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Posts Tagged ‘sciopero precario’

Stati Generali della Precarietà 3.0

14 aprile 2011 Commenti chiusi

Verso lo sciopero precario: incontriamoci a Roma, dal 15 al 17 aprile

In questi ultimi due anni di crisi e devastazione economica, sociale e ambientale la nostra condizione di precarietà è divenuta esplosiva. Chi ogni giorno produce la ricchezza di tutti ed è costretto nel ricatto del lavoro senza diritti e garanzie; chi ogni giorno vive un sequestro della libertà di scelta che va ben al di là delle mura del proprio lavoro o non lavoro; chi vive in territori immiseriti dal mercato che li mette a profitto; chi, come noi, vive questa condizione che si è fatta esistenziale oltre che sociale, sa che sta montando la rabbia precaria.

Per lo stesso motivo sappiamo che siamo stanche e stanchi di sentirci addosso la veste avvelenata che si dà alla precarietà attribuendole il sinonimo di sfiga. Non siamo stati segnati dal destino, ci hanno invece imposto una condizione: esistono i precari e i precarizzatori.

Per questo il tempo del racconto della sfiga quotidiana è finito. Per questo vogliamo parlare dei nostri desideri, della libertà che vogliamo riprenderci, della forza che vogliamo far esplodere. Del solo modo di superare la precarietà. Di come farlo, cioè, attraverso lo sciopero precario: quello che non abbiamo potuto fare mai e che ora, adesso, vogliamo e possiamo organizzare. Uno sciopero non solo dei precari ma sulla precarietà e nella molteplicità di luoghi e forme in cui essa si esprime. Uno sciopero per superare la precarietà. Uno sciopero tutto da inventare, insieme.

Infatti lo sciopero precario sarà potente solo se precari e precarie cospireranno, metteranno in comune le loro intelligenze e i loro saperi, se sapremo insomma sperimentare insieme le pratiche capaci di colpire chi fa profitti sfruttando la precarietà. Vogliamo riappropriarci della ricchezza che produciamo, vogliamo precari e migranti finalmente protagonisti, vogliamo un nuovo welfare e l’accesso ai beni comuni. Vogliamo riprenderci la vita.

Per tutto questo ci vedremo a Roma nella terza edizione degli Stati Generali della Precarietà 3.0 il 15-16-17 aprile 2011.


Programma

Venerdi 15, @ LOA Acrobax [via della vasca navale,6]
dalle ore 19 accoglienza e concerto di Asian Dub Foundation

Sabato 16, @ GENERAZIONE_P RENDEZ-VOUS [via alberto da giussano, 59]:

dalle 21.00: serata di festeggiamento dei primi 6 mesi di occupazione di Generazione P – rendez vous
cena
+ proiezione della videoinchiesta sulla precarietà “Inpreca video”
+
proiezione del docufilmLampedusa next stopa cura di Insutv (presenti gli autori)
a seguire dj set

Domenica 17, @ Volturno [via Volturno, 37]:


All’interno degli Stati Generali della Precarietà 3.0 il Coordinamento precari scuola indice un’assemblea nazionale aperta a tutti i precari del settore scuola

Nella prima parte: Analisi della situazione generale: graduatorie, organici, reclutamento, invalsi, merito.
Nella seconda parte: Proposte di mobilitazione.


durante la tre giorni sarà possibile visitare la mostra fotografica dedicata ad Antonio Salerno Piccinino
Raccontare la crisi comincia da uno sguardo
a cura di occhirossi festival indipendente di fotografia


Per partecipare e proporre workshop: statigenerali@sanprecario.info

Che cos’è lo sciopero precario

6 aprile 2011 Commenti chiusi

Uno slogan si aggira per la rete, attraversa le piazze, viene urlato dai megafoni: Voglia di sciopero precario. Ma cos’è lo sciopero precario?

Lo sciopero precario è uno sciopero contro la precarietà. Detto così sembra chiaro e semplice, ma semplice non è. Questo paese è diventato precario perchè una parte della popolazione ha perso il diritto alla protesta, la possibilità di scioperare, di avanzare rivendicazioni collettive.

Questa popolazione è composta dalle generazioni precarie, dai migranti e da tutti coloro che nascosti nelle pighe dell’informazione hanno prima perso visibilità (cosa grave) e poi hanno smarrito la capacità di rappresentarsi come forza collettiva. Non importa che oggi tutti i media parlino della questione precarietà. Ciò che conta è che nei dieci/quindici anni di black out i precari/e hanno disimparato a battersi per i loro diritti.
Non è per caso che abbiamo scelto di lanciare uno sciopero invece di una manifestazione di piazza. Lo sciopero cercherà di scardinare non solo i meccanismi del silezio, ma soprattutto di far comprendere che la nostra debolezza può diventare forza. La verità è che se i precari si fermassero si bloccherebbe il paese. Ecco il punto su cui appoggiare la leva del cambiamento.

Chi parteciperà allo sciopero precario?

Parteciperanno tutte le associazioni, sindacati, collettivi, comunità resistenti, reti, persone che credono che la precarietà sia una diga eretta contro il nostro futuro e che per abbatterla non sia sufficiente un momento di testimonianza (seppur importante) ma sia necessaria una mobilitazione che scuota il paese e lo blocchi. Lo sciopero precario deve essere inventato da zero ed è per questo che agli Stati generali della precarietà, a Roma dal 15 al 17 aprile, si parlerà per due giorni di come e quando farlo. E tu sei invitato perché solo mettendo in comune le idee di tutti e tutte riusciremo a farlo. In un mondo in cui basta alzare la testa per perdere il posto di lavoro, lo sciopero precario deve inventare nuove forme di mobilitazione, capaci di aggirare il ricatto, di rendere di nuovo possibile la nostra presa di parola collettiva.

