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No future no peace!

16 ottobre 2011

 

Siamo noi la generazione fuori dalla storia. Rabbiosa, disperata, accecata dalla furia. Siamo noi. Siamo la generazione vittima della storia dei propri genitori, ispirata da quella dei propri nonni partigiani, schiava del presente senza fine, senza passato, e senza futuro. Noi non vi capiamo e voi non ci capite. C’è chi di noi è scappato altrove, a cercare fortuna, ma molti non hanno alcun luogo e alcun tempo dove andare. Siamo qui, incastrati in una realtà di cui non possiamo fare parte. Non siamo i giovani, che riusciranno a raccogliere le briciole di una pletora di anziani coccolati da diritti acquisiti che a noi sono stati strappati di mano con il loro stesso silenzioso beneplacito. Non siamo i ragazzini che vanno avanti ancora con il welfare all’italiana fatto di pizza, mamma e mancetta, fino a quando verranno fatti sedere sulle sedie lasciate vacanti da chi si è abbuffato senza preoccuparsi di cosa succedeva dopo. Non siamo quelli che hanno già vissuto la propria storia, siamo quelli che continuano a viverla, senza alcuna speranza.

 

E allora che cosa abbiamo da perdere, che cosa dobbiamo chiedere, e chi sarebbero i nostri interlocutori? I vecchi sindacalisti che ci hanno fottuto la vita? O i politici che si riciclano un giorno sì e l’altro pure riempiendosi la pancia di cibo, le tasche di soldi e le case di servi? O i ragazzini che non ci capiscono, che non capiscono la nostra disperazione e reclamano un futuro a chi gliel’ha tolto? La verità è che noi siamo già oltre. Siamo oltre la sfera del bene e del male, furia cieca e rabbia nera. Non cerchiamo giustificazioni, è inutile parlare. E’ inutile discutere. Non cercate di capirci. Non potete. Perché avete un passato, o un presente e anche se non ci credete alcuni di voi hanno anche un futuro.
Perché non vogliamo avere ragione. Perché siamo fuori dalla storia. Nel bene e nel male. Ma non cercate di addossarci la responsabilità del nostro presente. Perché l’unica cosa che abbiamo è la nostra vita. E un posto per noi lo troveremo. Costi quello che costi.

No future, no peace.

  1. 16 ottobre 2011 a 11:08 | #1

    Per lo slogan, eterni ringraziamenti @robbmonzani 🙂

  2. 16 ottobre 2011 a 22:16 | #2

    già…
    ma circondati anche dalla generazione della delazione e della legalità.
    terrificante.

  3. senza speranza
    17 ottobre 2011 a 10:51 | #3

    Apprezzo molto lo stile, apprezzo anche il tentativo di non dare motivazioni politici che altri invece hanno tentato.
    Non apprezzo affatto invece ciò che è successo in piazza san giovanni a roma.

    La faccio breve breve:
    c’è bisogno che il conflitto si allarghi e radicalizzi, che le persone capiscano e facciano l’abitudine al fatto che nessuno regalerà loro nulla, che non si adagino su un ipocrita legalitarismo che va a tutto discapito di chi lotta per la propria vita.

    Ciò che è successo a san giovanni, volenti o nolenti, ottiene l’obbiettivo contrario.
    Ribadisco: parlo di sangiovanni! Non sto parlando delle sanzioni a banche e agenzie interinali, o di scontri fatti per raggiungere un obbiettivo.

  4. Felice Airoldi
    17 ottobre 2011 a 11:21 | #4

    …se gli indignati incazzati hanno manifestato in 1.000 città e 100 nazioni
    e solo a Roma, Italia, c’è stata la guerriglia,
    una spiegazione ci deve essere.
    Una spiegazione può essere che gli italiani sono i più violenti e i più stupidi di tutti.
    Una spiegazione può essere che l’Italia ha il governo peggiore di tutti.
    Probabilmente vere tutte due le cose.
    Che fare?
    Convincere migliaia di italiani alla nonviolenza.
    Nonviolenza significa andare in piazza senza picchiare ……e a farsi picchiare (i poliziotti sono lì per picchiare).Io le risposte non ce le ho…alla mia età però, sono disposto ancora a prendere qualche manganellata…credo che se fossimo in tanti…non ci possono manganellare tutti….la liberazione l’ hanno combattuta 15.000 Partigiani, gli altri …stavano a guardare.

  5. vivarobertosaviano
    17 ottobre 2011 a 12:16 | #5

    Scusate ma vorrei fare un paio di puntualizzazioni.

    Punto primo: nel post iniziale, pare di capire che la rabbia, le violenze, etc. verrebbero da una generazione, quella degli odierni trentenni (e forse quarantenni) con i quali la storia avrebbe fatto, per così dire, il “salto”, perché arrivati troppo tardi (essendo tutti i posti occupati dalle generazioni precedenti) e troppo presto (perché il passaggio del testimone avverrà a favore delle generazioni a loro successive, i ragazzini, per l’appunto). Non voglio discutere di questa analisi generazionale, ma vorrei hiedere: è proprio vero che i cd. violenti erano espressione di questa generazione? Io non era a Roma, ma da quel che ho letto, mi pare fossero persone molto più giovani, anagraficamente sulla ventina, più vicini ai cd. ragazzini di cui parla il post.

