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Posts Tagged ‘Roma’

No future no peace!

16 ottobre 2011 40 commenti

 

Siamo noi la generazione fuori dalla storia. Rabbiosa, disperata, accecata dalla furia. Siamo noi. Siamo la generazione vittima della storia dei propri genitori, ispirata da quella dei propri nonni partigiani, schiava del presente senza fine, senza passato, e senza futuro. Noi non vi capiamo e voi non ci capite. C’è chi di noi è scappato altrove, a cercare fortuna, ma molti non hanno alcun luogo e alcun tempo dove andare. Siamo qui, incastrati in una realtà di cui non possiamo fare parte. Non siamo i giovani, che riusciranno a raccogliere le briciole di una pletora di anziani coccolati da diritti acquisiti che a noi sono stati strappati di mano con il loro stesso silenzioso beneplacito. Non siamo i ragazzini che vanno avanti ancora con il welfare all’italiana fatto di pizza, mamma e mancetta, fino a quando verranno fatti sedere sulle sedie lasciate vacanti da chi si è abbuffato senza preoccuparsi di cosa succedeva dopo. Non siamo quelli che hanno già vissuto la propria storia, siamo quelli che continuano a viverla, senza alcuna speranza.

 

E allora che cosa abbiamo da perdere, che cosa dobbiamo chiedere, e chi sarebbero i nostri interlocutori? I vecchi sindacalisti che ci hanno fottuto la vita? O i politici che si riciclano un giorno sì e l’altro pure riempiendosi la pancia di cibo, le tasche di soldi e le case di servi? O i ragazzini che non ci capiscono, che non capiscono la nostra disperazione e reclamano un futuro a chi gliel’ha tolto? La verità è che noi siamo già oltre. Siamo oltre la sfera del bene e del male, furia cieca e rabbia nera. Non cerchiamo giustificazioni, è inutile parlare. E’ inutile discutere. Non cercate di capirci. Non potete. Perché avete un passato, o un presente e anche se non ci credete alcuni di voi hanno anche un futuro.
Perché non vogliamo avere ragione. Perché siamo fuori dalla storia. Nel bene e nel male. Ma non cercate di addossarci la responsabilità del nostro presente. Perché l’unica cosa che abbiamo è la nostra vita. E un posto per noi lo troveremo. Costi quello che costi.

No future, no peace.

19 giugno 2011: giornata dell’indignazione precaria – i precari prendono parola!

17 giugno 2011 3 commenti

19 giugno 2011 h 18:00
ROMA – piazza Montecitorio
MILANO – piazza Mercanti
I precari prendono parola!

Brunetta ci ha umiliato chiamandoci la parte peggiore d’Italia. Noi invece crediamo che la parte peggiore del paese siano proprio i politici che vivono nel mondo dei loro palazzi dorati e le imprese che si sono arricchite sfruttando il lavoro precario.

Per questo il 19 giugno abbiamo lanciato la giornata dell’indignazione precaria! A fianco del movimento della Global Revolution che dalle piazze di Madrid e Barcellona ha contagiato l’Europa da Atene a Lisbona, i precari e le precarie italiane scenderanno in strada per prendere parola contro la politica che ci umilia e le imprese che ci precarizzano.

A Roma dalle 18 in piazza Montecitorio comincerà il presidio permanente che fino al 22 giugno griderà la sua voglia di sfiduciare Brunetta e il governo.

A Milano dalle 18 in piazza Mercanti manderemo la nostra solidarietà ai precari di Roma e lanceremo un microfono aperto, un momento di presa di parola collettiva.

Chiediamo a tutti i precari e le precarie, ai lavoratori, a chi ha a cuore le sorti della generazione precaria e non sopporta più chi dall’alto dei palazzi della politica ci umilia e maltratta, di venire in piazza. Portate la vostra creatività, le vostre idee, la vostra rabbia. Contro chi non ci vuole far parlare, contro chi ci vuole zitti e con la testa china, risponderemo parlando di idee, di futuro, di conflitto, di sciopero, delle nostre rivendicazioni e delle nostre emozioni.

