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Intervista di blackswift a radio onda d’urto di brescia

26 febbraio 2007

 

Oggi intervista [ qui trovate l'mp3 a 32 kbps ] su Radio Onda d'Urto di Brescia su Monocromatica di blackswift. Le domande di Irene e Kika, le intervistatrici ci portano a parlare di identità di genere, identità etniche e di una linea di lettura che ossera il libro dalla prospettiva della costruzione e decostruzione degli elementi identitari di ognuno di noi (e anche di una città). Prendendo a prestito uno dei leit motif dell'ultimo romanzo di Pynchon, la rifrazione e lo sdoppiamento di ogni persona nelle sue componenti identitarie e nel loro doppio è un elemento costante nella narrazione di un presente complesso come quello di Milano e delle persone che vi abitano. A seguire una trascrizione parziale dell'intervista con alcuni spunti che come al solito quando affrontati in una discussione riescono a emergere molto meglio che in una qualsiasi pappardella verbosa e un po' intellettualoide per iscritto. Se vi trovate qualcosa di interessante, sfruttiamo la magica tecnologia dei commenti per ragionarci insieme 🙂

 
Irene: "prima di parlare di questo libro, cos'è questo collettivo?"
BS: "più che un collettivo è una firma collettiva, nel senso che siamo due attivisti di milano che hanno scelto di pubblicare i propri materiali narrativi su un blog che si chiama blackswift.org. Il tutto è iniziato un po' come un blog che doveva essere una raccolta di racconti satirici sui movimenti e sulle situazioni che si vengono a verificare nella nostra vita normale, lavorativa e politica… e poi si è evoluto ospitando anche racconti che non erano solo satirici, ma che traevano spunto dalla realtà per costruire della letteratura di
genere, sostanzialmente"
Irene: "so che è inusuale iniziare dalla fine, ma partiamo dai ringraziamenti. illustraci i progetti con cui collabori?"
BS: "nei ringraziamenti ho messo le situazioni a cui partecipo perché sono quelle che poi mi offrono lo spunto per ragionare sulla realtà anche usando strumenti diversi come quello della narrativa e della fictioni in generale. In pratica ci sono i ringraziamenti a supportolegale, autistici e chainworkers che sono poi i collettivi a cui sia io che l'altro autore di blackswift partecipiamo. poi ovviamente ci sono stati i ringraziamenti alle persone che hanno incontrato online questo romanzo che era stato pubblicato appunto solo online per divertirsi scrivendo quella che noi chiamiamo reality fiction, cioè spunti a partire dal reale per offrire una prospettiva diversa su quello che si vede tutti i giorni e cercare di ragionarci in maniera diversa, e che ha deciso di pubblicarci"
Irene: "perché c'entra così tanto milano?"
BS: "beh diciamo che la vera protagonista del libro è milano, o meglio le persone, le vicende e gli spunti che milano può offrire, milano come altre città, poi io racconto milano perché è la città in cui sono nato, cresciuto e quella di cui più facilmente conosco alcuni scorci che ovviamente si conoscono solo vivendo intensamente una città. In generale io essendo un tipo abbastanza urbano traggo dalle città gli spunti più interessanti dal punto di vista dell'immaginazione"
Kika: "la cosa che mi ha colpito di più di questo libro di cui ho apprezzato di più la parte di strada… ho notato che tranne uno hanno tutti a che fare con l'identità sessuale… da subito una protagonista è una ragazza cinese che vive nei panni di un uomo perché nella comunità cinese le fa più comodo essere scambiata per uomo e non dover subire una serie di…"
BS: "non solo nella comunità cinese direi… è un problema un po' più diffuso"
Kika: "mi ha colpito… dicevamo c'è questa ragazza cinese che verrà beccata mentre si traveste, quindi proprio nella sua identità di donna, da un ragazzo
arabo e poi il ragazzo arabo farà anche lui una riflessione sull'identità sessuale. come è nato questo spunto bellissimo secondo me?"
BS: "è nata un po' per caratterizzare i personaggi e un po' perché insomma le identità di genere, come le identità etniche sono elementi forti di caratterizzazione delle persone, che però in realtà andando a cercare di valorizzare le percezioni delle persone e non gli stereotipi tutti gli elementi fortementi contraddittori, quando si guarda la vita reale e non il senso comune, in realtà sono sempre molto più sfumati di quello che potrebbe apparire… in ogni luogo identitario si cela quantomeno un suo doppio totalmente anti-identitario, per cui era comunque interessante fare emergere questo fatto, la dimensione dell'illusione dell'immaginazione di quello che puo' essere e alle volte non è o che non è ma che potrebbe essere e che uno può vivere come reale anche quando non lo è, è un po' l'aspetto più fantasy del romanzo, che forse… faccio autocritica, è fin troppo abbozzato… mi sarebbe piaciuto che si sviluppasse di più ma il romanzo mentre scrivi va anche un po' dove vuole lui, e quindi la parte noir ha preso il sopravvento."
Irene: "un passettino indietro per chi ci ascolta…. chi non ha letto il romanzo e ci sta ascoltando… milano non è solo lo sfondo ma anche il protagonista, ma di che si tratta il libro, un noir, un luogo una ricerca, di che si tratta i libro?"
BS: "il romanzo è nato come il tentativo di raccontare una storia che attraversasse milano usando il noir per sottolineare i chiaroscuri… io penso che la letteratura di genere abbia il grandissimo vantaggio di sottolineare il contrasto dei chiaroscuri… le parti più luminose emergono e allo stesso tempo le parti più oscure, le ombre sono molto più marcate… e questo è un meccanismo narrativo affascinante… è nato come volontà di raccontare milano attraverso le sue storie e la sua storia, usando dei personaggi che sono molto più tipici di quello che potrebbe sembrare nelle strade milanesi ma non solo milanesi, usando il noir per questa sua capacità di evidenziare i chiaroscuri… esiste questo elemento fantasy esoterico che nei piani originali del romanzo doveva essere molto più evidente, ma che poi come dicevo, nello sviluppo del romanzo, spesso la narrazione travalica le intenzioni dell'autore e bisogna un po' scegliere le cose che vanno lasciate da parte per dare un po' più di animo e corpo alla storia…"
