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Posts Tagged ‘Champions League 2011’

La Lega dei Citroni: calma, dignità e classe

13 aprile 2011 2 commenti

D’altronde era nell’ordine delle cose che arrivasse una stagione in cui vincere la miseria di due tituli. C’è anche chi vive sperando di non vincere “meno uno” tituli, quindi non lamentiamoci troppo. La gara di ritorno contro lo Shalke 04 è una formalità da vivere con calma, dignità e classe, un po’ come l’erede del Dottor Frankenstein nell’omonimo film di Mel Brooks. Rimane il rammarico di aver visto una gara che – se fatta all’andata – ci avrebbe probabilmente permesso di passare il turno senza problemi. Guardiamo il lato positivo: contro un Manchester a 100 all’ora come quello visto contro il Chelsea la disfatta sarebbe potuta essere più pesante. Il punteggio finale del match – ennesima vittoria per i tedeschi – non conta poi molto e onestamente mi fa un plissé (cit.)


E penso che ogni tifoso avrebbe firmato per una stagione in cui si vince tutto e una in cui si vince poco, piuttosto che due stagioni dove quasi vinci tutto. Perché meglio vincere e perdere che pareggiare per due anni di fila. No? Inoltre l’odierna stagione ridimensiona il “potere” degli eroi del triplete, consentendo – se la società lo vorrà – di avere un po’ più di polso nei loro confronti. Che questo accada veramente è tutto da vedersi, ma il destino è quel che è, non c’è scampo più per me.


Per la prima volta dopo 5 anni, mi ritroverò a guardare le partite con più calma, con meno tensione, come un divertimento in attesa dell’inizio della prossima stagione. E’ una sensazione nuova. Da godere anche questa. Perché può capitare di uscire ai quarti contro una squadra meno forte di te. E può capitare che i tifosi debbano crescere e accettare la sconfitta senza isterie. Sarebbe una novità per gli interisti. Il segno più grande dell’eredità di un ciclo in cui siamo stati i più forti del mondo e abbiamo fatto cose che nessuno prima di noi aveva fatto. Chapeau.

La Lega dei Citroni: contro la mediocrità

5 aprile 2011 25 commenti

Essere interisti significa non assaporare mai una versione insipida della vita.
Siamo condannati a non conoscere il significato della parola normale. Per cinque anni sono stati trionfi incredibili e tripudi di gioia. Adesso siamo la maestosità sublime di un tuffo nel vuoto oscuro.

La Lega dei Citroni: non mollare mai!

16 marzo 2011 2 commenti

L’Inter entra in campo credendoci fino in fondo. Il Capitano da forfait e siamo obbligati a schierare i tre gladiatori Motta Deki Cuchu, tutti e tre in condizioni decisamente precarie. Il resto è tutto come previsto. Di imprevisto c’è il lampo di Eto’o che porta in parità i match di San Siro e Allianz Arena dopo soli 4 minuti. La partita sembra mettersi molto bene, e controlliamo un Bayern tutto fumo e niente arrosto cercando di colpire alla prima occasione.

Purtroppo succede l’incredibile: Julio Cesar, colui che l’anno scorso con la sua mano fatata ha tolto le castagne dal fuoco più di una volta spedendoci a Madrid, ne combina un’altra. Non trattiene, sbuccia un pallone che Gomez, in una stagione in cui ogni palla che tocca finisce in porta, infila in fondo al sacco. Frastornati dall’inaspettato pareggio iniziamo una fase in cui ognuno gioca un po’ per sé, ci disuniamo, Motta e Cuchu ricominciano a fare passaggi di un metro al massimo, e soffriamo sulle fasce. Negli ultimi 30 minuti del primo tempo il Bayern potrebbe segnarcene quattro o cinque, ma il palo, i recuperi in extremis e le manone di Julio evitano il peggio. Ne fanno solo un altro.

Andiamo negli spogliatoi con il morale sotto i tacchi e i tifosi vedono lo spettro di una umiliazione immeritata. Ma non hanno fatto i conti con una squadra che non molla mai e in cui i fuoriclasse contano davvero: Samuel Eto’o si carica la squadra sulle spalle e la porta a un secondo tempo fantastico per determinazione, mentre dall’altro lato un Van Gaal tutto chiacchiere e distintivo butta nel cesso la qualificazione quando dopo il siluro di Wesley Sneijder toglie Robben (che aveva fatto a fette Motta per tutto il primo tempo, vedere l’azione del secondo gol bavarese) per Altintop e Van Buyten per Badstuber. Sarà la mossa decisiva.

