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Archivio per la categoria ‘cinema’

Somewhere

12 ottobre 2010 16 commenti

E’ da qualche parte che si perde il confine tra la nostra vita quotidiana, con le sue gioie e i suoi dolori, e la vita rappresentata. E’ là che un uomo diventa una cosa, che i nostri affetti diventano scenette televisive, che i sentimenti diventano apatia e noia. E’ un luogo in cui i soldi contano poco, in cui la storia non ha alcun ruolo, in cui contiamo solo noi e quello che siamo, quello che desideriamo, quello che sentiamo, anziché quello che dovremmo essere, quello che vorrebbero che fossimo.

E questo luogo umano, questo confine, è quello che racconta Sofia Coppola nel suo ultimo film. Silenzioso, profondo, decisamente bello. Tra quei pochi film che ti fanno uscire con la sensazione di aver visto qualcosa che ti porterai dietro per un po’, nei pensieri e negli  occhi, in fondo al plesso solare e nelle vene.

Voto: 9

Anche Venezia via da Milano grazie al Comune

10 settembre 2010 1 commento

A giugno feci un breve post raccontando di come grazie al ritiro del patrocinio della Provincia di Milano (appena passata dalla sinistra alla destra nell’eminente persona di Podestà) la Rassegna del Festival di Cannes a Milano dopo anni e anni di onorata carriera venisse meno. In realtà proprio in extremis alcuni miseri fondi vennero stanziati e consentirono una versione molto risicata della Rassegna, da almeno una decina di anni uno dei pochi eventi culturali degni di nota del modesto panorama milanese.

A settembre da altrettanti anni (o forse di più, non saprei) si tiene una rassegna dei film del Festival di Locarno e di Venezia. Quest’anno la panoramica si è presentata in una forma diversa da quella degli altri anni: laddove fino al 2009 potevi acquistare degli abbonamenti da una quarantina di euro per assistere potenzialmente (dovevi essere molto lesto e pronto a sciropparti 5-6 film al giorno) a 30-40 film dei 40-50 proposti, quest’anno è stato previsto – oltre a una serie di iniziative promozionali e coupon con Esselunga e Corriere della Sera – un abbonamento da 32 euro per 8 film a scelta tra i 39 in programmazione. Lo scarto in termini di rapporto film-spesa per gli appassionati è abbastanza evidente: da 1 film per 1.5 euro, a 1 film per 4 euro. Diciamo per comodità due volte e mezzo, se non tre, a seconda di quanti film eri in grado di seguire con la vecchia formula.

Incuriosito sono andato oggi alle 18 alla vendita degli abbonamenti per capire un po’ meglio la situazione. Ho parlato con un ragazzo grande, grosso e appassionato di cinema con cui ho sempre scambiato quattro chiacchiere durante le code e che fa parte dell’organizzazione della Rassegna. Penso di essere stata la centesima persona a fargli la domanda per cui mi è parso molto preparato a rispondere cercando di giustificare il più possibile la scelta fatta.

Sostanzialmente i motivi che hanno portato al cambiamento di formula sono tre: (a) il Comune di Milano ha stanziato 20.000 euro anziché 120.000 come gli altri anni; (b) le sale a disposizione sono piccole e con una media di due proiezioni a film a fronte di 2000 tessere degli anni passati non se la sentivano di fatto di escludere 1400 persone dalla possibilità di vedere ogni film; (c) i distributori a fronte di numeri così esigui (2000 abbonamenti) non danno la disponibilità delle pellicole per più di 1-2 passaggi.

Io ovviamente capisco la necessità del mio interlocutore di indorarmi la pillola, ma la risposta si presta facilmente all’interpretazione del responsabile della nuova e peggiore formula dell’abbonamento alla rassegna: le sale cinematografiche di Milano fanno schifo da sempre, non certo da quest’anno, e il circuito che partecipa alla rassegna non mi pare sostanzialmente cambiato, da cui possiamo anche dirci tranquillamente che il problema (b) era facilmente risolvibile; i distributori sono stronzi capitalisti, ma niente più di questo, per cui a fronte di maggiori soldini, sicuramente avrebbero dato la disponibilità di 3 visioni anziché 2, o comunque del numero di visioni degli anni scorsi. Motivo per il quale tenderei a minimizzare anche il problema (c).

