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Posts Tagged ‘Campionato 2010-2011’

Inter Back on Earth: l’anno sabbatico è finito

22 maggio 2011 3 commenti

Il cerchio del viaggio nel Paese delle Meraviglie Nerazzurre si chiude dopo un anno esatto, un anno sabbatico cominciato il giorno dopo il TRIonfo di Madrid e concluso con un un’ultima di campionato senza tensione, già proiettata sul futuro che verrà e che nessuno conosce.

Gli eroi nerazzurri insieme a noi tifosi tornano sulla Terra, ma non a casa. Perché l’habitat naturale di coloro che amano e vestono i colori del cielo e della notte non è quello dei desideri terreni, o di una stagione di mezzitoni comunque sopra la sufficienza (seppur di poco), ma quello delle imprese e delle follie, delle squadre top in Europa e in patria, come gli ultimi cinque anni hanno dimostrato fuor da ogni dubbio.

Sportivamente il cerchio verrà serrato con una finale di Coppa dei Cachi ancora da vivere, proprio dove era cominciato con Mancini (sembrano mille anni fa), il cui risultato inciderà più sulle sorti di qualcuno che non sulla valutazione complessiva che vede la chiusura di un ciclo incredibile ed emozionante.

Un anno per chiudere un ciclo è concesso a tutti, e avremmo potuto sicuramente gestirlo meglio, ma ora è tempo di tornare a sognare in grande, nonostante i tempi di vacche magre e pochi soldi in un contesto sportivamente arretrato e privo di una classe dirigente con idee e inventiva, prima ancora che risorse. La necessità, però, aguzza l’ingegno, e forse potremo vedere finalmente i nostri colori primeggiare scovando grandi promesse con l’intelligenza e l’astuzia, piuttosto che con l’abbonandanza economica o un futuro fin troppo vago.

E’ con l’orgoglio di quello che siamo, siamo stati e saremo che dobbiamo guardare avanti alla prossima avventura nerazzurra. Perché, alla fine, c’è solo l’Inter.

Inter in Wonderland: uno per uno non fa male a nessuno

15 maggio 2011 Commenti chiusi

Un biscottone di quelli che non si vedevano dai tempi di Genoa-Napoli 1-1 per salire entrambe in Serie A senza playoff. Gli ultimi dieci minuti di melina imbarazzanti, ma d’altronde i napoletani sono uomini di mondo e sanno come gira il fumo. L’Inter raggiunge il secondo posto, obiettivo stagionale in campionato, rivede Walter Samuel sul campo (il cambio Ranocchia-Samuel con due mancini in campo nessuno dei due sani e scattanti griderebbe vendetta se non fosse poco più di un’amichevole quella che si svolge al San Paolo), porta Eto’o a 35 reti stagionali (una sola per eguagliare il suo record personale, tre per eguagliare quello di Meazza e Angelillo), subisce un gol in fajolada al 46esimo del primo tempo. Tutto il resto è pura accademia. Piutost che nient l’è mej piutost.

Inter in Wonderland: meno male che c’è Totò!

8 maggio 2011 Commenti chiusi

I nerazzurri scendono in campo per fare passerella insieme ai viola, in una specie di rimpatriata in onore di Toldo autore di 9 stagioni con entrambe le maglie. Formazione con scelte inedite, ma tutto sommate non fuori di senno: matrix fa una delle sue ultime apparizioni al meazza, chivu torna a calcare il campo, in mezzo kharja e coutinho. Di fronte una fiorentina già in vacanza da un mese, è più che sufficiente per vincere in scioltezza.

