Babel è il terzo film di Iñárritu (El Timbre non conta), dopo il superlativo Amores Perros e il buon 21 Grammi: la regia è eccellente, gli attori bravi, la fotografia precisa, la musica molto ben pesata, il montaggio senza pecche, la trama funziona, ma tutto sommato non convince. I temi sono lì, appaiono e scompaiono nel giro di un baleno, senza mai venire approfonditi: è come se Kubrick si fosse messo a girare filmini in casa anziché fare un film. Ha la decenza di non sbrodolare in un lieto fine a tutto tondo, ma il suo realismo accanito, la sua impietosa voglia di raccontare le cose come finiscono veramente e non come le si vorrebbe far finire nei sogni di Hollywood e dell'America tutta, non sono ai livelli che conosciamo.
Provaci ancora, Alejandro.
Voto complessivo: 6,5
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Il 27 ottobre 2006, le squadracce del PRI hanno ammazzato Brad, un attivista di Indymedia New York, insieme ad altre quattro persone, insegnanti e cittadini in rivolta contro il governo finanziato dagli Stati Uniti di Oaxaca per tenere sotto controllo in stile guerra a bassa intensità una zona strategicamente rilevante. Non è il primo e non sarà l'ultimo morto di Oaxaca, questo non va dimenticato, ma è l'unico che io abbia conosciuto, ed è l'unico che mi fa ricordare una volta di più come avrei potuto esserci io al suo posto (o al posto di uno degli altri compagni uccisi in questi anni, di cui per pudore non faccio l'elenco).
http://video.google.com/googleplayer.swf?docId=-3664350201077731285
[il video in alta qualità con sottotitoli in inglesi sta su video.indymedia.org]
Ho conosciuto Brad a New York nel 2001, poco dopo Genova e poco dopo il 9/11. Stavo girando gli Stati Uniti cercando di schiarirmi le idee dopo il macello che era successo a luglio e a settembre, e la sede di NYC IMC era uno degli studi per No New Round Radio, un progetto di streaming radio distribuito in occasione del WTO in Qatar. Brad si fotteva ogni tot ore lo studio radio per andare a fare l'amore con la sua amante di allora, salvo riconsegnarmi il microfono quando doveva andare in corteo munito di walkie talkie e aggeggi vari per tenere sotto controllo i disastri che avrebbero potuto combinare gli sbirri. L'ultima volta che l'ho visto è stato non molto tempo fa, stava girando l'Europa con una nuova amante francese per vedere che cos'erano i movimenti europei.
A Brad piaceva cantare e amare le persone. Spero che la notte prima di morire abbia potuto cantare con i messicani e fare l'amore con una nuova amante, e che il ricordo di quell'ultima notte e di quello che stava facendo sulle barricate a Oaxaca non muoia per le persone che stanno combattendo laggiù come altrove nel mondo.
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http://www.youtube.com/watch?v=aq7eV40QISU Prosegui la lettura…
<zerofree> ma a Oaxaca
<zerofree> qual è la motivazione delle agitazioni?
<Opinionista> *la fame*
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La schizofrenia imperversa nel mondo dei googlefili (peraltro anche in quello dei googlofobi). Qualche giorno fa è stato pubblicato il riassunto di un paio di documenti interni della compagnia di Mountain View in cui si cerca di descrivere in che direzione si sta muovendo il più famoso motore di ricerca del mondo – nulla di sconvolgente o che non si possa desumere dai prodotti che sta lanciando, ma vederlo nero su bianco fa un certo effetto, non si può negare.
