatti del maggiore quotidiano online :), ma come dice il saggio se si cade da più in alto ci si fa più male. E soprattutto incensarsi non serve a individuare prospettive interessanti, ma solo a compiacersi (cosa che ognuno di noi può fare agilmente nel suo intimo ogni giorno).

A onor del vero ci sono anche una serie di ragioni che prescindevano da noi (almeno in parte) e che hanno contribuito a questi nostri limiti: il contesto politico in cui ci siamo mossi è stato incapace di evolvere e di crescere, confermando la natura conservatrice di gran parte della sinistra extra-istituzionale (e istituzionale). Ci si è fermati sempre a un passo dall'osare il balzo oltre il nostro stesso margine ideologico. E nessuno è stato in grado di passare il testimone a una nuova generazione contemporaneamente anagrafica e politica. Ci sono dei pischelli che ci accompagnano, ma sono figli della nostra stessa generazione politica, e ne scontano sia le sconfitte che le amarezze.

Ricominciamo da zero: l'occasione di una cifra tonda ci offre la possibilità di ripensare dal nulla il tipo di intervento su tecnologie e comunicazione che ci porti a non ripetere gli stessi errori e a non incontrare gli stessi ostacoli. Abbiamo chiuso la sinusoide della nostra fase. Ora ne inizia un'altra, tutta da inventare e in cui sono ancora tutte da decidere le cose importanti e le prospettive. Non ci facciamo sfuggire l'occasione. 


William Gibson parla del presente attraverso la SF

jet tech, pagine e parole — Inviato da nero @ 10:26

William Gibson è stato senza dubbio uno degli autori più importanti nel panorama della letteratura di genere e non degli anni ottanta e novanta: negli ottanta quando scriveva e nei novanta per l'eco dei suoi libri degli anni ottanta. Negli anni novanta si è perso, uccidendo la stima che ognuno di noi provava per il suo talento con libri indignitosi (Idoru o Virtual Light andrebbero cancellati dagli annali delle pubblicazioni). Il nuovo millennio ha portato all'autore di stanza Vancouver nuova linfa e ispirazione: dopo un decollo modesto in American Acropolis, il suo penultimo libro Pattern Recognition è un capolavoro sui livelli di Neuromancer. Ogni volta che vado in Inghilterra mi porto indietro una nuova pubblicazione che in Italia si vedrà tra mesi: l'anno scorso ho potuto gustarmi Anansi Boys di Neil Gaiman (molto modesto a dire il vero), e quest'anno ho messo in saccoccia Spook Country

Gibson con il precedente libro è tornato a scrivere Science Fiction nel senso più profondo del termine: libri che descrivono paradigmi per interpretare la realtà, chiavi di lettura per decifrare quello che ci sta accadendo intorno, con l'alibi vagamente tranquillizzante della collocazione in un futuro più o meno remoto. In una recente intervista l'autore adottato da Vancouver ha spiegato perché la sua Science Fiction non è più ambientata nel futuro ma nel presente. Oltre a confermare il carattere di modulo interpretativo del presente che la fantascienza ha da sempre avuto, Gibson sintetizza molto bene l'immediatismo a cui i nostri tempi ci hanno destinato: "There's a character in my previous novel, Pattern Recognition , who argues that we can't culturally have futures the way that we used to have futures because we don't have a present in the sense that we used to have a present. Things are moving too quickly [...]"

Spook Country è sicuramente un lavoro meno intenso da un punto di vista delle potenzialità e della profondità delle sue implicazioni cognitive e culturali, rispetto a Pattern Recognition, ma segna un ritorno a molte delle cose che hanno reso William Gibson unico nel panorama letterario, senza per questo imboccare la strada suicida della monotonia: il romanzo usa il classico stile di montaggio a mosaico senza sbavature, e inserisce la tecnologia nella quotidianità, rendendola al tempo stesso un perno della storia e una scusa per parlare di altro. Come al solito lo scrittore nordamericano risulta sempre un po' artefatto quando parla di tecnologia in senso stretto, ma questo è un limite che all'epoca dei suoi primi romanzi (nell'1982) era diventato un suo punto di forza, traducendo le prospettive tecnologiche in qualcosa di verosimile ma non scontato, accennato, sfumato nella sua possibilità.

