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Milano-Portugal in 2 minuti (cit) – Parte 2 – Algarve

22 agosto 2013 Commenti chiusi

L’Algarve è la regione meridionale del Portogallo che si affaccia direttamente sull’Oceano Atlantico e guarda il Marocco dalle sue sponde. Noi ci siamo andati per il mare e le spiagge quindi le nostre raccomandazioni sono tutte orientate a questioni molto poco culturali, ma più goderecce.

In generale l’Algarve in agosto è un carnaio, soprattutto la maggior parte delle spiagge e le città nelle zone che vanno da Albufeira a Lagos (Faro è più quieta), ma i paesaggi sono talmente incredibili da permettervi di soprassedere. In più basta spostarsi di poco nelle vie laterali del centro della città (a Lagos) o in spiagge un po’ meno raggiungibili e vi ritroverete con un numero umano di umani. Certo, se volete i luoghi deserti e ancora inesplorati dovevate andarci 20 anni fa, ma ancora oggi qualche posto qua e là non particolarmente infestato da turisti (come voi peraltro) lo potete trovare.
Noi abbiamo fatto base in due città: da un lato Faro, tranquilla e un po’ sonnecchiosa, senza una spiaggia, ma collegata con molti luoghi magici; dall’altro Lagos, affollatissima ma vicinissima a spiagge mozzafiato. Entrambe possono essere piacevoli per motivi diversi: se volete un po’ di vita certamente meglio Lagos, se preferite stare più quieti allora vi consigliamo Faro. Una buona via di mezzo? Carvoeiro, ma purtroppo è molto mal collegata al resto della costa, per cui se siete senza un motorino sono cazzi amari.

TRASPORTI

Per raggiungere l’Algarve potete atterrare all’aereoporto di Faro e prenotare un servizio chiamato “cheapest taxi” per farvi depositare in una qualsiasi località del resto della regione. Alla fine sono 100 km di costa e non è così drammatico spostarsi di qualche decina di chilometri in qua o in là.
Un’altra possibilità sono i treni e gli autobus da Lisbona e da altre città portoghesi (magari cogliendo l’occasione di visitarle): il sito delle ferrovie portoghesi è ben fatto e i treni sono comodi e puliti; per gli autobus avete due principali compagnie, ma quella che serve l’Algarve con maggiore regolarità è EVA, i cui bus diretti sono precisissimi. I costi sono analoghi.
Per spostarvi da un posto all’altro una volta che avete scelto dove state avete varie possibilità: treni (occhio che spesso le stazioni sono belle distanti dalle spiagge), autobus (ma occhio agli orari e che nelle località meno collegate sarete costretti a cambi con discreti tempi di attesa), auto o motorino a noleggio.
Se dovessimo consigliare qualcuno: prenotate una macchina o uno scooter 125 anche dall’Italia (il più economico a Lagos e Faro è luzcar, ma a Lisbona si trovano una marea di piccoli rent a car molto convenienti) per una decina di giorni, alla fine riuscirete ad andare dappertutto e anche in posti più difficili da raggiungere. I costi se non affittate una macchina o una moto per un giorno ma per svariati crollano drasticamente (da 50/60 euro al giorno a 20).

VITTO E ALLOGGIO

Anche in Algarve il vitto è economico: ovviamente se vi fermate al primo ristorante che trovate in centro senza sbattervi un minimo la cosa potrebbe non essere vera, ma basta girare un po’ e guardare i menù per trovare i posti giusti anche in location incredibili. Come al solito dovete mettere in conto piatti unici da 8-14 euro a testa e da bere, ma di solito se schivate gli antipasti con 30 euro in due vi sconfanate pesce a volontà.
A Faro consigliamo vivamente la trattoria Adega Nova dove abbiamo gustato degli spiedoni di calamari incredibili e delle vongole al vino squisite; anche la taverna al centro della città vecchia con il suo pesce fresco e i suoi tavoloni da condividere con chi capita capita è imperdibile; terza posizione per la Tasca di Ricky, un ristorantino gestito da un ragazzo di Faro che ama la sua terra e si diverte a chiacchierarne mentre vi offre specialità locali.
A Lagos l’offerta di locali è un tripudio ma tocca fare delle scelte: noi abbiamo apprezzato il Bora Café, un ostello/caffeteria/insalateria/frulleria in centro, ma appena fuori dalle vie principali, e il ristorante “O Camilo”, solitario locale di pesce a picco sulla spiaggia più suggestiva di Lagos (omonima). Il punto è che girando un po’ si trovano soluzioni ottime come rapporto qualità/prezzo come ad esempio il trani “A Cascada) in una piazzetta pacifica e riposante a 10 metri dal carnaio delle vie centrali di Lagos: abbiamo mangiato in due con 15 euro!!!

Per quanto riguarda l’alloggio la situazione è più complessa. Sia a Faro che a Lagos ci sono ottuordicimila pensioni, affittacamere, alberghi e chi più ne ha più ne metta. In alta stagione costano abbastanza anche soluzioni non proprio ottimali (circa 55 euro la doppia con bagno in un residencial), ed è quasi tutto pieno, ma adattandosi sono convinto che sul luogo si strappino condizioni un po’ più favorevoli. Certo per star sicuri meglio prenotare prima. Le pensioni dove siamo stati noi erano decenti anche se le stanze erano piccole e il costo alto non includeva neanche la colaizone, però non ci siamo arrischiati a rimanere senza soluzioni e a dover girare come trottole.
Le soluzioni ottimali sono due: campeggi (piuttosto economici) oppure affittare un appartamento tramite siti specializzati (ne avevamo trovato uno con piscina a 400 euro per dieci giorni in agosto!) soprattutto se si prende in considerazione l’ipotesi di affittare un mezzo per spostarsi autonomamente. Se si è in quattro la soluzione auto+appartamento in affitto è perfetta; in due bisogna cercare bene e forse i costi non si discostano molto dall’andare in pensione e dall’usare i mezzi pubblici, con la differenza di avere a disposizione un appartamento intero (magari con piscina condominiale) e di poter raggiungere anche i posti più belli e assurdi con l’auto o la moto.

SPIAGGE E MARE

Sostanzialmente potete dividere l’Algarve in 3 zone dal punto di vista delle spiagge e del mare: la zona intorno a Faro e Tavira, con le sue lagune, le sue isole sabbiose e l’oceano che vi si infrange con onde lente e non troppo violente; la zona intorno a Lagos e Sagres con i suoi faraglioni, le spiagge dorate e l’acqua cristallina; la zona oltre Cabo Sao Vicente che si affaccia sull’oceano aperto per chi ama il surf e il vento incessante.
Noi abbiamo visitato sostanzialmente le prime due zone: le spiagge sono spesso piuttosto affollate d’agosto, ma il mare è bellissimo e il contesto paesaggistico stupendo, quindi non vi fate scoraggiare.

Di fronte a Faro avete tre isole sabbiose che proteggono la laguna salina dall’Oceano Atlantico e che costituiscono le spiagge della cittadina. Sono tutte e tre raggiungibili con un traghetto in tempi variabili e a seconda del tempo/costo/distanza coperta dal traghetto sono ovviamente più o meno affollate. Se amate la spiaggia infinita, il mare piatto e la solitudine (o comunque la bassa densità di popolazione) il posto giusto per voi è l’isola deserta (nome affettuoso riservato alla Ilha Barreta dai locali): c’è un solo bar/ristorante, una quarantina di ombrelloni di paglia e circa 6 km di spiaggia da colonizzare; il problema è che arrivarci necessita di circa 45 min di traghetto per 10 euro andata e ritorno.
Un tempo anche la spiaggia dell’isola di Tavira era un paradiso, ma è diventata molto più affollata, anche se essendo lunga circa 8 km non si fatica a trovare un po’ di aria e di spazio dove piazzarsi senza rompiscatole di fianco. Ovviamente bisogna camminare, ma da Tavira il traghetto costa solo 3.80 andata e ritorno per circa 30 minuti di tragitto.
Un posto un po’ fuori mano ma incantevole è Cacela Velha: dovete arrivare in treno fino a Cacela, poi prendere un taxi o fare autostop fino a Cacela Velha, da cui prendere un moto taxi o guadare a piedi la laguna. Il posto è tranquillo e la spiaggia bellissima: inoltre in cima alla rocca di Cacela Velha c’è una trattoria specializzata in vongole e ostriche eccellenti e a buon mercato.

Al capo opposto dell’Algarve Sagres è famosa più che altro come tappa per andare al Faro posto sul punto più occidentale dell’Europa continentale. Appena usciti dalla città in direzione di Cabo Sao Vicente trovate la spiaggia di Sagres, bella e animata; a metà strada tra Sagres e il capo si trova la Praia do Beliche, deliziosa e molto amata da chi apprezza il vento.
Le spiagge più belle e scenografiche sono però intorno a Lagos: lasciate perdere le arcinote Meia Praia e Praia da Rocha (che è però a Portim%C3%A3o a mezz’oretta di autobus da Lagos) perché sembrano Rimini e Riccione; appena a Ovest di Lagos di sono tre spiagge meravigliose anche se ad agosto sono molto affollate: Praia do Pinhao (paradossalmente la più vicina e la meno affollata inspiegabilmente); Praia Dona Ana (un carnaio); Praia Camilo (la più bella e un po’ meno affollata grazie ai 200 gradini necessari a raggiungerla). Se volete però andare in un posto che è un vero paradiso anche in alta stagione dovrete andare a Carvoeiro, uscire un attimo dalla strada principale lungo una ripida salita e arrivare fino a Praia do Paraiso: un posto magico e imperdibile.
Se dovessimo consigliare cosa fare per vivere un mare splendido e una vacanza piacevole in Algarve non abbiamo dubbi: Carvoeiro per dormire e Praia do Paraiso per nuotare e prendere il sole. A meno che non andiate fuori stagione e allora le spiagge e l’ambiente di Lagos diventano molto più gestibili.

Milano-Portugal in 2 minuti (cit) – Parte 1 – Açores (Azzorre)

22 agosto 2013 2 commenti

Le Azzorre sono un arcipelago di nove isole vulcaniche (piu’ altri sassi sparsi) formatosi dove le placche americana, africana e eurasiatica si incontrano. Le isole sono divise grosso modo in tre gruppi: il gruppo orientale formato da Corvo e Flores; il gruppo centrale formato da Sao Jorge, Terceira, Graciosa, Pico e Faial; il gruppo occidentale formato da Sao Miguel e Santa Maria.
Noi abbiamo visitato Terceira, Sao Miguel e Santa Maria. Ci sarebbe piaciuto fare un salto a Pico, ma il tempo e’ tiranno e tocca fare delle scelte.

TRASPORTI

E’ possibile arrivare e partire dalle isole sia con aereo che con traghetti: il problema principale dei traghetti e’ che nella maggior parte dei casi e’ piu’ facile comprare i biglietti in loco e che non tutti i giorni ci sono traghetti per tutte le isole. Se volete spostarvi in nave (30-50 euro a testa a seconda della distanza) dovrete adattarvi ai tempi delle compagnie che gestiscono i traghetti, altrimenti potete spendere un po’ di piu’ e programmare con precisione arrivi e partenze in aereo con SATA (circa 70/100 euro a volo).
All’interno delle isole spostarsi autonomamente non e’ facilissimo: per le isole piu’ piccole (come noi su Terceira e Santa Maria) potete noleggiare un motorino (circa 25/30 euro) e girarvi in un giorno tutte le strade dell’isola, un ottimo modo per conoscere il territorio e decidere dove spendere piu’ o meno tempo. Sulle isole piu’ grandi se volete fare questo tipo di perlustrazione vi tocchera’ affittare una macchina (circa 40/50 euro minimo).
Spostarsi usando gli autobus locali non e’ proprio comodissimo dato che nella maggior parte dei casi non sono pensati per i turisti ma per il pendolarismo locale (eccezione: Santa Maria, almeno in un paio di casi), e quindi ce ne sono uno la mattina presto e uno la sera verso le 19 o le 20. Se volete stare fuori a mangiare in un posto diverso da quello in cui alloggiate, mettete in conto la spesa di un taxi, l’autostop o lunghe camminate (anche se le isole sono piccole parliamo sempre di qualche chilometro). Per gli specifici servizi di bus e cosa visitare con questo mezzo di trasporto vi rimando al paragrafo sulle singole isole.

