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Le proposte per la scuola italiana – una visione eterodossa

7 Settembre 2009

 

Pre Scriptum: non ho riletto; scusate strafalcioni; è certamente incompleto, ma di questi tempi sento il bisogno di cominciare a confrontarsi su proposte serie e strutturali, che di toppe non se ne può più. Ovviamente non penso che le proposte che ci sono in questo post siano complete o anche solo dettagliate, ma almeno sono idee che non ho sentito mai pronunciare nel dibattito pubblico sulla questione, tutto intento a ribadire che la Gelmini è una povera deficiente (vero), a strumentalizzare i precari per colpire il governo (per carità se lo merita il governo), a cercare di risolvere il proprio problema quando è evidente che c’è qualche piccola complicazione strutturale. 

 
In questi giorni – come tutti coloro che seguono quello che succede nel mondo – mi sono interrogato molto sulla questione della scuola in seguito alle proteste dei precari che si stanno diffondendo a macchia d’olio per tutta la penisola. Mi sono interrogato perché io sono uno di loro, ma non sono andato ai presidi, un po’ per pigrizia, un po’ perché rimuginavo.
E’ bene scriverlo in cima al post: ogni mobilitazione merita solidarietà, soprattuto in una fase come questa, durante la quale il tentativo è come sempre quello di distruggere la dignità delle persone, di convincerle che vivere una vita di stenti e di sottomissioni sia qualcosa di appetibile; quindi senza se e senza ma i ragazzi sui tetti dei provveditorati, incatenati ai cancelli di quegli edifici grigi, o attivi in qualsivoglia modo per cambiare in meglio la propria vita devono essere difesi e sostenuti. Inoltre parliamo di persone che hanno speso anni a lavorare per e nella scuola, che hanno studiato, obbligati dai mille sistemi che i governi hanno inventato per ritardare il momento delle scelte su come inserire nel mondo scolastico nuove forze, pagando corsi, prendendo ogni anno una laurea diversa, cercando di inseguire il gioco mafiosetto di governi e istituzioni sul mondo del lavoro.
Però oggi voglio provare a stare al gioco di ogni autorità che si rispetti, voglio provare a rispondere alla trita critica che si muove a ogni protesta: proposte, non pugnette. Bene, la domanda fondamentale è: come può migliorare il sistema scuola italiano? Come si possono risolvere i suoi annosi problemi? Mi sono posto questa domanda, e lentamente aggirandomi per le scuole e per i meccanismi della scuola, ho provato a darmi una risposta senza precludermi alcuna impennata di stronzaggine (chi mi conosce sa che è proprio difficile per me 🙂

Il riassunto di ciò che penso è il seguente: la scuola ha bisogno di più fondi, non di tagli; ha bisogno di una ottimizzazione delle risorse; ha bisogno di scelte nette sulle priorità e di investimenti in tal senso; ha bisogno di percorsi chiari per migliorare. Sembra semplice, ma se guardate bene è esattamente il contrario di quanto fatto dalla maggior parte dei governi da decenni a questa parte: si è sempre parlato di tagli a fronte di finanziamenti sempre più ingenti alle scuole private (no, io non penso che uno debba essere "libero" di scegliere la scuola privata, io penso che la scuola debba essere una e pubblica e che chi vuole una scuola privata se ne debba assumere l’onere anche economico); si è sempre parlato di riduzione delle risorse e mai della loro redistribuzione; le priorità sono cambiate anche nel corso dello stesso governo, e ogni volta alle parole raramente sono seguiti i fatti in termini di strutture, formazione, progettualità; sulle scelte nette, nonostante l’aspetto da virago della stessa Gelmini (di cui ho zero stima, tanto per chiarirci), anche l’attuale governo ondeggia a seconda della necessità politica e della ragione di stato (oltre che di cassa).
La domanda sorge spontanea: cosa faresti tu? Io risponderò, a spanne, ovviamente, non avendo accesso ai conti dello Stato, e tantomento fregiandomi di improvvisate qualità di economista. Risponderò con il buon senso di quello che vedo attorno a me, e con la voglia di cercare soluzioni.

Punto primo: fondi.
Annullare i fondi alle scuole private e reinvestire il tutto nel rinnovamento della scuola pubblica. Chi vuole una scuola privata, se la paghi. E non mi si dica che uno deve essere "libero" di scegliere. La libertà è quella di tutti di avere una scuola dignitosa: se a te piacciono i preti, o i centri rousseau, pagateli. La libertà di tutti è sempre più importante del capriccio di uno. Punto.
Detassare al 100% i versamenti delle aziende alle scuole siano essi in materiali, risorse umane, finanziari.

