La Lega dei Citroni: dopodiché, sucate!
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Post ad alto contenuto sessista. Comprendetemi e fatemi sfogare senza stressarmi. Se non siete in grado di farlo saltate l’articolo a pié pari.
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I gladiatori di Mourlino, da oggi in poi assurto a livello di Yahvé da Setubal, voce tonante del rovo infuocato, prototestamentario nei suoi dettami e nella sua weltanschauung, entrano in campo con una consegna precisa: assediare l’avversario nella nostra area e picchiare duro nel sacco alla prima occasione. Nessun prigioniero, nessuna paura, nessuna ossessione, un solo sogno: andare a Madrid. La sfiga vuole che nel riscaldamento si fermi Kung Fu Panda e Chivu debba subentrare scombinando un po’ i piani.
Fino a che l’arbitro (e stavolta i complottisti avevano ragione da vendere) ci lascia giocare alla pari i Pesci Pagliaccio del calcio del 2015 non fanno un tiro in porta. Al trentesimo il malefico belga butta fuori Kaiser Motta con atteggiamento che definire fiscale è ampiamente ipocrita: si chiama killeraggio in piena regola. A quel punto i Pesci Pagliaccio cominciano lo show che strappa il velo del finto buonismo di una squadra rancorosa e cattiva: ogni contatto un tuffo, cercando di trasformare il calcio in calcio a cinque; ogni possibilità di picchiare i nerazzurri diventa un’occasione d’oro; ogni stupidaggine diventa una polemica incendiaria.
Ma il castello nerazzurro non cede, neanche in dieci. Palle a dieci dimensioni per ogni giocatore, disumani. In tutto il match, tre tiri in porta, un gol, che rende gli ultimi 10 minuti nel lasso di tempo più lungo della mia vita. Al secondo gol, prima di rendermi conto che fosse stato annullato, ho sentito un groppo in gola e un urlo salirmi dalle viscere, contro l’ingiustizia che quel secondo gol avrebbe rappresentato. Al triplice fischio la gioia è incontenibile, alla faccia di tutti i gufi, di tutti quelli che speravano che ce la prendessimo in saccoccia per l’ennesima volta all’ultimo secondo: la remuntada è rimasta a metà, trasformandosi in una sincera enculada (scusate il francesismo, nda).
Fino ad oggi il Barça era una squadra che apprezzavo e stimavo: il teatrino dell’ultima settimana, l’isterismo dimostrato, lo scarso fair play in campo durante i 180 minuti, l’hanno trasformata in una brutta copia della peggior Juve o del Real Madrid degli anni Ottanta. Arroganti, abituati a vincere per decreto, incapaci di accettare la sconfitta. Se i Pesci Pagliaccio che giocano il calcio del 2015 sono la squadra migliore del mondo, non hanno bisogno di mezzucci: giocassero a calcio e fateci tre pere. Se ne foste stati capaci, vi avremmo stretto la mano. Così invece, mi ritrovo a dedicarvi un bel gestaccio a due mani: sucate a manetta. Sucasse Ibra e sia benedetto Guardiola che lo ha messo in campo per 3/4 della doppia sfida, sucasse Piqué e il suo odio ostentato, sucasse De Blackeere e la sua missione possibile, sucassero. E basta. Madrid la guardassero in tv.
E Yahvé da Setubal ha parlato, mi ha dato una frase che mi farò incidere sulla lapide: "non amo l’Italia, non amo il calcio italiano, ma amo la mia squadra e i miei giocatori", e questo è il più bel momento della mia vita calcistica. Almeno fino ad oggi. Grazie ragazzi.