Da un lato è evidente che presto Google si troverà ad affrontare l'ennesima crisi sulla dimensione della monetizzazione del proprio prodotto principale: la ricerca. E' già successo in passato, prima che Page e Brin decidessero di implementare gli ormai noti meccanismi di AdWords e AdSense. Il punto è che Google cresce a vista d'occhio e come ogni organismo in crescita ha bisogno di nutrirsi, sia di sostanze (soldi) che di idee (prospettive). Per quanto riguarda i soldi la strada che sembra intraprendere è quella non solo di spingere ancora di più la sua sezione commerciale (quindi un approccio quantitativo al problema) ma anche di implementare – ma anche qui siamo ancora al livello delle indiscrezioni – una sezione di ricerca a pagamento nei suoi servizi. Che cosa si intende con questo? Per ora nessuno lo sa e basarsi su supposizioni non fa bene alla pelle (e al cervello), però uno scenario in cui una parte delle informazioni che Google è in grado di ricavare sono disponibili solo a pagamento è uno scenario di stratificazione sociale della ricerca che mi spaventa non poco: preferisco avere il mostro della pervasività in mezzo a noi usabile anche da noi, che non un mostro della pervasività in mezzo a noi usabile solo da chi ha i soldi per farlo. Meglio un pericolo democratico che non una minaccia oligarchica… o no?
Per quanto riguarda le prospettive la scena si fa filosoficamente più interessante, e congrua con il recente lancio di Google CSE, il sistema di creazione di piccoli Google personalizzati da inserire nei propri contesti cognitivi. Gli esperimenti condotti con Google CSE ne dimostrano la potenzialità e sottolineano come la creazione di reti di conoscenza che siano capaci di agire in maniera "intelligente" rispetto al contesto relazionale in cui si muovono sia un obiettivo praticabile in questo momento e un orizzonte che può fare una certa differenza. E' ovvio che rendere le capacità di trovare un'informazione in maniera sempre più precisa e intelligente costituiscono un margine di miglioramento per Google (anche qualitativo), ma il salto che viene cercato è nella direzione dell'integrazione delle informazioni e della loro capacità di rispondere alle relazioni che costituiscono l'origine e il termine della ricerca stessa. Così se da un lato si punta ad avere il laboratorio di ricerca sul tema dell'Intelligenza Artificiale più avanzato del mondo, dall'altro si cercano meccanismi per porre su un'unica gigantesca time-space line le informazioni che vengono raccolte e distribuite da Google (e Google News in particolare, ma questo potrebbe solo essere un prototipo).
Ovviamente i problemi di un evidente conflitto di questo tipo di obiettivo (se praticato fino alle sue ultime conseguenze) con l'attuale implementazione del sistema capitalista (un sistema decisamente chiuso) continuano ad emergere. Il dubbio che Google se vuole veramente essere il paladino di un capitalismo open source (questa è l'evidente approccio speranzoso e ottimista dei googlefili) deve capire che non avverrà senza scontri, come il caso del materiale video coperto da copyright dimostra, inizia a fare breccia anche negli difensori più determinati della compagnia di Page, Brin e Schmidt. Allo stesso tempo il fatto che un sistema così efficiente di recupero informazioni, rielaborazione e processing qualitativo dei dati sia un pericolo concreto per le libertà individuali e che Google potrebbe non essere poi così diverso da chi governa l'attuale paradigma politico-economico continua ad agitare i sonni di coloro che vedono in maniera non naive il mondo che gli gira attorno. Probabilmente nessuno ha ragione e la schizofrenia non è solo in chi legge i fenomeni ma in chi li sta generando: non sono sicuro che sapere che l'ipertrofia di Google è maniaco depressiva mi tranquillizzi 🙂
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Prima di tutto una breve dedicata alla fine del mondo: continuiamo il gioco di rimbalzo con il prode delfanti che ci offre su un piatto d'argento due link veramente gustosi, parlando del rapporto WWF che prevede nel 2050 la data di esaurimento di tutte le forme di energia del globo.
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Come si fa a definire in una parola sera quello che ho provato ieri sera? E' semplice: godo.