Il libro e l'autore si crucciano su un nodo culturale su cui anche io mi incastro da tempo: le tecnologie, in particolare alcune tecnologie, modificano in maniera sostanziale la nostra percezione della realtà, definiscono il nostro contesto cognitivo e di fatto alterano la nostra visione di ciò che siamo, di ciò che sono gli altri e il mondo in cui ci muoviamo. Le tecnologie sono un fattore di pesante influenza antropologica e culturale in altre parole.

Il problema, adesso come negli anni ottanta e novanta (e come anche nell'800, basti pensare allo scontro ideologico tra Tesla e Edison), è che le tecnologie non sono di tutti, ma appartengono a persone ben precise, alla sfera dell'economia, a soggetti che attraverso il controllo di queste tecnologie possono esercitare un controllo profondo sulla nostra evoluzione come esseri umani (individualmente e collettivamente, socialmente).

"The original only exists on the server, when I'm done, in virtual dimensions of depth, width, height. Sometimes I think that even if the server went down, and took my model with it, that that space would still exist, at least as a mathematical possibility, and that the space we live in..." He frowned.
"Yes?"
"Might work the same way." He shrugged, and picked up his burger.
You, she thought, are seriously creeping me out. 

[...]

"Right now, if you hadn't been told it was here, there'd be no way for you to find it, unless you had its URL and its GPS coordinates, and if you have those, you know it's here. You know something's here, anyway. That's changing, though, because there are an increasing number of sites to post this sort of work on. If you're logged into one of those, have an interface device" - he pointed to the helmet - "a laptop and wifi, you're cruising."
She thought about it. "But each one of those sites, or servers, or... portals...?"
He nodded. "Each one shows you a different world. Alberto's shows me River Phoenix dead on a sidewalk. Somebody else's shows me, I don't know, only good things. Only kittens, say. The world we walk around in would be channels."
She cocked her head at him. "Channels?"
"Yes. And given what broadcast television wound up being, that doesn't sound so good. But think about blogs, how each one is actually trying to describe reality."
"They are?"
"In theory."
"Okay."
"But when you look at blogs, where you're most likely to find the real info is in the links. It's contextual, and not only who the blog's is linked to, but who's linked to the blog."
[...]
"Then why aren't more people dooing it? How's different from virtual reality? remember when we were all going to be doing that?" The yellow rectangle was made of die-cast yellow metal, covered with glossy paint. Part of a toy.
",We're all doing VR, every time we look at a screen. We have been for decades now. We just do it. We didn't need the goggles, the gloves. It just happened. VR was an even more specific way we had of telling us where we were going. Without scaring us too much, right? The locative, though, lots of us are already doing it. But you can't just do the locative with your nervous system. One day, you will. We'll have internalized the interface. It'll have evolved to the point where we forget about it. Then you'll just walk down the street..." He spread his arms, and grinned at her.
"In Bobbyland," she said.

Ma nel libro di Gibson, come nella realtà esistono meccanismi che sfuggono tra le pieghe di una maglia non così fitta come la si vorrebbe di controllo della definizione della realtà. Nei libri dell'autore di Vancouver (ed è questo l'altro tema che ritorna con prepotenza negli ultimi due libri e che non si viveva con intensità dai tempi di Neuromancer  e Count Zero) la linea di fuga dell'uomo è rappresentata dalla coscienza, dalla consapevolezza dei processi in atto, anche solo intuitiva: il personaggio più enigmatico del libro si fa guidare nelle sue missioni dagli spiriti, fondendo e fondando la sua percezione della realtà su un curioso miscuglio di dati reali e di intuizioni a livello irrazionale e intimo. Gli spiriti entrano tanto quanto la tecnologia nella definizione della sua realtà, la modificano, la costruiscono: i loa cubani di Tito (in questo libro al Voodoo haitiano Gibson sostituisce la Santeria cubana) rappresentano nella letteratura di Gibson il sincretismo delle vie di fuga dell'uomo con una realtà definita nei suoi paradigmi interpretativi da un presente tecnologico, l'irrazionale che costituisce un elemento cruciale della percezione del sé e del mondo interpolandosi con il razionale. Per non renderlo tutto troppo mistico ovviamente Gibson inserisce altri personaggi che incarnano l'uomo che attraversa la tecnologia integrandola nella propria percezione della realtà, ma i loa rimangono la dimensione più evocativa di questo scontro tra imposizione di realtà e costruzione di realtà.

