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Posts Tagged ‘San Precario’

Nasce a Milano Piano Terra: il laboratorio di precari e studenti

3 marzo 2012 Commenti chiusi

Questa mattina è nato il “Laboratorio Piano Terra”. Siamo in via Confalonieri, 3 (Milano) nel quartiere Isola, in uno stabile comunale che ospita ai piani superiori diversi abitazioni.

San Precario è tornato nel quartiere dove è nato il 29 febbraio 2004, ed è in buona compagnia.
Piano Terra sarà infatti una casa comune per osservare le metaformosi della metropoli ed animata dalla rete San Precario, dal collettivo OffTopic, dal Comitato No Expo e dai Lavoratori Autoconvocati.

Un luogo di incontro delle diverse realtà di lavoratrici e lavoratori che si uniscono e si organizzano indipendentemente dalle appartenenze politiche e sindacali.
Un luogo di raccolta per il quartiere e uno spazio per tutti quelli che vogliono mettersi in gioco per riappropriarsi e riscrivere la geografia della città.
Un luogo di partecipazione, elaborazione critica e di conflitto nel cuore della città vetrina, in un quartiere vittima della trasformazione urbana e della valorizzazione immobiliare. Un luogo dove opporsi alle dinamiche di Expo, rispondere alla precarizzazione dei territori, appropriarsi dei beni comuni e dei diritti dell’abitare.
Un luogo dove poter offrire a costi quasi zero una palestra dove tenere in allenamento anche i muscoli oltre al cervello di tutti e tutte. Una palestra popolare quindi, una palestra dove tirare di boxe, divertirsi e prepararsi per un nuovo round di vita precaria.

Questo il volantino distribuito oggi in quartiere.

Ascolta su Radio Onda d’Urto dal nuovo “Laboratorio piano terra” di Milano Abo, uno degli occupanti.

http://lombardia.indymedia.org/node/44479

http://www.radiondadurto.org/2012/03/02/18363/

Precari nella scuola: San Precario fa il miracolo, la Gelmini no

13 novembre 2011 Commenti chiusi

All’epoca della brillante idea del Collegato Lavoro una delle categorie più colpite fu proprio quella dei precari della scuola e in particolare dei docenti: in fretta e furia infatti si dovevano reclamare i propri diritti, magari per anni di precariato (in alcuni casi decenni), per non correre il rischio di vederli scomparire in un grande buco nero creato dalla legge del Governo Berlusconi per nascondere i problemi.

Come molte altre organizzazioni e sportelli legali, anche San Precario si mise a disposizione di tutti, raccogliendo decine e decine di adesioni, propagandando in rete le lettere da inviare al MIUR per interrompere il decorso del Collegato Lavoro e invitando tutti a non lasciare a un predatore precarizzatore come lo Stato neanche una briciola di quello che ci è dovuto.

Io tra gli altri ho fatto ricorso, chiedendo la conversione a tempo indeterminato nel mondo della scuola e in subordine il riconoscimento dei danni economici e morali derivanti dal dover stare a casa a girarmi i pollici ogni luglio e agosto, per poi fremere in attesa di una chiamata incerta ogni settembre/ottobre. In un secondo momento sempre tramite il Punto San Precario farò anche richiesta di adeguamento salariale in ragione degli scatti d’anzianità maturati (e che se sei precario non vengono conteggiati a meno che tu non faccia ricorso per via giudiziaria!).

Beh, il 13 ottobre 2011, San Precario ha fatto il miracolo: la giudice mi ha riconosciuto sei mensilità di indennizzo, poco meno di 2 per ogni anno di precariato fatto, una cifra che sta diventando di fatto lo standard di queste cause. FIGATA!

Sorte vuole che il 13 ottobre 2011 sia anche il giorno in cui l’Ufficio Scolastico Provinciale di Milano ha deciso di diramare le graduatorie provvisorie d’istituto di seconda e terza fascia, che dopo i ricorsi di rito, sono diventate definitive il 28 ottobre in tutta Italia (a Milano rinviate fino al 15 novembre per imperscutabili motivi): a giorni le scuole dovranno provvedere a richiamare tutti i candidati per riassegnare le cattedre che al momento sono coperte da precari (con la famosa dicitura “fino ad avente diritto”).