    Punto secondo : bisognerebbe avere un po’ più di memoria storica a mio parere. Episodi come questi succedono regolarmente da una quarantina d’anni a questa parte, mi sembra quindi a maggior ragione che la questione generazionale (nel senso delineato dal post) non ci azzecchi per nulla.

  6. bloc no grazie
    17 ottobre 2011 a 12:22 | #6

    andate a fare le rivolte per cazzi vostri!
    smettetela di strumentalizzare chi per colpa vostra viene mal interpretato.
    potete avere tutte le ragioni del mondo
    personalmente non condivido le azioni per dimostrarlo
    ma siete dei codardi che nascondono il viso in un passamontagna
    e come un parassita si è nascosto dietro una protesta fatta di gente che non voleva immischiarsi
    con la violenza.
    vermi

  7. Antani
    17 ottobre 2011 a 12:52 | #7

    Già, certo, perchè voi il futuro aspettate che siano altri a costruirvelo. Nel frattempo distruggete quello degli altri.
    Siete merda.

  8. 17 ottobre 2011 a 13:09 | #8

    @Felice Airoldi

    Faccio mestamente notare che i partigiani erano 15.000 disposti a tutto. In Italia non vedo precari e/o generazioni disposte a tutto, ma anzi, sono tutti convinti che la politica li salverà a dispetto di loro stessi.

    E non sto dicendo che allora bisogna fare la guerra ogni volta che c’è un momento di piazza, ma che il livello di consapevolezza della ferocia della situazione è molto bassa. E il welfare all’italiana aiuta molto in questo senso.

    La mia amarezza è dovuta al fatto che uno spezzone generazionale è feroce di furia e rabbia, ma senza sbocchi né nel presente, né nel futuro. E un altro spezzone generazionale è completamente ipnotizzato dalle cazzate.

  9. 17 ottobre 2011 a 13:12 | #9

    @bloc no grazie

    primo: io ero a milano ed esprimo un sentimento mio, che non dipende da quello che ho fatto io.
    secondo: se tu sei un rappresentante della non violenza stiamo a posto
    terzo: le persone vanno dove gli pare, se non li vuoi vedi di capire come evitare che ti pestino i piedi, perché non decidi tu come e cosa si fa, lo decide chi c’è e chi fa.

  10. 17 ottobre 2011 a 13:13 | #10

    @Antani

    Gradirei sapere in che misura io aspetterei qualcun altro che mi costruisca il futuro. No, perché da come scrivi, pare che tu mi conosca benissimo. Cmq se questo è il livello di ragionamento e discussione di cui sei capace, il futuro costruito da te dev’essere un bijoux.

  11. 17 ottobre 2011 a 13:22 | #11

    @bloc no grazie

    Il tuo commento è l’unico a cui vale la pena di rispondere senza sarcasmo. Perché cerca di capire che cosa volevo dire.
    Io non so chi ci fosse a Roma. Ero a Milano, ripeto. Però la sensazione che esprimo nel post è quella che ho tutti i giorni: di fare cortei e manifestazioni io mi sono rotto francamente; non riesco a entusiasmarmi per esercizi di democrazia estremamente limitata che poi non sortiscono molti effetti. Non significa che siano inutili, ma che senza una dinamica politica che vada oltre il corteo sono la foglia di fico di una democrazia finta. Il problema è l’esercizio di potere (o potenza) da parte dei soggetti che reclamano più spazio per il loro presente e il loro futuro. E che forse la mia generazione non è (o non è stata) capace di conquistarsi, forse vittima di fascini retrò e di remore ideologiche e morali. Io stesso non mi sono mai messo in politica (quella dei palazzi) perché onestamente inaccettabile per me, per la mia integrità umana. Però questo effetto dell’orgoglio per la nostra storia e per i nostri riferimenti culturali si traduce in una impotenza totale in un contesto in cui la politica di rappresentanti e palazzi sembra essere l’unica esistente (e i pischelli la vedono così, purtroppo).
    Il mio post è l’espressione di un dramma generazionale. Non può essere (almeno per me) liquidato con troppa faciloneria come fanno alcuni commentatori sagaci.

    Sul punto secondo: episodi come quello che descrivi non sono avvenuti sempre negli ultimi 40 anni. C’è una dinamica precisa nella frequenza degli incidenti e nelle modalità con cui si svolgono. Gli scontri di 40 anni fa non sono quelli di 20 anni fa, così come il 14 dicembre o il 15 ottobre non sono Genova. D’altronde è l’abitudine alla dialettica politica, anche nelle sue forme più estreme che sta scomparendo. Non siamo abituati al fatto che conflitto di interessi contrapposti significhi anche scontro nel senso meno aulico del termine. Ci stupiamo quando un dibattito sale di tono e se qualcuno alza la voce diventa già di per se un violento che non merita di vedere le sue ragioni ascoltate.
    E’ questa idiosincrasia tra la mia totale sfiducia in ciò che mi circonda e nel mio futuro, e la percezione che hanno altre generazioni fiduciosa nei confronti del mondo e degli altri che mi amareggia. Perché io sono senza speranza, ma non sono l’unico. E temo di avere ragione.

