Archivio

Archivio per la categoria ‘concrete’

Comasina: terreno di coltura per topi, parcheggio auto-organizzato oppure scuola media?

8 dicembre 2011 Commenti chiusi

Forse non tutti sanno che…

In Comasina tanti anni fa, all’angolo tra via Bernardino da Novate e la SS35, c’era una Scuola Media Statale, un prefabbricone (termine gergale con cui si indicano quegli splendidi prefabbricati che costituiscono gli edifici di proprietà pubblica nelle periferie di tutta Italia) grigio e terribile, ma pur sempre un importante presidio culturale e sociale in un quartiere difficile. Anni fa la struttura è stata abbandonata – mi ricordo anche di averci fatto un sopralluogo per occuparla ai tempi delle mobilitazioni dei clochard per la chiusura dei dormitori, finendo quasi faccia a faccia con le guardie giurate notturne – perché al suo posto il Comune ha deciso di costruirci il nuovo Commissariato di Polizia e uno studentato per la Bicocca (tra l’altro “raggiungibilissima” con soli 45 minuti di autobus traffico permettendo da quella location, nda)

Il Commissariato di PS è stato costruito. Lo studentato no. E il terreno su cui doveva sorgere è diventato un habitat naturale per topi e batteri, complice la vocazione a discarica abusiva. Alcuni cittadini stanchi di questa situazione hanno trasformato l’area in un parcheggio auto-organizzato (e gratuito, come potete leggere sul blog dei fatti in Comasina “Bomba in Comasina” 🙂 ) e magicamente l’Università Bicocca (o Bicacca come la definisce qualcuno) ha scoperto di avere un terreno nel quartiere, sporgendo querela contro ignoti e tornando a pagare delle guardie giurate per sorvegliare la monnezza.

Tutto questo mentre il Comune di Milano, sordo agli appelli di docenti e genitori della Comasina, nell’ambito della ristrutturazione degli Istituti Comprensivi ha trovato la scusa perfetta per far fuori la scuola media Gandhi (che opera nelle strutture della scuola primaria in piazza Gasparri proprio nel cuore del quartiere). D’altronde è chiaro che in un territorio così difficile e già abbandonato a se stesso una struttura come una scuola media non serva a nulla, dato che i ragazzi e le ragazze spesso con famiglie in difficoltà e costretti a crescere molto in fretta da soli per strada possono certamente farsi un paio di chilometri per andare alle scuole dei quartieri vicini (Bovisasca, Bruzzano, Affori). Era proprio necessario lasciare un terreno abbandonato per dieci anni in attesa che l’Università lo usi in qualche modo al posto di ristrutturare una struttura importante per un quartiere come una scuola? La risposta è retorica e penso che ognuno ci arrivi da solo. E il Comune di Milano, finalmente a sinistra, che intende fare? Niente, come ha fatto su quasi tutto negli ultimi anni e purtroppo anche in questi ultimi sei mesi di “nuovo corso” che sembra drammaticamente simile al vecchio.

Il Teppista di Giorgio Specchia

28 novembre 2011 Commenti chiusi

Il libro di Specchia che racconta la storia del suo amico Nino (ometterò altro ma chi frequenta stadio e piazze a Milano penso lo conosca bene) offre uno spaccato reale del mondo delle periferie degli anni Ottanta e Novanta. Come me, molti altri hanno incrociato le stesse strade con risultati anche molto differenti. Il teppista è un racconto biografico schietto e onesto, ma rappresenta un punto di vista, come è ovvio che sia. E come è ovvio che sia risente talvolta di una certa indulgenza un po’ pelosa e artefatta in alcune vicende cui l’autore ha partecipato (l’episodio di Ascoli su tutti). Bocciati sonoramente i 2 capitoli e mezzo in cui fa entrare la politica, non tanto perché rappresentino il suo punto di vista (legittimamente diverso da altri protagonisti degli stessi episodi) e non tanto per il tono mitopoietico, quanto perché arrogarsi il “merito” della vittoria di Pisapia a Milano per aver trascinato le curve all’astensione mi pare un po’ eccessivo onestamente (e forse gli anni di bamba influiscono su questo trionfo lievemente egoico, ma Nino e Giorgio non si devono sentire soli in questo problemino) . Infatti più i racconti si avvicinano al presente, meno si fanno interessanti. L’ultimo capitolo stile “sarà domani” mi è piaciuto molto e svela insospettate doti narrative in Specchia. In ogni caso un buono scorcio che vale la pena di leggere. Una bella operazione per la nuova avventura da editore di Stefano Olivari che so ha in canna altre produzioni interessanti. Voto: 6

Metti un giorno sul davanzale…

27 dicembre 2010 6 commenti

A noi bambini di città, a volte basta una sorpresa sul davanzale in piena città per trasformare una giornata normale in un momento di felicità da ricordare. E oggi verso l’una e mezza sul davanzale ho trovato una femmina di gheppio (che non è un rapace così inusuale in aree urbane, ma è pur sempre un piccolo falco appollaiato sulla tua finestra, cosa che non capita tutti i giorni). Il mio post per l’anno nuovo lo dedico a lei.

