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Posts Tagged ‘vittoria’

La Coppa dei Cachi: San Eto’o

29 maggio 2011 2 commenti

La Coppa dei Cachi del 150esimo anniversario dell’unità d’italia è l’ultimo trofeo continentale ad essere assegnato. Ed per gli eroi nerazzurri è un riassunto della travagliata (ma vincente) stagione 2011: la squadra è mal messa in campo da Leopardo che insiste con la sua monomania mottiana davanti alla difesa e punta sui campioni che salvano la baracca e portano a casa la sua prima vittoria da mister, dopo che la squadra si è fatta prendere a pallonate per 60 minuti abbondanti su 90 come una formazione di subbuteo in cui uno dei più mobili è stato il portiere.

Non fosse per un Eto’o stratosferico (37 gol in stagione, a un soffio dal record di Meazza e Angelillo) e per un Julio Cesar in gran spolvero, sarebbe l’unico allenatore della Nuova Grande Inter a non aver conseguito nessun titolo. Facesse un monumento ai nostri fuoriclasse e pedalasse che di strada da fare ne ha moltissima. Onore delle armi a un Palermo che ci ha provato in tutti i modi e che avrebbe meritato miglior sorte (se fossi uno sportivo): le lacrime di Rossi e Miccoli mi hanno colpito e commosso.

Una serata che confrontare con la finale di Wembley sarebbe impietoso riesce comunque a farci godere altri 90 minuti, tra colori nerazzurri e pregevole azione di Greenpeace che riesce a dominare la scena. Se dovessimo guardare la qualità dell’Inter vista non possiamo dirci soddisfatta. Ma alla fine anche quest’anno abbiamo vinto più tituli di tutti in Italia, e non si può far finta di non vedere questo traguardo. Per questo anche quest’anno fuori da casa mia sventola il vessillo nerazzurro.

E’ tempo di bilanci: la stagione è più che sufficiente, ma i prodromi del calciomercato e della preparazione della prossima stagione non fanno presagire nulla di buono, soprattutto sulla capacità d’analisi dei limiti della squadra attuale, della sua tenuta fisica e della necessità di crescere altri grandi uomini e grandi campioni in nerazzurro. Ho il timore (fondato) che anche un mercato che punti a un rinnovamento gioverebbe poco di fronte a uno staff che spesso è in balia di se stesso e che poco potrebbe far crescere il materiale a disposizione. Io intanto mi preparo: con Leopardo in panca avrò un esaurimento nervoso prima della fine delle amichevoli estive.

Adesso godiamocela

Inter Back on Earth: l’anno sabbatico è finito

22 maggio 2011 3 commenti

Il cerchio del viaggio nel Paese delle Meraviglie Nerazzurre si chiude dopo un anno esatto, un anno sabbatico cominciato il giorno dopo il TRIonfo di Madrid e concluso con un un’ultima di campionato senza tensione, già proiettata sul futuro che verrà e che nessuno conosce.

Gli eroi nerazzurri insieme a noi tifosi tornano sulla Terra, ma non a casa. Perché l’habitat naturale di coloro che amano e vestono i colori del cielo e della notte non è quello dei desideri terreni, o di una stagione di mezzitoni comunque sopra la sufficienza (seppur di poco), ma quello delle imprese e delle follie, delle squadre top in Europa e in patria, come gli ultimi cinque anni hanno dimostrato fuor da ogni dubbio.

Sportivamente il cerchio verrà serrato con una finale di Coppa dei Cachi ancora da vivere, proprio dove era cominciato con Mancini (sembrano mille anni fa), il cui risultato inciderà più sulle sorti di qualcuno che non sulla valutazione complessiva che vede la chiusura di un ciclo incredibile ed emozionante.

Un anno per chiudere un ciclo è concesso a tutti, e avremmo potuto sicuramente gestirlo meglio, ma ora è tempo di tornare a sognare in grande, nonostante i tempi di vacche magre e pochi soldi in un contesto sportivamente arretrato e privo di una classe dirigente con idee e inventiva, prima ancora che risorse. La necessità, però, aguzza l’ingegno, e forse potremo vedere finalmente i nostri colori primeggiare scovando grandi promesse con l’intelligenza e l’astuzia, piuttosto che con l’abbonandanza economica o un futuro fin troppo vago.

