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Archivio per la categoria ‘jet tech’

Rootare un Galaxy S2 in un attimo

25 giugno 2012 Commenti chiusi

Scrivo velocemente un post tecnico per condividere la ricerca che mi è costata una mattina di spulciamenti: ovvero come acquisire i privilegi di root facilmente su un Galaxy S2. Nel mio caso non è che mi servisse a molto: non sono uno strippato delle rom per overclockare i telefoni e ottenere una specie di Uber-phone, ma avere una serie di applicazioni che giravano senza che io le potessi fermare mi indisponeva alquanto. Con l’acquisizione dei privilegi di root sul telefono e una delle tante app disponibili per “freezare” le altre app ho ottenuto il mio scopo rapidamente e in maniera (per ora) abbastanza indolore.

Fino a poco tempo fa l’unico modo per fare tutto ciò era usare un software su windows chiamato Odin e con esso caricare una versione del firmware e del kernel modificate appositamente. Recentemente qualcuno ha avuto la brillante idea di costruire una rom e una piccola app che caricate direttamente dalla modalità di recupero (Recovery) del telefono consentono di acquisire i privilegi di root, peraltro evitando alcuni fastidiosi effetti collaterali della vecchia modalità per farlo. Il resto poi è solo selezione delle app con cui stripparsi e download.

A chi ha fatto tutto ciò va un sentito grazie e un link che spero sia utile anche ad altri.

Lombardia, unica via! Le presentazioni di +Kaos di questa settimana!

12 giugno 2012 Commenti chiusi

Dopo la prima presentazione alla Baracca Occupata, il tour delle presentazioni del nostro libro sbarca in Lombardia per una serie fittissima e interessantissima di date. Si parte con Bergamo, per poi passare a Milano, Rho, Arcore e finire con Abbiategrasso. Date un’occhiata al programma sotto e scegliete la data che fa per voi!! Ovviamente in ogni luogo troverete il banchetto con il libro in versione cartacea da acquistare per finanziare A/I.

Giovedì 14 giugno: Bergamo – Paci Paciana

Venerdì 15 giugno: Milano – Piano Terra

Sabato 16 giugno: Rho (MI) – SOS Fornace (giornata pienissima!!!)

Domenica 17 giugno: Arcore – Arci Blob

Giovedì 21 giugno: Abbiategrasso (MI) – Folletto (di cui vedete sotto il fantastico volantino!)

Megaupload non raggiungibile dalla rete Fastweb – Un trucchetto

30 novembre 2011 Commenti chiusi

Chi sta su rete fastweb si sarà accorto che da ieri notte non è più accessibile il sito megaupload.com: il solito comportamento illuminato in Itaglia. Giusto il giorno in cui salta fuori che Google non restituirà più ricerche nei suggerimenti di ricerca isohunt, megavideo e via dicendo (un patto di ferro per non fare in modo che le major sabotino il nascituro google music). Ma non divaghiamo. Se volete raggiungere comunque megaupload, editate il file /etc/hosts (su linux, o il suo analogo in windows) con le seguenti righe:

 


174.140.154.22 www.megaupload.com
174.140.154.20 www.megaupload.com
174.140.154.23 www.megaupload.com
174.140.154.21 www.megaupload.com
174.140.154.24 www.megaupload.com

Hackmeeting 2011 – L’ultimo hackmeeting prima del 2012

21 giugno 2011 Commenti chiusi

Il mondo finira’, ma dato che a noi ci importa il giusto, intanto organizziamo un altro hackmeeting.

Dalle nuvole dei disastri nucleari alle nuvole del cloud computing: la tecnologia e la conoscenza quando centralizzate per interessi economici e politici e in contrasto con le aspirazioni individuali e collettive di autonomia portano inevitabilmente alla… apocalisse!

