Incompiuti
La Beneamata pareggia a casa del piccolo Chievo: un risultato giusto che mette in luce i limiti degli attuali nerazzurri. Cali di concentrazione, scarsa intensità agonistica e poco cervello in mezzo al campo. Se a questo si somma la stanchezza la frittata è fatta e assistiamo alla fotocopia di Inter-Siena dell’anno scorso: da possibile partita che chiude i discorsi, a mezza sconfitta che lascia l’amaro in bocca. L’Inter va in vantaggio due volte e due volte si fa rimontare da una squadra modesta che approfitta della scarsa concentrazione di uno o l’altro interprete nerazzurro: nel primo tempo lasciamo tirare i clivensi venti volte da fuori area, finché non imbroccano l’angolino; nel secondo tempo Maxwell fa il solito movimento sbagliato abbandonando il suo posto da terzino e ci costa il secondo pareggio. Ma la cosa più fastidiosa per un tifoso è vedere poi dieci minuti di lanci lunghi sconnessi, un’ameba come Jimenez in campo a non si sa fare che cosa, e soprattutto la capolista a difendere il pareggio nel recupero. Inaccettabile. Restiamo incompiuti, la quasi squadra cannibale e feroce che ogni tifoso vorrebbe: speriamo che il vate di Setubal riesca a incidere in queste ultime tre partite e in estate per cambiare soprattutto questo aspetto della Beneamata.
Julio Cesar non può nulla sui due gol e per il resto è praticamente inattivo: ordinaria amministrazione. Zanetti a destra va bene e la mossa che lo sostituisce con Burdisso lasciando Santon in panchina è un mistero della fede; Maxwell a destra bene quando avanza, malissimo come al solito quando deve chiudere: suo il rinvio sui piedi di Marcolini, suo lo svarione che lascia battere a rete Luciano, suo il colpo di testa che regala il corner che poteva costarci caro al 47esimo, è l’emblema di cosa manca a questa squadra per essere la squadra di Mou. In mezzo Samuel fa il suo, Cordoba mostra i segni dell’età: non ci costa nulla perché abbiamo di fronte Pellissier e Bogdani, anziché Cristiano Ronaldo e Tevez. Altrimenti finiva 7-2.
Al centro Stankovic avrà pure la scusa del mal di stomaco, ma non sembra lui. Cambiasso ci impiega un tempo a entrare in partita. Muntari si dimostra il centrocampista con i piedi più scarsi che abbiamo, ma con l’intensità di gioco migliore. E’ qui il limite della squadra. Davanti Figo fa un’altra signora partita, pur rallentando molto a causa del caldo, Mario non entra con il cipiglio giusto ma imbrocca un gol da antologia che come l’anno scorso a Siena poteva sembrare il gol scudetto, Crespo mette il suo sigillo e si merita tutti i complimenti del caso. Gli ingressi in corso d’opera sono un disastro e mostrano i limiti della nostra rosa: Cruz per ogni palla toccata, un fallo; Jimenez tocca meno palle di Cordoba, un disastro inguardabile.
Ora, cerchiamo di essere chiari: dopo questo profluvio di critiche, nessuno pensi che io non sostenga la squadra o non pensi che l’ossatura è buona. Al contrario, ma è nella testa che dobbiamo cambiare. Nessuna ansia, ci mancano cinque punti e dovremo conquistarli con il coltello tra i denti come abbiamo sempre fatto, ignorando la fiera del magheggio che Silvio e i suoi servi ci scaglieranno contro a partire da stasera.