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Questione di feeling

7 Marzo 2009

 

Il Genoa non aveva mai perso in casa in questo campionato. L’Inter doveva riscattare la pessima prova di Coppa Italia ed esorcizzare il pensiero di mercoledì. Ne esce una partita prevedibile: nerazzurri guardinghi e pronti a sfruttare la minima occasione; rossoblu arrembanti. Per almeno 50-55 minuti questa è la storia della partita, eccezion fatta per la freddezza con cui Ibra la insacca al minuto 2. Questione di feeling. Poi Julio Cesar salva la baracca due volte e noi perdiamo altri due centrali per infortunio tra il 15esimo e il 30esimo: a fianco di Cordoba ci va Cambiasso e il nostro baricentro scende ulteriormente. Resistiamo agli attacchi genoani e rientriamo in campo con un po’ di ansia. Balotelli (grande prestazione) si guadagna punizioni e palle, e quando arriva l’imbeccata giusta ci prova con un tiro un po’ liftato: la palla non entra del tutto, ma Morganti convalida. Questione di feeling (ovvero di culo). Il Genoa cala e la partita si mette in discesa: Balotelli mostra ancora di dover crescere rischiando più volte il secondo giallo (ci sarebbe stato, ma è vero che Mario si è preso quintali di scarpate e di provocazioni), ma la squadra tiene, e portiamo a casa un tondo due a zero.

Il dato più drammatico della partita è che per l’ennesima volta arriviamo all’appuntamento clou con quattro su cinque centrali e mezzo infortunati, e il centrocampo in emergenza piena. Chiamala fortuna. Ad altri non va mai così. Cazzo. Il dato più interessante è sicuramente il ritrovato feeling tra Ibra e Mario, che potrebbe essere la cosa più importante per l’Inter da parecchio tempo a questa parte. Speriamo bene. Mi spiace per il Genoa, ma spero si rifarà con altre squadre e che arrivi in Champions al posto di quelle merde dei rossoneri. Unico dispiacere della giornata: l’abulia in attacco del Torino e la sua incapacità di portare a casa uno 0-0 in un derby che ci avrebbe fatto comodo. Il gioco dei nerazzurri latita, ma adesso è importante fare risultato. Il resto arriverà.

I protagonisti. Julio Cesar è fondamentale quando il Genoa ci mette sotto. Avere lui in porta fa la differenza. Pochi cazzi.
Maicon è segnato da occhiaie strane, che arrivano sempre a marzo (anche l’anno scorso): che sia la stagione dell’accoppiamento? Ma non potrebbe aspettare l’estate? Burdisso e Matrix: sfiga. Cordoba dimostra di essere un giocatore di calcio solo quando di fianco ha qualcuno a dargli sicurezza. Di solito è Samuel, oggi era Cambiasso, uno e trino oggi, compariva in ogni punto del campo. Ci mancava solo che segnasse e poi bisognava rivolgersi alla Chiesa per rivedere direttamente il numero degli apostoli, quantomeno. Per Santon ormai solo conferme. Ora la seconda sfida con Rooney e Ronaldo, che la divinità in cui credi te la mandi buona.
A centrocampo Stankovic tiene banco e Zanetti soffre l’aggressività del centrocampo rossoblu. Muntari dopo 20 minuti di delirio capisce dove deve posizionarsi e fa il suo senza problemi. Ci manca fosforo, disperatamente, e Figo non ne da abbastanza perché non ha più di 20 minuti nelle gambe. Disastro in vista dell’Old Trafford. Davanti le notizie migliori: Mario e Ibra si trovano e si aiutano, finalmente; Ibra non sembra avere problemi e se la gioca; Mario sembra di nuovo la potenza giovane e imbloccabile che era sembrata alla fine dello scorso anno. Forse abbiamo trovato una cosa importante per il nostro futuro.

Ora archiviamo il campionato per tre giorni e guardiamo all’appuntamento dell’ansia da prestazione. Prima o poi passerà. Io ai ragazzi chiedo solo di metterci l’anima. Il resto verrà da sé. Anche lì sarà principalmente una questoine di feeling. O di culo, come volete voi. Sono più forti, ma non sempre passano i più forti, altrimenti avremmo vinto già almeno un paio di CL e il Milan un paio in meno. Sì, mi sono mourinhizzato. 🙂 

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