In una partita del genere si possono fare solo alcune valutazioni individuali: Julio Cesar si conferma in buone condizioni, ma non reattivo come un tempo; Maicon è in vacanza ma è anche comprensibile; Ranocchia con di fianco Matrix fa quel che può, mentre quando entra Lucio continua a confermare la mia sensazione che non sia una coppia ben assortita, terminando la partita con un acciacco al ginocchio che ce ne priverà mercoledì purtroppo; Chivu né carne né pesce, come sempre del resto. In mezzo al campo: Zanetti sta mostrando stanchezza, ma come fargliene una colpa? Invece Kharja mostra perché non è il caso di riscattarlo: tante cose di livello decente, ma tantissime cose sbagliate con poca testa; Cambiasso davanti alla difesa si conferma nel suo ruolo ideale anche quando è in fase presepe.

La vera nota positiva è la prestazione di Coutinho: io continuo a pensare che non debba essere mandato in prestito ma fatto crescere ancora un paio di anni da noi, per poi decidere. Ovviamente la società farà il contrario regalandone la metà per prendere quel mezzo giocatori di Montolivo o il terzino non terzino più sopravvalutato del mondo Criscito, e per ripagare il mezzo cartellino 15 milioni tra due anni. Il suo gol mi ha rallegrato la giornata.

Davanti il Pazzo fa quello che sa fare (gol) ed Eto’o pure (caricarsi la squadra sulle spalle e portarla alla vittoria; peccato che non abbia fatto il 34esimo gol eguagliando il record di ronaldo). Peccato non aver potuto dare 10 minuti a Samuel in campo oltre che in panchina perché sarebbe stato il regalo più grande per tutti i tifosi.

La partita di oggi sancisce la conquista del terzo obiettivo stagionale (il posto diretto in Champions League per l’anno prossimo, dopo il Mondiale per club e la Supercoppa Italiana) a fronte di tre falliti (la Supercoppa Europea, l’evitare le figure di merda in CL e il battagliare fino all’ultimo per lo Scudetto): una stagione da sei meno per ora, ma per la quale avremmo firmato tutti qualche anno fa. Ormai siamo diventati di bocca troppo esigente per il campionato italiano. L’estate ci dirà se la società intende continuare a primeggiare o tornare a veder vincere gli altri.

Inter in Wonderland: sapore di sale (in zucca?)

30 aprile 2011 Commenti chiusi

L’Inter entra in campo a Cesena con la testa già in vacanza e una formazione né carne né pesce. La verve dei primi 45 minuti fa nascere prepotentemente il sospetto nelle menti meno innocenti di un biscottone magico: un punto per uno e affari in vista per il prossimo mercato da salvezza del Cesena con tanti nostri giovani da mettere in vetrina.

Sul campo solcato da chiari messaggi per extraterrestri l’unico mini schema dell’Inter è quello di crossare grazie ai rari momenti di lucidità di Maicon per un giocatore che non è in campo (il Pazzo). Poi c’è sempre lo schema Sindaco Motta perdi la palla e innesca il contropiede avversario, ma non sono sicuro che questo fosse studiato a tavolino. Per il resto si sente solo il rollio del mare e il fruscio della brezza sulle dune di sabbia.

Quando all’inizio del secondo tempo non si cambia nulla dell’11 iniziale i casi che affiorano alla mente del tifoso nerazzurro sono due: o Leopardo ha il cervello colonizzato da criceti che girano su una ruota e passa il tempo a chiedersi cos’è quel rumore a livello del lobo parietale, oppure ci siamo veramente messi d’accordo per un biscottone galattico.
Poi dal nulla, cross sapido e piattone in fuorigioco di Budan (al primo gol stagionale all’alba della 35esima giornata, ringrazi la nostra capacità di resurrezione dei cadaveri) per lo svantaggio casuale. Conciati come siamo in campo non potremmo rimontare mai. Fortunatamente ci pensa Ceccarelli che abbatte quella nullità di Darko Pandev e obbliga Leopardo a un cambio: finalmente dentro il giocatore che può raccogliere i cross, con Milito largo a destra nel suo ruolo naturale (sic!) e Eto’o con la voglia di muoversi di un pinguino nella giungla.

