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Archivio per la categoria ‘poche parole (quotes)’

Undici anni dopo…

24 dicembre 2012 Commenti chiusi

Undici anni dopo, questa è sempre casa mia.

Once años después estoy en la casa de mi alma.

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Operazione Miocuggino

13 giugno 2011 2 commenti

E’ arrivato il momento. Se non lo avete ancora fatto, è il momento di chiamare tutti quelli che conoscete e corromperli per andare a votare. Non importa cosa, come, perché, per come. Convinceteli. L’Operazione Miocuggino è cominciata.

VOTANTONIO VOTASI’.

PS: alla fine il referendum è l’unica forma di democrazia diretta che esiste nella legge italiana. non ha alcuna controindicazione. ed è l’unica vera espressione della volontà popolare. Cazzo volete di più?

Trends

13 maggio 2011 Commenti chiusi

E’ il momento per ascoltare le persone giuste: #morattiquotes. Mi sono ribaltato dal ridere. Non riesco a smettere.

Ricorrenze Nerd

11 febbraio 2011 2 commenti

Ogni categoria sociale ha le sue festività. Oggi ogni nerd che si rispetti non si può non essere accorto che dovrebbe astenersi dal lavorare e santificare i propri idoli binari. Oggi infatti è uno dei pochi giorni REALMENTE palindromi. Absolutamente fantastico.

11 02 2011

Cinismo vero, cinismo nero

23 aprile 2009 1 commento

 

E io che pensavo di essere il re dei cinici. La realtà come al solito supera la fantasia. E il peggio è che Silvio Berlusconi passerà per Santo Subito, anziché per il capo degli approfittatori. Pietà.

"Il G8 sarà spostato all’Aquila: i no global non verranno in una
terra ferita".

 

Precarietà (poche parole ma buone)

17 marzo 2009 3 commenti

 

Espio la mia colpa per non aver fatto un post su Dax ieri (come staffetta partigiana nella sua attitudine diy mi ha fatto notare) ritornando a parlare di politica e vita (anziché solo di vita come nel caso dei post precedenti). Vi propongo un post di blanca, che secondo me in poche parole dice molte cose su come si vive nel nuovo millennio. Tradotto: una merda che ci siamo preparati da soli credendo alle magnifiche sorti e progressive dell’Italia che ci hanno raccontato ma che intorno a noi non abbiamo visto mai (quella che funziona, in cui il mercato del  lavoro è perfetto, che è ricca e fa parte del primo mondo, ecc ecc.) 

 Dalla sera alla mattina arriva The President e dice che chiude il
posto dove lavoro da un mese e mezzo. Poi mi chiedo se chiude la
societa’ numero 1, la societa’ numero 2 o quella numero 3. Gia’ perche’
io sono assunta dalla numeo 2, gli altri dalla numero 1 e quelle della
numero 3 sono venute a misurare gli armadi per vedere cosa si possono
portare via. E pensare che i dipendenti siamo in 4 in totale e
impegniamo cosi’ tante societa’…

Io guardo i pescetti colorati. Prima di guardare i pescetti ero
tanto depressa, ma dopo che siamo stati tutti licenziati, dopo aver
fatto passare quel giorno e mezzo di panico e fuori dall’orario di
lavoro, la sera… insomma mi chiama The P. per dirmi che sono un
cavillo legale e che il mio contratto a 6 mesi non lo possono
interrompere. Mbe’, bene… cosi’ pare. Mi sposteranno da qualche altra
parte, nella societa’ numero 3? Oppure nella numero 4 che sta in un
altro palazzo? Nel frattempo speriamo che le poste italiane ritardino e
si comportino nel modo in cui l’italiano medio pensa al servizio
postale: non efficiente. Gia’, perche’ se non ci arrivano entro oggi le
lettere di licenziamento, si posticipa tutto.