Evidentemente sono mancati i fondi per pagare queste proiezioni e l’impiego delle sale, cosa che mette in risalto come il principale responsabile del parziale (almeno per ora, ma a giudicare dalla ricezione delle modalità non mi pronuncerei con tanta sicumera sul futuro) affossamento della rassegna sia il Comune di Milano e la sua nuovissima vocazione al risparmio. Siamo certi che i soldi per fanfare e cazzate di ogni tipo per i consiglieri comunali non siano mancati e che i 100.000 euro non assegnati alla Rassegna non siano purtroppo finiti a fare asili nido popolari o programmi di calmierazione degli affitti.

Alla fine la formula non mi ha convinto e ho deciso di non fare l’abbonamento. C’è da dire che anche i film in programma non mi hanno molto convinto. Non è certo colpa di chi organizza la rassegna se i titoli nei rispettivi Festival non sono proprio entusiasmanti: in questo ultimo anno, sarà un problema di mia percezione soggettiva, ma mi pare che le sale dei festival si riempiano di film sulle parti più atroci dei regimi ispirati al marxismo e al comunismo (da notare: ispirati a e non qualificati come). E’ pieno di gente impegnata a rinnegare le idee che hanno condiviso e per cui si sono battuti, senza ovviamente che nessuno si preoccupi di quello che ha compiuto. Voglio dire: è evidente che ci sono aspetti dei regimi totalitari cosiddetti socialisti che sono quantomeno discutibili (e a nulla vale la constatazione che i regimi di altro segno hanno fatto di peggio e lo hanno fatto per proprio programma e non per deviazione dalla propria versione “ideale”), ma come mai non è pieno di gente che si vergogna di quanto fatto dai cosiddetti regimi democratici e dai ben peggiori regimi totalitari tuttora in pieno fulgore in tante parti del mondo (inclusa la nostra beneamata penisola)? E perché è pieno di anime candide quando bisogna guardare i peccati degli altri e vuoto di volontà di fare qualcosa quando si guardano i propri?

Sono un materialista, non come i chinai, ma pur sempre un materialista. La storia è violenza. E’ violento scontro di interessi e di bisogni. Non mi vergogno di ciò che non ho fatto io, non sento il bisogno di giustificarlo, né di condannarlo. Ma sento spesso, sempre più spesso il bisogno di capire. Di capire soprattutto ciò che mi è più vicino. E devo essere sincero: il Paese in cui vivo e che segue abulico la sua vita falsa e falsamente benestante non lo capisco e non lo accetto più di buon grado. D’altronde lo sappiamo tutti: il vero problema del posto in cui viviamo sono 4 cazzo di fumogeni, non 100.000 persone che non avranno più un reddito per conservare intatto il margine di profitto di chi di soldi ne ha già molti. O no?

Il segreto dei suoi occhi

9 luglio 2010 10 commenti

 

Ieri finalmente dopo tipo un mese sono riuscito ad andare al cinema senza assilli e senza fretta, per vedere un film che avevo preso di mira da un annetto:  El segreto de sus ojos di Juan José Campanella, argentino vero, lui e il film. 

Tutti gli effetti speciali del film si esauriscono nella scena iniziale, ma già dimostrano la voglia disperimentare con il codice cinematografico senza strafare. Tentativo ampiamente riuscito con una pellicola tesa nella sua trama thriller e sospesa sulla passione degli uomini e delle donne. Il film è lungo, ma scorre piacevolmente fino alla fine, con una sorpresina a ogni svolta, toccando i sentimenti degli esseri umani, ciò che li spinge a fare quello che fanno e ad essere quello che sono, la storia dell’argentina e del resto del mondo, delineata con due tratti di dialogo, come si confà a un ottimo racconto che non vuole ammorbare il lettore, ma seminare il dubbio su ciò che è stato nella storia e che forse potrebbe tornare.

