Inter in Wonderland: regalie e tradizioni
Gli eroi nerazzurri sbarcano nella Terra Nemica per antonomasia con la prospettiva di affrontare il Big Match piu’ inutile dell’anno: alla fine dei novanta minuti infatti la Serie di Oz non sara’ cambiata di una virgola, per lo meno per quanto riguarda le posizioni di testa. Alla faccia della sfida decisiva, della partita della vita o della morte. Poveri giornalisti.
Mourlino carica i suoi come solo lui sa fare quando e’ in preda a un attacco di catalessi: dichiarazioni sottotono, mani avanti, tattica per la partita basata su contenimento e ripartenze, e dulcis in fundo lascia fuori dall’undici di partenza il miglior purgatore di bianconeri a nostra disposizione.
Appena entrati in campo la scena e’ di quelle da Libro Cuore: da un lato aitanti eroi senza macchia e senza paura, dall’altro poveri gobbi tignosi e arrabbiati con il mondo, preda di manie di persecuzione e complessi di inferiorita’, con la mano tesa a chiedere un’elemosina senza certezza della reazione dei tuoi possibili benefattori. I nostri cavalieri si guardano negli occhi e i tifosi scorgono l’ombra della pieta’ e della misericordia sostituire il sadismo della prepotenza. "Cazzo, no!", esclamo nel bar di Madrid tra gli sguardi attoniti degli avventori e avversari (tra cui l’unico florentino gobbo che abbia mai visto in vita mia).
Il motto del match diventa un laconico Let it Be, o alla peggio un Live and Let Live (depende se preferite il rock statunitense o la musica classica britannica). E di fronte a tanta bonta’ i gobbetti si affannano per essere all’altezza della regalia, ricordandomi la famigerata filastrocca La famiglia dei Gobon. Nonostante questo clima di remissivita’ generale i tapini riescono a trovare il vantaggio solo dopo una doppia deviazione fortuita con rimpallo a risucchio sul terreno viscido: un gol degno della loro tradizione di doppiezza e disonesta’ che sancisce il dono nerazzurro dal sapore prenatalizio. Mourlino sembra essere uscito dalla catalessi perche’ manda a quel paese l’arbitro e viene cacciato dal campo non senza il prode contributo di infamia di quel signore che siede giustamente sulla panchina bianconera.
Proprio il gol sveglia gli istinti predatori di alcuni nerazzurri che in pochi minuti con il Leone pareggiano i conti, riaddormentandosi subito dopo. Il messaggio e’ chiaro: su, accontentatevi di un pareggio senno’ vi ammazziamo. Messaggio rincarato con un inizio di secondo tempo arrembante. Su un contropiede pero’ Samuel si fa vincere dal sentimento cristiano (maledetta colonizzazione cattolica nel Sudamerica) e consente a Gobbisio di fare il golazo della vita, ammantandosi in un giorno e per sempre delle simpatie e dei favori di quella masnada di poveracci che costituisce il pubblico piu’ becero d’Italia. Il punteggio non cambiera’ piu’ e nessuno fara’ d’altronde qualcosa perche’ accada qualcos’altro in partita.
Baresi e’ ancora sotto gli influssi della tisana catatonica e lo dimostra con il suo contributo tattico, sicuramente concordato con il Mago di corte: Supermario entra per Calimero (che aveva gia’ rischiato due volte di lasciarci in dieci) scazzato e scenografo come non mai (non gli ho mai visto accentuare cosi’ alcune cadute); Amantone rileva il Pelato, ma nessuno si accorge del fatto che stia calcato il campo; infine Matrix si lancia nella mischia nella famigerata mossa Huth. Ce n’e’ abbastanza per chiedere di sospendere lo strazio, altro che cori razzisti.
La tisana della misericordia era pensata per durare novanta minuti e complice qualche infortunio proprio allo scadere esaurisce i suoi effetti: riusciamo cosi’ a collezionare una edificante rissa che costera’ (giustamente) 3 giornate a quel cretino di Crystal (e a Samuel tanto per gradire anche se era gia’ stato sostituito), e forse anche alla Statua di Sale che quando c’e’ da correre non si capisce dove si nasconda (peggio di Mariolino Corso), ma quando c’e’ da menare le mani compare sempre al centro della mischia.
Tiriamo le somme al fischio finale: onoriamo ancora una volta la tradizione che ci vuole fare pochi risultati a Torino quano siamo primi in classifica. Alzi la mano chi vorrebbe tornare alla tradizione contraria precedente. Io no di certo.
Il punto e’ che se eravamo in vena di regalie, lo abbiamo fatto ancora una volta da veri bauscia, con stile: anziche’ mandare in campo una squadra di panchinari e primavera spompiamo per bene i titolari (voglio proprio vedere quanto fiato avra’ il Drago per dirne uno mercoledi’ sera), remediando contemporáneamente un bel po’ di indisponibili (tra diffidati ammoniti e squalificati in prova TV) per la abitualmente "facilissima" trasferta in Orobia. Complimenti al team manager (e non sto certo parlando di Butti).
Fortunatamente non vedro’ i giornali e i loro peana ai poveri gobbacci, ne’ la caccia alle streghe per aizzare (come se ce ne fosse bisogno) e giustificare le stangate di Tosel. Fortunatamente non leggero’ le tragedie che si paventeranno nei luoghi di discussione online e offline degli interisti. So solo che io e blanca non possiamo piu’ andare in trasferta : quest’anno abbiamo uno score di due partite viste lontano dalla sede su due perse. La Serie di Oz ci vuole indubitabilmente milanoidi. Che culo. Ci mancava pure questa.