Un Bayern che arretra ancora di più per difendere il due a due (alla faccia del gioco d’attacco) e l’Inter ci prova in tutti i modi, ma la palla sembra non entrare mai. Leonardo dopo aver cambiato Coutinho – complimenti, entrare dopo 4 mesi senza vedere il campo con la tua squadra che deve rimontare due reti e non farsela sotto è già una gran cosa – per Deki (strano che si sia fatto male), mette dentro Mototopo per l’assalto finale al posto di un Chivu che ha dato tutto. Sarà che porta culo, però tempo un minuto ed Eto’o ruba l’ennesima palla credendoci ciecamente, appoggia su Pandev che fino a quel momento ha fatto un gran lavoro tattico e un pessimo lavoro balistico, mentre Badstuber canna alla grande la diagonale: il macedone spara un missile nel sette imparabile. E’ il 2-3 che completa l’opera.

Gli ultimi quattro minuti tre fantastiche ammonizioni per far passare il tempo con la cattiveria giusta e portare a casa una qualificazione su cui pochi avrebbero scommesso, soprattutto dopo i primi terribili 45 minuti. Non pronuncerò la parola che comincia per “r” e finisce per “ada” perché porta una sfiga pazzesca, ma noi l’abbiamo fatta al contrario di altri che si dilettano di video e proclami. Una squadra fatta di uomini che non mollano, ben preparata all’inizio da Leo e poi persa per strada, e recuperata con la determinazione e la classe dei campioni che abbiamo in squadra.

Non è che non ci siano stati errori stasera, ma quando poi concludi un match in tripudio, tutto passa in cavalleria. Ed è giusto così. E’ giusto godere. Punto e basta.

La Lega dei Citroni: molto onore, zero gloria

24 febbraio 2011 3 commenti

Le fiere nerazzurre vengono catapultate nello spazio interstellare dei Citroni partendo da quello intrastallare della Serie di Oz. Leopardo decide di privilegiare l’esperienza e di cambiare modulo per evitare troppa corsa: cinque in mezzo al campo, tutti titolari e titolati, quattro difensori con il Ghiro romeno su una fascia e Ranocchia-Orco finalmente coppia centrale titolare (il Muro permettendo). Davanti, solo soletto, il Leone si carica sulle spalle tutte le nostre chance. Però gli uomini in campo non coprono bene il terreno di gioco, disposti in una sorta di pentacolo che lascia praterie immense in mezzo e consente ai tedeschi (di nascita o di adozione) di poter fare sempre 30-40 metri incontrastati. Già questo non lascia ben presagire, ma bisogna avere fiducia.


In uno stadio stracolmo di tifosi del mercoledì, di quelli che andare al cinema o alla Scala del calcio più o meno è la stessa cosa, da affrontare con lo stesso religioso silenzio e con la stessa arrogante pretenziosità di chi pensa che sia tutto dovuto, la prima azione è nerazzurra: punizia, cross del furetto olandese, e la rana di piatto non riesce a centrare la porta. I presagi si fanno funesti. E avranno ragione.
La squadra ci mette tutto l’orgoglio che ha, però il Sindaco davanti alla difesa si schiaccia sulla linea dei difensori e nessuno fa i movimenti che gli possano consentire le verticalizzazioni di cui è capace. Il Cuchu interno continua a dimostrarsi inadeguato: sessile, continua a dare indicazioni agli altri come un vigile, e si muove in un fazzoletto. Ha pure sul piede due o tre volte la palla che potrebbe darci il vantaggio ma non trova il tempo né la porta. Ulteriori presagi di sventura. In tutto il primo tempo i due unici pericoli tedeschi sono stati un tiro da fuori e un colpo di testa di Ribery sulla traversa, oltre a una svirgolata di Gomez da antologia. Quando prima Kraft si supera togliendo al Leone la gioia del goal, e proprio allo scadere anche il Facocero Volante spara incredibilmente fuori una palla perfetta da incrociare la convinzione che non segneremo mai si fa concretissima.