Su tutti è bello ricordare il personaggio di Pablo Sandoval, fantastico ubriacone fine e generoso conoscitore del cuore degli uomini, autore della miglior risposta telefonica in un ufficio pubblico di tutta l’Argentina: "Pronto, Banca del Seme, Ufficio Prestiti, desidera?"; e la fantastica scena nello stadio del Racing Club de Avellaneda (originario club di Diego Alberto El Principe Milito, ehehe) o i cinque minuti di monologo sulle differenti tipologie di coglioni presenti sulla Faccia della Terra. Campanella ha molta strada davanti, speriamo che decida di percorrerla tutta 🙂

Voto: 8,5

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Draquila: l’idea del Comitato di Benvenuto Gatling

13 maggio 2010 1 commento

 

Draquila è un documentario. Anzi una docufiction. Anzi, non è fiction per un cazzo. E’ solo un racconto video, che cerca di ripercorrere in meno di un’ora e mezza tutto il marcio dell’Italia, usando il Grande Evento del terremoto de L’Aquila come occasione per narrarci e narrarsi. E per farti incazzare come una bestia. Il vero problema poi è questo: se siete predisposti naturalmente a infuriarvi come caimani mannari a digiuno da sei mesi, non è il film che fa per voi. Silvio nazionale  direbbe che è istigazione a delinquere, omettendo di notare che sono i fatti narrati nella pellicola che istigano a reazioni violento. Ma non c’è di che preoccuparsi: l’italiano, si sa, si arrangia, e piuttosto che lottare si organizza per sopravvivere. E’ stato così per vent’anni nel passato, sarà ancora così in questo presente e nel prossimo futuro. 

All’uscita io e ppn ci siamo ritrovati a farci la stessa domanda: quando avremo finalmente 70-80 anni? Perché a quel punto che cosa avrò da perdere? Con che cosa cercheranno di ricattarmi e di minacciarmi? La vecchiaia rende liberi? Le risposte a tutti questi quesiti le troverete presto nella serie di racconti del Comitato di Benvenuto Gatling, che spero di riuscire a mettere nero su bianco su blog di blackswift. Nel frattempo godetevi la vostra razione di bile con il trailer di Draquila – L’Italia che trema di Sabina Guzzanti.

Voto: 7,5

Milano da buttare, che novità: la panoramica “Cannes a Milano” 2010 non si farà per colpa della Provincia di Milano

10 maggio 2010 5 commenti

 

Come ogni anno si avvicina l’inizio di giugno e il festival di Cannes: stimolato anche dalle uscite da piccolo ras offeso nell’orgoglio di quell’ignobile personaggio che risponde al nome di Sandro Bondi, mi sono ricordato che avrei dovuto controllare quando si vendevano gli abbonamenti per la panoramica a Milano della Quizaine. Per chi non lo sapesse infatti da quasi 15 anni sia quest’ultima che Venezia vedono una loro rappresentanza di film proiettata a Milano per gli appassionati che non hanno la possibilità di spostarsi fisicamente nei luoghi dei festival. Appassionati che negli ultimi anni hanno ampiamente sfondato le 15.000 presenze, per inciso.

Ebbene: sul sito dell’AGIS non trovo nulla. Mi insospettisco, cerca di qui, cerca di là, scopro che quest’anno dopo 14 anni filati, la panoramica "Cannes a Milano" non si farà. Motivo? La Provincia di Milano, recentemente passata al PDL con il prode Podestà, prima ha tergiversato sui fondi, poi ha richiesto di visionare le sinossi e il programma in anticipo (ah, ma il Popolo delle Libertà non è avulso alla censura?), e infine ha stanziato fondi ribassati del 40% ma ormai troppo tardi per consentire l’organizzazione del tutto.