La reazione è talmente veemente che Leopardo pensa bene di tirare fuori un Motta inguardabile per il kenyota stanco, l’unico africano con la fisicità di un paguro bernardo. Se potesse giocare da fermo non sarebbe neanche male, ma il calcio è diverso dal subbuteo. Cazzeggiamo ancora per 30 lunghi minuti. Però qualcuno (non certo Leonardo) si deve accorgere che gli unici due cross che abbiamo fatto nel secondo tempo – perché ovviamente è fuori discussione che quando il Pazzo è in campo non si crossi più – sono raccolti e sparati fuori dall’ex doriano. Eto’o e Maicon ci graziano con due cross perfetti per la doppietta del Pazzo che ci regala un’insperata vittoria.

L’unica soddisfazione è quella di non consentire alle merde di festeggiare a casa loro. La grande domanda è perché Coutinho non possa giocare manco queste partite prive di alcun rilievo nel bilancio della nostra stagione: forse settimana prossima contro una squadra senza alcuna motivazione se non quella di romperci le palle, con tre o quattro centrocampisti fuori per squalifiche e infortuni, ce la faremo a vederlo in campo? Per il resto le risposte dal rettangolo verde sono vere e proprie sentenze: i giocatori sono già in vacanza e Leopardo non è e non sarà mai un’allenatore perché non è in grado di gestire minimamente la tensione andando sempre e completamente nel pallone. Nella vita a volte bisogna accontentarsi e quest’anno con due titoli in saccoccia e tanti sogni ci tocca trascinarci fino alla 38esima giornata. Amen.

Inter in Wonderland: incredibilmente 2

23 aprile 2011 4 commenti

Quando arrivi fisicamente a pezzi a uno spareggio per il terzo posto dopo aver sognato l’aggancio del primo posto e essere naufragato di fronte a una squadra di molto inferiore a te in una competizione importante come la Champions League, e il Palazzo ti mette di fronte un arbitro confesso laziale e a fine carriera (con nulla da perdere da eventuali scandali), sai già di che morte dovrai morire in campo. I tifosi si affacciano quindi alla gogna di un San Siro in cui si possono ammirare gli ottimi risultati di Tessera del Tifoso e sicurezza gestita dagli stewart: i laziali occupano il secondo blu, costringendo schiere di interisti a spostarsi per poter vedere oltre i bandieroni e gli ultras in piedi, con gli stewart che se la prendono con gli interisti che osano protestare. Grazie Maroni, ci voleva un genio come te per far funzionare l’ordine e la disciplina negli stadi italiani. Pietà.

In ogni caso la sentenza è presto eseguita: in 24 minuti l’Inter non soffre e non punge ma sembra poter amministrare una gara che sulla carta poteva essere più ostica. Ci pensa il buon Morganti (che quando ci arbitra fa sempre rima con merda – notare i miei post in tempi non sospetti) a indirizzare la gara: Zarate si beve la nostra colpevole difesa, Julio esce, Zarate cerca e trova il contatto, ma Ranocchia e Lucio sono in traiettoria. Il regolamente fiscale che si applica solo all’Inter prevede rigore ed espulsione, mettendoci di fronte all’incubo di 70 minuti in 10 contro 11.

E’ qui che finalmente si rivede il carattere di un gruppo che ha regalato tutto ai suoi tifosi e che merita di essere sostenuto (e rinnovato, per non esporsi più a figure che non gli si confanno): in 10 contro 11 l’Inter prende in mano la gara trascinata da un Deki gigantesco (fino all’infortunio che avremmo potuto tutti prevedere), da un Mototopo vera freccia gialla nerazzurra, da un Eto’o per cui si possono solo sprecare aggettivi e da ritrovati Maicon (fai del tuo meglio per cinque partite e poi vai dove ti porta il cuore), Wesley e Cambiasso (stranamente con lui davanti alla difesa abbiamo vinto tipo 9 partite su 10 o qualcosa del genere, speriamo Thiagone segua infortunato per il bene dell’Inter fino a che Leopardo non cambierà idea sul suo posizionamento in campo).

