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Good deeds never die!

5 maggio 2013 Commenti chiusi

Faster activist, kill kill kill!
[una politica lezione storica (o viceversa)]

16 luglio 2012 1 commento

[english version below]

La sentenza del 13 luglio 2012, 11 anni dopo i fatti del G8 di Genova, condanna 5 persone a una 50ina di anni di carcere. Per altre 5 rinvia la condanna a un’altra 50ina d’anni di qualche mese per far riesaminare a un tribunale alcune circostanze. Tutti sono o saranno condannati per aver devastato e saccheggiato la città di Genova. In 10. Devastato e saccheggiato. Che dire? Complimenti. Traiamone alcune conseguenze.

Se per caso aveste voglia di menare le mani impunemente, ricordate di arruolarvi prima nella Polizia di Stato, preferibilmente nel Reparto Celere, ma anche gli altri reparti non disdegnato di sfogarsi quando si può (in particolare i reparti antisommossa della Guardia di Finanza sono noti per avere ampia mano libera). Tranquilli, nessuno verrà a chiedervi conto di quello che avete fatto, e ogni denuncia per lesioni verrà derubricata al massimo ad eccessi benintenzionati. Non vi sognate di dire che avete menato qualcuno perché portava una celtica o perché aggrediva un negro, la cosa potrebbe costarvi molto molto cara.

Se per caso aveste voglia di spacciare grandi quantità di droga, magari in combutta con un’organizzazione criminale, invece, il vostro posto sono i ROS: anche se veniste condannati ad anni di galera, nessuno penserebbe mai di rinchiudervi in una cella. Al massimo vi riterrebbero poco furbi e poco accorti nella gestione delle vostre questioni personali. Se vi beccano con un po’ di ganja, ricordate di dire che era di Ganzer.

Se preferite invece sedervi sul petto di qualcuno fino a soffocarlo, dovrete riprendere in mano la vostra candidatura in PS, possibilmente con le volanti. Anche per l’uso di bastoni e mazze da baseball riferitevi alla stessa istituzione. Se avete un penchant per Carabinieri o Polizia Stradale invece ultimamente significa che non volete andare per il sottile: armi da fuoco a go-go, che sia da una camionetta, in mezzo a un’autostrada oppure a bruciapelo. Se prediligete la morte per maltrattamenti e digiuno, o la simulazione di suicidio, di solito è il corpo della Polizia Penitenziaria il più indicato.

Se siete interessati alla prostituzione o alla pedofilia (pratica o organizzazione delle stesse sono solo declinazioni della questione), invece, vi tocca un percorso più tortuoso: nella chiesa o in un partito, costruzione di rapporti, copertura istituzionale. Alla fine però, state sereni, nessuno pretenderà che veramente vi facciate carico di quello che combinate. Se volete rovinare la vita di migliaia di persone rubando i loro risparmi e mandandoli sul lastrico, oppure direttamente affamandoli con prestiti usurai, anche qui con la Politica vi toccherà avere a che fare, ma solo per garantivi spazio di manovra. Carcere e punizioni, non c’è da temere manco l’ombra.

Perché, soprattutto per quanto riguarda soldi e beni materiali, il problema non è tanto se ve ne appropriate e se lo fate con metodi violenti o subdoli: l’importante è che non lo facciate per motivi politici. Se dovete fare un furto, dite che l’avete fatto per avidità, o alla peggio per noia, ma non vi sognate di dire che l’avete fatto per fame o come atto dimostrativo: processo e condanne saranno assicurate, e non certo lievi. Non c’è problema a fare una rapina, l’importante è che non sia autofinanziamento. Così come non c’è alcun problema a distruggere un bar se avete una divisa o se avete litigato con la morosa, ma non vi sognate di dire che lo avete fatto per fermare l’avanzata di un plotone di miliziani e per difendervi: primo non vi crederà nessuno, e anche se vi credessero vi darebbero 6 anni per devastazione e saccheggio.