Gheppio femmina sul davanzale di casa mia

Gheppio femmina sul davanzale di casa mia

[precaria.org] San Precario vs Boeri, Onida, Sacerdoti, Pisapia – Full Report!

5 novembre 2010 Commenti chiusi

La serata del 2 novembre alla Casa della Cultura di Milano in cui San Precario ha sfidato a singolar tenzone i 4 candidati del centro sinistra alle primarie come sindaco della metropoli lombarda sui temi della precarietà è stata un successo. Non si può definire in altro modo un evento in cui la sala è gremita di più di 300 persone che sono rimaste incollate alla discussione per più di 2 ore. Per dirla con le parole di uno degli interventi dal pubblico: “Ringrazio San Precario perché era 10 anni che non partecipavo a un dibattito politico pubblico!”

A distanza di pochi giorni forniamo a tutti coloro che sono interessati e che hanno o non hanno potuto esserci alla serata (o in persona o via twitter seguendo i più di 50 twit inviati direttamente dal tavolo dei candidati!) i materiali di preparazione all’incontro, la trascrizione quasi fedele ma completa del dibattito e l’audio integrale. In calce trovate anche il contratto che San Precario ha chiesto di firmare ai 4 candidati, perché verba volant, scripta manent. Tre su quattro hanno firmato, modificando qualche punto, entro breve la foto dei contratti.

Ringraziamo tutti e tutte per aver partecipato. Non perdetevi i prossimi appuntamenti, che da queste parti non si molla l’osso!

Materiali

Spot
Materiale di preparazione: la storia in breve del Punto San Precario
Materiale di preparazione: cassa integrazione, guadagni e mobilità a Milano, l’impatto della crisi
Materiale di preparazione: la precarietà a Milano, alcuni dati
Materiale di preparazione: la povertà a Milano (fonti 2007)
Materiale di preparazione: il lavoro professionale e i servizi alle imprese a Milano (fonti 2009)
L’Introduzione da parte di una devota di San Precario all’inizio dell’incontro
La trascrizione completa del dibattito
L’audio integrale del dibattito (Occhio che sono 102 Mb!!!!)
Il contratto di San Precario con i 4 Candidati del Centro Sinistra alle Primarie per il Sindaco di Milano (con l’esclusiva sillabazione inglese su testo italiano!!)

San Precario vs Boeri, Onida, Pisapia, Sacerdoti: che cosa farà un sindaco di sinistra per i precari e le precarie?

31 ottobre 2010 2 commenti

Bene bene. A Milano si avvicinano le primare del 14 novembre e anche giustamente i residui della sinistra milanese iniziano a chiamare a singolar tenzone i candidati sindaco: Stefano Boeri, Michele Sacerdoti, Valerio Onida, Giuliano Pisapia. Anche San Precario non vuole essere da meno e vuole avere cognizione di cosa prometteranno i candidati a precarie e precari: perché è vero che il problema è nazionale, ma anche le metropoli possono dire molto sul modello di società che si va immaginando.

Se siete blandamente interessati, se siete anche voi precari, se avete voglia di chiedere direttamente conto delle scelte che si faranno, venite anche voi alla Casa della Cultura, in via Borgogna 3 a Milano, martedì 2 novembre 2010 alle ore 21.00

Ne vedrete delle belle! Ovviamente non mancherò di essere presente per spaccare le gonadi pure io.

PS: è assurdo ma la Casa della Cultura non ha una connessione disponibile. Devo fare i sopralluoghi, ma se chiavetta e/o cellulari prendono dovremmo scagliare tutto quanto avverrà su twitter (o sull’account infosanprecario o sull’hashtag #precariesindaci (avevo proposto #precarieprimarie ma non hanno colto…)

Milano da odiare e da dimenticare

11 ottobre 2010 17 commenti

Sos Fornace: proprietà privata abbandonata, area Expo, sotto sgombero imminente

Cox 18:  proprietà comunale, sede Archivio Primo Moroni da 20 anni, sotto sgombero un filo meno imminente (ma non troppo)

Cascina Autogestita Torchiera: proprietà comunale dimenticata da Dio fino a quando non è stata resuscitata, sotto sgombero elettorale quasi imminente

Ambulatorio Medico Popolare (e sede Casa Occupata via dei Transiti 28): proprietà privata ex proprietà pubblica, sotto sgombero da tempo (tanto il lavoro dell’Ambulatorio lo fanno le ASL, vero?)