E’ con l’orgoglio di quello che siamo, siamo stati e saremo che dobbiamo guardare avanti alla prossima avventura nerazzurra. Perché, alla fine, c’è solo l’Inter.

Inter in Wonderland: meno male che c’è Totò!

8 maggio 2011 Commenti chiusi

I nerazzurri scendono in campo per fare passerella insieme ai viola, in una specie di rimpatriata in onore di Toldo autore di 9 stagioni con entrambe le maglie. Formazione con scelte inedite, ma tutto sommate non fuori di senno: matrix fa una delle sue ultime apparizioni al meazza, chivu torna a calcare il campo, in mezzo kharja e coutinho. Di fronte una fiorentina già in vacanza da un mese, è più che sufficiente per vincere in scioltezza.

In una partita del genere si possono fare solo alcune valutazioni individuali: Julio Cesar si conferma in buone condizioni, ma non reattivo come un tempo; Maicon è in vacanza ma è anche comprensibile; Ranocchia con di fianco Matrix fa quel che può, mentre quando entra Lucio continua a confermare la mia sensazione che non sia una coppia ben assortita, terminando la partita con un acciacco al ginocchio che ce ne priverà mercoledì purtroppo; Chivu né carne né pesce, come sempre del resto. In mezzo al campo: Zanetti sta mostrando stanchezza, ma come fargliene una colpa? Invece Kharja mostra perché non è il caso di riscattarlo: tante cose di livello decente, ma tantissime cose sbagliate con poca testa; Cambiasso davanti alla difesa si conferma nel suo ruolo ideale anche quando è in fase presepe.

La vera nota positiva è la prestazione di Coutinho: io continuo a pensare che non debba essere mandato in prestito ma fatto crescere ancora un paio di anni da noi, per poi decidere. Ovviamente la società farà il contrario regalandone la metà per prendere quel mezzo giocatori di Montolivo o il terzino non terzino più sopravvalutato del mondo Criscito, e per ripagare il mezzo cartellino 15 milioni tra due anni. Il suo gol mi ha rallegrato la giornata.

Davanti il Pazzo fa quello che sa fare (gol) ed Eto’o pure (caricarsi la squadra sulle spalle e portarla alla vittoria; peccato che non abbia fatto il 34esimo gol eguagliando il record di ronaldo). Peccato non aver potuto dare 10 minuti a Samuel in campo oltre che in panchina perché sarebbe stato il regalo più grande per tutti i tifosi.

La partita di oggi sancisce la conquista del terzo obiettivo stagionale (il posto diretto in Champions League per l’anno prossimo, dopo il Mondiale per club e la Supercoppa Italiana) a fronte di tre falliti (la Supercoppa Europea, l’evitare le figure di merda in CL e il battagliare fino all’ultimo per lo Scudetto): una stagione da sei meno per ora, ma per la quale avremmo firmato tutti qualche anno fa. Ormai siamo diventati di bocca troppo esigente per il campionato italiano. L’estate ci dirà se la società intende continuare a primeggiare o tornare a veder vincere gli altri.

Inter in Wonderland: sapore di sale (in zucca?)

30 aprile 2011 Commenti chiusi

L’Inter entra in campo a Cesena con la testa già in vacanza e una formazione né carne né pesce. La verve dei primi 45 minuti fa nascere prepotentemente il sospetto nelle menti meno innocenti di un biscottone magico: un punto per uno e affari in vista per il prossimo mercato da salvezza del Cesena con tanti nostri giovani da mettere in vetrina.

Sul campo solcato da chiari messaggi per extraterrestri l’unico mini schema dell’Inter è quello di crossare grazie ai rari momenti di lucidità di Maicon per un giocatore che non è in campo (il Pazzo). Poi c’è sempre lo schema Sindaco Motta perdi la palla e innesca il contropiede avversario, ma non sono sicuro che questo fosse studiato a tavolino. Per il resto si sente solo il rollio del mare e il fruscio della brezza sulle dune di sabbia.