Se pensi invece che possiamo fare di meglio, se non hai paura di smontare tutto per vedere come funziona e rifarlo: seize the time! Perche’ dopo potrebbe essere troppo tardi. Le lancette scorrono, il sistema mondo non sta funzionando a modo. tic-tac, tic-tac: e’ un orologio o una bomba ad orologeria ?

Hackmeeting 24-25-26 Giugno – Firenze

L’hackmeeting è l’incontro annuale delle controculture digitali italiane, di quelle comunita’ che si pongono in maniera critica rispetto ai meccanismi di sviluppo delle tecnologie all’interno della nostra societa’. Ma non solo, molto di piu’. Lo sussuriamo nel tuo orecchio e soltanto nel tuo, non devi dirlo a nessuno: l’hackit e’ solo per veri hackers, ovvero per chi vuole gestirsi la vita come preferisce e sa s/battersi per farlo. Anche se non ha mai visto un computer in vita sua.

Tre giorni di seminari, giochi, feste, dibattiti, scambi di idee e apprendimento collettivo, per analizzare assieme le tecnologie che utilizziamo quotidianamente, come cambiano e che stravolgimenti inducono sulle nostre vite reali e virtuali, quale ruolo possiamo rivestire nell’indirizzare questo cambiamento per liberarlo dal controllo di chi vuole monopolizzarne lo sviluppo, sgretolando i tessuti sociali e relegandoci in spazi virtuali sempre piu’ stretti.

L’evento è totalmente autogestito: non ci sono organizzatori e fruitori, ma solo partecipanti.

Installazione di Ubuntu 10.10 su Asus eeePC VX6

10 marzo 2011 2 commenti

Avendo dovuto acquistare un nuovo PC ho deciso di andare su un 12.1”, una via di mezzo tra netbook e notebook: ho scelto un Asus eeePC VX6, contrariamente alle mie abitudini tendenti ad HP, perché ho pensato che per i netbook fosse una scelta con tradizione (e anche perché l’unico HP che mi piaceva il pavillon dm1 (veramente una bella macchina con ottimo rapporto qualità prezzo).

Caratteristiche del pc
Le caratteristiche del pc sono sostanzialmente: schermo 12.1”, 3 Gb di RAM, disco da 320Gb SATA, 2 porte USB 3.0, 1 porta USB 2.0, 1 alloggio per schede SD, porta HDMI, porta VGA, CPU Dual Core Intel D525, video camera e microfono incorporato, scheda video NVIDIA Ion2 e una seconda scheda Intel per quando non vuoi consumare troppa batteria (6 celle), scheda audio integrata, wireless Broadcom BCM4313. Una bella macchina. Peccato non abbia controllato prima la compatibilità immediata con linux, perché se è vero che ora funziona quasi tutto, non è che sia stata proprio una passeggiata di piacere. Ho deciso di condividere le soluzioni ai problemi qui, sperando che sia utile a qualcun altro.

Installazione di Ubuntu
Per installarci linux ho deciso di abbandonare la mia favorita Debian unstable (non ne potevo più dei continui aggiornamenti) e di provare a installarci Ubuntu (è appena uscita la 10.10): ho scelto però la versione desktop (non la netbook che ha un’interfaccia insopportabile) e ho deciso di usare per l’installazione l’alternative CD su chiavetta USB (essendo un netbook il VX6 non ha lettore ottico) per poter crittare tutto il disco. Per creare la chiavetta ho scaricato l’installatore alternativo e ho seguito le istruzioni.

Fin qui tutto bene: ho avuto solo qualche complicazione dovuta al fatto che ho creato la chiavetta non usando il software di ubuntu stessa, ma un altro software, ma questo forse non riguarderà i più furbi di voi. Per il resto ho seguito le istruzioni anche per crearmi un filesystem completamente crittato a parte la partizione di /boot.

Una volta installato (ero collegato alla rete via scheda ethernet) ho installato i software che mi servono e copiato la mia home dal mio vecchio pc, configurandomi un po’ tutto. Poi mi sono messo a cercare le magagne. E le ho trovate subito.