Nel secondo tempo non si cambia niente, e non cambia neanche lo spartito della gara: il Bayern fa girare la palla senza pungere, spinge appena può sulle fasce e macina metri senza trovare opposizione da parte di un centrocampo già in apnea. I primi dieci minuti della ripresa ci fanno tremare, ma sarà un fuoco fatuo, dato che il massimo che riescono a ottenere i tedeschi è un palo (che però balla ancora adesso due ore dopo la fine della partita). Il match continua ad essere equilibrato nonostante l’immobilismo di Sindaco e Cuchu, la scarsa vena del Furetto olandese, e un Drago paonazzo che ce la mette tutta nonostante stia venendo spremuto come una arancia. Cuchu e Deki che hanno sul piede due volte l’ennesimo possibile vantaggio, ma sprecano incredibilmente. La palla stasera non entrerà.


Nonostante i segnali evidenti di stanchezza e affaticamento Leopardo si dimostra ancora incapace di cambi efficaci in corsa. Il cambio arriva solo al 75esimo e solo per l’infortunio al ginocchio di Ranocchia. La sfiga quest’anno porta colori nerazzurri: avremmo potuto avere una coppia di signori centrali, ma non è destino quest’anno. Kharja dà un po’ di dinamismo alla squadra, che infatti alza il baricentro e passa dieci minuti a chiudere il Bayern nella sua area: solo una grande prestazione di Kraft e il culo nelle deviazioni che finiscono sempre fuori di un soffio salva la baracca biancorossa. Culo che li assiste quando Julio Cesar non trattiene un non irresistibile tiro da fuori di Robben, dando la possibilità a Gomez – giocatore sopravvalutato ma che quest’anno trasforma in oro ogni occasione – di battere senza opposizione a rete.


Finisce con una sconfitta tutto sommato immeritata per le fiere nerazzurre che hanno combattuto la battaglia con onore, ma senza trovare i guizzi giusti per sommare all’orgoglio la gloria di una vittoria. Forse un pareggio con reti sarebbe stato anche più giusto, ma ci sono serate in cui dice sfiga. Certo: anticipare un po’ i cambi per dare un po’ di fiato e corsa a una squadra in apnea che è riuscita a giocare con gamba si e no 15 minuti per tempo avrebbe aiutato. Certo: se Milito non avesse affrettato i tempi del recupero forse lo avremmo avuto in campo e la solfa sarebbe stata ben diversa. Certo: se non insistessimo col mettere un vigile interno e un altra patella ancorata allo scoglio verde del manto erboso davanti alla difesa forse potremmo ovviare allo scarso dinamismo del centrocampo (Cuchu e Motta in questo momento sono mutualmente esclusivi se vogliamo dare la parvenza di non essere dei fossili). Ma con i periodi ipotetici non si giocano le partite. La prendiamo in saccoccia e la strada è in salita. E il peggio è che ora diventerà in salita anche nelle infime lande di Oz, dato che i nostri ora penseranno fino a metà marzo solo alla partita dell’Allianz Arena. Mi sbaglierò, ma il rischio mi pare molto concreto. Sgrat.

La Lega dei Citroni: indegni

8 dicembre 2010 Commenti chiusi

Per salutare il 2010 in cui l’Inter si è laureata Campione d’Europa riportando la Coppa con le grandi orecchie a Milano sulla sponda nerazzurra dopo 45 anni, in campo contro il Werder, per non sprecarsi, ci va l’Imperia.

Perché non può essere la detentrice del titolo a far sembrare una squadra che ha preso pallonate in faccia da tutti come i biancoverdi tedeschi una specie di nuovo Ajax di Crujiff. Perché non possono essere gli eroi del triplete (e neanche le loro riserve) quegli indegni fantocci che si vedono in campo a prendere tre pere, né sedere sulla panchina di una squadra che punta a vincere titoli un morto che cammina, né dirigere una società che punta ad essere tra le top 5 del continente gente che non è in grado di fare le scelte adeguate per proseguire cicli o fondarne di nuovi con idee se non innovative almeno concretamente razionali.

E’ troppo brutto per essere vero. E’ troppo brutto ritrovarsi a sperare che la partita finisca già al ventesimo del primo tempo, vergognandosi dello strazio immondo che si sta offrendo sui canali satellitari del globo terracqueo. E’ brutto scoprire che gli unici per cui conta la dignità con cui si veste una maglia nerazzurra sono quelle persone che lo fanno per passione, sacrificando tempo, neuroni e umore, i tifosi.

