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Faster activist, kill kill kill!
[una politica lezione storica (o viceversa)]

16 luglio 2012 1 commento

[english version below]

La sentenza del 13 luglio 2012, 11 anni dopo i fatti del G8 di Genova, condanna 5 persone a una 50ina di anni di carcere. Per altre 5 rinvia la condanna a un’altra 50ina d’anni di qualche mese per far riesaminare a un tribunale alcune circostanze. Tutti sono o saranno condannati per aver devastato e saccheggiato la città di Genova. In 10. Devastato e saccheggiato. Che dire? Complimenti. Traiamone alcune conseguenze.

Se per caso aveste voglia di menare le mani impunemente, ricordate di arruolarvi prima nella Polizia di Stato, preferibilmente nel Reparto Celere, ma anche gli altri reparti non disdegnato di sfogarsi quando si può (in particolare i reparti antisommossa della Guardia di Finanza sono noti per avere ampia mano libera). Tranquilli, nessuno verrà a chiedervi conto di quello che avete fatto, e ogni denuncia per lesioni verrà derubricata al massimo ad eccessi benintenzionati. Non vi sognate di dire che avete menato qualcuno perché portava una celtica o perché aggrediva un negro, la cosa potrebbe costarvi molto molto cara.

Se per caso aveste voglia di spacciare grandi quantità di droga, magari in combutta con un’organizzazione criminale, invece, il vostro posto sono i ROS: anche se veniste condannati ad anni di galera, nessuno penserebbe mai di rinchiudervi in una cella. Al massimo vi riterrebbero poco furbi e poco accorti nella gestione delle vostre questioni personali. Se vi beccano con un po’ di ganja, ricordate di dire che era di Ganzer.

Se preferite invece sedervi sul petto di qualcuno fino a soffocarlo, dovrete riprendere in mano la vostra candidatura in PS, possibilmente con le volanti. Anche per l’uso di bastoni e mazze da baseball riferitevi alla stessa istituzione. Se avete un penchant per Carabinieri o Polizia Stradale invece ultimamente significa che non volete andare per il sottile: armi da fuoco a go-go, che sia da una camionetta, in mezzo a un’autostrada oppure a bruciapelo. Se prediligete la morte per maltrattamenti e digiuno, o la simulazione di suicidio, di solito è il corpo della Polizia Penitenziaria il più indicato.

Se siete interessati alla prostituzione o alla pedofilia (pratica o organizzazione delle stesse sono solo declinazioni della questione), invece, vi tocca un percorso più tortuoso: nella chiesa o in un partito, costruzione di rapporti, copertura istituzionale. Alla fine però, state sereni, nessuno pretenderà che veramente vi facciate carico di quello che combinate. Se volete rovinare la vita di migliaia di persone rubando i loro risparmi e mandandoli sul lastrico, oppure direttamente affamandoli con prestiti usurai, anche qui con la Politica vi toccherà avere a che fare, ma solo per garantivi spazio di manovra. Carcere e punizioni, non c’è da temere manco l’ombra.

Perché, soprattutto per quanto riguarda soldi e beni materiali, il problema non è tanto se ve ne appropriate e se lo fate con metodi violenti o subdoli: l’importante è che non lo facciate per motivi politici. Se dovete fare un furto, dite che l’avete fatto per avidità, o alla peggio per noia, ma non vi sognate di dire che l’avete fatto per fame o come atto dimostrativo: processo e condanne saranno assicurate, e non certo lievi. Non c’è problema a fare una rapina, l’importante è che non sia autofinanziamento. Così come non c’è alcun problema a distruggere un bar se avete una divisa o se avete litigato con la morosa, ma non vi sognate di dire che lo avete fatto per fermare l’avanzata di un plotone di miliziani e per difendervi: primo non vi crederà nessuno, e anche se vi credessero vi darebbero 6 anni per devastazione e saccheggio.

Le sentenze di Genova sono un’importante lezione. Ci spiegano che per la nostra società non è assolutamente rilevante quello che facciamo o quello che non facciamo, ma che il motivo per cui compiamo le nostre azioni è esiziale. Per questo è importante sapere da che parte stare, e imparare a fare quello che deve essere fatto, senza tanti proclami e fino in fondo. Perché il mondo in cui viviamo non merita la speranza che abbiamo riposto in esso in quei dannati, infiniti, lunghissimi giorni genovesi. Non merita che noi ci esponiamo per cambiarlo, che cerchiamo di comunicare con il mondo perché bisognerebbe fare tabula rasa del presente e del futuro che è stato pensato e deciso per tutti gli abitanti del pianeta (noi inclusi) senza che questi venissero interpellati. Soprattutto non lo meritano molti esseri umani. E ora sarà anche facile sapere chi. Basterà chiedere che cosa ne pensano di una sentenza. Nessuna giustizia, nessuna pace.