Quando all’inizio del secondo tempo non si cambia nulla dell’11 iniziale i casi che affiorano alla mente del tifoso nerazzurro sono due: o Leopardo ha il cervello colonizzato da criceti che girano su una ruota e passa il tempo a chiedersi cos’è quel rumore a livello del lobo parietale, oppure ci siamo veramente messi d’accordo per un biscottone galattico.
Poi dal nulla, cross sapido e piattone in fuorigioco di Budan (al primo gol stagionale all’alba della 35esima giornata, ringrazi la nostra capacità di resurrezione dei cadaveri) per lo svantaggio casuale. Conciati come siamo in campo non potremmo rimontare mai. Fortunatamente ci pensa Ceccarelli che abbatte quella nullità di Darko Pandev e obbliga Leopardo a un cambio: finalmente dentro il giocatore che può raccogliere i cross, con Milito largo a destra nel suo ruolo naturale (sic!) e Eto’o con la voglia di muoversi di un pinguino nella giungla.

La reazione è talmente veemente che Leopardo pensa bene di tirare fuori un Motta inguardabile per il kenyota stanco, l’unico africano con la fisicità di un paguro bernardo. Se potesse giocare da fermo non sarebbe neanche male, ma il calcio è diverso dal subbuteo. Cazzeggiamo ancora per 30 lunghi minuti. Però qualcuno (non certo Leonardo) si deve accorgere che gli unici due cross che abbiamo fatto nel secondo tempo – perché ovviamente è fuori discussione che quando il Pazzo è in campo non si crossi più – sono raccolti e sparati fuori dall’ex doriano. Eto’o e Maicon ci graziano con due cross perfetti per la doppietta del Pazzo che ci regala un’insperata vittoria.

L’unica soddisfazione è quella di non consentire alle merde di festeggiare a casa loro. La grande domanda è perché Coutinho non possa giocare manco queste partite prive di alcun rilievo nel bilancio della nostra stagione: forse settimana prossima contro una squadra senza alcuna motivazione se non quella di romperci le palle, con tre o quattro centrocampisti fuori per squalifiche e infortuni, ce la faremo a vederlo in campo? Per il resto le risposte dal rettangolo verde sono vere e proprie sentenze: i giocatori sono già in vacanza e Leopardo non è e non sarà mai un’allenatore perché non è in grado di gestire minimamente la tensione andando sempre e completamente nel pallone. Nella vita a volte bisogna accontentarsi e quest’anno con due titoli in saccoccia e tanti sogni ci tocca trascinarci fino alla 38esima giornata. Amen.

Inter in Wonderland: incredibilmente 2

23 aprile 2011 4 commenti

Quando arrivi fisicamente a pezzi a uno spareggio per il terzo posto dopo aver sognato l’aggancio del primo posto e essere naufragato di fronte a una squadra di molto inferiore a te in una competizione importante come la Champions League, e il Palazzo ti mette di fronte un arbitro confesso laziale e a fine carriera (con nulla da perdere da eventuali scandali), sai già di che morte dovrai morire in campo. I tifosi si affacciano quindi alla gogna di un San Siro in cui si possono ammirare gli ottimi risultati di Tessera del Tifoso e sicurezza gestita dagli stewart: i laziali occupano il secondo blu, costringendo schiere di interisti a spostarsi per poter vedere oltre i bandieroni e gli ultras in piedi, con gli stewart che se la prendono con gli interisti che osano protestare. Grazie Maroni, ci voleva un genio come te per far funzionare l’ordine e la disciplina negli stadi italiani. Pietà.

In ogni caso la sentenza è presto eseguita: in 24 minuti l’Inter non soffre e non punge ma sembra poter amministrare una gara che sulla carta poteva essere più ostica. Ci pensa il buon Morganti (che quando ci arbitra fa sempre rima con merda – notare i miei post in tempi non sospetti) a indirizzare la gara: Zarate si beve la nostra colpevole difesa, Julio esce, Zarate cerca e trova il contatto, ma Ranocchia e Lucio sono in traiettoria. Il regolamente fiscale che si applica solo all’Inter prevede rigore ed espulsione, mettendoci di fronte all’incubo di 70 minuti in 10 contro 11.