E’ a loro che tutta la società Inter stasera stessa dovrebbe chiedere scusa, mentre so già che alla prima occasione saranno i primi ad essere buggerati e trattati come una mandria stolta da mungere per quattro soldi. Per diventare grandi, per emanciparsi e non essere più gli zimbelli d’Europa rappresentanti di un calcio ormai in declino, abbiamo bisogno di idee, di uomini e donne vere, di progetti. E in questa Inter di tutto questo non c’è neanche l’ombra.

Perché se vincere aiuta a vincere, perdere aiuta sicuramente a perdere.

La Lega dei Citroni: lo scatto del tossico

25 novembre 2010 2 commenti

Nella prima vera serata d’inverno al Meazza parterre de roi con il sottoscritto, milingo, blanca, kramer, un suo amico a me milito ignoto, rentboy81, e hector pappone scarone. Praticamente il 50% del pubblico di San Siro, come al solito gremito quando si tratta di sostenere la squadra in difficoltà.

In campo Benny mette una novità e già questo fa gioire ogni individuo dotato di intelletto, anche se poi la mossa risulterà non necessariamente utile: il 4-2-4 o 4-4-1-1 a seconda della fase vede come punte in mezzo Sneijder e Pandev con un Eto’o largo e bassissimo a coprire il Capitano e Biabiany a non coprire Cordoba. Nella linea difensiva il più giovane è Lucio, 33 anni e molti cerotti. Poi ci sono un 34enne e due 37enni: si salvi chi può.

Partiamo bene cercando di aggredire il modesto avversario e di buttarla dentro: la nostra verve dura 15 minuti. Un vero e proprio scatto del tossico che cerca di trascinare il cuore oltre l’ostacolo della scarsa condizione fisica e mentale. La fortuna come al solito ci assiste: Sneijder batte la prima punizione decente dall’inizio dell’anno ma prende la traversa; Biabiany tira in porta (!!!) e addirittura va via in tacco lungo la linea di fondo senza che poi la cosa si concretizzi in alcun modo; Pandev come al solito riesce a mirare il portiere anziché le zone vuote intorno, probabilmente a causa di un effetto psichedelico della rete bianca su fondo colorato. Dopo un match con 30 tiri in porta e la miseria di un gol, è obbligatorio chiedere una deroga sulla larghezza della porta avversaria. Anche perché siamo in una serata in cui anche Castellazzi può fregiarsi di aver fatto la prima parata in nerazzurro, dopo minuti e minuti di inattività attiva e passiva.

Il primo tempo si conclude sullo 0-0, con funesti presagi che fanno scattare in piedi a turno dalla panchina praticamente ogni singolo membro dello staff tecnico: Pellegrino, Baresi e addirittura Benitez. Durante l’intervallo scopriamo l’arcano: il Presidentissimo ha deciso di elettrificare la panchina; bottone rosso, scossa a Benny; bottone giallo, salta Pellegrino; bottone verde, daje Beppe. Almeno hanno finalmente dato l’impressione di voler trasmettere un po’ di grinta alla squadra. All’incirca al 24esimo tiro in porta, su rimpallo, il Cuchu la butta in fondo al sacco, diffondendo l’adrenalina ai 35 tifosi presenti sugli spalti. Anche in campo si assiste a un nuovo picco delle sostanze liberate durante il famigerato scatto del tossico, con un Deki con il fiato corto correre come un ossesso dietro a ogni roba rossa che si muovesse per il campo. Purtroppo oltre allo scatto, abbiamo anche la lucidità del tossico. E la cosa non porta ad avere chance molto nette.

Chiudiamo facendo gli ultimi 15 minuti a sparare via il pallone e a tenerlo lontano dalla nostra area, con un Santon in versione non-so-manco-dove-mi-trovo dentro al posto di un esaurito Biabiany, un Obiorah che riceve il passaggio di consegne generazionali da Sneijder e un Biro Biraghi che entra correndo per tutto il campo pur di toccare il primo proprio pallone in Champions League.

Vinciamo e ci qualifichiamo, secondi grazie a 3 gol presi dal Tottenham tra 89esimo e 93esimo di due partita. Non so se questa vittoria farà il gioco di Benitez, ma certamente fa quello dell’Inter. E per me è tutto quello che conta.

La Lega dei Citroni: buio pesto

3 novembre 2010 11 commenti

In campo, in una terribile notte tempestosa di inizio novembre, non entrano i nostri eroi, non entrano pirati e corsari, fiabe e mostri mitologici, ma solo deprimenti primati, quadrumani degni del giorno in cui si festeggiano i morti. Le immagini scorrono sui televisori e sotto gli occhi attoniti di chi ha seguito la squadra fino alle desolate lande di Albione.

