Una settimana densa di segnali

 

E' stata una settimana intensa, dura da digerire, in cui controllare la voglia di spaccare i banchi delle aule di tribunale è stato tutt'altro che facile. E' stata una settimana che ha aperto con decisione la chiusura di alcuni tra i processi più importanti della nostra fase di movimenti, che ne definiranno la coda repressiva e la verità storica che molti associeranno agli eventi oggetto del caso processuale. In questi giorni sia io che il mio socio stiamo riflettendo molto sul senso del lavoro che ormai da qualche anno facciamo nello stare dietro ai processi, ai loro meccanismi comunicativo/burocratici e al loro senso politico, anche perché le operazioni in atto sono di fatto convergenti (che avesse ragione Mastella? :)

Infatti a Genova si stanno lentamente esaurendo le testimonianze degli imputati del processo di Bolzaneto, l'unico in cui forse giudici e procuratori trattano le forze dell'ordine con il sarcasmo necessario: sarà anche perché è il processo in cui queste ultime rischiano meno. In ogni caso le panzane che tutto il personale del lager di Bolzaneto è venuto a raccontare in aula non sono meritevoli di attenzione, se non per iniziare a far salire il livello di bile.

In compenso nel processo contro 25 manifestanti per devastazione e saccheggio relativo agli scontri di piazza i pm Anna Canepa e Andrea Canciani hanno esordito con una requisitoria estremamente politica pur dichiarando dall'inizio che loro malgrado si devono occupare solo dei fatti del processo, ovvero dei crimini commessi dai manifestanti. Condannano le violenze della polizia e dei carabinieri, e la loro incapacità di gestire l'ordine pubblico in maniera diversa da quella di una guerra tra bande, ma di fatto offrono agli avvocati difensori della polizia nel processo Diaz elementi facili da strumentalizzare per portare un attacco ai pm che hanno causato le dimissioni di Gianni De Gennaro e l'unico processo politico ai vertici della polizia italiana a memoria di uomo. Quello che si dice solidarietà professionale. 

Canepa e Canciani sono infuriati, questa è la verità: ma non tanto con i manifestanti, che comunque secondo loro si arrogano il diritto di manifestare e protestare sopra le righe (o forse fuori dalle linee), ma soprattutto con politici, con leader, con tutti coloro che sono venuti a testimoniare solo per partito preso, ricordandosi le violenze della polizia e non quelle dei manifestanti. I pm sono la verità incarnata, si sa, si sentono depositari del verbo e non tollerano che qualcuno a parte loro si permetta di fare politica in un'aula di tribunale. Quindi la loro rabbia va verso chi si permette di ricordarsi il sangue dei manifestanti e non che l'assalto al blindato poteva finire in una tragedia dieci volte maggiore che non quella del defender in piazza alimonda, oppure che alla fine della fiera le cariche sono durate in tutto un paio di minuti, in termini di contatto corpo a corpo, e che quindi non possono giustificare tutta questa enfasi sulla reazione dei manifestanti totalmente illegittima.

Canepa e Canciani, come farà anche il capo procuratore Fontana nell'appello del processo per i fatti dell'11 marzo a Milano, confermano di negare in apertura di requisitoria, proprio il senso ultimo delle loro arringhe: manifestare a genova con qualsiasi cosa che non fosse pura testimonianza era ed è reato, la reazione delle forze dell'ordine è stata esagerata ma neanche troppo, e se non fosse stato per loro ci sarebbero state più vittime, e tutto quanto è avvenuto a genova è avvenuto con la imperdonabile copertura di politici che non sono capaci di fare il loro mestiere, ovvero governare il potere per conto del potere. I due pm prevedono le linee difensive e le impugnano, gridano come ossessi contro chi cercherà di dimostrare che la reazione dei manifestanti era legittima e che le forze dell'ordine hanno fatto alcunché. Quello che di male potrebbero aver fatto sta in altri processi e non ci riguarda, perché è evidente a tutti che non si tratta di un'unità temporale definita, in cui ogni evento influenza gli altri, o meglio lo è ma solo per lo stato psicologico delle forze dell'ordine.

