Tabù all’ultimo respiro
Tanto per restare in tema di statistiche come nel passato post, l’Inter sfata il tabù Udinese dopo due anni. La zuccata del Jardinero arriva al 93esimo e tutti gli interisti sperano che sia un segno che il culo stia finalmente girando lontano dalle sponde rossonere. A parte la botta di culo e i primi venti minuti del primo tempo, la partita non può che alimentare le ansie dei tifosi della Beneamata, dato che la produzione di gioco è pari a zero, l’intesa del comparto offensivo sotto lo zero con Ibra e Quaresma che chiaramente si odiano e il solo dato positivo del rientro di Walter The Wall Samuel nel comparto difensivo. Dopo 11 giornate tutto il mondo ha capito che Ibra è stanco e soprattutto che lì in mezzo non funziona: allora non si capisce perché quando entra Cruz sia quest’ultimo a dover giocare largo al contrario degli ultimi due anni. I risultati della coppia Ibra-Cruz sono inversamente proporzionali a quelli dell’Inter manciniana e forse un allenatore pagato 6 milioni di euro a stagione potrebbe capirlo da solo. Per ora andiamo avanti a botte di culo, l’organizzazione tattica migliora certamente, ma se quello visto con un Udinese in dieci dietro il pallone è gioco offensivista, allora Cuper era un emulo di Zeman. La giornata di oggi ha il pregio di darci tre punti e di ridarci Samuel, ma a parte questo le perplessità sono ancora molto più abbondanti che le certezze.
Voti individuali. JC, al suo posto, sicuro come sempre, anche quando Cordoba viene preso dal raptus burdissiano e gli dice di stare in porta per poi appoggiare la palla a mezzo metro da un accorrente Quagliarella. La linea difensiva Maicon-Cordoba-Samuel-Maxwell è ancora la cosa più bella vista in campo oggi. Speriamo non si rompa nessuno. A centrocampo ci vorrebbero quindici Cambiasso, Vieira sbaglia poco ma aggiunge quel tanto di intelligenza che serve, Zanetti ci mette il resto. Davanti evidentemente non si capiscono: tra un Mario così svogliato da farti venire voglia di mandarlo a lavorare in miniera, un Ibra spompo e distratto, e un Quaresma lezioso egoista e inconcludente. La squadra messa in campo è la cosa più vicina che abbiamo avuto a un Inter titolare, ma è il gioco e il movimento senza palla a latitare. E queste cose non le insegna nessuno se non un buon allenatore. Tocca a te, José, a nessun altro.