Ma come, vi chiederete voi tutti normodotati, ma a novembre si cambiano tutti i “supplenti”? Ebbene sì. E questo grazie al colpo di genio della Gelmini e dei suoi collaboratori al Ministero. Questi, anziché disporre l’aggiornamento delle graduatorie – che tutti sapevano doversi fare nel 2011 – in modo da terminare inserimenti e ricorsi – che ne so – ad agosto, hanno pensato bene di chiedere agli aspiranti precari di aggiornare la loro posizione con scadenza il 16 agosto, termine per le scuole per l’inserimento il 30 settembre e conseguenti ritardi del caso. Una vera chicca in termini di gestione manageriale e razionale tanto cara al Ministro con laurea ed esame di stato conseguiti fuori sede (di circa 1200 km)!

Così io, come molti altri precari che hanno accarezzato l’idea di avere un lavoro anche quest’anno, a novembre potrei trovarmi in mezzo a una strada. E insieme a me la scuola in cui stavo lavorando, che mi ha già tirato in mezzo a mille progetti. Ma al di là della situazione abbastanza antipatica in cui forse mi troverò io, secondo voi, il Ministero che si riempie la bocca di valorizzazione dello studente e della sua personalità, di diritto/dovere allo studio, ha pensato a come sarà piacevole e didatticamente utile per migliaia di ragazzi cambiare dopo soli due mesi i propri professori? Che ne sarà del rapporto costruito? Dei progetti messi in piedi? Delle gite organizzate? Dei percorsi immaginati? Di tutta l’umanità investita in questi due mesi?

Tutto perduto. E perché? Perché non era possibile fare un bando per l’aggiornamento delle graduatorie identico a quello di due anni fa a marzo anziché al 20 luglio? Brunetta, prima di rompere le palle a tutti i dipendenti della P.A., non poteva frequentare di più il Consiglio dei Ministri. I primi inetti e i primi fannulloni stavano di casa lì. Ancora una volta: San Precario fa un miracolo, mentre la Gelmini non è riuscita neanche a fare un normalissimo bando per tempo.

No future no peace!

16 ottobre 2011 40 commenti

 

Siamo noi la generazione fuori dalla storia. Rabbiosa, disperata, accecata dalla furia. Siamo noi. Siamo la generazione vittima della storia dei propri genitori, ispirata da quella dei propri nonni partigiani, schiava del presente senza fine, senza passato, e senza futuro. Noi non vi capiamo e voi non ci capite. C’è chi di noi è scappato altrove, a cercare fortuna, ma molti non hanno alcun luogo e alcun tempo dove andare. Siamo qui, incastrati in una realtà di cui non possiamo fare parte. Non siamo i giovani, che riusciranno a raccogliere le briciole di una pletora di anziani coccolati da diritti acquisiti che a noi sono stati strappati di mano con il loro stesso silenzioso beneplacito. Non siamo i ragazzini che vanno avanti ancora con il welfare all’italiana fatto di pizza, mamma e mancetta, fino a quando verranno fatti sedere sulle sedie lasciate vacanti da chi si è abbuffato senza preoccuparsi di cosa succedeva dopo. Non siamo quelli che hanno già vissuto la propria storia, siamo quelli che continuano a viverla, senza alcuna speranza.