Irene: "perché monocromatica? a me sembra invece pieno di colore, pieno di personaggi di storie…. è il colore del sangue?"
BS: "ti risponderò con una recensione che ha fatto un ragazzo che lavora con un
collettivo qui a baggio in periferia di milano, con il quale abbiamo fatto la prima presentazione sabato in un ambiente molto urbano molto divertente… nella recensione ha appunto detto che monocromatica… in origine si riferiva al colore di milano che tutti identificano come inequivocabilmente e irrimediabilmente con il grigio o meglio con tutti i toni dal bianco al nero…"
Irene: "non a caso le prime battute sono piazzale loreto, la parola di milano è grigio"…
BS: "se uno va in piazzale loreto a settembre che è il periodo in cui è ambientato il romanzo, vi assicuro che è bianco e grigio e basta"
Irene: "io ieri sono andata a milano con un'acqua della madonna ma l'ho trovata tutto fuorché grigia…"
BS: "ma quelli sono i gusti… io la trovo grigia ma a me piace… tornando alla recensione… diceva che su sfondo grigio si muovono personaggi, e vicende molto colorate… fa un po' parte di quel gioco di doppi e di rifrazioni che può essere venuto bene o male, ma che era uno spunto interessante per scrivere un libro…."
Kika: "comunque in questo sfondo di una milano con sprazzi anche di diverse epoche storiche con l'elemento conduttore del sangue, del sacrificio, del santificare i luoghi con delle azioni, si muove questo terzetto un po' strano una ragazza cinese, un ragazzo arabo e un africano… un personaggio più anziano più saggio… e poi questo killer assurdo che è l'unico personaggio di cui noi sentiamo i pensieri più diffusamente che è italiano… quando ho visto che non c'era tizio e caio sulla copertina ma uno pseudonimo collettivo, mi sono domandato se foste entrambi italiani, perché mi sono chiesta come è stato muovere dei personaggi stranieri e l'unico personaggio italiano che è poi la nazionalità di entrambe, l'unico italiano un bastardo killer cuore di pietra, invece i protagonisti a cui ti affezioni sono tutti stranieri… avete un'esperienza forte che vi ha consentito di dare pensieri e sentimeni a persone migranti?"
BS: "essendo persone che vivono la strada e i luoghi della città quotidianamente, perché poi quando gestisci i posti in cui la marginalità la fa abbastanza da padrone… venendo entrambi da zone periferiche e non centrale il rapporto con i migranti sono abbastanza quotidiani… diciamo che ad esempio il personaggio africano è un personaggio che incontriamo tutti i giorni e che è identico solo che anziché essere quello che è nella nostra vita è uno sciamano… però fa parte di quella reality fiction che descrivevamo… come anche il personaggio arabo… non penso sia stato facile né perfetto anche
perché per tutto questo gioco di doppi su cui abbiamo voluto impostare almeno una delle linee di lettura del libro, il modo di parlare e di pensare dei personaggi è molto italiano, approfittando del fatto che tutti i personaggi sono in italia da molti anni e sono molto giovani… e se uno parla con i migranti di seconda o terza generazione si renderà conto che il loro modo di pensare e parlare non è molto diverso da quello di chi è nato e cresciuto in famiglie tutte italiane… per cui usando questo espediente siamo riusciti a
rappresentare questi personaggi a cavallo tra la loro identità culturale originaria e la loro vita presente in una città che per quanto variegata e multietnica, vivente di mille culture, ha comunque delle specificità che sono quelle delle città italiane… non è riuscito perfettamente ma penso che sia un buon risultato perché c'era la volontà di rappresentare non un quadro etnico ma una dimensione di passaggio come un po' tutto un rito di passaggio è poi la storia del libro…."
Kika: "beh sappiamo che ci sta la licenza poetica sulla lingua… altrimenti si corre il rischio di cadere un po'…."
BS: "per rispondere alla critica farò il prossimo libro con i dialoghi in lingua originale, così qualcuno sarà contento, ma mi sa che la maggior parte no…."
Kika: "lettori stranieri?"
BS: "è un po' difficile, perché essendo in italiano è difficile… io l'ho mandato a un po' di amici e amiche stranieri che leggiucchiano l'italiano, ma non è facile in italiano avere lettori stranieri… obiettivamente… poi un giorno decideranno di tradurlo e sarà tutta da ridere…"
Kika: "perché c'è un punto finale su una rinuncia molto forte…. e mi chiedevose vi eravate confrontati… si parla di omosessualità poi presso certe culture… dipende dal periodo… ma diciamo che al momento in certe culture non è visto di buon occhio… volevo sapere se ne avevate parlato…"
BS: "non penso che nessuno dei personaggi a cui ci siamo ispirato abbia una attitudine alla lettura sufficientemente sviluppata per leggere il nostro libro… noi ci proviamo… poi bisogna vedere se riusciamo ad avere una discussione con loro anche accesa… la provocazione è parte integrante della scrittura… sennò non ci si diverte…"
Kika: "ultima cosa, ma colorado noir vi ha fatto davvero una bella copertina…"
BS: "devo dire di sì, azzeccando anche un simbolo molto preciso, ma quando ho parlato con il grafico ho scoperto che era per caso… eheh"
[…]
Kika: "non sono riuscito a trovarla sul sito com'era il finale originale…"