Le sentenze di Genova sono un’importante lezione. Ci spiegano che per la nostra società non è assolutamente rilevante quello che facciamo o quello che non facciamo, ma che il motivo per cui compiamo le nostre azioni è esiziale. Per questo è importante sapere da che parte stare, e imparare a fare quello che deve essere fatto, senza tanti proclami e fino in fondo. Perché il mondo in cui viviamo non merita la speranza che abbiamo riposto in esso in quei dannati, infiniti, lunghissimi giorni genovesi. Non merita che noi ci esponiamo per cambiarlo, che cerchiamo di comunicare con il mondo perché bisognerebbe fare tabula rasa del presente e del futuro che è stato pensato e deciso per tutti gli abitanti del pianeta (noi inclusi) senza che questi venissero interpellati. Soprattutto non lo meritano molti esseri umani. E ora sarà anche facile sapere chi. Basterà chiedere che cosa ne pensano di una sentenza. Nessuna giustizia, nessuna pace.



Faster activist, kill kill kill!
[a political history lesson, or the other way around]

2012, July 13th: the sentence convicting 5 people to more or less 50 years of jail concludes 11 years of court case history. For 5 more people it’s only a matter of some months before they are convicted to some 50 years more of jail. All of them have been found guilty of devastating and sacking Genoa. 10 people only, to devastate and sack. What can we say? You’ve got to be really good at it. But let’s try to draw the line on the implications of the Genoa court cases.

If you plan to beat the shit out of people, always remember to join the police before doing it, preferably the riot police, but there are also other corps with a free hand in guiltless beating (like the riot squads of the Guardia di Finanza, the financial policing corp of the Italian State). Nobody will ever bother you to account for what you did, and any court case about injuries and the like will be waved away considering you will have just exceeded in violence for the sake of “Good”. Don’t ever, ever go around trying to justify your violent action with antifascism or the defense of human rights, because you could pay dearly for that. Just say you were angry, or something. That happens to anyone, you know.

If you ever plan to deal drugs and smuggle them, then the special investigation corps of the Carabinieri is the place you may want to enroll in: even if you get convicted (it happens), you will never go to jail and probably they will ask you to keep doing what you have always done (so well).

If you fancy sitting on someone’s breast until he or she suffocates, then it’s still the police you want to be in, preferably the criminal squad. Shooting people is more for the Carabinieri or the Highway Patrol, but don’t worry about it: you can always claim it was legitimate defense or that you wanted to stop a robbery, or something. Death by hunger and beating or fake suicide is the field of the Penitentiary Police. Be careful to choose correctly if you plan to murder someone, or you will have more trouble than necessary to get away with it.

If you are more interested in prostitution or pedophilia, though, you should climb up the stairs of power: you’ll need to be a politician or a bishop to cover that up, but it can be done, of course. Jail? Punishment? No way. Just spend some time far from the limelight and everything will be fixed.

Especially if the stuff you plan involves money or material goods, the issue is not if you are going to get them violently or cunningly: what matters is you don’t do it for political reasons. If you plan a robbery, just say you did it for greed, or because you were bored. Never ever go on about it being a demonstrative action or something: prosecution and conviction are assured should you stay political. Don’t bother justifying a robbery, as long as it is not aimed at raising funds for someone or for some cause. And you won’t have any trouble after destroying a cafe if you are wearing a uniform or if you had a fight with your girlfriend: just don’t try to tell someone you did it to protect yourselves and your dear ones. Nobody would believe you, and even if they do, they’d sentence you anyway to 6 years in prison for devastating and sacking the bar.

The latest decision in the Genoa court case is an important lesson. It tells us that our society is not interested in the least with what we do or don’t do, and that the reasons why we do something are crucial to their effects. That is why it is so important to know which side we are going to take, and to learn that there are things that need to be done, through to the end, without boasting about it. Because the world we live in does not deserve the hope we trusted it with during those damned, endless days in Genoa. It does not deserve that we step forward to try and change it, trying to explain why we should level the present and the future someone has already decided over the planet’s population head. And it is especially and tragically most of the humans who do not deserve our hope and struggle. And now it will be easier to know who’s who: just ask any of them what they think of the July 13th sentence. No justice, no peace.

A dieci anni dall’omicidio di Dario e Maxi: presenti!