 

E allora che cosa abbiamo da perdere, che cosa dobbiamo chiedere, e chi sarebbero i nostri interlocutori? I vecchi sindacalisti che ci hanno fottuto la vita? O i politici che si riciclano un giorno sì e l’altro pure riempiendosi la pancia di cibo, le tasche di soldi e le case di servi? O i ragazzini che non ci capiscono, che non capiscono la nostra disperazione e reclamano un futuro a chi gliel’ha tolto? La verità è che noi siamo già oltre. Siamo oltre la sfera del bene e del male, furia cieca e rabbia nera. Non cerchiamo giustificazioni, è inutile parlare. E’ inutile discutere. Non cercate di capirci. Non potete. Perché avete un passato, o un presente e anche se non ci credete alcuni di voi hanno anche un futuro.
Perché non vogliamo avere ragione. Perché siamo fuori dalla storia. Nel bene e nel male. Ma non cercate di addossarci la responsabilità del nostro presente. Perché l’unica cosa che abbiamo è la nostra vita. E un posto per noi lo troveremo. Costi quello che costi.

No future, no peace.

19 giugno 2011: giornata dell’indignazione precaria – i precari prendono parola!

17 giugno 2011 3 commenti

19 giugno 2011 h 18:00
ROMA – piazza Montecitorio
MILANO – piazza Mercanti
I precari prendono parola!

Brunetta ci ha umiliato chiamandoci la parte peggiore d’Italia. Noi invece crediamo che la parte peggiore del paese siano proprio i politici che vivono nel mondo dei loro palazzi dorati e le imprese che si sono arricchite sfruttando il lavoro precario.

Per questo il 19 giugno abbiamo lanciato la giornata dell’indignazione precaria! A fianco del movimento della Global Revolution che dalle piazze di Madrid e Barcellona ha contagiato l’Europa da Atene a Lisbona, i precari e le precarie italiane scenderanno in strada per prendere parola contro la politica che ci umilia e le imprese che ci precarizzano.

A Roma dalle 18 in piazza Montecitorio comincerà il presidio permanente che fino al 22 giugno griderà la sua voglia di sfiduciare Brunetta e il governo.

A Milano dalle 18 in piazza Mercanti manderemo la nostra solidarietà ai precari di Roma e lanceremo un microfono aperto, un momento di presa di parola collettiva.

Chiediamo a tutti i precari e le precarie, ai lavoratori, a chi ha a cuore le sorti della generazione precaria e non sopporta più chi dall’alto dei palazzi della politica ci umilia e maltratta, di venire in piazza. Portate la vostra creatività, le vostre idee, la vostra rabbia. Contro chi non ci vuole far parlare, contro chi ci vuole zitti e con la testa china, risponderemo parlando di idee, di futuro, di conflitto, di sciopero, delle nostre rivendicazioni e delle nostre emozioni.

Precarie e precari

Brunetta contro i precari

16 giugno 2011 Commenti chiusi

Il ministro Brunetta (la minuscola non è casuale, ndr) ha colpito ancora: di fronte alle legittime richieste di confronto da parte dei precari della Pubblica Amministrazione di cui lui è Capo Indiscusso li apostrofa con l’infelice frase “Siete la parte peggiore dell’Italia”, offendendo così quei 10 milioni di italiani – in massima parte giovane – che lavorano precari e sfruttati nella maggior parte delle aziende private e pubbliche del Paese. Non contento rincara la dose e si lancia in altre affermazioni quali “Andate a lavorare all’ortomercato”, scavandosi da solo la fossa (politica, prima che qualcuno fraintenda) che su facebook prima ancora che sulle testate nazionali le persone hanno già cominciato a delimitare. “Sappiamo chi sono questi personaggi, ci stiamo informando su dove lavorano” ha tuonato nelle interviste di questi giorni, facendo intendere che lottare per i propri diritti è inaccettabile per chi ci precarizza e che il dissenso non è una forma di libertà contemplata dall’attuale maggioranza (e non solo). Non serve dire che i precari e le precarie di tutta Italia – e speriamo tutti coloro che hanno ancora a cuore la democrazia in cui vivono – non tollereranno alcuna forma di intimidazione e di ritorsione nei confronti di chi non si arrende a vivere una vita di merda.