E’ qui che finalmente si rivede il carattere di un gruppo che ha regalato tutto ai suoi tifosi e che merita di essere sostenuto (e rinnovato, per non esporsi più a figure che non gli si confanno): in 10 contro 11 l’Inter prende in mano la gara trascinata da un Deki gigantesco (fino all’infortunio che avremmo potuto tutti prevedere), da un Mototopo vera freccia gialla nerazzurra, da un Eto’o per cui si possono solo sprecare aggettivi e da ritrovati Maicon (fai del tuo meglio per cinque partite e poi vai dove ti porta il cuore), Wesley e Cambiasso (stranamente con lui davanti alla difesa abbiamo vinto tipo 9 partite su 10 o qualcosa del genere, speriamo Thiagone segua infortunato per il bene dell’Inter fino a che Leopardo non cambierà idea sul suo posizionamento in campo).

Gran punizia dai trenta metri e al quarantesimo siamo in parità. Morganti ovviamente non ha smesso con l’arbitraggio scandaloso dopo il rigore: i laziali possono entrare come vogliono e prendono un giallo ogni tre interventi allucinanti, gli interisti alla prima occasione; senza contare il prezioso ausilio del collaboratore pelato sotto la Sud, che non vede scarpate a non finire a un metro da lui e cambia idea appena ce n’è la possibilità per favorire i laziali.

Il secondo tempo segue lo stesso copione, ma un gran lancio del Capitano fa a fette la difesa laziele liberando Eto’o in area: dribbling sul portiere e colpo moscio ed esausto verso la porta per il vantaggio. Per fortuna alla malafede di Morganti ci pensa quel rossonero impunito di Mauri che senza motivo scalcia da terra il mitico Mototopo, facendosi espellere e riportando la gara in parità numerica. Nonostante la traversa e il tentato omicidio di Kozak (oh, ma questo ne ammazza uno a partita, sarà normale?) è l’Inter che rischia di dilagare se per stanchezza e poca lucidità Eto’o, Obi, Mariga e Maicon non si mangiassero l’impossibile in contropiede. Per fortuna non subiamo la dura legge del contrappasso e portiamo a casa tre punti pesantissimi, che grazie al tramonto dei pulcinella dipinti su cartongesso peggio dei tifosi della Triestina ci vede incredibilmente secondi. Pensare che sarebbe bastato giocare anche il girone di andata… ach, le lacrime di coccodrillo nerazzurro…

La Coppa dei Cachi: vittoria in contumacia

19 aprile 2011 2 commenti

Ho visto solo il secondo tempo. Con tre dei miei studenti. Traumatizzati. Ma vincenti. Anche se da quel che ho visto ancora pesantemente sulle gambe. Mi riservo di aggiungere commenti quando avro’ tempo di ragionare meglio sul match. Almeno abbiamo vinto. Vedi come siamo ridotti.

Inter in Wonderland: subbuteo vincente

10 aprile 2011 1 commento

I nerazzurri reduci da due batoste con cui hanno buttato nel cesso due dei tre obiettivi ancora in gioco devono tornare a vincere, per raggiungere almeno il premio di consolazione e soprattutto per ringraziare quei tifosi (tanti) che martedì non hanno abbandonato lo stadio e che martedì come oggi hanno continuato a incitarli e a cantare per loro con tutto il cuore.

Finalmente si vede Mototopo titolare insieme a un Kharja con cui dominano la fascia sinistra dell’Inter con tanta voglia di fare e tanta, tantissima corsa. Viene il dubbio che il nipponico non sia stato impiegato nelle gare precedenti a quella odierna per non indispettire a umiliare le belle statuine che compongono quasi per intero il resto della rosa.