Precarie e precari

La Coppa dei Cachi: mille e non più mille

12 maggio 2011 1 commento

Considerata l’autonomia di circa 30 minuti o poco più che entrambe le squadre dal budget millionario sanno di avere, entrambe decidono per i primi 45 minuti di seminare il campo arato dalla fatica dell’uomo e dalla forza dei buoi che contrariamente a ogni buon senso va sotto il nome di campo di calcio dello stadio Meazza in San Siro. Da un lato si schierano i soliti romanisti isterici, che non riescono a fare mezzo tiro in porta in un intero tempo nonostante abbiano bisogno di un gol per riaprire i giochi per la qualificazione. Dall’altro Leopardo sfodera una formazione da film dell’orrore: 4-4-1-1 con Kharja a supporto di Pazzini e – bestemmia tra le bestemmie – Eto’o esterno sinistro di centrocampo che spesso scala a fare il terzino per coprire l’avanzata (un po’ sbilenca stasera) di Mototopo. Eto’o terzino contro una squadra di cadaveri è qualcosa che sfida ogni limite dell’umana immaginazione.


In mezzo al campo poi, troneggiano e duettano Cuchu e Mariga: in due non faranno un passaggio di dieci metri, il primo passerà 85 minuti su 90 a fare il vigile fino a quando Eto’o quasi non lo manda a quel paese, e il secondo mostra una rimarchevole tendenza a non saper cosa fare con il pallone. D’altronde Mariga che faceva perfettamente l’incursore nel 4-3-3 del Parma non si trova proprio a suo agio a dover ricoprire il ruolo di interdizione e inventore di manovra a centrocampo. Nonostante le brillanti premesse un colpo di biliardo del Leone ci mette sulla strada giusta. Basta poco per rendersi conto che con un minimo di testa (neanche di gambe) è possibile fare il secondo gol e chiudere la partita. Ma appena arriviamo al limite dell’area sembra riemergere la sindrome di Benny, quella che ci impediva di tirare se non eravamo già oltre la linea di porta.


Il Pazzo quasi riesce a rompere l’incantesimo appena prima di lasciare il posto a un Milito vagamente normoambulante, mentre Kharja lascia il posto a Motta: dall’ingresso del Sindaco di Marmo in campo non ci si capisce più un cazzo. Motta si mette dietro le punte (Eto’o-Milito), Cambiasso a fare da volante, Mariga interno destro e Zanetti però non va a fare l’interno sinistro ma rimane largo. Una roba mai vista, che ci priva di qualsiasi equilibrio. Il pressing scompare, dato che Kharja ne era il principale attore (se aspettiamo che lo facciano i due vigili di centrocampo stiamo freschi) e la linea difensiva comincia a dire i numeri con un paio di interventi mancati di Chivu e Lucio da film dell’orrore; Milito fa un movimento perfetto ma poi di sinistro tira una scamorza inguardabile. La Roma prende un doppio palo clamoroso, ma a parte quello non si fa mai viva. Poi facciamo il pasticcio: Nagatomo non esce sull’uomo mentre Cambiasso lo guarda dicendogli cosa fare anziché riparare all’errore, il romanista crossa totalmente indisturbato, Lucio si addormenta mentre Maicon non si sa dove sia, e Borriello insacca alle spalle di uno Julio Cesar che esita ad uscire (unico errore in una grandissima partita).


Nonostante l’isteria finale che ci costa la squalifica di Maicon e gli insulti di tutto lo stadio contro Burdisso l’ingrato, la partita termina in pareggio (e ci sarebbe pure un rigore grosso come le dimensioni di Rocco Siffredi su Milito) e conquistiamo la finale della Coppa dei Cachi. Ricorderemo la partita per due record, più che per la noia sugli spalti: il Capitano fa 1000 partite da professioniste, di cui quasi l’80% in nerazzurro. Non ne farà altre mille, ma probabilmente un centinaio sì: non ci sono parole. Eto’o invece eguaglia il record del più grande calciatore che abbia vestito la maglia nerazzurra quantomeno da quando il calcio è a colori: in questa stagione ha segnato 34 gol come solo Ronaldo era stato in grado di fare (record assoluto per l’inter, i 38 di Angelillo). Anche in questo caso non ci sono parole. Ed è meglio che cali il silenzio sull’atteggiamento coperto che Leopardo sembra aver scoperto solo quando è diventato troppo tardi: con una disposizione come quella di stasera forse non avremmo visto una sciagura come quella contro lo Shalke, né avremmo lasciato campo libero agli odiati cugini per lo scudetto. Meglio tardi che mai non è un detto che si applica al calcio e al tifo: doveva pensarci prima.

