Venerdì 26 ottobre: un incontro per parlare di processi e di come affrontarli

movimenti tellurici, oscuro scrutare — Inviato da nero @ 18:14

 

Riporto l'appello per un'assemblea pubblica per confrontarsi su processi e forme di supporto e appoggio per affrontare la dimensione repressiva. L'appuntamento è per venerdì 26 ottobre 2007, ore 21.00 al Teatro Barrios in via Boffalora 51, in Barona, a Milano.

PS: né ieri al processo né alla serata i buoni si sono visti. Chissà dove trovano il loro coiffeur by night <grin>

Un incontro per discutere sui processi contro i movimenti

L'azione durissima della magistratura nel processo sugli scontri dell’11 marzo 2006 in corso Buenos Aires a Milano s'inserisce nel generale clima di repressione che colpisce le vite di decine e decine di persone dalla Sardegna a Cosenza, fino ad arrivare al capoluogo lombrado,attraverso l'uso di reati associativi e similari (reati di pericolo come devastazione e saccheggio ad esempio) e di inchieste gestite mediaticamente in stile "sbatti il mostro in prima pagina", attraverso lo stillicidio di denunce contro singoli per reati "minori", lo sgombero forzato degli spazi sociali occupati, la repressione del diritto alla mobilità come per esempio la vicenda dei treni per il corteo contro Bush a Roma.
In una prospettiva più generale gli spazi di agibilità politica delle varie forme di protesta, resistenza e antagonismo che si muovono al di fuori degli schemi precostituiti vengono ad essere profondamente limitati.

In prospettiva del processo di appello per la manifestazione antifascista del 11 marzo 2006 a Milano nasce un ambito composto da alcuni imputati, da compagni e compagne milanesi, “LibereRibelli”, con l’esigenza di riprendere il dibattito e di formulare una proposta collettiva di mobilitazione.
Un ambito che nasce dall’esigenza di rilanciare il dibattito e la mobilitazione, partendo dalla vicenda degli arresti di C.so Buones Aires, per aprire una riflessione sullo sviluppo delle politiche repressive in un contesto più generale di deriva autoritaria della società.
All’interno di una più articolata campagna di informazione e di lotta abbiamo individuato la necessità di costruire un convegno/incontro che diventi un momento di discussione e di approfondimento per connettere le varie esperienze, le vicende processuali e le campagne di liberazione e d’informazione che si sono sviluppate.
La questione che è necessario affrontare è se stia maturando “un salto nel livello repressivo dello Stato” nei molteplici procedimenti giudiziari che si stanno svolgendo nel nostro paese contro il “movimento”, contro i suoi attivisti e le lotte a cui partecipano.

Il processo per gli scontri dell'11 marzo 2006 ne è un esempio: in corso Buenos Aires scoppiavano scontri fra la polizia e i manifestanti, 43 persone venivano rastrellate e arrestate dalle forze dell' "ordine" perché trovati nei pressi del luogo.
Per 25 antifasciste/i dei fermati vengono confermati gli arresti, mentre nel clima di campagna elettorale i mass media e tutto l'arco politico e istituzionale già pronunciano la sentenza di condanna stigmatizzando la manifestazione come teppismo politico e gli arrestati come i nuovi barbari.
I 25 restano in carcere preventivo per 4 mesi fino alla fine del processo di primo grado che ne condanna 18 a 6 anni, scontati a 4 per il rito abbreviato, ai sensi del reato di "devastazione e saccheggio", un reato in disuso dall'immediato dopoguerra, con una pena prevista dagli 8 ai 15 anni di reclusione, che attraverso la gravità delle imputazione consente lunghe misure preventive di detenzione tra carcere, arresti domiciliari e obblighi di firma.
Dopo un tentativo fallito a Torino alla fine degli anni ’90 e un primo uso nei confronti degli ultrà, dal G8 di Genova in poi la magistratura sta tentando di contestarlo regolarmente nelle inchieste relative ai disordini di piazza.
A Milano si vuole creare un precedente molto grave nell’applicazione del reato di “devastazione e saccheggio” applicandolo alla protesta politica. L’escamotage di utilizzare il "concorso morale" ha infine consentito al giudice di condannare 18 persone a 4 anni di carcere, senza bisogno di contestare prove ed episodi specifici.
Una pena collettiva che ha una funzione di monito generale in quanto punisce la semplice partecipazione ad una manifestazione.
A fronte di questa stretta repressiva è apparsa evidente la complessiva impreparazione di tutti coloro che dovevano occuparsi di dare una risposta.

Adesso è importante iniziare nuovamente a discutere, far circolare informazioni e collettivizzare le esperienze.
Quindi l’idea di un incontro che partendo dal racconto degli avvocati, degli imputati, delle realtà di movimento, dei comitati di genitori o altro, di come hanno operato, di come hanno reagito di fronte al fenomeno repressivo, si possa costruire un confronto e conoscenza reciproca.

La complessità della materia in oggetto anche in relazione al fatto che molteplici sarebbero le vicende da analizzare ci ha fatto considerare l’ipotesi di costruire un convegno su più momenti assembleari.

