Veni, vidi, godi
Il derby d’Italia a San Siro in dieci anni lo abbiamo vinto tre volte. L’ultimo uno a zero era nel nefasto 1998, con un golasso di Djorkaeff. Ed era parecchio tempo che non vedevo la Beneamata asfaltare i gobbi bastardi in questo modo. A parte tra il quinto e il ventesimo del secondo tempo in cui gli lasciamo un pochino di spazio e fiato, i bianconeri non vedono biglia, come si dice in gergo. I ragazzi mostrano grande grinta e grande determinazione, e se avessimo un centravanti anziché una lavatrice forse poteva anche finire con maggiore scarto.
Mourinho azzecca due mosse: Adriano per fare a sportellate con Chiellini e togliere pressione a Ibra (però non glielo dice sennò la lavatrice non avrebbe fatto nemmeno quello), un centrocampo aggressiverrimo con un Muntari, un Cambiasso, uno Zanetti e uno Stankovic incredibili. Per la prima volta in vita mia dopo un gol mi è venuto il groppo in gola per la commozione e la gioia. Nessuno che non abbia visto dieci anni della sua vita sportiva rapinata da un branco di bastardi può capire cosa provano gli interisti a anniettare le armate gobbe.
Julio Cesar quando viene inquadrato in primo piano mostra un piglio determinatissimo. Ha visto si e no due palle ma ha giocato con grande concentrazione. E lui con la linea difensiva al momento sono una saracinesca inossidabile: Maicon dopo 90 minuti con il Brasile e un viaggio intercontinetale affetta Molinaro e Nedved come fossero burro; Maxwell dall’altro lato deride gli avversari e finalmente corre; Matrix è stata la terza mossa azzeccata dal mister (e da me condivisa), dandoci supremazia sulle palle aree, ritrovatosi grazie alla grande sicurezza del Muro che lo affianca. Samuel è semplicemente insostituibile: sicuro, sbaglia un solo appoggio in tutta la partita e stanotte Amauri si sveglierà alle tre di notte gridando "Noooo, lasciami stare, Walter, basta!". Disumano.
A centrocampo grande quantità, tocchi veloci di prima, per saltare i muscoli di Sissoko e Tiago (anche se si rompe subito). Cambiasso, Stankovic, Zanetti e Muntari sono ovunque: solo per metà del secondo tempo si rilassano un secondo e la squadra risulta spezzata, ma non si può avere tutto. Tra tutti è proprio Muntari il più appannato, e proprio nel momento in cui tutti ne invocano la sostituzione con un colpo di culo la piazza alle spalle di Manninger. E diventa l’eroe della serata. Goduria.
Davanti la mossa di Adriano mi rimane oscura fino a che Eric al 4-4-2 e Mourinho non me la spiegano: fare a sportellate e togliere pressione a Ibra che può irridere e obliterare gli avversari. Forse nessuno glielo ha detto e per questo lo fa. Perché per il resto la sua sapienza nei movimenti rimane quella di sempre: nulla. Ibra ha tentacoli al posto delle parti del corpo: prende qualsiasi pallone, lo gioca e lo accarezza. Il dubbio è che abbia un contratto con i gobbi per non segnar loro, ma forse è solo che non è ancora in grado di fare i gol facili. La verità è che il giorno che Ibra fa anche questi gol si potrà scendere in campo con Julio, i quattro difensori e lui. Universale.
I gobbi sono una squadra immonda che deve la sua posizione in classifica più a botte di culo e colpi da fermo che non al gioco. Ranieri ha creato una squadra solida, quadrata, di quantità, chiusa e pronta alle ripartenze. Più o meno come si è giocato in Italia da sempre. Se non fossi un tifoso stasera non avrei manco sofferto, tanto fanno schifo. Ma sono un tifoso, e il gol di Sulley Ali Muntari mi ha fatto godere come un riccio in calore. E mi ride ancora il culo.