In fondo in fondo i loa sono agenti culturali, come uno scrittore, come un giornalista, o come anche qualcuno che cerca di portare il proprio modo di fare politica e di percepire il mondo soprattutto all'interno del mondo reale e non nel proprio idilliaco ghetto in cui tutti (e in maniera abbastanza scontata) la pensano più o meno in maniera simile (alla fine il paradigma imposto della compagnitudine non è molto meglio del paradigma imposto da Google... ci sembra solo più ideologically correct, ma non è detto che questo sia meglio del politically correct del colosso di Mountain View e del suo don't be evil...)


Google e la broadband

jet tech — Inviato da nero @ 18:57

Nessuno mi caga, come è giusto che sia, ma io mi ricordo di quello che scrivo ed elucubro (che parola terribile :). Qualche tempo fa infatti continuavo nella mia interrogazione delle linee progettuali di Google in direzione del controllo totale della nostra percezione del reale (e di conseguenza della nostra effettiva coscienza) e individuavo nella corsa alla conquista delle infrastrutture di comunicazione e nello sviluppo di piattaforme integrate totali (integrate con la realtà ovviamente) due delle principali prospettive per il colosso di Mountain View.

Oggi mentre cazzeggiavo tra i feed dopo un po' di tempo che non avevo voglia (o tempo) di leggerli, il mio occhio sifulo cade giusto su due notizie: Google sta pensando di partecipare all'asta per l'assegnazione della banda a 700Mhz del governo statunitense, in concorrenza con le principali Telco mondiali; se non riuscirà a vincere è già attivamente in fase di lobbying per consentire l'apertura (alle proprie strutture quantomeno) del nuovo settore wireless a larga banda che si sta mettendo in vendita. Contemporaneamente la seconda notizia concerne l'imponente studio di settore su un meccanismo convergente per il cosiddetto "Social Networking 2.0" (fonte Punto Informatico).

Ora, farmi i complimenti per la veggenza mi pare troppo, però è molto interessante come le linee prospettiche di Google siano parecchio più intelleggibili di un tempo.

 


Piccola storia di oscurantismo quotidiano

movimenti tellurici, jet tech — Inviato da nero @ 15:28

 

No, non vi parlerò dell'oscuramento di noblogs.org temporaneo e del suo ripristino. Per quello ci sono già i post su cavallette [ Stanotte Dio ha telefonato in America - God Bless America ]. Volevo solo segnalarvi come oggi nessun quotidiano (tranne Liberazione) ha parlato della cosa, come Il Manifesto ha risposto al comunicato una cosa tipo "beh, che c'e' di strano, e poi non c'e' la notizia", e come però tutti parlino invece del gravissimo caso per il quale tre studenti di foligno sono stati denunciati: hanno infatti preso e spaccato il crocefisso che avevano in classe (l'Italia è laica e il crocefisso in classe dovrebbe essere illegale e rimosso da tempo) e hanno messo il tutto su youtube.

Qualcuno parlava di oscurantismo e bigottismo? Troppo poco.  

PS: a nessuno ancora è venuto in mente che autistici è da due numeri sulla rivista GNOSIS (Sisde) e che è citata bene o male sull'ultimo rapporto sulla Sicurezza (2006). Io ho l'impressione che qualcuno ci stia facendo la posta, percui nessuno abbassi la guardia (e nessuno tocchi caino, penso). 


Sintonie

jet tech, imago — Inviato da nero @ 12:20

 

E' un curioso caso di sincronicità quando le cose su cui stai rimuginando le trovi nei feed che segui, nel materiale grafico o narrativo prodotto da altri. Hai la sensazione che ci sia qualcosa di profondamente perverso nel modo in cui stai organizzando la tua vita.