Momenti assembleari che innanzitutto si strutturino attraverso blocchi tematici di confronto, che noi abbiamo individuato in:

 

  • elementi giuridico / politici (quali reati contestati, quale interpretazione e uso politico ne è stato fatto)
  • reti di appoggio e mobilitazione (familiari, comitati, ecc)
  • reti di appoggio legale
  • reti di avvocati
  • rapporti tra imputati
  • strategie processuali
  • strategie mediatiche

 

Un altro elemento importante per la costruzione degli incontri è l’individuazione delle esperienze processuali, e la disponibilità di che a vario titolo ne è coinvolto.
Sono molti i processi che si stanno celebrando, in via di conclusione e che a breve partiranno, e abbiamo l’esigenza di analizzarne alcuni, discutere le varie problematiche e criticità per valorizzarne gli aspetti positivi.

Infine il convegno si concluderà con un momento di discussione finalizzato, nelle nostre aspettative, a risaldare rapporti di scambio,solidarietà e dibattito tra le esperienze e soprattutto a lanciare iniziative di mobilitazioni che coinvolgano diverse realtà sul territorio nazionale.


Cogli al balzo la palla precaria

movimenti tellurici — Inviato da nero @ 15:20

Un breve post per segnalare che in previsione dello sciopero generalizzato del nove novembre uscirà il nuovo numero di city of gods, il free press aperiodico fatto da precari per i precari. Presto il free press avrà un suo corrispettivo online dove si spera di riuscire a convogliare molte energie per invertire il panorama desolante in termini di informazione e comunicazione da e per i precari. Se volete partecipare date un occhio al decalogo e dateci una mano!

Inoltre venerdì 26 ottobre sera in pergola, alle ore 20.00 circa, si terrà il terzo incontro "A Ruota Libera", con Valery dei Justice 4 Janitors, organizzazione sindacale veramente interessante del panorama statunitense. I temi caldi della serata saranno le forme di autorganizzazione dei precari nel mondo.  


Aggiornamenti sul caso simbolo dell'articolo 129a in germania

movimenti tellurici, oscuro scrutare — Inviato da nero @ 10:22

L'articolo 129a del codice penale tedesco è l'analogo del 270 bis e seguenti del codice italiano: leggi pensate per fare fronte all'incapacità da parte dello stato di incriminare movimenti e nuove forme di organizzazione politica e militante, e per creare ad hoc le necessarie emergenze che tengano a galla la sensazione diffusa di paura e la conseguente abiura delle proprie libertà fondamentali in cambio di una aleatoria sicurezza. Questi articoli in sostanza consento ai giudici di sviluppare inchieste (spesso sobbillati dalle solerti forze dell'ordine) senza lo straccio di una prova, di usare con molta libertà e leggerezza misure preventive estremamente aggressive, con il risultato netto finale di una bellissima prima pagina di giornale comodissima per tutti tranne che per quelli che ci si ritrovano infilati in mezzo.

Il recente caso tedesco è emblematico del senso dell'articolo 129a: 3 persone sono state arrestate con l'accusa di partecipazione ad un gruppo terroristico la cui attività consisterebbe nell'incendio di alcuni veicoli dell'esercito senza alcun danno alle persone. Anche se fossero colpevoli in uno stato di diritto verrebbero imputati di incendio doloso e danneggiamento. Invece no: articolo 129a, carcere preventivo e isolamento 23 ore al giorno, senza possibilità di incontrare il proprio avvocato se non una volta alla settimana e sotto il controllo delle forze dell'ordine. Qualcuno dovrebbe spiegarci cosa c'è di "democratico" e di "moderno" in questo trattamento settecentesco. Ma non finisce qui.

Altre quattro persone vengono arrestate in quanto "teste" dell'organizzazione: si tratta di sociologi e ricercatori, considerati leader di questo fantomatico gruppo perché  colti a usare parole come "gentrification", "precarizzazione", "marxismo-leninismo" nei propri articoli, e perché in quanto aventi la possibilità di accedere a biblioteche in grado di dotarsi degli strumenti per scrivere i volantini del gruppo. Il trait d'union tra i due gruppi di arrestati sarebbero due incontri avvenuti in un pub tra alcuni dei primi arrestati e Andrej H., uno dei ricercatori, sospetti in quanto avvenuti senza il proprio telefono cellulare. Quindi, occhio per tutti: non dimenticatevi mai il cellulare, sarete sospettati di terrorismo!

Di questa vicenda avevo tradotto un buon articolo scritto per statewatch, e ne riparlo ora perché eravamo rimasti al punto in cui un giudice doveva decidere dell'appello che aveva portato alla scarcerazione di Andrej, un mio amico e compagno tra le altre cose. Il giudice avrebbe dovuto sostanzialmente decidere se la definizione di terrorismo usata nell'inchiesta al fine di contestare il 129a fosse consistente con le direttive europee in termini di definizione dell'attività terroristica.

Purtroppo ieri, 24 ottobre, il giudice ha deciso di non pronunciarsi nel merito, ma solo di confermare l'annullamento del mandato di arresto per Andrej, una bella notizia, ma che lascia in sospeso una questione fondamentale per smontare il dispositivo giuridico-repressivo che sta dominando le civiltà occidentali dagli anni settanta in poi. Il giorno che riusciremo a distruggere l'uso strumentale della parola terrorismo e il conseguente uso di tutta una serie di leggi ad hoc che hanno minato le fondamenta delle nostre libertà fondamentali, sarà un giorno da festeggiare in grande stile. Ma è un giorno di cui chi governa ha una paura fottuta. 

Maggiori informazioni:  http://einstellung.so36.net/en

 


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