L'aggressione politica dei pm a tutto ciò che non è la loro personale visione della democrazia e dell'ipocrita moralità della legge, è netta e senza alcun tentativo di diplomazia. I difensori dei 25 siano avvisati.

Intanto l'altro processo genovese, quello per l'irruzione alla Diaz e al mediacenter, entra nella fase della guerra totale: se da un lato la procura ha tirato in ballo il capo della polizia come concorso in istigazione in falsa testimonianza, inanellando una serie di richieste di indagine per false testimonianze a carico di pubblici ufficiali che non si vedevano da tempo (ma che tutti sanno avvenire regolarmente quando ci sono da coprire le malefatte del corpo), dall'altro gli avvocati delle difese rilanciano usando i tipici strumenti di chi non trova nei fatti alcuna salvezza: attacchi mediatici ai pm, accuse di furto ai danni dello Stato, tentativi di dilazione nel tempo, sarcasmo e l'attesa e innegabile complicità del tribunale, che piuttosto che ammettere il marcio che si annida nelle forze dell'ordine nostrane si taglierebbe tutte e due le mani, nonostante le evidenze.

In questo contesto processuale si è inserito l'appello per i fatti dell'11 marzo a Milano. L'apertura del capo sostituto procuratore ci dice esattamente di che cosa si tratta, attraverso una negazione (excusatio non petita...): "questo non è un processo politico; le scelte fatte dal pm Basilone non sono state delle operazioni di speculazione policia". Come a dire: non provate a dire che i magistrati fanno parte del meccanismo del potere, perché vi spezziamo le reni, pezzenti che non siete altro!

Infatti è chiaro a tutti che una condanna a 4 anni (in realtà 6 ma ridotta per il rito abbreviato) per essere presente a qualche metro da una barricata in fiamme, non è per nulla una conduzione politica di un processo. Come le scazzottate su un treno con un fascistello divenute rapina con 3 anni e 8 mesi di condanna non lo sono. O l'assoluzione delle forze dell'ordine che irruppero nel pronto soccorso del San Paolo. O gente che è in autoesilio per essere stata condannata a 4 anni per aver rubato un prosciutto. Tutto questo non è politico e non è strumentale: anche dire che il fatto più grave è l'incendio dell'AN point in un palazzo chiaramente abitato (è disabitato da dieci anni ed è anche stato occupato circa un anno prima dei fatti a scopo dimostrativo). 

La bile sale. I processi che affrontiamo sono un'offensiva assoluta non solo contro alcune persone, presi come vittime sacrificali della chiusura di una fase storica, ma anche contro la realtà storica di quello che è avvenuto e di quello che ha significato. Intorno non accade nulla: quelle trecentomila persone che sul lungo mare sono state violentate dalle cariche e dai lacrimogeni per ore non sentono il bisogno di gridare a canciani che i lanci non "erano esclusivamente limitati a piazza Rossetti"? O che la sensazione delle cariche in via Tolemaide era molto di più che quella di "un paio di minuti di corpo a corpo"? O che ancora quando ci racconta che tutti gli attacchi più gravi delle forze dell'ordine contro i manifestanti (Manin, Tolemaide, Corso Italia) diversamente da quanto sbandierato sono stati iniziati proprio dalla polizia e dai carabinieri, dovrebbe vergognarsi? Dove sono queste trecentomila persone? Si nascondono in una vita che gli faccia dimenticare di vivere in un regime più subdolo di quello che c'era mezzo secolo fa, ma che non è molto diverso in termini di obiettivi? E dove sono le persone che hanno reso Milano medaglia d'oro della resistenza? Stanno facendo una faccia schifata mentre fascisti di ogni risma se la ridono nei salotti buoni e nel consiglio comunale? Che cosa fanno per cambiare qualcosa? Nulla.

