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Mappe celesti

24 dicembre 2006

Un processo naturale per gli esseri umani è sempre stato quello di aggiungere elementi qualificanti a ciò che lo circonda. Forse deriva dal processo di conoscenza del mondo che ci è naturale, dal fatto che siamo coscienti dell’esistenza della nostra percezione di un mondo esterno, e del fatto che questa percezione, scientificamente identica, in realtà varia da persona a persona. Non c’è alcun modo per poter definire la percezione soggettiva della realtà di un’altra persona, e affermare che gli stimoli neurali sono gli stessi non aggiunge alcuna verifica qualitativa della questione, ma solo quantitativa.  Forse è questa consapevolezza che ha sempre spinto gli esseri umani a tracciare relazioni impossibili tra la realtà e la nostra esistenza, definire le relazioni come una sorta di lento processo di avvicinamento alla possibilità di definire il rapporto tra noi e la realtà in modo da eludere il senso di smarrimento quando pensiamo alle differenze tra gli occhi di due persone qualsiasi (e probabilmente anche di due animali 🙂

Uno degli esempi più interessanti da questo punto di vista è l’esistenza (da quando è esistita la civiltà) di uno zodiaco collegato alla posizione delle stelle (sia i pianeti ovvero le stelle mobili come venivano chiamate dagli antichi, che le stelle fisse). Quasi ogni civilità (non sono un esperto di archeologia, per cui mi baso solo su quelle più note) ha voluto correlare il passaggio del tempo alla presenza di gruppi definiti di stelle, immaginandosi che esse dipingessero immagini e figure nel cielo che gli umani nel corso dei millenni potessero riconoscere. Lo zodiaco non è altro che una suddivisione ciclica del tempo, legata a una percezione soggettiva di immagini possibili nel cielo, di relazioni posizionali tra stelle fisse. A questa necessità descrittiva, l’uomo da sempre ha collegato una necessità psicologica, quella di comprendere che elementi regolano la nostra vita, quali influssi subisce, quale potere si nasconde dietro l’influenza del mondo sull’uomo: lo zodiaco insieme alle varie forme di divinazione (in realtà come in quanto una forma di divinazione) è forse una delle forme più antiche dell’uomo per mettersi in relazione con il tempo e con la realtà.

Non stupisce quindi che la mappatura non solo dello Zodiaco nella sua veste quantitativa (cosa è un segno? dove si colloca? cosa rappresenta?) ma anche in quella qualitativa (che influsso ha? cosa significa l’attraversamento del segno da parte delle stelle mobili?) sia stata una delle più antiche forme di cartografia. E non stupisce neanche che civiltà distanti come quella indù o quella greca avessero cartografie simili (sono nello stesso emisfero, e vengono dallo stesso ceppo antropologicamente parlando), mentre quella moderna (derivata dalla tradizione ellenica) e quella cinese siano così lontane ed esercitino il fascino dell’esotico l’una verso l’altra. 

Soprattutto non stupisce che questo istinto non sia stato per nulla scalfito da millenni di scienza e dalla dimostrazione palese di una razionale non esistenza di alcuna influenza da parte della posizione delle stelle sul nostro "destino". Ciò non toglie che ogni forma di divinazione continui a rappresentare un momento di interpretazione della realtà per gli esseri umani, ricorda loro l’ineluttabile realtà della percezione soggettiva di ciò che li circonda, della loro inesauribile solitudine di fronte alla comprensione del mondo. Allo stesso tempo la mappatura della relazione del mondo con la loro vita offre loro uno spunto per riflettere, per pensare, per ricordarsi dell’importanza delle relazioni tra essi e l’esistente (materiale o meno): la divinazione è una forma di filosofia, una serie di epifanie che servono non a interpretare segni di un destino già scritto, ma ipotesi di relazioni possibili con il mondo.

E’ per questo motivo che i segni zodiacali, i tarocchi (in futuro un post su questi strumenti incredibili di pensiero e influenza), i gusci di tartaruga, i vasi, le viscere, i presagi, e chi più ne ha più ne metta, continuano a esercitare su di noi lo stesso fascino, lo stesso immancabile senso di smarrimento e di meraviglia. Per questo lo Zodiaco, nato in Babilonia con il loro sistema numerico a base 60 (o meglio con il precedente sistema numerico a base 12 [vi siete mai chiesti perché contiamo 12 ore del giorno? e 60 minuti in un ora? Non sarebbe stato più comodo un sistema decimale?]), non è mai stato aggiornato o modificato, perché i segni della relazione con ciò che ci circonda non hanno bisogno di essere esatti, ma solo di essere suggestivi di tutte le eventualità possibili e impossibili. Il fulcro della divinazione siamo noi, i segni zodiacali sono un semplice agit prop della nostra coscienza. 

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  1. .
    26 dicembre 2006 a 19:19 | #1

    blicero,

    ti consiglio di leggere, se già non l’hai fatto, i testi degli ultimi anni di Jung. Particolarmente illuminante è il saggio sulla sincronicità.

  2. 27 dicembre 2006 a 11:10 | #2

    Per quanto riguarda la questione sui numeri 12 e 60 (che e’ 12 * 5) bisogna fare riferimento alle mani. Contare fino a 12 con una mano e’ semplicissimo, basta utilizzare il pollice indicando le tre falangi delle quattro dita rimaste libere. Quindi con una sola mano si riusciva quindi a contare fino a 12. Probabilmente da qui derivano il numero 24 e 60.
    Sara’ vero? bho! 🙂
    ciao
    kysu

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