Gran punizia dai trenta metri e al quarantesimo siamo in parità. Morganti ovviamente non ha smesso con l’arbitraggio scandaloso dopo il rigore: i laziali possono entrare come vogliono e prendono un giallo ogni tre interventi allucinanti, gli interisti alla prima occasione; senza contare il prezioso ausilio del collaboratore pelato sotto la Sud, che non vede scarpate a non finire a un metro da lui e cambia idea appena ce n’è la possibilità per favorire i laziali.

Il secondo tempo segue lo stesso copione, ma un gran lancio del Capitano fa a fette la difesa laziele liberando Eto’o in area: dribbling sul portiere e colpo moscio ed esausto verso la porta per il vantaggio. Per fortuna alla malafede di Morganti ci pensa quel rossonero impunito di Mauri che senza motivo scalcia da terra il mitico Mototopo, facendosi espellere e riportando la gara in parità numerica. Nonostante la traversa e il tentato omicidio di Kozak (oh, ma questo ne ammazza uno a partita, sarà normale?) è l’Inter che rischia di dilagare se per stanchezza e poca lucidità Eto’o, Obi, Mariga e Maicon non si mangiassero l’impossibile in contropiede. Per fortuna non subiamo la dura legge del contrappasso e portiamo a casa tre punti pesantissimi, che grazie al tramonto dei pulcinella dipinti su cartongesso peggio dei tifosi della Triestina ci vede incredibilmente secondi. Pensare che sarebbe bastato giocare anche il girone di andata… ach, le lacrime di coccodrillo nerazzurro…

Inter in Hell: Mister lo vuole il recupero?

16 aprile 2011 Commenti chiusi

E’ bello rinfrescare le vecchie tradizioni: un finale di campionato palpitante alla ricerca del terzo posto per evitare i preliminari se non peggio; una squadra svuotata di coraggio e di dignità prima ancora che di energie, che rischia di farsi umiliare da un gol in rabona di un proprio ex di 37 anni cmq meglio di almeno 1/4 del proprio attuale reparto d’attacco; i tuoi avversari storici davanti a farti le pernacchie.

Per carità, un anno così dopo tanti trionfi può anche capitare, ma si può anche perdere con maggiore decenza. La squadra entra in campo con un centrocampo in cui chi non è immobile (Cuchu-Deki-Pupi), semplicemente non è (Kharja) e uno dei due terzini che non è in grado di fare uno scatto neanche se vedesse un cobra pronto a morderlo fatalmente (Chivu), senza contare due attaccanti statici (Pazzo) o completamente spompati (Eto’o). 7 giocatori su 11 in una condizione da serie B sono troppi per affrontare con qualche speranza qualsiasi squadra, figuriamoci una squadra con la necessità di fare punti salvezza e con qualche giocatore di qualità.

Prendiamo due pere, una per tempo, da due gobbi maledetti e impenitenti, tirando in tutto 3 volte in porta. Come si fa ad argomentare qualcosa contro questi dati di realtà. La pochezza di gioco espressa dalla squadra da ormai un mese a questa parte è francamente imbarazzante e fa venire da piangere. I tifosi sopportano e supportano, ma la situazione è obiettivamente deprimente.

Portiamo a casa l’ennesima prova abietta, e per 4 volte in cinque partite nella mia mente torna l’immagine dell’arbitro che si volta verso Leopardo chiedendo sommessamente: “Mister, lo vuole il recupero?”. Io avrei declinato, che poteva solo andare peggio stasera. Vorrei recuperare un po’ di giocatori a una forma umana, almeno per qualche partita, e poi pensare all’anno prossimo, l’anno dopo aver fatto vincere “la squadra che fa bene all’Italia”. Se non era un motivo questo per asfaltarli quest’anno, quale poteva essere uno migliore?