“Oggi durante il Convegno Nazionale dell’Innovazione svoltosi presso il Macro di Testaccio, verso le ore 16 dopo il discorso di apertura del Ministro Brunetta , abbiamo aperto uno striscione con la scritta “Si scrive innovazione, si legge precarietà”. Siamo gli in-dipendenti precari per la PA, esprimiamo le varie figure professionali precarizzate degli enti parastatali: ItaliaLavoro , Formez, Sviluppo Lazio.”

da indipendenti.eu (clicca per leggere l’articolo completo)

Mayday mayday 2011

28 aprile 2011 2 commenti

Per dieci anni la Mayday Parade è stata il primo maggio dei precari e delle precarie: l’espressione della nostra creatività, il luogo dove ci siamo riconosciuti, dove abbiamo coltivato le nostre relazioni e i nostri desideri e dove abbiamo reso visibili la nostra gioia e la nostra rabbia. Decine di migliaia di precari l’hanno animata, colorata, gridata e partecipata. Dopo undici anni sappiamo che la Mayday come spazio di espressione e visibilità, come momento di inclusione e ricomposizione della precarietà, ha vinto: oggi persino il papa e il sindacato confederale parlano di precarietà, mentre nelle piazze la generazione precaria esplode di rabbia. È tempo di esigere che i nostri desideri diventino realtà.

Stiamo cavalcando la tigre della precarietà, perché viviamo ogni giorno nell’incertezza ma anche perché sappiamo qual è la nostra forza. Il governo e l’Europa ci impongono privatizzazioni, licenziamenti, austerità, tagli, sacrifici. Non temporaneamente, per effetto della crisi, ma come politica necessaria e senza alternative per gli anni a venire. Di contro, la condizione precaria è diventata un soggetto politico autonomo, che crea azione politica: pone domande, individua soluzioni e sviluppa conflitto.

Vogliamo un reddito di base universale e incondizionato, sganciato dal contratto di lavoro. Vogliamo un nuovo welfare fatto di diritti per tutte/i, di accesso ai beni comuni costituiti da saperi, conoscenza, acqua, servizi sociali, casa, mobilità sostenibile. Siamo contro la speculazione e l’Expo 2015 che aggrediscono le nostre città e i nostri territori, con Milano come banco di prova per le politiche di cementificazione più aggressive. Chiediamo cittadinanza per i migranti slegata dal contratto dal lavoro e diritto alla libera circolazione. Chiediamo la riduzione del caos delle forme contrattuali, chiediamo più soldi e un salario minimo orario, e gridiamo con forza che rivogliamo ciò che ci hanno tolto: diritto alla maternità, alla previdenza, alle ferie. In poche parole, rivogliamo il diritto alla scelta, contro il ricatto del bisogno e della paura. Pretendiamo di essere ascoltati.

Vogliamo dirlo ben chiaro al governo, ai vari Marchionne, ai precarizzatori che abusano della nostra ricattabilità, ai sindacati concertativi, all’opposizione pavida e di comodo: i precari e le precarie chiedono l’opposto di quella politica di sacrifici che volete imporci. Precari e precarie, native e migranti, saremo in piazza il primo maggio per una Mayday di festa, di gioia e di rabbia.

Vogliamo che la Mayday si trasformi in un momento di passaggio, di immaginazione, di relazione e di discussione verso il primo vero sciopero precario che costruiremo tutti insieme nei prossimi mesi: vogliamo riprenderci il diritto allo sciopero e usarlo per reclamare i nostri desideri. Lo sciopero precario sarà lo sciopero dei precari e uno sciopero nato nella precarietà e rivolto contro chi ci precarizza.

Immaginate se un giorno i call center non rispondessero alle chiamate, se i trasporti non funzionassero, se le case editrici che sfruttano il lavoro precario fossero bloccate, se le fabbriche chiudessero, se la rete ribollisse di sabotaggi, se gli hacker fermassero le reti delle grandi aziende, se i precari si prendessero la casa che non hanno, gli spazi che gli sono negati. Immaginate se i precari e le precarie incrociassero le braccia, diventassero finalmente protagonisti e dimostrassero che sono forti: il paese si bloccherebbe. Di questo parleremo alla Mayday 2011: di come mettere in pratica il primo sciopero precario. Per farlo servono la tua intelligenza, i tuoi sogni, i tuoi trucchi e i tuoi sgami.