VITTO E ALLOGGIO

Il vitto e’ ancora molto economico sia nelle Azzorre che in Portogallo: parliamo di cene di pesce da circa 15 euro a testa o di cene piu’ “rapide” con anche meno. Soprattutto bere e fermarsi a sorseggiare qualcosa in un bar e’ incredibilmente alla mano: la birra piccola costa circa 1 euro e anche una bibita (e senza servizio al tavolo a maggiorare la consumazione!). Ovviamente si trovano anche possibilita’ piu’ di lusso, ma basta guardarsi intorno per trovare i posti con il giusto rapporto qualita’/prezzo. Fate conto che quasi sempre i piatti includono il contorno quindi se costano 9/12 euro dovete tenere in considerazione che sono praticamente piatti unici. Viceversa occhio al cosidetto “coperto”, ovvero pane, formaggio, burro e olive che trovate gia’ sul tavolo quando vi sedete: ognuna delle cose che consumate viene pagata a parte, e anche se ognuna costa poco nel complesso possono far lievitare il conto senza che ce ne si renda conto.
Dormire invece e’ meno economico, soprattutto in alta stagione. Per noi e’ stato difficile trovare posti a meno di 40/50 euro per una doppia (anche se in teoria muovendosi per tempo e’ possibile aggirarsi intorno ai 30 euro, soprattutto sulle isole piu’ grandi), mentre i posti in camerata sono nell’ordine dei 15/17 euro. Sulla possibilita’ di trovare dei posti accessibili economicamente al momento del proprio arrivo ho raccolto opinioni contrastanti: ho visto turisti chiedere disperatamente un alloggio a qualsiasi prezzo e incontrato una famiglia di italiani che non ha avuto alcun problema a trovare sistemazioni una volta giunti sull’isola. Immagino che basti adattarsi e avere voglia di spendere un po’ di tempo una volta arrivati a chiedere e girare alla ricerca di un posto dove dormire.

ALTRE AVVERTENZE GENERALI: CLIMA, SPIAGGE, ECC.

Le Azzorre sono un luogo incredibile: di giorno ci sono circa 25 gradi, un sole che brucia e un vento che accarezza piacevolmente la pelle. Di sera la temperatura scende dato che il vento continua a soffiare senza sosta: portatevi una felpa e un maglione!
Il centro delle isole e’ spesso avvolto dalle nuvole che quando vengono attraversate vi bagnano vestiti e capelli di condensa piu’ che di pioggia (infatti l’ombrello non serve a nulla in questi casi), quindi se volete fare delle gite sui picchi e all’interno mettete in conto di inumidirvi e portatevi dietro la felpa o il maglione di cui sopra e non solo un costumino inguinale stile Borat.
In ogni caso il tempo varia costantemente quindi adottate lo stile di vita azzorriano: decidete cosa fare e poi sperate che il tempo si adegui ai vostri piani, perche’ tanto prepararsi in anticipo e’ impossibile.
Le spiagge delle Azzorre sono fantastiche e il mare limpido e ricco di vita. Se siete appassionati di snorkeling non sarete delusi, idem se vi piace il surf, ma anche se amate solo stare a crogiolarvi tra sabbia, sole e mare avrete pane per i vostri denti. La maggior parte delle spiagge non ha stabilimenti, occasionalmente vi potete trovare degli ombrelloni gia’ pronti da usare gratuitamente e spesso sono sorvegliate da bagnini. In compenso ogni spiaggia o quasi ha un suo baretto dove prendere qualcosa da bere o da mangiare, e dove usufruire dei servizi: un grado di civilta’ sconosciuto sulle spiagge italiane preda di interessi privati, di ecomostri e di scarsa cura da parte delle amministrazioni.

TERCEIRA

Terceira non è un’isola molto grande: le due principali città sono Praia da Vitoria e Angra do Heroismo, agli antipodi come tipologia urbana. La prima è una città di mare con tanti localini e alberghi, a un passo dall’aereoporto; la seconda è il capoluogo dell’isola, ma ha un aria sonnecchiosa e tranquilla, pur non essendo carente né di ristoranti né di soluzioni per l’alloggio. Noi siamo stati ad Angra, in una stanza centrale che è costata il minimo del range che avevamo trovato.
Per mangiare consigliamo vivamente sia la “Casa do Peixe” affacciata sulla spiaggetta della città (Prainha) che la trattoria tipica e alla mano “O Chico” (dove abbiamo mangiato i calamari grigliati più buoni della nostra vita). Se volete mangiare al volo e senza menate spendendo pochissimo poi c’è la Cervejaria Angrense in cima alla via principale della città. Ad Angra comunque è tutto alla mano, ma se volete affittare un’auto conviene muovervi per tempo in uno dei 4 rent-a-car della città. Per affittare uno scooter invece sul molo ne trovate sempre uno (25 euro per i 50ini, 35 per un 125 in agosto).
Cosa e come visitare a Terceira? In scooter andate nell’interno altrimenti impossibile da visitare con mezzi pubblici (che su Terceira coprono a malapena le tratte semicircolari Praia/Angra e Biscoitos/Angra): l’Algar do Carvao è un orrido in cui potrete scendere per 100 metri in un camino vulcanico in cui potete osservare sia stalattiti silicee (piuttosto rare) che rocce femiche a stretto contatto; se volete sapere come è fatto l’interno della Terra è un ottimo punto di partenza.
Una volta visto il centro dell’isola e dopo esservi goduti i trilioni di ortensie, potete godervi il mare, in particolare a Biscoitos (da raggiungere o in autobus o in motorino) con le sue piscine naturali scavate nella nera roccia lavica: un contesto splendido in cui stare solo attenti a quanto scaldano degli scogli neri sotto il sole cocente.

SAO MIGUEL

Sao Miguel è l’isola principale dell’arcipelago e lo si nota subito appena vi si arriva: la quantità di persone e la dimensione dei centri abitanti non lasciano adito a dubbi. E’ anche un’isola molto ricca di attrazioni turistiche e sicuramente più “urbana”, per cui adatta a chi non ama molto le situazioni a cui “adattarsi” come potrebbe succedere su isole più piccole.
Nonostante questo i mezzi a Sao Miguel lasciano abbastanza a desiderare: alcune tratte sono abbastanza battute, ma in genere avrete 1/2 autobus alla mattina presto per andare dove volete andare, e uno la sera per rientrare. Fine della discussione: per esempio per andare da Ponta Delgada ai laghi azzurro e verde di Sete Cidades (bellissimo per chi ama le passeggiate in montagna) potete prendere un solo autobus la mattina verso le 9 o le 8.15 e poi non avrete modo di rientrare a Ponta Delgada fino al tardo pomeriggio. Noi ovviamente ci siamo sciroppati 13 km di strada a piedi (di cui 3-4 in salita) per raggiungere Moisteros e la sua spiaggia piena di pischelli e surfisti, e tornare con l’autobus da lì, ma non è detto che tutti amino fare questi tour de force.
Per quanto riguarda l’alloggio noi abbiamo svoltato: a Ponta Delgada una signora affitta una intera casa che può ospitare da 2 a 6 persone, ma mai a nuclei distinti. Noi eravamo solo due e con 15 euro a testa abbiamo avuto una casa di tre piani a disposizione (con tanto di cucina, bagno, terrazzo e giardino!): sia lodata Dona Berta e la sciura Maria (che rappresenta la famiglia che affitta l’appartamento). Tra l’altro il tutto a 5 minuti dal centro!
Per mangiare a Ponta Delgada c’è di tutto, ma proprio per questo cercare i posti giusti si è rivelato più complicato del previsto. Alla fine il posto migliore che abbiamo trovato come rapporto qualità/prezzo è stato “O Marineiro” sul molo nuovo del porto dove si affacciano ottuordici locali e ristoranti. Siamo rimasti molto delusi invece dal rinomatissimo “Mercado do Peixe” e da altri locali molto quotati sui siti specializzati, risolvendoci alla fine a farci da soli in casa delle bellissime insalate esotiche (insalata verde, mela verde, ananas delle azzorre (piccole e dolcissime) e formaggio di pico).
Le cose che non potete perdervi a Sao Miguel sono: l’atollo vulcanico di Vila Franca do Campo, che potete raggiungere con autobus+traghetto da Ponta Delgada per passare un pomeriggio nella baia creata da un vulcano una cui parete è stata erosa dagli agenti atmosferici; il parco botanico e la fonte termale ferrosa di Terra Nostra a Furnas, raggiungibile in autobus senza problemi e in cui passare ore e ore a mollo in una fontana a 30 gradi. Onestamente non possiamo dire di essere rimasti impressionati dalle spiagge anche se quelle di Moisteros e di Sao Roche valgono abbastanza la pena.

SANTA MARIA

Santa Maria è l’isola più antica delle Azzorre ed è anche la più pacifica insieme a quelle del gruppo occidentale. Molto frequentata dagli americani ha una sola cittadina degna di questo nome, Vila do Porto, che sta avendo una nuova vita turistica dopo anni di semiabbandono. E’ inoltre sede (per chi ama i motori) di un rally molto noto che si tiene proprio in agosto (abbiamo conosciuto uno dei piloti, figlio del meccanico più famoso e antico di tutta Vila do Porto, Botelho e filhos).
Per dormire avrete l’imbarazzo della scelta ma il nuovo ostello della gioventù (Pousada de Juventude) anche se un po’ lontano dal centro della città (difficile da definire tale dato che Vila do Porto è costituita da tre strade che corrono parallele per circa 2 km di cui una è quella principale e le altre due quelle secondarie!) vi offrirà una piscina dove fare un bagno prima della colazione (inclusa) e dopo le vostre gite al mare o in montagna! Consigliato vivamente, anche perché vi potete godere il tramonto dato che la piscina è orientata a Ovest!
Santa Maria può essere comodamente esplorata in un giorno in motorino e offre alcune spiagge con piscine artificiali (ovvero piscine naturali di roccia a cui è stata aggiunta una piscina in cemento per evitare il battente rollio dell’oceano) anche molto belle sotto le montagne a picco sul mare: Sao Lourenço, Maia e (meno bella) Anjos. Ma la vera goduria di Santa Maria è senza dubbio la spiaggia di Praia Formosa, unica vera attrazione turistica che abbiamo trovato ben servita dai mezzi pubblici in tutte le Azzorre: sabbia dorata, acqua cristallina, onde a profusione sia per giocarci che per fare surf. Non perdetevela e godetevela in relax, tanto anche lì come ovunque nelle Azzorre troverete un chioschetto dove prendere qualcosa da bere e spassarvela senza pensieri.

Undici anni dopo…

24 dicembre 2012 Commenti chiusi

Undici anni dopo, questa è sempre casa mia.

Once años después estoy en la casa de mi alma.

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¡Mexico Mexico! – parte 03 – Mare e città

31 agosto 2011 3 commenti

Una volta terminato il nostro tour archeologico è arrivato il momento di parlare anche di altri aspetti più tradizionali di una vacanza: il mare, le spiagge e il turismo urbano. Abbiamo fatto due periodi di una settimana circa al mare: uno a Tulum e uno in Chiapas a Boca del Cielo; viceversa abbiamo visitato anche se abbastanza rapidamente diverse città di cui possiamo raccontare qui brevemente le impressioni che ne abbiamo tratto.

Città del Messico – La Capitale

Città del Messico è un posto complicato da affrontare. Digrigna i denti e ti guarda di sbieco, mostrandoti tutte le cose che potrebbero accadere. In realtà se resistete al primo giorno, siete pronti per starci quanto vi pare e piace. Il nostro primo giorno è stato abbastanza traumatico, ma poi ci siamo ripresi.
Una delle cose fondamentali è trovare una mappa che indichi in quali vie potete comprare che cosa: perché la città è praticamente divisa in settori: se vuoi roba elettrica devi andare in quella via, se vuoi uno shampoo in quell’altra. All’ostello Mundo Joven (in centrissimo, consigliato nonostante i prezzi un po’ più alti di quelli che potete trovare altrove) ne hanno e sono utilissime. Tanto a piedi girerete solo nell’arco di una decina di isolati intorno allo zócalo, per il resto userete metro e taxi.

Mexico DF (come è chiamata dai messicani) è piena di cose da fare e vedere: sicuramente imperdibili sono tutti i siti con i murales di Diego Rivera, in particolare la Secrétaria de Educación Pública, il Palacio Nacional e il Museo delle Belle Arti; se vi rimane tempo andate anche al Collegio de San Ildefonso e al Museo dei Murales di Diego Rivera (che in realtà ne contiene uno solo). Valgono tutti la pena, e vedere un paese che nei suoi palazzi più importanti ha murales che inneggiano alla rivoluzione e alla redistribuzione della terra, indicando preti, borghesi e nazisti come il nemico fa il suo bell’effetto, a prescindere dalla realtà politica attuale del Messico.