La Bottiglieria via Savona: sotto sgombero (praticamente dal momento in cui hanno occupato) sgomberata (14 ott) rioccupa in via giannon 8 (16 ott), olé!!!!

C.S. Leoncavallo: considerato come sta per finire la vicenda dei terreni di Cabassi per l’Expo dubito che anche il Leo avrà vita molto facile (il giochino terreni a Cabassi per non rompere le palle sul Leo e togliere un problema all’amministrazione comunale mi sa che non andrà in porto)

Ci rimangono ancora: Centro Sociale Vittoria (ma pagando un affitto dovrebbe salvarsi); Casa Loca (grazie papà Moratti, poi mi si dice perché sono interista);  Cantiere (misteri della fede, ma meno male, nonostante i miei dissapori con la Linea =D); Ponte della Ghisolfa; Micene; case occupate sparse che meno sembrano politicizzate e forse più dureranno.

Sarà che si avvicinano le elezioni, ma forse questa città e i suoi militanti meritano di restare più desolati che mai. A furia di dimenticarci, stiamo scomparendo. E non è che sia un male in generale, considerato quanto poco abbiamo saputo dare ultimamente alle strade che percorriamo ogni giorno, ma avrei preferito sopravvivere e vederci sopraffatti da giovani convinti ancora dell’utopia, che vedere tutta questa gentaglia che vorrebbe sputarmi in un occhio per le mie vecchie trombonate aggirarsi in un non luogo svuotato di possibilità. Chi ha sbagliato, scaglia la prima pietra.

Chiamale se vuoi… distrazioni

6 ottobre 2010 Commenti chiusi

Lo spazio della Fornace di Rho è uno dei pochi luoghi vivi in una città di morti. Non è un caso se sorge nel punto di convergenza dei massimi interessi metropolitani con i massimi conflitti: mobilità, lavoro, precarietà, territorio, speculazione. Rho, il nuovo polo fieristico, le magnifiche sorti e progressive dell’Expo: i ragazzi della Fornace sono stati motore e azione di tutto quello che vi ha avuto a che fare, e adesso, a meno di due settimane dalla scadenza dei tempi per sbrigare le ultime pratiche legate proprio all’Expo 2015, con la maggioranza impelagata in ogni sorta di problema legato ai desideri iperspeculativi di politicanti e costruttori, la sos Fornace si ritrova sotto sgombero da un giorno con l’altro.

Sarà un caso che siano uno dei luoghi principale in cui si andavano aggregando vertenze e precari dell’area della Fiera e dell’Expo. Sarà un caso che non passasse mese senza mobilitazioni e rotture di palle nei confronti dell’incapace management metropolitano. Sarà un caso che Maroni era a Rho per dirimere anche la questione Fiera/Expo proprio due giorni fa. Sarà anche un caso che un bel problema di ordine pubblico offre un’ideale diversivo ai giornalisti per non parlare delle porcate che si faranno per sbloccare l’Expo: terreni che si svendono e si comprano a prezzi assurdi, per poi lasciarli lì a marcire e non perdere il prestigio dell’evento. Bella mossa, ma vecchia come il cucco.

Com’è come non è, domani cominciano i presidi antisgombero alle 5.00 del mattino. E se li buttano fuori sabato in una nuova occupazione si terranno gli Stati Generali che avrebbero dovuto essere altrove (Arci Bellezza). Sapete com’è, le distrazioni con chi ha degli obiettivi concreti non funzionano più di tanto. A la prochaine.

La festa più importante

23 aprile 2010 4 commenti

 

Ho sempre avuto una certa allergia per le feste comandate di origine religiosa. In realtà mi piacciono, nella loro forma di feste popolari, ma solo quelle locali: quelle nazionali mi danno l’orticaria e fosse per me le toglierei dal calendario ufficiale della Repubblica Italiana. In compenso le feste laiche mi attirano come una falena la luce di un lampione: mi ispirano un rispetto totale e anche il mio spirito sarcastico non riesce a farsi strada tra il senso di profonda ammirazione che nutro per il significato storico di ognuna di quelle date. 

Tra due giorni è il 25 aprile, la festa laica più importante (nonostante il ballottaggio con il primo maggio), la festa di un paese che si libera dai propri tiranni, dalle proprie storture, che per un giorno e forse per qualche anno si eleva sopra la propria ipocrisia e la propria tendenza ad arrangiarsi, accontentarsi, pensare al proprio. Perché l’Italia è il Paese Qualunque, lo è sempre stato (almeno nell’ultimo secolo), disabituato a lottare e abituato a fare di necessità virtù, dopo millenni e millenni di feudi e scazzetti di poco conto. 