Così, uno dei pochi eventi che facevano vagamente assomigliare Milano a una metropoli europea finisce nel cesso, grazie alla sua illuminante e illuminata amministrazione. Ma non vi preoccupate: i soldi per pulire i muri, per trasformare i bus in gabbie per negri, per sgomberare a destra e a manca, per finanziare questo o quel costruttore per avviare i lavori di un parcheggio che non si finirà mai ci sono sempre. Ma i milanesi non se ne accorgono: tanto la maggior parte di loro anela solo a un aperitivo in corso como a meno di 50 metri da qualche personalità del calibro di Fabrizio Corona e soci. Bella vita? Bella merda!

 

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Trittico cinematografico

12 ottobre 2009 1 commento

 

Sono rimasto un po’ indietro con le recensioni cinematografiche, anche perché ciò che ci circonda tracima merda, e ciò impegna sempre una parte di energie quotidiane in odio e meccanismi di autocontrollo. Devo dire però che la selezione di film ha pagato: avendo meno tempo per andare in sala, ho provveduto a scegliere con maggiore attenzione le cose fondamentali da vedere. 

L’ultimo film di uno dei miei registi preferiti Quentin Tarantino è stato il primo che ho visto al cinema dopo la rassegna: Bastardi Senza Gloria è un fumettone di serie B godibilissimo (anche se forse era meglio non doppiarlo e sottotitolarlo interamente, ne avrebbero guadagnato alcune scene mitologiche con un Brad Pitt finto siculo) che mette al centro un grande classico dei fumetti americani degli ultimi 50 anni: i paladini della Seconda Guerra Mondiale, gli Americani senza macchia e senza paura, contro i Nazisti. Di questi tempi confusi e illogici, in cui sono più frequenti i se e i ma dell’ambiguità ad una sana partigianeria, devo dire che ho apprezzato un film in cui quelli che devono essere distrutti e devono morire sono Adolf & Co. Certo, sarà macchiettistico, sarà semplicistico e poco intellettuale, ma vuoi mettere che goduria vedere spaccare di botte e pallottole ogni individuo con una divisa da SS sul grande schermo. Ah… I piaceri semplici di una volta! Il film è stato molto criticato, ma io penso che sia una gran pellicola: un paio di scene sono talmente tirate per le lunghe con dialoghi assurdi che a un certo punto tutto il cinema, compreso il cane accompagnatore di un cieco che ci era entrato per sbaglio, cominceranno a gridare "e dai, spara, cazzo, cosa aspetti!". Fantastico. E devo dire che Brad Pitt si dimostra insieme al protagonista dei prossimi film che DEVO vedere (Johnny Depp, presente nei panni di Dillinger, in Parnassus di Terry Gilliam e in Alice nel Paese delle Meraviglie di Tim Burton)  di essere uno dei migliori talenti prodotti nonostante tutto da Hollywood. Voto: 9

Con la carica di Bastardi Senza Gloria uno si può affacciare serenamente a District 9, prodotto da Peter Jackson, una garanzia di mostri e azione degne di questo nome. La storia anche qui non è difficile: gli alieni arrivano sulla terra, vengono rinchiusi in un CPT e si innesca un meccanismo profondamente razzista nei loro confronti che porterà al precipitare degli eventi. La tecnica di regia che inscatola tutto in uno pseudo documentario regge fino a un terzo del film, per cedere il passo a una dimensione più ordinaria (peccato, era una strada coraggiosa e interessantissima da perseguire fino all’estremo, ma forse veramente difficile), è una grande scommessa e andrebbe premiata. Il film regge e tiene incollati per due ore senza problemi, fino all’apoteosi quando viene voglia di unirsi all’urlo del protagonista che apre il fuoco sui commandos dell’umanità contro gli alieni al grido d "Umani di merda, morite tutti!" Come non essere d’accordo? Voto: 8,5

