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Genova 2001: la storia della Diaz è finita 11 anni fa // Diaz story has already ended 11 years ago

5 Luglio 2012 Commenti chiusi

[English version below]

Oggi, 5 luglio 2012, la Cassazione ha definitivamente condannato una dozzina di alti papaveri della polizia italiana per aver mentito, falsificato prove e verbali che giustificassero l’operazione di giustizia sommaria portata a termine la notte del 21 luglio 2001 alla scuola Diaz-Pertini e Diaz-Pascoli dove si trovava un dormitorio e il media center di chi si era mobilitato contro il G8 di Genova e tutto ciò che rappresentava. Nel corso di questi 11 anni di processi più di metà degli imputati e delle imputazioni sono scivolate via, divorate dalla prescrizione e dal desiderio di insabbiare quello che è accaduto quella notte. Non è bastato, e per una volta siamo qui a fare i conti con una verità in tribunale che quanto meno rende merito del fatto che qualcosa di assurdo, di atroce e di terribile sia accaduto in quei giorni.

Però la storia di quell’irruzione, della sua insensatezza, dell’arroganza di chi l’ha ordita cercando vendetta e seminando violenza su gente inerme e addormentata, solo per rifarsi dell’umiliazione politica e di strada subita durante i due giorni genovesi, è finita molto tempo fa. La storia non si fa nei tribunali. I tribunali sono funzionali al potere di cui fanno parte e al massimo possono farsi carico di giudicare una parte della storia (che non tutti i fatti sono rilevanti per un giudice e per la giustizia). La storia siamo noi; la storia è quella che tutti quelli che erano lì hanno vissuto e raccontato in questi anni, ed è molto più terribile di una manciata d’anni di condanne e della consolazione di una richiesta (che non verrà esaudita) di vedere questa gente espulsa da ciò che li rende più tronfi (il corpo); è quella che tutti coloro che erano incollati alla televisione non potranno mai dimenticati, l’atterrimento e lo sgomento provato, la sensazione di quanto effimera sia la democrazia di fronte alla necessità del potere di non mettersi in discussione.

E’ una soddisfazione per chi era lì con me? Penso di sì, tanti anni spesi per avere almeno uno straccio di carta da sventolare di fronte agli imbecilli a secco di informazioni. Ma non allevia la preoccupazione per quanto succederà settimana prossima. Quando 10 persone verranno giudicate e potenzialmente accusate di tutto quello che è successo a Genova. Loro erano lì. Come me, come molti di quelli che mi leggono. E Genova eravamo tutti noi. Ma pagheranno loro. Mentre molti di noi staranno a guardare. Avrei scambiato volentieri un colpo di spugna mal mascherato oggi con un’assoluzione tra una settimana. Ma non sarà così. E saranno anni lunghi in cui stare vicino a chi pagherà anche per me. Per noi.

Genova non è finita. Genova brucia ancora.
La storia siamo noi.


Today, July 5th 2012, the Supreme Court has definitively convicted a dozen of the highest ranking officials of the Italian police for having organized the raid in the Diaz-Pertini and Diaz-Pascoli schools where people slept and did media during Genoa G8 days back in 2001. They have been convicted particularly for having falsified evidence and for having lied about the reasons and the circumstances of the raid. During these 11 years of trials and courts most of the defendants and of the accusations have been washed away, gnawed at by the statute of limitation and by the desire of all the institutions to dump what happened that night and those days in the most hidden of places. Still they did not succeed into having people forget and forgive, and for once we are here dealing with a judicial truth that at least does not ignore that something shameful, horrible and unbelievable happened in those days and in that night.

But the story of the raid has already ended 11 years ago: its mindlessness; the arrogance of those who ordained it looking for vengeance and spreading violence on helpless people sleeping, trying to appease the political and “street” humiliation they had to endure during Genoa days; it’s all been there for a long time. History is not made by judges. Courts are part of the institutions and at the very most can acknowledge a side of the story people live (and everybody knows a lot of facts are not at all relevant for courts). We are history. History is what people felt and lived there that night. It’s what people told over and over these years, and it’s much more frightening than a bunch of year of conviction sown for lack of better ways to deal with what happened. It’s much more than the consolation of (maybe) seeing the accused people thrown out of what they care most for (the corps, the honour). History it’s what all the people mesmerized by the images and sound of their tv screen will never forget, aghast and ashamed of the feeling they clearly had of how feeble and faint democracy is in front of the absolute need of power not to be discussed or (worse) fought.

Are we (the ones who were there with me) satisfied? I guess so: so many years of our lives spent to wrestle at least a sodding paper to be waved under the nose of those who still won’t believe plain truth. But still all this won’t make a difference next week, when 10 people could be convicted by the Supreme Court to more than 100 years of jail, accusing them of all the things that happened in those days in genoa. They were there, of course. As I was. As we were. And Genoa was all of us. But it will be those 10 people to pay for it. And to pay dearly, while most of us will just stare still. I would have gladly traded a clumsily camouflaged coup to have the high ranking cops get away clean with an acquittal next week. But it won’t be so. And it will be so many years to not leave alone those who will pay for my struggle as well. For our struggle.

