Chiamale se vuoi impressioni
Mi rendo conto che scontenterò tutti inaugurando il blog dopo la pausa estiva con la prima prestazione stagionale nerazzurra, ma che ci posso fare se tifo Inter? Vi prometto che riprendo a postare anche di altro.
Parliamo della partita: il primo tempo dell’Inter mi ha impressionato, tanto che non ricordo nella mia vita un Inter tanto solida, disciplinata tatticamente, aggressiva e compatta. Finisce 1-0 ma sarebbe dovuto finire 4-0, con una Roma annichilita per 45 minuti e protagonista una sola fortuita occasione da gol dopo un pasticcio tra Burdisso e Stankovic a centrocampo. Nel secondo tempo la squadra è calata e la partita è diventata un po’ meno bella ma più spumeggiante paradossalmente. Prendiamo un gol al secondo tiro in porta (non senza responsabilità di Julio, che però è ampiamente perdonato per il resto della partita) e questo galvanizza la Roma: l’Inter si disunisce un po’ tatticamente e paga lasciando spazio ai giallorossi, ma riagguanta il vantaggio con la prima carambola che ci dice culo e grazie alla freddezza di Supermario. In compenso al 90esimo si infortuna Burdisso (quinto su sei difensori centrali in infermeria, tanto per fare capire come stiamo messi con la sorte…) e sul corner Vucinic sbuccia di testa e Stankovic devia con sfiga maxima in porta. I supplementari sono una sofferenza ma Supermario meriterebbe di mettere il secondo gol e chiudere la partita. Si stringe i denti e si va ai rigori, e finalmente dice culo anche a noi: Totti sbaglia, Zanetti no, e di capitano ne rimane uno solo, quello nerazzurro (al primo rigore in carriera).
Veniamo ai singoli: Julio Cesar gioca una grande partita, e si porta a casa anche il merito di sventare un tiro ravvicinato di Okaka rimesso in gioco dal guardalinee per motivi misteriosi, nonché di aver parato il rigore di Juan; in questi casi il peccato veniale di non respingere il tiro di De Rossi che non è così angolato viene ampiamente perdonato. Maicon riesce a salire per 45 minuti, poi si assesta nelle retrovie per non scoprire il reparto; certo se entrasse il suo esterno destro dopo lo slalom San Siro gli avrebbe tributato l’ovazione che merita; gli espliciti sfottò nei confronti dei tifosi giallorossi a fine partita con la coppa in mano sono impagabili (spero di trovare il video 🙂 Maxwell conferma le amnesie difensive e un po’ di leziosità in fase di impostazione, e forse soffre per l’ordine mourinhano di tenersi basso; nonostante questo lo promuoviamo con riserva, serve più testa di così. Burdisso tiene banco in difesa senza troppe sbavature né momenti psycho, mentre Cambiasso soffre nel non potersi proiettare in avanti, e dopo i primi venti minuti in cui i romanisti lo puntano per farlo cadere in trappola si assesta e si conferma un grande leader; Rivas entra e fa il suo, nella scomodità di dover reggere l’urto dei supplementari.
A centrocampo tutto diverso dall’Inter di Mancini: Muntari in grande spolvero lanci, aggressione della palla, impostazione, proiezione offensiva e gol; se gioca sempre così non ci sarà nulla da rimpiangere. Zanetti dopo i primi venti minuti un po’ molli, prende ritmo e diventa protagonista anche in attacco con tanto di slalom, cross e un tiro incredibilmente in porta, nonché il rigore decisivo, primo rigore in carriera pesantissimo. Stankovic fino a che gli reggono le gambe nella nuova posizione davanti alla difesa non l’ho mai visto così da anni: si vede che smettere di essere il cocco dell’allenatore fa bene alla grinta; soffre di vitello cronico e infatti sbaglia il rigore, ma averlo ritrovato è un piacere, forza Deki. Davanti c’è molto da mettere a punto: quando la squadra sale ci sono drappelli nerazzurri sui lati del campo vicino alla bandierina del calcio d’angolo, ma in mezzo all’area non c’è mai nessuno: forse è un problema. Come ali Mancini soffre la partita da ex, Figo il dover giocare più di 45 minuti, Jimenez si conferma l’ultima scelta possibile da intraprendere solo quando sono tutti morti, sepolti e non si può chiamare nessuno con più di 14 anni a giocare. Ibra è una nota molto positiva: gioca 120 minuti, anche se dopo i primi 60 cammina senza affondare, e solo la sfiga porta i suoi tiri a lambire i pali dalla parte sbagliata (quella esterna :). Balotelli si conferma la miglior scelta come ala, o come qualsiasi cosa: corre, sfodera cross, passaggi, tiri, punizioni e la giusta grinta; se ci fosse giustizia la testata di Mexes varrebbe almeno un paio di giornate e la manata di Cassetti un secondo giallo con conseguente espulsione.
L’Inter di Mourinho si presenta molto meglio dell’Inter di Mancini dell’inizio dell’anno scorso. Il gioco è cambiato ma è già molto solido, anche se con qualche passaggio a vuoto. La condizione fisica molto meglio, e questo conta. Le geometrie della squadra sono nuove e veloci, con ripartenze mozzafiato e chiusure asfissianti dal centrocampo in giù, e sono curioso di vedere come sarà quando la condizione sarà al massimo, e gli interpreti tutti nei giusti ruoli. Ci uniamo a Mourinho nel rendere merito al Mancio per quello che ha fatto, ma da oggi inizia un’altra storia, ed era importante iniziare con il piede giusto. Mi sbilancio e dico che se giocamo come il primo tempo di questa partita sarà molto dura per chiunque. Ora testa al campionato dietro l’angolo: missione Genova, sponda ciclista, che vorrà certo fare un favore a Bobby gol e a suo modo vendicarlo.