Soprattutto impossibile non essere d’accordo vedendo poi l’ultimo film della mia personale trilogia: Videocracy, Basta Apparire di Erik Gandini. (e d’altronde il suo precedente Surplus è stato un cult delle nostre proiezioni Screem in Pergola).  Il regista ci trascina attraverso l’Italia e ciò che è diventata, come è scomparsa dalle cartine geografiche per entrare negli atlanti di sociologia: la nascita della figura del Presidente, il mondo televisionizzato che ci circonda, le nostre vite reali solo quando proiettate nel grande schermo, fino a un Lele Mora a metà tra Faust e un Papa medioevale con tanto di canzoncina "Onore al Fascio!" innocentemente esibita dal proprio telefonino e a un Fabrizio Corona come chiave di ciò che siamo diventati. Erik Gandini arriva secondo, dato che io e il mio socio con Blackswift e i suoi mostri avevamo già indicato in Corona la chiave di lettura del presente e della nostra vita in reality fiction collettiva. Soprattutto arriva secondo perché tra quando è uscito il film e oggi ne sono successe di tutti i colori, tanto che l’istinto omicida che ti assale durante il film può solo peggiorare leggendo i giornali. "Alla democrazia ghe pensi mi!" Chiunque abbia visto il discorso di oggi del Silvio nazionale non può non rendersi conto che le parole del premier sono identiche ai discorsi di tanti suoi predecessori delle dittature del Novecento. Con la differenza che oggi non c’è bisogno di distruggere l’opposizione: ogni voce contro viene inglobata nello show e diventa una comparsa nella grande trama di quel romanzaccio di terza categoria che siamo diventati. Eroi del nulla in un mondo inesistente. Voto: 10 (per il coraggio, per come cazzo ha fatto a ottenere le immagini, per come è riuscito a farlo arrivare nelle sale anche per poco, un po’ per tutto, grande stima)

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Venezia a Milano, otto: divertirsi a volte sì a volte no

21 settembre 2009 2 commenti

 

Ultimo giorno di rassegna. Si arriva sempre un po’ spompati. Mi sono tenuto comunque un asso nella manica per l’exploit finale. 

Cosmonauta di Susanna Nicchiarelli promette bene con un cortometraggio animato iniziale veramente spassoso e una scena d’apertura per il film strepitosa. Il seguito non mantiene la promessa: storia di adolescenti comunisti che alla fine vorrebbe dirci che tutto è esistenza e che la politica è solo una sfaccettatura. Macchiettistico e poco sviluppato nei personaggi e nella loro interpretazione, ci saremmo aspettati di più. Voto: 5,5.

Certo non può competere con il maestro Herzog. Il suo Cattivo Tenente: ultima chiamata New Orleans è  strepitoso: un cast in grande spolvero (soprattutto Nicholas Cage ormai lontano dai suoi vecchi stereotipi), una fotografia fantastica e un ritmo di narrazione perfetto. Grande film. Un po’ meno crudele dell’originale di Abel Ferrara, ma non certo disprezzabile come lo hanno dipinto tanti critici. Da vedere assolutamente, e non perdetevi le iguane! Voto: 8

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Venezia a Milano, sette: ottimo e abbondante

20 settembre 2009 Commenti chiusi

 

Oggi penultimo giorno di rassegna. La mattina comincia ottimamente con Yi Ngoi (Accident), thriller di azione di Hong Kong che mi ha ricordato per brillantezza e passione I Soliti Sospetti e il mitico Kaiser Sose. Grande regia, grande sceneggiatura, ottimi interpreti e veramente originale l’idea: un gruppo di persone specializzate in omicidi camuffati da incidenti perfetti. Il film vi terrà un’ora e mezza e passa sulle spine e non vi deluderà. Meritava miglior sorte nei premi. Voto: 8.

Secondo film il balcanico Honeymoons, storia di due coppiette che cercano di lasciare i Balcani ignari che il mondo alla frontiera è una merda. Con due storie semplice racconta moltissimo del nostro mondo, delle nostre società e della funzione ignobile e inutile delle frontiere e della limitazione della circolazione delle persone. Dopo averlo visto e dopo gli sketch disarmanti nella loro semplicità e realtà con le guardie frontaliere e gli sbirri italiani, non sono riuscito ad andare a vedere il film successivo. Troppo nervoso. Ho avuto bisogno di darmi una calmata a casa. Non sono più il freddo calcolatore di una volta 🙂 Voto: 8.