Nel 265esimo derby (si contiamo anche quello tra le seconde squadre di cento anni fa e ci mancherebbe, conterei pure quelli tra allievi A e allievi B, se fosse per me) dominiamo la gara per 70 minuti filati, portandoci senza indugi sul 3 a 1, grazie a una prestazione di gruppo che non vedevo fare da 20 anni all'inter. Che cazzo gli sia successo in sta settimana non lo so, ma mi limito a compiacermene. La festa ce la rovina, manco a farlo apposta, l'arbitro che decide di espellere al 25' del secondo tempo Matterazzi non perché ha ucciso un rossonero, ma perché ha esultato per il 4 a 1. 10 contro 11 i cugini vedono la rimonta possibile e ci danno l'assalto, mentre noi ci chiudiamo a riccio. Prendiamo due gol di cui uno al 46' e riusciamo come di consueto a patire gli ultimi 5 minuti di gara fino in fondo. Ma la gioia per aver vinto un derby così è troppo grande per stare a rimestare nel torbido, oltre al fatto che oggi di tempo ve n'è poco e vi dovrete accontentare di questo.
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Il film di Fascisti su Marte è quello che vi aspettate: una riedizione dei vecchi episodi, una parte centrale un po' tirata per le lunghe, un finale frizzante, e un sacco di risate. Non è consigliato per chi ha già visto Il Caso Scafroglia e non gli è piaciuto. E' consigliato a tutti gli altri. Il finale didattico ci sta tutto in un periodo in cui le persone che vivono intorno a noi (ben rappresentate dai MIMIMMI) non sono in grado di articolare un pensiero critico neanche a mutarli geneticamente. La battuta migliore: "è giusto rivedere la storia che è stata falsata dato che in Italia ha sempre vinto la sinistra [con una carrellata di Andreotti, Fanfani, e Licio Gelli che regge in mano il libro La Verità]". Un must.
Voto complessivo: 6+
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Dovevo accorgermi che Il Monaco Inglese di Valeria Montaldi era un pacco quando mi sono bloccato due giorni sulle prime dieci pagine a causa dell'eritema cerebrale che mi avevano provocato. Esistono due modi per usare un lessico forbito, per inserire parole difficili e inusuali all'interno di un testo: possono essere una pennellata di un affresco complesso e impressionante, oppure un adesivo appiccicato sul cenacolo di Leonardi. Vi lascio immaginare quale dei due paragoni si applichi meglio al libro della Montaldi.
Presentato dalle recensioni sotto le mentite spoglie di un romanzo storico, Il Monaco Inglese è un Harmony di 450 pagine: se è vero che la ricostruzione storica della Milano del '200 è attenta e stimolante (e ci mancherebbe considerata la sfilza di medievalisti che ringrazia l'autrice) e che la trama è ben ordta, l'ostentato istinto materno/sentimentale e la voglia di mettere in mostra erudizio dal sapore un po' posticcio rendono alcuni passaggi fastidiosi all'occhio del lettore come un artiglio d'acciaio su una lavagna per un musicista.
L'enfasi che è garantita al libro da recensioni e propaganda RCS è decisamente superiore al merito dell'opera, ma nonostante questo rimane godibile fino a 50 pagine dalla fine. Il finale all'insegna del famoso motto "l'amore vince sempre e il bene trionfa" ne uccide il fascino spedendo il tomo nell'imo degli Harmony ipertrofici.
Consigliato a chi ama il genere sentimentale.
Voto complessivo 6—
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Ripesco la segnalazione di delfanti dal suo blog: la Cina ha annunciato che entro il 2010 renderà disponibili a tutti i risultati delle ricerche finanziate con denaro pubblico (che prevedibilmente secondo il modello del capitalismo di stato non saranno una percentuale indifferente del totale). La scienza cinese cresce al ritmo di 19% all'anno e la decisione di sposare la tradizione antica della condivisione dei dati scientifici forse forzerà la mano a chi ha invece in tutti questi anni puntato decisamente su legislazioni dell IP sempre più restrittive. Lungi da me pensare che la Cina sia un benefattore dell'umanità, ma l'entrata in campo del colosso orientale continua a porre tutto l'estabilishment tecnico-scientifico di fronte a grosse questioni che fino ad oggi sono sempre rimaste pressoché taciute. Staremo a vedere.
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