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Posts Tagged ‘Coppa Italia 2011’

La Coppa dei Cachi: San Eto’o

29 maggio 2011 2 commenti

La Coppa dei Cachi del 150esimo anniversario dell’unità d’italia è l’ultimo trofeo continentale ad essere assegnato. Ed per gli eroi nerazzurri è un riassunto della travagliata (ma vincente) stagione 2011: la squadra è mal messa in campo da Leopardo che insiste con la sua monomania mottiana davanti alla difesa e punta sui campioni che salvano la baracca e portano a casa la sua prima vittoria da mister, dopo che la squadra si è fatta prendere a pallonate per 60 minuti abbondanti su 90 come una formazione di subbuteo in cui uno dei più mobili è stato il portiere.

Non fosse per un Eto’o stratosferico (37 gol in stagione, a un soffio dal record di Meazza e Angelillo) e per un Julio Cesar in gran spolvero, sarebbe l’unico allenatore della Nuova Grande Inter a non aver conseguito nessun titolo. Facesse un monumento ai nostri fuoriclasse e pedalasse che di strada da fare ne ha moltissima. Onore delle armi a un Palermo che ci ha provato in tutti i modi e che avrebbe meritato miglior sorte (se fossi uno sportivo): le lacrime di Rossi e Miccoli mi hanno colpito e commosso.

Una serata che confrontare con la finale di Wembley sarebbe impietoso riesce comunque a farci godere altri 90 minuti, tra colori nerazzurri e pregevole azione di Greenpeace che riesce a dominare la scena. Se dovessimo guardare la qualità dell’Inter vista non possiamo dirci soddisfatta. Ma alla fine anche quest’anno abbiamo vinto più tituli di tutti in Italia, e non si può far finta di non vedere questo traguardo. Per questo anche quest’anno fuori da casa mia sventola il vessillo nerazzurro.

E’ tempo di bilanci: la stagione è più che sufficiente, ma i prodromi del calciomercato e della preparazione della prossima stagione non fanno presagire nulla di buono, soprattutto sulla capacità d’analisi dei limiti della squadra attuale, della sua tenuta fisica e della necessità di crescere altri grandi uomini e grandi campioni in nerazzurro. Ho il timore (fondato) che anche un mercato che punti a un rinnovamento gioverebbe poco di fronte a uno staff che spesso è in balia di se stesso e che poco potrebbe far crescere il materiale a disposizione. Io intanto mi preparo: con Leopardo in panca avrò un esaurimento nervoso prima della fine delle amichevoli estive.

Adesso godiamocela

La Coppa dei Cachi: mille e non più mille

12 maggio 2011 1 commento

Considerata l’autonomia di circa 30 minuti o poco più che entrambe le squadre dal budget millionario sanno di avere, entrambe decidono per i primi 45 minuti di seminare il campo arato dalla fatica dell’uomo e dalla forza dei buoi che contrariamente a ogni buon senso va sotto il nome di campo di calcio dello stadio Meazza in San Siro. Da un lato si schierano i soliti romanisti isterici, che non riescono a fare mezzo tiro in porta in un intero tempo nonostante abbiano bisogno di un gol per riaprire i giochi per la qualificazione. Dall’altro Leopardo sfodera una formazione da film dell’orrore: 4-4-1-1 con Kharja a supporto di Pazzini e – bestemmia tra le bestemmie – Eto’o esterno sinistro di centrocampo che spesso scala a fare il terzino per coprire l’avanzata (un po’ sbilenca stasera) di Mototopo. Eto’o terzino contro una squadra di cadaveri è qualcosa che sfida ogni limite dell’umana immaginazione.


In mezzo al campo poi, troneggiano e duettano Cuchu e Mariga: in due non faranno un passaggio di dieci metri, il primo passerà 85 minuti su 90 a fare il vigile fino a quando Eto’o quasi non lo manda a quel paese, e il secondo mostra una rimarchevole tendenza a non saper cosa fare con il pallone. D’altronde Mariga che faceva perfettamente l’incursore nel 4-3-3 del Parma non si trova proprio a suo agio a dover ricoprire il ruolo di interdizione e inventore di manovra a centrocampo. Nonostante le brillanti premesse un colpo di biliardo del Leone ci mette sulla strada giusta. Basta poco per rendersi conto che con un minimo di testa (neanche di gambe) è possibile fare il secondo gol e chiudere la partita. Ma appena arriviamo al limite dell’area sembra riemergere la sindrome di Benny, quella che ci impediva di tirare se non eravamo già oltre la linea di porta.


