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Cannes a Milano: sorpresine e no

15 Giugno 2008

Ultima giornata dedicata a Cannes. Il primo film è stato la Palma d’Oro Entre les Murs: un film sul mondo dell’istruzione, sulle sue difficoltà e sui problemi cruciali che presenta. Il film racconta perfettamente la realtà difficile della scuola di oggi (e di ieri), in cui ai problemi scolastici si sommano tutti gli altri, e in cui gli insegnanti devono intendere il loro ruolo con margini molto più ampi che quelli di semplici istruttori di materia specifica. La realtà è riportata molto bene, e questo lo posso testimoniare di persona. Il messaggio subliminale non è solo che l’istituzione scolastica è carente di gente che ci crede sul serio e di strumenti, ma soprattutto che ciò che le sta intorno è complicato, e che il paradigma culturale è ormai conclamato: mai scegliere, mai impegnarsi, mai assumersi una responsabilità. Nessuno lo fa nel film, neanche il prof che prende a cuore i suoi studenti, e infatti alla fine l’ultimo dialogo con i suoi studenti è con una ragazza di colore che ritiene di non aver imparato nulla nonostante tutto. Avrei apprezzato più coraggio nel prendere posizione e meno nel raccontare un punto di vista sulla realtà. Era un piccolo gradino ma importante. Il film è ben fatto e merita, ma forse la Palma d’Oro è un riconoscimento eccessivo (se penso che in concorso c’erano anche Un Conte de Noel e soprattutto Il Divo). Voto: 7,5

Il secondo film francese invece merita poche righe di commento. La frontière de l’Aube è manierista, intimista e intellettuale nel senso più puzzone del termine. Una citazione mal nata della Nouvelle Vague che se quarant’anni fa apriva un periodo di intensa riflessione e riscoperta di valori e esseri umani e politica, oggi sembra una sbiadita e ridicola copia. Voto: 4 (ma solo perché sono andato via a metà film, altrimenti arrivavo certamente al 2).

Infine il film da cui mi aspettavo di più oggi: Waltz with Bashir, un’animazione israeliana su Sabra e Shatila che aveva destato molto scandalo soprattutto in patria. Forse perché gli israeliani non sono abituati a sentirsi dare dei nazisti, anche quando se lo meritano. Perché il film in sé è ben fatto (anche se l’animazione è un po’ approssimativa) con tratti del disegno e musiche superlative, e offre una ricostruzione storica tutto sommato attendibile. Ma non affonda il colpo. Punta il dito, ma poi sembra tutto sommato offrire una scappatoia assolutoria ai giovani soldati israeliani lanciati crudelmente in troppo orrore. Troppo comodo così, almeno per quanto mi riguarda. Voto: 6,5

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  1. claudio
    18 Giugno 2008 a 17:38 | #1

    per garrel arrivavi anche sotto a 2… per me stilisticamente meraviglioso!

    su cantet io un po’ più di entusiasmo…

  2. mina
    22 Giugno 2008 a 17:45 | #2

    pfff sei una palla con ste pagelline…
    🙂

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