Scheda Wireless
Dovrete andare in Sistema -> Additional Driver e aggiungere il driver per la BCM 4313. Questa è la cosa più facile.

Schede video
NON INSTALLATE i driver alternativi per la scheda Nvidia Ion2 perché la morte cadrà sul vostro pc. L’Asus VX6 ha due schede video e Ubuntu installa e configura la scheda intel che vi permette di lavorare perfettamente. La scheda Nvidia serve per avere una grafica molto avanzata e per sfruttare l’uscita HDMI. Considerato che a me non fregava nulla della cosa, ho provato a installarlo, ma ho solo ottenuto di non riuscire più a loggarmi. Ho dovuto far partire il pc senza grafica e splash page (premete Esc quando parte, editate la riga di grub che serve per far partire il vostro kernel e levate le parole “quiet” e “splash”), riconfigurare X (con X -configure e poi copiando il file ottenuto in /etc/X11/xorg.conf) e bestemmiare tantissimo. Magari c’è un modo facile per fare andare la scheda Nvidia con i suoi driver proprietari, ma io ho deciso che me ne fottevo.

Scheda Audio, Microfono, Cuffie
Poi ho scoperto che andavano solo gli altoparlanti: non c’era modo di sentire l’audio in cuffia o di usare i microfoni (sia quello onboard che quello delle cuffie). Ho sclerato per qualche ora, ma alla fine ho trovato la soluzione seguendo il troubleshooting della scheda audio da launchpad: in particolare mi sono state di molto aiuto le informazioni aggiuntive a fine pagina, laddove dice che per le schede intel bisogna specificare una riga di opzioni in /etc/modprobe.d/alsa-base.conf. Ho cercato usando i comandi suggeriti il mio modello di scheda audio (una Intel Realtek ALC269) e ho verificato che nel mio caso bastava dare come opzione “options snd-hda-intel model=auto” in fondo al file. A quel punto facendo partire il pulse audio mixer (vedi la stessa pagina per installarlo e a cosa serve) ho trovato e sistemato i miei volumi automagicamente.
Una piccola aggiunta per usare il microfono frontale con skype (che altrimenti non funziona): aprite pavucontrol o la sua versione gnome e andate sulle configurazioni del dispositivo di registrazione; per poter usare il microfono con skype dovrete annullare il canale sinistro e sistemare a metà il canale destro, questo perché skype usa solo uno dei due canali di registrazione del microfono e se lo trova in stereo fa casino. Soluzione un po’ raffazzonata ma che mi calza perfettamente.

Suspend/Hybernate
Avevo poi problemi a ibernare/mandare in standby il mio pc. Qui ho avuto culo e al primo link ho beccato la soluzione.
Bisognava aggiungere il file /etc/pm/config.d/unload_module e scriverci dentro solo “SUSPEND_MODULES=”xhci-hcd” per far scaricare correttamente il modulo delle porte usb 3.0 che si incartava.

Conclusioni
Al momento quindi mi funziona più o meno tutto, tranne l’uscita HDMI (non ho avuto modo di testare l’uscita VGA, mi tocco tanto per gradire) e non posso sfruttare le funzionalità della Nvidia Ion2. Poco male. Rimane un po’ lento (secondo i miei standard) e sto ancora cercando come ottimizzare le performance di cpu e dischi, ma questo avverrà quando avrò riposato i miei nervi da queste prime due giornate spese ad assicurarsi di non aver perso pezzi per strada. Non saprei se consigliarlo o meno per chi non ha voglia di farsi un discreto culo per installare tutto. Alla fine sono soddisfatto, però mi è costata un bel po’ di fatica e madonne.

Presto versione in inglese (se ho voglia)

10 anni di autismo!

3 marzo 2011 2 commenti

Minchia, sono passati 10 anni da quando è nato il collettivo di autistici.org/inventati.org, anche se il server andò online solo 9 giorni dopo. Sembrano volati. Ne abbiamo combinate di tutti i colori. Quasi mi commuovo. Questo è il post che il collettivo ha prodotto sul suo blog.