    Spero di essermi spiegato anche se non è facilissimo.

  12. Perf
    17 ottobre 2011 a 14:00 | #12

    @nero

    Correggo qua e là:
    “Faccio mestamente notare che i partigiani erano 15.000 disposti a tutto.” -Era gente in guerra contro il nazismo,niente altro da dire. Le persone salvano, la politica è fatta da persone.
    “primo: io ero a milano ed esprimo un sentimento mio, che non dipende da quello che ho fatto io.”- Io ero là e non volevo succedesse nulla, tu no e volevi il contrario, strana cosa!

    Ora, io posso capire la frustrazione che una persona può provare, l’odio profondo che ti mangia dentro, ma tutto ha un limite. Faccio un piccolo, insignificante, esempio: del 14 dicembre 2010 in pochi ne parlavano prima di sabato, dal 15 maggio in Spagna invece è partita l’etichetta di un movimento. Cosa distingue questi due avvenimenti? Cosa rende diversi un 15 maggio spagnolo e un 15 ottobre d’Italia? La risposta non merita nemmeno di essere scritta.

  13. bloc no grazie
    17 ottobre 2011 a 14:23 | #13

    @nero

    il problema è che con questa violenza si da adito a quella classe politica che tu chiami di merda, e io pure, di poter demonizzare la rivolta. di poter strumentalizzare agli occhi del ceto medio. trasformare urla contro la loro politica di oltre 20 anni (di scelte oltremodo sbagliate), contro atti “terroristici”
    tu da milano l’hai vista cosi! chi c’era dentro l’ha vista in maniera diversa.

    e permettimi di aggiungere che finche gli obiettivi offesi sono banche o istituti di credito vari io sono anche daccordo. ma dare fuoco a macchine (utilitarie) è da coglioni. sfasciare vetrine di negozi di gente che lavora semplcemente è da repressi.
    la violenza non è la risposta ad una politica corrotta

  14. 17 ottobre 2011 a 15:56 | #14

    volendo essere volutamente superficiale: è per sentirti appieno parte di questa “generazione fuori dalla storia” che ti sei fatto una bella vacanza in mexico??
    “eh sti cazzi!”
    direbbero quelli che da anni non sanno più cosa vuol dire potersi permettere una vacanza o coloro a cui i “tuoi amici” hanno bruciato le auto..

    sarebbe interessante poi, se chi di competenza rendesse noto quale è il tenore di vita di quella ventina di stronzetti che hanno fermato… con quei dati alla mano possiamo tornare sull’argomento di quanto sia “insoddisfacente e precaria” la vostra “giovane esistenza”..
    ti saluto

  15. ppn
    17 ottobre 2011 a 16:34 | #15

    Volendo essere superficiale oggi è ancora abbastanza caldino e fai prima a mangiarti uno degli ultimi gelati di stagione. E’ un consiglio sincero, lo giuro.
    Detto ciò, ma ‘sta storia delle violenze, io la capisco si e no. Quattro dementi che rovinano la manifestazione degli altri millemila buoni e bravi. E ok. Ma è l’alternativa tra il passare in secondo piano in tempo zero -corteo: zero scontri, passiamo al delitto Sticaz, e ai consigli per la tintarella del dottor Salaminchia, sì cazzo, anche se è ottobre!- e giocarsi le proprie motivazioni in un bel falò -siamo qui per…ok, distruggiamo la baracca e chissenefotte-. La soluzione è che ci vorrebbero più di quei quattro dementi a tirar giù la baracca. Di sicuro non che fossero tutti buoni e belli. Ehi, indignatissimi eh, ma con le mani in tasca, noi vogliamo solo che ci ascoltino. Ma per piacere.
    Capiamoci, non è un dilemma da poco, ci facciamo inculare o ci inculiamo da soli. La differenza sta solo nel lubrificante, in chi lo sceglie.
    E il punto è proprio questo.
    E forse le ragioni sono proprio nell’inculatata più subdola connaturata al precariato. Che è una questione privata. Che è un modo di vivere. Lo è diventato. E’ una forma mentis, è uno stile di vita. Non ha niente a che fare con il qui e ora di una cazzo di vacanza in messico, o di un mese di stipendio a 3000 euro netti. E’ una serie di botte di culo e sfighe. Imprevedibili, ingestibili. E’ il cazzo ne so cosa succederà il prossimo mese. A me. Non si parla di contratti di categoria, quello che succede a me, succede a te e a tutti quelli come noi, uniamoci e difendiamoci -sessé-. No. E’ precario chiunque, tutti, nessuno. Io, gli altri cazzo ne so. E’ la trasversalità del precariato che impedisce al soggetto precario di trovare i propri simili. Che sono ovunque, ma sono ‘troppo’ dappertutto. Sono chiunque, sono mille singolarità. E io credo che sia questo che ci frega. Che il precariato ci costringe a pensare ai nostri cazzi -come tutto del resto- e quelli sono troppo personali, individuali, per permetterci di condividerli davvero. La storia di ciascuno degli amici precari che ho è unica e diversa. Non ci sono paragoni, e mancano, in concreto, punti di incontro. Oguno si fa i cazzi suoi. Deve.
    Non se ne esce.