La Coppa dei Cachi: vittoria in contumacia

19 aprile 2011 2 commenti

Ho visto solo il secondo tempo. Con tre dei miei studenti. Traumatizzati. Ma vincenti. Anche se da quel che ho visto ancora pesantemente sulle gambe. Mi riservo di aggiungere commenti quando avro’ tempo di ragionare meglio sul match. Almeno abbiamo vinto. Vedi come siamo ridotti.

Inter in Wonderland: Banzai Inter!

7 febbraio 2011 2 commenti


Primo scontro diretto del girone di ritorno: la compagine di Trigoria si presenta a San Siro senza i suoi handicap – er Pupone e er Mesciato – e per questo è molto pericolosa. In campo ci va la formazione più sensata con il Capitano terzino e il Kharjaleonte ad aggiungere corsa ai rientranti furetti Cuchu e Wesley. Neanche il tempo di pensare a cosa potrebbe succedere che proprio l’Olandese volante – che nei primi sei mesi di campionato non ha fatto mezzo passaggio giusto – spara da fermo di sinistro un bolide nel sette: imparabile. La gente si guarda incredula e aspetta che il dodicesimo uomo giallo (senza rosso dato che in teoria dovrebbe essere l’arbitro) annulli per motivi di fede. Non avviene e siamo già in vantaggio.

La partita si mette sui binari giusti, la Roma attacca e l’Inter gestisce la palla: sulla destra il Facocero è in un momento di forma assurdo, e spiaccica Riise in fondo al campo, grazie anche all’aiuto che il Kharjaleonte gli fornisce in fase sia offensiva che difensiva. Davanti il Leone è in giornata sì, mentre il Pazzo sembra un po’ spaesato. Motta fa da metronomo, e Leopardo lo schiera davanti alla difesa proprio per evitargli troppi scatti: purtroppo il Sindaco sbaglia un anticipo e lascia il campo aperto a Menez che appoggia in fascia per un cross velenoso che Simplicio riesce a insaccare grazie alla complice scarsa copertura con il corpo proprio del Facocero. Pareggio e palla al centro.

E’ il momento in cui si soffre di più: e se non fosse per le mani guantate del Gatto con gli Stivali e le parate con il corpo del Sindaco (che si fa perdonare ampiamente l’errore sacrificandosi) potremmo anche andare sotto. Per fortuna il Leone e il Furetto Olandese non vogliono sentire ragioni e in combutta con uno stantuffo brasiliano pazzo come un cavallo confezionano assist e azioni una via l’altra: il Leone la mette in fondo al sacco per un meritato vantaggio.

Il secondo tempo si apre con la voglia dell’Inter di chiudere i conti: Julio Sergio (migliore in campo degli avversari) prende anche le mosche, ma per fortuna ci pensa Psycho, vecchio cuore nerazzurro. Dopo un primo gol regolare annullato al Pazzo, quest’ultimo replica procurandosi il rigore e l’espulsione del difensore centrale romanista. Il Leone trasforma e raccoglie la standing ovation. 3-1 e 10 contro 11. L’Inter sale in cattedra e nel giro di poco piazza anche il quarto con un colpo di testa ad altezza Mototopo del Sindaco Motta.

Esce il Pazzo ed entra il Principe, che si ritrova almeno tre volte il gol che potrebbe dargli la gioia sul piede. Senza segnare però. Tutti pensano che con tre gol e un uomo di vantaggio la partita sia finita. Entra finalmente il nostro nuovo idolo tra i boati della folla: Mototopo esordisce in nerazzurro. Banzai! Purtroppo appena mette piede in campo la Roma batte una punizione che rimpalla su Vucinic e finisce in fondo al sacco. Il dubbio che il nippo porti rogna rimane nell’aria anche se lo stadio si entusiasma quando sfonda la fascia destra della Roma facendo piangere Cassetti come un bambino di due anni. E se non fosse per la sfiga e per la serata di grazia del portiere giallorosso, sarebbe anche assist man per un paio di gol strepitosi.