Vogliamo cavalcare la tigre della precarietà e dimostrare che tutti insieme possiamo diventare un problema per chi ci sfrutta. Mayday 2011, verso lo sciopero precario.

Primo maggio 2011, Milano, piazza XXIV Maggio, alle 14
Mayday – da undici anni il primo maggio dei precari e delle precarie

Stati Generali della Precarietà 3.0

14 aprile 2011 Commenti chiusi

Verso lo sciopero precario: incontriamoci a Roma, dal 15 al 17 aprile

In questi ultimi due anni di crisi e devastazione economica, sociale e ambientale la nostra condizione di precarietà è divenuta esplosiva. Chi ogni giorno produce la ricchezza di tutti ed è costretto nel ricatto del lavoro senza diritti e garanzie; chi ogni giorno vive un sequestro della libertà di scelta che va ben al di là delle mura del proprio lavoro o non lavoro; chi vive in territori immiseriti dal mercato che li mette a profitto; chi, come noi, vive questa condizione che si è fatta esistenziale oltre che sociale, sa che sta montando la rabbia precaria.

Per lo stesso motivo sappiamo che siamo stanche e stanchi di sentirci addosso la veste avvelenata che si dà alla precarietà attribuendole il sinonimo di sfiga. Non siamo stati segnati dal destino, ci hanno invece imposto una condizione: esistono i precari e i precarizzatori.

Per questo il tempo del racconto della sfiga quotidiana è finito. Per questo vogliamo parlare dei nostri desideri, della libertà che vogliamo riprenderci, della forza che vogliamo far esplodere. Del solo modo di superare la precarietà. Di come farlo, cioè, attraverso lo sciopero precario: quello che non abbiamo potuto fare mai e che ora, adesso, vogliamo e possiamo organizzare. Uno sciopero non solo dei precari ma sulla precarietà e nella molteplicità di luoghi e forme in cui essa si esprime. Uno sciopero per superare la precarietà. Uno sciopero tutto da inventare, insieme.

Infatti lo sciopero precario sarà potente solo se precari e precarie cospireranno, metteranno in comune le loro intelligenze e i loro saperi, se sapremo insomma sperimentare insieme le pratiche capaci di colpire chi fa profitti sfruttando la precarietà. Vogliamo riappropriarci della ricchezza che produciamo, vogliamo precari e migranti finalmente protagonisti, vogliamo un nuovo welfare e l’accesso ai beni comuni. Vogliamo riprenderci la vita.

Per tutto questo ci vedremo a Roma nella terza edizione degli Stati Generali della Precarietà 3.0 il 15-16-17 aprile 2011.


Programma

Venerdi 15, @ LOA Acrobax [via della vasca navale,6]
dalle ore 19 accoglienza e concerto di Asian Dub Foundation

Sabato 16, @ GENERAZIONE_P RENDEZ-VOUS [via alberto da giussano, 59]:

dalle 21.00: serata di festeggiamento dei primi 6 mesi di occupazione di Generazione P – rendez vous
cena
+ proiezione della videoinchiesta sulla precarietà “Inpreca video”
+
proiezione del docufilmLampedusa next stopa cura di Insutv (presenti gli autori)
a seguire dj set

Domenica 17, @ Volturno [via Volturno, 37]:


All’interno degli Stati Generali della Precarietà 3.0 il Coordinamento precari scuola indice un’assemblea nazionale aperta a tutti i precari del settore scuola

Nella prima parte: Analisi della situazione generale: graduatorie, organici, reclutamento, invalsi, merito.
Nella seconda parte: Proposte di mobilitazione.


durante la tre giorni sarà possibile visitare la mostra fotografica dedicata ad Antonio Salerno Piccinino
Raccontare la crisi comincia da uno sguardo
a cura di occhirossi festival indipendente di fotografia


Per partecipare e proporre workshop: statigenerali@sanprecario.info

Che cos’è lo sciopero precario

6 aprile 2011 Commenti chiusi

Uno slogan si aggira per la rete, attraversa le piazze, viene urlato dai megafoni: Voglia di sciopero precario. Ma cos’è lo sciopero precario?