Il terzo film  non l’ho visto, ma tutti mi giurano che valeva la pena. Era Celda 211, storia di una rivolta carceraria vissuta dall’interno. Oggi mi sento buono e ve lo consiglio sulla fiducia di chi me ne ha parlato

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Venezia a Milano, sei: pensieri solidi

19 settembre 2009 1 commento

 

Terzultima giornata di film a Milano direttamente da Venezia. Si comincia presto con un bel documentario di Stefano Consiglio intitolato L’Amore e Basta sull’omosessualità. Una decina di interviste a coppie omosessuali che esplorano che cosa significhi amare qualcuno dello stesso sesso, che cosa significhi una famiglia, normalità, diversità e via discorrendo. Mai noioso, multilingue e multiculture, da vedere con curiosità e per cancellare i pregiudizi. Nelle scuole. Voto: 7.

Dopo pranzo tocca al Leone d’Oro Lebanon di Samuel Maoz. Chiariamoci: se me lo presentano come film sulla guerra in Libano il voto è 2, dato che non parla e non riflette su quell’esperienza; anzi, direi che ha una posizione un po’ subdola a proposito, facendo trasparire come di mezzo ci fossero ancora aggressori siriani e come tra i guerreggianti gli unici dotati di pietà fossero gli israeliani (considerato il diverso trattamento riservato dai falangisti e dai protagonisti a un prigioniero di guerra). Un po’ lontana dalla realtà come rappresentazione di quell’evento storico. Se invece è un film sulla guerra il voto sale perchéè molto ben realizzato, intenso e lucido, anche se alla fine si rimane con la sensazione che il problema sia solo che la guerra la devono fare i professionisti e non poveri ragazzi impreparati o civili inermi. Mi pare un po’ poco per uno che viene da un Paese costantemente in guerra con chiunque gli capiti a tiro da 50 anni a questa parte. Voto: 8 la realizzazione, 6 il resto, 7 la media.

Per concludere la giornata ci facciamo irretire dall’ultimo film con Mastrandrea (anche produttore in questo caso) con la regia di Claudio Noce, Good Morning Aman. E’ la storia di un ragazzo romano di origine somala e di un coatto un po’ psicolabile, condita di silenzi e flussi di pensieri che non si riescono a discernere. La mia sensazione è che il buon Valerio a sto giro abbia toppato di brutto: neoneorealismo senza tanto spessore e un po’ intellettualoide nel tentativo di dire tutto senza dire niente. Tradotto in parole povere: due palle infinite, e manco ci si capisce un cazzo. Bocciato. Aspetteremo il prossimo. Voto: 4.

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Venezia a Milano, cinque: soul kitchen

18 settembre 2009 Commenti chiusi

 

Dopo aver saltato un giorno per cazzi vari, siamo tornati a vedere la rassegna del festival di Venezia con Soul Kitchen di Fatih Akin, il cui Auf der Anderen Seite era stata una delle migliori sorprese del festival di Cannes 2007. Il film è una commedia la cui sceneggiatura e il cui stile di realizzazione sono un omaggio al mitologico Pulp Fiction. La storia è semplice e con un po’ di esperienza dalla comparsa dei personaggi saprai già dove andranno a finire, ma gli sketch sono ben riusciti e ti fanno scompisciare dalle risate: i due fratelli greci, la cameriera spiccicata a Uma Thurman (proprio spiccicata no, ma ci sono voluti andare vicino con il casting), il cuoco che è in assoluto il personaggio migliore insieme al vecchio Socrates. Ambientata ad Amburgo, il clima è decisamente tedesco, e nonostante il parere negativo dei critici un po’ radical chic che ho visto è un film che merita di essere visto e degustato con delle grasse sghignazzate. La grafica dei titoli di coda è molto bella e ricorda di brutto i nostri tempi migliori come innovatori grafici (nostri nel senso de "i collettivi di squinternati a cui ho partecipato negli anni"). Voto: 6,5.

 

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