Regime Checklist

20 febbraio 2009 3 commenti

 

Leggi razziali 

Esautorazione del Parlamento a favore del Duce 

Squadre d’Azione 

Leggi sulla libertà di stampa (versione 2008) 

Reati d’opinione 

Repressione di antagonisti politici 

Ampliamento della discrezionalità della scelta d’azione delle forze dell’ordine 

Equiparazione di forze di polizia ed esercito 

 

E si potrebbe andare avanti ancora molto.

Non c’è un cazzo da ridere.

 

Nelle mani di nessuno: sbirritaggine e il patema del ripetersi

11 febbraio 2009 Commenti chiusi

 

Un anno fa ho scritto una breve recensione di un libro molto interessante, pubblicato da Piemme Editore, a firma Gianni Palagonia, pseudonimo di un poliziotto che raccontava le proprie esperienze in polizia in un romanzo. E’ uscito un suo secondo volume, intitolato Nelle Mani di Nessuno. Fare un buon libro può succedere, ripetersi è molto difficile. E Palagonia non sfugge a questo paradosso.

Il primo libro era molto interessante e onesto, nonostante una certa tendenza a giustificare le forze dell’ordine senza se e senza ma. Il secondo libro di Palagonia è molto meno lucido, forse anche a causa di una fase difficile nella vita privata dell’autore – infilata nel libro con un gusto del patetico (senza offesa, eh!) un po’ ostentato. Molte delle cose che racconta rimangono interessanti, ma questa volta il senso di "orgoglio sbirresco" è molto più stucchevole, il libro è scritto in maniera meno scorrevole, e risente decisamente di più della visione unilaterale di chi l’ha firmato.

Rimane molto interessante non tanto per capire il metodo di indagine della polizia italiana, o le difficoltà che i "poveri poliziotti" incontrano, quanto per la sua presentazione senza veli e senza ipocrisie – questo bisogna riconoscerglielo – della forma mentis dello sbirro, della "sbirritaggine" come la definisce lui stesso. Il libro si può leggere in vari modi, il modo in cui lo leggo io è questo: a fianco di una denuncia chiara dello stato di prostrazione in cui versa la democrazia del Paese (su questo io e Palagonia siamo addirittura d’accordo), affiora chiara una visione del mondo in cui le forze dell’ordine dovrebbero poter avere accesso alla vita privata di tutti, incondizionatamente e senza alcun freno. Ogni legame, per quanto tenue o privo di implicazioni realmente pericolose per la società, deve poter essere sondato, scandagliato, rubato alla vita delle persone civili, sacrificato sull’altare della necessità di indagine, della volontà di potenza contro il crimine. Alcune parti dello scritto di Palagonia potrebbero ben svegliare molti benpensanti che non capiscono esattamente cosa vorrebbe dire affidare ogni aspetto della "sicurezza" del paese alle forze dell’ordine. 

Per sua natura – come dice Palagonia – lo sbirro è portato a sospettare, a cercare il losco anche dove non c’è, a insidiare la vita di chi lo circonda per "sventare il crimine". Lo sbirro che vuole fare lo sbirro è un invasato – anche giustamente se vogliamo – ma pensare che possa agire senza alcun controllo è un pensiero tanto terrorizzante quanto quello che di fronte alla criminalità vera, a quella che concretamente dobbiamo affrontare per le strade, siamo spesso soli o male accompagnati 🙂 E’ evidente che la soluzione di una plenipotenziaria polizia che mi faccia vivere in un mondo pulito pulito non mi convince, e che continuo a pensare che senza una revisione radicale del modo di vita delle persone non cambierà molto e saremo sempre qui a fregarci l’un l’altro o a guardarci le spalle per non essere fregati. 

Palagonia sintetizza in maniera molto cruda sia lo spirito sbirresco che il suo doppio, la vita delle persone nella società moderna. Ma entrambi non sono la cura di nulla, ma solo i sintomi della medesima malattia. Grave per giunta. Palagonia scrive nei primi capitoli del libro quello che ogni poliziotto cerca di mandare a memoria come massima per sopravvivere, traendolo da una bacheca sindacale interna: "L’amore e l’amicizia vanno e vengono. L’odio no. Se hai un nemico, non sei mai solo". E alla fine la vita di Palagonia raccontata nel romanzo segue questo fil rouge, mentre i suoi amori e le sue amicizie vengono ingoiate dal gorgo, lui continua imperterrito ad inseguire un nemico via l’altro.