A parte questo, il Templo Mayor e il tour a Teotihuacán gironzolate un po’ per le strade e trovate voi cosa vi piace di questa città immensa. Noi ci siamo fatti un giro nei parchi e abbiamo fatto un salto alla Casa-Museo di Frida Kahlo (bellissima!), ma non al Museo di Arte Moderna dove ci sono molte sue opere.
Per mangiare nel DF avrete solo l’imbarazzo della scelta, ma noi ci sentiamo di consigliare per le vostre colazioni il Café El Popular, in Avenida 5 de Mayo: aperto 24 ore su 24, le sciure che ci lavorano vi rimpinzeranno di tutto quello che volete quando volete. Un posto con un’atmosfera veramente particolare.
Per dormire anche qui c’è l’imbarazzo della scelta: noi abbiamo pernottato all’Hotel Washington tra Avenida 5 de Mayo e Calle La Palma, economico, senza fronzoli, e letteralmente a mezzo minuto dallo zócalo. Ma francamente scegliete il posto che vi piace di più: per ambientarvi più facilmente l’ostello Mundo Joven è sicuramente più indicato (e ci trovate anche tre pc da cui connettervi gratis, anche se in teoria come non ospiti dovreste pagare, ma nessuno controlla :))

Tulum – Mare mare mare

A Tulum, sul Mar dei Caraibi, un’oretta a sud di Playa del Carmen, abbiamo passato una settimana stupenda, ospiti di un’amica che vive di tatuaggi da quelle parti e che ci ha consigliato tutti i posti migliori dove goderci mare, spiaggia e relax. Per arrivare a Tulum dovrete prendere un bus Mayab da Playa del Carmen (a cui potete arrivare direttamente in bus dall’aereoporto di Cancun o in aereo) che in un’oretta vi porterà sobbalzando alla cittadina di mare di Tulum. E’ un luogo turistico quindi non avrete difficoltà a trovare dove dormire, dove mangiare e via dicendo.

Per mangiare consigliamo vivissimamente: El Rincón Chiapaneco (proprio nella via di fronte al Wayfarer Hostel dove la nostra amica ha anche il suo negozio di tatuaggi “El Sagrado Corazon”) che fa delle aguas de fruta fantastiche e cibo messicano di ottima qualità a bassissimo prezzo (le due sciure cucinano a ciclo continuo tutto il giorno e preparano loro tutto a mano); El Capitán (sull’Avenida Tulum poco oltre la banca HSBC) per i piatti di pesce, gestito da una olandese trasferitasi a Tulum per sposarsi con un messicano; Tacos al Pastor per uno spuntino al volo da 10M$ che vi riempirà a puntino.
Per le serate andate al Pepenero, un localino simpatico gestito da un italiano (manco a dirlo quella nostrana è la comunità più rappresentata a Tulum) dove si beve bene e ci si rilassa.

Per quanto riguarda il mare il consiglio è facile: prendete un taxi e chiedetegli di andare alla Playa Santa Fé (costerà circa 45M$) e arriverete a una spiaggia di sabbia bianca che non si scalda con il sole di fronte a un mare cristallino e con a disposizione un po’ di palme sotto le quali cercare rifugio durante tutto il giorno. Anche se state sotto la palma, mettetevi la protezione solare, perché il sole picchia veramente forte sempre. Se volete per raggiungere la Playa Mar Caribe (200m prima di Santa Fé) potete prendere un autobus che parte dalla strada dietro il Wayfarer Hostel a 10M$: ce n’è uno alle 9.00, uno alle 12.00 e uno alle 17.00 che ritorna dalla spiaggia a Tulum la sera. E’ il mezzo migliore per tornare, dato che a quell’ora sarete belli cotti.

Se vi è possibile fate una gita di un giorno (anche con un taxi, ma vi costerà 200-300M$) fino a Xcacel-Xcacelito: è una riserva naturale a nord di Tulum, subito dopo l’entrata per il parco acquatico di Xel-Ha, dove vanno a depositare le uova le tartarughe marine. Si pagano 10M$ per entrare. La spiaggia è incredibile, la barriera corallina è a solo una 50ina di metri dalla costa (portatevi maschera e pinne!), e a 20 metri dalla spiaggia potrete fare un rinfrescante tuffo in un piccolo cenote (un laghetto di acqua dolce che emerge in mezzo alla selva dal terreno calcareo della zona). Impagabile!

Valladolid – Una cittadina neocoloniale

A Valladolid siamo passati di sfuggita in transito tra un sito archeologico e un altro, ma ci ha dato l’impressione di una cittadina molto piccola e per questo molto vivibile, anche se magari solo per una nottata o due. Le sue vie costellate di case neocoloniali e la sua piazza centrale vivace sono state una boccata d’aria fresca tra tragitti in bus e minivan infiniti nel tour de force che ci ha portato in 48 ore a visitare tutta la Ruta Puuc, Uxmal, Valladolid, Mérida, Palenque e infine giungere in Chiapas. Vivamente consigliata come tappa d’alleggerimento.

Mérida – Un posto di merda

Una città sordida, con nessuna attrattiva se non quella di fare da base per qualche escursione archeologica. Ci abbiamo passato meno di 48 ore ma sono state pure troppe. Consigliato prendere albergo vicino alla stazione degli autobus (sia CAME che TAME) così da non dover fare troppa strada e minimizzare il rapporto con la città. Ergo su questa tappa non saprei cos’altro dirvi.

San Cristóbal de las Casas – Chiapas

La cittadina nel cuore del Chiapas, famosa per essere stata uno dei centri abitati da cui l’EZLN hanno lanciato l’insurrezione contro il governo messicano nel 1994, è un posto delizioso dove rilassarsi qualche giorno. Abituati al turismo zapatista i posti dove mangiare bene e dove dormire non mancano, e la sensazione è quella di trovarsi in un posto molto facile dove spendere tempo (e denaro volendo). Il mercato intorno a plaza Santo Domingo ospita qualsiasi tipo di bancarella e vi permetterà di mangiare per pochissimi pesos, mentre se volete gustarvi ottimi piatti in un luogo dove molti dei soldi finiscono alle comunità zapatiste non potete perdervi il TierrAdentro (occhio che il cibo NON finanzia le comunità, ma gli acquisti nei negozietti all’interno del ristorante sì) su Real de Guadalupe, una delle due vie pedonali del centro. Se invece volete comprare prodotti di artigianato che finanzino le comunità, andate alla tienda de Nemi Zapata (sempre sul medesimo andador).
E’ molto facile capire perché molte persone decidano di fermarsi a vivere in Chiapas: dalla disponibilità degli abitanti, alla facilità con cui ci si ambienta, tutto concorre a permettervi di godervi un ottimo relax urbano. Cosa non altrettanto facile in tutto il Messico (come avrete potuto dedurre da ciò che ho scritto di altre città).

Boca del Cielo – Oceano Pacifico

Boca del Cielo è un pezzetto di paradiso sulla costa del Chiapas: per arrivarci dovete guadare in autobus fino a Tonalà (eventualmente cercate un autobus che va a Tuztla Gutierrez e da lì troverete svariati autobus per Tonalà), prendere un taxi fino alla “base” dei collettivi e da lì prendere un taxi collettivo per Boca del Cielo (25M$). Infine prendere una lancia e farvi portare al di là della laguna fino alla penisola che si affaccia sull’Oceano Pacifico (100M$).

Il posto è fantastico: isolato, calmo, tranquillo. Noi siamo stati nelle capanne più civilizzate ma ci sono soluzioni per tutti i gusti e tutte le tasche. Alla Luna troverete cabañas attrezzate come stanze d’albergo, ottima cucina, un conto aperto che salderete alla fine della permanenza e una baretto sulla spiaggia del Pacifico (incredibile!) che al momento era gestito da Eugenio un cuoco/fotografo che vive a Fuerteventura e che ci ha preparato la migliore cenetta fusion della nostra vita (fino ad ora). I ragazzi che lavorano con Federico (il proprietario italiano insieme alla compagna Annabelle) sono fantastici: da Oda (il futuro calciatore e attuale factotum) a Porfirio detto “L’iguana” che vi porterà in giro per le mangrovie e i canali che ospitano decine e decine di uccelli. Caldamente consigliato, ma occhio che dopo 3-4 giorni di dolce far niente se non siete in gruppo o attrezzati con svaghi autoprodotti vi potreste annoiare!

Oaxaca – La città di Mezzo

Oaxaca è una città fantastica: aperta, disponibile, piena di vita e dove ti viene solo voglia di stare in giro a cazzeggiare e a conoscerla per tutto il tempo che vi trascorri. Se cercate monumenti e musei non perdetevi la Iglesia de Santo Domingo e la Basilica de la Soledad, ma soprattutto il Museo de las Culturas che è semplicemente stupendo; il Palacio e il Museo del Palacio invece non valgono la pena, soprattutto se avete visto i murales di Diego Rivera nel DF (incomparabili con quelli di Oaxaca). Se invece preferite il leisure, non avrete che l’imbarazzo della scelta: per mangiare il Mercado 20 Noviembre o la Centrale de Abasto sono irrinunciabili, ma ovunque si mangia bene (anche se non necessariamente a poco prezzo, soprattutto nei ristoranti del centro storico, ottimi però). Per la colazione e per trascorrere serate e pomeriggi il consiglio è obbligatorio: Café Los Cuiles, ma soprattutto il Café Brújula su Avenida Garcia Vigil, dove potrete bere il miglior caffé di Oaxaca. Se invece siete appassionati di shopping Oaxaca potrebbe essere la vostra fine dato che tra mercati, bancarelle, ambulanti, laboratori e cooperative di artesanías potete passare giornate intere.
Per dormire il consiglio è quello di arrivare in centro e spulciarvi i posti: ce ne sono uno ogni 50 metri, per tutti i gusti e per tutte le tasche. Noi siamo stati nello spartano e piacevole Hostel El Chapulín per 320M$ la doppia (ma anche con 280M$ per un letto solo in due avremmo potuto farcela). Se passate in Mexico, non perdetevi Oaxaca (e mi dicono anche il resto dello stato si conformi all’elevata qualità della vita turistica della capitale).

Onestamente se avete la possibilità di fermarvi qualche giorno fatevi un paio di gite fuori porta: sicuramente una mattinata per Monte Albán non è sprecata, mentre un paio d’ore per andare fino a Santa Maria del Tule a vedere l’albero più grande del mondo (un cipresso di Montezuma) è un piacevole passatempo. Noi non abbiamo avuto modo ma una terza gita consigliata da tutti è quella a Mitla. Per andare a El Tule o a Mitla il modo più facile è quello di raggiungere la Central De Abasto (un mercato popolare grande quattro isolati in cui potete trovare di tutto) e da lì prendere un taxi collettivo per pochi pesos. E’ un avventura, ma non ve ne pentirete.

Conclusioni

Le nostre vacanze in Messico sono state favolose. Ci siamo divertiti, abbiamo visto un sacco di luoghi interessantissimi e abbiamo speso poco: nell’ordine dei 1000 euro a testa escluso il viaggio in aereo, ma inclusi tutti i regali che ci siamo comprati e che abbiamo comprato per le persone a cui teniamo. Abbiamo visto sicuramente una piccolissima parte di un paese immenso, ma pensiamo che ci sia bastato per avere una buona idea dei messicani e delle culture che abbiamo incontrato. Se ne avete la possibilità è certamente un viaggio consigliato. Alla prossima.

¡Mexico Mexico! – parte 02 – Siti archeologici

31 agosto 2011 Commenti chiusi

Dopo avervi dato un’idea generale delle cose utili da sapere per girare in Messico senza troppe sorprese, passiamo ad analizzare una delle tre cose che io e blanca abbiamo fatto in questo enorme paese: in questo post parleremo di siti archeologici.

La maggior parte dei siti archeologici messicani sono in gran parte ricostruiti dopo essere stati riscattati a foreste e incuria secolare: in molti casi le pietre originali sono state usate per costruire chiese cattoliche dopo la conquista del paese da parte dei colonizzatori europei, ma lo sforzo di rendere ogni sito più rispondente al vero possibile è francamente encomiabile.

Come regola generale i siti archeologici costano intorno ai 50M$ (quelli più piccoli anche 37M$), fatta eccezione per Uxmal e Chichén Itzá che costano 166M$ (se siete stranieri). Le informazioni sulle strutture dei siti e sul loro significato e la loro storia sono molto scarne, e quindi senza una guida si capisce molto poco di quello che si osserva e si perde molto del fascino del sito. Per contro molti contenuti dei tour delle guide si ripetono ed è quindi inutile fare trenta tour con le stesse informazioni: scegliete 2-3 siti che senza guida sarebbero sprecati e utilizzate le informazioni che ne ricavate per “leggere” gli altri luoghi che visiterete. Noi abbiamo optato per fare i tour con le guide in spagnolo e penso che sia stata un’ottima scelta per due motivi: evitate gran parte degli italiani (insopportabili nella loro veste di turisti grossolani e presuntuosi), e date la possibilità alla vostra guida di dare il proprio meglio, comunicando anche tutta la passione (nel caso) che provano per il lavoro che fanno (in una lingua che non è la propria non riesce altrettanto bene).

