Forse ci serve un viaggio a Lourdes
L’Inter affronta gli ottavi di finale di Coppa Italia con una squadra rimaneggiata e un po’ di turnover. Dei magnifici 5 (JC, Maicon, Samuel, Cambiasso, Ibra) José ne schiera due: impegno non sottovalutato, ma neanche troppo valutato. Il Genoa viene a Milano con Sculli unica punta (per dire) e tutto chiuso in difesa: restare in dieci dopo pochissimo non aiuta a cambiare la loro mentalità rispetto alla partita, e caragrazia che mentre le nostre palle non entrano mai tra botte di sfiga, errori e miracoli di Scarpi, l’unico tiro rossoblu si infila nel sette (stesso numero di maglia del marcatore che si deve leccare i baffi per il gran gol). Giochiamo il primo tempo sottotono ma neanche troppo, mentre il secondo tempo è un martellamento continuo, e quindi poco da dire. Se concretizziamo di più, non ce n’è per nessuno.
Toldo fa i suoi migliori interventi quando è ormai surgelato: sulla punizione al 119esimo di Olivera in realtà si fa lanciare dai raccattapalle sperando di azzeccare lato della porta. Nessun impegno, nessun dolore. Maicon è stato fermo troppo e si vede: la sua voglia di giocare lo porta a sfondare ovunque. Il gol sarebbe stato meritato, ma stasera la sfiga non sembrava darci tregua. Samuel non perde un colpo, e appena succede per sfiga e non per imperizia, prendiamo un gol. Speriamo non succeda nelle partite sbagliate. Burdisso con di fianco Samuel sembra un vero centrale difensivo e non fa rimpiangere più di tanto Cordoba: merito di chi? Maxwell è il solito fantasma: sul gol non si capisce perché non ci sia nessuno su quel lato del campo, dove cazzo era? In attacco sta piantato sulla linea dell’out e quando gli arriva il pallone nessuno lo aiuta, lasciandogli l’ingrato compito di inventarsi l’impossibile o di appoggiarla dietro. Due palle.
A centrocampo continua il nostro calvario: Muntari pare aver disimparato a giocare a calcio, Jimenez continua a necessitare il triplo del tempo di una persona normale per decidere una giocata con il risultato netto di ammazzare il gioco o di perdere il pallone, Chivu non riesce a passare la palla a più di 5 metri senza andare in ansia, ma davanti alla difesa gioca molto meglio che laterale o peggio trequartista nel rombo. Con questi tre in queste condizioni Zanetti deve correre come un ossesso e meno male che c’è lui. Davanti Adriano e Crespo: due sport diversi. Ogni movimento del secondo è una lezione del manuale del centravanti; ogni non-movimento del primo è una lacrima che incide profondamente il cuore di ogni interista. Verso il 70esimo il tasso alcolemico deve essersi improvvisamente abbassato perché per dieci minuti sembra tornato ad essere un giocatore di calcio: segna quasi in rovesciata e poi la mette di testa. Speriamo sia bastato per convincere il tottenham a offrirci 15 milioni di euro e levarci dal cazzo un giocatore che poteva essere tutto per noi ed è stato solo disperazione. Chi è causa del suo mal pianga sé stesso, diceva mia nonna.
Adesso ci tocca la sfida secca con la Roma. A San Siro. Almeno lo stadio sarà pieno.