Perchè partire dalla precarietà, con tutti i problemi che assillano l’Italia?

La precarietà è la condizione comune che è percepita negativamente da tutti, dato che negli  ultimi quindici anni ha impoverito gran parte della popolazione italiana e migrante rendendo ricche, ricchissime, altre persone: i soliti noti. E l’unico modo per creare un’onda d’urto capace di scardinare le fondamenta della precarietà è mettere in gioco la società coinvolgendo in modo trasversale i lavoratori, i precari, i disoccupati e i migranti; coinvolgendoli però su una chiara e semplice proposta, eliminare la precarietà.

Lottare contro la precarietà è come voler tornare indietro nel tempo?

Assolutamente no. Essere contro la precarietà significa essere a favore di una riforma del welfare che preveda robustissime politiche di continuità e di sostegno al reddito. Vuol dire concepire i diritti oltre la condizione del lavoro. Non  basta, ad esempio, essere contro la proliferazione dei contratti atipici, che sono effetto della precarizzazione e non la causa, come non basta parlare di stabilizzazione quando tutti, si pensi a Mirafiori, vengono destabilizzati. Essere contro la precarietà significa essere contro la Bossi-Fini e le politiche di vessazione contro i migranti che non risolvono i problemi ma creano ricatto ed emarginazione. Significa anche pretendere politiche abitative che rendano nuovamente la casa un diritto e chiedere che i trasporti siano una risorsa e non un dazio sugli spostamenti. Essere contro la precarietà significa investire nella formazione, nel sapere e nella cultura. Essere contro la precarietà significa mettersi in gioco fino in fondo perché la precarietà si prende gioco delle nostre vite.

E i soldi?

Chi dice che per colpa della crisi non ci sono le risorse per fare nulla mente spudoratamente. È vero il contrario, uscire dalla crisi significa uscire della precarietà, combattere la precarietà significa combattere la crisi. Ed è per questo che abbiamo una voglia matta di sciopero precario

statigenerali chiocciola sanprecario.info



Il 28 gennaio e oltre: una nuova alba precaria

27 gennaio 2011 Commenti chiusi

Ripubblico il lancio dell’appuntamento che come Intelligence Precaria e Punto San Precario stiamo organizzando per partecipare alle azioni e al corteo del 28 gennaio 2011 (con la parola d’ordine della costruzione di uno sciopero precario). E quando scriviamo “alba precaria” è perché domani si comincia veramente all’alba. Ci vuole un fisico bestiale per fare gli attivisti…


Il prossimo 28 gennaio – come è noto – si terrà lo sciopero generale dei metalmeccanici, a cui hanno aderito anche alcuni sindacati di base e molti spezzoni di movimento, alcuni dei quali si sono incontrati lo scorso week-end al C.S. Rivolta a Marghera. Diverse sono le parole d’ordine. Tra questi quella che spicca in prima linea, leit motiv delle precedenti mobilitazioni della Fiom contro il Piano Marchionne è: lavoro bene comune. San Precario si permette di dissentire. Il lavoro come bene comune è il lavoro preminentemente operaio (ma non solo) che sta alla base del processo di accumulazione del capitale. E’ chiaro che tale slogan vuole ridare dignità, considerazione, rispetto e soprattutto remunerazione al lavoro di oggi. E non può essere altrimenti, dal momento che negli ultimi anni abbiamo assistito ad una vera e propria dequalificazione e svalorizzazione del lavoro, di tutti i lavori (da quelli servili a quelli cognitivi). Tuttavia, vogliamo ricordare che obiettivo dei lavoratori è sempre stato quello di “liberarsi del lavoro”, soprattutto se si tratta di lavoro produttivo per il capitale. Nel 1970, il comitato operai di Porto Marghera, in opposizione all’etica del lavoro dei sindacati confederali, già anticipava come una delle chiavi di volta nella modifica dei rapporti di forza sociali sta proprio nel rovesciare il significato del lavoro così come viene imposto dalla gerarchia economica. Il lavoro nel capitalismo non può, ne potrà essere mai un bene comune. La costruzione di un alternativa sociale e culturale oggi più che mai non sta più nel diritto al lavoro ma piuttosto nel diritto alla scelta del lavoro.

Di questo si è discusso negli Stati Generali della Precarietà 2.0. La creazione di un punto di vista precario vuol dire questo: riconoscere l’importanza della precarietà come condizione paradigmatica dei rapporti di lavoro oggi e declinarla nelle diverse rappresentazioni soggettive di cui si alimenta: immaginare e organizzare nuove forme di rappresentanza e mobilitazione in grado di colpire e sabotare i flussi produttivi materiali e immateriali che innervono le realtà metropolitane; proporre interventi di welfare metropolitano che favoriscano la ricomposizione delle soggettività precarie frammentate nel nome della garanzia di reddito, acceso ai sevizi di base e introduzione di un salario minimo. Questo è lo sciopero precario, uno sciopero non meramente economico, ma uno sciopero che assume connotati politici, in grado di evidenziare quella potenza precaria da cui la ricchezza nasce e da cui viene espropriata. Una potenza che è anche capacità di sottrazione alle nuove forme di ricattabilità e dipendenza, nel nome della autodeterminazone e della libertà di scelta. Perché la qualità del lavoro e della vita non è solo avere un posto stabile. Perché parlare di reddito significare pensare e organizzare un nuovo sistema di welfare. Perché lo sciopero precario è arma di vertenza territoriale e non di concertazione, elemento di coscienza e conoscenza tra i precari e le precarie.

Appuntamento alle ore 5.00, il 28 gennaio 2011, davanti alla Marcegaglia, V.le Sarca 336, Milano.