  16. 17 ottobre 2011 a 17:12 | #16

    @paperino

    patetico.
    chi di competenza non è amico mio.
    chissà come mi conosci bene per sapere il mio menage quotidiano e dal punto di vista del reddito.
    ma già il fatto che continui a confondere il mio post con un post sui “ggggiovani” rende merito di quanto sei prevenuto.
    io scrivo tuttaltro. ma vabbè… parole sprecate con gente come te.

  17. 17 ottobre 2011 a 19:14 | #17

    cerco di capire da ieri ormai
    ho provato a scrivere sul blog militant, ma il mio commento non è stato nemmeno pubblicato …
    premetto che qui non ho letto tutti i commenti e risposte (oggi sto leggendo troppe robe)
    ieri ero presente, tu eri a milano, ok non hai colpe. (noi siamo partiti da milano)
    ma ti dico, mi spieghi se secondo te è giusto bruciare la macchina di un privato che non sai nemmeno chi è ? fosse quella di bersani capirei anche anche
    mi spieghi se ti sembra giusto bruciare un palazzo dove dentro cè una casa di dei privati (intera casa bruciata)
    mi spieghi se ti sembra giusto che una persona per allontanare un petardo ha perso 2 dita ?
    per capirci, se bruci una banca , non mi da poi così tanto fastidio. è comunque inutile ma per lo meno ha un senso simbolico.
    per capirci meglio, sono stato in val di susa e la anche se a un punto la situazione è degenerata, comunque mi sembrava tutto molto più lecito. la tav non va fatta PUNTO
    nel corteo si era spiegato alla gente che non voleva casini dove stare per non mettersi in pericolo, chi voleva andava avanti chi no no. c’era partecipazione al 100% (circa)
    non ti accuso, anzi, mi sembri disponibile al dialogo e mi sembra che se tutti riuscissimo a comunicare meglio tra di noi potremmo solo diventare più forti.
    grazie

  18. 17 ottobre 2011 a 19:29 | #18

    @gianca

    Accolgo positivamente il tuo commento perché almeno evita giudizi frettolosi. Il paragone tra TAV e Roma è molto interessante secondo me.
    Il mio post non sta cercando di giustificare quello che è avvenuto a Roma. Non c’ero, ergo non ho nulla di cui giustificarmi o meno. Cerca di spiegare una sensazione esistenziale che io ritrovo tra molti della mia generazione. E che non stento a credere si tramuti in una rabbia senza sbocchi. Per colpa nostra, ma non solo.

    Se mi chiedi la mia posizione personale, io sono sempre stato per le forme selettive di azione, violenta, non violenta, comunicativa, o meno, dipende molto dalla situazione. Per questo il confronto che proponi è molto preciso.

    La domanda che ti propongo io è: ti pare che le risposte di chi sta parlando in queste ore (politici, indignati “veri” e “buoni”, e via dicendo) siano sensate? Di Pietro che chiede una Legge Reale bis? Improvvisati portavoce degli indignati (ma non erano contro la rappresentanza) che dicono questo e quello? Boh. Io sono molto perplesso. E mi rimane la sensazione che nessuno abbia il coraggio e un’idea per cambiare l’inerzia delle cose.

    Tu non hai questa sensazione?

  19. 17 ottobre 2011 a 20:11 | #19

    Ma poi lo sentite il livello del dibattito?
    Gli scontri di Roma preludio all’arruolamento in massa alle BR?
    Nuove leggi Reale?
    Gente che andrà a dare i suoi video alla polizia?
    Ma che livello è? Che cosa dice sul paese? Sull’umanità che siamo?

    Che mestizia.

  20. 17 ottobre 2011 a 22:30 | #20

    mi sono minimamente aggiornato ora, sempre tramite internet perchè “purtroppo” la televisione non la guardo. di pietro fa schifo, come fanno schifo tutti gli altri che sono in parlamento oggi.
    se avessi visto solo un paio di telegiornali mi sa che avrei perso la voglia di cercare un blog come il tuo che affronta questi temi.
    credo e spero di capire bene che non sei per l’incendio di macchine e altre cazzate.
    ho 25 anni quindi..
    ..però mi sa che quello che mi chiedi non sia così importante, per quello che mi interessa ti dico, non sono stupito dalle stronzate e sfoghi dovuti da sti stronzi che sono in parlamento, non mi aspetto nulla di positivo da loro
    spero nelle prossime elezioni, c’è un partito che voterei che non è presente oggi in parlamento
    non credo sia il miracolo, non credo nei miracoli, ma lo voterò.
    e poi voglio essere positivo.
    ho la sensazione che nessuno di quelli che stanno in parlamento oggi abbia nessun tipo di coraggio di nessun tipo, anzi, pannella ha avuto il coraggio di venire a roma a far vedere la sua faccia di merda. quello è il coraggio che hanno i nostri politici.
    quindi se noi che ieri eravamo tantissimi , se non ci si organizza bene tra di noi e non ci si educa a vicenda, perchè se tu hai da insegnarmi qualcosa , se hai ragione tu io prima o poi accetterò il tuo insegnamento.
    La val di susa ne è un grandissimo esempio, forse non è ancora un modello perfetto. ma di perfetto non ci sarà mai niente, se non le illusioni. (vai di poesia 🙂
    quindi fanculo quello che dicono in televisione, quello che dicono i politici che già sappiamo che sono delle merde, mi interessa la gente della piazza, tutta, dal bambino che porta la mamma in braccio, l’handicappato in carrozzella, l’anziano 99enne , i ragazzi di 18 anni e quelli di 35 che sono stati in grecia ad “addestrarsi” e che ora dicono di essere in guerra.

    andrei avanti delirando sugli infiltrati , ma non ho nulla da affermare, solo perplessita e confusione.