Il Pazzo quasi riesce a rompere l’incantesimo appena prima di lasciare il posto a un Milito vagamente normoambulante, mentre Kharja lascia il posto a Motta: dall’ingresso del Sindaco di Marmo in campo non ci si capisce più un cazzo. Motta si mette dietro le punte (Eto’o-Milito), Cambiasso a fare da volante, Mariga interno destro e Zanetti però non va a fare l’interno sinistro ma rimane largo. Una roba mai vista, che ci priva di qualsiasi equilibrio. Il pressing scompare, dato che Kharja ne era il principale attore (se aspettiamo che lo facciano i due vigili di centrocampo stiamo freschi) e la linea difensiva comincia a dire i numeri con un paio di interventi mancati di Chivu e Lucio da film dell’orrore; Milito fa un movimento perfetto ma poi di sinistro tira una scamorza inguardabile. La Roma prende un doppio palo clamoroso, ma a parte quello non si fa mai viva. Poi facciamo il pasticcio: Nagatomo non esce sull’uomo mentre Cambiasso lo guarda dicendogli cosa fare anziché riparare all’errore, il romanista crossa totalmente indisturbato, Lucio si addormenta mentre Maicon non si sa dove sia, e Borriello insacca alle spalle di uno Julio Cesar che esita ad uscire (unico errore in una grandissima partita).


Nonostante l’isteria finale che ci costa la squalifica di Maicon e gli insulti di tutto lo stadio contro Burdisso l’ingrato, la partita termina in pareggio (e ci sarebbe pure un rigore grosso come le dimensioni di Rocco Siffredi su Milito) e conquistiamo la finale della Coppa dei Cachi. Ricorderemo la partita per due record, più che per la noia sugli spalti: il Capitano fa 1000 partite da professioniste, di cui quasi l’80% in nerazzurro. Non ne farà altre mille, ma probabilmente un centinaio sì: non ci sono parole. Eto’o invece eguaglia il record del più grande calciatore che abbia vestito la maglia nerazzurra quantomeno da quando il calcio è a colori: in questa stagione ha segnato 34 gol come solo Ronaldo era stato in grado di fare (record assoluto per l’inter, i 38 di Angelillo). Anche in questo caso non ci sono parole. Ed è meglio che cali il silenzio sull’atteggiamento coperto che Leopardo sembra aver scoperto solo quando è diventato troppo tardi: con una disposizione come quella di stasera forse non avremmo visto una sciagura come quella contro lo Shalke, né avremmo lasciato campo libero agli odiati cugini per lo scudetto. Meglio tardi che mai non è un detto che si applica al calcio e al tifo: doveva pensarci prima.

La Coppa dei Cachi: vittoria in contumacia

19 aprile 2011 2 commenti

Ho visto solo il secondo tempo. Con tre dei miei studenti. Traumatizzati. Ma vincenti. Anche se da quel che ho visto ancora pesantemente sulle gambe. Mi riservo di aggiungere commenti quando avro’ tempo di ragionare meglio sul match. Almeno abbiamo vinto. Vedi come siamo ridotti.

La Coppa dei Cachi: almeno vinciamo…

27 gennaio 2011 Commenti chiusi

Ci presentiamo ai quarti di finale della Coppa dei Cachi con di fronte un tabellone che pare fatto apposta per mandare i cugini in finale con il minimo sforzo e la massima resa. Anche noi ambiamo a un risultato simile, ma la serata da questo punto di vista sarà un flop su tutta la linea, tranne una, quella che conta: vincere. Per centrare l’obiettivo e far dimenticare il passo falso a casa della succursale dei nostri più acerrimi nemici, il Friuli, Leopardo manda in campo tutti i titolari tranne l’Orco sostituito per l’occasione dalla Rana finalmente titolare. Lui è la sola altra nota veramente positiva della serata.

La difesa sembra meglio registrata e non prendiamo gol… per centoventi (120) minuti… con in campo tutti i titolari: Rana-Speedy e poi Rana-Orco si dimostrano un’ottima linea, nonostante mi tocchi vedere per tutti i supplementari Big Marika a fare il terzino, cosa che una giraffa nera ovviamente non può fare con risultati “top” (suppongo che ora in molti esprimeranno le loro critiche nei confronti del povero kenyota vagamente fuori ruolo). I centrocampisti – sì, avete capito bene, non state avendo un incubo, il Sindaco ha fatto 120 minuti e segnato pure un rigore – danno il massimo che hanno, 50 minuti di sicurezza, fino all’evento che rende veramente indigeribile la serata, l’infortunio del Drago: cazzo, tra tutti i settori del campo, il centrocampo è l’unico che ci reggeva in piedi, e ora perde una pedina fondamentale. Dopo il nefasto evento infatti cominciamo a ballare come scimmie.