BS: "era ancora più metafisico di così… nel senso che mancava una scena che raccordasse un po' tutto con la parte storica, che quindi era totalmente implicita nel suo rapporto con la storia del libro… Sandrone mi ha detto, devi renderlo più intelleggibile perché non si capisce un cazzo…"
[…]

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  1. ThE CaT
    27 febbraio 2007 a 19:17 | #1

    Cominciamo col dire che me Fernando sta tutt’altro che antipatico.

  2. 1 marzo 2007 a 0:51 | #2

    Va tutto bene pero’ fino an che non vi sento a Radio 3 – Fahrenheit non vale 😛

  3. nero
    1 marzo 2007 a 9:15 | #3

    dato che intorno a fine marzo / inizio aprile saremo a radio 2 con kai zen 🙂

  4. a caso
    2 marzo 2007 a 9:43 | #4

    guarda che sbobinarsi le cose da soli e’ un po’ da malattia…

  5. nero
    2 marzo 2007 a 13:31 | #5

    forse non hai colto che il punto non era questione di vanità ma di comodità per chi magari non ha possibilità di ascoltare l’mp3 ma riesce facilmente a leggersi due righe.

    onestamente speravo in commenti un pochino più di dibattito 🙂

  6. 5 marzo 2007 a 11:51 | #6

    Proseguiamo considerando la scelta dell’italiano (più o meno “arrotondato”) per far esprimere i migranti nel racconto.

    Secondo me la scelta é sostanzialmente corretta da un punto di vista logico.

    Il problema é che in qualche caso i pensieri e le considerazioni non “battono” molto con il background del personaggio.

    Non credo che introdurre alcuni elementi un po’ più identitari avrebbe fatto cadere la narrazione nel baratro della stereotipizzazione (..cissivittipì) del migrante.

    Sicuramente a fronte di un lavoro ricerca analogo a quello della ricostruzione storica, il pericolo sarebbe stato ampiamente scongiurato.

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