La perfezione assoluta

Almanacco del giorno 3 marzo:

1426 – La Repubblica di Venezia dichiara guerra a Milano
1936 – Il piccolo Joseph Ratzinger (il futuro Benedetto XVI) riceve la Prima Comunione in Germania
1955 – Elvis Presley appare in televisione per la prima volta
1969 – La NASA lancia la Apollo 9 per sperimentare il modulo lunare
1972 – La NASA lancia la sonda spaziale Pioneer 10
2001 – Viene installato il primo server (“paranoia”) del progetto Autistici/Inventati
2007 – In Italia, verso le ore 00:30, si verifica un’eclissi lunare totale

Nati in questo giorno:

1756 – William Godwin
1937 – Tomas Milian
1938 – Bruno Bozzetto
1953 – Arthur Antunes Coimbra detto Zico
1958 – Gianni Alemanno

A parte gli scontati auguri al buon Gianni (tanti tanti tanti auguri e buona fortuna!), vorremmo porre l’attenzione sul fatto che il 3 marzo la NASA ha lanciato ben 2 navicelle spaziali, segnando quindi delle date importanti per la proiezione dell’uomo oltre i confini della realtà terrena. È anche l’anniversario della prima ostia nell’ugola del buon Ratzi, e quante ostie poi a seguire, e che dire della prima apparizione di Elvis, che tutti sappiamo essere ancora vivo e in lotta assieme a noi.
Potremmo sorvolare su Zico in quanto non siamo udinesi, ma è doveroso omaggiare Bozzetto e l’indimenticabile ‘er monnezza, così come non possiamo dimenticarci di colui che viene considerato il primo filosofo anarchico (e che trasmise i suoi geni all’autrice del moderno prometeo).

Un’ultima nota cabalistica, il 3-3-11 (da notare che 11 in binario = 3 in decimale), il 3 è il numero perfetto, 3 volte 3 è la perfezione assoluta.

Il 3 nella smorfia è il numero del gatto, cogliamo l’occasione per ricordarvi, se ve lo siete dimenticato, di impostare la domanda del gatto nel vostro pannello utente per recuperare la password della vostra mailbox sui server di Autistici/Inventati, che, a proposito, oggi compie 10 anni.

Ricorrenze Nerd

11 febbraio 2011 2 commenti

Ogni categoria sociale ha le sue festività. Oggi ogni nerd che si rispetti non si può non essere accorto che dovrebbe astenersi dal lavorare e santificare i propri idoli binari. Oggi infatti è uno dei pochi giorni REALMENTE palindromi. Absolutamente fantastico.

11 02 2011

Aggiornamenti sul sequestro norvegese dei dischi di autistici/inventati

28 gennaio 2011 Commenti chiusi

Senza volerlo e grazie al commissariato di Avezzano e al signor Iannone siamo diventati famosissimi in Norvegia. Da soli non saremmo mai riusciti a raggiungere questo traguardo, siete stati magnifici. La rogatoria internazionale che ha provocato il Norvegian Crackdown, cioe’ il sequestro/copia di una macchina di A/I in Norvegia, ci ha portato sotto i riflettori e animato un dibattito in quelle lontane terre di discendenza vichinga.

Una questione simile in Italia difficilmente sarebbe riuscita ad interessare l’opinione pubblica, una serie di questioni giocano infatti a nostro sfavore:

  • nella vicenda non sono coinvolte tette e culi, manca la topa e quindi basso share
  • parlare di legittimita’ di sequestri, di riservatezza, di critiche all’operato della polizia e’ complicato. Lo e’ quando di mezzo ci sono morti in carcere o per le strade, figurarsi per una questione come la copia di un hard disk. Di solito siamo abituati ad un “Vi e’ andata bene, mica vi hanno menato”.