Per il resto ricordatevi di portare sempre un cappello e almeno un litro di acqua a testa perché il sole è molto forte e l’umidità intorno al 100%. Vestitevi leggeri e nella maggior parte dei casi con suole comode dato che il terreno è spesso irregolare. Le fotografie non sono un problema, ma se volete usare la videocamera in quasi tutti i luoghi dovrete pagare una tassa di 45M$ per i diritti riservati al governo messicano sulle rovine.
E ricordatevi se potete di visitare le rovine in prima mattina quando c’è meno gente e fa meno caldo. Non vi pentirete della levataccia.

Penso di avervi detto tutto. Ora cominciamo il nostro tour.

Tenochtitlán – Mexico DF

Tenochtitlán è l’antico nome di Città del Messico. Proprio dietro lo zócalo, la piazza principale, potrete trovare le sue rovine, sotto il nome di Sito Archeologico del Templo Mayor, ovvero del luogo principale di una città sconfinata dalla quale i mexica hanno dominato una buona parte dell’America Centrale più o meno durante il nostro basso medioevo. Le rovine del Templo Mayor sono una piacevole eccezione: sono molto ben strutturate e con le informazioni che vi trovate potete farvi un’idea molto chiara di quello che è la struttura del sito. Con qualche indiscrezione che potete ascoltare dalle guide che stanno portando in giro altri gruppi potrete facilmente completare i pezzi mancanti. Con il medesimo biglietto di accesso potrete visitare anche il Museo del sito archeologico che è molto ben fatto e vale certamente una visita: soprattutto il gioco di luci sulla stele di Coyolxauqui, che fa capire molto bene la differenza tra quello che vediamo oggi e come dovevano essere le strutture delle antiche città mesoamericane alla loro epoca, ricoperte di stucco e colorate di brillanti colori come azzurro, giallo, bianco, rosso e nero.

Tlatelolco – Mexico DF

Queste rovine sono meno impressionanti di quelle del Templo Mayor, ma sono meglio conservate. Si trovano sempre all’interno dell’odierna Città del Messico, ma rappresentano una città diversa, formata da una comunità allontanatasi da Tenochtitlán e poi diventata sua alleata per dominare tutta la regione. Si può visitare da soli oppure all’interno di un tour che comprende anche la Basilica de la Santa Virgen de Guadalupe e Teotihuacán organizzato (almeno nel nostro caso) dall’ostello Mundo Joven proprio dietro la Cattedrale. E’ un buon tour, tutto sommato economico (400$ escluso il cibo), e che vi consentirà di fare in un giorno solo tre siti che da soli faticate un po’ a mettere insieme. E’ anche vero che se non ve ne frega nulla della Basilica de Guadalupe potete anche evitarvi il tour e puntare direttamente a Teotihuacán.
Il sito di Tlatelolco si trova su quella che viene chiamata Piazza delle Tre Culture dove oltre al sito archeologico ci sono anche una chiesa (molto bella) costruita con le pietre della città su cui l’hanno edificata, e il sito in cui nel 1968 vennero massacrati un numero imprecisato di studenti (si parla di centinaia anche se le cifre ufficiali recitano 20) del movimento che stava scuotendo il potere messicano.

Teotihuacán

Il sito si trova a una 50ina di chilometri da Città del Messico ed è uno dei più famosi del Messico. La cultura di Teotihuacán appartiene al periodo classico e preclassico delle culture mesoamericane (ovvero in pratica fino al 900 d.C.) ed è il luogo da cui i mexica dissero in seguito di essere originari (per darsi un tono di stirpe divina, dato che Teotihuacán è il nome che hanno dato loro al sito e significa “il luogo dove gli uomini diventano dei”).
Le più grandi attrazioni sono le Piramidi della Luna e del Sole che sono obiettivamente impressionanti: vi si può salire ed è un’esperienza fantastica. La Piramide del Sole è la più alta struttura di tutto il Mesoamerica fatta eccezione per la ancora sepolta piramide di Cholula, e dietro solo alla Piramide di Giza in Egitto: una struttura stupefacente per l’epoca che vale tutta la fatica dei suoi 248 gradini (dicono, io ne ho contati 237 ma il caldo potrebbe avermi giocato brutti scherzi).
Vale sicuramente la visita con una guida (se non avete prenotato il tour, prendetene una in loco) per almeno un paio d’ore di intense camminate e ascolto.

Tulum

Le rovine di Tulum affacciate sul mar dei Caraibi sono la prima delle strutture maya che abbiamo visitato. La zona archeologica deve la sua fama al fatto di affacciarsi direttamente sul mare e potete visitarla tranquillamente anche senza una guida. Il sito è piccolo e ben tenuto, ma in un’oretta può essere esplorato a fondo. Portatevi costume e asciugamano perché potete farvi un bagno direttamente sotto le rovine: se il mare non è mosso è fantastico e sembra di essere immersi in un atmosfera da sogno. Ovviamente in luglio e agosto l’alta affluenza turistica rovina un po’ l’effetto, ma vale lo stesso la pena. D’altronde potreste anche sprecarvi e fare 800 metri a piedi fuori dal sito per arrivare alla spiaggia da sogno dove siamo andati noi. Vedi anche la terza parte di questi post per saperne di più.

Cobá

Cobá è uno splendido sito archeologico nello Stato di Quintana Roo a circa un’oretta da Tulum (o anche da Playa del Carmen e Cancun). Vale certamente la pena di una visita e all’interno del sito, subito dopo il controllo dei biglietti troverete un sacco di ragazzini appena laureati nel corso di “guida turistica” che hanno voglia di praticare. Noi in due ce la siamo cavata con 200M$ (anziché i canonici 400-500M$) per un giro di un’oretta e mezza in cui Roger, la nostra guida ci ha spiegato un sacco di cose. E’ stato molto piacevole e lo consigliamo vivamente.
Cobá era una città di 50000 abitanti al suo apice nel periodo classico intorno al 700 d.C., collegata alle altre città maya di Chichén Itzá e della Ruta Puuc che le vanno via via togliendo importanza. Il sito è molto bello e permette di capire con calma alcune cose che si ritroveranno in altri siti: c’è un “juego de la pelota” molto bello che fa capire molto bene come si svolgevano le gare; ci sono i sacbé (cammini bianchi) che collegavano le varie città; ci sono steli e sculture molto chiare su chi veneravano i maya.

Chichén Itzá e Ek Balaam

Nei pressi di Valladolid ci sono due siti: uno è famosissimo, l’altro misconosciuto. Purtroppo per andare al primo ci sono mille autobus e tour di ogni tipo, mentre per il secondo ci si deve affidare all’autorganizzazione. Come mi avevano suggerito molti, Chichén Itzá è stata una grandissima delusione: il sito avrebbe delle strutture incredibili, come la piramide principale e il “juego della pelota” grande come due campi da calcio, ma è sommerso dai turisti e le guide si limitano a fare il loro lavoro senza metterci un minimo di passione. Se potete, andate a visitarlo per i fatti vostri, sbirciando i tour che vi circonderanno e facendo tesoro di quello che avrete imparato sui siti maya nel resto delle vostre visite archeologiche. Certo Chichén Itzá è stata una delle più importanti città maya di tutta l’area ed è un peccato non farci neanche un salto.
Viceversa Ek Balaam è un sito molto ignorato, ma che tutti ci hanno consigliato come tappa importante: noi non siamo riusciti a vederlo, ma se aveste la possibilità di scegliere, non esitate un secondo e tralasciate Chichén Itzá per il giaguaro tridimensionale di Ek Balaam.

Ruta Puuc

I siti maya sono caratterizzati da cinque stili architettonici: tra gli altri uno più classico che si può vedere a Chichén Itzá, uno con forti influenze tolteche che si può vedere nello stesso sito, e quello chiamato Puuc che potrete trovare in quattro diversi siti a distanza di pochi chilometri gli uni dagli altri.
Il tour di questi quattro siti (Labná, Sayil, Xlapak, Kabah) e di Uxmal lo potete organizzare con un minivan che parte dalla stazione degli autobus TAME di Mérida alle 8.00 di mattina, fa il giro di tutti i siti e vi riporta in città. Lo consigliamo vivamente dato che con circa 400-500M$ a testa riuscite a vedere 5 posti fantastici, privi della ressa turistica abituale, con tanto di guida soprattutto per la visita a Uxmal (v. sotto). L’autista del minivan vi farà fare anche una tappa a Santa Elena nel negozietto di famiglia dove potrete mangiare qualcosa direttamente nella cucina delle sue zie (non sono sicuro del grado di parentela, ma penso abbiate capito cosa intendo).

I quattro siti della Ruta Puuc sono uno più bello dell’altro e soprattutto Kabah e Labná non sono assolutamente da perdere. Quasi tutti i palazzi rimasti intatti sono dedicati a Chaac che vedrete ritratto sempre con il suo nasone a proboscide (verso l’alto o verso il basso) e diventerà un leit motif delle vostre visite. Un po’ come Huitzilopochtli e Coyolxauqui e Tlaloc con i mexica e la cultura di Teotihuacán.
Se proprio dovete scegliere un sito da saltare, scegliete Sayil, e in secondo ordine Xlapak, ma gli altri due non mancateli per nessun motivo. Il tour della Ruta Puuc, tra l’altro più che altro frequentato da messicani e non da turisti scassaminchia, è stato uno dei momenti più piacevoli del tour de force archeologico nella zona di Yucatan e Campeche.




Uxmal

Uxmal pur trovandosi vicino alla Ruta Puuc e condividendone in alcune porzioni lo stile architettonico merita un discorso a parte. Il sito è in assoluto quello che ci è piaciuto di più forse anche grazie alla guida che ci ha portato in tutti i suoi meandri insieme agli altri venturieri del minivan (una decina di messicani di varia estrazione e provenienza): se andate a Uxmal chiedete di Antonio come guida, non ve ne pentirete assolutamente.
La città è stata fondata intorno al 600 d.C. ed è stata importantissima per la regione tanto da essere collegata direttamente con sacbé al resto delle città della Ruta Puuc e alla stessa Chichén Itzá. Le principali strutture che visiterete sono la piramide principale con i suoi 5 templi uno incastonato nell’altro e il quadrangolo delle monache (nome postumo ovviamente dato che con le monache non aveva proprio niente a che fare). Come molti altri siti è immerso nella selva e provvisto di un quadro scenografico veramente mozzafiato. Imperdibile.

Palenque

Per godervi al massimo Palenque, uno dei siti maya più famosi prendete un autobus notturno e arrivate al sito di mattina presto: fatevi un giro in paese per fare colazione nel posto che preferite e prendete un bondi a 10M$ per le rovine (ne passano ogni 10 min sulla strada principale). Se siete fortunati come noi alle 7.30 circa prendete minivan carichi di guide che si recano al sito per lavorare e potrete provare a intavolare una trattativa con qualcuno di loro di vostro gradimento. I tour di Palenque sono due: uno nella giungla nella zona ancora non riscattata alla natura per 600M$ fino a 7 persone; uno nel sito archeologico restaurato per altri 600M$ fino a 7 persone. Noi con 500M$ in due ce la siamo cavata per fare entrambi, dato che la guida poi avrebbe avuto il tempo di fare altri servizi una volta terminato con noi.

Il sito è immerso nella selva, circondato dalle montagne e la visita guidata vale tutti i soldi che spenderete. Noi siamo entrati nella giungla alle 8.00 di mattina in mezzo alle scimmie urlatrici e ai rumori mattutini della foresta non ancora disturbata dai turisti. Siamo riusciti anche a beccare una famiglia di scimmie con cui ci siamo scrutati per una decina di minuti. Il giro di un’oretta nella selva oltre a darvi un’idea di che lavoro immenso sia recuperare le strutture che noi vediamo nei siti archeologici, vi da la possibilità di vedere la selva e immaginarla per come doveva essere centinaia di anni fa (la natura cambia molto più lentamente di noi). Un’ora in mezzo alla giungla e alla sua umidità sarà sufficiente a sfiancarvi per bene. Ma il tour non sarà finito.

Il sito archeologico è splendido, secondo solo a quello di Uxmal (anche se per molti è vero il contrario). Il Tempio delle Iscrizioni, la Tomba della Regina Rossa, il Palazzo, il Gruppo delle Tre Croci e tutte le strutture sono affascinanti e molto ben conservate. Se avete la guida giusta saprà evocare per voi la grandezza di questa città che contava decine di migliaia di persone, come testimoniano anche l’attenzione alla distribuzione idrica e l’ingegneria civile che ancora rimane a disposizione dei visitatori. Contrariamente a Chichén Itzá su molte strutture si può ancora salire e la vista da una delle piramidi del Gruppo delle Croci è mozzafiato. Anche questo sito non potete proprio perdervelo.

Monte Albán

Se passate da Oaxaca, non perdetevi una gita in mattinata al sito di Monte Albán, che potrete raggiungere con un minivan dall’hotel Riviera in calle Mina, come chiunque può indicarvi. Se siete bravi anche senza guida in un’oretta e mezza al massimo ve la cavate. Ovvero partendo con il van alle 9.30 alle 13.00 massimo siete di ritorno (con tanto di caffé dentro al bar del museo del sito). La vista è mozzafiato e il sito la mattina poco frequentato, con cartelli per ogni edificio molto esplicativi. Veramente bello.

