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Neanche in 15

16 Febbraio 2009

 

La Beneamata porta a casa il derby dopo due stracittadine gettate alle ortiche. Lo porta a casa nonostante il Milan giochi in 15 (compresi Rosetti e guardalinee9, anche se sui giornali vi racconteranno un’altra storia: il mani di Adriano non è comparabile con le decine di falli invertiti, con i lasciar correre quando conviene ai rossoneri, con la mancata tripla espulsione di Ambrosini o con il conto dei gialli concluso a sfavore dei nerazzurri per 7 a 1 (manco fossimo composti di soli Pasquale Bruno nella rosa). Nella giornata più favorevole a un recupero da parte delle inseguitrici dirette, l’Inter sfodera una prestazione di potenza e autorità, macchiata solo da una metà di secondo tempo rinunciataria e barricadera. Complica lo stop a  Torino dei gobbi con i ciclisti si porta a +9 sulla seconda e +11 sulla terza, dando una prima mandata alla porta dello scudetto. Nessun trionfalismo: la strada è ancora lunga e non bisogna mollare un centimetro.
Entrati in campo i nerazzurri sembrano subito determinati a non fare l’errore dell’andata. Attaccano la palla, organizzati, e sfruttano la debolezza principale del Milan: una difesa vecchia, stanca, poco coordinata e decisamente inferiore sulle palle alte. Al 18esimo Stankovic si mangia il gol della vita e nessuno ha ancora capito come abbia fatto. Poco dopo Adriano segna di testa accompagnando la palla con un braccio: se seguiamo Collina è involontario e quindi gol, se seguiamo quello che penso io non è gol, ma in compenso il Milan avrebbe circa 15 punti di meno. Per il resto del primo tempo dominiamo e la soddisfazione pervade i tifosi interisti. Al rientro il Milan parte all’arrembaggio ma è Adriano ad avere sul piede la palla del 3-0. Sbaglia clamorosamente e questo nel cuore di tutti i nerazzurri apre gli scenari della sfiga. Ancelotti si rende conto che soffriamo le penetrazioni e che ci stiamo schiacciando in difesa: butta dentro Inzaghi e il gol arriva. Ne arriva anche un secondo e solo la bandierina del fuorigioco torna a far fluire il sangue nelle vene dei tifosi. Soffriamo per venti minuti, ma portiamo a casa il risultato. Tutto il resto conta zero.

Julio Cesar oggi è stato determinante come nei suoi momenti migliori. Reattivo, preciso nelle uscite, parte della mente alveare della difesa interista: infatti ormai è palese che Samuel prima di entrare in campo si collega con gli altri difensori e poi li pilota come una specie di cervello collettivo. Nuovo soprannome per l’argentino: Master of Puppets. Chivu in coppia con il Muro è strepitoso e non fa passare uno spillo. Sulle fasce invece soffriamo e andiamo spesso in inferiorità numerica: Maicon prorompe in attacco ma soffre in difesa e anche Santon è sempre messo in mezzo da Pato, Seedorf e Zambrotta. Considerati i clienti quello che fa è più che egregio. E merita il plauso di Mourinho che ha trovato uno dei giovani da far diventare una colonna nella squadra.
A centrocampo soffriamo: Cambiasso e Zanetti fanno il possibile ma uno è fisso su R10 mentre l’altro deve dare man forte a Maicon sulla fascia per evitare gli sfondamenti di Jankulowski e Pirlo. Questo contrae tutto il settore mediano, lasciando il boccino del gioco e dei rimpalli spesso ai rossoneri di merda. Muntari offre una prestazione migliore del solito e Stankovic spinge come non mai, nonostante i 140 minuti in nazionale: si mangia un gol incredibile e ne fa uno altrettanto mostruoso. Grazie Deki, con te non ci si annoia mai 🙂
Davanti Adriano è certamente il migliore in campo: lotta, corre, addirittura offre degli scatti e dei tiri da fuori come non si vedevano da tempo. Ibra oggi si dedica al lavoro sporco e un suo gol ci avrebbe dato la tranquillità. Adriano non gliela appoggia e gli nega questa gioia, ma va bene così.
Altre note positive sono il rientro di Vieira ancora lontano dal ritmo partita, e la determinazione di Burdisso e Maxwell: il primo nel prendere il giallo per proteste un minuto dopo essere entrato andando in diffida, il secondo nel cercare di riconquistare un posto da titolare.

Questo è certamente il primo scossone per staccare il gruppo. Iniezione di fiducia importante e fieno in cascina per le prossime giornate durissime. Ora mettiamo nel mirino il Bologna e la riapertura della Champions League. Missione: giocarsela. 

 

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