In Norvegia invece dove sono piu’ sessualmente emancipati di noi, all’interno del dibattito sulla data retention che sta attraversando il paese, il nostro caso e’ stato scelto come emblematico di uno scenario negativo, in cui la liberta’ di parola e di opinione subisce delle restrizioni arbitrarie, proprio perche’ il sistema e’ progettato male.


Sono in norvegese, ma il senso di tutti gli articoli e’ chiedere conto del perche’ si sia dato seguito ad una rogatoria internazionale vaga, imbarazzante, ( se non scioccante o priva di senso ) nonche’ goffa e approssimativa nelle accuse grazie alla quale e’ stata sequestrata tutta una macchina per fornire dei dati sensibili sugli autori di un noblog. La polizia si giustifica dicendo che per questioni di tempo ha deciso di agire in questo modo.I giornali titolano: “la polizia sequestra 7000 account, per fare prima”. Non crediamo sia utile entrare di nuovo nel merito della questione: potete leggere le nostre posizioni nei due comunicati precedenti. Il dato piu’ importante e’ l’interesse nel dibattito stesso.

Il caso e’ stato inizialmente preso a cuore da Jon Wessel-Aas, leader della sezione norvegese della commissione internazionale dei giuristi che per primo ha pubblicato un bell’articolo in proposito, seguito dagli articoli sopra citati e dalla menzione dell’accaduto nei radiogiornali nazionali del mattino trasmessi da NRK (l’equivalente della RAI norvegese). Nel frattempo la polemica continua e un misto di vergogna e raccapriccio (uniti all’ormai abituale impulso di preoccupazione e compatimento verso la situazione sociopolitica del Bel Paese) aleggia nelle mailing list degli osteggiatori della famigerata Datalagringsdirektivet, anche nota come Direttiva Europea 2006/24/EF

gia’ approvata in Italia ma non ancora in Norvegia. (Per la cronaca il Belgio l’ha rifiutata, mentre la Germania e la Romania l’hanno dichiarata incostituzionale). Il caso di Autistici/Inventati continua da settimane ad essere al centro dell’attenzione e preso ad esempio nella discussione nelle liste, e c’e’ anche chi sostiene (tra questi anche il nostro avvocato norvegese) che il sequestro sia stato effettuato in modo illegittimo rispetto alle normative vigenti. Staremo a vedere. La protesta contro la direttiva continua, e le argomentazioni a sfavore sono tante e spesso improntate su questioni di principio democratico da noi in Italia come minimo inattuali, se non ormai del tutto obsolete quali, per citarne alcune:

  • In una democrazia sono i cittadini a controllare lo stato e non il contrario
  • Tutti i cittadini sono innocenti fino a prova contraria e non l’opposto
  • Il controllo sistematico delle comunicazioni stride con i diritti umani

Alle quali aggiungere:

  • le accuse di servilismo verso l’Unione Europea (della quale la Norvegia non fa tuttora parte) rivolte al governo di Jens Stoltenberg, gia’ leader dell’ Arbeiderpartiet
  • quelle relative all’approvazione (in silenzio) di decisioni illiberali, rivolte al liberale, ma forse da oggi anche liberista, partito della destra (Høyre) in questo momento all’apice della popolarita’ ma scosso da dissidi interni proprio su queste decisioni.

In effetti sembrerebbe che praticamente solo il governo e la polizia siano i veri sostenitori della direttiva, propagandata suonando ad nauseam il tamburo della disinformazione con i classici babau fatti di pedofili e terroristi. Questo e molto altro (e tra le altre cose anche noi) animano la discussione e la contro/propaganda, in primavera la probabile approvazione.