Nonostante un Chievo decisamente rinunciatario e ormai con la pancia piena di chi ha centrato i suoi traguardi stagionali, il primo tempo passa con ben poche emozioni. Almeno però i giocatori in campo sembrano esseri umani normodotati dal punto di vista locomotorio. Perché il secondo tempo sembra una partita di subbuteo con pedine a grandezza naturale. Manca solo di vedere scendere un’enorme mano che colpisca le basi invisibili dei nerazzurri. Una staticità francamente imbarazzante: quando i migliori in campo sono il tuo Capitano 38enne e un imberbe terzino giapponese che hanno corso più di tutto il resto della squadra messa insieme vuol dire che c’è qualcosa di veramente sbagliato in come sta funzionando il tuo team.

Ironia della sorte a decidere il match sono il Re delle Belle Statuine di Sale, il Cuchu, e un nostro difensore in prestito, Andreolli, il centrale più scambiato della serie A. Era anche ora che i nostri giocatori con altre casacche la smettessero di remare contro il club proprietario del loro cartellino! Dopo altri venti minuti in cui comincia la fase cosiddetta “a schiaffoni” delle partite con il 4-2- fantasia di Leopardo (oggi agghindato in realtà a rombo per larghi tratti della gara e ad minchiam nella parte finale del match in cui rimane in campo il solo Principe come punta), Maicon suggella con un gol l’ennesima prestazione deludente: se non ha problemi fisici la situazione è drammatica, qualcuno lo svegli o mi svegli dal mio incubo (maledetto Caliendo!).

La vittoria nasconde molti problemi. Siamo una squadra fisicamente defunta, a cui la pausa delle nazionali ha dato il colpo di grazia. Siamo una squadra che paga moltissimo gli sforzi fatti fin qui, prima di tutto a livello di tenuta nervosa e di serenità mentale. Siamo una squadra in cui si corre solo con la palla ai piedi e in cui Mototopo viene mobbizzato per non far sfigurare i propri compagni che viaggiano almeno a due ordini di grandezza inferiori in termini di velocità. Con un Chievo appagato e privo di necessità agonistiche è bastato. Ma non senza difficoltà. Almeno è stata una partita di subbuteo in cui abbiamo vinto. Ultimamente era andata peggio.

Inter in Wonderland: cogli la prima mela

20 marzo 2011 2 commenti

Eccoli, entrano in campo con la possibilità di recuperare i tre punti agli odiati cugini. Eccole, le fiere nerazzurre. Tutti i tifosi chiedono solo una cosa: gli occhi di tigre. Strizzano gli occhi dagli spalti, aguzzano la vista: facciamo gli occhi del tigrotto. Squadra quasi titolare, passano 30 minuti e zero tiri in porta. Facciamo almeno lo sguardo del gatto selvatico in amore. Niente. Per i primi 45 minuti controlliamo gioco, palla e partita, ma non ci facciamo praticamente vedere dalle parti di Rosati.


Di fronte a noi un Lecce rintanato dietro la linea della palla per poi ripartire a pieni ranghi e cercare il gol in contropiede. Nessuno si capacità della svogliatezza con cui alcuni giocatori interpretano la gara: che Pandev faccia quello che può passi, soprattutto dopo il match point di martedì sera, ma che Maicon non abbia smaltito la sbornia per la sconfitta rossonera della sera precedente è inaccettabile. Colosso, di fronte non hai Robben o Ribery, ma un Mesbah qualsiasi.

Fortunatamente, al settimo del primo tempo dopo essersi mangiato un gol fatto solo da spingere in porta, il Pazzo caccia in fondo al sacco il gol del definitivo e finale 1-0 che ci porta a -2 dalla capolista. Leo coglie la prima mela, ma come al solito non coglie i suggerimenti che da tutto lo stadio gli piovono addosso per togliere qualche giocatore senza fiato in mezzo al campo per sostituirlo con qualcuno con un po’ di ossigeno e un po’ di gamba. Lo fa solo al settantesimo, poi all’ottantaduesimo, e poi al novantatresimo. Un po’ tardi considerato che la squadra è in apnea a centrocampo dal sessantesimo.