  21. gio
    18 ottobre 2011 a 1:32 | #22

    @nero

    io sono lontano dall’Italia, sabato ero a Time Square e ti dirò che un po’ ero emozionato a vedere le “nostre” istanze, nel cuore del cuore del capitalismo….

    visto da qui, il livello del “dibattito” in italia è più che disarmante
    è di una tristezza infinita, skizofrenico, barbaro,
    di una “fuorezza dal mondo” che farebbe venir da ridere, se non fosse tutto serissimo.
    (e non mi riferisco agli scontri ma a quello che leggo sui giornali, quello che dicono i politici e, soprattutto, come questi deliri vengono accolti dai cittadini comuni…)

    mi chiedo sempre come mai in Italia il livello sia sempre così emotivo, così superficiale, così ignorante, così indegno.
    gli italiani sembrano prendere posizione come se fosse un reality, un argomento da bar, come se fosse il campionato, come se tutto fosse sempre qualcosa che non li riguarda direttamente.

    piss&love

  22. valet
    18 ottobre 2011 a 13:36 | #23

    aggiungo i miei due cents, convinta che non valgano molto di per sè ma che sia importante che in tanti si prenda la parola…

    è vero, dieci anni fa la pensavo diversamente, ma dieci anni sono tanti, e sono convinta che ci voglia un buon grado di elasticità mentale per tentare di capirci qualcosa, non si può applicare sempre la stessa lettura a momenti così diversi (roma 2011 non è genova 2001).

    quello che penso (pur non essendo andata a roma) è che tra le persone che il 15 componevano il blackbloc (sì, lo so, la definizione indica tutt’altro, diciamo così giusto per capirci) non ci fossero solo i teppisti che vanno allo stadio. non ci fossero solo gli infiltarti della polizia. non ci fossero solo, e qui sta il punto per me, le frange più radicali del movimento. c’erano anche tante altre persone, perlopiù giovani ma non solo, che magari non fanno politica da una vita, non hanno visto genova2001, non stanno neppure lontanamente pensando al terrorismo e alle br, ma che hanno altri paradigmi in testa, che stanno cercando di costruirsi un immaginario loro, e soprattutto che sono incazzati neri (e come dargli torto???). e non vedo molti movimenti disposti a comprenderli o ascoltarli. non voglio mica fare la paternale, del tipo “poverini, sono solo ragazzi…”, in primis e non lo nego perchè a sto giro tra quei ragazzi potrei esserci anche io da tanto sono esasperata (se non fosse che il mio piccolo bagaglio di esperienze mi dice altro). secundis, non sono nella posizione di sparare sentenze (stronzate invece sì eheh).
    non giudico nettamente, sto cercando di comprendere, non accuso, non punto il dito, e non mitizzo (certo è vero, le auto bruciate potrebbero essere state di proprietà di precari come me, e si potrebbe andare avanti…).
    non sono diventata una fanatica sostenitrice della volenza, ho cercato però anni fa di liberarmi dalle ideologie, che aderiscono poco a mio modo di vedere al presente. e la non violenza come ideologia non mi appartiene, tant’è che paradossalmente genera violenza in quanto ideologia (sono stata verbalmente aggredita da alcuni amici “pacifisti” che la pensano diverso da me)-aggiungo che la non violenza di per sè non ha MAI fatto parte dei percorsi dei collettivi nei quali ho vissuto.
    non credo che i “neri” (senza alcun riferimento all’autore del blog 🙂 siano un movimento strutturato, con un percorso preciso, supportato da analisi chissà quanto complesse e raffinate nè tanto meno che siano l’avanguardia di chissà quale sommossa popolare…e anzi penso che ci sia un grosso problema ovunque di chiusura e autoreferenzialità, di miopia e settarismo. sottolineo che è importante essere in grado di proteggere sè e tutti quelli che ci stanno di fianco, che le denunce non facciano bene a nessuno, che il sentirsi con le spalle al muro non debba produrre autolesionismo.

    sto solo tentando di aggiungere la mia voce al coro di quelli che stanno dicendo “attenti, non cadete nei soliti giochi di comodo, affinate lo sguardo!”. In fondo quel che è successo a roma non ha smosso qualcosa? Non credete che si riproporranno ancora altri episodi simili, alle prossime manifestazioni di lavoratori, di studenti, di cittadini che protestano per difendere il proprio territori dai predoni? Non sarebbe forse il caso di fare i conti con queste situazioni, nelle quali ci sono tantissime persone (quante non ne avevo mai viste) disposte a mettere in gioco la propria incolumità e la proria fedina penale pur di esprimere la propria rabbia e dire “noi vogliamo che le cose cambino davvero” (non avevo neppure mai visto sbirri così svogliati nel prendere e dare mazzate, così presi mali dalla mancanza di mezzi e risorse)? Non sarebbe più interessante riflettere sulle pratiche anzichè su dicotomie così utili a nascondere BEN altro tipo di interessi?
    Per chiudere vorrei cercare di esprimere un briciolo di ottimismo a rischio di sembrare ingenua: se il movimento fosse un po’ più fluido, e tutte le forze riuscissero a convivere, mi piace immaginare il momento attuale come un momento davvero potente.