Nel frattempo la polizia norvegese, a seguito della pressione subita dai media, ha trasmesso un fax al nostro avvocato italiano dichiarando:

I can assure You that the intent of the Norwegian police is to give as specific an answer to the request from the Italian authorities as possible. We are aware that the server contains a large amount of data that may not be relevant to the request, and this information will not be disseminated to Italian authorities. Therefore, only the information that is relevant to the request from the Italian authorities, which concerns the mail box orsa@canaglie.net, will be included in the police report that will be prepared by the Norwegian police.

Cioe’, in altre parole, il rapporto non conterra’ nulla. Mi chiedo come mai abbiano omesso di parlare di she-bear@scoundrel.net, come penso se lo stia chiedendo anche il procuratore Stefano Gallo. Il fax continua:

Regarding the mirroring of the hard disks, this method was chosen because the Norwegian service provider indicated to us that the data in question was deleted. That meant that the data had to be sought out and reconstructed – a process which our computer investigator says will take several weeks. The alternatives to mirroring the hard disks would have been seizing the disks or performing the investigation in the locales of the service provider. Both of these methods would have entailed disadvantages to the other, current users of the server, as well as economic disadvantages to the service provider. The choice of mirroring the entire hard disks do not, therefore, mean that it is the intent of the Norwegian authorities to disseminate any data not related to orsa@canaglie.net to Italian authorities, but is only the result of a wish to minimize the negative impact of our investigations.

Minimizzare l’impatto negativo delle indagini, evitare svantaggi per gli utenti, evitare danni economici al provider dei servizi. Per quanto questi siano sempre poliziotti, e per quanto abbiano risposto acriticamente alla richiesta dei colleghi italiani in qualche modo vicini a Casa Pound, tutto questo sembrerebbe significare a prima vista una notizia che potrebbe far tirare un sospiro di sollievo a qualche migliaio di utenti inopportunamente e ingiustamente coinvolti in questa vicenda. Detto questo, il fax ci e’ arrivato dopo mesi (2) di lunghi e preoccupanti silenzi alle nostre richieste, ed e’ stato inviato solo a seguito di una massiccia risposta mediatica alla iniziale divulgazione degli avvenimenti, risposta mediatica che peraltro li dipinge senza mezzi termini come liberticidi, e culminata con un comunicato ufficiale pubblicato sul loro sito da IKT Norge (l’associazione per l’industria informatica norvegese) che grida allo scandalo e che e’ intitolato “La polizia dimostra una capacita’ di giudizio fallimentare per il settore digitale”.

In cui in sostanza si dice che la polizia non e’ in grado di assumersi la responsabilita’ del controllo digitale. Non ci stupisce che si siano improvvisamente affrettati a scriverci cercando di salvare il salvabile con le birre e le strette di mano. Ma noi siamo come san Tommaso, finché non tocchiamo non crediamo. Il nostro passo successivo e’ stato infatti quello di, tramite un avvocato locale, chiedere la restituzione o eventualmente la distruzione dei dati copiati, appellandoci alla Ekomloven, ovvero l’insieme di regole che tutelano i destinatari di servizi informatici contro violazioni del patto di riservatezza che vige tra questi ultimi e i provider. Regole queste che, a detta di molti esperti di legge della terra dei fiordi, avrebbero dovuto imporre la necessita’ del benestare di un giudice previa al sequestro, e della quale non c’e’ traccia nei relativi documenti che ci sono stati consegnati a latere. Questa la loro risposta:

Police considers that neither Copyleft or Autistici/Inventati fall under the definition of service provider in the Communications Act. We are therefore of the opinion that the Criminal Procedure Act § 211 and § 212 does not apply to the current instance. For the information the police received a few days ago knowledge of the investigation in Italy that gave rise to the letters rogatory, has been dropped. Work on review of data on hard disks are therefore currently quiet, pending a clarification from the Italian authorities at the request of the right still remains.
I have however today been informed that the Norwegian Post and Telecommunications Authority is processing a request from Autistici / Inventati to clarify whether Autistici/Inventati will be considered as service provider pursuant to Electronic Communications. Authority has indicated that they will give priority toconsideration of the case since a clarification could have a bearing on the seizure ofthose drives were legitimate or not.