Alla fine però, l’importante era vincere, fare i tre punti, e i nostri eroi lo hanno fatto, rischiando di farmi venire un infarto come al solito. Il vero neo del match è il giallo (meritatissimo) a Lucio e i non gialli (che avrebbero ampiamente meritato) ai salentini, ma si sa che con Orsato non siamo fortunati. Partita chiusa con due tiri e un gol e con una paratissima di Julio Cesar che ci salva per l’ennesima volta. Fossi stato io l’allenatore avrei tolto qualcuno al trentesimo per scuotere la squadra, ma chi vince ha sempre ragione. E se cogli la mela, scopri il peccato e con esso il godimento.

La Lega dei Citroni: non mollare mai!

16 marzo 2011 2 commenti

L’Inter entra in campo credendoci fino in fondo. Il Capitano da forfait e siamo obbligati a schierare i tre gladiatori Motta Deki Cuchu, tutti e tre in condizioni decisamente precarie. Il resto è tutto come previsto. Di imprevisto c’è il lampo di Eto’o che porta in parità i match di San Siro e Allianz Arena dopo soli 4 minuti. La partita sembra mettersi molto bene, e controlliamo un Bayern tutto fumo e niente arrosto cercando di colpire alla prima occasione.

Purtroppo succede l’incredibile: Julio Cesar, colui che l’anno scorso con la sua mano fatata ha tolto le castagne dal fuoco più di una volta spedendoci a Madrid, ne combina un’altra. Non trattiene, sbuccia un pallone che Gomez, in una stagione in cui ogni palla che tocca finisce in porta, infila in fondo al sacco. Frastornati dall’inaspettato pareggio iniziamo una fase in cui ognuno gioca un po’ per sé, ci disuniamo, Motta e Cuchu ricominciano a fare passaggi di un metro al massimo, e soffriamo sulle fasce. Negli ultimi 30 minuti del primo tempo il Bayern potrebbe segnarcene quattro o cinque, ma il palo, i recuperi in extremis e le manone di Julio evitano il peggio. Ne fanno solo un altro.

Andiamo negli spogliatoi con il morale sotto i tacchi e i tifosi vedono lo spettro di una umiliazione immeritata. Ma non hanno fatto i conti con una squadra che non molla mai e in cui i fuoriclasse contano davvero: Samuel Eto’o si carica la squadra sulle spalle e la porta a un secondo tempo fantastico per determinazione, mentre dall’altro lato un Van Gaal tutto chiacchiere e distintivo butta nel cesso la qualificazione quando dopo il siluro di Wesley Sneijder toglie Robben (che aveva fatto a fette Motta per tutto il primo tempo, vedere l’azione del secondo gol bavarese) per Altintop e Van Buyten per Badstuber. Sarà la mossa decisiva.

Un Bayern che arretra ancora di più per difendere il due a due (alla faccia del gioco d’attacco) e l’Inter ci prova in tutti i modi, ma la palla sembra non entrare mai. Leonardo dopo aver cambiato Coutinho – complimenti, entrare dopo 4 mesi senza vedere il campo con la tua squadra che deve rimontare due reti e non farsela sotto è già una gran cosa – per Deki (strano che si sia fatto male), mette dentro Mototopo per l’assalto finale al posto di un Chivu che ha dato tutto. Sarà che porta culo, però tempo un minuto ed Eto’o ruba l’ennesima palla credendoci ciecamente, appoggia su Pandev che fino a quel momento ha fatto un gran lavoro tattico e un pessimo lavoro balistico, mentre Badstuber canna alla grande la diagonale: il macedone spara un missile nel sette imparabile. E’ il 2-3 che completa l’opera.

Gli ultimi quattro minuti tre fantastiche ammonizioni per far passare il tempo con la cattiveria giusta e portare a casa una qualificazione su cui pochi avrebbero scommesso, soprattutto dopo i primi terribili 45 minuti. Non pronuncerò la parola che comincia per “r” e finisce per “ada” perché porta una sfiga pazzesca, ma noi l’abbiamo fatta al contrario di altri che si dilettano di video e proclami. Una squadra fatta di uomini che non mollano, ben preparata all’inizio da Leo e poi persa per strada, e recuperata con la determinazione e la classe dei campioni che abbiamo in squadra.