La Roma grazie a un calcio d’angolo regalato dal suo dodicesimo uomo riesce a portarsi sul 4-3 e le bestemmie verso tutti coloro che avevano pensato di aver chiuso la partita si sprecano. L’Inter però ricomincia a giocare e potrebbe farne tre o quattro: in realtà ne basta uno, del Cuchu dopo doppia parata da meno di cinque metri di Julio Sergio, per chiudere il match e portare a casa i tre punti. Recuperandone due dalla capolista. Nessuno poteva chiedere di più a questa giornata a noi sulla carta sfavorevole.

Partita sontuosa di molti interpreti e peccato per i dieci minuti di black-out non tanto della difesa quanto dei centrocampisti che hanno smesso di filtrare palloni e hanno decisamente aiutato la sorte giallorossa. Senza il culo che li contraddistingue i romanisti oggi starebbero piangendo per un altro 7 a poco, ma devo anche riconoscere loro di essere venuti a giocarsela contro una squadra che sta salendo di tono, di carattere e di condizione. Ci sono ancora molte cose da registrare e abbiamo bisogno di far rifiatare gente a centrocampo, ma i segnali soprattutto in fase offensiva sono stati molto positivi. Per ora però godiamoci il rotondo risultato e il divertimento della serata (che è tale solo grazie al lieto fine), nonché l’esordio di un nuovo idolo dagli occhi a mandorla. Inter, Banzai!

L’errore di Genova

16 dicembre 2010 36 commenti

No, non strabuzzate gli occhi. E non fregatevi le mani pensando che io ora mi rimangi tutto.

L’errore di Genova non è stato spaccare tutto. No. Quello è stato il merito. L’errore di Genova è stato il prevalere del bigottismo politico, del moralismo da due soldi, dello sguardo terrorizzato di chi “fa politica” di fronte a qualcosa che non può controllare, e che non vuole interpretare.

Oggi, nei giorni che seguono agli scontri di Roma durante il miserevole voto di fiducia al farsesco regno Berlusconi, si assiste alla resa pubblica di tutto l’arsenale di chi non vuol guardare in faccia la realtà. E la tragedia è che non assistiamo solo a chi per necessità formale prende distanza dalla cosiddetta violenza, ma anche a chi con drammatica sincerità prende in mano il gesso e il cancellino per insegnare alle persone cosa si fa e cosa non si fa, con la presunzione di avere in mano tutte le chiavi per rivoluzionare il presente, il passato e il futuro.

Alle volte bisognerebbe banalmente prendere atto della realtà, come non è stato fatto a Genova e dopo Genova, rendendo il 2001 un altro grande rimosso della storia italiana (tanto quanto la Resistenza o il Terrorismo degli Anni di Piombo e non solo). Martedì in piazza c’erano migliaia di persone che hanno accolto con un boato una camionetta in fiamme, migliaia di persone esasperate da una vita e da una prospettiva di precarietà, di incertezza, di soprusi da cui non sembra essere possibilità di difesa e di emancipazione. C’erano migliaia di persone incazzate come delle iene, senza alcuna fiducia nella classe dirigente di questo paese e negli uomini e nelle donne che rappresentano ed esercitano il potere (dei soldi) nelle nostre città e sul nostro futuro.

Liquidare queste migliaia di persone come provocatori, come imbecilli trascinati da quattro scalmanati, come eterodiretta massa (traduzione: come massa diretta da qualcun altro e quindi non funzionale allo scopo di chi sta facendo il sermone) è semplicemente grottesco. E dipinge perfettamente i limiti di interpretazione della realtà di chi “fa politica” oggi. E l’errore che si commette è lo stesso di 10 anni fa. Lo stesso che ha portato la potenza incredibile di centinaia di migliaia di persone che scendevano in strada a trasformarsi in un lumicino di candela al tavolo di chi decide, spettatori del potere esercitato e manipolato da altri. Da che mondo e mondo, chi comanda non accetterrà di deporre la propria sovranità se non vi sarà obbligato. E non serve certo Marx per scoprirlo. Basta avere un po’ di cervello.

