Inter in Wonderland: l’asse dei formaggini
Quando mio padre mi diceva: "se non stiamo attenti finiamo sull’asse dei formaggini"; io non capivo che cazzo voleva dire. Oggi l’ho capito: la fine che hanno fatto la bella copia del grana padano (sì sì sono proprio offensivo!) è veramente triste. Neanche un tiro in porta della nazionale casearia, due pere e a casa, con tanti saluti al contadino.
I nerazzurri entrano in campo con il rombo: Barbalbero regista basso, la Statua di Sale (ritornata nel bozzolo dopo la scorsa partita) e Superman a fare gioco, l’Olandesina vola come al solito. Davanti il Principe e il Leone. Dietro il Bambino d’Oro, l’Orco, il Muro, il Colosso. Si sa che i formaggini sono molli e appiccicosi come poche altre cose: quando colpiscono il pallone, quello s’azzecca e prende traiettorie assurde, e i rimasugli che rimangono sulla sfera impediscono ai nostri eroi di giocare alla pari. Svirgolate, calci sbilenchi all’ultimo istante.
Nonostante il ritmo lento dovuto al paciugo latticino sul campo i nerazzurri producono fior fior di occasioni, mancando sempre la stoccata.
Nel secondo tempo si cambia: Mourlino passa al 4-3-3 sostituendo la Statua di Sale Thiago Motta (speriamo che rompano il guscio prima di mercoledì) con Supermario. E si cambia registro: inanelliamo occasioni da gol, ma la palla non entra. Dentro Calimero Muntari al posto di Barbalbero, e ci si muove di più. Fino a che il Leone si inventa l’impossibile e in mezzo centimetro quadrato si gira, calcia un missile a scendere all’incrocio dei pali. Lo stadio esplode reclamando la propria porzione di formaggio. Dopo si tracima: il Principe riesce a marcare e anche Supermario meriterebbe il gol, ma messo due volte davanti al portiere dai compagni non trova il colpo giusto.
Finisce con il risultato giusto e con i protagonisti giusti sull’asse dei formaggini.