Il 25 aprile ricorda un momento in cui la storia del popolo italiano è stata migliore. Migliore in senso assoluto. E forse ricorda anche a me che quello che mi circonda potrebbe essere altrimenti. E non è un caso che di questi tempi si debbano sentire affermazioni senza storia e senza qualità che rivendicano il diritto anche per i nostalgici di periodi bui e orrendi della storia del nostro paese di ricordare i loro caduti, che le autorità cittadine mettano sullo stesso piano chi ha combattuto per perpetrare la dittatura e chi per distruggerla. 

Come scrissi anche l’anno scorso: non è tutto uguale. Non tutte le posizioni valgono allo stesso modo. Alcune sono giuste, altre sbagliate. E aver trasformato l’Italia in un paese di opinioni e di equidistanze comode non l’ha resa un posto migliore. Per quello bisogna fare delle scelte, bisogna sostenerle e bisogna combattere. Ogni maledetto giorno. Il 25 aprile mi ricorda tutto questo. E mi dà un po’ di forza per non perdere la speranza che le persone a un certo punto riscoprano l’importanza della propria dignità e del proprio futuro, non solo quella del proprio interesse e del proprio presente. 

PS: appuntamento il 25 aprile alle 8.30 in Isola per il giro delle lapidi dei caduti per la liberazione, e alle 15.00 in porta venezia per il corteo.

PPS: la canzonedel video sotto fatta da aquilani per l’aquila e per la sua gente; anche loro sperano che le persone tornino a lottare per il proprio futuro, penso, smettendo di credere alle cazzate che raccontano tutti i giorni per rabbonire e sedare. to tame and to blame per così dire. 

 

 

 

 

Si può dare di più

6 marzo 2010 Commenti chiusi

 

Ho preso il libro scritto a quattro mani da Biondillo e Monina con discrete aspettative, purtroppo deluse. Un libro su Milano scritto dall’autore di Quarto Oggiaro mi evocava la speranza di racconti che traccino una biografia apocrifa del presente urbano e metropolitano. Invece mi sono trovato di fronte a un piccolo (piccolissimo) diario di viaggio, con qualche elucubrazione interessante di Gianni e il cinismo ostentato e insistito di Monina (bello il sarcasmo, eh, ma 150 pagine di diario sarcastico veramente non si regge, ndr). Abbastanza noioso, anche per uno che Milano la conosce e quindi si orienta nel libro. Il voto nei pressi della quasi sufficienza è dovuto soprattutto alla mia stima per Gianni. E a un paragrafo dove racconta l’esperienza di un professore che insegnava nella scuola dove insegno io a Quarto Oggiaro quest’anno: commovente e vero. Sarebbe bastato estendere questo a tutto il resto del libro per renderlo preziosissimo. Storie di vita e scorci di città.
Attendo con fervore un altro giallo quartoggiarese, vero must della sua produzione libresca.


Voto: 5/6

Categorie:concrete, pagine e parole Tag:

Cina chiama, Milano risponde (?)

15 febbraio 2010 1 commento

 

 

Ogni tanto gironzolo per la rete (in effetti un po’ più che ogni tanto), ma il sito del Corriere non me lo cago molto. Stasera avevo poco altro da fare e mentre si chiacchierava del più e del meno con Blanca, ci sono capitato. Ed è grazie alla sua segnalazione che ho scoperto un lavoro interessantissimo sui cinesi a Milano, sulla loro storia, sulla loro cultura, su quello che succede ogni giorno nella mia città alle persone che provengono o sono originarie di famiglie del Paese che in assoluto mi affascina di più. Sul sito del Corriere troverete 58 clip, un po’ al giorno, che vi racconteranno in maniera per nulla scontata e stilisticamente accattivante decine di storie dei chinai milanesi. A realizzarli sono stati il regista Sergio Basso e  la Sarraz Pictures srl, autori tra l’altro di un documentario che a breve uscirà nelle sale dal titolo Giallo a Milano. Sono rimasto ipnotizzato per minuti e minuti, ascoltando e leggendo tutto quello che era possibile di questo documentario. Gran lavoro. Che vale la pena diffondere e condividere. E mi sono ritrovato a dispiacermi per la scarsa disciplina che ha limitato i miei sforzi di imparare il cinese, e la scarsa sorte che non mi ha mai fatto incrociare la strada di alcune di queste vite, di queste storie cinesi e italiane al tempo stesso. Oggi come oggi mi accontento di aiutare i miei alunni chinai a trovare la loro strada quando sceglieranno il loro futuro scolastico, ma mi piacerebbe poter cooperare con molte delle cose che ho visto nel video e che in tutti questi anni a più riprese mi hanno sfiorato. Ora basta scrivere però, godetevi anche voi questo scorcio di Milano, che tanto per cambiare riesce a sorprenderti anche quando pensi di aver raggiunto il limite di sopportazione nei suoi confronti e nei confronti di coloro che vi abitano.