Gli ominidi nerazzurri sembrano nani di fronte alle cavalcate dell’elementare 4-4-2 della bianca squadra inglese. E’ solo questione di tempo prima che arrivi il primo affondo. E solo la scarsità dei nostri avversari non rende peggiore il passivo al termine di 45 minuti di orrore. Il bombardamento degli speroni ai danni delle speranze e della fiducia dei tifosi nerazzurri è accentuato dall’apparente incapacità di reagire dei non più bipedi in campo.

C’è solo il tempo per uno squillo di un primate olandese per il resto dei minuti completamente assente dal campo, prima di assaggiare l’amaro sapore di un secondo colpo al cuore. A cui segue l’ennesima uscita dal campo in barella e l’ennesimo esordio di un giovane primavera. Purtroppo questa volta non porterà fortuna. Il tempo scorre, e gli ominidi non si trasformano in Homo sapiens, né tantomeno le cavalcate degli avversari rallentano o ci danno tregua.

Nemmeno il momento di grazia di uno dei pochi a onorare la nostra storia recente e passata e futura, un lampo con cui ci regala l’illusione di poter sopravvivere all’incrinamento del nostro cuore di cristallo, rischiara l’orizzonte. E’ buio pesto. E’ notte fonda. Senza stelle. E quando a pochi istanti dalla fine arriva anche la terza coltellata c’è solo voglia di gridare e di picchiare i pugni sulla tastiera mentre lo streaming avanza inesorabile, bit dopo bit, verso la sentenza finale di disfatta.

E’ la sconfitta più amara della stagione, forse solo pari come modalità e come sensazioni a quella di Montecarlo, quando ancora si potevano accampare scuse sulla fase primorde della stagione. E’ la disfatta sul palcoscenico dove pensavi di aver trovato energie mentali e stimoli che altrove ti mancavano, quello su cui ti scopri umano meno che umano, ominide e quadrumane, anziché eroe. E’ la recita che ti riporta alla realtà. E al fatto che qualcuno deve assumersi la responsabilità di quello che sta succedendo a una squadra che a novembre sembra già arrivata a fine aprile: vuota di energie, di luce, di volontà e soprattutto di speranza. E gli infortuni sono un indizio di colpevolezza, non un alibi.

Il credito è finito. Per me da oggi la strada è tutta in salita: il mio tifo sempre seguirà i colori del cielo e della notte, ma c’è chi da oggi dovrà subire lo scrutinio di ogni paia di occhi genuinamente e per sempre nerazzurri, senza il beneficio del dubbio. Il tradimento del sogno e la mistica della dura realtà no pasaran!

La Lega dei Citroni: impressive, innit?

21 ottobre 2010 5 commenti

Di fronte a 50mila spettatori di cui almeno 10mila inglesi gli eroi nerazzurri mostrano quanto le fiabe male si prestino a trasformarsi in narrazioni piratesche: anziché i sanguinari marinai senza pietà e rispetto per niente e per nessuno, i nostri soffrono la loro indole sostanzialmente generosa, interpretando il ruolo dei corsari dal cuore d’oro.

In campo la formazione standard con coppia di centrocampo Tredita-Duracell e come esterni Totò il Mozzo e l’Iguana delle Polene. Pronti? Via: discesa fulminante del Capitano, scambio con Totò il Mozzo ed il Leone dei Mari, destro a giro e gol. Due minuti e siamo già sopra. Passano cinque minuti in cui gli Spurs non vedono mai il ponte avversario e l’Olandese Volante scodella una palombella su cui si fionda l’Iguana delle Polene, che viene abbattuta dal portiere avversario: rigore ed espulsione come da regolamento. Le già scarse schiere avversarie si indeboliscono in 10 e senza il più talentuoso tra le loro fila, Modric. Il Leone degli Oceani realizza senza alcun dubbio.

L’arrembaggio si mette al meglio: Totò e l’Iguana fanno i tagli giusti, Tredita con Duracell e l’Olandese seminano il panico a centrocampo, il Leone distrugge i centrali difensivi avversari diffondendo sangue e budella sul legname della nave nemica. Altri quattro minuti e Tredita sfoggia la fiammata del Drago infilando gli Spurs per la terza volta. Seguono combattimenti corpo a corpo a non più di 20 metri dalla porta inglese, fino al 35esimo quando il Leone di Mare segna anche senza volerlo. Partita finita, ma messe di occasioni da gol per i restanti 10 minuti. Impressive, innit?