Conclusioni

Se proprio dovete scegliere 3-4 siti da visitare non perdetevi Palenque, Uxmal, Teotihuacan e la Ruta Puuc. Se avete molto tempo tralasciate i siti più conosciuti e magari aggiungete qualche posto sperduto come quelli al confine con il Guatemala, Mayapan o Ek Balaam. In ogni caso, una vacanza in Mexico non sarà completa senza aver almeno sbirciato la grandezza delle civiltà che vi sono vissute nei secoli che hanno preceduto lo sbarco dei conquistadores, e che in alcuni casi sono ancora la maggioranza della popolazione in una buona parte del Mexico.

¡Mexico Mexico! – parte 01 – intro

28 agosto 2011 2 commenti

Quest’anno le vacanze hanno detto Messico. Dopo due anni passati a girare intorno al vecchio Mediterraneo era tempo di tornare nel continente americano (ovviamente escludendo i derelitti territori gringo). Si tratta di una vacanza sospesa tra la visita di siti archeologici, l’esplorazione urbana e il puro e semplice relax sulla spiaggia. Continuo a usare questo blog come blocco degli appunti di viaggio, iniziando dalle cose generiche. Seguiranno un post sulle aree archeologiche, uno sul mare e uno sulle città

Cose importanti da sapere subito sul Mexico

Soldi

In primo luogo il cambio: 100M$ (pesos messicani) = 6 euro (circa). Ricordatevelo e non fatevi fregare. Per il resto il cibo, il trasporto via taxi soprattutto e il pernottamento hanno prezzi molto accessibili, ma siete sempre forestieri quindi fate attenzione o potreste incontrare spiacevoli sorprese. Le mance (propinas) sono gradite (e in alcuni posti direttamente incluse nel conto) e ammontano a circa 10-15% del totale. Non fate i tirchi che una decina di pesos sono sempre mezzo euro!

Quando prelevate sia la banca messicana che la vostra applicheranno delle commissioni, e se usate carte di credito è verosimile che queste abbiano limiti di spesa in Messico, quindi informatevi esaustivamente prima. Se invece decidete di portare i contati sappiate che trovate Cambi a ogni angolo di strada nelle città principali, e almeno un Cambio in ogni paesino.

Tempi

La seconda cosa importante da tenere presente sono i tempi: i messicani sono lenti e soprattutto non gliene frega un cazzo se voi avete fretta. Faranno quello che devono nel tempo in cui credono. Punto. Pressarli non serve a molto se non a frustrarvi ancora di più
Ahorita significa minimo 10 minuti; ahora una 20ina; un ratito equivae almeno a una mezz’ora. Oltre questi limiti liberate pure i vostri incubi di attesa peggiori.

Bere e mangiare

Contrariamente a quanto si pensi il cibo non è (sempre) piccante e si trovano un sacco di pietanze per tutti i palati. Ovviamente il mais, la carne (di qualsiasi cosa), il cavolo, i fagioli, la cipolla e il pomodoro la fanno da padroni, ma regione che andrete, cibo che troverete. Non vi formalizzate e provate un po’ tutto prima di scartarlo. Insomma, fate gli adulti. Anche le cavallette di Oaxaca (chapulin) non sono male, ma me le aspettavo croccanti e non pastose e salatissime.
Per bere invece c’è solo l’imbarazzo della scelta: personalmente da non bevitore mi sono goduto delle ottime aguas de fruta (frullati a base di acqua e frutta), ma anche per gli alcolisti non ci saranno certamente problemi: mezcal, pulque e tequila a volontà.

Trasporti

I trasporti via aerei interni (tramite Interjet o Vivaaerobus) sono abbastanza economici ma non potete acquistarli con una carta di credito che non sia messicana, ergo andate sul sito e cercate un rivenditore vicino al vostro hotel messicano. In alternativa potete prenderli direttamente in aereoporto, ma il grosso vantaggio economico sfuma. Usare gli autobus (che siano quelli di primera di ADO o OCC o quelli sgangherati e molto economici come i Mayab o Oriente) è quasi obbligatorio. I messicani usano moltissimo i taxi che spesso più che un tassimetro hanno tariffe prefissate per varie zone della città o limitrofe. Fatevi dire da qualcuno che abita o gira da un po’ la zona in cui state per non farvi fregare: ci è capitato più di una volta di dover stare a questionare per 5 pesos, però sta cosa che siccome ero straniero mi dicevano un prezzo lievissimamente superiore mi ha solleticato il gene scassaminchia. In ogni caso: breve tragitto nell’ordine di pochi km (4-5) si sta sui 20-25M$, il doppio intorno ai 40-50M$, e via a salire. In particolare quando siete carichi come muli o andate in zone un po’ approssimative dal punto di vista della sicurezza il taxi è un’ottima soluzione.

Occhio alle distanze che spesso sono epocali: programmatevi i viaggi con una certa cura perché potrebbe essere una buona idea fare gli spostamenti più lunghi con autobus notturni (sui quali ricordatevi di portare il paltò dato che i messicani viaggiano con l’aria condizionata fissa su 18 gradi, e non sto scherzando purtroppo).

Telefono e Internet

Passiamo ora alle telecomunicazioni: trovare internet point è facilissimo e connettersi costa circa 8-10M$ all’ora. Molti bar hanno un’area wifi gratuita, ma non sempre. Per telefonare è un delirio: per chiamare da un cellulare a una linea fissa e viceversa dovete aggiungere prefissi, quando fate telefonate internazionali al terzo squillo (anche senza risposta) scatta la tariffazione, e infine la copertura dei telefonini è discutibile (l’unica adeguata è Telcel). Consiglio spassionato: compratevi cellulare e scheda messicani per fare prenotazioni e poco altro (con 300-400M$ ve la cavate); andate in un internet point o comprate una scheda internazionale per fare le chiamate oltreoceano. Altrimenti rischiate di impazzire.

Special Thanks

A Giovanna, Nina, Fazio, Graffio, Avis, Knom, Franco e Mariarosa, senza i quali la nostra vacanza non sarebbe stata possibile né piacevole quanto lo è stata. 🙂

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Travelling the Balkans: breviario di viaggio nella ex yugoslavia

1 settembre 2010 Commenti chiusi

Il viaggio nei territori della ex Yugoslavia non è così esotico come altri e quindi non ho molto da raccontare. Come ogni viaggio ci sarebbero in realtà centinaia di episodi e scorci, ma la verità è che questi non sono di alcuna utilità per chi viaggerà dopo di me, dato che conoscerli è il motivo del viaggio e leggerne non è di molto aiuto.

Per comodità dividerò le note secondo i quattro stati che abbiamo attraversato che, nonostante facessero parte di un medesimo stato fino a 20 anni fa, mostrano quante differenze contengano le varie culture che erano tenute insieme dallo stato yugoslavo.

SLOVENIA

La Slovenia sembra un pezzo di Tirolo spostato a Est di qualche centinaio di chilometri. E’ sempre stata la parte più ricca della ex Yugoslavia e ha subito la guerra per un tempo veramente brevissimo dato che non è stata teatro delle sanguinose faide che invece hanno insanguinato una buona parte di Serbia, Croazia e Bosnia. E’ entrata nell’euro da un paio di anni (se non sbaglio, ma wikipedia vi aiuterà) e i suoi prezzi sono in tutto e per tutto europei, ovvero pari a quelli italiani.

Noi abbiamo attraversato la Slovenia da Nova Goriza fino a Ljubljana, per poi proseguire lungo alcune stradine fino a Novo Mesto e sbucare in Croazia. Ricordatevi prima di entrare sulle autostrade slovene che dovete acquistare una simpatica “vignette” per transitarvi (in stile Svizzera). Sulla via del ritorno siamo passati per la statale che collega l’Istria con Trieste. Il paesaggio e il tono delle persone che abbiamo incontrato ci è sembrato costante: cordiali, gentili, ma abbastanza formali. C’è da dire che con la Bosnia è l’unico territorio della ex Yugoslavia dove ci sia ancora una sinistra come la intendiamo noi. In particolare Ljubljana ci sono due spazi sociali: la Methelkova (una ex caserma riconvertita in luogo con locali e con un ostello fantastico ricavato dall’ex prigione militare – Hostel Celica – che consiglio a tutti di visitare e utilizzare, nonostante il costo decisamente elevato) e il Rog (un vero e proprio centro sociale che trovate lungo il fiume allontanandovi una decina di minuti a piedi dal centro).

Sempre Ljubljana cova l’ambizione di diventare una capitale artistica e culturale europea ed è una città piacevole dove passare un paio di giorni a rilassarsi bevendosi qualcosa lungo il fiume.

Per mangiare consigliamo vivamente lo Skofu: un ristorantino che trovate sicuramente in tutte le guide nella zona di Trnovo più a ridosso del fiume, appartato e tranquillo. Il cibo è ottimo, ma chiedete prima quanto costa che altrimenti vi ritrovate un controfiletto ai mirtilli buonissimo ma che vi pela 22 euro! Senza strafare si può mangiare al prezzo di una cena al ristorante in Italia.

Per dormire sconsigliamo abbastanza l’Alibi Hostel, non perché sia sporco o scomodo, anzi, è situato in centro, ma diciamo che il buon giorno non è un optional incluso nel prezzo. Viceversa se volete spendere un pochino il Celica Hostel nella Methelkova o l’H2O Hostel (anch’esso in centro sulla riva del fiume) sono decisamente meglio. Dopodiché un po’ tutti i posti vanno bene in Slovenia: non vi ritroverete bacarozzi o fregature grossolane. Andate sereni.

Le attrazioni di Ljubljana sono un po’ quelle arcinote: tour al Castello, giretto all’Open Air Theater e passeggiate lungo il fiume e i suoi multipli baretti. Buon divertimento.

SERBIA

Dopo aver attraversato di corsa una miriade di paesini della Slavonia (Croazia) siamo fuggiti in territorio serbo lungo l’Autoput (autostrada) Zagreb-Beograd. Stanchi dal viaggio abbiamo deciso di uscire alla prima uscita dell’autostrada in Serbia e siamo andati a dormire nel paesino di Erdevik, per testare la vita nella Serbia non metropolitana.

Qui abbiamo trovato una sola affittacamere, fantastica, di nome Katarina, una sciura di 50 e passa anni che non parla manco mezza parola che non sia serbo, ma che ha molta voglia di accogliere viaggiatori. Erdevik si trova a una decina di chilometri dal parco naturale di Fruska Gore e quindi per chi ama la natura può essere una perfetta tappa nella wilderness serba. La sciura ci ha accolto in una bella stanza doppia per 10 euro a testa, e con un altro euro e mezzo ci ha abbuffato la mattina dopo con una colazione sontuosa.

Infatti i costi serbi sono ancora extraeuropei (diciamo che tutto costa all’incirca la metà): solo sul pernottamento si stanno rapidamente adattando – almeno nelle grandi città – mentre per quanto riguarda il cibo si riesce ancora a cenare in due al ristorante per una ventina di euro senza lesinare.

La principale tappa del nostro viaggio serbo è stata però Belgrado: una splendida città, ancora all’inizio del processo di gentrification che lascia ampi spazi per vedere la Belgrado che fu e che sotto sotto sempre sarà. Una città di café e di vita notturna, di chiacchiere e di passeggiate. Se cercate mostre e musei non troverete granché, ma se cercate un po’ di nightlife è il posto giusto (magari non in agosto, eheh).

Per dormire troverete mille soluzioni. Noi abbiamo scelto un ostello sul Danubio, l’Arkabarka, dal quale in mezz’oretta a piedi potete arrivare in centro (o in 10 minuti se prendete l’autobus) e che alla sera è un’oasi di piacevole rinfresco dal caldo mortale che fa di giorno. Lungo il fiume troverete decine di barche con ristoranti, pub, bar, terrazzine di ogni tipo. E se vi addentrerete nelle viette vicino al centro troverete scorci veramente interessanti e un fantastico graffito alto quanto una casa a 4 piani di Blu. Complimenti.

Per mangiare noi consigliamo tra i tanti 2-3 posti. Il primo è Brodic, un baretto verso la Fiera di Belgrado (prendete il lato verso Belgrado vecchia del fiume e camminate verso destra guardando Kalemegdan, la fortezza); se vi perdete chiedete si 6 Topola (un locale molto conosciuto proprio di fianco). Al Brodic potete passare un’ottima serata e mangiare una decente pizza!