Inter in Wonderland: subbuteo vincente

10 aprile 2011 1 commento

I nerazzurri reduci da due batoste con cui hanno buttato nel cesso due dei tre obiettivi ancora in gioco devono tornare a vincere, per raggiungere almeno il premio di consolazione e soprattutto per ringraziare quei tifosi (tanti) che martedì non hanno abbandonato lo stadio e che martedì come oggi hanno continuato a incitarli e a cantare per loro con tutto il cuore.

Finalmente si vede Mototopo titolare insieme a un Kharja con cui dominano la fascia sinistra dell’Inter con tanta voglia di fare e tanta, tantissima corsa. Viene il dubbio che il nipponico non sia stato impiegato nelle gare precedenti a quella odierna per non indispettire a umiliare le belle statuine che compongono quasi per intero il resto della rosa.

Nonostante un Chievo decisamente rinunciatario e ormai con la pancia piena di chi ha centrato i suoi traguardi stagionali, il primo tempo passa con ben poche emozioni. Almeno però i giocatori in campo sembrano esseri umani normodotati dal punto di vista locomotorio. Perché il secondo tempo sembra una partita di subbuteo con pedine a grandezza naturale. Manca solo di vedere scendere un’enorme mano che colpisca le basi invisibili dei nerazzurri. Una staticità francamente imbarazzante: quando i migliori in campo sono il tuo Capitano 38enne e un imberbe terzino giapponese che hanno corso più di tutto il resto della squadra messa insieme vuol dire che c’è qualcosa di veramente sbagliato in come sta funzionando il tuo team.

Ironia della sorte a decidere il match sono il Re delle Belle Statuine di Sale, il Cuchu, e un nostro difensore in prestito, Andreolli, il centrale più scambiato della serie A. Era anche ora che i nostri giocatori con altre casacche la smettessero di remare contro il club proprietario del loro cartellino! Dopo altri venti minuti in cui comincia la fase cosiddetta “a schiaffoni” delle partite con il 4-2- fantasia di Leopardo (oggi agghindato in realtà a rombo per larghi tratti della gara e ad minchiam nella parte finale del match in cui rimane in campo il solo Principe come punta), Maicon suggella con un gol l’ennesima prestazione deludente: se non ha problemi fisici la situazione è drammatica, qualcuno lo svegli o mi svegli dal mio incubo (maledetto Caliendo!).

La vittoria nasconde molti problemi. Siamo una squadra fisicamente defunta, a cui la pausa delle nazionali ha dato il colpo di grazia. Siamo una squadra che paga moltissimo gli sforzi fatti fin qui, prima di tutto a livello di tenuta nervosa e di serenità mentale. Siamo una squadra in cui si corre solo con la palla ai piedi e in cui Mototopo viene mobbizzato per non far sfigurare i propri compagni che viaggiano almeno a due ordini di grandezza inferiori in termini di velocità. Con un Chievo appagato e privo di necessità agonistiche è bastato. Ma non senza difficoltà. Almeno è stata una partita di subbuteo in cui abbiamo vinto. Ultimamente era andata peggio.

Inter in Wasteland: no brain and no balls make big players small

3 aprile 2011 2 commenti

Arriva il derby. Arriva il match che può sancire un clamoroso sorpasso. In campo una squadra entra con la rabbia e la determinazione di chi vuole vincere a tutti i costi. Purtroppo non è quella con i colori giusti. Quella con i colori giusti è diventata la squadra dell’amore e della generosità, e alla fine della fiera ci lascerà le penne.


Leopardo manda in campo la squadra dei senatori con pandev al posto di un deki il cui dinamismo in mezzo ci sarebbe servito come il pane (oltre che la sua grinta nei derby): il duo Motta-Cuchu dimostra di non essere adatto a giocare partite di livello, con la sua staticità e l’incapacità di reggere entrambe le fasi. A questo si aggiunge una serata decisamente no per Maicon, colto da ciuca triste per colpa di Dani Alves, e una stanchezza che ormai sembra atavica nelle gambe.


