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I problemi della scuola – parte terza – un po’ di precisione

14 Febbraio 2009

 

Sollecitato dai commenti agli ultimi due post [ parte primaparte seconda ]che raccontano alcune delle disavventure di una scuola secondaria di primo grado della periferia milanese, ho pensato che fosse meglio fare un po’ di chiarezza e raccogliere alcuni suggerimenti. Di certo non raccoglierò i suggerimenti di Anny, una commentatrice che mi pare molto inviperita e in disaccordo con me rispetto a quanto accade alla scuola dove sto insegnando come supplente: con tutti i problemi che ha quella scuola, un consiglio straordinario dovrebbe essere convocato per parlare del mio blog? Mi pare francamente ridicolo. Come ho detto nei commenti: quello che scrivo lo penso e sono stato l’unico a rimbrottare il preside circa la sua scarsa partecipazione alla vita della scuola in un collegio docenti, dopo che nei collegi d’ordine tutti si era d’accordo per farlo senza che nessuno poi avesse il coraggio di prendere la parola. Quindi l’accusa di nascondermi dietro l’anonimato mi pare pretestuosa e anche poco sostenuta dai fatti. Peraltro nei post io ho dato indizi molto chiari su chi io sia, e chi commenta su questo blog ne è perfettamente al corrente, mentre il tuo commento (quello sì) è molto anonimo oltre che animato. Al massimo, Anny, posso concederti che il mio linguaggio si è fatto troppo colorito nel secondo post, cosa a cui ho già rimediato, ma comprendimi, era una giornata no.

Tanto per chiarirsi: l’autore di questi post (e di questo blog) è il supplente di matematica che sta seguendo la prima d della scuola di piazza Gasparri, quello sempre vestito di nero; lo stesso supplente che fuori dai suoi orari di lavoro ha sistemato per due mesi il laboratorio di informatica e aiutato alcuni docenti della Rodari a migliorare il laboratorio informatico di quel plesso; lo stesso che ha sistemato l’armadio della biblioteca di cui si erano perse le chiavi e di cui si voleva far pagare la riparazione ai docenti referenti per la biblioteca anziché usare i fondi della scuola per far intervenire il fabbro; lo stesso che ha messo a posto la stampante e mandato in rete il computer dell’aula insegnanti senza che nessuno (salvo poche eccezioni) si degnassero di dirgli grazie. Posso andare avanti, ma tutti questi episodi mi servono solo a dimostrare che anche se io sono presente nella scuola solo da quest’anno, mi sono messo a disposizione di tutti per rendere la vita nell’istituto migliore, anche al di fuori dei miei orari di lavoro. Forse a te, Anny, è sfuggito. Se poi le mie descrizioni della vita nella scuola non corripondono con la tua percezione sei benvenuta ad aggiungere un altro punto di vista, senza minacciare consigli e altro. Certamente gli anni scorsi sono stati diversi da questi.

Un altro distinguo che mi va di fare rispetto ai commenti di Anny, è che quanto scrivo non vuole essere una generalizzazione. Tra i docenti, tra i bidelli, tra i segretari e le segretarie ci sono persone simpatiche e meno simpatiche, preparate e meno preparate, ma quello che racconto sono fatti accaduti e che vogliono mostrare come i limiti della scuola italiana in questo momento siano molto più complessi di quello che ci vogliono far credere, e sopratutto che le soluzioni della Gelmini e di Tremonti sono antitetiche alla reale natura dei problemi. Con meno fondi andrà tutto certamente peggio, e non viceversa.

Molto più interessante è stato il commento di "doc" che mi esortava a mostrare anche i lati positivi della scuola comasinense. Su questo ha certamente ragione. Come ho anche scritto nel primo post, nella scuola Gandhi ci sono docenti molto dedicati, grazie ai quali e alle quali la scuola sopravvive nonostante tutto. E così ci sono anche parecchie persone del personale ATA senza le quali la vita sarebbe un inferno. E così anche in segreteria (a cui più che altro contesto un certo approccio formalista e non certo le qualità personali del personale che la compone, che conosco troppo poco). Ma la scuola non è solo i suoi lati negativi.

Ad esempio tutte queste persone che lottano per farla sopravvivere hanno un enorme potenziale, che se fosse messo a frutto potrebbe trasformare il brutto anatroccolo della Comasina in un centro propositivo e vivo. Per farlo però non bastano un manipolo di persone, ma abbiamo bisogno di collaborazione e di un po’ di spirito di cooperazione. In questi giorni si è svolta la serata per chiedere alle famiglie del quartiere di iscrivere i loro figli alla media di piazza Gasparri, di fronte a una emorragia di iscrizioni verso la media di Affori e di Bruzzano. Spostare i loro figli non risolverà il problema di come crescono in quel quartiere: anzi se lavorassimo tutti insieme per migliorare la situazione della scuola di piazza Gasparri daremmo impulso a un progetto molto stimolante. Certamente è difficile e a volte scoraggiante il clima nella scuola dove insegno. Ma altre volte vedere tutti insegnanti giovani (tutto sommato! 🙂 e con voglia di fare offre uno stimolo netto a fare di più. Spero che la scuola riesca a raggiungere il quorum di iscrizioni nonostante i bastoni fra le ruote del Comune e delle assenze di quelle figure che dovrebbero più preoccuparsene – come il Dirigente. E anche nonostante le persone che per difendere in maniera un po’ corporativa il plesso di piazza Gasparri (come Anny) vorrebbero tacere i problemi che la scuola  Gandhi esemplifica suo malgrado.

Mi auguro anche che questi miei post, che sono certo scateneranno non pochi litigi al mio arrivo a scuola lunedì, servano a far crescere l’esperienza di quella scuola. Anche se serbo il dubbio che tutto si risolverà in qualche sguardo in tralice, qualche delazione al preside per cercare di farmi avere ingiustificate note disciplinari (fino a prova contraria non c’è il divieto di raccontare quanto avviene a scuola su un blog, se fatto senza diffamare alcuno) e nulla più. Staremo a vedere. Anche se i commenti di altri colleghi non abbastanza abili con il computer per commentare ma avvezzi agli sms mi hanno un po’ confortato sulla natura realistica e non visionaria dei problemi che ho presentato. Alla prossima. Come sempre.

PS: dopo questo post buonista tornerò presto alle cattive maniere, non temete. 🙂

 

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