Il secondo posto è Stepenice, un ristorante con una terrazza sul fiume proprio vicino alla zona in cui grandi magazzini portuali stanno venendo trasformati in locali di lusso. Se guardate Kalemegdan dal fiume, appena sopra la zona dei magazzini, vedrete una terrazzina con tendine gialle illuminata di notte, come se fosse sospesa tra altri edifici. Quello è il ristorante. Si mangia bene, cibo non particolarmente tipico, ma gustoso e a un prezzo accettabile.

Se invece volete mangiare del Cevapcici o altre amenità carnivore tipiche dei serbi (a me piacciono un sacco, ma dopo una settimana di solo Cevap mi è un po’ venuto a noia) fermatevi allo Zlatna Bokar sulla “montmatre di belgrado”, Skadarska.

Se poi durante il giorno volete un momento di pace dal caldo e dal chiasso potete andare al Café-Restoran dentro l’Università che potete raggiungere tagliando verso la principale via commerciale partendo da Trg Studenski: guardando in uno dei cortili lo vedrete privo di chiasso e apparecchiato con decine e decine di tavoli. Il proprietario praticamente vive lì e afferma “qui si chiude quando se ne va l’ultimo cliente”. A Belgrado significa che non chiude mai. Ma è l’unico baretto senza musica che troverete in centro, e ogni tanto anche le vostre orecchie avranno bisogno di ristoro.

Per concludere non perdetevi una gita al mausoleo di Tito per la foto di rito (è un po’ fuori mano rispetto al centro ma con i mezzi pubblici si raggiunge senza menate) e ricordatevi che in Serbia si usano i dinari: 100 dinari circa per ogni euro. Fatevi bene i conti perché poi cambiare i dinari non val proprio la pena!

BOSNIA-HERZIGOVINA

Passare dalla Serbia alla Bosnia è come passare dall’Italia alla Turchia. Da un lato i balcani europei dall’altro quelli ottomani. Lo noti dal panorama lungo le strade costellato di moschee, dai vestiti delle persone, dalle facce rugose e scure contrapposte a quelle rubizze e tonde sopra le spalle larghe, dai suoni e dagli odori. Dopo la Serbia, la Bosnia è la parte dei balcani che mi sono goduto di più, in cui trovo più affinità e in cui il viaggio mi pesa meno. E non è solo questione di costi, che in Bosnia, se possibile, sono ancora minori che non in Serbia.

La principale tappa del viaggio è stata Sarajevo, anche nota come “piccola Istanbul”, a ragione. Sarajevo non è enorme, soprattutto se si escludono i sobborghi di Nova Sarajevo: il centro è stato rimesso a nuovo ed è molto godibile, anche se fortemente turistico. In particolare il bazar del centro, la Bascarsija, è un po’ artefatto, ma pieno di posticini piacevoli dove mangiare e bere qualcosa. Nonché comprare qualsiasi cosa che vi venga in mente di comprare.

Sarajevo si può visitare in un paio di giorni con tutta comodità, vedendo tutto quello che c’è da vedere, almeno secondo me. Di seguito vi metto il tour tipico. Mattino: Vecchia Chiesa Ortodossa vicino alla piazza dei Piccioni, Casa Svrzo (una casa musulmana perfettamente restaurata e conservata), il Museo Ebraico e la sua sinagoga, le Moschee della zona del centro, il museo Brusa Bezistan dedicato alla città, le Cattedrali Ortodossa e Cattolica (non granché), Casa Despica (una casa ortodossa molto ben conservata). Il giro ve lo sbrigate in 4 ore e potete prendere un biglietto cumulativo per tutte le attrazioni con ingresso a pagamento spendendo 12 KM (marchi convertibili) ovvero 6 euro. Potete mangiare qualcosa al baretto 2 Ribara lungo la riva sinistra del fiume andando verso Novi Sarajevo oppure al Bar Hana in pieno bazar (chiedete all’Ufficio Informazioni Turistiche dove parlano un ottimo inglese e vi riempiranno di cartine e mappette). Nel pomeriggio andate a vedere il Museo di Storia di Sarajevo con una impressionante mostra sulla guerra e subito sotto passate un’oretta al Tito’s Café (potete comprare delle fantastiche magliette con il profilo del grande condottiero stilizzato.

La sera verso le 18.30 prendete un bel taxi e fatevi portare al Biban Kavanha (ditegli così, vi chiederanno 10 euro quindi cercate dei compagni di viaggio) da cui potrete gustarvi la vista di tutta Sarajevo dall’alto e mangiare degli ottimi manicaretti. Terminata la cena scendete a piedi verso la città e se fate la strada giusta sbucherete proprio di fronte al Birrificio di Sarajevo, per un’ultima birretta prima di andare a letto.

Per quanto riguarda il pernottamento a Sarajevo problemi non ne incontrerete: ci sono circa 50 ostelli e 100 pensioni, tutte in centro. I prezzi per il letto in camerata dovrebbero oscillare tra i 10 e i 15 euro al massimo, colazione inclusa; per le doppie cercate un posto con parcheggio e colazione, e dovreste trovare dai 35 in su (noi abbiamo pagato 40 euro in un posto veramente in centro gestito da delle pischelle simpaticissime). Non vale neanche la pena prenotare, perché la concorrenza è spietata. Prima di ripartire per proseguire il vostro viaggio, non dimenticate di comprarvi un po’ di pistacchi e di frutta nei negozietti del centro: i prezzi sono ottimi e non ve ne pentirete.

La seconda tappa che abbiamo fatto in Bosnia è stata Mostar: la città è stata completamente ricostruita usando le tecniche originali di costruzione ottomana. E’ splendida, ma ad agosto è infestata dai turisti. E soprattutto non ha un posto all’ombra manco a pagarlo. Risultato: abbiamo resistito due ore, incluso il pranzo, e poi siamo fuggiti verso la costa croata. Ma se non ci andate d’agosto, presumo che ci sia molto più gusto a camminare per i vicoletti della città vecchia circondati da pareti bianche e ricordi sommessi di una guerra che è passata, ma non da troppo tempo. E per fermarvi a pensare come solo dieci anni fa ci fossero ancora fucili che sparano proprio nel cuore dell’Europa. Mette lo stato di pace in cui viviamo in una prospettiva molto più precaria.

CROAZIA

E raggiungiamo così l’ultima tappa del nostro viaggio balcanico. La Croazia mi è sempre stata un po’ sul cazzo, quindi non stupitevi se non sarò molto obiettivo. Storicamente è stata la patria dei nazisti jugoslavi, è sempre stata più austriaca che balcanica e tuttora detiene il primato non invidiabile del maggior numero di destroidi in assoluto (insieme alla Serbia a dire la verità).

Informazioni preliminari: in Croazia fino al 2012 si useranno le kune, tasso di cambio circa 7 kune per ogni euro; le autostrade si pagano un tocco per volta in stile Francia; ovunque accettano e danno resto anche in Euro, tranne che alle biglietterie dei traghetti, forse per dispetto; i costi della Croazia sono in tutto e per tutto quelli europei, e sulla costa pure più alti (cena di pesce per due intorno ai 70 euro; pranzo normale per due intorno ai 40-50 euro; pernottamento in una doppia o in un mini appartamento 40-50-60 euro a seconda delle location).

Noi abbiamo visitato in una sera e una mattina la splendida Dubrovnik: la città è veramente molto bella e ricorda di brutto Lecce e altre città pugliesi. Purtroppo in luglio e agosto è talmente piena di turisti da non riuscire a camminare nella via principale del centro. Nei vostri giri non vi perdete assolutamente la Chiesa di Sant’Ignazio e la piazzetta su cui si affaccia: è veramente splendida, e la palma chiusa tra la facciata della chiesa e il vicino edificio che non sono riuscito a identificare è uno scorcio che vale un’ora di contemplazione. La città è stata ricostruita dopo i bombardamenti ed è decisamente un posto attraente turisticamente e culturalmente.

Per il resto il nostro viaggio ha fatto tre tappe di mare, tutte decisamente positive per qualità dell’acqua, dell’aria, dell’ambiente in cui abbiamo nuotato e preso il sole e il vento. Tutta la costa croata è molto bella, e basta sbattersi un po’ per trovare calette e spiagge relativamente tranquille. Per dormire in ogni luogo troverete gente che affitta camere (sobe) o mini appartamenti (apartmani) ai prezzi che ho sopra indicato. E praticamente ovunque tranne che su qualche isola troverete campeggi a prezzi abbordabili e autocamp per camper e mezzi di trasporto vari.

Noi siamo stati prima di tutto a Trsteno: a 20 km da Dubrovnik è un paesino piccolissimo con due ristorantini e manco un bancomat o un mercatino (i più vicini sono a 5-10 km di distanza verso Dubrovnik); è un’ottima base per visitare la città dalmata e per farsi dei giorni di mare appena sotto l’Arboretum, un giardino botanico risalente al 1500.

Seconda tappa è stata l’isola di Korcula in fondo alla penisola che parte da Ston a pochi chilometri da Dubrovnik. Per raggiungere l’isola basta arrivare in fondo alla penisola e prendere un traghetto per la città di Korcula (ce ne sono una ogni ora) che è una specie di piccola Dubrovnik altrettanto bella e candida. Per quanto riguarda il mare il consiglio è quello di prendere la strada verso Vela Luka (sul lato meridionale dell’isola all’estremità opposta rispetto a Korcula) passando per Cara, Smokvica e Brna fino ad arrivare a Prizba. Qui troverete tantissimi posti dove fermarvi, ma noi abbiamo scelto di girare a sinistra appena fuori la zona più turistica di Prizba, in corrispondenza dell’unico negozietto che troverete. In fondo alla strada troverete un ristorante/pensione chiamato Riva1 e gestito da Danny, un simpaticissimo australiano di origini croate e sua mamma. Noi abbiamo dormito lì e ci siamo tuffati da quelle parti, il resto dell’isola in macchina.

Terza tappa: l’isola di Vis. Per raggiungerla dovrete prendere il traghetto da Split (occhio che sono due ore di traghetto e una 70ina di euro per macchina e due persone), e arrivati alla città di Vis dovrete cercare un posto dove dormire (non che ci voglia molto considerato che tutte le strade insieme di Vis arrivano sì e no a 25-30 chilometri). Noi abbiamo preso la strada per Rukavac e Srbrena dove abbiamo trovato facilmente un posto dove dormire. Occhio che su Vis non ci sono campeggi né ostelli e dovrete accontentarvi (!) di mini appartamenti e/o pensioncine. Una volta trovato dove dormire la nostra routine è stata semplice: colazione a Komiza (la cittadina sul lato opposto di Vis, molto più accogliente e a misura d’uomo), 10 minuti di internet, mare a Srbrena la mattina e a Rukavac il pomeriggio, cena e aperitivo sulla veranda di casa. A Rukavac troverete anche due ristorantini abbastanza buoni: Il Dalmatino e Le Terrazze. Quest’ultimo è gestito da un croato di origine libica e dalla sua compagna che parla italiano, come per il resto la maggior parte della gente sulla costa dalmata (quelli che non parlano tedesco).

Buon Viaggio.

E se vi interessano dettagli o cose che non ho descritto con maggiore precisione sapete come trovarmi qui sul blog o in altre forme.