Sotto riporto l’articolo “di pasoliniana” memoria che un precario devoto di San Precario ha scritto in risposta al moralizzatore della nostra generazione, Roberto Saviano. Forse l’autore di Gomorra potrebbe limitarsi a parlare di realtà che gli sono più congeniali, che non a salire sul pulpito dei tuttologhi di professione della politica.


Caro saviano,

tu dici: “CHI LA LANCIATO un sasso alla manifestazione di Roma lo ha lanciato contro i movimenti di donne e uomini che erano in piazza”.
noi diciamo: chi ha lanciato un sasso alla manifestazione di Roma E´ il movimento di donne e uomini che era in piazza.

tu dici: “Ogni gesto violento è stato un voto di fiducia in più dato al governo Berlusconi”.
noi diciamo: ogni gesto compiuto é stato un voto di sfiducia dato a tutta la classe dirigente di questo paese; politici, industriali, forze dell`ordine, sindacalisti e giornalai.

tu dici: “Questo governo in difficoltà cercherà con ogni mezzo di delegittimare chi scende in strada, cercherà di terrorizzare gli adolescenti e le loro famiglie col messaggio chiaro: mandateli in piazza e vi torneranno pesti di sangue e violenti”.
noi diciamo: questo tuo articolo cerca con ogni mezzo di delegittimare chi scende in strada, di terrorizzare gli adolescenti e le loro famiglie col messaggio chiaro: mandateli in piazza e vi torneranno pesti di sangue e violenti.

tu dici: “Bisognerebbe smettere di indossare caschi … Non copritevi, lasciatelo fare agli altri: sfilate con la luce in faccia e la schiena dritta. Si nasconde chi ha vergogna di quello che sta facendo, chi non è in grado di vedere il proprio futuro e non difende il proprio diritto…”,
noi non ti diremo che dovresti smettere di usare la scorta: chi lotta contro un potere violento, mettendoci la faccia, la testa e anche il culo, ha tutto il diritto di tutelarsi; una testa rotta non pensa tanto bene.

Inter in Wonderland: aiutini…

26 settembre 2010 Commenti chiusi

La bella addormentata nerazzurra entra in campo con l’unico undici possibile per legge. Ma il problema non è la scelta dei titolari o lo stato di forma di alcuni di essi (in pesante e inspiegabile regresso), quanto la logica con la quale si è giocato il match. La palla viene fatta passare da un bipede all’altro, senza particolare necessità di farci qualcosa di specifico.


Dopo trenta minuti di niente, finalmente il bordocampista che è in ognuno di noi capisce cosa sta succedendo: per dieci minuti i nostri hanno pensato che si giocasse a pallavolo (non si spiegano altrimenti i posizionamenti a centrocampo), poi a qualcuno viene il dubbio di sbagliarsi, e infatti si passa a giocare a mosca cieca, seguita da nascondino.


Finiti i 45 minuti ogni tifoso che si rispetti si aspetta che Benny abbia spiegato un po’ meglio che stiamo ancora giocando nella Serie di Oz. Ma qualche malefico borgataro deve aver sciolto sostanze stordenti nelle bibite dei nostri eroi. Perché il secondo tempo è ancora più soporifero del primo. I nostri avversari, dapprima increduli, lentamente si rendono conto che per interpretare al meglio l’Alba dei Mortacci Viventi è necessario provare a fare qualche tiro in porta. Cosa che riesce loro, ma senza grandi risultati.


Intanto i nostri eroi continuano la scansione di tutti i giochi da età prescolare: rialzo, indovina chi, strega comanda color, bandiera, dando vita a una specie di incompresa versione dei giochi della demenza. Il dramma lo si raggiunge quando il Colosso e Totò, in lingua madre brasiliana, si autoconvincono con una sessione improvvisata di ipnosi a due che l’ultima prova delle Olimpiadi dell’Interdizione è “ce l’hai”. Prima uno poi l’altro scagliano la palla sull’avversario avviando il suo contropiede. E se al primo giro ci salviamo, al secondo Vucinic si lancia al grido di “bubusettete” e ci punisce per l’ennesima volta.