Lo sciopero precario è uno sciopero contro la precarietà. Detto così sembra chiaro e semplice, ma semplice non è. Questo paese è diventato precario perchè una parte della popolazione ha perso il diritto alla protesta, la possibilità di scioperare, di avanzare rivendicazioni collettive.

Questa popolazione è composta dalle generazioni precarie, dai migranti e da tutti coloro che nascosti nelle pighe dell’informazione hanno prima perso visibilità (cosa grave) e poi hanno smarrito la capacità di rappresentarsi come forza collettiva. Non importa che oggi tutti i media parlino della questione precarietà. Ciò che conta è che nei dieci/quindici anni di black out i precari/e hanno disimparato a battersi per i loro diritti.
Non è per caso che abbiamo scelto di lanciare uno sciopero invece di una manifestazione di piazza. Lo sciopero cercherà di scardinare non solo i meccanismi del silezio, ma soprattutto di far comprendere che la nostra debolezza può diventare forza. La verità è che se i precari si fermassero si bloccherebbe il paese. Ecco il punto su cui appoggiare la leva del cambiamento.

Chi parteciperà allo sciopero precario?

Parteciperanno tutte le associazioni, sindacati, collettivi, comunità resistenti, reti, persone che credono che la precarietà sia una diga eretta contro il nostro futuro e che per abbatterla non sia sufficiente un momento di testimonianza (seppur importante) ma sia necessaria una mobilitazione che scuota il paese e lo blocchi. Lo sciopero precario deve essere inventato da zero ed è per questo che agli Stati generali della precarietà, a Roma dal 15 al 17 aprile, si parlerà per due giorni di come e quando farlo. E tu sei invitato perché solo mettendo in comune le idee di tutti e tutte riusciremo a farlo. In un mondo in cui basta alzare la testa per perdere il posto di lavoro, lo sciopero precario deve inventare nuove forme di mobilitazione, capaci di aggirare il ricatto, di rendere di nuovo possibile la nostra presa di parola collettiva.

Perchè partire dalla precarietà, con tutti i problemi che assillano l’Italia?

La precarietà è la condizione comune che è percepita negativamente da tutti, dato che negli  ultimi quindici anni ha impoverito gran parte della popolazione italiana e migrante rendendo ricche, ricchissime, altre persone: i soliti noti. E l’unico modo per creare un’onda d’urto capace di scardinare le fondamenta della precarietà è mettere in gioco la società coinvolgendo in modo trasversale i lavoratori, i precari, i disoccupati e i migranti; coinvolgendoli però su una chiara e semplice proposta, eliminare la precarietà.

Lottare contro la precarietà è come voler tornare indietro nel tempo?

Assolutamente no. Essere contro la precarietà significa essere a favore di una riforma del welfare che preveda robustissime politiche di continuità e di sostegno al reddito. Vuol dire concepire i diritti oltre la condizione del lavoro. Non  basta, ad esempio, essere contro la proliferazione dei contratti atipici, che sono effetto della precarizzazione e non la causa, come non basta parlare di stabilizzazione quando tutti, si pensi a Mirafiori, vengono destabilizzati. Essere contro la precarietà significa essere contro la Bossi-Fini e le politiche di vessazione contro i migranti che non risolvono i problemi ma creano ricatto ed emarginazione. Significa anche pretendere politiche abitative che rendano nuovamente la casa un diritto e chiedere che i trasporti siano una risorsa e non un dazio sugli spostamenti. Essere contro la precarietà significa investire nella formazione, nel sapere e nella cultura. Essere contro la precarietà significa mettersi in gioco fino in fondo perché la precarietà si prende gioco delle nostre vite.

E i soldi?