PS: tutti i nomi di luoghi e posti mancano dei caratteri speciali dell’alfabeto serbo/croato/bosniaco. Mi spiace, ma penso vi ci raccapezzerete lo stesso

Mamma li Turchi – parte quarta

3 settembre 2009 4 commenti


Diyarbakir – il Kurdistan

Se dovete andare a Diyarbakir, nel cuore del Kurdistan, NON scegliete la Star Batman, la peggiore compagnia di autobus della Turchia. I locali mi hanno consigliato la Uz Diyarbakir, ma penso che sia difficile essere peggio di quel nano bastardo che ha avuto la brillante idea di farci fare 12 ore di viaggio con una sola pausa per pisciare e di lasciare il mio zaino a caso in mezzo alla strada a Malatya (recuperato solo grazie agli sbattimenti fatti da due olandesi che sono scesi proprio a quell’unica fermata intermedia). Tra l’altro quando vedi uno e pensi: "dovrei pestarlo in un barattolo e dargli fuoco", a volte scopri che era meglio seguire il tuo istinto.
Ok, sbrigata questa formalità parliamo del Kurdistan: le valli fertili dell’Egeo e del Mediterraneo lasciano piano piano spazio a una agricoltura più povera, fatta di grano, frumento, mais, albicocche e cocomeri, e a paesaggi ancora più ampi, con orizzonti immensi occupati solo dagli altopiani, dal cielo e dalle mandrie di mucche, pecore e cavalli (soprattutto più a nord verso l’Armenia). Il modo migliore per girare questa zona è senza dubbio l’auto, fermandosi ogni volta che si vede uno scorcio di bellezza mozzafiato o un paesino dove non hanno visto un turista da almeno 10 anni. Si potrà dire quello che si vuole, ma è impossibile non ammettere che i curdi siano una popolazione diversa da quella turca: più bassi, più scuri, decisamente meno belli (in media, ovviamente, facciamo che ci capiamo), un po’ più chiusi, ma più orgogliosi – se possibile – dei turchi. Siamo arrivati a Diyarbakir il 15 agosto, ogni anno giorno di sciopero generale proclamato dal PKK e teatro di qualche casino: quest’anno però, con le trattative con il governo in avanzato stadio di finalizzazione, tutto tranquillo. Certo è palese che la polizia turca non sta proprio tranquilla da queste parti, dato che girano in carroarmato! 🙂
Diyarbakir è animata e vivace, con un bazar immenso e un sacco di persone che cercano di coinvolgerti nelle più improbabili imprese, senza essere troppo pressanti però. In una giornata ve la godrete appieno, senza infamia e senza lode, giusto il tempo di prendere una macchina, imparare un po’ di curdo, e lanciarvi verso i dintorni.
Noi abbiamo dormito al Aslan Hotel, vicino alle Mura, pulito, ordinato, economico (40 TL per una doppia). Di fianco ci sono 2-3 ristoranti che vi rifocilleranno senza farvi spendere molto, e vi accoglieranno in kurdistan. Se volete risultare simpatici salutate tutti con un "roj bas [pronunciate la j come je in francese, e la s come sh in inglese]" e ringraziate tutti con un "spas", i curdi si invaseranno 🙂
Specialità del luogo: agnello ripieno di riso e mandorle: una delizia, cercatelo!

siria e dintorni di diyarbakirsiria e dintorni di diyarbakirsiria e dintorni di diyarbakirsiria e dintorni di diyarbakir

Mardin – la Siria

A poco più di un’oretta da Diyarbakir potete dare un’occhiata a Mardin. E’ carina, piccola e non offre grandi attrazioni turistiche, ma se andate in fondo in fondo alla strada principale finirete in una caffeteria con una terrazza che da sul confine con la Siria. Per noi è stata un’emozione. Poi forse ci accontentiamo di poco.

Hasankeyf – la Mesopotamia

Sulle guide è liquidata con 4 righe, ma Hasankeyf è una cittadina meravigliosa: a cavallo del Tigri, sormontanta da una frontone di roccia sul quale si abbarbica l’antico castello, è veramente un piccolo gioiello dell’interno della Turchia. Non perdetevi le grotte, un minareto di mille anni fa splendido nel suo stile antico, il ponte romano crollato nel quale i turchi vivono (vedere i panni stesi su una terrazza ricavata da una rovina millenaria non ha prezzo) e i ristoranti in riva al fiume. In particolare il Yolgeçen Hani ricavato in una grotta dove potrete godervi un’oretta o due di frescura. Un’ingiustizia lo scarso rilievo che viene dato a questo posto meraviglioso dalle guide tradizionali. E poi pucciare i piedi nel fiume dove è cominciata la nostra civilità non ha prezzo!

Tatvan – la merda

Se volete vedere che cos’è una cittadina trascurata, sporca e poco invitante, fermatevi a Tatvan, dal lato opposto al Lago di Van rispetto alla città omonima dello specchio d’acqua. Ci hanno fregato all’hotel con camere sporche e troppo costose, bagni orrendi e simpatia zero; ci hanno nutrito decentemente ma nulla più, si sono salvati solo il ragazzo della panetteria che ci ha preparato la colazione. Grazie per averci tirato su il morale prima di partire alla volta dei confini orientali del paese.

HasankeyfHasankeyfIl confine con l'Iran e dintorniIl confine con l'Iran e dintorni

Dogubayazit – l’Iran

Incastrata tra il confine dell’Iran a meno di 30 km e l’Ararat che troneggia sulle sue stradine Dogubayazit è una città di confine. Ci potete trovare un po’ di tutto, ma la vostra permanenza sarà veramente piacevole. Tutto è molto più economico che sulla costa, ma non per questo di minore qualità: se passate da questa città, soggiornate al Tahran Hotel, bello, pulito, economico, con vista sull’Ararat. Noi abbiamo mangiato in un ristorante gestito da una cooperativa di donne mogli di prigionieri politici e le melanzane pasticciate che fanno loro non le abbiamo mai più ritrovate nel resto del Paese. Un delitto non assaggiarle!
La via pedonale al centro della città è ricca di negozi e negozietti dove trascorrere qualche ora, e con un auto Dogubayazit è ideale come base per gite sulle pendici di uno dei monti più famosi della storia dell’uomo, o in uno degli altri splendidi paesaggi lavici che circondano la città. Le foto che aggiungerò non rendono merito ai colori e alle sensazioni di questi orizzonti immensi, ai contrasti tra i denti seghettati della lava solidificata lambiti da pascoli verdi e solitari. Alcuni luoghi devono essere visti con i propri occhi per capirne lo splendore.

Kars – l’Armenia

Con una vasca di 5 ore in macchina da Dogubayazit arriverete a Kars, costeggiando il confine armeno, di cui la città è l’antica capitale. Capirete anche a voi quanto girino le palle agli armeni vedere la propria capitale sotto la bandiera di un altro paese, lì a dieci chilometri dal tuo naso. Ma tant’è. In questa zona, come in tutta la Turchia orientale, la pastorizia la fa da padrona: i prodotti tipici sono i cavalli, il formaggio e il miele (buonissimo!). Kars è una città veramente piacevole, dove trascorrere qualche giorno in tranquillità, godendosi il paesaggio, il cibo e la rilassatezza dei locali. Noi abbiamo soggiornato al Gungoren Hotel, e non abbiamo di che lamentarci, mentre per mangiare non avete che l’imbarazzo della scelta, sia in termini di prezzi che in termini di tipi di cibo.
A 45 km da Kars troverete le rovine di Ani: un luogo suggestivo proprio a ridosso del confine armeno, in fase di ristrutturazione e di valorizzazione. A noi è piaciuto molto, anche se abbiamo avuto la conferma che l’arroganza non è una prerogativa dei politici e dei "potenti" italiani. Nel mezzo di un sito archeologico 4-5 tizi in giacca e cravatta hanno pensato bene che non potevano visitare le rovine come tutti i comuni mortali a piedi, ma hanno dovuto farsi accompagnare dalle auto e dai propri guardaspalle. Tutto il mondo è paese, e d’altronde anche Salvatores disse in tempi non sospetti. "Turchi, Italiani, una fazza, una razza". Non abbiamo motivo di eccepire alla battuta del suo film.

Ararat, confine armeno e dintorniArarat, confine armeno e dintorniArarat, confine armeno e dintorni

Ararat, confine armeno e dintorniArarat, confine armeno e dintorniArarat, confine armeno e dintorni

 

La mia panoramica è finita. Vi avevo anticipato che sarebbe stata più stringata e meno evocativa del mio viaggio dell’anno scorso, ma mi sembra sempre una buona idea lasciare in giro per la rete qualche informazione utile per chi volesse ripercorrere anche solo qualche tappa del nostro viaggio. Alla prossima.

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Mamma li Turchi – parte terza

2 settembre 2009 3 commenti

 

Blue Cruise

mare mediterraneo turchia Le Crociere Blu sono vituperate dall’estensore della Lonely Planet Turchia in maniera indegna: istiga i peggiori dubbi nel lettore e subdolamente suggerisce di fare altro. Quando poi si legge che il posto migliore secondo l’autore di tutta la costa mediterranea è vicino ad una base militare USA perché "ci si sente a casa con tutti i soldati nei caffé e nei pub", si capiscono molte cose. No?
Per noi la crociera di tre notti e tre giorni (inclusi tre pranzi, tre colazioni, tre merende, tre cene, ma escluse le bibite) è stata un ottimo modo per fare dei grandi bagni nelle caldissime acque delle baie mediterranee: la migliore in assoluto la Baia delle Farfalle che meriterebbe forse una visita specifica con pernottamento nelle tende che vengono affittate sul bagnasciuga e cena al ristorante di pesce raggiungibile solo dal mare. Se volete farvi qualche giorno di puro leisure non esitate a scegliere queste giornate di sole su un due alberi che viaggerà a motore ma per un tratto che in tutto copre meno di qualche centinaio di chilometri (quindi non vi disturberà più di tanto). Ovviamente la piacevolezza della crociera dipenderà molto da equipaggio e compagni di viaggio (si parla di gite da 14-16 persone + l’equipaggio), ma questo è totalmente imprevedibile: a noi è andata bene. I costi? Prenotando da Selçuk abbiamo pagato circa 180 euro a testa, ma di questi 30 erano la commissione di chi ha prenotato per noi, e se mettete insieme pernottamento, spostamento e cibo non andate molto lontano dalla cifra che spendereste comunque. Consigliamo vivamente la Ocean Blue Cruise (la compagnia che abbiamo preso noi) o la V&O Blue Cruise (o qualcosa del genere, che ci è sembrata buona). Noi abbiamo fatto il percorso da Olympos a Fethiye, ma la maggior parte delle persone fa il contrario.mare mediterraneo turchia

Antalya

L’abbiamo vista solo di sfuggita prima di fiondarci a Olympos, ma ci è parsa abbastanza una merda. Ci dicono che la città vecchia è bella, ma così alla distanza sembra un enorme conglomerato di cemento nel caldo torrido.

Olympos

E’ il famoso posto delle case sugli alberi. Tutti ne dicono gran bene. A me non ha fatto grande impressione. Sarà che i due campeggi più grossi sembrano un villaggio vacanze, ma a me non ispirano granché: il pernottamento è più caro (ma se non vi fermate al Turkman Treehouse e vi spingete un po’ più giù verso la spiaggia potete trovare delle sistemazioni molto meno chic e molto più genuine), il cibo ordinario, la spiaggia nulla di che. Ovviamente per arrivare in spiaggia dovete pagare perché ci sono delle rovine lungo la via che vi porta dai campeggi al mare, altrettanto ovviamente maltenute. Insomma: se vi piacciono i campeggi sull’adriatico, forse è un posto che vi può sconquiferare. Ma se preferite le vacanze da maggiorenni, forse ci sono altre mete più appetibili.

Kas

Mini cittadina, tappa obbligata delle Blue Cruise: piccola, turistica, apprezzabile giusto un’oretta per spezzare le ore di mare, onde e barca.

Fethiye

Se il caldo durante il vostro viaggio lungo la costa egea e poi durante la crociera non vi ha assillato più di tanto, potrete rifarvi a Fethiye. La città in sé è un paradiso per turisti e forse dopo 4 giorni di barca potete apprezzarla per un paio di giorni di tranquillità e consumismo: il piccolo centro ospita un bazar ricolmo di negozietti e ristoranti, dove troverete ogni cosa (io ci ho visto purtroppo la finale di Supercoppa che i lazieli ci hanno inopinatamente soffiato), e lungo i moli potrete fermarvi in cafeterie e baretti di ogni risma e per ogni gusto. Il caldo però è soffocante, vittima delle montagne alle spalle e della baia trasformata in un unico grande molo e che non consente al vento di spirare e spazzare la cappa. Onestamente più di due giorni non saprei cosa ce li passiate a fare, se non come base per altre gite.
Noi abbiamo dormito alla Ideal Pension, posto alla mano e gestito da Sonher e Bayram, che dobbiamo ringraziare per la gentilezza e la disponibilità che hanno dimostrato quando blanca è stata male. Se arrivate e non c’è posto potrete dormire in terrazza e se non siete ingrifati come dei mandrilli secondo noi la sistemazione alla buona è molto meglio delle stanze. Le stanze sono piccine e i bagni hanno questa incredibile feature di essere comunicanti con l’abitazione adiacente, ma se non siete troppo sofisticati il posto vi piacerà. Il costo sempre il solito: 60 TL per notte per una doppia. Ma in terrazza potete scendere fino a 10 TL per persona.
Per mangiare non ci sentiamo onestamente di consigliare i ristoranti turistici: costano più cari del solito e non sono niente di speciale. Ma non potete mancare di fare una visita al mercato del pesce: al centro i banconi da cui comprare il pesce fresco, ai lati i ristoranti dove per 5 TL vi cucineranno il pesce e forniranno pane e insalata. Con meno di 10 euro a testa mangerete a volontà! Siamo purtroppo costretti a sconsigliare invece la cena della Ideal Pension: rapporto qualità prezzo non adeguato. Senza nulla volere a Sonher e Bayram! 🙂

Patara

Last but not least sulla costa mediterranea: la spiaggia di Patara. Per arrivarvi da Fethiye dovrete prendere un bus dall’otogar (uno ogni ora la mattina), scendere a Patara, prendere un dolmus e farvi portare fino alla spiaggia (3 TL per il dolmus e 5 TL per entrare nella spiaggia). Ne vale la pena: 20 km di spiaggia di sabbia bianca, dove la notte le tartarughe caretta caretta depongono le uova. Anche il baretto che c’è sulla spiaggia non ha prezzi assurdi, e potrete goderne le bibite serenamente. Il mare è molto bello, fatto salvo il fondo sabbioso: ovviamente non sarà cristallino come durante la crociera, ma se volete prendere un po’ di sole e stare al mare, Patara è sicuramente uno dei posti dove farlo felicemente.