Dei nostri non si salva nessuno. Troppo brutti e spenti per essere veri.


Subiamo la adeguata punizione per puntare a un pareggino salva apparenze, di cui la Roma non si accontenta, giustamente. Alcuni tornati indietro di due settimane sulla preparazione, altri con la testa altrove, tanto da sbagliare passaggi e movimenti elementari. Benny dimostra grande polso riuscendo a ridare concentrazione alla squadra, solo però nel tunnel degli spogliatoi, perché fuori questo non si vede.


Inutile fare drammi perché può succedere, però avrei preferito perdere per aver provato a vincere, che per inerzia. Forse la verità è che non riusciamo proprio a non tendere la mano ai burini, anche se ce la mordono ogni anno. Perché forse siamo umani, troppo umani, e quando vedi uno sventurato sull’orlo della fossa, come fai a non dargli il tanto agognato… aiutino? Ecco, adesso almeno cambino per un paio di settimane l’inno, qualcosa tipo “Grazie Inter, che ci hai resuscitato e fatto vince, grazie Inter…” Non vi piace? Manco a me.

Supercoppa Ignobilis & Inter in wonderland 2010/2011: Il demone blanco, l’incontro con l’hombre horizontal e il quarto titulo

23 agosto 2010 Commenti chiusi

E fu così che la compagine nerazzurra appena scesa dal palcoscenico del suo tri(3)pudio, proprio nel momento culminante delle proprie epiche imprese, non si avvide della trasformazione avvenuta nel proprio condottiero, della trappola che il crudele destino cinico e baro riserva a ogni eroe alla fine della propria saga, al fine di garantirne un sequel con adeguato ritorno economico. Erano mesi infatti che Gesù da Setubal combatteva contro il Potere corruttore del Demone Blanco e conclusa la sua opera magna, spossato nel corpo e nella mente, il Vate non poté che soccombere ai malefici artefici (alcuni lo chiamano vil danaro, ma tant’è) del demonio spagnolo nella cui magione aveva appena disputato la più importante partita nerazzurra dell’ultimo mezzo secolo.

I tri(3)plici eroi nerazzurri nulla potevano sospettare quando il loro comandante gli mostrò una scricchiolante sudicia porta anziché l’ingresso degli spogliatoi: si infilarono nell’antro oscuro senza alcun timore e fieri di quanto appena compiuto. Sulla soglia, come a guardia di un percorso ancora tutto da intraprendere, restarono il Colosso e l’ingrato Figliol Prodigo: mentre i loro compagni si addentravano nell’oscurità all’uno l’ormai perduto Vate offrì un calice di vino da sorseggiare insieme in una nuova avventura, all’altro uno sputo in faccia, tanto per chiarire. Il Colosso immobile sulla soglia tentennò fino a che i sentimenti (ok, non proprio i sentimenti, ma cominciano lo stesso con la esse) ebbero la meglio sul potere del serpente tentatore: voltò le spalle al mentore e si avviò verso la fine della fila indiana formata dai suoi compagni di squadra. Il Figliol Prodigo come sempre mostrò un ammirevole aplomb cominciando a sbraitare e a spaccare tutto quello che si trovava a portata di mano: per evitare che gli strepiti del disprezzato fuoriclasse mandassero a ramengo tutto il loro piano, le meringhe diaboliche si adoperarono per posizionare il giovane privo di senno su una catapulta in direzione Manciocity, la città dove divertirsi è più difficile che suicidarsi. Come contrappeso sulla catapulta, per far tornare il sorriso anche sul viso distorto dalle grida del fu Figliol Prodigo mononeuronico, un bel saccone di petroldollari, tanto cari anche al mecenate della spedizione nerazzurra così silenziato per tutta la vicenda da mercato del pesce in cui si stava trasformando l’epica impresa del suo club.