Dopo neanche un minuto siamo sotto di un gol, con un Robinho abbandonato al suo lieto destino dal Colosso e un rimpallo che finisce proprio sui piedi dell’avversario più pericoloso: il nuovo cocco di casa Berlusconi, Pato. I nerazzurri si accasciano e rischiano di prenderne un secondo, ma poi capiscono di poter dire la loro e per i venti minuti finali del primo tempo pressano e spaventano un Milan in versione Lecce all’ultima giornata: la puntata del Pazzo finisce su Abbiati, la testata di Motta finisce quasi dentro, il Leone si mangia un altro gol pesante come quello di Torino, riempiendo gli occhi di milioni di interisti di lacrime di rabbia.


Rientriamo per i secondi 45 minuti senza cambiare un Pandev che non ha visto una boccia e senza dare segnali alla squadra. La partita sembra equilibrata, ma Chivu infilato per l’ennesima volta in contropiede per la scarsa protezione dei mediocampisti e un intervento solo abbozzato di Ranocchia non si ferma e si presta ad un rosso diretto per abbattimento in corsa di Pato. Dopo pochi minuti un cross sbagliato da Abate si stampa sulla testa di Pato per il 2-0: ci fosse l’Inter che abbiamo conosciuti in questi anni la reazione sarebbe stata veemente, mentre questa Inter si accascia e aspetta solo il fischio finale. E vedere milionari che fanno i bambocci in mezzo al campo per far passare i minuti senza stancarsi troppo come se fosse normale perdere il derby è una roba da far uscire di testa anche Gandhi e trasformarlo nel colonnello Kurz. Nel frattempo riesce anche a prendere il terzo gol da un Cassano che mostra al mondo la sua brillante intelligenza facendosi espellere per doppia ammonizione a partita finita. E solo Julio Cesar ci risparmia l’umiliazione di un altro 6-0. E loro al contrario di noi, non si sarebbero fermati. Uno spettacolo indignitoso.


C’è poco da dire: se perdi due scontri diretti su due e negli scontri con le prime quattro hai fatto in tutto 7 punti nell’anno calcistico, se non perdevi due derby da otto anni, se per due volte quando hai il destino nelle tue mani perdi malamente senza mai essere veramente in partita, vuol dire che non è il tuo anno. O meglio: che quest’anno hai panza e testa piena di molte, troppe altre cose. Io non ho mai voluto essere la squadra dell’amore: ho passato anni a prendere per il culo milanello bianco e se il risultato è che con l’amore si arriva sempre a un passo dalla vittoria finale, questo nobile sentimento i giocatori e l’allenatore (?!) dell’Inter se lo possono tenere in saccoccia.


Poteva essere trionfo, invece è la Terra Desolata, l’abisso della tua insufficienza, dell’ultimo passo mai davvero compiuto per andare fino in fondo. E considerato che Leo ha fatto lo stesso l’anno scorso con il Milan, è anche la dimostrazione che è a lui che manca la cattiveria dell’ultimo passaggio, perso com’è nell’estetica della propria esperienza di vita. Abbiamo perso e una squadra con 7 gare al passivo in un anno non merita lo scudo. I nostri odiati cugini hanno dimostrato di tenerci di più (anzi a dire il vero da come hanno gridato per le strade di Milano di essere disperati all’idea di perdere anche quest’anno). E’ andata così. Ma l’anno prossimo non partiremo con l’handicap. Perché non sarebbe accettabile per chi vive e colora di passione i colori nerazzurri. E perché io mi sono già bello che rotto i coglioni di rendere il campionato italiano interessante: lo preferivo noioso come negli ultimi 4 anni.