    devo fare una parentesi su chi si preoccupa che la violenza sia strumentalizzabile dai media: ma a me cosa me ne frega dei media minastream??? ricordo prefettamente di un corteo contro la guerra a milano, partecipato, incazzato, tutti erano lì pronti con la macchina foto in mano per riprendere gli scontri, che invece non ci sono stati, tutti molto disciplinati hanno sfilato “pacifcamente”. la prima pagina della repubblica il giorno dopo? una bella foto dell’unica scritta comparsa sul muro di un edificio sul percorso del corteo “10 100 1000 nassirya”. punto. su repubblica di quello si è parlato, non delle migliaia di persone che dicevano no alla guerra…

  23. ppn
    18 ottobre 2011 a 16:03 | #24

    Eh, Valet, forse è per quello che te/ce/gliene dovrebbe fregare dei media mainstream. Scendi in piazza a dire di no alla guerra per farti sentire o per sentirti da solo tu e i tuoi amici? E se è la prima, di quello che poi si sente secondo me te ne dovrebbe fregare. Se no perdi tempo, o peggio. Il “movimento” oggi, all’alba del 2011, è pieno di gente come te -senza offesa, ci mancherebbe- che tanto non me ne frega un cazzo. E allora qual’è il problema se tutto il movimento viene accusato, se tutte le sue parole d’ordine vengono distorte e cancellate. Anzi, ma che cazzo si scende in piazza a fare, a dire cosa a chi se non te/ce/gliene frega un cazzo. E’ molto peggio che stare a casa a brontolare tra sé e sé, almeno quello non rischia di sputtanare le idee che ci sono dietro. Per me, stando così le cose non c’è molta speranza.

  24. 18 ottobre 2011 a 18:34 | #25

    @Perf

    “primo: io ero a milano ed esprimo un sentimento mio, che non dipende da quello che ho fatto io.”- Io ero là e non volevo succedesse nulla, tu no e volevi il contrario, strana cosa!

    Io volevo il contrario? E chi te lo dice?
    Tu continui a leggere quello che cerchi in quello che scrivo, senza porti il problema di quello che voglio dire io.
    E’ un bel problema.

    Ora, io posso capire la frustrazione che una persona può provare, l’odio profondo che ti mangia dentro, ma tutto ha un limite. Faccio un piccolo, insignificante, esempio: del 14 dicembre 2010 in pochi ne parlavano prima di sabato, dal 15 maggio in Spagna invece è partita l’etichetta di un movimento. Cosa distingue questi due avvenimenti? Cosa rende diversi un 15 maggio spagnolo e un 15 ottobre d’Italia? La risposta non merita nemmeno di essere scritta.

    Forse la sintassi non è il tuo forte, ma la prima parte della frase non l’ho capita.
    Per esempio per me i due movimenti non sono distinti da quello che è successo il 15 maggio o il 15 ottobre, ma da quello che è stato fatto prima del 15 maggio e del 15 ottobre.
    E soprattutto: il fatto che uno faccia partire un’etichetta e l’altro no non rende un evento migliore dell’altro. La qualità non si misura in etichette, ma in processi.
    Su una cosa siamo d’accordo: il 15 dubito che avvierà processi politici o sociali di alcun tipo. Il 15 maggio lo ha fatto perché prima è stato compiuto un lavoro politico e un passaggio sociale che in Italia non c’è.

    Essere indignati è un’etichetta mediatica, da noi. In Spagna è diventato un momento di protagonismo politico. Una bella differenza. Ma non nel senso che intendi tu.

  25. 18 ottobre 2011 a 18:40 | #26

    @bloc no grazie

    Errore grave di prospettiva il tuo.
    Perché la criminalizzazione di tutto ciò che è pericoloso per il potere avviene indipendentemente dalle forme di piazza. E’ un grave errore di percezione pensare che sia colpa dei bb se si criminalizza un momento di piazza. La colpa (responsabilità) è di chi non trova aberrante richiamare la Legge Reale o proporre arresti preventivi per le persone che potrebbero (forse un giorno chissà) fare un atto violento in un corteo. O forse no.
    E mi chiedo tutti questi non violenti che invocano a gran voce forme repressive e di negazione delle più elementari libertà civili come fanno a definirsi tali. Io incontro un livello di violenza verbale e politica enorme in questo contesto, molto di più che in mezzo a gente dedita agli scontri, dove peraltro nessuno si permette di dire a qualcun altro cosa fare o cosa essere.