Nel tunnel durante l’intervallo gli inglesi chiedono pietà e i nostri corsari dal cuore di pastafrolla si fanno abbindolare. I nostri eroi non riconoscono la viscida manovra avversaria anche quando approfittando del momentaneo panico scatenato dall’uscita dal campo di Tredita, Bale segna il 4-1. Per dimostrare la propria superiorità i nostri eroi presidiano il campo avversario, rischiando anche di segnare in scioltezza. E quando pensano che sia tutto finito, ecco la coltellata nella schiena: Bale ne fa altri due tra il 90esimo e il 92esimo, quasi realizzando i sogni dei tifosi inglesi che cantano da mezz’ora “We’ll win 5-4”. Parafrasando Julio Cesar: “Hai rotto il cazzo, brutto infamello figlio di Albione!” Impressive as well, innit? Impressionante l’incazzatura sugli spalti, con immediata proposta di mandare a quel paese questa versione buonista del fair play, e fermarsi solo dal 10 a 0 in avanti, se mai dovesse ripresentarsi una simile occasione.

Per fortuna si è scoperto presto che era semplicemente una delle astute mosse di mercato del nostro Direttore: non potendo permettersi l’esterno sinistro, una tripletta farà schizzare talmente in alto la sua valutazione da non valere neanche il rimpianto. Diavolo di un Direttore! E noi che pensavamo a un brutto episodio di sufficienza e deconcentrazione, per fortuna senza conseguenze dato che portiamo a casa i tre punti e il primo posto nel girone, ostentando, a parte gli ultimi folli, pazzi, generosi (verso gli Spurs) cinque minuti, grandi giocate e grandissima personalità. Dopo anni in cui la musichetta ci causava scossoni intestinali senza soluzione di continuità, già questa novità non può non essere fonte di entusiasmo per ogni tifoso interista.

La Lega dei Citroni: Wurst mit Kartoffeln

30 settembre 2010 1 commento

La tavola imbandita con la tovaglia buona a stelle nere e campo argento. Le posate raffinate. I bicchieri di cristallo. Il piatto ampio di un bianco splendente. Gli eroi nerazzurri si riaffacciano al salotto buono del calcio da invitati principali, nonostante le tante assenze e le difficoltà di assetto. Benny schiera il Leone prima punta, cosciente che ai carnivori i wurstel con patate non dispiacciono per niente, da buono chef e buon gustaio.

Non ha paura: in campo due baby ancora non pronti per certi palcoscenici ma almeno uno con numeri ancora da esplorare; in campo due baby a coprire anche chi ha mostrato di subire di più le difficoltà del poco rientro dalle prime linee di Leone e soci.

Pochi minuti e proprio il baby nanetto, Totò, si divora un gol di testa, nonostante sia circondato da salsicce giganti e pesanti il doppio di lui. Si vede che anche in Brasile la salsiccia non viene disdegnata, cibo popolare di grande interesse. Poco dopo è l’Olandesina che si fa parare un gol fatto su assist del succitato nanetto.

La tavola si arricchisce di pietanze teutoniche e il momento per l’irruzione del vorace appetito africano è maturo. Due zampate e la partita è finita. A seguire uno stuzzichino anche per l’Olandesina e il dolce per il nostro miglior attaccante: ogni partita da prima punta, due o più gol. C’è da dire che non vede la porta.

Finiamo la partita con il Castello e l’odiato Driblomane (è una battuta eh!) che esordiscono nella competizione e con il rientro del Bambino d’Oro: fine gara con quattro baby in campo e tanta spavalderia.

Non penso si sia mai vista l’Inter fare una scelta del genere, e affrontare una partita in Lega dei Citroni senza il pannolone. Miracoli di Madrid, del Triplete e anche della voglia di dimostrare qualcosa di Benny. Diamo a Ciccio quel che è di Ciccio. Nonostante l’assurdo incaponimento sul modulo tattico. Magari ha ragione lui. Ma magari no. Comunque io esco felice dallo stadio.