Quando i nostri paladini videro il ghigno del loro ormai ex condottiero chiudere l’uscio e farli piombare nel buio più totale seppero di non poter fare altro che continuare ad avanzare, senza macchia e senza paura, consci del loro valore e di poter superare ogni ostacolo. Seguirono quindi un oscuro e tortuoso cunicolo fino a un abisso tremendo e senza fine di fronte al quale si bloccarono meditabondi. Lungo la strada alla compagine si andavano sommando altri personaggi, alcuni con lode (Totò il Folletto, l’Iguana delle Banlieues), altri con infamia (il Fulmine Cieco di Tegucigalpa, la Foca Ammaestrata, il Reprobo Pancione), e altri ancora si sapevano ancora celarsi nell’oscurità guidati dallo Stregatto Nerazzurro, noto anche come il Direttore. Sull’orlo dell’Abisso tutti sapevano di non aver nulla per cui esitare: o l’andava o la spaccava. In entrambi i casi i cocci sarebbero stati nostri (dei tifosi, intendo): e fu così che i nostri eroi si lanciarono nel vuoto di una nuova avventura, sentendo l’aria strappata dai polmoni per la velocità della caduta, la pressione del buio sulla pelle e sui nervi, la tensione di ciò che sarebbe ancora dovuto accadere e che forse non sarebbe potuto accadere mai più.

All’atterraggio di tutta la compagnia pensò l’enorme panza dell’Hombre Horizontal, ampia e comoda come un paterno materasso, elastica come un trampolino: la compagine nerazzurra aveva incontrato il proprio nuovo condottiero, il gemello sconosciuto e sagace di Pinco Panco e Panco Pinco, Benny “Sancho Panza” Hill. Ed è dalla distesa morbida del suo ventre che comincia questa nuova annata di IIW.

Ben ritrovati?

L’euforia per aver evitato danni all’atterraggio sul fondo dell’abisso contagia rapidamente la ciurma nerazzurra che comincia a saltellare sul tappeto elastico adiposo dell’hombre horizontal come bambini appena arrivati al Luna Park. Purtroppo nessuno degli eroi si avvede che sotto i loro piedi sono nel frattempo entrati sul terreno di gioco i soliti teatranti giallorossi, che si rotolano sotto gli innocenti piedi dei tri(3)plici cavalieri del drago. Le novità in campo sono poche: il 4-2-3-1 di Benny presenta una difesa altissima, un gioco rischioso da fare se hai un terzino come Crystal che si fa tagliare fuori 4 volte dallo stesso movimento e due centrali non proprio sprinter; e davanti mi pare che gli automatismi siano ancora da ritrovare, complice anche una forma ancora in ritardo soprattutto per i giocatori più muscolari come il Principe. Ma tutto sommato Benny mantiene fede a quello che ha detto in conferenza: ha cercato di tenere di buono quello che l’Inter già faceva, e ha cercato di aggiungere qualche tocco personale.

Mentre i tifosi discettano di questi nobili argomenti la rometta picchia dentro un gol d’infilata sulle due mezze azioni imbastite, a dispetto del predominio nerazzurro. I nostri eroi cominciano le evoluzioni sui tappeti elastici e il terreno diventa un tritacarne di calcio: in pratica i giallorossi non rivedono più la biglia fino alla fine della partita, incassando tre reti che non diventano il doppio solo grazie alla misericordia dei nostri beneamati. Da segnalare il ferreo cipiglio del direttore di gara e dei responsabili dell’OP che come al solito solertemente hanno sospeso la partita dato il comportamento incivile del pubblico romanista al colmo della frustrazione: una sera come quella di una sfida diretta poteva essere un’ottima occasione per dimostrare con i fatti che si vuole risolvere il “problema stadi”. Ennesima figura debole, ma ci siamo abituati: i “problemi” meglio riempano le pagine di giornale, le soluzioni non interessano a nessuno.

La partita finisce in tripudio per il quarto titulo, non prima di aver rivisto in campo Adriano2, nel senso di un giocatore che pesa come due: e pensare che pensavamo che il Reprobo Pancione fosse il peggio in circolazione quanto a bulimia. Bene così. Se proprio vogliamo fare gli interisti: è evidente che la squadra ha dei margini di miglioramento e che il mercato da questo punto di vista potrebbe dire la sua. Ma per ora i tifosi mi sa che si dovranno contentare di essere satolli di premi e meno di entusiasmanti progettualità. Per quelle stiamo alla finestra.