    Sul tipo di attività violenta che è “utile” o meno il discorso è molto ampio e possiamo pure essere d’accordo, ma il livello della discussione deve essere un altro e riguarda i processi (intesi come percorsi, sviluppi) politici che avvengono o meno, interessanti o meno, nell’ottica di un cambiamento dello status quo.
    Io non penso che quello che è successo a Roma lo sia. Ma non penso neanche che quello che volevano o hanno cercato di fare quelli che adesso gridano allo scandalo e alla delazione lo sia altrettanto.

  26. mosq
    18 ottobre 2011 a 21:21 | #27

    potrei dare ragione a ppn nonostante la scrittura confusa. cogli bene è vero. aggiungerei solamente una cosa. non se ne esce anche perché (il dibattito di questi giorni lo indica chiaramente) le menti più lucide, le punte più aggiornate e avanzate del movimento di ieri e di oggi sono ferme a schemi da archeologia delle ideologie.
    sul tuo post, nero, non voglio dilungarmi. preferisco pensarlo come un esercizio di stile ben fatto. credo che l’analisi generazionale sia giusta ma mi sfugge il motivo che ti ha spinto a scriverlo. a livello umano ci vedo un po’ di autolesionismo (esporsi così… per cosa poi?) e politicamente mi spiace ma non regge. non è questione di voler avere ragione o meno. semplicemente non sei una monade autosufficiente e assoluta.
    ci si

  27. 19 ottobre 2011 a 0:13 | #28

    @mosq

    Il post era uno sfogo a caldo di molte cose accumulate. E l’occasione per parlare di altro. Come puntualmente avvenuto.
    Il tema generazionale è necessario. E poi se non mi sfogo un po’ sul mio blog privato cosa devo fare, trascinare su queste valutazioni un collettivo?
    Non mi pare una cosa furba: ad ogni ambito la sua funzione, no?

    Ci si quando vuoi…

  28. valet
    19 ottobre 2011 a 11:31 | #29

    @ppn

    aspetta un attimo, mi sembra che tu stia guardando le cose solo in bianco e nero, senza tutte le sfumature del caso.
    sono d’accordo con te, sulla comunicazione dico. non sai quanto.
    il fatto è che a mio avviso si dovrebbe stare attenti a non confondere il desiderio di comunicare con il soggiacere a ricatti morali che magari arrivano da pulpiti, come la redazione della repubblica, da cui non ci si potrebbe neppure permettere di parlare di “morale”. (non ho idea di come si muova ad esempio il movimento degli indignados in spagna, ma non mi stupirebbe se anche lì si sia deciso di dotarsi di mezzi di comunicazione propri piuttorso che perder tempo ad occuparsi di quel che scrive el pais).
    questo perchè mi sembra che autolimiti moltissimo e che devi il pensiero, verso problemi che non sono problemi. e si arriva a assurdità come il linciaggio dei black, le diffamazioni che trovo veramente imperdonabili e disumane, quando invece bisognerebbe porre l’accento ad esempio sulla gestione di piazza in italia (da quel che so a londra il 15 la metrò era gratis per non creare problemi di ordine pubblico, a roma la polizia, acquattata in metrò, menava).
    bho non so se mi sono spiegata, ti invito solo davvero a non essere così sicuro di sapere con chi stai parlando.

  29. tro
    19 ottobre 2011 a 14:06 | #30

    mi sei piaciuto molto, condivido

  30. 19 ottobre 2011 a 14:22 | #31

    @tro: devo aver sbagliato qualcosa

    Come ho scritto poco fa su twitter: il vero problema nelle reazioni che ho letto in giro a questo post è che ognuno non ha letto quello che ho scritto, ma ha cercato in cose scritte quello che pensa. Non è un principio molto sano per dibattere su una cosa. 🙂
    Però è normale: non cerchiamo di capire, cerchiamo conferme a quello che pensiamo di sapere. E’ sempre così. Ed è il motivo per cui scrivere è così appassionante e spesso così frustrante 🙂

  31. Tina
    19 ottobre 2011 a 15:35 | #32

    Quello che segue è parte di un mio “sfogo” scritto il 16, ma mai pubblicato da nessuna parte perchè un blog non ce l’ho. Lo metto qui perchè il problema generazionale toccato da questo post lo sento tutto, ma magari anche io vi ho cercato conferma a quello che penso (peraltro non so nemmeno che età abbia Nero, ma da quanto scrive ho l’impressione non sia molto lontano dai miei 40).