Genoa never ends. Genoa burns on.
We are history..

L’errore di Genova

16 Dicembre 2010 36 commenti

No, non strabuzzate gli occhi. E non fregatevi le mani pensando che io ora mi rimangi tutto.

L’errore di Genova non è stato spaccare tutto. No. Quello è stato il merito. L’errore di Genova è stato il prevalere del bigottismo politico, del moralismo da due soldi, dello sguardo terrorizzato di chi “fa politica” di fronte a qualcosa che non può controllare, e che non vuole interpretare.

Oggi, nei giorni che seguono agli scontri di Roma durante il miserevole voto di fiducia al farsesco regno Berlusconi, si assiste alla resa pubblica di tutto l’arsenale di chi non vuol guardare in faccia la realtà. E la tragedia è che non assistiamo solo a chi per necessità formale prende distanza dalla cosiddetta violenza, ma anche a chi con drammatica sincerità prende in mano il gesso e il cancellino per insegnare alle persone cosa si fa e cosa non si fa, con la presunzione di avere in mano tutte le chiavi per rivoluzionare il presente, il passato e il futuro.

Alle volte bisognerebbe banalmente prendere atto della realtà, come non è stato fatto a Genova e dopo Genova, rendendo il 2001 un altro grande rimosso della storia italiana (tanto quanto la Resistenza o il Terrorismo degli Anni di Piombo e non solo). Martedì in piazza c’erano migliaia di persone che hanno accolto con un boato una camionetta in fiamme, migliaia di persone esasperate da una vita e da una prospettiva di precarietà, di incertezza, di soprusi da cui non sembra essere possibilità di difesa e di emancipazione. C’erano migliaia di persone incazzate come delle iene, senza alcuna fiducia nella classe dirigente di questo paese e negli uomini e nelle donne che rappresentano ed esercitano il potere (dei soldi) nelle nostre città e sul nostro futuro.

Liquidare queste migliaia di persone come provocatori, come imbecilli trascinati da quattro scalmanati, come eterodiretta massa (traduzione: come massa diretta da qualcun altro e quindi non funzionale allo scopo di chi sta facendo il sermone) è semplicemente grottesco. E dipinge perfettamente i limiti di interpretazione della realtà di chi “fa politica” oggi. E l’errore che si commette è lo stesso di 10 anni fa. Lo stesso che ha portato la potenza incredibile di centinaia di migliaia di persone che scendevano in strada a trasformarsi in un lumicino di candela al tavolo di chi decide, spettatori del potere esercitato e manipolato da altri. Da che mondo e mondo, chi comanda non accetterrà di deporre la propria sovranità se non vi sarà obbligato. E non serve certo Marx per scoprirlo. Basta avere un po’ di cervello.

Sotto riporto l’articolo “di pasoliniana” memoria che un precario devoto di San Precario ha scritto in risposta al moralizzatore della nostra generazione, Roberto Saviano. Forse l’autore di Gomorra potrebbe limitarsi a parlare di realtà che gli sono più congeniali, che non a salire sul pulpito dei tuttologhi di professione della politica.


Caro saviano,

tu dici: “CHI LA LANCIATO un sasso alla manifestazione di Roma lo ha lanciato contro i movimenti di donne e uomini che erano in piazza”.
noi diciamo: chi ha lanciato un sasso alla manifestazione di Roma E´ il movimento di donne e uomini che era in piazza.

tu dici: “Ogni gesto violento è stato un voto di fiducia in più dato al governo Berlusconi”.
noi diciamo: ogni gesto compiuto é stato un voto di sfiducia dato a tutta la classe dirigente di questo paese; politici, industriali, forze dell`ordine, sindacalisti e giornalai.

tu dici: “Questo governo in difficoltà cercherà con ogni mezzo di delegittimare chi scende in strada, cercherà di terrorizzare gli adolescenti e le loro famiglie col messaggio chiaro: mandateli in piazza e vi torneranno pesti di sangue e violenti”.
noi diciamo: questo tuo articolo cerca con ogni mezzo di delegittimare chi scende in strada, di terrorizzare gli adolescenti e le loro famiglie col messaggio chiaro: mandateli in piazza e vi torneranno pesti di sangue e violenti.

tu dici: “Bisognerebbe smettere di indossare caschi … Non copritevi, lasciatelo fare agli altri: sfilate con la luce in faccia e la schiena dritta. Si nasconde chi ha vergogna di quello che sta facendo, chi non è in grado di vedere il proprio futuro e non difende il proprio diritto…”,
noi non ti diremo che dovresti smettere di usare la scorta: chi lotta contro un potere violento, mettendoci la faccia, la testa e anche il culo, ha tutto il diritto di tutelarsi; una testa rotta non pensa tanto bene.