26 giugno 2012 Commenti chiusi

Oggi sono passati dieci anni. Dieci anni da quando due ragazzi degli MTD (Movimientos de Trabajadores Desocupados) di Lanus e Guernica vengono brutalmente assassinati da un gruppo di poliziotti capeggiati dal commissario Franchiotti al termine degli scontri per liberare il Puente Pueyrredon dal piquete che lo bloccava da giorni per chiedere dignità, lavoro e cambiamento sociale. Assassinati mentre si stanno ritirando, mentre stanno salendo sui treni per tornare nelle baracche in cui tutti i giorni organizzano mense popolari, attività sociali e produttive per alleviare le condizioni di indigenza in cui versano migliaia di persone in tutta l’Argentina, inseguiti e ammazzati a sangue freddo. Per dare una lezione: una lezione che trasformerà la morte di Dario e Maxi un simbolo sotto la cui bandiera raddoppiare gli sforzi di lotta. Ancora oggi sul ponte, a dieci anni di distanza, la pressione sociale sul potere argentino per migliorare le condizioni di vita dei più poveri non è scemata, ma continua anche in nome di Dario e Maxi a lottare.

E anche se sono passati dieci anni, è giusto non dimenticarsi di che cosa significa lottare per cambiare il mondo in cui viviamo. Perché costa caro (Dario e Maxi purtroppo non sono stati né i primi né gli ultimi morti ammazzati né in Argentina né in Italia), anche se pare che l’idea che per ottenere un cambiamento serva mettersi in gioco e rischiare in proprio sia un po’ fuori moda: ci hanno convinto che avversare lo stato di cose presente sia un esercizio di opinione, ma non è così. A chi seguirà quanto abbiamo fatto noi dobbiamo trasmettere anche che cambiare lo stato di cose presente significa combatterlo, e combattere significa mettersi in gioco. Fino in fondo. Dario e Maxi hanno pagato anche per noi. Continuare la loro lotta è il minimo che si possa fare per non dimenticarli.

La cronaca del processo per l’omicidio di Dario Santillan e Maximiliano Kosteki
L’articolo sull’anniversario di Indymedia Argentina
Il comunicato del Frente Popular Dario Santillan sulla ricorrenza

Il video Piquete en Puente Pueyrredon che realizzammo come Indymedia Italia e che racconta chi erano Dario e Maxi, che cos’era il Piquete e che cosa sono gli MTD.

Dario y Maxi: presenti!

Tutto il resto è oggi: dieci anni dopo Genova

20 luglio 2011 Commenti chiusi

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera

Come altri hanno scritto, abbiamo speso troppa vita, troppe parole, troppo cuore su Genova. A dieci anni di distanza non c’è più niente da dire. Tutto il resto è oggi.

41 anni fa

12 dicembre 2010 Commenti chiusi

Per non dimenticare che 41 anni fa per facilitare il progresso della democrazia italiana si massacravano decine di persone. Per non dimenticare che per tutte le stragi degli anni della strategia della tensione non ci sono colpevoli, solo voci, convinzioni aleatorie e sentito dire. Per non dimenticare che i mandanti politici di quanto è già accaduto nella storia sono sempre gli stessi: chi gestisce i soldi, il potere e le nostre vite da un lato, noi dall’altro. Per non dimenticare che non è tutto uguale, che non tutte le opinioni hanno la stessa legittimità e che non è vero che ognuno la pensa come vuole. Per non dimenticare che ci sono idee giuste e idee sbagliate e che chi sostiene le une e le altre è destinato a scontrarsi e lottare. Per non dimenticare che il mondo non è cambiato negli ultimi 50 anni, e soprattutto che non sono cambiati gli esseri umani. Oggi, 12 dicembre, uno che girava negli stessi ambiti di chi metteva le bombe parlerà da Ministro in piazza Duomo, mentre i parenti di chi è morto in una esplosione si ritrovano per piangere il proprio ricordo a meno di 500 metri.

Per non dimenticare: ecco la controinchiesta sulla strage di Piazza Fontana

PS: so che non è l’unica ricorrenza, ma io sono milanese e per me alcune date, sono più vicine di altre