Faster activist, kill kill kill!
[a political history lesson, or the other way around]

2012, July 13th: the sentence convicting 5 people to more or less 50 years of jail concludes 11 years of court case history. For 5 more people it’s only a matter of some months before they are convicted to some 50 years more of jail. All of them have been found guilty of devastating and sacking Genoa. 10 people only, to devastate and sack. What can we say? You’ve got to be really good at it. But let’s try to draw the line on the implications of the Genoa court cases.

If you plan to beat the shit out of people, always remember to join the police before doing it, preferably the riot police, but there are also other corps with a free hand in guiltless beating (like the riot squads of the Guardia di Finanza, the financial policing corp of the Italian State). Nobody will ever bother you to account for what you did, and any court case about injuries and the like will be waved away considering you will have just exceeded in violence for the sake of “Good”. Don’t ever, ever go around trying to justify your violent action with antifascism or the defense of human rights, because you could pay dearly for that. Just say you were angry, or something. That happens to anyone, you know.

If you ever plan to deal drugs and smuggle them, then the special investigation corps of the Carabinieri is the place you may want to enroll in: even if you get convicted (it happens), you will never go to jail and probably they will ask you to keep doing what you have always done (so well).

If you fancy sitting on someone’s breast until he or she suffocates, then it’s still the police you want to be in, preferably the criminal squad. Shooting people is more for the Carabinieri or the Highway Patrol, but don’t worry about it: you can always claim it was legitimate defense or that you wanted to stop a robbery, or something. Death by hunger and beating or fake suicide is the field of the Penitentiary Police. Be careful to choose correctly if you plan to murder someone, or you will have more trouble than necessary to get away with it.

If you are more interested in prostitution or pedophilia, though, you should climb up the stairs of power: you’ll need to be a politician or a bishop to cover that up, but it can be done, of course. Jail? Punishment? No way. Just spend some time far from the limelight and everything will be fixed.

Especially if the stuff you plan involves money or material goods, the issue is not if you are going to get them violently or cunningly: what matters is you don’t do it for political reasons. If you plan a robbery, just say you did it for greed, or because you were bored. Never ever go on about it being a demonstrative action or something: prosecution and conviction are assured should you stay political. Don’t bother justifying a robbery, as long as it is not aimed at raising funds for someone or for some cause. And you won’t have any trouble after destroying a cafe if you are wearing a uniform or if you had a fight with your girlfriend: just don’t try to tell someone you did it to protect yourselves and your dear ones. Nobody would believe you, and even if they do, they’d sentence you anyway to 6 years in prison for devastating and sacking the bar.

The latest decision in the Genoa court case is an important lesson. It tells us that our society is not interested in the least with what we do or don’t do, and that the reasons why we do something are crucial to their effects. That is why it is so important to know which side we are going to take, and to learn that there are things that need to be done, through to the end, without boasting about it. Because the world we live in does not deserve the hope we trusted it with during those damned, endless days in Genoa. It does not deserve that we step forward to try and change it, trying to explain why we should level the present and the future someone has already decided over the planet’s population head. And it is especially and tragically most of the humans who do not deserve our hope and struggle. And now it will be easier to know who’s who: just ask any of them what they think of the July 13th sentence. No justice, no peace.

Inter in Wonderland: mani(t)aci depressinter

6 marzo 2011 3 commenti

Ci presentiamo in casa per rispondere al Milan e continuare a crederci nonostante tutto. La formazione in campo è ragionevole anche considerato che i ragazzi hanno avuto una settimana per riposare: Chivu e Maicon terzini, Small Frog e Lucio centrali, il Sindaco Motta davanti alla difesa con il Capitano e Deki interni e Wesley dietro due il Pazzo e il Leone Eto’o. Partiamo bene per dieci minuti, ma poi ci addormentiamo, come se per l’ennesima volta non riuscissimo a trovare la tensione giusta per affrontare la partita: i due terzini rimangono troppo bassi, Motta sembra in sedia a rotelle, Deki e il Capitano annaspano; nessuno detta il passaggio, il Pazzo è piombato come un motorino prima del rodaggio e un po’ tutti si convincono che fare i vigili è meglio che fare i calciatori. Tutti che dicono agli altri cosa fare e nessuno che corre e crea spazi (o quasi). Depressinter.

