Home > movimenti tellurici, storia e memoria > Schiavi e Colonie: una cronaca da un punto di vista insolito

Schiavi e Colonie: una cronaca da un punto di vista insolito

14 Ottobre 2006

E' ormai qualche mese che spilucco un libro molto interessante, ma un po' palloso, che ho incrociato al Fort Van Sjakoo ad Amsterdam (uno dei miei spot preferiti nella capitale olandese, secondo solo ad ascii e al divano di janneke 🙂 mentre cercavo materiale di documentazione sulle interazioni tra schiavi, deportati e popolazioni locali. Un post di oggi su BibliOdissey mi ha fatto tornare in mente che devo ancora finirlo e continuare la ricerca.

Il post presenta la pubblicazione completa online di una cronaca del primo secolo di colonizzazione in Perù realizzato da un indigeno che conservava un atteggiamento ambivalente nei confronti dei colonizzatori: se da un lato ne conosceva e narrava i soprusi, non poteva evitare di provare un certo fascino per gli spagnoli di cui aveva imparato la lingua. La cronaca è illustrata in maniera molto bella ed è abbastanza assodato che fu uno dei pochi libri a raggiungere Filippo III e a dargli un assaggio di quello che i suoi uomini stavano combinando nell'America Meridionale.

Come molti temi, che a prima vista sembrano poco approfonditi, anche il tema delle relazioni tra strati più poveri e derelitti delle colonie (nativi, schiavi, bianchi deportati, ovvero servi e fuorilegge) è un tema estremamente interessante, perché come sappiamo la storia la scrive chi vince, e tutta la fatica che i colonizzatori hanno fatto per sottomettere le esperienze di libertà e di libera sperimentazione di forme di società altre nelle prime fasi della colonizzazione è un pezzo di storia sociale totalmente taciuta. Quando avrò finito il libro cercherò di postare qualche estratto significativo, ma per il momento posso già segnalare qualche link di approfondimento su The Many-Headed Hydra: da Common-place, da struggle.ws, da un sito di eco-attivismo, da Aspen Review Politics and Culture. Ripeto: il libro è molto interessante ma il suo taglio a metà tra lo storico e il sociologico lo rende un po' pesantino da digerire.