Il che significa che secondo loro, non essendo ne’ Autistici ne’ Copyleft categorizzabili come ISP, non esisterebbe alcuna privacy da rispettare e nessuna necessita’ di passare attraverso un giudice: Iannone chiede, la polizia risponde. Anche in Norvegia. Chissa’ se non essendo ISP, anche le direttive europee non siano di conseguenza inapplicabili….o se invece il distintivo li rendera’ sempre e comunque giudici ed esecutori. Rimaniamo tuttavia perplessi: rogatorie internazionali, sequestri totali, decrittazioni, muscoli in mostra e polluzioni. Per poi trovarsi, nel bel mezzo di analisi forensi probabilmente molto costose, con un’ indagine chiusa senza nessuno dei dati che con tanta veemenza venivano richiesti da un committente ingerente e ingombrante e con una procura di Avezzano che, improvvisamente, fa sapere alla polizia norvegese che “basta cosi’, grazie, vi faremo sapere”. Forse non e’ solo per i dati che si muovono le polizie di tre stati e si viola apertamente la privacy di migliaia di persone. Forse non e’ solo per un nome che si spendono migliaia di euro e di franchi e di corone dei contribuenti, ma anche e sopratutto per lanciare un avvertimento. Statevene zitti, non protestate, e nel caso, collaborate. Ma noi non siamo abituati a seguire i buoni consigli.

[repost] Punti di vista su WikiLeaks

6 dicembre 2010 Commenti chiusi

[ da cavallette.noblogs.org ]

Le informazioni sono una banca: alcuni di noi sono ricchi, altri sono poveri. Noi abbiamo la missione di rapinare questa banca.
Genesis P-Orridge in Decoder di Klaus Maeck, 1983

Forse le rivelazioni di WikiLeaks non avranno scioccato i più cinici e smaliziati tra noi. Anche se a farlo sono i diplomatici statunitensi, dopo 15 anni di regime ci è difficile cadere dalle nuvole se viene suggerito che l’obiettivo primario di Silvio Berlusconi sia l’arricchimento personale. Così come non sorprende il quadretto che hanno dipinto della Russia: un paese in cui le questioni difficili (dai giornalisti critici ai contratti per le risorse naturali) vengono gestite tramite la mafia.

Un paio di rivelazioni a cui è stato dato un po’ meno risalto:

Le reazioni di censura e gli attacchi di ogni tipo contro WikiLeaks e contro il suo portavoce Julian Assange sono fortissime e aggressive. Il sito web è stato oggetto di denial of serviceAmazon, Paypal, EveryDNS e altre aziende hanno velocemente calato le braghe e interrotto ogni servizio, ubbidendo velocemente alle indicazioni dei politici statunitensi più reazionari. Noti giornalisti mainstream hanno esplicitamente chiesto l’uccisione di Assange o la sua reclusione in prigioni extra-legali come Guantanamo. In Italia, dove siamo persone perbene, perfino il più becero dei giornalisti di regime si limita ad augurare un semplice pestaggio nei confronti delle persone scomode (ma attento al karma, Emilio!). Apparentemente Assange si trova attualmente in Inghilterra, sotto il controllo dei servizi segreti inglesi, più o meno ufficialmente ricercato dalle polizie di Stati Uniti, Svezia, Australia e probabilmente molte altre nazioni.

La portata dell’azione di WikiLeaks non si limita a scombussolare le verità ufficiali dei regimi o a incrinare l’ipocrisia delle relazioni diplomatiche fra nazioni che si odiano. Aprendo gli occhi del grande pubblico, contribuisce a ridestare esigenze di trasparenza e di verità che non appartengono solo a chi come noi crede da sempre, radicalmente, nella completa libertà d’informazione. Si veda per esempio questa intervista a Felice Casson, oggi magistrato del PD (bleah) ma anche impegnato a sostegno della trasparenza degli Archivi di Stato.

