Inter in Wonderland: questione di rispetto
Diciamocelo: i segnali c’erano tutti.
Motta che fa il malato immaginario; la divisa del centenario che ormai ha sinceramente fatto il suo tempo; Preziosi che fa il nostro addetto stampa. Le ultime epifanie sono clamorose: Mourlino in skybox è adagiato su un cuscino e ben al calduccio sotto una copertina nerazzurra; e le nostre due concorrenti per il titolo non vanno oltre lo 0-0 dandoci un’ottima scusa per pareggiare senza remore.
Per ottanta minuti in campo ci sono solo delle figurine: da un lato il Genoa più orrendo che si sia visto negli ultimi cinque anni; dall’altro un Colosso smunto, un Calimero che sembra un paraplegico, un’Olandesina a corrente alternata, un Leone miciesco, un principe mezzo ranocchio, una Pantera con le coliche e un Supermario tornato nell’alveo della propria gemma, scomparso insieme alla Primavera che aveva fatto capolino nelle lande innevate del nord italia.
In tutto si e no due tiri in porta (uno per parte) e un paio fuori dallo specchio. Uno scandalo. In panchina c’è Beppe Barbapapà Baresi e non il Mago, in campo ci sono 11 mozzarelle crociate, cosa che non cambia al momento delle sostituzioni. Il fatto che si cominci a giocare praticamente in concomitanza con l’ingresso in campo della Trivella non deve trarre in inganno: lui non c’entra nulla, anche perché dovremmo altrimenti dedurre anche una funzione cruciale a Speedy Gonzales terzino sinistro.
E’ una mera questione di rispetto: sugli spalti ci sono 40-50mila sfigati che stanno prendendo un freddo della madonna, per vedere giocare a calcio i propri beniamini. Giocare a calcio. Non fare finta.
Se avevano tutti deciso per un pareggino che ai nerazzurri non costava nulla – mantenendo imbattutto il record casalingo di Mourlino, senza farsi recuperare alcun punto dalle dirette inseguitrici – e che ai genoani faceva gran comodo per alimentare i sogni europei, forse bastava avvisare della torta anche i tifosi e risparmiare loro il supplizio di novanta minuti di niente.
I dieci minuti finali un po’ più vivi li possiamo archiviare sotto la voce "antisgamo" nei confronti dell’Ufficio Indagini della Figc. Parliamoci chiaro: sono due punti buttati; senza alcuna giustificazione che sia atletica, nervosa o di altro tipo. Speriamo di non doverli rimpiangere. E qui diamoci tutti una bella grattata di palle per chi può (oppure di tette sinistre per chi non può).
Avrei preferito una partita di curling tra pinguini.