    Lo sapevamo benissimo quello che poteva per succedere il 15 ma nessuno ha fatto niente perché non succedesse, lasciando il campo a singoli gruppi di “pacifisti-eroi” che si sono buttati alla rinfusa contro chi ritenevano “black bloc”, “facinorosi”, “infiltrati” , “fascisti” o quant’altro, col risultato che la conta dei feriti l’abbiamo dovuta fare in gran parte su quelli colpiti da “fuoco amico”.
    E allora il giorno dopo tutti a chiedersi, giustamente, perché è andata così. Provo a dare una spiegazione, ovviamente la mia.
    Mettiamoci una mano sulla coscienza e ammettiamo onestamente che se molti, moltissimi non volevano partecipare agli scontri, molti di loro avevano al contempo anche le palle piene di andare a “sfilare”, oltretutto gridando slogan privi di azioni conseguenti e accanto ad altri con cui sapevano di non avere poi così tanto da condividere, al di là di un po’ di indignazione. Ovviamente lo dico perché mi ci metto in mezzo anch’io, ma continuo a usare il plurale perché ho la netta sensazione che questo sia stato un sentire non solo mio. E quando dico “non volevano partecipare agli scontri” mi rendo perfettamente conto che è un’espressione generica e ambigua, ma la uso con la coscienza che ambiguo è il nostro sentire, di chi non se la sente di partecipare agli scontri in quel momento ma non sente quella violenza come tanto assurda, certamente non più assurda della violenza operata quotidianamente dall’altra parte della barricata (e non intendo ovviamente la barricata specifica di un contesto di piazza).
    Credo che allora il problema di molti rispetto a pratiche di piazza più o meno violente sia un problema di tempi e di numeri, intesi come due cose che stanno insieme. Non perché i tempi in generale non siano maturi (direi che più che maturi ormai sono già marci) ma perché in mezzo tra l’oggi è il domani c’è una generazione di ventenni che ne sa ben poco delle lotte e delle pratiche precedenti, e una di ulta-sessantenni che forse ne sa troppo e legge con un’ottica sclerotizzata una realtà abbastanza diversa da quella che ha vissuto in passato. (Dico “abbastanza diversa” ma forse potrei dire “non troppo diversa” dato che non sono poi così certa che a cambiare sia stata la sostanza delle cose, quanto invece la prospettiva con cui la si guarda e parte di quello che ieri si vedeva come “progresso” si è rivelato “incubo” per la generazione dei quarantenni di oggi.)
    E il problema dei tempi si rivela anche un problema di numeri poiché se molti di noi non se la sentono ancora di praticare la piazza con certe modalità in questo momento è proprio in virtù di una scarsità di numeri : non semplicemente perché non si voglia finire come carne da macello (beh, pure per questo) ma soprattutto perché l’idea di essere un’avanguardia proprio non ci si confà e abbiamo sufficiente coscienza di cosa comporti per chi avanguardia non è da non sentircela di farci scudo di una moltitudine che sappiamo non condividere fino in fondo gli stessi nostri obiettivi.
    Così nel definire il modo in cui mi sono sentita in piazza il 15 ottobre non voglio usare il termine vittima, non solo perché non voglio esserlo, ma proprio perché la mia non scelta è stata in fin dei conti la scelta di non stare da una parte o dall’altra, di non voler vedere buoni e cattivi; credo piuttosto di far parte di una moltitudine che, proprio in virtù della capacità di vedere sia davanti che dietro di sé, si è trovata schiacciata da un pacifismo a oltranza, a tratti becero, in quanto incapace di prendere in considerazione la distinzione tra attacco e autodifesa, e una rabbia quasi cieca, in quanto incapace di vedere oltre uno sfogo momentaneo.

  32. uomonero
    19 ottobre 2011 a 15:38 | #33

    @Felice Airoldi

    tu continua a far il “duro” ma non violento davanti e poi dietro vai a firmare patti come quello per farti costruire la stradina che ti libera dai tir la casa ma che poi serve per it lavori alla TAV.

  33. 19 ottobre 2011 a 18:31 | #34

    @uomonero: quale onore 🙂

    Non sai quanto mi manchi in questo periodo 🙂

  34. 20 ottobre 2011 a 12:32 | #35

    @Felice Airoldi
    ti sei scordato che nella lotta di liberazione c’era anche lo zampino degli americani, che ci hanno fatto pagare abbondantemente dazio per questa loro pelosissima e interessata cortesia.

  35. Kundo
    21 ottobre 2011 a 1:54 | #36

    @nero

    una semplice domanda: non ho fatto vacanze in messico, anzi non ho fatto vacanze proprio se non quattro giorni in cui mi suonava sempre il telefono, la mia vita è così grama che neanche ppn mi considera più… secondo te ho diritto al salario sociale?

    Ti ringrazio per l’attenzione.

    K

    P.S. scusa ma a quella del messico non ho resistito

  36. 21 ottobre 2011 a 10:40 | #37

    @Kundo

    Tu no.

  37. Kundo
    21 ottobre 2011 a 17:42 | #38

    Mi sembra una ingiustizia….

    K

  38. ppn
    24 ottobre 2011 a 15:10 | #39

    @Kundo: Pensa che quella merda di nero mi censura i messaggi che mando sul suo cazzo di insulso blog, che se non era per me e te ormai poteva anche impiccarsi con il cavo di alimentazione del suo netbook da ricco spendaccione. In uno di quelli che ho scritto ormai una settimana fa, in cui risolvevo con dei semplici giri di parole il problema del precariato, il dilemma del non violento e unificavo anche la teoria quantistica con il razionalismo kantiano, oltre a praticamente salvare il mondo, avevo aggiunto un post scriptum in cui esplicitavo al mondo quanto io ti desideri carnalmente. Ti sogno sempre arrotolato nel prosciutto di sauris e mi sveglio la notte invocando delle vacanze in messico io e te soli.

  39. Kundo
    25 ottobre 2011 a 16:47 | #40

    @ppn

    Il prosciutto di Sauris… che buono… mmmhhmmm

    Dovremmo andarci ma temo possa farlo solo nero 🙁

    Immaginavo ci fosse sotto qualcosa e che nero mi boicotta…

    K

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