Tutto comincia da xkcd... seguite il tastino "next"... 


Intertempo

jet tech, orient express, conscienza — Inviato da nero @ 09:31

Week end all'insegna del viaggio: ieri missione a Roma con altri chainworkersiani per un confronto con il Manifesto, l'atteggiamento del cui direttore fa comprendere molto bene i motivi della crisi che il giornale attraversa, trascinato dalle pulsioni dei propri finanziatori da un lato e dall'assenza di una identità e di una volontà precisa dall'altro. Il fatto che il suo direttore esordisca affermando di non sapere neanche cos'è la mayday parade, non depone a favore dell'attenzione politica del giornale: ovvio che era una boutade arrogante, ma certi atti di stronzaggine gratuita si possono fare con più stile di così... fidatevi, sono un esperto :)

Da ieri sera il convivio autistico è riunito in quel di Firenze, e oggi vedrà il momento più denso di autismo e confronto. Come al solito stiamo acquistando tre o quattro nuovi domini (ormai un rito per le assemblee di questo cazzo di collettivo) e lamentandoci di come non riusciamo a gestire il merchandising. In compenso è arrivata una nuova infornata di adesivi fighissimi, con cui tappezzeremo almeno qualche città :)

La foto che vedete corredare questo post un po' misto frutta è tratta da uno dei tanti fotolog che ho accumulato nel mio sage e che ogni tanto mi riservano graditissime sorprese come questo riediting di un servizio sul cimitero di Highgate a Londra, che come molti cimiteri in Inghilterra - diversamente che in Italia - è un posto altamente evocativo. 

Il confronto con il mio socio continua a distanza mentre lui rimane a Pechino e raccoglie elogi per le sue narrazioni d'oriente, e presto quando sarà in Italia ci toccherà fare il punto su cosa vogliamo fare con le cose che scriviamo, con i blog che manteniamo e un po' con tutti i progetti a cui partecipiamo. Intanto io continuo a studiare cinese (traduco comunicati e form di registrazione per allenarmi all'uso del dizionario :) e a leggere che cosa succede da quel lato del mondo (courtesy di qwerty), mentre rimugino sui classici per il nuovo romanzo che sto macinando tra le tempie (da Poe a Ovidio passando per Joyce e Omero :)

Concludo questo intertempo il cui scopo principale è mettere un po' di link che meritano di essere letti a disposizione di tutti, e intervallare tre post di calcio (che sennò mi scassate le palle che l'inter monopolizza il mio blog). 

Ah, se interessa, su carmillaonline è uscito un pezzo che parla del g8 in arrivo e dei processi del g8 di genova in prospettiva di un pezzo che faccia il punto sulla situazione giudiziaria relativa proprio alle giornate di genova, che si avvia a una tornata di conclusioni tra quest'estate e la fine dell'anno.

 


Resoconto della perquisizione da parte della polizia tedesca dei locali del provider di movimento so36.net

movimenti tellurici, jet tech, oscuro scrutare — Inviato da nero @ 16:33

Quella che segue è una traduzione approssimativa in italiano dell’ultimo comunicato scritto con maggiore dose di ironia da SO36.net e pubblicato sul loro sito. Perdonateci ma il nostro tedesco è ormai arrugginito da anni di troppo inglese. Pensiamo che sia comunque molto utile capire come funzionano le cose e che cosa significano le parole: “gli unici garanti della vostra privacy potete essere voi e solo voi!”.
Come scrivevamo anche nel precedente post: in ogni caso ricordatevi sempre, fight g8! :)


Salute,
quello che segue è un piccolo comunicato di SO36.NET sulle perquisizioni di ieri nelle stanze dove sono ospitati i nostri server.