Inter in Wonderland: cogli la prima mela

20 marzo 2011 2 commenti

Eccoli, entrano in campo con la possibilità di recuperare i tre punti agli odiati cugini. Eccole, le fiere nerazzurre. Tutti i tifosi chiedono solo una cosa: gli occhi di tigre. Strizzano gli occhi dagli spalti, aguzzano la vista: facciamo gli occhi del tigrotto. Squadra quasi titolare, passano 30 minuti e zero tiri in porta. Facciamo almeno lo sguardo del gatto selvatico in amore. Niente. Per i primi 45 minuti controlliamo gioco, palla e partita, ma non ci facciamo praticamente vedere dalle parti di Rosati.


Di fronte a noi un Lecce rintanato dietro la linea della palla per poi ripartire a pieni ranghi e cercare il gol in contropiede. Nessuno si capacità della svogliatezza con cui alcuni giocatori interpretano la gara: che Pandev faccia quello che può passi, soprattutto dopo il match point di martedì sera, ma che Maicon non abbia smaltito la sbornia per la sconfitta rossonera della sera precedente è inaccettabile. Colosso, di fronte non hai Robben o Ribery, ma un Mesbah qualsiasi.

Fortunatamente, al settimo del primo tempo dopo essersi mangiato un gol fatto solo da spingere in porta, il Pazzo caccia in fondo al sacco il gol del definitivo e finale 1-0 che ci porta a -2 dalla capolista. Leo coglie la prima mela, ma come al solito non coglie i suggerimenti che da tutto lo stadio gli piovono addosso per togliere qualche giocatore senza fiato in mezzo al campo per sostituirlo con qualcuno con un po’ di ossigeno e un po’ di gamba. Lo fa solo al settantesimo, poi all’ottantaduesimo, e poi al novantatresimo. Un po’ tardi considerato che la squadra è in apnea a centrocampo dal sessantesimo.

Alla fine però, l’importante era vincere, fare i tre punti, e i nostri eroi lo hanno fatto, rischiando di farmi venire un infarto come al solito. Il vero neo del match è il giallo (meritatissimo) a Lucio e i non gialli (che avrebbero ampiamente meritato) ai salentini, ma si sa che con Orsato non siamo fortunati. Partita chiusa con due tiri e un gol e con una paratissima di Julio Cesar che ci salva per l’ennesima volta. Fossi stato io l’allenatore avrei tolto qualcuno al trentesimo per scuotere la squadra, ma chi vince ha sempre ragione. E se cogli la mela, scopri il peccato e con esso il godimento.

Inter in Wonderland: black out leo, game over inter

12 marzo 2011 1 commento

I nerazzurri scendono in campo contro una squadra con un piede in serie B con una formazione tutto sommato sensata se non per il fatto di obbligare Deki e il Capitano a correre come dei muli per tutto il centrocampo, tra l’altro entrambi per novanta minuti nonostante la palese situazione di semi-infortunio e stanchezza (rispettivamente). Gli altri elementi di perplessità non sono tanto legati alla scelta degli uomini o dello schema, quanto a quella di dare licenza di girare per tutto il campo e di giocare come e dove vogliono a due dei nostri fuoriclasse: Wesley e Eto’o. Li ritroviamo un po’ ovunque, il primo un po’ (troppo) isterico dopo non aver giocato praticamente fino a febbraio, il secondo lievemente compassato, ma indiscutibile.

Tanto che il gol che ci da il vantaggio è proprio suo. Niente da dire. Nonostante un Maicon che gioca con il freno a mano – come ogni match pre lega dei citroni – e i limiti di organizzazione del gioco, siamo in vantaggio. E il Brescia non vede quasi mai la porta se non grazie a nostri involontari assist: clamoroso quello di Deki per Caracciolo che poi lo stesso Deki sventa con strattonamenti ai limiti del regolamento.