Fortunatamente il Genoa ci infila con un contropiede appena prima dell’intervallo, e questo costringe i nostri a svegliarsi. Inoltre io, arrivato allo stadio con la giacca e lasciatala sotto il sedere di Blanca, ho deciso di indossarla. Fuori Deki che non ce la fa, dentro un ritrovato Pandev. Improvvisamente tutti corrono e la squadra riprende a giocare a calcio con entusiasmo. Pronti via: il Pazzo che nel primo tempo ha mancato una incredibile deviazione su diagonale di Eto’o si fa trovare pronto all’appuntamento e pareggia; poi Pandev tira una saracca dalla distanza, Eduardo ci fa l’ennesimo regalo e Eto’o insacca da un metro scarso. Vantaggio e partita trasformata.

Non contento, il Re Leone ruba palla a Mesto e scarta tutto il genoa con una velocità di gambe supersonica, depositando in rete: tre a uno e partita in ghiaccio grazie a uno dei nostri fuoriclasse. L’Inter sembra trasformata. Sugli spalti affermo: “se segna Pandev vado a casa”, tanto mi sembra trasformato il nostro Bradipo. Eto’o conquista l’ennesimo pallone, serve Wesley (che nel secondo tempo ha smesso di incazzarsi con i compagni e ha cominciato a giocare) che appoggia praticamente sulla linea di porta per Pandev. Gol e io che vengo invitato da tutto il settore ad abbandonare lo stadio.

Ma non è finita: esce il Pazzo per Kharja, poi Nagatomo per Ranocchia. Affermo: “se segna il mio idolo nipponico vado a casa”. Tempo dieci minuti e vengo invitato per la seconda volta ad allontanarmi dallo stadio: infatti discesa di Maicon, cross per Kharja, appoggio per Nagatomo che dribbla e insacca, andando a fare l’inchino per festeggiare. Sulle note dei Righeira lo stadio invoca “Yuto Nagatomo oh oh oh oh oh”. Momenti fantastici.

Peccato che Kharja si faccia cogliere da misericordia e non insacchi il sesto, esponendosi all’ingratitudine rossoblu che sul ribaltamento di fronte al novantesimo ci segna un secondo gol che non aiuta la nostra pessima differenza reti. Rimane da chiedersi perché i nerazzurri giochino un tempo da depressi cronici e un altro da fuoriclasse assoluti: un po’ sicuramente c’è anche da dire che nel primo tempo la squadra è messa in campo un po’ alla pene di segugio (come direbbe qualcuno), e durante l’intervallo si devono essere spiegati un po’ come diavolo creare gli spazi (perché non lo facciano in allenamento è un mistero). Alla fine tre punti, manita, gioia e tripudio, ma bisogna sempre prendere uno schiaffone per trovare la tensione giusta. Problema più di testa che non di gambe, imho.

La Coppa dei Cachi: onoriamo la competizione

13 gennaio 2011 Commenti chiusi

Sugli spalti gli ottavi di finale della Coppa dei Cachi sono un po’ come una specie di grande picnic tra tifosi che chiacchierano, ridono e scherzano del più e del meno, brindando alla dipartita definitiva di Amantone il Calciatore Ciccione. Peccato che la cosa avvenga come sempre a temperature intorno o sotto lo zero, con almeno una decina di seggiolini per uno. Per fortuna ci è stata risparmiata la nebbia.

In campo le nostre fiere nerazzurre vanno in edizione ridotta e sperimentale: ma bastano due lampi di classe del Leone spostato al centro dell’area per dichiarare chiusa la contesa. Il resto è accademia. Nel secondo tempo, per evitare il surgelamento, Ranocchia confeziona un regalo per i suoi ex compagni, tanto per tenere aperta la partita fino in fondo. Kharja segna su rigore, risponde il Big Mac nazionale, la Gazzella delle praterie del Meazza, che fionda un palla all’incrocio di testa alla velocità del tuono. Nel recupero, per scaldare gli animi e le membra, concediamo il gol dell’ex a Sculli (ah, non è un ex? ops!), ma è solo per far fare bella figura a tutti. Quando arriva il triplice fischio, i primi ad applaudire sono i giocatori rossoblu.

Gli schemi in campo cambiano duecento volte: partiamo a rombo, poi albero di Natale, poi 4-3-3, poi boh. Cambiano gli interpreti, fortunatamente non cambia il risultato. Proviamo a fare un bilancio degli uomini in campo: Castellazzi ha mostrato discreti riflessi e si è guadagnato la pagnotta; Matrix riesce a far sembrare più brocco il suo compagno di reparto, nella fattispecie Ranocchia, che ha mostrato le sue migliori qualità – l’anticipo – e anche i suoi limiti – non è un mostro dei recuperi; Santon fa una partita sufficiente, ma ci vuole altro per convincermi che si stia riprendendo, mentre Maicon ara la fascia come ai bei tempi, la maggior parte delle volte ignorato dai centrocampisti per la sua disperazione. A un certo punto è talmente disperato che gli viene su il vomitino da post-sbronza, ma nonostante tutto confeziona tre assist. Bentornato.