Punto secondo: posti di lavoro, rinnovamento e riorganizzazione delle risorse.
Facilitare il prepensionamento degli insegnanti over 50.
Facilitare il trasferimento degli insegnanti più esperti (leggi anche più anziani) a obiettivi funzione per varie mansioni scolastiche: dalle vicepresidenze, ai laboratori, alle mille cose che ci sono da fare in una scuola, fosse anche solo tenere i contatti con il quartiere, le associazioni locali e i progetti che si possono realizzare.
Ispezioni serie per valutare situazioni critiche e distribuzione delle risorse: non da lontano, però, da vicino; prendersi un anno e girare tutte le scuole, altrimenti non si capisce un cazzo di quello che succede. Sappiamo bene che il Sud (senza razzismo, è un dato di fatto) scoppia di insegnanti che hanno chiesto il trasferimento vicino ai paesi natii e che sono stati accontentati con strutture sovrabbondanti, tenute in piedi per i buoni uffici mafioso politici di questo o quell’amministratore. Anche al Nord il problema degli accorpamenti e della razionalizzazione delle strutture è impellente. E va fatto senza pietà, Brunetta style. Sappiamo altrettanto bene che le scuole sono piene di persone che occupano il posto pur avendo altri impegni, di gente che non merita di essere professore e che non si capisce con quale criterio sia arrivata a fare questo mestiere. (E tralascio la situazione delle segreterie, che è pure peggiore, se possibile, in molti luoghi).
Valutare la quantità di posti liberati e la loro localizzazione, e indire un concorso che spazzi via TUTTE le graduatorie piccole e grandi. Chi ha anni di servizio, titoli, specializzazioni, abilitazioni parte con un piccolo vantaggio, ma tutti se la possono giocare a viso aperto. Chi entra entra, chi non entra si infila nelle graduatorie di istituto in attesa di supplenze e del successivo concorso quando si rivaluteranno le posizioni vacanti dopo tipo 3-5 anni. Basta equivoci, basta farraginosità, è inutile stare a menare il can per l’aia: ci sono meno posti, un sacco di gente in graduatoria non sa più neanche cosa vuol dire insegnare, un sacco di gente giovane meriterebbe posti che sono in scacco. Un bel repulisti e si ricomincia da zero, ma prima bisogna capire bene quanti posti e dove si possono collocare. Chi non entra, dovrà inventarsi un altro lavoro, almeno per un po’.

Punto terzo: priorità e indirizzi.
Scegliere ogni 3-5 anni degli obiettivi prioritari (che so, alfabetizzazione informatica, strutture di sostegno, progetti multiculturali) e disporre finanziamenti strutturali ingenti in tale direzione (vincolati): se per dire la priorità è l’alfabetizzazione informatica, per esempio, mettere su dei team regionali che attrezzino TUTTE le scuole con un’aula informatica seria per esempio. Giusto per restare sul semplice.
Predisporre (questo più o meno c’è già) ogni anno finanziamenti per progetti della scuola che abbiano a che fare con il contesto dove vive un istituto.
Programmare in via centrale (almeno regionale) gli interventi di costruzione/ristrutturazione di edifici e risorse dell’edilizia scolastica. Fornire sgravi per la riqualificazione di strutture abbandonate a fini scolastici, cofinanziamenti e via dicendo.
Se la via dev’essere quella di scuole che si differenziano anche per la capacità di coinvolgere il tessuto territoriale, che almeno abbiano qualche carta per attirare capitali e risorse. Sennò mi pare evidente che dire "le scuole devono essere fondazioni" è solo un modo per dire "vi diamo meno soldi, arrangiatevi con gli amici degli amici". Italian-style, ma style di merda anche.

Punto quarto: valutazione dei percorsi scolastici.
Il mondo sarebbe un posto migliore se fosse possibile vedere questa filiera: la gente paga le tasse, ottiene servizi PUBBLICI di utilità, valuta questi servizi, le valutazioni vengono registrate, analizzate indagate, e i servizi migliorati. Filiera virtuosa no?
Anche la scuola dovrebbe avere dei meccanismi di feedback locale (con le strutture del territorio, i consigli di zona, i comitati di quartiere e di genitori, un po’ una versione allargata e forse con un po’ più di potere decisionale dei consigli d’istituto diciamo) e globale (indagini statistiche, raccolta di questionari a campione sul territorio da poi filtrare, periodiche visite di autorità centrali, possibilmente a sorpresa e in incognito 🙂
Andrebbero poi premiate in qualche forma quelle scuole che si dimostrano essere in contatto con la realtà che le circonda, che si dimostrano capaci di migliorare proprio per la relazione con chi ha bisogno di loro.

Molti di questi punti sono ispirati da principi diametralmente opposti a quelli sia della presente amministrazione, che di quelle precedenti, strette in ragioni di stato e in un revisionismo del concetto di PUBBLICO francamente imbarazzante per chiunque si definisca "sinistroide". Un giorno qualcuno mi disse che è semplice distinguere: se il tuo obiettivo è rendere la vita della maggior parte delle persone migliore e dare a tutti le stesse possibilità, sei di sinistra. Se la solidarietà, la dignità e l’eguaglianza sono valori fondanti per te, sei di sinistra. Ma adesso si sa è tutto più confuso. Però al di là di posizioni che oggi vengono considerate estreme pur essendo all’acqua di rose, mi pare evidente che combattere per migliorare ciò di cui tutti potremmo godere è una necessità: non c’è democrazia senza la possibilità per tutti di una vita dignitosa. E alcune dei punti di cui sopra, anche se un po’ trucidi, potrebbero essere degli spunti da cui partire per cercare delle soluzioni e non solo delle toppe per nascondere le falle di un sistema rabberciato mille volte senza – come in molti altri campi – la minima idea della società che si vuole costruire e in cui si vuole vivere.