Goreme e la Cappadocia

kapadokya La cappadocia è fantastica, se non fosse una colonia italiana sarebbe ancora meglio. Goreme è sicuramente un posto magico da cui pianificare le proprie gite nelle vallate circostanti: noi abbiamo alloggiato alla Kose Pension, gestita da Allison e con il bagno migliore che abbiamo mai trovato in Turchia. Fantastico. Se poi considerate anche che ha una splendida piscina dove concludere le giornate avete fatto filotto.
Il modo migliore per vedere la cappadocia è spenderci almeno tre giorni: un giorno prendete un bus per il cosidetto tour verde che include una città sotterranea, visioni panoramiche, il monastero di Selime, la gola di Ilhara e se siete fortunati un caravanserraglio; per gli altri due giorni prendetevi uno scooter a 45 TL e sbizzarritevi lungo le strade. Noi abbiamo fatto in un giorno 120 chilometri vedendo tutte le vallate e tutti i paesini a sud-est di Goreme, turchia vera, rurale nel vero senso della parola. Imperdibile. Il terzo giorno dedicatelo a vedere il Museo all’Aperto di Goreme: visiterete le chiese e le abitazioni dei maltesi e dei cristiani della cappadocia, qualcosa di decisamente suggestivo. kapadokya
kapadokyaPer quanto riguarda il cibo non resterete delusi: dovete assolutamente provare il Testi Kebap al Dibek Restaurant, prenotandolo il giorno prima. Prepareranno questo kebap di manzo (rifuggite quello di pollo o quello vegetariano pensato per i turisti) cotto per cinque ore in un orcio di terracotta che spaccheranno davanti ai vostri occhi. Buonissimo. L’ambiente del ristorante è veramente tipico (se non ci trovate dei romani di merda che gridano come i burini che sono, come successo a noi) e potrete gustare anche altre prelibatezze locali come i ravioli con sugo di panna e pomodori (i cosidetti manti), o le dita di fata (una verdura un po’ strana che ha provato blanca). Altri ottimi posti dove nutrirsi sono il Kappadokya Pide Salonu e la Firin Express dove potrete gustare delle pizze turche buonissime e qualche piatto locale: non fatevi fregare, il miglior Testi Kebap lo avrete solo al Dibek.kapadokya

Questi post promemoria sulla Turchia non renderanno mai merito alla bellezza di alcuni luoghi, come il mare turco meridionale o la cappadocia, ma spero servano a qualcuno come traccia per organizzarsi il suo viaggio (come dice Kundo con il valido e necessario aiuto di guide più complete dei miei "papiri").

 

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Mamma li Turchi – parte seconda

26 agosto 2009 4 commenti

Istanbul (con l’accento sulla u)

E’ una città immensa, incredibile, vitale, sempre in movimento. Una metropoli europea e la millenaria porta sull’Oriente. Non c’è niente da dire: quando la confronti con una qualsiasi città dell’italietta ti viene da piangere. istanbul
Ci sono due modi per visitare la più grande città turca (non la capitale, fate ben attenzione, ignoranti!): da turisti in un 3-4 giorni potete vedere tutto l’essenziale; se avete un amico che ci abita potete passarci una vita. Io mi occuperò solo di darvi dei ragguagli da turista.
Intanto per capire come è fatta la città pensatela divisa in tre parti: Sultanhamet (il centro storico con tutti i monumenti principali) raggiungibile con il simpatico tram T1 al costo di 1.5 TL a corsa anche dall’aereoporto; Beyoglu, la zona più simile a Corso Vittorio Emanuele e Corso Buenos Aires insieme; la parte asiatica (che non ho visitato, ahimé).
istanbulIl primo giorno potete visitare tutti i monumenti obbligatori: una mattina intera per il Topkapi, il pomeriggio per Moschea Blu, Aga Sofia, Basilica Cisterna, tutti vicini nella zona centralissima di Sultanhamet; il secondo giorno potete farvi una bella gita sul Bosforo, arrivare fino ai Dardanelli con una barca il cui biglietto potete prendere appena sotto il Ponte di Galata a Eminonu, per 20 TL andata e ritorno; il terzo giorno spendetelo a passeggiare per Beyoglu, su Istiklal Caddesi e in piazza Taksim, in tutte le viette intorno, per poi tornare a Sultanhamet e fare compere al Grand Bazar e al Bazar delle Spezie (quest’ultimo più economico e più simpatico che il primo, decisamente "overwhelming" 🙂
Noi abbiamo dormito in due ostelli: il Chillout Hostel a Beyoglu, in una traversa di Istiklal Caddesi, è quanto di più simile al Postello di pergoliana memoria che io abbia trovato. E’ decisamente "cheap" come sistemazione, bagni in comune, stanze piccole e non particolarmente in ordine, prezzo economico per essere a Istanbul (60 TL la doppia senza bagno). E’ in una zona molto viva della città e questo è un plus decisamente. Abbiamo poi dormito all’Arsenal Hostel proprio dietro la fermata del tram a Sultanhamet: un po’ meno economico, centralissimo, bagni ok in stanza, sistemazione pulita. In compenso il posto è gestito da due ragazzi e un signore anziano, e uno dei due ragazzi (quello senza gobba che gestisce anche il ristorante dell’ostello) è molto scortese: se potete evitatevelo, nonostante tutto. Io avrei voluto provare la Coskun Pension, di cui tutti parlano molto bene e che trovate su tutte le guide.
Per mangiare il posto migliore che abbiamo trovato è in una traversa di Ankara Caddesi: fate attenzione, da quelle parti tutti vi manderanno in Ibni Kemal Caddesi, ma quello è un incrocio di ristoranti per turisti dove vi stressano male per farvi sedere al tavolo; invece se da Ankara Caddesi prendete a sinistra entrate in un secondo incrocio di stradine dove c’è anche una piccola moschea verde, sono tutte lokante, molto cortesi e il cibo è molto buono. Non cannate.
Si mangia molto bene anche nel Balik Pazari in una traversa di Istiklal Caddesi a Beyoglu, e in generale nelle stradine intorno a quella via. Basta non fermarsi ai primi ristoranti sulle vie principali e si trova un sacco di roba. Un altro pasto tipico è il pesce mangiato sotto il ponte di Galata, ma noi non lo abbiamo provato, come non abbiamo assaggiato le sardine sul panino che preparano i baracchini proprio lì: peccato!
istanbul Quando farete la gita sul Bosforo, mi raccomando, assaggiate lo yogurt che vi serviranno a una delle fermate, è buonissimo e costa pochissimo. Mentre arrivati a Anadolo Kavagi (sullo stretto vero e proprio), scendendo dal castello fermatevi al primo ristorante con i tavolini su un terrazzino da cui si gode una vista di tutto il Bosforo. Non pagherete molto (c’è un menù da sfondarsi per 20 TL a testa) e il servizio è molto cordiale. Buona mangiata.

Bergama (noi la chiamiamo Pergamo, però così è più divertente)

Pergamo è una cittadina tranquilla. Si raggiunge con un autobus notturno da Istanbul spendendo 55 TL, senza patemi. Un giorno per visitarla è sufficiente, ma se avete la macchina potreste voler approfittare dei dintorni.
Abbiamo soggiornato alla Athena Pension, ai piedi della collina dell’Acropoli: un posto delizioso, il cui proprietario è simpaticissimo e privo di formalismi. Le stanze sono pulite, economiche, e con un bagno più che dignitoso; il cortiletto piacevolissimo e la colazione abbondante.pergamo, selçuk, pamukkale Se arrivate in mattinata, lasciate i bagagli e andate a piedi all’Aesklapion, il tempio di Esculapio, come molte rovine turche poco curato, ma bello da vedere con una minima preparazione autonoma sui dettagli del sito. Ci arrivate seguendo i cartelli dalla strada principale e facendovi una decina di minuti a piedi lungo una salita non troppo ripida. Scesi dal sito, potete prendere un taxi e farvi portare per 15 TL all’Acropoli: la vista è incredibile e potrete aggirarvici per almeno un paio d’ore senza problemi, però portatevi l’acqua e qualcosa per ripararvi dal sole che picchia durissimo.
Il clima è molto piacevole a Pergamo, perché fa caldo, ma c’è un vento costante che spazza il cielo dalle nuvole e non vi fa sudare come delle merde. Finiti i vostri giri, potrete tornare giù a piedi dall’Acropoli (ci vorrà un’oretta) o riprendere un taxi.
Per mangiare la sera, fatevi consigliare dal proprietario della Pensione e salite il ponte appena fuori dai vostri alloggi per portarvi nella città vecchia. Salendo per una decina di minuti arriverete al Sosyal Tesisleri, un ristorante gestito dalla municipalità con una terrazza mozzafiato. Mangerete bene e per una cifra abordabile: non dimenticatevi di assaggere l’olio, veramente ottimo, anche se i turchi preferiscono mettere il limone sull’insalata!! pergamo, selçuk, pamukkale

Selçuk

Con 3 ore di autobus da Pergamo vi spostate a Selçuk una piccola cittadina turistica sulla costa egea: trovare da dormire non sarà certo un problema, dato che ci sono più alberghi che abitanti, praticamente. Noi abbiamo scelto la Kiwi Pension gestita da un inglese divorziata da un turco e da un turco rimasto disoccupato per la crisi (il mitico Levent e i suoi panic attack!). La pensione è veramente pulita e il prezzo che ci ha fatto (scontato rispetto alle tariffe) è stato di tutto rispetto, per cui ci sentiamo di consigliarla. Dispone di una piscina molto bella in mezzo agli aranci e ai mandarini, ma si trova a circa 3 km dalla città e quindi ci vanno una ventina di minuti a piedi per raggiungerla. Ma c’è una soluzione perfetta: il giorno che andrete a visitare l’incredibile sito archeologico di Efeso, tornando indietro troverete a soli dieci minuti a piedi la piscina e potrete passarvi tutto il pomeriggio. Noi abbiamo fatto così e ce la siamo goduta di brutto. Ogni pensione vi offre il trasporto gratis a Efeso, e vi conviene andarci di mattina presto dato che si riempie in maniera assurda di turisti, peggio di una spiaggia di Rimini. Datevi 2-3 ore di tempo per visitare tutto (incluse le stupende Case a terrazza per cui si paga un biglietto supplementare di 15 TL a testa, mortacci loro) e poi rilassatevi in piscina.
pergamo, selçuk, pamukkale Un secondo giorno a Selçuk potete spenderlo per visitare altri tre siti archeologici molto belli: Didime, Priene, Mileto. Vi toccherà farlo con un tour organizzato da una quarantina di euro a testa, perché senza un’auto vostra non riuscirete mai a raggiungere e visitare tutti e tre i siti in un giorno. Il costo include anche il pranzo e la guida, e tutto sommato vale la pena.
Noi abbiamo poi speso un giorno per andare e tornare in giornata da Pamukkale, ma con il senno di poi forse sarebbe convenuto prendere un normalissimo bus da Selçuk a Pamukkale, pernottare e poi prendere un nuovo minibus per la costa mediterranea. Pamukkale è un sito archeologico non particolarmente impressionante, ma inserito nel contesto di terme calcaree di un bianco immacolato, dove anche Cleopatra si era voluta far costruire una piscina termale dal suo adorato Marco Antonio. MIca scema! Non vi fate infinocchiare e quando siete lì non pagate 23 TL a testa per la piscina sovraffolata, ma godetevi l’acqua tiepida nelle vasche comuni: ce ne sono dieci e se non vi fermate alla prima non ci saranno problemi di sovraffollamento. Se parlate russo, Pamukkale è il posto per voi, pensateci! 🙂pergamo, selçuk, pamukkale
Tornando a Selçuk, quello che non potete perdere sono un paio di posti dove mangiare: la lokanta Rumeli in una delle viette del centro vi offrirà una zuppa incredibile a 4 TL accompagnata automaticamente da una pita al formaggio. Se non siete dei grandi mangiatori, accontentatevi, perché sarà difficile mangiare altro dopo la porzione che vi porteranno. Nel caso cmq i prezzi saranno contenutissimi. Un secondo luogo imperdibile è certamente la Selçuk Kofteçisi, una polpetteria popolare proprio vicino all’Otogar: mi sarei magiato un milione delle loro polpette!
Passare due-tre giorni a Selçuk visitando tutte queste cose, abbuffandosi e rilassandosi in piscina è sicuramente il lasso di tempo ottimale per non annoiarsi della cittadina e per non perdersi le cose essenziali.

La prossima puntata vi ragguaglierò su costa meridionale e cappadocia; l’ultima puntata sarà invece sulla turchia orientale. Stay tuned.

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