Chi dice che per colpa della crisi non ci sono le risorse per fare nulla mente spudoratamente. È vero il contrario, uscire dalla crisi significa uscire della precarietà, combattere la precarietà significa combattere la crisi. Ed è per questo che abbiamo una voglia matta di sciopero precario

statigenerali chiocciola sanprecario.info



Il 28 gennaio e oltre: una nuova alba precaria

27 gennaio 2011 Commenti chiusi

Ripubblico il lancio dell’appuntamento che come Intelligence Precaria e Punto San Precario stiamo organizzando per partecipare alle azioni e al corteo del 28 gennaio 2011 (con la parola d’ordine della costruzione di uno sciopero precario). E quando scriviamo “alba precaria” è perché domani si comincia veramente all’alba. Ci vuole un fisico bestiale per fare gli attivisti…


Il prossimo 28 gennaio – come è noto – si terrà lo sciopero generale dei metalmeccanici, a cui hanno aderito anche alcuni sindacati di base e molti spezzoni di movimento, alcuni dei quali si sono incontrati lo scorso week-end al C.S. Rivolta a Marghera. Diverse sono le parole d’ordine. Tra questi quella che spicca in prima linea, leit motiv delle precedenti mobilitazioni della Fiom contro il Piano Marchionne è: lavoro bene comune. San Precario si permette di dissentire. Il lavoro come bene comune è il lavoro preminentemente operaio (ma non solo) che sta alla base del processo di accumulazione del capitale. E’ chiaro che tale slogan vuole ridare dignità, considerazione, rispetto e soprattutto remunerazione al lavoro di oggi. E non può essere altrimenti, dal momento che negli ultimi anni abbiamo assistito ad una vera e propria dequalificazione e svalorizzazione del lavoro, di tutti i lavori (da quelli servili a quelli cognitivi). Tuttavia, vogliamo ricordare che obiettivo dei lavoratori è sempre stato quello di “liberarsi del lavoro”, soprattutto se si tratta di lavoro produttivo per il capitale. Nel 1970, il comitato operai di Porto Marghera, in opposizione all’etica del lavoro dei sindacati confederali, già anticipava come una delle chiavi di volta nella modifica dei rapporti di forza sociali sta proprio nel rovesciare il significato del lavoro così come viene imposto dalla gerarchia economica. Il lavoro nel capitalismo non può, ne potrà essere mai un bene comune. La costruzione di un alternativa sociale e culturale oggi più che mai non sta più nel diritto al lavoro ma piuttosto nel diritto alla scelta del lavoro.

Di questo si è discusso negli Stati Generali della Precarietà 2.0. La creazione di un punto di vista precario vuol dire questo: riconoscere l’importanza della precarietà come condizione paradigmatica dei rapporti di lavoro oggi e declinarla nelle diverse rappresentazioni soggettive di cui si alimenta: immaginare e organizzare nuove forme di rappresentanza e mobilitazione in grado di colpire e sabotare i flussi produttivi materiali e immateriali che innervono le realtà metropolitane; proporre interventi di welfare metropolitano che favoriscano la ricomposizione delle soggettività precarie frammentate nel nome della garanzia di reddito, acceso ai sevizi di base e introduzione di un salario minimo. Questo è lo sciopero precario, uno sciopero non meramente economico, ma uno sciopero che assume connotati politici, in grado di evidenziare quella potenza precaria da cui la ricchezza nasce e da cui viene espropriata. Una potenza che è anche capacità di sottrazione alle nuove forme di ricattabilità e dipendenza, nel nome della autodeterminazone e della libertà di scelta. Perché la qualità del lavoro e della vita non è solo avere un posto stabile. Perché parlare di reddito significare pensare e organizzare un nuovo sistema di welfare. Perché lo sciopero precario è arma di vertenza territoriale e non di concertazione, elemento di coscienza e conoscenza tra i precari e le precarie.

Appuntamento alle ore 5.00, il 28 gennaio 2011, davanti alla Marcegaglia, V.le Sarca 336, Milano.

2011 – L’alba del precario

20 gennaio 2011 Commenti chiusi