à la prochaine.

 

  1. hgy
    7 Settembre 2009 a 11:26 | #1

    si ma che pizzzzzzzzzaaaaaaaaaaaaaaaa
    devi parla’ de noemiiiiiiiiiiiiiiiii

    :DDD

  2. tibi
    7 Settembre 2009 a 17:23 | #2

    berlinguer, fioroni, moratti, gelmini…governi di ogni colore hanno distrutto progressivamente la scuola pubblica. la scuola ha bisogno di fondi dici. A me pare abbia bisogno di altri governi, di altri sistemi di organizzazione. E la battaglia sulla scuola non può puntare solo su posti di lavoro e quattrini. Deve per forza diventare una nuova battaglia culturale, da utilizzare per fare in modo che anche i più babbei si rendano conto di che entropia orrenda hanno voluto che si creasse. La scuola, lo sappiamo, è il cuore della società. E una società libertaria nasce solo se anche la scuola riesce a diventarlo. Lo è stata, ha potuto esserlo, anche se solo a tratti, in passato. Riprendiamo le idee, diffondiamole, facciamole crescere. Solo a quel punto potremo usarle come grimaldello per pretendere fondi, insegnanti, edifici.

  3. nero
    7 Settembre 2009 a 17:53 | #3

    tibi, siamo d’accordissimo, ma queste robe vanno tradotte in meccanismi organizzativo-amministrativi, sennò sembrano fuffa. Il mio post è un tentativo in questa direzione. 🙂

  4. 10 Settembre 2009 a 16:41 | #4

    Scusate uso thread in tema per chiedere un consiglio (e vorrei trovare il tempo prima o poi di dir la mia che lo merita): da precario afforese che lavora nel settore scolastico privato (dato che il pubblico, per un po’m me lo sogno, ahimé), per caso mi puoi/potete consigliare a chi rivolgermi per consulenze sindacali su contratti, indennità di disoccupazione (ma quando mai), prospettive future di neo-tirocinio gelminiano per l’abilitazione…
    Chiedo di nuovo scusa per l’intrusione, magari mi potete indirizzare bene, che al momento son un po’ smarrito!
    Grazie in anticipo oppure sorry sorry causa OT…

  5. nero
    10 Settembre 2009 a 16:47 | #5

    bel dilemma.
    di fatto ti toccherà scegliere un sindacato o leggere molto online sperando di cavarci un ragno dal buco.

    la cgil per consulenze ti chiede l’iscrizione
    la gilda non lo so, ma penso anche

    io l’ultima tornata ho fatto da me spulciando sul sito della flc e di orizzontescuola.it

    sarebbe bello che i precari del 3 ottobre pensassero a mettere in piedi un servizio, o forse potremmo pensarci noi come bios-sanprecario, ma al momento non saprei.

    Cmq: bisogna prima aspettare i decreti, per ora sono tutte chiacchiere.

  6. ppn
    13 Settembre 2009 a 12:56 | #6

    …vedo due ostacoloni in tutto quel che dici, uno più contestuale, uno universale.
    Contestuale: è ormai radicato nel cervello di chiunque, anche i sinistroidi, che siano dovuti i finanziamenti allla scuola privata. Sarà difficile tornare indietro senza passare per chessò, stalinisti maoisti antropofagi terroristi pazzi assassini…

    Secondo: tabula rasa e ripartire da zero, largo ai giovani.
    Bello, figurati se non sono d’accordo. Ma lo stai dicendo a dei vecchi di merda. Ehi, levatevi dai coglioni! O dimostrateci che valete quanto i giovani -possibile, ma dimostratelo!- .
    La risposta mi pare ovvia: perchè cazzo dovremmo? Qui comandiamo noi. Qui intendo sul pianeta.

    Secondo me è più praticabile la proposta dell’eliminzione fisica degli ultra cinquantenni. Almeno si porta lo scontro generazionale su un piano altrettanto impraticabile -ahimè- ma più palese.

  7. blah
    18 Settembre 2009 a 12:24 | #7

    Il problema, come mi sembra evidenzi anche nero, è che per alcuni l’insegnamento è un…reddito di cittadinanza. Ovvero incapaci di ogni sorta, non interessati al proprio lavoro, occupano posti immeritatamente. Un pensiero di sinistra dovrebbe puntare a rimuovere soggetti parassitari come questi per rilanciare veramente la scuola pubblica.

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