WikiLeaks risponde a un bisogno diffuso, e lo fa senza venire a patti con la legalità, senza obbedire ai richiami e senza piegarsi di fronte alle minacce.

Zero History: per Gibson è la fine o l’inizio della storia come la conosciamo?

16 novembre 2010 Commenti chiusi

E’ difficile prendere posizione su un libro di uno dei tuoi autori preferiti, specie se è un mostro sacro come William Gibson. Zero History, appena uscito all’estero, prevedo almeno tra un annetto nelle librerie italiane, è il terzo episodio di una saga cominciata con Pattern Recognition (L’Accademia dei Sogni) e proseguita con Spook Country (Guerreros). Sul secondo episodio ho scritto una recensione abbastanza lunga, mentre per il primo purtroppo mi sa che il blog non era ancora uno strumento che usassi molto. Il terzo episodio chiude il cerchio, anche se non lo fa con un’opera degna delle due precedenti. Ma anche questo è un grande classico di Gibson: mi ricordo la delusione di Mona Lisa Overdrive rispetto a Neuromancer o Count Zero; il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Il romanzo parte da dove ha lasciato il precedente, dal problema di come venga definita la realtà attraverso le tecnologie, di come non ci possa essere un futuro definito come eravamo abituati a fare, dato che il presente è definito in maniera estremamente nuova. Già dal titolo Zero History vuole parlare del passato, ma non in senso classico. Ne parla come di qualcosa che non esiste più, che è zero, facendo scontrare il personaggio principale, sempre Hollis Henry con il deus ex machina di tutti e tre i libri, l’eclettico imprenditore Hubertus Bigend. Hollis siamo noi e Hubertus rappresenta la sintonia con il mondo (post)moderno: Hubertus è nemico della stasi e ossessionato dall’idea dell’atemporalità, e cerca un modo per far scomparire il mercato attraverso la sua trasformazione in un eterno presente, impossibile da prevedere e anche da ricordare. Hollis è l’imprevisto, il cuore di tutto ciò che è motore del cambiamento e della resistenza ad un mondo che si allontana da noi: perché per Gibson sono gli esseri umani l’unica speranza. Forse è invecchiato, o forse sono invecchiato io, ma faccio fatica a concordare. 🙂

Questa battaglia tra eterno presente e umanità del tempo si collega in maniera non del tutto lineare con gli altri temi della trilogia, e in particolare con la funzione dei brand e del mercato nella definizione della nostra vita, del paradigma in cui ci muoviamo, come una sorta di vera e propria bussola semantica. Se una visione moderna del brand è quella per cui i “target” non comprano merce, ma narrazioni, ontologie direbbe qualcuno, lo scontro semiotico sullo sfondo del libro è quello che cerca un superamento di questo stadio evolutivo del marchio: Bigend cerca disperatamente di comprendere i meccanismi di un brand che non è un brand, e che tuttavia genera ontologie capaci di stimolare un senso di appartenenza e di mitopoiesi superiori a quelli della moderna narrazione epica via fidelizzazione commerciale. Dall’altro chi ha immaginato questo meccanismo, che ha reso la segretezza del mito l’essenza stessa del mito e la sua adattabilità alla vita di ogni persona, continua con un processo di costante sottrazione alla definizione di ciò che è, di ciò che è stato e di cio che sarà. E’ una salto quantico nell’isolamento temporale dell’eterno presente.

Un tempo sempre presente, mai identico a sé stesso, capace di generare attenzione e percezione di altro, della vita e degli esseri umani, di nuovo al centro della creazione e della storia. Il cerchio si chiude. Zero History o History Zero? Gibson evidentemente è diventato un’ottimista, mentre il sottoscritto pensa che l’umano abbia poche speranze di smentire la sua vocazione alla sopravvivenza attraverso la degenerazione e la ferocia. Spero abbia ragione il mitico William.

Voto: 7,5