Un piccolo riassunto delle circostanze:
alle 8 (del mattino!) di ieri, mercoledi’ (09 maggio 2007), in tutto il territorio federale 900 lavoratori e proprietari della pubblica sicurezza hanno portato a termine un’operazione con il fine di ottimizzare le mobilitazioni in vista del prossimo incontro del g8 di giugno ad heilingendamm.

come ci si poteva aspettare, alla fine hanno deciso tutti di partecipare alle coreografie di protesta contro il summit, dagli extraparlamentari alla societa’ civile, fino alle ONG e alla sinistra radicale, alle organizzazioni religiose e sindacali, portando fino il parlamento a immischiarsi nella gestione di tutta la questione.

vogliamo accennare agli organi di comunicazione competenti, se ci fosse bisogno di ulteriori informazioni, anche se vogliamo offrirvi una leccornia tra le meno onerose sulla legittimità delle diverse perquisizioni che sono state portate a termine:
“… [coloro che] vogliono impedire o disturbare con azioni violente il prossimo summit g8 nell’estate del 2007a heiligendam. i seguenti reati vengono quindi stabiliti [ per coloro i quali ] vogliono scuotere l’ordine sociale e politico dell’attuale repubblica federale di germania, e che potrebbero mettere in crisi la posizione come partner delle altre otto potenze della repubblica federale tedesca con i loro atti”.

esatto! e’ proprio quello che siamo!

Svolgimento concreto della perquisizione:

alle 8.15 circa il piano dove si trovano anche le stanze dei nostri server è stato visitato da circa 10 poliziotti in divisa antisommossa accompagnati da circa 10 agenti della BKA (BundesKriminalAmt, Agenzia Federale per le Investigazioni Criminali). [uno degli utenti dell’ufficio ha potuto aprire la porta appena prima che questi procedessero a un irruzione violenta sfondandola].

alle 8.50 circa siamo potuti entrare in compagnia del nostro avvocato. a questo punto nella stanza dei server si trovavano 3 agenti della BKA che avevano come prima misura staccato il cavo della connessione a internet. In secondo luogo hanno disattivato la webcam installata il cui funzionamento in ogni caso avevano già compromesso tagliando la connessione. Non avevano ancora messo mano al server vero e proprio. evidentemente si trovavano ancora nella fase di “orientamento”.

il tecnico della BKA ci ha chiesto la password di root e la comprensione completa di tutti i sistemi presenti.

in conseguenza del nostro rifiuto, ci è stato notificato che in assenza di quanto richiesto avrebbero sequestrato tutti i rack e tutti i server.

dopo l’intervento dell’avvocato e un colloquio con il pm arrivato nel frattempo, ci è stato detto che il loro interesse verteva sull’acquisizione di caselle di posta. nella conseguente discussione abbiamo appurato che la perquisizione verteva su 22 indirizzi di posta elettronica, che riguardavano 10 persone.
inoltre siamo riusciti ad avere il nome di due mailing list (di cui hanno chiesto l’elenco degli iscritti) e di 7 url (ovvero delle directory dove si trovava il contenuto di due siti).

in questa situazione abbiamo deciso di fornire cio’ che ci veniva richiesto con esattezza. e’ stato come scegliere tra la peste e il colera, ma che ha concluso le operazioni di sequestro.

in seguito alla decisione abbiamo dato una shell di root al tecnico della BKA presente.
il suo portatile doveva essere quindi inserito nella nostra rete locale, per poter copiare i dati via scp. l’operazione ha richiesto molto tempo, perche’ il tecnico della BKA ha dovuto leggere molti manuali e comprendere il significato di netmask, al fine di poter copiare i tanto desiderati dati sul proprio calcolatore. (la lista delle mail richieste era intanto cresciuta di tre indirizzi, in seguito alle verifiche accadute durante le altre perquisizioni stessa).

dopo che il tecnico ha superato per altre due volte le difficolta’ di ifconfig e netmask, ha potuto copiare i dati anche delle mailing list e delle directory web da sequestrare.

durante le operazioni di copia abbiamo osservato l’esperto della BKA da sopra le spalle e ci siamo assicurati che non copiasse nessun altro dato che quelli che avevamo concordato.

le persone interessate sono state o saranno avvisate da noi appena possibile.

saluti da SO36.net

 


Uscito LifeType 1.2, bagno di sangue

jet tech — Inviato da nero @ 11:10

 

E' uscita la nuova release di LifeType. Per chi non lo sapesse è il software che regge tutto noblogs. Per chi non lo capisse questo significa a breve una migrazione di tutto noblogs al nuovo software e quindi un bagno di sangue. Ma da bravi autistici siamo entusiasti della cosa :)

Siate comprensivi e dateci una mano quando questo avverrà (vuol dire anche che chi sa scrivere codice potrà aiutare molto per esempio portando i plugin che usiamo ma che non sono ancora stati aggiornati dal team di LifeType, oppure modificare dei vecchi template molto usati per la nuova versione, ecc ecc.).