Non è solo colpa dell’uscita di Deki, ovviamente. E le note dolenti sono molte: concludiamo i 120 minuti non avendo usufruito del terzo cambio, mistero della fede; si infortuna anche Cordoba, lasciandoci con una sola coppia di centrali che si rispetti, Rana-Orco, speriamo che basti; il Leone aveva la labirintite, tanto che il Bradipo Panda ha giocato meglio di lui, cosa che potrebbe far rivoltare nella tomba gli antenati del Mamba fino alla centuordicesima generazione. Il Napoli ha più grinta, più gamba e la stessa mira nostra. Per questo finisce 0-0 con due grandissimi interventi di un redivivo Gatto di Piombo in combutta con Orchi, Rane, Ghiri e compagnia ululante.

E grazie al prezioso contributo dell’arbitro per una volta veramente scandalosamente scarso o orientato a facilitarci il compito.

Almeno concludiamo la serata da vincenti, consolazione minima considerato che lasciamo due feriti e almeno una decina di polmoni sul terreno di gioco, con la prospettiva di vedere gli stessi bipedi – privi dei sopracitati polmoni – affrontare le prossime sfide. Perdere non si poteva, ma chiuderla nei novanta minuti sì, cazzo, e l’unico che ci ha provato davvero è stato il Pelato Cambiasso: grazie di esistere. Mi sono sfibrato io, figuriamoci i nostri eroi. Meno male che le semifinali sono tra tre mesi.

La Coppa dei Cachi: onoriamo la competizione

13 gennaio 2011 Commenti chiusi

Sugli spalti gli ottavi di finale della Coppa dei Cachi sono un po’ come una specie di grande picnic tra tifosi che chiacchierano, ridono e scherzano del più e del meno, brindando alla dipartita definitiva di Amantone il Calciatore Ciccione. Peccato che la cosa avvenga come sempre a temperature intorno o sotto lo zero, con almeno una decina di seggiolini per uno. Per fortuna ci è stata risparmiata la nebbia.

In campo le nostre fiere nerazzurre vanno in edizione ridotta e sperimentale: ma bastano due lampi di classe del Leone spostato al centro dell’area per dichiarare chiusa la contesa. Il resto è accademia. Nel secondo tempo, per evitare il surgelamento, Ranocchia confeziona un regalo per i suoi ex compagni, tanto per tenere aperta la partita fino in fondo. Kharja segna su rigore, risponde il Big Mac nazionale, la Gazzella delle praterie del Meazza, che fionda un palla all’incrocio di testa alla velocità del tuono. Nel recupero, per scaldare gli animi e le membra, concediamo il gol dell’ex a Sculli (ah, non è un ex? ops!), ma è solo per far fare bella figura a tutti. Quando arriva il triplice fischio, i primi ad applaudire sono i giocatori rossoblu.

Gli schemi in campo cambiano duecento volte: partiamo a rombo, poi albero di Natale, poi 4-3-3, poi boh. Cambiano gli interpreti, fortunatamente non cambia il risultato. Proviamo a fare un bilancio degli uomini in campo: Castellazzi ha mostrato discreti riflessi e si è guadagnato la pagnotta; Matrix riesce a far sembrare più brocco il suo compagno di reparto, nella fattispecie Ranocchia, che ha mostrato le sue migliori qualità – l’anticipo – e anche i suoi limiti – non è un mostro dei recuperi; Santon fa una partita sufficiente, ma ci vuole altro per convincermi che si stia riprendendo, mentre Maicon ara la fascia come ai bei tempi, la maggior parte delle volte ignorato dai centrocampisti per la sua disperazione. A un certo punto è talmente disperato che gli viene su il vomitino da post-sbronza, ma nonostante tutto confeziona tre assist. Bentornato.

In mezzo al campo Big Mac Mariga mostra quello che vale, ed è di più di quello che molti tifosi vogliono accettare, mentre Muntari mostra perché potrebbe stare all’Inter – corsa, dinamismo, un discreto sinistro – e perché invece forse non ci può stare – discontinuità mentale e uscita dal match a un certo punto appena prima del cambio. Pupi e Cuchu sono in gran spolvero e non c’è bisogno di altre parole. Davanti Eto’o si dimostra un giocatore incredibile, che ha messo biglie in tutte le competizioni stagionali, mentre Goran Pancev non riesce a toccare una volta la palla nel modo corretto, a difendere un pallone, a fare la pensata giusta, nonostante Eto’o si prodighi per farlo segnare e la squadra lo cerchi con continuità. Il passaggio sul difensore in occasione del tre contro due appena prima del raddoppio genoano è il manifesto del suo momento difficile (per usare un eufemismo). Obi, Biabiany e Rivas menzione d’onore: presenziano e fanno il loro.

Abbiamo onorato l’impegno. Il campo e lo stadio con due anelli aperti per tenerli mezzi vuoti (aprire solo il primo no?) molto meno. E andiamo al prossimo step, verosimilmente con il Napoli