Quando la squadra entra negli spogliatoi tutti ci aspettiamo che il serbo venga fatto rifiatare, ma come al solito un cambio prima del 60esimo è pura utopia con Leopardo. E’ venerdì, e da quando ho memoria è un giorno che ci ha sempre portato sfiga (per non parlare del fatto che è anche l’11 marzo): negli ultimi anni abbiamo vinto solo con il Genoa e facendo mezzo tiro in porta che è entrato solo grazie alla papera di Eduardo. Per il resto: derby del 6-0, partita con la lazio persa, il match di Catania dell’anno scorso con il record di Muntari di due gialli più rosso più rigore più zero palle toccate in 35 secondi. Insomma una giornata in cui aiutare la fortuna e non sperarci troppo a lungo.

In ogni caso la squadra rientra e dei cambi nemmeno l’ombra: Pandev – che peraltro non ha giocato una brutta partita – inizia la sua sequela di gol sbagliati a tu per tu con Arcari (che stanotte farà meglio ad accendere un cero alla Madonna) e di palle fermate o smorzate appena prima che arrivino sui piedi di qualche compagno pronto a spararle in porta (di solito l’isterico olandese). I tre gol mangiati davanti al portiere alla fine del match peseranno come macigni. Quando finalmente inizia la girandola dei cambi nerazzurri, viene da pensare che Leo li faccia per far smettere ai tifosi di invocarli: fuori Lucio e dentro Matrix (vabbé vorrà preservarlo); fuori il Pazzo per Kharja (ok, da fiducia a Pandev). E poi il capolavoro, il blackout che ci costerà partita e campionato (ok, non l’abbiamo perso stasera, ma a me rimarrà impresso per sempre): dentro Cordoba per Nagatomo, che stava facendo bene. Due difensori in campo, come messaggio alla squadra di chiudere la partita con un secondo gol non c’è male.

Da quando entra Sciagura Cordoba mette sempre sistematicamente la palla sui piedi dei centrocampisti e degli attaccanti bresciani. La scena madre che spiega bene la fase dell’inter alla fine della partita è quella in cui una punizione dalla tre quarti viene battuta dal colombiano per appoggiare a Matrix che spara a caso come solo lui sa fare. Un bijoux. E sarà proprio la Sciagura reduce di tante battaglie a deviare un cornere del Brescia verso l’interno dell’area proprio sulla testa di Caracciolo che come sempre ce la butta in fondo al sacco. Ma non è finita: pensate che l’Inter reagisca? Sì, caoticamente e nevroticamente, ottenendo solo che su una palla persa da un Deki spompissimo il Brescia si lanci in contropiede con Eder che viene steso un metro fuori area sempre dalla solita impersonificazione della sfiga Ivan Ramiro: espulsione, rigore e contestuali 4 minuti di recupero (appena due minuti prima Arcari è stato soccorso per 90 secondi buoni dai medici), Rocchi non si smentisce mai, e sa benissimo chi sono i suoi mandanti.

Julio Cesar para il rigore ma non riusciamo più a fare una azione da gol anche solo per far vedere che ci stiamo provando. Con l’ennesimo Venerdì Nero, questa volta soprattutto per il tecnico brasiliano che non ne azzecca molte, diciamo definitivamente addio alle speranze di rimonta, ritrovandoci verosimilmente a -7 domenica sera. D’altronde meglio così: se questo scudetto lo perdevo per un punto mi toccava andare a bruciare le macchine fuori dalla Pinetina, considerati i punti sbattuti via nel girone di andata. Meglio un sano distacco che non mi faccia prudere le mani. La doppia sfida con il Brescia verrà comunque ricordata come l’esempio dei match in cui abbiamo vanificato la superiorità calcistica che ci avrebbe potuto dare il primato anche quest’anno: all’andata un match anonimo in cui Milito sbaglia il gol della vittoria al 93esimo contestualmente stirandosi una gamba; al ritorno un match che sarebbe dovuto finire 0-4 buttato nel cesso al minuto 86. Non sempre si può vincere è vero, ma se devi recuperare un girone giocato come i gamberi è l’unica cosa che puoi e devi fare. Ma ormai non conta più molto. Game Over.