 


Apple e Google: idee per il futuro

jet tech — Inviato da nero @ 11:38

 

Riprendo un articolo pubblicato a un socio su cavallette (sono sicuro che è lui perché ne parlavamo giusto sabato a pranzo prima che insieme alla sua amichetta mi fiondassi a verona per il kaos tour :)

E’ di questi giorni la dichiarazione di Eric Schmidt, Chief Executive di Google Inc., in cui ammette che Google ed Apple stanno lavorando assieme ad alcuni nuovi progetti. Apple e Google sono le sole aziende in grado di mandare in crisi il monopolio Microsoft ed è quindi naturale una loro alleanza per provare a mettere definitivamente all’angolo il vecchio leone ferito. Già mesi fa l’entrata di Schmidt nella board of director di Apple era stato un segnale piuttosto chiaro.

Questa cosa ovviamente ha iniziato a scatenare le sue piccole onde di agitazione in tutti gli stagni della rete, perché sancisce in maniera leggermente ma crucialmente più evidente un certo tipo di possibile panorama futuro: è evidente che Apple+Google rappresentano il vero avversario del monopolio Microsoft sulle tecnologie informatiche e di comunicazione elettronica e che condividono un certo appeal per il famoso "You" del Times di quest'anno: centralità dell'utente e della usability a scatola chiusa, pigrizia mentale ed esaltazione delle possibilità dell'individuo. In sé nulla di particolarmente negativo e anzi decisamente meglio rispetto all'egualitarismo farlocco e appiattente dell'approccio MS, ma il problema è capire dove vogliono andare a parare.

L'aspetto più interessante non è cosa riusciranno a fare (che quello è già abbastanza scontato), ma quello che piacerebbe loro fare: ridurre al minimo (e ad un minimo super stiloso) la necessità di portarsi dietro hardware, sfruttando le capacità di produrre aggeggini meravigliosi di apple con la capacità di gestione di risorse remote di google. Immaginatevi di poter andare in giro con una specie di ipod che accetta una serie di comandi vocali o addirittura tutta l'interazione input e output su una specie di proiezione di un touchscreen prodotta dalla scatoletta che avete in mano (o addirittura proiettata in occhiali particolari o su schermi ripiegabili particolari): la pervasione di tutti i momenti della vostra vita di un computer come accade con i cellulari e in parte come sta accadendo con i palm top. Con la sostanziale differenza che tutto il contenuto risiede su google e non sul vostro palmtop.

La prospettiva è sicuramente uno degli edge cercati dalle due compagnie, nella non preoccupazione generale sul livello di controllo del mondo sensibile che questo significa. In realtà io sono curioso di capire come pensano di poter realizzare in termini di tecnologie di telecomunicazione questa cosa: la comunicazione satellitare è costosa, asimmetrica, lenta; la comunicazione via cellulare non è all'altezza dello scambio dati di un hard disk; il wireless potrebbe essere una possibilità ma significherebbe per google e apple convincere qualche compagnia di telecomunicazioni a coprire l'intero pianeta di antenne (come avvenuto nel giro di dieci anni per i cellulari). In realtà non vedo una tecnologia adeguata, e quindi la domanda più interessante è: che cosa si inventeranno?

 


Quasi mi dimenticavo l'unico anniversario che celebro

movimenti tellurici, jet tech — Inviato da nero @ 19:21

 

Correva l'anno 2001, mese terzo, giorno terzo: nasceva autistici / inventati. Per i nostri sei anni un giorno di eclissi di Luna non poteva che essere indicato. Sono commosso :)

 


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