Perché agire è sbagliato. E' immorale. E' pericoloso, soprattutto perché rischierebbe di convincere un po' tutti che è la cosa più normale e naturale da fare.

Materiali

Udienze di Bolzaneto: Perugini - Gugliotta - Poggi - Tolomeo e Fornasiere - Nurchis

Udienze Diaz

Udienze 25: prima parte e seconda parte della requisitoria del PM

Processo 11 marzo: requisitoria PM all'appello - dovevadoevado

Processo San Paolo - I fatti del San Paolo

I punti di vista al volo miei e del mio socio

Supportolegale


Dieci minuti, non di più

spalti e madonne — Inviato da nero @ 01:15

Innanzitutto è importante fare i complimenti all'Osservatorio per la Sicurezza, alle forze dell'ordine, alla Prefettura, e in ultimo alla società Inter e ai suoi stewart: il pasticcio combinato sugli spalti è la più lampante dimostrazione dell'incapacità di chi vorrebbe o dovrebbe governare il calcio e la sicurezza cittadina (e non solo). L'Osservatorio e la Prefettura vietano la trasferta: il settore ospiti è chiuso e prendere un biglietto è un'impresa, ma di napoletani ce ne sono molti comunque sparsi in tutto lo stadio. Quelli al secondo anello blu vengono concentrati dagli stewart al posto dell'Inter Club Rho, delimitati solo da una esile fila di gente con le giacchette giallo fluorescente: così di fatto il settore ospiti è spostato a stretto contatto con la tifoseria nerazzurra, ed è solo un miracolo che non succeda il panico. In compenso dopo il gol del Napoli in tutto lo stadio si scatenano risse di ogni tipo, e la celere entra in curva sud seminando il panico istantaneo e l'accalcarsi della gente sulle uscite. Se tutti questi geni cercavano un modo per rischiare una tragedia, ci sono andati molto vicini. Fanculo al decreto Amato e a chi gestisce l'ordine pubblico senza nessuna idea di come farlo decentemente.

Il Napoli ha dieci minuti  per giocare a calcio, o la cosa più simile al calcio che gli riesce di giocare: Lavezzi è uno dei pochi in serie A a riuscire a saltare Cambiasso-Samuel e un terzo nerazzurro a scelta, mentre Hamsik non sfigure. Il resto del Napoli è di una categoria diversa rispetto all'armata interista. Tra il decimo e il quarantesimo l'Inter è irrefrenabile: dietro Samuel e Cordoba sono iinvalicabili, Zanetti e Chivu chiudono e ripartono con precisione. Cambiasso distribuisce centinaia di palloni anche se Stankovic ancora non ha nulla da dare a parte la grinta (e l'assist per il 2-0), Cesar duetta con Chivu, mentre Figo in serata di grazia palleggia ad altissimo livello con Ibra. A Cruz il compito di finalizzare: ne fa due e ne mangia uno, il più facile. Ibra spara in faccia a Iezzo il potenziale 4-0. 

Nel secondo tempo amministriamo e Maxwell rileva Chivu, migliorando il duetto con Cesar, ma mostrando ancora imbarazzanti lacune in fase difensiva. Burdisso vertice basso del rombo gioca alla Dacourt, e Suazo che sostituisce Cruz non riesce a sbloccarsi, anche se ha tre grandissime occasioni (di cui una da un delizioso gioco aereo tra Ibra e Figo che sarebbe da riguardare negli annali del calcio) e subisce tre falli di cui uno da rosso diretto trasformati da Rosetti in pessima forma nel secondo tempo in due gialli scarsi.

In ogni caso la sostanza è: l'Inter è in gran forma e si vede, abbiamo due punti più dello scorso anno a questo punto (fare meglio dell'anno scorso non è mica una cosa banale), siamo primi in classifica e con una sconfitta in meno in Champions. Volere di più sarebbe francamente esoso: adesso che abbiamo scollinato settembre pensiamo di poterci aspettare il massimo.

 


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