Lega dei Citroni: Twente-Twenty

15 settembre 2010 5 commenti

I triplettati eroi detentori del titolo ricominciano il cammino nella Lega dei Citroni dal campo dei campioni d’olanda, o Paesi Bassi che dir si voglia, anche se di bassi nella squadra rosso vestita ce ne sono ben pochi. Benny schiera una formazione simile il più possibile all’Inter che ha vinto l’edizione precedente del torneo, con il Capitano d’Acciaio terzino sinistro a curare gli inserimenti dei veloci avanti avversari e la coppia centrale decisamente in rodaggio Pelato-Marika. Durante il riscaldamento i nerazzurri si rendono conto che il Twente ha dipinto una croce con lo spray in alcuni punti del campo, ma nessuno riesce a dare una spiegazione della cosa, neanche il madrelingua Olandesina Volante.

Il match inizia sotto i migliori auspici e i nostri eroi passano subito in vantaggio grazie a una bell’azione fatta di molti scambi, di un tiro del ritrovato – almeno nei movimenti – Principe con ribattuta a rete dell’Olandesina e la Pantera che si scansa per evitare di fare muro al posto degli olandesi. Sembriamo controllare bene il match, ma poi scopriamo esattamente che cosa servivano le croci tracciate con lo spray: i rossi continuano a passarci sopra attendendo il momento fatale in cui l’arbitro gli concede abbastanza generosamente un fallo per intervento del Muro, proprio sul segno nell’erba. Janssen prepara la palla e spara un missile nel sette imprendibile dal nostro Acchiappasogni.

Tutti pensano: poco male. Ma la verità è che siamo dentro i twenty-minutes del Twente. Quelli in cui gli olandesi fanno la partita. Ripassano sulla stessa fottuta zolla e stavolta è l’Orco a fare fallo. Janssen spara un altro missile che l’Acchiappasogni devia sulla traversa. Sul corner olandese il Principe ritrova il gol, ma nella porta sbagliata. Sfiga atomica e nerazzurri in svantaggio. Il dominio Twente dura ancora una decina di minuti, nei quali però il Pelato prende una clamorosa traversa su azione perfetta con l’Olandesina. Finiti i venti minuti di Twente, l’Inter pareggia con un rasoterra imparabile del Leone dopo triangolo con la Pantera.

Come si potrà facilmente intuire il nostro nanetto da giardino è in grande spolvero, e con lui il Leone che corre per tre, ovvero anche per la Pantera e il Principe che ancora non hanno abbastanza benzina. Le posizioni del Pelato e di Marika sembrano invertite, dato che l’uno dovrebbe stare dietro e l’altro avanzare e non viceversa come sembra ordinare Benny. Dietro niente da eccepire, soprattutto con brutti clienti come gli attaccanti olandesi.

La ripresa è tutta di marca nerazzurra: ci proviamo spesso e volentieri, ma il muro olandese ci rimbalza ogni pallone che puntualmente finisce sui piedi di Ruiz che rischia di imbucarci spesso ma senza grandi risultati. Incredibilmente a un certo punto anche Tiendalli usa la croce tracciata a terra per farne una lapide dedicata alla Pantera, ma l’arbitro non vede il fallo che fa uscire il giocatore nerazzurro in barella e gli olandesi continuano il contropiede come nulla faccia. Simpatici.

Entra Totò e Marika sale anche lui in cattedra. Totò fa i movimenti giusti e non ha paura, pur essendo un diciottenne all’esordio in Lega dei Citroni. Certo è leggero e spesso viene lanciato via, ma le migliori conclusioni in porta sono due sue battute senza pensarci due volte che vengono fermate dalle gambe dei difensori olandesi, e un diagonale di Marika che esce di poco. Ci proviamo fino alla fine, ma il risultato rimane inchiodato su un tutto sommato legittimo pareggio.

La squadra è in netto miglioramento, e questo è il dato principale. Un pareggio alla prima non è un dramma anche considerato il pareggio identico nell’altro scontro del girone. Certo con un po’ di culo si potevano portare a casa i tre punti, e l’infortunio alla Pantera ci costringerà ad accellerare i tempi del cambio di modulo tanto agognato per questa prima parte di stagione. E’ anche vero che era l’avversario più abbordabile, ma non mi sento di criticare la squadra più di tanto. Forse avrei fatto dei cambi un po’ più in fretta per tenere alto il ritmo ed evitare di spremere alcuni veramente un po’ allo stremo. Recuperare il Sindaco e il Bambino d’Oro è una priorità assoluta. No drama. No panic.