Tutto vero. La modernità è soprattutto questo. Ma allora non si stupisca Palagonia se per molti il fanatismo di uno sbirro non è molto diverso da quello dei loro nemici. E spesso la realtà è molto più complicata di un banale feticcio come quello di un nemico liquidato il quale tutto sarà come avremmo voluto che fosse. Il contrario sarebbe più comodo e facile per tutti. Anche per me. 

PS: ci sarebbe molto da dire sul libro e se qualcuno ha voglia di ragionarne nei commenti è il benvenuto. Oggi mi sembra di aver scritto solo una parte delle cose su cui avrei voglia di ragionare, e di averlo fatto in maniera imprecisa e incompleta. Prendete il tutto con beneficio di inventario 🙂

Fascismo in doppio petto

2 luglio 2007 8 commenti

Notevole l'ex premier Silvio Berlusconi e le sue affermazioni che sicuramente troverebbero terreno d'intesa con il nascituro PD:

Lo Stato, a detta di Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, ha
abdicato all'uso legale della forza nei confronti di minoranze di
cittadini che bloccano servizi e opere pubbliche nel Paese. Parlando
alla scuola di formazione politica organizzata dal presidente della
Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha detto: "Lo Stato ha abdicato
ha abdicato all'uso legale della forza; trecento persone alla Stazione
Tiburtina bloccano un intero Paese, un manipolo di persone dice no alla
Tav, in questo Paese ci possono essere delle minoranze che bloccano
opere pubbliche e servizi. Lo Stato non li contrasta, abdica all'uso
legale della forza, perche' al Governo c'e' una sinistra che vede
queste manifestazioni come esercizio di democrazia".

Per altro chiosa la Merkel:

Angela Merkel e' a favore di dell'impiego dell'esercito in patria per
far fronte al crescente pericolo terroristico. In una dichiarazione
rilasciata al termine della riunione della direzione della Cdu, il
cancelliere ha spiegato che "nel contesto dei pericoli terroristici"
deve essere possibile l'impiego della Bundeswehr "in settori limitati",
poiche' la vecchia separazione tra sicurezza interna ed esterna
"appartiene al passato"
.

fonte: repubblica online 

Io ho i brividi: il fatto che soggetti come questo si riempiano la bocca di parole come democrazia e libertà fa ribaltare nelle tombe tutti coloro che hanno versato sangue per una repubblica. Oggi è il giorno dei rivoltamenti di stomaco.    

Fare senza dimenticare quel che si voleva fare

22 maggio 2007 3 commenti

"Ciò che Ulisse salva dal loro, dalle droghe di Circe, dal canto delle Sirene, non è solo il passato o il futuro. La memoria conta veramente – per gli individui, le collettività, le civiltà – solo se tiene insieme l'impronta del passato e il progetto del futuro, se permette di fare senza dimenticare quel che si voleva fare, di diventare senza smettere di essere, di essere senza smettere di diventare" [Italo Calvino, Corriere della Sera, 10 agosto 1975] 

Un tempo gli intellettuali a disposizione erano diversi, ma abbiamo perso anche loro insieme al ricordo di troppe guerre e all'avvento dell'opinione svilita e abusata, senza coscienza. Che abisso.

Ho letto questa frase prima di andare a letto. Sono stato perseguitato da un sogno in cui cercavo di leggerla a diverse classi di ragazzini e ragazzine di ogni età. Ogni volta che provavo a leggerla succedeva qualcosa che mi impediva di farlo correttamente: venivo interrotto, oppure sbagliavo un verbo, o l'intonazione e le pause richieste dalle virgole, oppure la lingua mi si incagliava trasformando le parole in suoni inarticolati. Non mi sono svegliato tranquillo.