In mezzo al campo Big Mac Mariga mostra quello che vale, ed è di più di quello che molti tifosi vogliono accettare, mentre Muntari mostra perché potrebbe stare all’Inter – corsa, dinamismo, un discreto sinistro – e perché invece forse non ci può stare – discontinuità mentale e uscita dal match a un certo punto appena prima del cambio. Pupi e Cuchu sono in gran spolvero e non c’è bisogno di altre parole. Davanti Eto’o si dimostra un giocatore incredibile, che ha messo biglie in tutte le competizioni stagionali, mentre Goran Pancev non riesce a toccare una volta la palla nel modo corretto, a difendere un pallone, a fare la pensata giusta, nonostante Eto’o si prodighi per farlo segnare e la squadra lo cerchi con continuità. Il passaggio sul difensore in occasione del tre contro due appena prima del raddoppio genoano è il manifesto del suo momento difficile (per usare un eufemismo). Obi, Biabiany e Rivas menzione d’onore: presenziano e fanno il loro.

Abbiamo onorato l’impegno. Il campo e lo stadio con due anelli aperti per tenerli mezzi vuoti (aprire solo il primo no?) molto meno. E andiamo al prossimo step, verosimilmente con il Napoli

Inter in Wonderland: venerdì di magra (consolazione)

30 ottobre 2010 Commenti chiusi

Chiunque sa che agli uomini di mare non deve essere dato da mangiare pesce. Chiunque. Tranne evidentemente il cuoco e il dietologo dell’Inter, che in un impeto di ortodossia religiosa decidono nel giorno di un match tanto importante per i nostri corsari spompati di fornire solo di pagasio e altre amenità di carne bianca ai nostri eroi. I risultati si vedono subito: la carenza di ferro, emoglobina e proteine rende i nostri arrembanti pirati confusi e privi di lucidità, malinconici in un certo senso. L’unico che – da buon musulmano – si spiana un intero rotolo di carne tritata e compattata di quelli che si usano nei kebabari di ogni città che si rispetti, condito di cipolle intere, patatine, salsa yogurt e salsa piccante è il nostro disprezzatissimo Calimero. Nessuno si rende conto di quanto questa sua diversità religiosa sarà determinante nella serata di Marassi.

Il buon Calimero è infatti obbligato a prendere posizione sul ponte di comando già al ventesimo minuto al posto di un Pelato Mastrolindo a cui la carenza di fibre muscolari di animali non nuotanti nella pancia causa l’ennesima ricaduta muscolare. Nella confusione generale di una battaglia marina che si preannuncia amara per i nostri colori, Calimero spara un bolide centrale e di facile presa, ma o’Animalo, il portiere dei grifoni al posto degli artigli sfodera una delle zampe palmate, lasciando scivolare la palla in rete.

Il resto dei novanta minuti prosegue tra conati di vomito dei nostri novelli pirati con il mal di mare e quelli dei solidali rossoblù: i nostri eroi non riescono a raggiungere il castello di poppa avversario manco se avessero a disposizione 270 minuti; i nemici affonderebbero la nave della beneamata neanche con l’ausilio di una decina di catapulte. Facciamo in tempo a perdere anche Julio Manolesta per l’ulteriore postumo dell’assenza di carne rossa nella dieta del giorno e a concludere la partita assediati con una difesa a cinque come neanche il peggior Castel di Sangro.

Diciamocela tutta: una partita di merda, vinta immeritatamente, con interpreti veramente al di sotto delle loro possibilità, tranne poche sufficienze e nulla più. I tre punti erano fondamentali, ma siamo inguardabili. E l’impossibilità da parte di Benny di imporre all’Olandese Volante di scendere sulla linea dei centrocampisti e di non piazzarsi a sbagliare assist e palloni in serie a ridosso delle punte sta diventando imbarazzante e non aiuta. Per non parlare di un Bambino d’Oro che non riesce a recuperare palloni che vengono spazzati da Totò che corre di gran carriera lungo tutta la fascia. Difficile non ammettere che le perplessità iniziano a superare il credito accordato a Benny e alla squadra tutta. Ma come tifoso posso solo arrivare a fine serata senza voce. Il resto non dipende da me