Non è che non ci siano stati errori stasera, ma quando poi concludi un match in tripudio, tutto passa in cavalleria. Ed è giusto così. E’ giusto godere. Punto e basta.

Inter in Wonderland: mani(t)aci depressinter

6 marzo 2011 3 commenti

Ci presentiamo in casa per rispondere al Milan e continuare a crederci nonostante tutto. La formazione in campo è ragionevole anche considerato che i ragazzi hanno avuto una settimana per riposare: Chivu e Maicon terzini, Small Frog e Lucio centrali, il Sindaco Motta davanti alla difesa con il Capitano e Deki interni e Wesley dietro due il Pazzo e il Leone Eto’o. Partiamo bene per dieci minuti, ma poi ci addormentiamo, come se per l’ennesima volta non riuscissimo a trovare la tensione giusta per affrontare la partita: i due terzini rimangono troppo bassi, Motta sembra in sedia a rotelle, Deki e il Capitano annaspano; nessuno detta il passaggio, il Pazzo è piombato come un motorino prima del rodaggio e un po’ tutti si convincono che fare i vigili è meglio che fare i calciatori. Tutti che dicono agli altri cosa fare e nessuno che corre e crea spazi (o quasi). Depressinter.

Fortunatamente il Genoa ci infila con un contropiede appena prima dell’intervallo, e questo costringe i nostri a svegliarsi. Inoltre io, arrivato allo stadio con la giacca e lasciatala sotto il sedere di Blanca, ho deciso di indossarla. Fuori Deki che non ce la fa, dentro un ritrovato Pandev. Improvvisamente tutti corrono e la squadra riprende a giocare a calcio con entusiasmo. Pronti via: il Pazzo che nel primo tempo ha mancato una incredibile deviazione su diagonale di Eto’o si fa trovare pronto all’appuntamento e pareggia; poi Pandev tira una saracca dalla distanza, Eduardo ci fa l’ennesimo regalo e Eto’o insacca da un metro scarso. Vantaggio e partita trasformata.

Non contento, il Re Leone ruba palla a Mesto e scarta tutto il genoa con una velocità di gambe supersonica, depositando in rete: tre a uno e partita in ghiaccio grazie a uno dei nostri fuoriclasse. L’Inter sembra trasformata. Sugli spalti affermo: “se segna Pandev vado a casa”, tanto mi sembra trasformato il nostro Bradipo. Eto’o conquista l’ennesimo pallone, serve Wesley (che nel secondo tempo ha smesso di incazzarsi con i compagni e ha cominciato a giocare) che appoggia praticamente sulla linea di porta per Pandev. Gol e io che vengo invitato da tutto il settore ad abbandonare lo stadio.

Ma non è finita: esce il Pazzo per Kharja, poi Nagatomo per Ranocchia. Affermo: “se segna il mio idolo nipponico vado a casa”. Tempo dieci minuti e vengo invitato per la seconda volta ad allontanarmi dallo stadio: infatti discesa di Maicon, cross per Kharja, appoggio per Nagatomo che dribbla e insacca, andando a fare l’inchino per festeggiare. Sulle note dei Righeira lo stadio invoca “Yuto Nagatomo oh oh oh oh oh”. Momenti fantastici.

Peccato che Kharja si faccia cogliere da misericordia e non insacchi il sesto, esponendosi all’ingratitudine rossoblu che sul ribaltamento di fronte al novantesimo ci segna un secondo gol che non aiuta la nostra pessima differenza reti. Rimane da chiedersi perché i nerazzurri giochino un tempo da depressi cronici e un altro da fuoriclasse assoluti: un po’ sicuramente c’è anche da dire che nel primo tempo la squadra è messa in campo un po’ alla pene di segugio (come direbbe qualcuno), e durante l’intervallo si devono essere spiegati un po’ come diavolo creare gli spazi (perché non lo facciano in allenamento è un mistero). Alla fine tre punti, manita, gioia e tripudio, ma bisogna sempre prendere uno schiaffone per trovare la tensione giusta. Problema più di testa che non di gambe, imho.